Volume: gli agrumi

Sezione: ricerca

Capitolo: bergamotto

Autori: Valentino Branca

Origine

Il bergamotto (Citrus bergamia Risso) è un agrume di origine ac­ certata da studi recenti con marcatori molecolari da ibridazione di C. aurantium x C. limon. Citato per la prima volta dal botanico e medico Johann Christoph Volkamer, in una delle sue opere sulle esperidee, secondo Galle­ sio sarebbe un ibrido di C. aurantium × C. limon, mentre Savasta­ no lo descrive come una mutazione di limone e Chapot ipotizza sia un ibrido tra C. aurantium e C. aurantifolia. Secondo Swingle, il bergamotto sarebbe da considerare una varietà botanica di C. aurantium L., mentre Tanaka lo classifica come una specie auto­ noma: C. bergamia Risso. Per quanto concerne il luogo di provenienza, altri studiosi lo fanno provenire dalla Cina, dalla Grecia, da Pergamo, città dell’Asia, o dalla città spagnola di Berga, dove sarebbe stato importato da Cristoforo Colombo di ritorno dalle isole Canarie.

Storia

Secondo Chapot la presenza del bergamotto sarebbe stata ac­ certata nella città di Reggio Calabria fin dal XV secolo. L’unico al­ tro paese che presenta coltivazioni di un qualche rilievo è la Costa d’Avorio, dove il bergamotto è stato introdotto all’epoca della co­ lonizzazione francese. Ma oltre il 90% della produzione mondiale di questo agrume proviene dalla provincia di Reggio Calabria, che è quella con la più elevata eliofania d’Italia, protetta dai venti del nord dal massiccio dell’Aspromonte. Per secoli questo agrume è stato utilizzato perlopiù a scopi orna­ mentali, nei giardini delle famiglie dell’aristocrazia, a cominciare dai Medici (si riconoscono diversi bergamotti nei quadri di Bar­ tolomeo del Bimbo raccolti al Museo di fisica e storia naturale di Firenze) e, marginalmente, in gastronomia. È stata soltanto la successiva scoperta delle proprietà del suo olio essenziale a dare uno slancio deciso alla coltivazione e allo sviluppo dell’attività di estrazione dell’essenza, a partire dal 1750; attività intorno alla quale si è sviluppata una vera e propria civiltà e una cultura del bergamotto, che ha profonde radici contadine ed è evoluta nel tempo verso dimensioni prima artigianali e poi, dalla metà dell’Ottocento, industriali. All’inizio non solo la raccolta, ma anche l’estrazione dell’essenza veniva fatta a mano, utilizzando spugne naturali per far sprizzare il nettare del bergamotto dalla sua scorza; ed è stato così per generazioni, fino all’invenzione delle prime “macchine calabresi”. I primi bergamotteti di cui si ha notizia vennero impiantati vicino al capoluogo calabrese intorno al 1750 da alcuni lungimiranti agricoltori, quali Nicola Parisi e i Valentino. La fortuna dell’essenza di bergamotto si deve però all’italiano Gian Paolo Feminis che, emigrato a Colonia nel 1680, formulò l’Aqua admirabilis, utilizzando insieme ad altre essenze l’olio estratto manualmente pressando la scorza del frutto e facendola assorbire da spugne naturali, collocate in appositi recipienti. Le acque di colonia, oggi vastamente impiegate, traggono la loro origine proprio da tale ricetta, in quanto i Farina, eredi del Feminis, la brevettarono nel 1704 con il nome della città tedesca e la dif­ fusero con grande successo in tutto il mondo. Da allora, il berga­ motto resta uno dei grandi prodotti basilari per la realizzazione del profumo, sempre al passo con i tempi e adattabile a tutti i tipi di composizione, al riparo da evoluzioni sociali e mode. Anche uno dei più diffusi tè inglesi, l’Earl Grey, ha tra i costituenti fondamen­ tali l’essenza di bergamotto, come pure profumi molto noti come Eau Sauvage di Dior.

