Volume: gli agrumi

Sezione: ricerca

Capitolo: agrumi ornamentali

Autori: Francesco Sottile, Fabio De Pasquale

Premessa

L’uso degli agrumi come ornamento, nel mondo, ha una storia millenaria che si lega indissolubilmente con l’evoluzione e le migrazioni dei popoli, l’interesse dei mercanti che da Oriente si sono spostati verso Occidente, il culto della conoscenza botanica del genere Citrus presente in buona parte della fascia climatica tropicale e subtropicale. E con il termine “ornamento” non si intende esclusivamente il diletto che può derivare dalle piante, quanto il ruolo che i frutti singolarmente, le fronde fruttificanti, le fronde fiorite, i fiori in grappolo ovvero l’albero intero, sia in campo sia in vaso, giocano nel dare piacere ai sensi dell’essere umano. Dobbiamo certamente agli Arabi il primo evidente esempio di interesse in tal senso per la diffusione della specie e dei sistemi innovativi per la sua coltivazione nel Mediterraneo da cui è derivato un importante ruolo decorativo, di diletto per la vista e per l’olfatto. Essi riconobbero, soprattutto nei limoni e nei cedri, proprietà aggiuntive rispetto a quelle esclusivamente alimentari, riportando una serie di benefici di natura terapeutica e cosmetica che ne potevano derivare. Fino all’era della diffusione della cultura islamica, l’uso degli agrumi come pianta ornamentale non ha particolari riscontri. Virgilio, in Historia naturalis, parla del cedro come di una pianta simile all’alloro apprezzandone la tenacia dei rami, delle foglie persistenti e l’aroma dei fiori, come caratteristiche tutte importanti per una pianta da ornamento. Plinio, in modo più esplicito, dice che il cedro “…serve da ornamento delle case”; nelle successive opere di agricoltura dell’epoca romana, vengono forniti numerosi dettagli della propagazione e coltivazione di questa specie, anche in vaso, indicando i primi sistemi di protezione per la difesa delle piante dal freddo. La cultura islamica, invece, mostra un legame straordinario con gli agrumi, per il loro contributo all’estetica e all’ornamento, e ancora oggi chiari e magnifici esempi esistono in diverse aree del bacino del Mediterraneo: in Spagna, la moschea di Cordoba ma anche a Granada e a Siviglia; in Italia, tra tutti, il giardino islamico all’interno del Castello di Maredolce a Palermo (il Giardino della Fawarah). L’esaltazione del senso ornamentale che questa specie è in grado di assumere viene raggiunta in epoca rinascimentale quando, prioritariamente in Italia e con particolare evidenza in Toscana, culla del nostro Rinascimento, gli agrumi giocano un ruolo preminente nel percorso culturale che fa riferimento all’estetica. In questo contesto, peraltro, si sviluppa proprio l’arte della realizzazione di giardini per il diletto della nobiltà e gli agrumi sono sempre il baricentro intorno al quale ruotano tante altre specie ornamentali da fronda e da fiore. Per una maggiore varietà di forme e di colori, soprattutto nel periodo mediceo, iniziò peraltro anche una consistente attività di importazione di nuove varietà, spesso prive di interesse alimentare, che venivano trasportate dal continente asiatico in contenitore. La coltivazione in vaso assume pian piano connotati di tecnica agronomica raffinata: nelle regioni del Nord Italia, ma anche in tutta Europa, al di sopra di certe latitudini, gli agrumi evidenziano intolleranza alle basse temperature con problemi di sopravvivenza.Attraverso l’allevamento in contenitore, disponendo le piante in ambiente protetto, durante l’inverno, esse sopravvivevano e venivano esposte di nuovo in pien’aria al ritorno della bella stagione. Nascono in questo modo quelle che con il tempo diverranno le più conosciute Orangeries, che si diffondono in gran parte d’Europa con mirabili esempi in Francia dove pian piano arrivava l’esperienza medicea. l ruolo degli agrumi ornamentali non manca peraltro di esempi, anche in tempi più