Volume: gli agrumi

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: agrumi in Marocco

Autori: Mohamed El Otmani

Introduzione

Il Marocco è situato nell’estremità nordoccidentale del continente africano. Gli agrumi vennero introdotti nel Paese dagli Arabi parecchi secoli fa e l’agrumicoltura prese il via durante la prima metà del XX secolo, sotto il protettorato francese. Fino agli anni ’80 il panorama agrumicolo era dominato da tre varietà principali: il clementine Cadoux (conosciuto anche come clementine Fina) e le arance Washington Navel e Valencia Late. Attualmente, lo spettro delle varietà è diversificato e include quelle a maturazione precoce, il cui raccolto avviene a metà settembre, e quelle tardive, raccolte in luglio. L’industria si basa principalmente sul mercato del fresco, mentre la percentuale di prodotto destinata alla trasformazione è inferiore al 10% del totale. Questo documento illustra, oltre agli impieghi convenzionali degli agrumi (consumo fresco o sotto forma di succhi), altri utilizzi meno noti, ma altrettanto importanti.

Produzione e distribuzione degli agrumi

La coltivazione di agrumi in Marocco copre una superficie di 92.000 ettari e gli agrumeti sono concentrati principalmente in quattro regioni. La principale, con 34.000 ettari, è quella di Souss, seguita da Gharb, con poco meno di 20.000 ettari, Oriental, con 18.000 ettari e Tadla, con 14.000 ettari. La superficie di terreni coltivati ad agrumi nelle regioni di Haouz e Loukkos si attesta rispettivamente sui 5000 e 2000 ettari. La produzione di agrumi in Marocco nel 2010-2011 ammontava a 1,7 milioni di tonnellate per un totale di area coltivata pari a 92.900 ettari. Le arance costituiscono circa il 50% della produzione e la metà di questo volume è rappresentata dalle Valencia Late. I cosiddetti easy peelers, cioè gli agrumi di facile sbucciatura (che comprendono il clementine, i mandarini Nova e Ortanique ecc.), costituiscono il 46% della produzione, di cui oltre il 90% è di clementine (tra le numerose varietà: Nules, Brune, Orogrande, Cadoux, Nour ecc.). Negli ultimi 25 anni sono stati registrati grandi cambiamenti in ambito produttivo: fino agli anni ’90 le arance sono state protagoniste indiscusse del panorama produttivo, coprendo oltre il 70% della produzione totale e delle esportazioni, mentre oggi la produzione di arance è circa pari a quella degli easy peelers e il mercato delle esportazioni è dominato da questi ultimi. Questi dati sono indicativi di una svolta nelle preferenze di mercato. Il Marocco produce una scarsa quantità di pompelmi e di limoni.

Destinazione degli agrumi

Consumo fresco
Furono i colonizzatori francesi insediatisi agli inizi del Novecento nella parte settentrionale del Paese, più in specifico nella regione di Gharb, a introdurre in Marocco la produzione di agrumi, destinata inizialmente all’esportazione verso la Francia e il resto d’Europa. Oggi, il prodotto fresco è rivolto tanto al mercato locale quanto a quello delle esportazioni. Sulle bancarelle di frutta e verdura fresche allestite nei mercati tradizionali (souk) si possono trovare solo agrumi o sia frutta e verdura. In genere, la frutta arriva nei mercatini locali senza transitare attraverso industrie di imballaggio e confezionamento: viene raccolta e trasportata direttamente al mercato. La frutta destinata all’esportazione, invece, dopo la raccolta, viene trasportata nelle industrie preposte all’imballaggio dove è sottoposta a diverse operazioni mirate a tutelarne la qualità e la freschezza durante il trasporto fino al consumatore e la fase successiva di immagazzinamento. I frutti vengono confezionati, secondo una particolare disposizione, in cassette di plastica, cartone o legno. I singoli colli vengono poi pallettizzati, ovvero trasferiti su bancali, e caricati su container refrigerati, all’interno dei quali compiranno l’intero tragitto fino al punto di destinazione. La proporzione delle esportazioni varia in base tanto alla produzione interna quanto a quella degli altri Paesi produttori ed esportatori. In genere, in Marocco si esporta circa il 40-50% della produzione agrumicola totale. La percentuale rimanente è destinata al mercato locale (40-50% della produzione totale) o alla trasformazione (5-10% del totale), in particolare alla produzione di succhi. Fino alla fine degli anni ’90 l’Europa occidentale, e soprattutto i Paesi dell’Unione Europea (UE), rappresentava il primo mercato di esportazione degli agrumi marocchini. Nell’ultimo decennio, tuttavia, il primato di maggior importatore di agrumi dal Marocco è passato alla Russia, che ha privilegiato le categorie easy peeling. Le destinazioni principali a cui sono rivolti gli agrumi marocchini nel mercato dell’UE sono i Paesi Bassi, la Francia e l’Inghilterra.

