Volume: gli agrumi

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: agrumi in Sud Africa

Autori: Graham Barry

Introduzione

Il Sud Africa occupa soltanto il 14° posto nella classifica della produzione agrumicola mondiale, con una produzione di circa 2,3 milioni di tonnellate di agrumi (pari al 2% della produzione su scala globale) nel 2011. Tuttavia, è il secondo Paese esportatore mondiale di agrumi freschi dopo la Spagna. La produzione di agrumi in Sud Africa si pone come primo imperativo l’esportazione di frutta fresca; circa il 65% del raccolto viene esportato, il 20% lavorato e trasformato in succo e il 15% è destinato al consumo locale. Il ricavato delle esportazioni ammonta al 90% del reddito totale derivante dal settore agrumicolo. La produzione di agrumi dell’Africa del Sud si concentra essenzialmente in quattro aree: il Sud Africa (>95% della produzione totale), il regno dello Swaziland (<4%), lo Zimbabwe (<1%) e il Mozambico (<1%). L’industria agrumicola si colloca al primo posto nel mercato ortofrutticolo in termini di volume e rappresenta il secondo settore del comparto agricolo industriale come valore aggiunto, dopo l’industria della frutta decidua. Attualmente in Sud Africa vengono piantate circa 32 milioni di piante di agrumi e sono 58.000 gli ettari di terra coltivati ad agrumeto. In relazione alle notevoli variazioni climatiche (il clima varia da semitropicale a mediterraneo) vengono coltivate specie diverse di agrumi dalla fine di febbraio a metà ottobre. La regione agrumicola sudafricana comprende cinque zone di produzione principali, ulteriormente suddivise in 36 sottoregioni. In passato, il mercato agrumicolo del Sud Africa era rigidamente controllato e la South African Co-operative Citrus Exchange Ltd. deteneva il controllo assoluto delle esportazioni, attraverso un sistema di distribuzione monocanale fondato sui consorzi. In seguito anche i Paesi produttori di agrumi confinanti, lo Swaziland, lo Zimbabwe e il Mozambico, decisero di aderire volontariamente alla cooperativa. Nel 1998, tuttavia, l’industria agrumicola sudafricana venne liberalizzata, attraverso la cosiddetta deregolamentazione degli enti di controllo delle esportazioni, l’attuazione dei principi del libero mercato e la nascita di una folta schiera di nuovi esportatori. Nel 2000 si contavano più di 200 esportatori di agrumi in Sud Africa. Oggi, oltre il 90% della frutta totale esportata è in mano a 10 aziende esportatrici.

La produzione di agrumi in Sud Africa: prospettiva storica

Le prime piante di agrumi coltivate in Sud Africa furono introdotte nel Capo di Buona Speranza nel 1654 e provenivano dall’isola di Sant’Elena, dove erano conosciute come alberi d’arancio di Sant’Elena. Il 25 luglio 1661, sette anni dopo, le pianticelle di arancio e limone iniziarono a dare i primi frutti. Nel diario di Jan van Riebeeck, comandante olandese fondatore dell’odierna Città del Capo, si legge:

“Questo pomeriggio il comandante Riebeeck e sua moglie hanno raccolto i primi due limoni cresciuti su un giovane albero piantato nel giardino della Compagnia. Erano grandi e di un bellissimo colore giallo, della varietà Sant’Elena. L’albero è nato da una delle pianticelle che avevamo portato con noi tempo fa dall’isola e la nostra speranza è che presto ne inizino a crescere altri”.