recenti, nell’alberatura urbana e nell’alberatura di giardini pubblici e privati. Lo stesso può dirsi per l’allestimento estetico di chiostri ed edifici religiosi, dove le piante di agrumi possono assumere anche il doppio ruolo di ornamento e alimentazione. Si ricorda per esempio l’arancio della Basilica di Santa Sabina in Roma che, oltre a essere un esemplare di rara bellezza, è circondato da un alone di mistero grazie alla leggenda che narra che a piantarlo sia stato san Domenico nel 1200. Il riferimento all’uso ornamentale degli agrumi come sistema vivaistico di natura commerciale è certamente storia più recente, che prende avvio in modo consistente sul finire del XX secolo. Questo specifico comparto vivaistico, infatti, a fronte di una disponibilità di ampi comprensori dell’area mediterranea, particolarmente vocati, si affaccia solo oggi nelle statistiche ufficiali mentre prima era solo menzionato in lavori puntuali. La pianta di agrume, infatti, nella sua più diversificata declinazione varietale, ha sempre mantenuto anche un ruolo ornamentale, sebbene le piante siano state sempre realizzate con obiettivi e metodologie decisamente diverse da quelle ornamentali. In questi contesti, alcuni vivaisti siciliani si ritrovavano spesso a soddisfare specifiche richieste con partite di piante in fitocella, che poco o nulla avevano di diverso rispetto a quelle prodotte per il pieno campo, da sottoporre a completa ricoltivazione una volta giunte a destinazione. Il tutto con esiti che dal punto di vista qualitativo sono sempre stati molto scadenti. Da quel momento in poi la storia del comparto è più recente e vicina ai giorni nostri. Lo sviluppo del comparto che ha condotto in circa un ventennio l’Italia, e la Sicilia in particolare, a consolidare una posizione di primato mondiale nella produzione di piante di agrumi ornamentali in vaso, nasce e si sviluppa a seguito di un periodo di crisi dell’agrumicoltura di pieno campo. Il graduale arresto degli impianti di agrumi a causa della forte crisi commerciale del settore determinò, nel giro di pochi anni, un sostanziale ingolfamento dei vivai che producevano piante in fitocella innestate (ordinariamente su semenzali di arancio amaro). I vivaisti dovettero interrompere le fasi iniziali della produzione e studiare soluzioni alternative, di breve periodo, per lo smaltimento delle piante invendute, e di lungo periodo, per il rinnovamento dell’attività attraverso un’adeguata rimodulazione delle infrastrutture e delle tecniche di produzione. Il vivaismo agrumicolo ornamentale oggi fa riferimento a una produzione nazionale di circa 5 milioni di piante prodotte in Toscana, Liguria, Puglia, Calabria e Sicilia (oltre il 90% in Sicilia) ed esportate nel Nord Europa. Nell’Isola, sono le province di Messina, Catania, Siracusa e Trapani quelle maggiormente coinvolte; il messinese (già noto per la produzione di piante di agrumi per il pieno campo) fa registrare oltre 280 ettari di superficie a vivaio, mantenendo spesso un’elevatissima polverizzazione aziendale. Oggi, almeno il 60% delle superfici vivaistiche è in ambiente protetto, ma sono solo poche le aziende che hanno un ciclo colturale completo, dalla propagazione alla commercializzazione. Moltissime aziende vivaistiche di piccole dimensioni, infatti, lavorano piante semi-finite che vengono poi completate da strutture più grandi prima della commercializzazione. In pochi anni le professionalità già presenti sul territorio si sono convertite alla nuova tipologia di produzione, rimodulando i parametri di riferimento della qualità del prodotto verso un vivaismo di carattere esclusivamente ornamentale che ancora oggi coinvolge molti giovani del territorio. Oggi il vivaismo agrumicolo ornamentale, tra continui avanzamenti scientifici e importanti innovazioni tecniche, è orientato al consolidamento di un’elevata competitività locale che si concretizza sempre più in una realtà industriale.

