Volume: il riso

Sezione: ricerca

Capitolo: attività sementiera

Autori: Luigi Tamborini

Introduzione

L’attività agricola non può prescindere da una ricerca continua della perfetta fusione tra tutti i fattori che intervengono nel processo produttivo. L’utilizzo di sementi certificate, e quindi in possesso dei previsti requisiti genetici, tecnologici e fitosanitari, è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati sia in termini di quantità sia di qualità del raccolto. La validità di questa premessa va ancora più evidenziata nel caso specifico del riso, in quanto la produzione finale destinata al consumatore non è costituita, come nel caso degli altri cereali, da un prodotto sfarinato, ma dal cereale stesso. All’interno della Comunità Europea è possibile porre in commercio solo sementi certificate ufficialmente.

Varietà

L’entità fondamentale dell’attività sementiera è la varietà. Un insieme di piante coltivate rappresenta una varietà se si distingue chiaramente sulla base di caratteri morfologici, fisiologici e/o merceologici; inoltre deve mantenere i propri caratteri distintivi quando viene moltiplicato. Le norme prevedono che una varietà venga riconosciuta come tale quando risponde a determinati requisiti: – identità: una varietà è distinta se si differenzia nettamente per uno o più caratteri importanti da qualsiasi altra varietà nota nell’Unione europea; – omogeneità: una varietà si considera sufficientemente omogenea se le piante che la compongono, a parte qualche rara aberrazione, sono simili o geneticamente identiche per l’insieme della caratteristiche considerate a tal fine; – stabilità: una varietà è stabile se resta conforme alla definizione dei suoi caratteri essenziali al termine delle sue riproduzioni o moltiplicazioni successive; – valore agronomico o di utilizzazione: una varietà possiede un valore agronomico o di utilizzazione soddisfacente se, visto l’insieme delle sue qualità, costituisce, rispetto alle altre varietà, almeno per la produzione in una determinata regione, un netto miglioramento per la coltivazione o per la gestione dei raccolti o per l’impiego dei prodotti ottenuti. L’eventuale deficienza di talune caratteristiche può essere compensata dalla presenza di altre caratteristiche favorevoli. Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali istituisce registri varietali aventi lo scopo di permettere l’identificazione delle varietà stesse. L’iscrizione può essere richiesta dal costitutore o dai suoi aventi causa, sempre che offra la necessaria garanzia del mantenimento in purezza della varietà. L’iscrizione al Registro Nazionale delle varietà di riso è regolamentata dal Decreto 21 ottobre 2002 “Criteri per l’iscrizione al registro nazionale di varietà di riso” che individua le metodologie e le specifiche prove e determinazioni per la verifica delle condizioni cui deve soddisfare la varietà. La perdita di una delle caratteristiche o condizioni richieste comporta la cancellazione della varietà. Una varietà iscritta al Registro nazionale di uno stato membro dell’Unione Europea viene automaticamente inserita nel Catalogo Comunitario. Tutte le varietà presenti possono essere certificate e quindi commercializzate e coltivate nel territorio della Comunità Europea. Le varietà possono anche essere brevettate, offrendo al costitutore una maggior protezione. Esistono due tipologie di brevetto: il brevetto nazionale e il brevetto comunitario. Si differenziano per l’ambito territoriale di protezione, il campo e le modalità di applicazione. L’Italia è senza dubbio la nazione principale, in ambito comunitario, sia per quanto riguarda la coltivazione del riso sia, soprattutto, per la produzione sementiera. Annualmente circa il 20% delle sementi certificate in Italia (la produzione totale nazionale oscilla tra 48.000 e 50.000 tonnellate) viene esportato, principalmente negli areali risicoli europei, ma anche, in minor misura, extraeuropei. L’elevato numero di varietà presenti nel registro italiano, cui va ad aggiungersi una rotazione tra varietà di nuova iscrizione e cancellazioni pari a circa 10 accessioni annue, ha spesso sollevato critiche da parte di diversi operatori del settore che ipotizzano un’eccessiva frammentazione del mercato. A questo proposito vanno però evidenziate alcune osservazioni importanti: la prima è che il 60% della produzione sementiera totale si realizza con le 10 varietà più importanti, la seconda è che l’elevata variabilità degli areali risicoli italiani necessita di un ampio panorama varietale al fine di permettere ai risicoltori una scelta adeguata alle diversificate condizioni pedo climatiche.