Dunque, al comandante van Riebeeck deve essere riconosciuto il merito di aver fondato l’industria degli agrumi sudafricana, con ben 1162 giovani piante di arancio, limone e pummelo piantate nel 1661. In Africa, quindi, i primi agrumeti furono realizzati oltre un secolo prima che in California, dove la coltivazione degli agrumi non fu avviata che nel 1769, a San Diego. Tuttavia la California e la Florida, coprendo l’ampio mercato degli Stati Uniti, recuperarono ben presto questo divario temporale, divenendo veri e propri poli della produzione agrumicola e compiendo una sorta di balzo in avanti di cent’anni rispetto a qualsiasi altro Paese del mondo; anticiparono persino i mercanti di frutta di Europa, Portogallo e Spagna. In Sud Africa l’industria agrumicola ebbe una crescita molto lenta. Dovevano trascorrere altri trecento anni prima che si realizzasse la possibilità di distribuire le arance via nave a città distanti oltre 10.000 chilometri. Dalla semina dei primi alberi di arancio nella punta più meridionale del continente, l’industria degli agrumi ha continuato a proliferare fino a oggi e, attualmente, la superficie coltivata è pari a 58.000 ettari, mentre l’esportazione di agrumi è passata da 3000 casse di arance nel 1907 a circa 100 milioni di cartoni di agrumi da 15 kg nel 2011 (= 1,5 milioni di tonnellate), facendo del Sud Africa e dei territori confinanti il secondo maggior esportatore di agrumi al mondo. Gli alberi d’arancio di Sant’Elena possono essere considerati gli antenati di tutte le successive varietà di agrumi coltivate in Sud Africa, a partire dalla zona originaria nel Capo di Buona Speranza fino alle regioni che si estendono oltre il fiume Limpopo. Non vi sono fonti, infatti, che documentino l’introduzione nel Paese di altre pianticelle di agrumi fino al 1850 quando i germogli dell’arancia Navel furono importati da Bahia, in Brasile, e trapiantati da Mr. W. Tuck dei giardini botanici di Grahamstown. All’inizio del XX secolo furono introdotte numerose nuove varietà provenienti dalla California, incluse la Washington Navel e le arance tardive di Valencia. Nei primi tempi, praticamente ogni coltivatore in Sud Africa possedeva un frutto con il proprio nome, regolarmente registrato e con marchio depositato. Questi marchi comparivano su ogni scatola di frutta venduta e alcuni divennero molto noti nel mercato londinese. In seguito, però, con la nascita del movimento cooperativo, cui aderirono i produttori agricoli, e la nascita della Co-operative Citrus Exchange Company Ltd, venne sancito che tutta la frutta esportata dal Sud Africa dovesse essere venduta sotto un unico marchio. Il nome scelto fu OUTSPAN, legato alle proprietà terriere Amanzi. La signora Cecily Niven, figlia di Sir Percy Fitz-Patrick, e il marito Jack Niven acconsentirono gentilmente all’uso del nome a fini commerciali. Tutte le altre marche, di conseguenza, caddero in disuso fino alla deregolazione dell’industria sudafricana alla fine degli anni ’90. Il termine outspan, a quel tempo, veniva utilizzato in Africa meridionale per descrivere la sosta effettuata dai carri bestiame, durante i lunghi tragitti, allo scopo di consentire ai buoi - liberati dal giogo - di potersi abbeverare alle vicine pozze d’acqua. Il verbo to outspan, tradotto letteralmente, significa “liberare dal giogo”; il sostantivo indica il punto di sosta di viaggiatori e animali esausti.

Prospettiva attuale e tendenze della produzione agrumicola

La produzione totale di agrumi ha subito un lieve calo scendendo da 700.000 tonnellate nel 1975 a 650.000 una decina di anni dopo. Alla fine degli anni ’80 si è registrato un aumento da 800.000 a 850.000 tonnellate, valori che si sono mantenuti stabili fino al 1994 quando la produzione totale ha raggiunto le 930.000 tonnellate, balzando poi al milione di tonnellate nel 1995. Da allora i dati hanno continuato a salire dalle 50.000 alle 100.000 tonnellate all’anno, fino a superare i 2,4 milioni di tonnellate nel 2011, ricavati da circa 48.000 ettari di agrumeti in grado di produrre un raccolto medio superiore alle 40 tonnellate per ettaro di terra. La tendenza al continuo incremento nella produzione agrumicola registrata nel corso degli ultimi 30 anni si deve al rapido aumento delle superfici coltivate ad agrumeti. All’inizio degli anni ’80 venivano piantati circa 700.000 alberi di agrumi all’anno, mentre verso la metà dello stesso decennio, la quantità di annuale di piante si aggirava intorno al milione (2600 ettari), per poi sfiorare i 3 milioni di alberi nel 1998 (6500 ettari). Questa impennata si spiega con una serie di fattori: il passaggio da situazioni di siccità a periodi segnati da un netto miglioramento delle condizioni e dall’implementazione delle tecniche agricole; la svalutazione della moneta locale rispetto alle valute dei maggiori partner commerciali del Sud Africa, che ha favorito il rapido sviluppo delle esportazioni; la disponibilità di germogli sani, non intaccati da virus, certificati dal Citrus Improvement Scheme (CIS); l’introduzione di nuove, ricercate varietà di agrumi, come il pompelmo rosa Star Ruby, il clementine, le arance Valencia Delta e Valencia Midknight. Durante la metà degli anni ’90, la regione settentrionale è stata colpita da un periodo di disastrosa siccità che ha decimato i raccolti, superato il quale il Sud Africa ha sperimentato un incredibile boom nella produzione agrumicola; tra il 1993 e il 2001 il CIS fornì 30 milioni di germogli ai vivai specializzati nella produzione di piante di agrumi. Questa fornitura si tradusse in circa 32.000 ettari coltivati ad agrumeto tra il 1994 e il 2002, con picchi nel 1998 (6500 ettari) seguiti da una brusca flessione nel 2001 (2200 ettari). Negli ultimi anni gli agrumi più coltivati sono stati le arance Navel, Valencia Delta, Valencia Midknight e Tarocco, il pompelmo Star Ruby, i mandarini Nadorcott, il clementine e i limoni.