Superficie

Sin dalla metà del XVIII secolo, la superficie destinata alla coltura del bergamotto è aumentata con un ritmo vertiginoso, in ragione della progressiva richiesta dell’essenza, fino a raggiungere e talvolta superare i 4000 ettari (1932). Allo stato attuale, è oltremodo aleatoria la definizione dell’esatta superficie interessata da questa coltura, che, dall’inizio degli anni ’70, ha registrato una drastica riduzione per motivi riconducibili in primo luogo alla speculazione edilizia e poi alla sfiducia generata dalle continue crisi di mercato. La statistica ufficiale quantificava in 3500 ettari le superfici coltivate nel 1970; nel 1980 la superficie censita ammontava a 3809 ettari, poi ridotta a 2442 nel 1990, mentre l’ISMEA, in uno studio sulle piante officinali, faceva riferimento a 1500 ettari. Sempre la statistica ufficiale quantifica in 1460 ettari le superfici coltivate al 2009. Si ha ragione di ritenere, sulla base dei rilevamenti effettuati sul territorio e delle indagini condotte presso i trasformatori, che la superficie coltivata si attesti oggi sui 1100 ettari. Per quanto concerne l’ubicazione territoriale, le superfici censite si estendono dai limiti del comune di Reggio Calabria sino al confine con la limitrofa provincia di Catanzaro, risalendo lungo la costa ionica e localizzandosi prevalentemente sui bordi delle fiumare. Le concentrazioni maggiori si registrano nei territori comunali di Reggio Calabria (16,7% della superficie), Condofuri (15,3% della super­ ficie), Brancaleone (14,1% della superficie), Melito Porto Salvo (11,6% della superficie), Bova Marina (10,3% della superficie), oltre che in altri 18 comuni (10% della superficie). Nei momenti di crisi, la gestione in forma associativa del mercato dell’essenza si è realizzata a opera di un consorzio appositamente costituito intorno al 1930, ma svuotato nel tempo delle sue funzioni. Recentemente, nel 2004, si è avviata, per volontà di alcuni imprenditori privati, una nuova fase di promozione con la costituzione del nuovo consorzio, “Unionberg OP”, sorto allo scopo di concentrare e commercializzare il prodotto, nonché di offrire assistenza ai propri associati che, in base allo statuto, si impegnano a conferire almeno il 75% dell’olio essenziale ricavato dalle superfici dichiarate.

La pianta

La pianta di bergamotto si presenta di medio vigore, con portamento variabile da assurgente a espanso; l’altezza in genere non è superiore ai 4 metri. Si tratta di un albero sempreverde, con tronco diritto, a sezione rotondeggiante, di colore grigio tendente al nero nelle piante adulte. I rami sono irregolari e divaricati a costituire la chioma a vaso aperto, con ramificazioni fragili e inermi, sebbene spesso alla base di quelle terminali si riscontrino piccole spine rudimentali. Durante l’emissione del nuovo germoglio le foglie si presentano di colore verde chiaro; solo in seguito diventano di colore scuro superiormente e verde più chiaro inferiormente. I fiori, profumatissimi, possono presentarsi terminali, ascellari, isolati o numerosi e riuniti in corimbo. Il fiore è ermafrodita provvisto di un peduncolo; il calice è tubulato, con sepali di colore verde pallido saldati alla base; i sepali sono a forma triangolare, con tessuto carnoso provvisto di molte glandule che ne rendono ruvida la superficie. La corolla è dotata di 5 petali di forma lanceolata inseriti alternativamente con i sepali, di colore bianco perla nella parte superiore, a superficie lievemente convessa e provvisti di poche ma grosse glandule di essenza. La fioritura inizia dalla fine del mese di marzo e si prolunga per tutto aprile, fino alla prima decade di maggio. Il frutto è una bacca pluricarpellare di grandezza diversa a seconda della varietà. La forma è variabile e può essere arrotondata, depressa, piriforme, umbonata. L’esocarpo è piuttosto liscio, di colore verde se immaturo (ricco di clorofilla) e tendente al giallo citrino se maturo. La colorazione al momento della maturazione industriale è giallo­verdognola. Il peso del frutto può variare dagli 80 ai 300 g e sulla stessa pianta si possono trovare frutti di diverse dimensioni. Il frutto se lasciato a lungo sulla pianta ingiallisce e da un colore chiaro diviene giallo intenso rendendo difficile l’estrazione dell’essenza. La resa in essenza (scopo primario della coltivazione del bergamotto) aumenta con il progredire della maturazione del frutto ed è massima nel periodo della maturazione industriale, compreso tra la prima decade di dicembre e la fine di gennaio. L’essenza, per l’ulteriore maturazione dei frutti, subisce alcuni processi di trasformazione, per cui diminuisce sensibilmente dalla fine di gennaio in poi. La fruttificazione in piante giovani inizia generalmente al terzo anno dall’impianto, aumenta progressivamente sino a raggiungere la pienezza a 15 anni e si mantiene costante per 20­25 anni con un numero di frutti per pianta che oscilla da 300 a 800. Il periodo di raccolta varia in ragione della cultivar, della natura, dell’esposizione del terreno, delle condizioni atmosferiche e delle cure colturali. La produzione oscilla da 15 a 20 t ha­1 di frutti; da ogni tonnellata di frutti si ottengono mediamente 4,5­5,5 kg di essenza genuina. È difficile descrivere gli impianti, perlopiù obsoleti e distribuiti lungo le fiumare, senza alcun carattere di particolare innovazione e tutti innestati su arancio amaro, mentre fino all’inizio del XX secolo il portinnesto più utilizzato era la limetta dolce, che assicurava alte rese e ottima qualità dell’essenza. Le distanze di impianto variano da 4 × 4,5 m a 5 × 5 o 6 × 4 m negli impianti più recenti.

