Volume: il melo

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: aspetti commerciali

Autori: Dario Caccamisi, Roberto Piazza

Consumi di mele in Italia

Secondo i dati di IHA-GFK diffusi dal Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara le mele sono il principale prodotto ortofrutticolo acquistato dalle famiglie italiane, con una penetrazione che oscilla attorno al 90% e un acquisto medio per famiglia acquirente che oggi supera 40 kg annui, in forte calo rispetto ai 50 kg della fine degli anni Novanta. In totale, i consumi domestici nazionali di mele si aggirano, negli ultimi anni, intorno a 850 mila tonnellate, in calo rispetto agli inizi degli anni Duemila. Sempre secondo le informazioni del Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara, gli Italiani consumano mele durante tutto l’anno. Le famiglie acquistano circa metà delle mele da punti di vendita della distribuzione moderna e discount e il restante 50% dal dettaglio tradizionale, comprendendo i negozi specializzati, gli ambulanti, i mercati rionali e i negozi despecializzati.

Commercio delle mele

Le mele sono un prodotto facilmente gestibile, sia dalla grande distribuzione organizzata sia dal dettaglio tradizionale, grazie alla buona attitudine dei frutti a raccolta medio-tardiva a essere conservati in celle frigo a temperature comprese tra +0 e +4 °C. Le mele, infatti, sono da tempo uno degli ortofrutticoli più comunemente conservati, sebbene con significative differenze tra cultivar e cultivar. La conservazione delle mele, specie per periodi prolungati, richiede un’appropriata organizzazione della filiera, che preveda apparecchiature per la pre-refrigerazione e per la rapida gestione dei frutti subito dopo la raccolta. Oggi la conservazione delle mele nelle principali aree di produzione del Paese è di norma eseguita presso centrali ortofrutticole cooperative che, nel tempo, hanno superato l’importanza tradizionalmente detenuta dai commercianti all’ingrosso, che progressivamente hanno ridotto l’attività di frigo-conservazione per specializzarsi sempre di più nelle attività distributive. Conseguentemente, durante il periodo di frigo-conservazione, che oggi può durare anche dodici mesi, le mele sono stoccate principalmente nelle zone di produzione da dove sono distribuite, verso le aree di consumo, durante la campagna di commercializzazione che, come detto, può durare fino alla raccolta successiva. Anche per queste ragioni, contrariamente a molti altri prodotti ortofrutticoli, la prima messa in mercato delle mele è altamente concentrata. Stimiamo che oltre il 60% delle mele nazionali sia commercializzato da produttori associati in cooperative o organizzazioni di produttori. Ciò grazie soprattutto al contributo di Trentino e SudTirolo, dove gran parte della produzione melicola è controllata da associazioni di produttori (nelle regioni settentrionali i principali otto gruppi cooperativi oggi controllano gran parte della produzione melicola associata). Questa elevata concentrazione commerciale riduce i negativi effetti della polverizzazione produttiva, tuttora basata soprattutto su aziende agricole di piccole o piccolissime dimensioni. Per migliorare la commercializzazione delle mele sono stati inoltre stipulati specifici accordi all’interno della filiera. Il primo è l’Accordo Volontario Quadro per la filiera degli ortofrutticoli freschi da mensa di produzione nazionale, stipulato nel 2001 in ambito CNEL, che definisce i requisiti, le linee guida, i criteri comuni e le regole volontarie per accordi operativi, stipulati contrattualmente tra gli operatori nazionali della filiera delle mele destinate al consumo fresco. Nel 2006 i componenti dell’organismo Interprofessionale Ortofrutta Italia hanno stipulato un’intesa di filiera per il comparto delle mele con lo scopo di definire azioni per migliorare la conoscenza e la trasparenza della produzione e del mercato delle mele nazionali; azioni per un migliore coordinamento dell’immissione delle mele sul mercato; modelli contrattuali compatibili con la normativa comunitaria da utilizzare nella stipula dei contratti di coltivazione e fornitura; modalità di valorizzazione e tutela delle denominazioni di origine, indicazioni geografiche e marchi di qualità delle mele; criteri per la valorizzazione del legame delle produzioni melicole al territorio di provenienza. La Provincia Autonoma di Bolzano da tempo si è dotata di un marchio di tutela per i prodotti di qualità dell’Alto Adige/Südtirol che interessa anche le mele, attraverso uno specifico regolamento che copre i principali aspetti da soddisfare per poter impiegare il marchio, come l’origine e la qualità, oltre alle precise modalità d’impiego del marchio stesso e all’uso della denominazione approvata. Nonostante l’alta concentrazione della produzione e la crescente quota di vendite al dettaglio della grande distribuzione, il commercio all’ingrosso, compresi i mercati, continua a mantenere un importante ruolo nel rifornimento delle città soprattutto attraverso il dettaglio tradizionale, che offre alla produzione melicola nazionale minori volumi di vendita unitari ma maggiore capacità di valorizzazione del prodotto, specie delle mele a denominazione d’origine. Al pari delle esportazioni, anche le importazioni italiane di mele crescono costantemente fin dagli anni ’60, sebbene il saldo della bilancia commerciale di settore sia largamente attivo, considerato che le importazioni rappresentano poco più del 10% delle esportazioni, con valori che nel primo quinquennio degli anni Duemila si aggirano intorno a 400 milioni di USD l’anno per le esportazioni e a circa 45 milioni di USD annui per le importazioni. Le esportazioni nazionali di mele sono molto concentrate verso i Paesi dell’Unione Europea, che assorbono ben oltre l’80% delle esportazioni nazionali, con la sola Germania che copre quasi il 50% del totale. Il commercio e la distribuzione delle mele si sono da tempo indirizzati verso confezioni di dimensioni standard pallettizzabili. Dalla metà degli anni Ottanta si sono così affermati gli imballaggi di misura 60 × 40 cm, idonei per l’Europallet, e gli imballaggi di misura 50 × 30 cm, idonei per il pallet ISO (l’Europallet ha dimensioni esterne 80 × 120 cm, il pallet ISO ha dimensioni esterne 100 × 120 cm). Nelle operazioni di raccolta, prima movimentazione e conservazione si sono aggiunti alle tradizionali casse 50 × 30 cm i cassoni pallettizzati di dimensioni standard.