Varietà di agrumi

La produzione agrumicola sudafricana comprende un’ampia gamma di varietà ed è costituita per il 69% da arance dolci (43% arance Valencia, 24% arance Navel e 0,5% arance di mezza stagione), per il 14% da pompelmo, per l’8% da mandarini (2% satsuma, 4% clementine, 2% altri) e per il 9% da limoni (quasi esclusivamente della cultivar Eureka). Il boom nelle coltivazioni degli anni ’90 ha interessato prevalentemente il pompelmo Star Ruby, le arance Valencia Midknight e Delta, i mandarini Satsuma e i clementine. Dalla fine degli anni ’90 all’inizio del 2000 si è registrato un calo, dovuto in gran parte all’andamento negativo del mercato, contrastato in seguito dall’aumento delle coltivazioni di arance Valencia Turkey e Cara Cara Navel, e dei mandarini tardivi. Sono numerose le varietà locali ad aver assunto un notevole valore commerciale in Sud Africa. La maggior parte di esse deriva da mutazioni gemmarie spontanee e da semi provenienti da embrioni nucellari, più che da coltivazioni programmate. I periodi di maturazione delle diverse varietà cambia in base alla regione di produzione, ma in generale l’esportazione di agrumi dal Sud Africa va da marzo a ottobre.

Arance
Le arance Valencia, che comprendono Valencia Delta e Valencia Midknight, e le arance Navel dominano l’industria agrumicola sudafricana. Le arance Navel costituiscono il 24% della produzione totale di agrumi in Sud Africa. Le varietà coltivate a scopo commerciale sono la Navelina, la Palmer (una selezione locale di arance Navel da seme), la Bahianinha, la Washington, la Robyn® (una varietà locale a maturazione tardiva) e la Lane Late. Tra le varietà locali a maturazione tardiva nate più di recente vi sono la Cambria Navel® e la Witkrans Navel®. Riscontrano sempre più successo anche la Navel Cara Cara (a polpa rossa) e le varietà australiane a maturazione tardiva, per citarne alcune la Autumn Gold®, la Chislett®, la Powell® e la Summer Gold®. Le arance di mezza stagione costituiscono approssimativamente lo 0,5% della produzione totale e questa percentuale è in costante calo. Le varietà che hanno suscitato maggior interesse a fini commerciali sono la Shamouti (38% di arance di mezza stagione), la Clanor (24%), la Tomango (21%) e la Salustiana (10%). Le arance Clanor e Tomango sono coltivate a livello locale. Tra le varietà semicommerciali di mezza stagione vi sono le arance Tarocco, Moro, Maltese e di Siviglia. L’arancia Valencia è la regina incontrastata tra tutti gli agrumi coltivati in Sud Africa, rappresentando ben il 42% della produzione agrumicola totale. Storicamente, veniva data la precedenza alla coltivazione delle arance Valencia con i semi (ora circa il 50% delle arance Valencia totali), cioè la Valencia Late, l’Olinda, la Du Roi, la Amanzi e la McClean (le ultime due sono varietà nucellari locali). Negli ultimi vent’anni, tuttavia, si è registrata un’inversione di tendenza e la predilezione è andata a due varietà locali senza semi, ovvero la Delta (19% delle arance Valencia) e la Midknight (14% delle arance Valencia). Più di recente, la disponibilità di nuove varietà protette dalla Plant Breeders’ Rights (PBR), coltivate localmente e a maturazione precoce, come la Turkey® e la Benny®, ha riacceso l’interesse verso la coltivazione di arance nelle zone più calde del Sud Africa.