La pianta “tipo” e la sua qualità

Il vivaismo agrumicolo ornamentale è, come accennato, un sistema produttivo e imprenditoriale di buona rilevanza economica che evidenzia una continua evoluzione verso forme, colori e profumi in grado di innovare e accrescere l’interesse dell’utilizzatore finale. Uno degli aspetti evolutivi più importanti ha riguardato il raggiungimento di un elevato standard qualitativo e di una sostanziale flessibilità al confezionamento della produzione. La pianta “tipo” è coltivata in vaso rotondo di diametro variabile e allevata a globo in modo da metterne in evidenza il fusto dal quale si originano i diversi ordini di ramificazione. Un alberello di agrumi con finalità ornamentale, inoltre, deve essere condotto in modo da avere flussi vegetativi idonei all’ottenimento di chiome folte, che devono adeguatamente riempirsi di fiori. Tali obiettivi, in linea generale, sono raggiunti attraverso una serie di ripetute potature realizzate in diversi momenti dell’anno; si riesce in questo modo a ottenere una chioma di qualità in un tempo economicamente ragionevole. Raggiunto un buon grado di maturità, rilevabile dall’equilibrato rapporto tra la chioma e l’apparato radicale, viene indotta la fioritura attraverso una serie di interventi, durante la stagione più fredda, con potature blande e nutrizione minerale adeguata; qualora occorra, le suddette tecniche colturali sono precedute da interventi con fitoregolatori. Dopo il risveglio vegetativo sarà apprezzabile la fioritura e, dopo la cascola fisiologica dei frutti, può avviarsi il finissaggio della pianta lasciando crescere liberamente i rami in modo da evidenziare il portamento assurgente della specie con la fruttificazione ubicata sui rami principali. La pianta ornamentale di agrumi, inoltre, per essere leggera e facilmente trasportabile, è allevata con miscele di substrati con il miglior compromesso tra leggerezza e capacità di ritenzione di elementi minerali e acqua. Tutti questi elementi rappresentano i pochi ma precisi interventi colturali che condensano il miglior sistema per l’ottenimento di una pianta di qualità, dalla quale oggi non si può prescindere per garantirsi l’accesso a mercati esteri, di grande interesse ma anche particolarmente esigenti. Molte di queste specifiche condizioni hanno valore anche per la produzione di piante destinate all’arredo urbano di viali, che oggi rappresentano inoltre parte dell’innovazione nel comparto agrumicolo per scopi ornamentali. La certificazione genetico-sanitaria, con l’indicazione di tutti i requisiti che, a norma di legge, sono contenuti nel passaporto, completa la qualità intrinseca della pianta di agrume ornamentale tale da non essere vettore di virus e virus-simili, ed esplicita ogni riferimento utile a poter seguire la tracciabilità della filiera produttiva.