Certificazione delle sementi

Sui cataloghi varietali, sia nazionali sia comunitari, non viene indicato il costitutore bensì il responsabile del mantenimento in purezza. Pur corrispondendo, abitualmente, al costitutore della varietà, rappresenta il soggetto, persona fisica, ente o società, responsabile del mantenimento delle caratteristiche peculiari della cultivar, che ne hanno permesso l’iscrizione e ne determinano, o meno, il successo presso i coltivatori. Una varietà non ben conservata è suscettibile, nel corso degli anni, a una degenerazione dovuta a ibridazioni spontanee, microsegregazioni oppure anche solo a inquinamenti banali che ne possono compromettere i requisiti fondamentali di identità, stabilità e omogeneità. Nel caso di piante autogame, quali il riso, il metodo di conservazione più diffuso è quello delle “file-spiga”, attraverso il quale si procede alla produzione di piccoli quantitativi particolarmente controllati. L’iter di certificazione della produzione sementiera parte dalla verifica di queste attività. Il materiale derivante dalla selezione conservatrice viene riprodotto attraverso una successione genealogica. Dal seme di prebase, la cui certificazione è volontaria, deriva il base, quindi la 1a riproduzione e la 2a riproduzione.

Sopralluoghi alle colture portaseme

Tutte le colture destinate alla produzione di seme devono essere soggette a un controllo. Le caratteristiche botaniche e in particolare quelle riproduttive (autogamia o allogamia) di ciascuna specie determinano il numero e l’epoca delle visite. Nel caso del riso si effettua, di norma, un solo sopralluogo tra la fine di agosto e i primi venti giorni di settembre, in funzione del ciclo vegetativo della varietà, dell’epoca di semina, dell’andamento climatico e delle epurazioni manuali che devono essere realizzate. Le prime verifiche sono mirate a individuare con precisione gli appezzamenti da controllare attraverso la verifica dei dati catastali e a constatare il quantitativo e la categoria delle sementi utilizzate, verificando i cartellini ufficiali di certificazione. Si procede, quindi, alla visita dei campi accertando: – lo stato generale della coltura; – l’identificazione varietale; – la purezza varietale; – la presenza di piante manifestamente riconoscibili come riso crodo; – l’isolamento; – la presenza di gravi malattie trasmissibili per seme.

Stato generale della coltura. Al momento della visita in campo la coltura deve essere nello stato vegetativo ottimale per la migliore osservazione dei caratteri varietali, deve presentarsi sufficientemente uniforme e il moltiplicatore deve aver effettuato le opportune epurazioni. Non devono essere presenti forti infestazioni da malerbe, in particolare che impediscano la corretta rilevazione della coltivazione, o gravi avversità, quali aborto fiorale, allettamenti o particolari avversità climatiche.

Identificazione varietale. Occorre verificare la corrispondenza tra la varietà dichiarata e i caratteri identificativi della varietà stessa. Al momento del sopralluogo sono ben rilevabili ed osservabili solo alcuni dei caratteri morfo-fisiologici che distinguono una varietà, ma, di norma, sono ampiamente sufficienti per un’identificazione certa e corretta della varietà in esame.

Purezza varietale. La presenza di piante appartenenti ad altre varietà o disgiuntive della varietà coltivata deve essere attentamente valutata effettuando, se necessario, diversi saggi dove si determinano, con precisione, il numero di culmi presenti e il numero di culmi fuori-tipo.

Presenza di piante manifestamente riconoscibili come riso crodo. Si tratta di forme selvatiche di piante appartenenti alla specie Oryza sativa, con granelli a pericarpo rosso o bianco, che presentano la caratteristica di “crodare”, ovvero, a maturazione, le cariossidi si staccano dal rachide e cadono nel terreno. Di norma si differenziano in modo netto dalle varietà coltivate, ma, talvolta, sono presenti piante tipiche della cv coltivata con pericarpo rosso e crodatura variabile.

Isolamento. Le norme definiscono delle distanze minime rispetto a colture della stessa specie, ma di altra varietà o categoria.

Presenza di gravi malattie trasmissibili per seme. La principale fitopatia trasmissibile per seme è il Fusarium moniliforme. L’accertamento della presenza viene determinato in campo e i limiti previsti dalle normative in vigore sono estremamente restrittivi. Negli ultimi anni si è assistito alla diffusione di un nuovo patogeno trasmissibile per seme, il nematode Aphelenchoides besseyii. Questo parassita è considerato da quarantena e la sua presenza in un lotto di semente, anche come singolo individuo, determina lo scarto e la non commercializzazione dell’intero lotto. L’accertamento della possibile infestazione è demandata ai Servizi Fitosanitori Regionali in quanto elencato nelle direttive comunitarie fitopatologiche.