Pompelmi e pummeli
Il pompelmo rappresenta il 14% della produzione agrumicola totale. Le varietà commerciali si suddividono in tre categorie, vale a dire a) a polpa gialla (16%), come la Marsh e la Nartia, b) a polpa rosa (4%) come la Redblush, e c) a polpa rossa (80%) come la Star Ruby. Tra i cultivar semicommerciali, vi sono le varietà Ray Ruby e Henderson (rosa), e Nelruby® e Rio Red (rosse). Negli ultimi anni, le preferenze di mercato si sono bruscamente spostate dalla varietà Marsh alla Star Ruby; il pompelmo a polpa bianca ha avuto un andamento altalenante tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, mentre le varietà a polpa rosa sono state in gran parte rimpiazzate da quelle a polpa pigmentata, in particolare dalla Star Ruby. Quest’ultima ha incontrato molto successo in Sud Africa; la selezione nucellare locale deriva da pianticelle della varietà Star Ruby importata dal Texas ed è superiore alla Star Ruby originaria. Gli ottimi ricavati ottenuti dai coltivatori stimolarono le coltivazioni, generando un vero e proprio boom tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90. La grande produzione attuale, tuttavia, potrebbe indurre una riduzione dei prezzi nell’immediato futuro, causando problemi all’economia. La varietà Nartia è una selezione locale della Marsh, particolarmente apprezzata per l’apparente minore vulnerabilità al virus della tristeza. La Nelruby® è una varietà molto pigmentata, derivata dalla nucellare Ray Ruby, e garantisce ottimi risultati particolarmente nelle zone molto calde, aride e calcaree poco adatte alla Star Ruby. La produzione di pummeli rimane bassa; ne vengono prodotti meno di 1000 tonnellate. I tipi principali sono la Pomelit®, una varietà da tavola a polpa rosa di ottima qualità, e la Java, con una produzione su bassa scala di Oroblanco® e Melogold®, entrambi coltivati in California.

Limoni e lime
I limoni rappresentano il 9% della produzione totale di agrumi. La varietà più coltivata è l’Eureka (nonostante le limitate opportunità di crescita a rizomi), che costituisce il 95% della produzione totale di limoni. I limoni Lisbon e Fino sono meno coltivati e vengono prediletti, per i loro rizomi più grossi, per i trapianti. Più di recente sono stati coltivati i limoni Limoneira 8A e Genoa. Alla fine degli anni ’90, l’ARC – Istituto di ricerca per le colture tropicali e subtropicali – ha presentato il primo limone senza semi, Eureka! Il limone Eureka SL® è stato riconosciuto come la prima varietà al mondo di limone completamente senza semi e si è preannunciato subito come un prodotto in grado di distinguersi a livello commerciale. Il lime persiano, conosciuto anche come lime Tahiti o lime Bears (senza semi), viene prodotto su piccola scala in zone con condizione climatiche da semi- a subtropicali.

Mandarini
I mandarini rappresentano l’8% della produzione complessiva di agrumi. Il 22% della produzione totale di mandarini appartiene alla varietà Satsuma: tra le principali cultivar, una selezione nucellare del Miho Wase, che costituisce la principale varietà commerciale, e l’Owari. I clementine coprono il 40% della produzione di mandarini e le principali varietà commerciali sono la Nules, la Oroval e la Marisol. Il rimanente 38% della produzione è fornito da altri tipi di mandarino, tra i quali il Tangelo Minneola, il Tambor (= Ortanique), il Thoro Temple e il Nova Tangor. Più di recente sono state apprezzate varietà a maturazione tardiva, come la Nadorcott® (=AfourerTM) proveniente dal Marocco e le Mor® e Orri® coltivate in Israele, in grado di colmare il favorevole mercato di fine stagione.