La produzione e le tecniche

La pianta in vaso di agrume ornamentale è prodotta in vivaio autorizzato e strutturato nel rispetto delle norme vigenti dell’Unione Europea; esse, più specificamente, riguardano le piante destinate al trasferimento in pieno campo ma non escludono quelle prodotte per altre finalità o destinazioni comprendendo, quindi, anche quelle per uso ornamentale. La necessità di disporre di materiale di propagazione sano, ovvero che rispetti la citata normativa, ha spesso indotto, se non obbligato, i vivaisti, in forma singola o associata, a mantenere un adeguato numero di piante madri. Germinatoi, bancali di radicazione con letto riscaldato e impianto di nebulizzazione per mist propagation, serre di acclimatazione, ombrai, invasatrici, oltre alle strutture e alle attrezzature per il confezionamento e la movimentazione, rappresentano la dotazione ordinaria di un vivaio impegnato nella produzione industriale di piante di agrumi in vaso per uso ornamentale. Originariamente, la tecnica di produzione di piante di agrumi destinate alla commercializzazione florovivaistica partiva dalla produzione del semenzale, prioritariamente di arancio amaro (Citrus aurantium L.), adesso interamente sostituito dal limone Volkameriano (Citrus volkameriana Ten. & Pasq.) e dal Citrus macrophylla West.; dopo l’attesa di almeno una stagione di crescita, si procedeva all’innesto a marza. Tale sistema produttivo è oggi considerato poco sostenibile dal punto di vista economico, anche se risulta ancora largamente in uso nelle strutture vivaistiche di piccola dimensione, in cui il lavoro di campo è affidato a una conduzione familiare e il cui prodotto è una pianta da ricoltivare. Le imprese vivaistiche che propendono verso l’industrializzazione dell’attività produttiva riconoscono l’importanza di produrre stock di piante di buona qualità e uniformi e tendono quindi a convertire il ciclo produttivo tradizionale “seme - semenzale - innesto” escludendo il seme e riducendo la variabilità ad esso attribuibile. Pertanto, con specifico riferimento alle tecniche di propagazione, è opportuno suddividere i genotipi in coltivazione in due grandi gruppi, ovvero quelli con elevata predisposizione alla moltiplicazione per talea e quelli che, al contrario, evidenziano una capacità di rizogenesi scarsa o nulla. In virtù di questa distinzione, il materiale vegetale (talee e marze) proveniente dalle piante madri viene propagato agamicamente applicando la tecnica di mist propagation. Attraverso tale sistema è possibile ottenere barbatelle franche di piede, da avviare direttamente alla filiera produttiva in vaso di tutti i genotipi che presentano un’elevata capacità rizogena (Citrus limon, Citrus mitis o madurensis, Citrus medica). Sempre attraverso la tecnica della mist propagation si può procedere alla produzione di piante bimembri dei genotipi con scarsa o nulla capacità rizogena partendo da innesti-talea. Tale tecnica, oggi sempre più diffusa nelle strutture vivaistiche opportunamente attrezzate, consiste nel prelevamento contestuale di talee e marze dalle piante madri; l’innesto viene eseguito a tavolo in ambiente condizionato in modo da ottenere, preliminarmente, un complesso di due bionti senza alcuna radice che, solo immediatamente dopo l’innesto, viene disposto in ambiente di radicazione. Più frequentemente il portinnesto appartiene a Citrus volkameriana che viene innestato con marze di Citrus aurantium, C. sinensis, C. deliciosa, ovvero di Fortunella spp. Questa tecnica consente di produrre piante bimembri perfettamente uniformi e in tempi notevolmente ridotti rispetto alla tecnica tradizionale “seme - semenzale - innesto”. In relazione alla stagionalità delle operazioni, nel caso di genotipi caratterizzati da ottima predisposizione alla rizogenesi, le condizioni climatiche di luglio sono ottimali per effettuare il prelievo del materiale vegetale e ottenere le talee con 2-3 foglie. Per la produzione di innesti-talea, invece, il momento ottimale per avviare la radicazione è il periodo primaverile (aprile-maggio), quando il portinnesto risulta in succhio e, quindi, in piena attività vegetativa. Il risultato della radicazione di talee e di innesti-talee può considerarsi ottimale quando il rendimento supera il 90% con densità di 400-500 talee/m2, con un elevato numero di radici per talea (oltre 7-8) e una buona ripresa vegetativa già in bancale. Il suddetto risultato dipende dal controllo dell’UR (80-90%) del microambiente nel quale si effettua la lavorazione del materiale vegetale, dal substrato di radicazione (ottimale è una miscela di torba e agriperlite al 50%), dalla temperatura basale del bancale