Volume: la fragola

Sezione: coltivazione

Capitolo: architettura della pianta

Autori: Davide Neri, Gianluca Savini, Francesca Massetani

Qualità delle piante

La tecnica vivaistica mette a disposizione molteplici tipologie di piante di fragola e consente di applicare varie strategie di programmazione. Le piante prodotte dai vivai si distinguono in base alle dimensioni, al materiale di propagazione utilizzato, alla presenza di pane di terra, al tipo di contenitore, alla modalità di conservazione dopo l’estirpazione dai vivai e alla presenza di infiorescenze differenziate. La qualità delle piante è strettamente legata alla loro tipologia e per ciascuna categoria solo determinati elementi qualitativi risultano prioritari e indispensabili per il raggiungimento del livello produttivo atteso da quel tipo di materiale. Pertanto da un punto di vista agronomico le caratteristiche di rispondenza genetica e sanitaria, necessarie e richieste dai protocolli di certificazione, sono considerate prerequisito, mentre non esiste uno standard valido per tutte le tipologie a causa delle loro diverse peculiarità. La valutazione qualitativa del materiale va correlata al possibile utilizzo in campo e la tradizionale classificazione in base alle dimensioni risulta parziale senza la definizione dell’attitudine produttiva in termini di entità e di durata. Infatti la diversificazione delle piante, derivante dalle possibili strategie di produzione, si caratterizza non solo in termini di dimensioni e di condizioni fisiologiche ma anche di differenziazione dei fiori. Moltiplicando le piante in ambienti diversi, o con andamenti climatici differenti, esse possono presentare un numero di germogli, di stoloni, di infiorescenze, o di fiori per infiorescenza, molto variabile. Piante diverse manifestano pertanto specifiche esigenze di gestione e maggiore o minore idoneità a produrre in determinati contesti. Per basare la qualità delle piante sulla loro potenzialità produttiva, devono essere prese in considerazione le informazioni relative al numero di infiorescenze, alla loro posizione lungo il germoglio e alla fase di sviluppo di ciascuna infiorescenza. Questo tipo di informazioni può essere fornito da quella che viene definita analisi architetturale delle piante, che individua e descrive la loro struttura. La possibilità di produrre piante con diverse caratteristiche di differenziazione a fiore e accestimento deriva in particolare dalla sensibilità al termo-fotoperiodo, cioè alle condizioni di temperatura e di lunghezza del giorno, ma anche da fattori nutrizionali, ritmi endogeni di crescita ed eventuali stress. La conoscenza dei fattori ambientali e colturali attivi nel condizionare il comportamento vegetativo e riproduttivo delle piante permette di approntare tecniche di preparazione per anticipare o posticipare l’induzione a fiore e ottenere maggiore o minore presenza di infiorescenze.

Attitudine vegeto-riproduttiva

La temperatura e la lunghezza del giorno (fotoperiodo) sono i principali elementi in grado di condizionare lo sviluppo delle piante di fragola in direzione vegetativa o riproduttiva. Il processo primario è l’induzione a fiore che fa assumere agli apici un’identità riproduttiva. In un secondo momento si ha la manifestazione di specifici cambiamenti morfologici. Nelle piante di fragola caratterizzate da produzione primaverile (june bearing) l’induzione a fiore viene stimolata in condizioni brevidiurne, vale a dire con durata del giorno breve, inferiore alle 12 ore di luce giornaliera, come pure a basse temperature, inferiori a 15-16 °C. A temperature alte, superiori ai 30 °C, non è possibile l’induzione a fiore e si ha esclusivamente crescita vegetativa. Se consideriamo l’intervallo di temperatura ottimale per la crescita delle piante, compreso tra 16 e 25 °C, al suo interno la crescita vegetativa e l’induzione a fiore competono tra loro e temperatura e fotoperiodo interagiscono nel condizionare il tipo di sviluppo della pianta, per cui gli stessi valori di temperatura hanno effetti diversi a seconda della lunghezza del giorno e viceversa. Alte temperature con giorno lungo favoriscono la crescita vegetativa e in particolare la formazione di stoloni, a scapito delle infiorescenze, mentre con giorno breve favoriscono l’induzione a fiore; al diminuire della temperatura l’induzione a fiore viene stimolata anche in condizioni di giorno lungo. Inoltre, tra i due processi c’è una sorta di continuità per cui a livelli intermedi di temperatura e fotoperiodo possono manifestarsi entrambi a seconda delle condizioni fisiologiche delle piante. Le condizioni ambientali stimolanti si verificano contemporaneamente su tutta la pianta, ma vengono recepite diversamente dai differenti organi. Le strutture recettive sono rappresentate dagli apici meristematici del germoglio in crescita quando tale crescita subisce un rallentamento, mentre meristemi non in crescita non subiscono induzione e differenziazione a fiore. Sugli elementi recettivi sono necessari 14-21 cicli di termo-fotoperiodo appropriati per consentire un impulso fortemente induttivo. Le basse temperature stimolano l’induzione a fiore finché le piante sono vegetative, ma successivamente, quando tale processo è avviato, per la formazione degli organi che compongono le infiorescenze sono necessarie temperature maggiori. In realtà, oltre ai fattori ambientali hanno effetti determinanti anche le condizioni agronomiche e nutrizionali in cui crescono le piante, che ne possono condizionare il tipo di crescita prevalente, vegetativo o riproduttivo. Per esempio la produzione di stoloni è fortemente stimolata da condizioni di elevato vigore delle piante e quindi da tutti i fattori in grado di aumentare tale vigore. Le tecniche colturali possono modificare i ritmi di crescita, manipolando così la pianta e condizionandone l’attitudine a produrre stoloni, l’accestimento e la successione della differenziazione a fiore lungo l’asse.