Aree di produzione agrumicola

L’industria sudafricana degli agrumi è altamente diversificata e ciò è dovuto alle notevoli differenze geografiche, topografiche e climatiche presenti all’interno del Paese. Le aree di maggior produzione di agrumi sono situate a latitudini comprese tra 17° S e 34° S, nei pressi di valli fluviali caratterizzate da clima mite, fertilità del suolo e abbondanza di risorse idriche, tutte condizioni favorevoli alla coltivazione degli agrumi. Il clima delle diverse regioni è poi notevolmente influenzato dall’altitudine e questo condiziona, di conseguenza, il tipo di coltivazioni. Esempi tipici di differenze climatiche si riscontrano tra le Lowveld, terre basse a clima semitropicale a est (Zimbabwe, Mozambico e Limpopo, e nelle province Sud Africane di Mpumalanga e Kwazulu-Natal), la regione dell’Highveld, a clima subtropicale (Nelspruit, Letaba, e nel Middleveld dello Zimbabwe), e le fredde aree costiere del Capo orientale e occidentale. Le regioni settentrionali e orientali del Sud Africa sono tutte caratterizzate da piogge abbondanti durante la stagione estiva, mentre il Capo occidentale e meridionale godono di un clima mediterraneo con precipitazioni soprattutto in inverno. Nel Capo orientale le piogge, leggere e di breve durata, si concentrano durante le stagioni intermedie (primavera e autunno). Le notevoli variazioni del clima, da semitropicale a mediterraneo, assicurano una serie di vantaggi, tra i quali la possibilità di coltivare un’ampia gamma di varietà di agrumi a partire dalla fine di febbraio fino a metà ottobre. Inoltre, eventuali calamità naturali o problematiche fitosanitarie difficilmente possono colpire tutte le regioni con la stessa intensità e questo tutela la produzione agrumicola sudafricana, rendendola stabile di anno in anno. Tuttavia, questa diversità comporta anche alcuni svantaggi, soprattutto in termini di qualità tra agrumi appartenenti alla stessa varietà ma prodotti in regioni diverse, nonché problemi nella gestione di tecniche di coltivazione e politiche aziendali differenti. La distanza dai porti, infine, implica problematiche di natura logistica, che si traducono in aumenti dei costi. I confini delle aree agrumicole non sono stati stabiliti in base a specifiche caratteristiche topografiche, quali l’altitudine, o a fattori climatici come la temperatura, bensì valutando semplicemente la resa delle diverse varietà in ciascuna area. La regione agrumicola sudafricana comprende cinque zone climatiche o aree di produzione principali, ulteriormente suddivise in 36 sottoregioni o aree di produzione commerciale. Le aree di produzione più importanti vengono classificate in base alle differenze climatiche e definite valutando le caratteristiche di adattabilità e la resa delle diverse varietà in ciascuna area specifica. Le regioni più calde, per esempio, sono considerate propizie alla coltivazione del pompelmo e delle arance Valencia, mentre nelle aree con clima più rigido si producono arance Navel e mandarini di ottima qualità. Le temperature estive delle regioni fredde possono talvolta superare quelle delle regioni calde. La differenza principale tra le varie regioni, che le rende più o meno adatte alla coltivazione di una varietà specifica, è la temperatura notturna. Le regioni con temperatura notturna relativamente alta sia in estate sia in inverno (tipicamente quelle calde e umide) producono pompelmi qualitativamente eccellenti, con buccia sottile e bassi livelli di naringina. Le regioni fredde con temperature estive notturne inferiori ma elevate temperature diurne e molte ore di sole producono arance Navel di ottima qualità con buoni livelli di zuccheri e di acidità.