non inferiore a 20 °C, dal trattamento rizogeno della base della talea (prodotti a base di NAA), dal controllo continuo dell’UR dell’atmosfera del bancale che, in eccesso o in difetto, può determinare rispettivamente un rallentamento della radicazione o una dannosa filloptosi. In questo caso, il ciclo di produzione della pianta di agrumi ornamentali con frutti può ridursi fino a 18-24 mesi, tenendo conto che la presenza di frutti sia pure di piccola dimensione conferisce alla pianta un discreto apprezzamento. In tal modo, peraltro, è più facile produrre stock di piante uniformi e, grazie al breve ciclo produttivo, la produzione può adattarsi meglio ai mutamenti delle richieste di mercato. Nella tradizionale tecnica di produzione delle piante bimembri, per la produzione dei portinnesti i semi vengono posti a germinare su bancale già dalla fine di dicembre, sotto apprestamenti protettivi. Le plantule vengono quindi trapiantate in fitocella quando hanno uno sviluppo di 10-15 cm e proseguiranno nel primo anno di sviluppo fino a raggiungere un calibro minimo per poter essere innestate a marza a circa 15-18 mesi dalla germinazione. La pianta innestata, spesso allevata in fitocella o in vaso di polietilene rigido nero, dovrà essere gestita in vivaio per almeno altri 24-36 mesi dall’innesto prima di poterla avviare alla commercializzazione. La pianta di agrume ornamentale, comunque prodotta, subisce il primo taglio, per determinare l’altezza dell’imbrancatura, nel vaso definitivo, che in qualche caso viene sostituito con il vaso nuovo di uguale diametro al momento della commercializzazione. La scelta del diametro del vaso è un momento importante perché correlato all’altezza dell’imbrancatura e al diametro della chioma, nonché ai rapporti diretti con il committente che ne precisa sempre la dimensione. La tecnica di coltivazione della pianta, nel vaso del diametro di 20, 18 o 15 cm e su adeguato substrato, prevede la libera vegetazione per i primi 6-8 mesi; quando l’apparato radicale è sufficientemente sviluppato e in equilibrio con la chioma viene effettuato il primo intervento di drastica potatura; la vegetazione che ne deriva sarà caratterizzata da rami a internodi raccorciati e da rami con sviluppo standard. Attraverso le successive potature, ripetute con continuità, i secondi saranno opportunamente contenuti mentre dalle gemme ascellari dei primi si avrà produzione di fiori e di frutti. Ultimata la cascola fisiologica dei frutti si inizia il finissaggio della pianta con interventi di potatura mirati a creare una pianta di qualità. Il vaso, oggi esclusivamente di polietilene rigido con prevalenza di colore tipo coccio, può essere di dimensioni variabili e la sua capacità dipende, come è ovvio, dalla dimensione finale della pianta che si intende produrre. In linea generale, la chioma della pianta prodotta e l’altezza complessiva della stessa devono essere, rispetto al vaso che la contiene, approssimativamente il doppio del diametro e poco più del doppio dell’altezza; senza facili generalizzazioni, questo tipo di proporzioni rappresenta un giusto equilibrio tra la qualità della pianta prodotta e la capacità del vaso di contenerla e, con gli adeguati apporti idrico-minerali, di sostenerla dal punto di vista nutritivo. La moderna tecnica vivaistica tende a ridurre al minimo i travasi e molto spesso le piante, dopo le operazioni di propagazione, vengono trasferite direttamente nel vaso finale. Negli ultimi anni si sta consolidando anche la produzione di piante in vaso di dimensioni inferiori rispetto al classico Ø 20: se viene usato il vaso Ø 15 rispetto a quello Ø 20 la densità di piante per metro quadrato di vivaio può raddoppiare e l’efficienza nella fase di confezionamento e trasporto può triplicare. Un approccio tecnico differente riguarda le piante in conca e in vasca; sono esemplari di grandi dimensioni, per la cui preparazione sono necessari diversi anni di coltivazione oltre a cure e attenzioni specifiche. Altra tipologia di produzione, infine, è quella relativa alle piante di agrumi da viale, che sono allevate in contenitore e caratterizzate da un fusto molto alto per via di un’imbrancatura a 1,80 m dal colletto. La tecnica di produzione di questa tipologia di piante è riferibile alla linea tradizionale “seme - semenzale - innesto”; è importante allevare in contenitore e con tutore il semenzale del portinnesto per tre o più anni fino all’altezza di 2,00 m dal colletto. Nella primavera successiva al raggiungimento di tale sviluppo si esegue l’innesto con la specie e/o la cultivar prescelta, a seguito del quale la pianta riceverà le stesse cure di quelle di produzione ordinaria.