Descrizione delle cultivar

Esistono tre varietà coltivate: la più diffusa è la cv Fantastico (70% degli impianti), seguita da Femminello (20%) e Castagnaro (10%).

Castagnaro
Si tratta probabilmente di un ibrido naturale. L’albero è di medio sviluppo, con portamento assurgente, mediamente resistente ai venti; i frutti, di forma e volume variabile, sono quasi tutti umbonati, ingrossati equatorialmente, con epidermide rugosa e spesso solcata. Il peso medio del frutto è di 180 g, la resa in essenza è elevata, la buccia è resistente e l’estrazione non facile. La fioritura inizia alla fine di aprile, per ultimarsi alla fine di maggio. L’epoca di maturazione va dalla fine di novembre alla fine di febbraio; nelle annate di carica si possono ottenere anche 200 kg di frutti per pianta. È la più rustica e la meno esigente delle cultivar e tende all’alternanza di produzione. Da 1 kg di frutto si estraggono 4,5 g di essenza.

Femminello
Si tratta di una pianta di ridotto sviluppo, poco longeva e di debole vigore; i frutti, di forma rotondeggiante, costanti in volume, con una buccia liscia e di colore giallo paglierino, si presentano isolati, con un peso medio di 120 g; l’esocarpo è liscio e ricco di glandule di oli essenziali, di qualità superiore rispetto a quella della cv Castagnaro. La fioritura inizia alla fine di marzo e raggiunge il suo apice in aprile­maggio; la pianta adulta porta in media 50 kg di frutti, senza alternanza. L’epoca di maturazione anticipa quella della cv Castagnaro e si estende da novembre a gennaio. Da 1 kg di frutto si estraggono 5,9 g di essenza, di eccellente qualità.

Fantastico
Probabilmente trattasi di una mutazione gemmaria della cv Castagnaro; è un albero di elevato vigore, con portamento assurgente, di elevata produttività. I frutti riuniti in grappoli, di forma riconducibile a una trottola o una pera, sono uniformi come pezzatura; il loro peso medio è di 150 g, con massimi di 200 g. L’esocarpo, regolare e un po’ ruvido, è ricchissimo di glandule essenziali. La fioritura inizia ai primi di aprile e termina alla fine di maggio. La produzione è abbastanza costante; in media si raggiungono 120 kg per pianta. La maturazione si estende da novembre a gennaio. La qualità dell’essenza è ottima; da 1 kg di frutti si ottengono 6,5 g di essenza. Commercialmente è la cultivar più redditizia, permettendo di ottenere un’essenza ottima, abbinata a una buona produzione e a una discreta adattabilità.

 


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