1) La regione agrumicola calda, divisa in regione calda e umida (al di sotto dei 300 m di altitudine) e calda e secca (da 300 a 600 m di altitudine), è particolarmente adatta alla produzione di pompelmi e arance Valencia di alta qualità e, in misura minore, arance di mezza stagione e alcuni tipi di mandarino come il tangelo Minneola; limitata è anche la produzione di limoni, lime Tahiti e West Indian e pummeli. Circa la metà dell’intero raccolto di agrumi proviene dalle regioni calde, umide e calde e secche. Due terzi delle arance Valencia e praticamente l’intero raccolto di pompelmi vengono prodotti nelle regioni calde. Queste zone si estendono a una quota relativamente bassa e si trovano sulla costa orientale sudafricana nel Sud dello Zimbabwe e del Mozambico, e nelle province di Limpopo, Mpumalanga e Kwazulu-Natal della Repubblica del Sud Africa.
2) La regione cosiddetta “intermedia” si estende tra la zona calda a bassa quota e quella fredda e più elevata, ovvero compresa tra 600 e 900 m di altitudine: le temperature sono diverse e di conseguenza anche le varietà che vi si possono coltivare. Queste zone costituiscono le aree più elevate delle province di Mpumalanga e Limpopo e sono adatte alla produzione di arance e limoni Valencia e di mezza stagione e solo marginalmente a quella di pompelmi (è troppo freddo) e arance Navel (è troppo caldo).
3) La regione fredda interna si estende a oltre 900 m di altitudine nelle province del Nord-Ovest e del Kwazulu-Natal e vi si producono arance Navel e limoni. Microclimi più caldi favoriscono la produzione di arance Valencia e, in misura minore, varietà di mandarino quali Clementine, Nova e anche Temple Tangor.
4) La regione fredda è costituita dalle zone semicostiere meridionali, a latitudini comprese tra 32°30' e 34°30' S, nelle province del Capo orientale e occidentale. Vi si producono arance Navel di ottima qualità, satsuma, clementine, Nova, mandarini tardivi e limoni, mentre microclimi più caldi si rivelano favorevoli alla produzione di arance Valencia.
5) La regione semidesertica produce agrumi da relativamente poco tempo ed è caratterizzata da estati molto calde e inverni freddi con possibilità di gelate dovute a moti avvettivi. Nella zona di Vaalharts, più fredda, si producono arance Navel e Valencia, mentre pompelmi e arance Valencia sono prodotti nella zona più bassa e calda dell’Orange River.
6) A causa nella latitudine maggiormente settentrionale dello Zimbabwe, compresa tra 17° S e 22° S, sono necessarie altitudini più elevate per creare condizioni simili a quelle che si verificano in regioni più distanti dall’equatore. Di conseguenza, le regioni calde (Lowveld) si trovano a un’altitudine inferiore a 900 m (rispetto ai 600 m di quelle del Sud Africa), quelle intermedie (Middleveld) sono comprese tra 900 e 1200 m, mentre le regioni fredde (Highveld) si situano oltre 1200 m.

Mercati e marketing

Alla base della produzione agrumicola sudafricana vi è il forte imperativo dell’esportazione di frutta fresca. I guadagni provenienti dalle esportazioni (approssimativamente il 65% della produzione totale di agrumi viene esportata) corrispondono a circa il 90% dell’introito globale degli agrumicoltori dal momento che il mercato interno è relativamente ristretto e non può garantire profitti elevati a fronte di una consistente produzione di frutta. Fino al termine della seconda guerra mondiale, il Regno Unito assorbiva praticamente l’intera esportazione agrumicola sudafricana. Nel 1957 le esportazioni raggiungevano ben 48 Paesi, mentre oggi gli agrumi del Sud Africa vengono venduti in 60 Paesi. Mentre l’Europa ha rappresentato tradizionalmente il principale sbocco per le esportazioni (nel 2011 il 45% è stato destinato al Regno Unito e all’Unione Europea), il Medio Oriente (21%), la Russia (13%), il Giappone e l’Estremo Oriente (13%) sono divenuti mercati importanti. Si prevede inoltre che il mercato nordamericano (Canada e Stati Uniti, attualmente con il 5,5%) continuerà a espandersi benché, a causa dei requisiti fitosanitari, solo ad alcuni specifici distretti delle province del Capo occidentale e del Capo Nord sia attualmente permessa l’esportazione di agrumi negli Stati Uniti. Nel 1998 la deregolamentazione dell’industria agrumicola sudafricana, che è passata da un sistema di mercato monocanale e consorziale rigidamente controllato a un sistema di mercato libero e multicanale, ha portato a una frammentazione e a una competizione interna che ha provocato una drastica diminuzione dei profitti. Nel 2000 vi erano oltre 200 agenti registrati, ma fortunatamente il numero è diminuito a circa 100 unità, e i 10 principali esportatori trattano circa il 90% degli agrumi destinati all’esportazione. La deregolamentazione ha causato un crollo dei profitti dei produttori e ora si assiste a uno sforzo congiunto da parte di produttori ed esportatori per coordinare le strategie di mercato. La collaborazione tra gli esportatori riguardo a specifici mercati si sta consolidando a beneficio di una maggiore stabilità dell’industria. Già prima del 2005 si erano registrati segni di un cambiamento da un’industria frammentata e polarizzata verso la catena di distribuzione agrumicola fondata sul passaggio dal mercato al cliente. Le prospettive di crescita e sviluppo dell’industria agrumicola dipendono in gran parte dalla disponibilità idrica, dalla capacità di cogliere le esigenze del mercato e dal superamento di problemi fitosanitari. Il costo di produzione relativamente basso, la diversità climatica, la ricerca e il supporto tecnico, la capacità di produrre agrumi di alta qualità, l’importanza dell’industria agrumicola sudafricana garantiranno al Paese il ruolo di attore principale sul mercato internazionale.