La nutrizione idrico-minerale

Eventuali squilibri nutritivi possono danneggiare, anche irrimediabilmente, la pianta di agrumi ornamentale. In tal caso, infatti, sono rare le opportunità di recupero, soprattutto quando l’evidenza del danno comporta manifestazioni a carico della chioma. In tale evenienza, le piante potranno essere recuperate solo attraverso ricoltivazione con una potatura drastica e ripetendo tutte le tecniche descritte. La gestione della nutrizione minerale della pianta di agrumi in vaso è strettamente connessa con la tipologia di substrato di coltivazione e con l’acqua utilizzata per l’irrigazione. Il substrato commerciale per la sua specifica composizione può essere sfruttato in maniera ottimale nei primi 10-12 mesi prima che si renda evidente un suo decadimento. Il ciclo biologico degli agrumi risente, quindi, negativamente del fenomeno “mineralizzazione” a carico del substrato; per tale ragione, si è diffuso l’uso di rinnovare parte del substrato di coltivazione sostituendo e integrando una parte del pane di terra; è tuttavia indispensabile un buon impianto di fertirrigazione altamente informatizzato, in grado di trasmettere in tempo reale dati di umidità e conducibilità del substrato e, se necessario, dare un segnale per l’intervento di modulazione. Per quanto attiene alla tipologia di substrato, le miscele ottimali presentano un equilibrato rapporto C/N e un’adeguata capacità di ritenzione idrica, caratteristiche indispensabili per una corretta gestione in vivaio, sia della nutrizione minerale sia di quella idrica. La qualità dell’acqua aziendale dovrà essere nota e periodicamente monitorata, in quanto assume rilevanza nella composizione delle soluzioni nutritive standard per le diverse fasi fenologiche. Lo stesso dicasi per la composizione chimica dell’acqua, per le inevitabili relazioni tra essa e l’apporto dei sali e dell’acido nitrico per l’ottenimento delle soluzioni nutritive. Le piante di agrumi, infatti, si caratterizzano per una fortissima suscettibilità alla salinità della soluzione nutritiva; a prescindere dal diverso rapporto tra gli elementi minerali, i valori ottimali di conducibilità delle soluzioni nutritive dovrebbero oscillare tra 1500 e 1800 µmhos/cm. Quando la conducibilità elettrica (EC, Electric Conductivity) dell’acqua supera il valore di 500-600 µmhos/cm è opportuno intervenire con un adeguato trattamento di osmosi inversa o similare, per eliminare gli elementi dannosi o in eccesso, riuscendo peraltro a utilizzare l’acqua con tale conducibilità, così com’è o acidulata, tutte le volte che la conducibilità del substrato dovesse superare i 18002000 µmhos/cm. Per tutte queste evidenze, in una corretta attività vivaistica l’EC della soluzione nutritiva in corso di utilizzazione viene monitorata in tempo reale e continuativamente da un buon impianto di fertirrigazione collegato a un adeguato software. Nella coltivazione delle piante di agrumi in vaso per finalità ornamentali è assolutamente indispensabile operare nel rispetto delle due fasi fisiologiche più importanti, quella vegetativa e quella riproduttiva, il cui andamento è in grado di modificare sensibilmente la qualità finale della pianta. In tale corrispondenza, sono stati elaborati, con l’esperienza di vivaio e il supporto della ricerca scientifica, diversi protocolli in relazione alle esigenze specifiche. Tali protocolli sono oggi abbastanza generalizzabili per tutto il genere Citrus, che non evidenzia grande variabilità in termini di esigenze e consumi. Un po’ diverso è l’approccio al genere Fortunella. Per favorire l’induzione a fiore delle gemme vengono spesso proposte, ancorché in via sperimentale, sostanze ormonali ad azione brachizzante; esse, tuttavia, oltre a non essere sempre efficaci e ad avere un’azione non sempre univoca, negli agrumi hanno un lento effetto, che perdura nel tempo e che spesso influenza negativamente la fase vegetativa essenziale nel finissaggio della pianta, compromettendo anche un congruo ingrossamento del frutto. La fertirrigazione oggi viene effettuata quasi esclusivamente con sistemi localizzati, vaso per vaso; il numero e la durata degli interventi variano certamente a seconda del volume del vaso, delle condizioni ambientali, del substrato nonché dello stadio fenologico della pianta. È ormai sempre più frequente l’ausilio di sistemi informatizzati in grado di gestire intere serre di coltivazione con specifiche programmazioni che tengano conto delle particolari condizioni ed esigenze del materiale vegetale, in modo da poter opportunamente differenziare le cure colturali.

Gli ambienti

Se è vero che la produzione vivaistica di agrumi, nelle aree rivierasche dei Paesi del Mediterraneo della fascia subtropicale, può essere gestita anche in pien’aria, nel caso specifico degli agrumi ornamentali, trattandosi di produzioni di alto pregio in cui uniformità della chioma e assenza di evidenti difetti estetici sono parametri di qualità finale, i vivai specializzati effettuano il ciclo produttivo sotto coperture di diverso tipo. Fermo restando l’obiettivo di protezione fisica delle piante, adottando specifiche coperture è possibile governare meglio la stagione fredda, ancorché senza riscaldamento artificiale, in modo da consentire una migliore gestione dell’accrescimento delle piante e della successiva fase di germogliamento e fioritura. Gli apprestamenti protettivi di maggiore diffusione fanno capo a due diverse tipologie: rete antigrandine fissa e film plastico per la stagione più fredda, parzialmente rimovibile meccanicamente o manualmente. Altrettanto importante è il suolo su cui poggiano i vasi all’interno della serra; senza opportuni accorgimenti, infatti, esso può essere fonte di trasmissione di malattie a carico dell’apparato radicale. Per tale ragione, il piano di terra su cui poggiano i vasi viene isolato: il terreno agrario, dopo essere stato livellato imponendo una leggera pendenza ben distribuita, viene coperto da teli di plastica con i lembi sovrapposti e al di sopra viene disposto un telo di tipo tessuto-non tessuto e, infine, 5-8 cm di pietrisco di media granulometria sul quale poggiano i vasi. Va detto, infine, che alcune aziende estremamente specializzate hanno già optato per impianti vivaistici su battuto di cemento che, per quanto di bassa sostenibilità ambientale, rappresentano un’innovazione per una gestione più accurata senza alcun condizionamento pedologico e sanitario.