Trasformazione e sottoprodotti
La trasformazione degli agrumi non ha mai rappresentato una priorità per i coltivatori di agrumi marocchini, e le ragioni sono da ricercarsi negli elevati costi di produzione e nei bassi ricavi del prodotto lavorato, che viene venduto a meno della metà del prezzo con cui viene commercializzata la frutta fresca sul mercato interno e in quello delle esportazioni. In effetti, è destinato alla trasformazione meno del 10% della produzione, principalmente costituito da arance (in seguito al calo delle esportazioni registrato negli ultimi anni) e scarti delle industrie di imballaggio. L’industria della trasformazione è incentrata principalmente sulla produzione di succhi, oli essenziali (estratti dalla buccia) e pellet o mangimi per animali (derivati dall’essiccamento della buccia e di altre parti di scarto). La polpa rimasta dall’uso delle scorze d’arancia viene impiegata anche per la produzione di marmellate. Questi prodotti sono principalmente destinati al mercato locale.

Altri impieghi
Il limone è uno degli agrumi più versatili: lo ritroviamo in diverse forme e preparazioni, per esempio spremuto, a fette o in salamoia. Il succo estratto dal frutto fresco può essere utilizzato per insaporire piatti come le insalate, il tajine (piatto tradizionale marocchino, a base di carne rossa o bianca, oppure pesce, mescolato con verdure, olive ecc.) e il pesce. Sempre per dare aroma ai piatti, si può aggiungere limone fresco a fettine o in salamoia. In alcune ricette, i limoni in salamoia possono essere abbinati alle olive, da sole o accompagnate da altre verdure, sempre in salamoia. Le scorzette ricavate dalla buccia, infine, vengono utilizzate per conferire aroma ai secondi a base di carne e ai dolci. Una semplice bevanda ottenuta mescolando insieme succo di limone e acqua (il succo di mezzo limone diluito in un bicchiere d’acqua), bevuta al mattino a digiuno, garantisce all’organismo il giusto apporto di vitamina C, fornisce energia e aiuta a riequilibrare l’intestino. La stessa bevanda, assunta indifferentemente la mattina o la sera, rafforza il sistema immunitario e protegge dalle malattie da raffreddamento. Aggiungere alcune fettine di limone nelle bevande gassate, invece, oltre a renderle più fresche e dissetanti, aiuta a eliminare i gas intestinali in eccesso. L’acido citrico e gli altri acidi contenuti nel succo di limone fresco possiedono note proprietà battericide, particolarmente utili ai grandi consumatori di insalate crude per ridurre il rischio di intossicazioni alimentari. Inoltre, uno dei rimedi naturali più diffusi per alleviare il mal di gola consiste nell’assumere il classico preparato della nonna a base di acqua calda, limone e miele. Vecchio di secoli è anche l’accorgimento, in caso di punture d’insetti, di applicare una fettina di limone per alcuni minuti sulla zona della puntura. L’industria di estrazione degli oli essenziali dai petali dei fiori è un’industria minore, ma ha radici molto antiche. Dai petali dell’arancio amaro si estraggono numerosi oli. Uno dei più noti è il “Dar Belamri”, che prende il nome dal villaggio (situato nella regione di Gharb) in cui si coltivano gli alberi dai cui fiori viene estratto l’olio. L’estratto di fiori d’arancio viene utilizzato principalmente nell’industria pasticcera per aromatizzare pasticcini, biscotti e dolci di vario tipo. Con le scorze degli agrumi o i petali dei fiori essiccati, lasciati in infusione, si ottengono deliziose tisane e tè aromatizzati; volendo, si possono unire anche ad altre erbe, come il timo. L’albedo, ovvero la parte bianca sotto la buccia, è ricca di fibre, che favoriscono il transito intestinale, e se ne consiglia l’aggiunta alle pietanze, ove possibile, in particolare a chi ha problemi di digestione.

 


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