Pratiche colturali

CIS e vivaismo

Tutti i vivai di agrumi presenti nel Sud Africa aderiscono al CIS, Citrus Improvement Scheme, che attraverso il CFB, Citrus Foundation Block, vicino a Port Elizabeth, fornisce innesti all’intera industria agrumicola. Il CIS si sviluppò negli anni ’70 (e anche precedentemente) e attualmente il CFB rifornisce tutti i prodotti di propagazione certificati ai vivai accreditati.

 

Portinnesti
Fino alla fine degli anni ’70 l’industria agrumicola utilizzava il limone selvatico come principale portinnesti. Negli anni ’80, e ancora di più negli anni ’90, i citrange Carrizo e Troyer e il citrumelo Swingle divennero gradualmente i portinnesti preferiti. Questo aspetto è importante per la competitività dell’industria agrumicola sudafricana nella produzione di frutti di alta qualità rispetto a Paesi quali Argentina, Uruguay e Australia, dove l’arancio trifogliato viene preferito per la resistenza al freddo che trasferisce alla marza. Attualmente i portinnesti maggiormente utilizzati sono i citrange (Carrizo, Troyer e C-35).

Impianti: tempi e procedure
Dal momento che tutti i vivai di agrumi producono piante in vaso, il periodo della messa a dimora non risulta determinante anche se, nelle regioni più fredde e ventose, il periodo preferito è l’inizio della primavera (settembre/ottobre). Le piante di vivaio vengono generalmente cimate a un’altezza compresa tra 60 e 70 cm per consentire ai rami principali di svilupparsi fino a un’altezza compresa tra 40 e 60 cm. Di recente si rileva un certo interesse commerciale verso impianti a traliccio con alberi non cimati, finalizzato a una produzione precoce in regioni dove la crescita è più lenta, per esempio quella del Capo occidentale.

Modelli di impianto
Tendenzialmente gli agrumi sono piantati in modo estensivo in determinate aree, specialmente nelle regioni calde. A causa dell’aumento dei costi di impianto e della necessità di un tempestivo pareggio economico, unita a quella di avere alberi con chiome compatte, carichi di frutti, in posizione soleggiata, la densità delle piante negli agrumeti è andata via via aumentando. Inoltre, la nuova ondata di sviluppo tecnologico relativamente al mantenimento delle dimensioni degli alberi, e in modo particolare la potatura, conferisce agli agrumicoltori maggiore familiarità con gli impianti a più elevata densità. Nelle regioni più calde, dove si producono arance Valencia e pompelmi, la distanza tra le piante comunemente adottata è di 7 x 3 m o 6 x 3 m, mentre nelle regioni fredde, dove si producono arance Navel, clementine e mandarini satsuma, si va da distanze più ampie, di 6 x 3 m, a distanze più ravvicinate, di 4,5 o 5 x 2 m.

Preparazione del suolo
Sui terreni delle regioni settentrionali, il cui elevato potenziale richiede leggere correzioni di pH o non le necessita affatto, viene generalmente eseguita solo la rippatura (o ripuntatura o scarificazione) e i costi della preparazione del suolo risultano di conseguenza abbastanza contenuti. Nella provincia del Capo occidentale, la preparazione del terreno è più dispendiosa a causa degli elevati costi richiesti dalla rippatura e dall’aratura. La correzione del pH del terreno e altri potenziamenti (fosforo e, a volte, microelementi) vengono aggiunti in una doppia aratura. Spesso sono necessari costosi sistemi di drenaggio del terreno e, inoltre, in molti casi si ritiene che la porca costituisca un drenaggio aggiuntivo là dove vi sia un elevato contenuto di argilla nel terreno.