I genotipi, le forme e i colori

L’agrumicoltura ornamentale è legata a diverse specie del genere Citrus e Fortunella, con diverse cultivar e accessioni, che forniscono buona parte del patrimonio genetico che oggi risulta maggiormente utilizzato nel comparto. La maggior parte delle piante complessivamente prodotte in questo settore appartiene al genere Citrus e in particolare alla specie limon; di esso la cultivar più rappresentata è la Lunario. La sua specifica rifiorenza, la forma del frutto allungata, l’elevata forza di resistenza al distacco che conferisce al frutto una sostanziale persistenza sulla pianta, la colorazione verde intenso della chioma sono tutte caratteristiche che hanno contribuito ad accrescerne la diffusione e l’apprezzamento da parte del consumatore. Sono diverse le accessioni e cultivar utilizzate dai vivaisti per la produzione di piante con peculiari attrattività. Domina evidentemente l’appariscenza del frutto, per forma, colore o anomalie morfologiche che creano curiosità e, conseguentemente, richiesta commerciale. È il caso del Citrus medica var. Sarcodactylis, comunemente denominato “Mano di Buddha” che attrae sempre un vasto pubblico di consumatori per le peculiari forme del frutto, anche se manifesta carenze nella qualità della chioma e specifiche sensibilità entomologiche. Non mancano le molteplici forme, colori e morfologie fogliari nell’ambito della grande famiglia dell’arancio amaro, dei limoni, del bergamotto, del chinotto, delle lime, dell’arancio dolce, del mandarino, dei limoni cedrati ecc. che sono sempre presenti, sia pure in quantità e disponibilità più limitate, nelle grandi forniture dei vivai a gestione industriale. Anche il calamondino (Citrus mitis) è una specie considerata interessante, sebbene oggi la produzione sia limitata a piante di ridotte dimensioni e in vaso piccolo (Ø 14-15). Rilevante è la quota di produzione riservata alle specie del genere Fortunella; i kumquat, come spesso vengono accomunati, sono particolarmente apprezzati per l’abbondanza della fioritura e della fruttificazione, ben equilibrata e persistente. Tra essi abbastanza diffusi sono F. hindsii, F. obovata e F. margarita, che si dividono equamente la parte di produzione ad essi riservata. La specie hindsii è apprezzata per la precocità della maturazione dei piccoli frutti, mentre la specie margarita, la più diffusa, è nota per le abbondanti e caratteristiche fruttificazioni primaverili. Molto diffuso è anche l’uso di Citrus aurantium, soprattutto con accessioni che presentano forme e colorazioni di frutto, morfologia fogliare o comportamento vegetativo sostanzialmente diversi da quello standard. L’arancio amaro, peraltro, spesso con piante propagate per seme, è stato molto utilizzato nelle alberature stradali e negli ornamenti di viali e di ville soprattutto per via delle intense colorazioni della vegetazione e dei frutti e in considerazione anche della forte resistenza al distacco peduncolare che rende la fruttificazione molto persistente. Lo sviluppo, come accennato, della produzione di piante da viale ha reso disponibile, anche per tali finalità, una serie di genotipi che fanno riferimento sia al genere Citrus sia al genere Fortunella, che hanno molto diversificato la gamma di piante oggi in commercializzazione. Con il crescere dell’importanza del settore, alcune istituzioni di ricerca nazionali hanno attivato progetti di miglioramento genetico finalizzati a diversificare la forma del frutto, la morfologia della pianta, i colori e il profumo. Alcuni di essi sono entrati a far parte delle ordinarie produzioni vivaistiche, sia pure limitatamente, come per esempio il Limone Rosso ISA e l’ibrido Reale (clementine Monreal x F. hindsii) derivati da attività di ricerca del CRA-ACM di Acireale. Sono attualmente in valutazione, invece, alcuni ibridi che derivano prevalentemente da incroci interspecifici, in certi casi anche a ploidia diversa, quasi tutti derivati dal limone e che in fase preliminare hanno manifestato interessanti caratteristiche migliorative rispetto al più diffuso Lunario. Per quanto concerne il portinnesto, quando ritenuto indispensabile in alternativa alla produzione di piante franche di piede, la scelta più diffusa ricade sul C. volkameriana o su Alemow (C. macrophylla); in casi più limitati trovano uso anche i citrange. Le piante di agrumi per uso ornamentale si prestano a una molteplice varietà di forme di allevamento: non vi è dubbio che la forma più diffusa è quella ad alberello con la chioma a globo, con un volume variabile in funzione dell’altezza del fusto e della dimensione del vaso. Le piante così allevate sono quelle che vengono prodotte in maggiore quantità e in linea industriale ad alta specializzazione e che, contestualmente, trovano larga diffusione nei mercati del Nord Europa e in diversi Paesi extracomunitari. Esiste poi una vastissima gamma di forme: le piramidi, le conche di grandi dimensioni, aperte o chiuse, spesso costituite da genotipi appartenenti a specie diverse, e le spalliere di varia dimensione con una o più piante. Tutte queste forme possono avere altezza variabile ma non superiore a 2 m, limite posto dai sistemi di trasporto ordinario. Va da sé che queste particolari tipologie rappresentano una piccolissima parte della produzione delle piante ornamentali di agrumi. In alcuni casi, soprattutto nel Nord Italia, piante di tale forgia e pregio adornano i giardini delle ville private per poi essere nuovamente ricoverate presso i vivai durante la stagione fredda, quando in pien’aria potrebbero essere danneggiate dalle basse temperature.