Differenziazione a fiore

Il numero di infiorescenze (individuate nell’analisi architetturale come gemme differenziate a fiore) e di organi vegetativi presenti in una pianta costituisce un’informazione utile sulla sua potenzialità produttiva, ma non dà indicazioni sulla precocità di produzione e sulla sua contemporaneità o scalarità. Il grado di sviluppo raggiunto dagli organi fiorali all’interno delle singole gemme differenziate lungo l’asse del germoglio permette di ipotizzare il periodo di produzione delle piante. L’induzione a fiore infatti, oltre a essere condizionata dalla presenza dei fattori induttivi, può non essere contemporanea, poiché avviene solo negli apici la cui crescita risulta rallentata e ciò non avviene per tutti nello stesso momento. La scalarità di sviluppo fra infiorescenze si ripercuote sulla maturazione dei frutti e sulla scalarità di raccolta. La presenza di gemme laterali nello stesso stadio di differenziazione della gemma terminale della pianta comporta lo sviluppo di infiorescenze contemporanee che generalmente si originano dai germogli basali. Questa circostanza può comportare un eccesso di produzione in un determinato periodo. Per la forte competizione che tali infiorescenze esercitano nei confronti della fruttificazione terminale, a cui tendono a sottrarre elementi nutritivi, le gemme dalle quali hanno origine vengono definite “vampiro”. In presenza di queste gemme è spesso utile un intervento manuale per asportare i germogli basali in eccesso, al momento della piantagione delle tray plant oppure poco prima della ripresa primaverile. Se si ricerca una produzione molto intensa in ambienti freschi (per esempio in montagna), le gemme “vampiro” invece dovranno essere mantenute. In questo caso si renderà indispensabile intervenire con adeguate cure colturali (in particolare con la fertirrigazione) per supportare la crescita di molti frutti contemporanei e garantire così il raggiungimento di una buona pezzatura. A differenza delle gemme “vampiro”, gemme con diverso grado di differenziazione permettono una produzione più prolungata, quindi meno contemporanea, e consentono di estendere il periodo di fruttificazione oltre il mese grazie alla scalarità fra fiori all’interno delle singole infiorescenze. Generalmente lo sviluppo dell’infiorescenza terminale differisce maggiormente da quello delle infiorescenze dei germogli laterali in formazione che non da quello dei germogli laterali subito sottostanti.

Struttura dell’infiorescenza

L’infiorescenza delle piante di fragola può essere composta da un numero variabile di fiori. La formazione delle infiorescenze richiede tempo e non è predefinita, per cui i fiori che le compongono possono raggiungere un numero più o meno elevato a seconda della durata della differenziazione e possono differenziarsi con diversa rapidità. Da tale rapidità di sviluppo dipende in seguito la dimensione potenziale dei frutti che derivano da fiori di diverso ordine. In ogni caso la dimensione finale dei frutti tende a decrescere passando dai fiori primari a quelli secondari e da questi ai terziari e così di seguito. L’analisi dell’architettura delle piante può fornire informazioni anche sul numero di fiori e sulla struttura delle infiorescenze. Il numero totale di fiori presenti nella pianta, vale a dire nella totalità delle infiorescenze, è un’informazione poco importante ai fini della valutazione qualitativa, in quanto le singole infiorescenze possono raggiungere composizioni molto diverse a seconda della durata della differenziazione, ma se accompagnato dalla struttura delle infiorescenze fornisce indicazioni sulla scalarità delle produzioni.