Barriere frangivento
Praticamente tutti gli agrumeti del Sud Africa sono dotati di barriere frangivento e molti sono i tipi testati oppure utilizzati. L’albero che maggiormente si presta a questo impiego è la Casuarina cunninghamiana Miq., ma a volte vengono utilizzati anche il pino di Monterey (Pinus radiata D. Don) e la Grevillea robusta A. Cunn. Nella provincia del Capo occidentale, alberi a foglie decidue vengono spesso utilizzati come barriere frangivento secondarie insieme con Casuarina cunninghamiana: è il caso, per esempio, di Alnus cordata e Populus simonii (sin. P. obtusa).

Orientamento dei filari
Anche se non è così determinante piantare filari in direzione nordsud nelle regioni settentrionali (bassa latitudine, inverni secchi), ciò viene ancora comunemente fatto. A latitudini più meridionali, dove l’angolo del sole è estremo e dove pioggia o rugiada mantengono l’albero bagnato per lunghi periodi durante il raccolto, è essenziale piantare filari in direzione nord-sud.

Irrigazione e fertirrigazione
I più comuni sistemi di irrigazione sono rappresentati da microirrigatori a spruzzo, mentre in alcuni agrumeti si utilizzano sistemi aerei. Di recente, comunque, i sistemi di irrigazione a goccia sono diventati sempre più comuni insieme con l’impiego sempre maggiore della fertirrigazione a goccia dove il pH e la conduttività elettrica sono controllati grazie a una bilanciata soluzione nutritiva, fornita giornalmente per limitare lo sviluppo delle radici nel tentativo di controllare la fenologia della pianta. Per ottenere una buona qualità alimentare degli agrumi, la carenza di acqua nel periodo di pre-raccolta (irrigazione limitata o mancanza di irrigazione) è divenuta una pratica acquisita, per esempio nel caso del satsuma.

Fertilizzazione
La fertilizzazione degli alberi da frutto si basa esclusivamente su dati di analisi fogliare svolte annualmente sulle foglie di rametti terminali fruttiferi e sui rapporti relativi ai precedenti raccolti degli agrumeti per quanto attiene alla resa, alle dimensioni dei frutti, alla loro qualità e alle precedenti fertilizzazioni. Il terreno viene fertilizzato con fosforo e magnesio, mentre la concimazione fogliare viene adottata per la somministrazione, se necessaria, di magnesio e microelementi (rame, boro, zinco, manganese e molibdeno). La correzione del pH del terreno viene ottenuta con l’aggiunta di limo ricco di calcite e dolomite, mentre i problemi dovuti a penetrazione dell’acqua e salinità vengono affrontati attraverso l’utilizzo di gesso.

Potatura
In alcune regioni si assiste a una tendenza verso la potatura selettiva manuale o con l’ausilio di attrezzature pneumatiche. Molti agrumeti di estensione considerevole vengono comunque potati meccanicamente.

Manipolazioni colturali
Le tecniche di miglioramento della pezzatura e dell’allegagione dei frutti vengono applicate a seconda delle esigenze delle varietà di agrumi. Generalmente, l’acido gibberellico e l’anulazione del tronco o delle branche sono impiegati per migliorare l’allegagione, e le diluizioni chimiche con auxina sintetica oppure la diluizione manuale sono utilizzate per influire sul peso del raccolto e/o aumentare la pezzatura dei frutti.

Insetti nocivi e malattie
In primavera e in estate, le regioni Sud Africane più calde e maggiormente umide sono infestate da insetti in grado di compromettere, in un tempo relativamente breve, un raccolto altrimenti perfetto. I problemi principali sono causati da Scirtothrips citri su giovani frutti e richiedono l’utilizzo di prodotti chimici, sconvolgendo in tal modo il naturale equilibrio e causando, più avanti nel tempo, ripercussioni da parte di altri insetti nocivi, per esempio acari. La cocciniglia rossa forte resistente ai fosforganici è un problema ovunque, così come lo pseudococco, mentre la drosofila (mediterranea e nativa) e la Thaumatotibia (Cryptophlebia) leucotreta possono risultare problematiche in molte regioni in determinati anni. Si registra una tendenza comune verso i programmi IPM (Integrated Pest Management), che prevedono l’introduzione di predatori e un intervento chimico minimo. Le principali malattie trasmesse attraverso il terreno sono rappresentate dal marciume radicale causato da Phytophthora e dal nematode degli agrumi; la maculatura nera degli agrumi (causata da Guignardia citricarpa) e la maculatura bruna (dovuta ad Alternaria alternata) causano, nelle regioni subtropicali, malattie fogliari con un importante impatto commerciale.

 


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