Considerazioni conclusive

La floricoltura è una branca dell’agricoltura intensiva che si distingue per cicli di produzione più brevi di altre colture protette; essendo caratterizzata da investimenti notevoli, è tra le poche attività agricole che si prestano a essere condotte con modelli industriali. Il complesso mondo del vivaismo ornamentale legato alle piante di agrumi si avvia sempre più verso un sistema di produzione industriale di consolidata tecnologia. Le numerose aziende, singole o associate, che hanno contribuito alla crescita e allo sviluppo di un settore economico di tale importanza sono oggi proiettate verso nuovi mercati anche molto lontani dalle zone di produzione, ma molto recettivi. La logistica dei trasporti è sempre in fase evolutiva anche in termini di miglioramento dell’efficienza delle rispettive combinazioni; è auspicabile, peraltro, che anche nel settore florovivaistico si registri un deciso orientamento a favore di trasporti più sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. Il contemporaneo adeguamento della logistica della commercializzazione e l’impegno verso la massimizzazione della qualità e l’omogeneità del prodotto, non disgiunta dal contenimento del costo unitario del prodotto, sono tutti fattori che contribuiscono sensibilmente all’industrializzazione dell’attività produttiva. È auspicabile che i risultati dell’attività di ricerca in corso e il miglioramento dei trasporti siano sufficienti a industrializzare, sempre più, l’attività produttiva degli agrumi ornamentali. Per raggiungere tale obiettivo, un contributo sostanziale è stato offerto dalle moderne tecniche di propagazione per talea e innesto-talea che, oltre a permettere una maggiore uniformità del prodotto, riduce sensibilmente i tempi di produzione e di conseguenza la permanenza in vivaio. Esse, ampiamente descritte, sono oggetto di collaudo da parte di vivaisti pionieri in un’attività sperimentale di sviluppo pre-competitivo che coinvolge vivaisti ed enti di ricerca in univocità di intenti e obiettivi. In tale contesto, come in diversi altri, infatti, il miglioramento del settore nasce e si sviluppa sulla continua convergenza di intenti tra imprese e ricercatori impegnati nel settore. L’affinamento delle tecniche di propagazione, ma anche gli aspetti di nutrizione idrica e minerale spesso correlati ai singoli genotipi o alle singole combinazioni di innesto, unitamente a tutto ciò che è relativo alla scelta del substrato e al dimensionamento del contenitore, sono tutti aspetti che sviluppano esigenze di approfondimenti che possono essere rapidi se perseguiti con l’apporto di tutte le componenti impegnate nel settore. Va comunque ribadito che le tecniche di produzione e di gestione descritte nei paragrafi precedenti sono riconducibili ad ambienti costieri mediterranei, a clima tropicale o subtropicale, e pertanto non sempre generalizzabili in altre aree, ancorché idonee all’agrumicoltura.

 


Coltura & Cultura