Volume: il pesco

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: aspetti commerciali

Autori: Roberto Piazza

Norme comuni di commercializzazione

Le norme indicate dalla Commissione Europea, che si occupa delle regole relative alla commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli freschi, si riferiscono sia alle indicazioni che devono essere riportate sugli imballaggi, sia ai sistemi di selezione e di confezionamento delle pesche, sia agli indici minimi di maturazione per soddisfare le esigenze del consumo. Come è ovvio, dalla raccolta alla vendita finale, le norme coinvolgono tutti gli attori della filiera.

Disposizioni relative alle etichette. Ogni imballaggio deve obbligatoriamente riportare, nelle testate o nelle fiancate, l’etichetta riportante le seguenti informazioni: – ragione sociale dell’imballatore e/o speditore o suo codice rilasciato o riconosciuto da un servizio ufficiale; – termine “pesche” o “nettarine” se il prodotto non è visibile; – indicazione del colore della polpa; – il nome della varietà o il tipo di riferimento (facoltativo); – origine del prodotto: nazione di produzione, es. Italia, e, facoltativo ma consigliato, il nome della regione, della provincia o della località; – categoria merceologica: “extra”, o “prima”, o “seconda”; – il calibro espresso dai valori minimi e massimi del diametro o della circonferenza o dal codice di identificazione (questo è valido per tutte le categorie merceologiche: Ex – I° – II°); – numero riferito al registro della Banca Nazionale Dati Operatori Ortofrutticoli (BNDOO).

Calibrazione. È determinata dal calibro massimo della sezione normale all’asse del frutto o dalla circonferenza e deve essere riportata sulla confezione.

Caratteristiche minime dei frutti. La normativa definisce le caratteristiche qualitative minime che i frutti devono possedere per potere essere commercializzati: – le pesche devono essere intere, sane, pulite ed esenti da parassiti, odori e/o sapori strani nonché da umidità esterna anomala; – l’indice rifrattometrico della polpa, misurato al centro, deve essere uguale o superiore a 8 gradi Brix; – la consistenza della polpa, misurata al centro del frutto, con penetrometro a puntale del diametro di 8 mm (0,5 cm2), deve essere inferiore a 6,5 kg; – il calibro minimo ammesso per la categoria “extra” è di 56 mm (diametro) e 17,5 cm (circonferenza); – la calibrazione è obbligatoria per tutte le categorie; – il calibro “D” non è ammesso nel periodo che va dal 1° luglio al 31 ottobre; – l’omogeneità è obbligatoria per tutte le categorie e per le stesse è tollerato il 10% in numero o in peso di calibro immediatamente inferiore, ma non oltre i 3 mm rispetto a quello indicato sull’imballaggio.

Presentazione consentita. Per la normativa è possibile commercializzare le pesche solamente nelle seguenti presentazioni: – in piccoli imballaggi (cestini ecc.); – in un unico strato per la categoria extra, e ogni frutto deve essere isolato dai frutti vicini; – in uno o due strati per le cat. I° e II°, o fino a 4 strati per le cat. I° e II°, su vassoi alveolari rigidi, in modo che il peso non gravi sui frutti dello strato inferiore.

Tolleranze. Per ogni categoria le tolleranze massime ammesse nei difetti del frutto sono: – categoria extra, priva di difetti; – categoria I°, lievi difetti superficiali, max 1 cm se di forma allungata, altrimenti max 0,5 cm2 di superficie; – categoria II°, lievi difetti superficiali, max 2 cm se di forma allungata, altrimenti max 1,5 cm2 di superficie.

I parametri fissati dall’Unione Europea non sono difficili da raggiungere, anzi, per la piena soddisfazione del consumatore, occorre superarli almeno nei termini relativi al contenuto zuccherino, leggi gradi Brix. È il giusto rapporto fra questi elementi che porta il consumatore a percepire la qualità organolettica del prodotto in maniera oggettiva e permanente: infatti, un contenuto zuccherino superiore a 10 gradi Brix e un indice di acidità compreso fra 7 e 9 meq/100 ml, oltre a un valore rilevato al penetrometro di 8 mm, inferiore almeno a 6 kg, sono i parametri che influiranno sulle decisioni dei consumatori. In pratica, gli stessi decideranno se continuare a consumare quelle pesche, o abbandonare quella marca, o addirittura consumare altri frutti. Un colore intenso, un buon profumo e una polpa matura, ma contemporaneamente sufficientemente soda e croccante tanto da non essere deliquescente, unitamente a una pezzatura che non dovrebbe essere inferiore ai calibri “A” e ancor meglio a “AA” (calibro, o diametro minimo di 67 o 73 mm), tutto ciò porterà alla fedeltà del consumatore e alla soddisfazione del produttore oltre che del mondo del commercio. Per ottenere questi parametri, come sempre, nel settore agroalimentare si parte dal campo per arrivare al magazzino di selezione e confezionamento: in pratica, in campo occorre procedere con almeno 4 o 5 raccolte e in magazzino si dovranno curare al massimo grado la selezione, la calibratura e il confezionamento delle diverse partite. Effettuare più raccolte consentirà di portare i frutti al giusto grado di maturazione e al raggiungimento degli indici di qualità sopra descritti. Il lavoro di magazzino sarà fondamentale, affinché la percezione visiva induca il consumatore a scegliere bene e non venga tradita dalla percezione gustativa, che nel caso di una sola o due raccolte (come a volte accade) fornisce risultati di scarsa apprezzabilità.

Marketing e zone di produzione

Come per l’ottenimento di un buon vino è indispensabile partire dalla raccolta di ottime uve, ma è di seguito fondamentale l’azione di un sapiente cantiniere e quindi l’azione di un bravo professionista commerciale che sappia vendere bene e comunicare meglio, così le regole della qualità e del marketing non sono diverse per le pesche: buon prodotto, raccolto al momento giusto, selezione, calibratura e confezionamento che mettano in risalto la qualità intrinseca dello stesso ancor prima di assaggiarlo e che enfatizzino le caratteristiche di pregio e di qualità delle zone di produzione. Citiamo come esempi la Sicilia, più precisamente la provincia di Agrigento e l’ormai noto comprensorio di Riesi, per passare a un altro ricco di storia quale è il Metapontino, e poi all’incredibile zona di Paestum, di Latina, per arrivare alla gaudente e famosa Romagna, alla tecnologica provincia di Modena, per finire con le ottime pesche dei comprensori di Verona e di Cuneo. Non c’è distretto peschicolo, in Italia, che non possa vantarsi di possedere elementi di altissima fama e qualità da aggiungere alla qualità intrinseca o apparente delle pesche. Perché esse soddisfino i desideri dei consumatori più o meno sofisticati, sia italiani sia europei, hanno bisogno di essere rappresentate da un buon prodotto, che abbia in sé le caratteristiche dell’essere buono, ma anche bello e sano, arricchito di servizi, ben comunicato, in modo che si possano “vendere”, oltre ai frutti, anche il produttore (che opera in un’azienda possibilmente certificata), il territorio di produzione e di appartenenza, la sicurezza alimentare, e infine, perché no, anche un “sogno”, in quanto la componente sogno, nell’attuale momento storico e socioeconomico, è, per la stragrande maggioranza dei consumatori, importante per fare decidere all’acquisto il nostro miglior cliente.


Coltura & Cultura