Programmazione dell’architettura delle piante in vivaio

Ferma restando la diversificazione possibile tra varietà e tra categorie di piante (ottenute con materiali di partenza, contenitore, tipo di conservazione differenti), per via della sensibilità ai fattori ambientali, l’architettura delle piante può risultare molto diversa anche nell’ambito di una stessa categoria in relazione alla regione di provenienza e alle tecniche di coltivazione con cui sono state prodotte. Con la gestione in vivaio si possono quindi ottenere piante che presentano attitudini produttive molto varie, per entità e periodo di produzione, sia producendo piante di categorie diverse sia gestendole in modo differente. A seconda del sistema colturale desiderato, l’architettura della pianta e il suo potenziale produttivo possono essere fortemente modificati in modo prevedibile modulando la tecnica di coltivazione in vivaio. La produzione di piante frigoconservate, utilizzando idonee condizioni termo-fotoperiodiche, permette di ottenere piante già indotte a fiore, pronte per la piantagione in diversi periodi dell’anno. Con le piante fresche, questi vantaggi possono essere raggiunti attraverso opportune tecniche di programmazione che consentono di orientare lo sviluppo vegeto-riproduttivo delle piante. Lo sfruttamento di latitudini e altitudini differenti, la crescita di piante in contenitore con forzature e cicli programmati sono alcuni degli strumenti che la produzione vivaistica ha a disposizione per gestire l’architettura delle piante e proporre una notevole diversità di potenziale produttivo a parità di genotipo. I fattori ambientali possono essere bilanciati dalle condizioni di crescita e modulati con l’epoca di trapianto o con lo spostamento delle piante in località diverse per latitudine e/o altitudine. Per esempio le piante possono essere allevate inizialmente in località settentrionali sfruttando le condizioni ambientali favorevoli per l’induzione e successivamente trasportate al Sud dove le temperature sono ottimali per la formazione degli organi fiorali. Un altro strumento importante è costituito dal controllo degli apporti nutrizionali, in particolare il rapporto relativo tra quantità di azoto e di fosforo. Alti quantitativi di azoto favoriscono la produzione di stoloni o di germogli, a seconda del momento in cui vengono apportati, in relazione alla maggiore velocità di crescita della pianta. L’induzione degli stoloni infatti avviene quando è presente una forte crescita dell’apice vegetativo. In seguito gli stoloni possono distendersi e crescere e quindi rendersi visibili oppure rimanere latenti. L’analisi dell’architettura della pianta rileva queste differenze e l’esatta posizione lungo l’asse in cui il meristema ascellare è stato indotto a stolone. Livelli di concimazione azotata troppo elevati possono indurre un ritardo nella differenziazione a fiore e un prolungamento dello stimolo a formare stoloni o gemme “vampiro” che il fragolicoltore è poi costretto a rimuovere. Infatti se il vigore stimolato dalla concimazione azotata si verifica quando l’apice della pianta sta già formando il fiore terminale, viene riattivata la crescita di meristemi ascellari altrimenti latenti, con la formazione di germogli. Se la concimazione è ancora eccessiva, quando la crescita della pianta è molto rallentata, viene stimolata la formazione di germogli nella parte superiore della pianta; essi crescono pertanto dopo l’arresto dell’apice centrale della pianta che sta differenziando a fiore. Questi germogli verranno indotti, ma produrranno fiori meno sviluppati rispetto all’infiorescenza terminale. Per contrastare la formazione di germogli e favorire una produzione più prolungata e meno contemporanea è necessario ritardare la messa a dimora. L’asportazione di parte delle foglie dalle piante in fase di propagazione stimola la crescita di germogli dalla base, a partire da meristemi già presenti nello stolone di origine. Stress programmati e concimazioni bilanciate con fosforo possono essere fortemente induttivi e favorire anche la successiva differenziazione degli organi fiorali. La concimazione deve pertanto essere appositamente studiata per le piante in vivaio e sarà necessariamente diversa da quella impiegata per le piante in produzione. Gli stress abiotici (deficit controllati di elementi nutritivi e di acqua, volumi ridotti di substrato) possono giocare un ruolo molto importante nel controllare la crescita e lo sviluppo delle piante in vivaio e determinare la qualità finale interagendo con i processi fisiologici che permettono l’induzione e la differenziazione a fiore. Volumi ridotti di substrato stimolano una precoce induzione a fiore quando la pianta sta formando il sistema radicale, ma se la crescita in vaso è troppo prolungata le radici risulteranno stressate per l’esaurimento dello spazio disponibile e le infiorescenze saranno di qualità ridotta. Le condizioni di coltivazione influenzano il vigore delle piante, inducono la formazione di quantità diverse di gemme produttive e modificano la capacità di formare nuovi germogli. Risulta utile conoscere l’architettura delle piante prima di porle in forzatura o in frigoconservazione e sulla base dell’analisi si può variare il momento in cui iniziare la forzatura o l’applicazione del freddo. A tal proposito è bene ricordare che il freddo applicato per superare la dormienza può indurre successivamente una forte crescita vegetativa in condizioni climatiche favorevoli.