Controllo agli stabilimenti di selezione

La selezione meccanica è un’operazione finalizzata all’eliminazione dalle sementi di qualsiasi impurità presente. Attraverso una serie di lavorazioni si mira a ottenere un seme puro, privo di rotture, corpi estranei o materie inerti (sassolini, paglia, terriccio ecc.), e il più possibile esente da semi di altre specie (infestanti e non) o di diverse varietà. Spesso si procede anche al trattamento chimico delle partite, al fine di proteggerle da eventuali attacchi fungini. Un impianto per la selezione meccanica per il riso deve prevedere una successione minima di macchine operatrici per le diverse fasi della lavorazione: – tarara – sbarbatore – cilindri alveolati e vagli – attrezzature per il trattamento conciante. Al termine della selezione meccanica il prodotto viene confezionato in imballaggi idonei alla commercializzazione. È a questo punto che intervengono i tecnici incaricati della certificazione, che campionano la merce pronta per la distribuzione, inviano i campioni prelevati ai laboratori per i successivi accertamenti e, in caso di esito positivo, rilasciano le etichette ufficiali di certificazione.

Analisi di laboratorio
Le analisi di laboratorio si distinguono in: – analisi genetiche – analisi fisiche – analisi fisiologiche – analisi dello stato sanitario.

Analisi genetiche. Determinano l’identità e la purezza varietale. Relativamente alla specie riso vengono effettuate sulla base dei caratteri morfologici del seme: dimensioni, forma, pigmentazioni, presenza o assenza della perlatura e in alcuni casi la villosità sono elementi che permettono una sufficiente differenziazione varietale.

Analisi fisiche. Determinano le percentuali di seme puro, semi estranei e impurità inerti contenute nel campione di analisi. Costituiscono la frazione seme puro tutti i semi appartenenti alla specie dichiarata, siano essi maturi e integri o striminziti e immaturi. I semi estranei sono quelli riferibili a specie diversa da quella analizzata. Le impurità inerti sono definite rispetto a tutto ciò che non è seme (paglie, sassolini, grumi di terra ecc.).

Analisi fisiologiche. La principale analisi di questo gruppo è la germinabilità. Con essa si determina la percentuale di semi capaci di produrre germogli normali, ovvero plantule le cui strutture essenziali abbiano uno sviluppo equilibrato.

Analisi dello stato sanitario. Determinano l’eventuale presenza di patogeni. In particolare nel riso è possibile rilevare la presenza di infezioni dovute a Bipolaris oryzae e/o Alternaria spp.

Post-controllo
Campioni di seme proveniente dai campionamenti effettuati alla selezione meccanica vengono allevati in parcella, nella campagna seguente, al fine di verificare l’effettivo funzionamento dell’attività svolta. Si verificano in particolare l’identità varietale (a tal fine si utilizza un campione standard della varietà) e la purezza varietale. Per quanto riguarda le categorie riproducibili si utilizzano le parcelle anche per un pre-controllo del materiale di propagazione che è stato immesso in commercio e, quindi, è possibile rilevare specifiche particolarità che si dovranno poi verificare nelle colture portaseme. Nel caso vengano rilevate a carico di una varietà anomalie non attribuibili a una singola coltivazione, si dovrà procedere a un accurato controllo alla selezione conservatrice.

Evoluzione varietale

L’evoluzione varietale viene illustrata attraverso i dati delle ultime dieci annate agrarie.

Superficie certificata
Osservando i dati totali a partire dalla campagna 1988-99 sino alla campagna 2007-08 si rileva una decisa e progressiva flessione delle coltivazioni da seme sino all’annata 2005-06 seguita da una ripresa nelle ultime due annate. Questo andamento è dovuto a diversi fattori: – la concentrazione delle coltivazioni presso aziende moltiplicatrici particolarmente specializzate; – la riduzione delle coltivazioni da seme negli areali “periferici” della risicoltura italiana (Sardegna, Toscana, Veneto), che avevano conosciuto forte espansione negli anni ’90. Le motivazioni sono di diversa natura: economiche (costi di trasporto in primo luogo), tecniche (specializzazione delle aziende) e agronomiche (rotazioni e problematiche di irrigazione); – la riduzione delle superfici coltivate con varietà a ciclo medio tardivo o tardivo. A lato vengono riportate le superfici certificate nelle principali aree risicole italiane.

Quantitativi certificati
Con riferimento ai quantitativi certificati, si nota una sostanziale stabilità delle produzioni, con due picchi in corrispondenza di annate in cui le esportazioni sono risultate particolarmente dinamiche.

 


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