Norme di commercializzazione delle mele

La commercializzazione delle mele in Italia e nell’Unione Europea è regolata dal Regolamento (CE) n. 85/2004 della Commissione del 15 gennaio 2004 che stabilisce la norma di commercializzazione applicabile alle mele, modificato dal Regolamento (CE) n. 907/2004 della Commissione del 29 aprile 2004 e dal Regolamento (CE) n. 1238/2005 della Commissione del 28 luglio 2005. Le mele commercializzate sul mercato comunitario devono rispettare alcuni requisiti minimi, in particolare devono essere: intere, sane (sono esclusi i prodotti affetti da marciume o che presentino alterazioni tali da renderli inadatti al consumo), pulite, praticamente prive di sostanze estranee visibili e di attacchi di parassiti, prive di umidità esterna anormale, prive di odore e/o sapore estranei. Inoltre, le mele devono essere state raccolte con cura. Secondo la norma, lo sviluppo e lo stato delle mele devono essere tali da consentire di proseguire il processo di maturazione in modo da raggiungere il grado di maturità appropriato in funzione delle caratteristiche varietali, di sopportare il trasporto e le operazioni connesse, e di giungere al luogo di destinazione in condizioni soddisfacenti. Le mele sono classificate in tre categorie commerciali: Extra, per le mele di qualità superiore, Prima, per le mele di qualità buona, e Seconda, per le mele che non possono essere classificate nelle categorie superiori ma che corrispondono alle caratteristiche minime. La norma prescrive anche le modalità di confezionamento dei frutti per la vendita, precisando le norme tecniche per il confezionamento alla rinfusa o a strati ordinati. Quando il calibro è determinato dal diametro, per tutte le categorie è richiesto un diametro minimo. Esistono anche criteri di colorazione per gruppi di colorazione omogenei e criteri di rugginosità nonché una lista delle varietà a frutto grosso ai fini della esatta calibrazione dei frutti. Ogni imballaggio di mele deve recare, in caratteri raggruppati su uno stesso lato, leggibili, indelebili e visibili all’esterno, delle indicazioni obbligatorie minime.


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