Indicazioni colturali fornite dall’architettura

Se si dispone dell’analisi architetturale di una pianta, è possibile conoscere il numero e la posizione delle infiorescenze, degli stoloni e dei germogli nonché lo stadio di sviluppo delle infiorescenze, e individuare quindi la modalità con cui avverrà lo sviluppo delle gemme a fiore. In questo modo l’architettura del materiale vivaistico può essere messa in correlazione con la resa produttiva delle piante in determinati sistemi produttivi. L’architettura è pertanto uno strumento per stimare il potenziale produttivo delle diverse tipologie di piante e aiutare i produttori a scegliere le più idonee tecniche colturali (distanze d’impianto, concimazioni, forzature). I produttori ottengono vantaggiose indicazioni sulla reale qualità della pianta pagando il materiale per il suo reale valore produttivo e possono poi utilizzarlo al meglio combinando opportunamente le condizioni stimolanti applicate durante la preparazione in vivaio e le condizioni di coltivazione. Sapere per esempio che sono presenti gemme “vampiro” in grado di originare germogli permette di attuare tempestivamente i necessari interventi per rimuoverle o per adeguare le cure colturali in modo da ottenere una buona produzione contemporanea. Va ricordato che le dimensioni delle piante non sempre sono correlate con il numero di infiorescenze per pianta; in tal caso risulta conveniente programmare la densità di piantagione in base al numero di infiorescenze, ovvero si può parlare di numero di fiori e non di piante per unità di superficie. Una piantagione anticipata stimola l’accestimento e la differenziazione a fiore mentre se ritardata limita il carico produttivo. In ambiente meridionale, dove la piantagione viene ritardata per evitare le temperature estive elevate, risulta difficile ottenere produzioni invernali precoci da fiori differenziati in campo, e per questo è necessario disporre di piante già differenziate in vivaio. Ugualmente è necessario disporre di piante già differenziate per ottenere produzioni autunnali e primaverili in ambienti settentrionali. Piante di piccole dimensioni con rare gemme differenziate, oltre quella terminale, comportano una stagione di raccolta molto concentrata, con frutti prodotti scalarmente dall’infiorescenza primaria nell’arco di circa un mese e con un’eventuale successiva, limitata, produzione fornita dalle altre gemme differenziate. Piante con queste caratteristiche sono vantaggiose solo con ridotte distanze d’impianto, soprattutto in ambiente meridionale dove, successivamente alla prima produzione, sono in grado di differenziare a fiore ulteriori germogli laterali. L’alta densità di piantagione ostacola la crescita di questi germogli a vantaggio della gemma più vicina a quella terminale, che produrrà un’infiorescenza secondaria in grado di fornire una seconda produzione di buona qualità. Piante ben differenziate, con l’infiorescenza terminale a uno stadio di sviluppo avanzato e numerosi germogli o gemme laterali in uno stadio di sviluppo un po’ più arretrato, saranno in grado di fornire la produzione circa 40 giorni dopo l’impianto, a partire dall’infiorescenza terminale, e di iniziare la produzione dalle altre infiorescenze quando tale produzione non è ancora terminata. La tecnica colturale non può essere programmata esclusivamente in base alla tipologia di pianta e alle sue dimensioni; il potenziale produttivo può variare per esempio in relazione alle annate e all’area di provenienza, ma conoscendone in anticipo le caratteristiche è possibile ottenere risultati soddisfacenti cambiando data e densità di piantagione, tecnica di forzatura o concimazione.

 


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