Volume: gli agrumi

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: agrumi in Brasile

Autori: Duccio Caccioni

L’arancio e altri tipi di agrumi sono stati introdotti in Brasile dai portoghesi all’inizio del XVI secolo. La più antica testimonianza riguardante la coltivazione dell’arancio in Brasile si data al 1540, anche se il grande sviluppo della coltura risale agli anni ’30 del secolo scorso. La crisi della coltivazione del caffè che interessò il Brasile in quegli anni diede spazio all’arancio, che già alla fine del decennio figurava tra le dieci colture agricole più esportate dal paese sudamericano. Dopo il blocco delle esportazioni a seguito della seconda guerra mondiale la coltivazione degli agrumi, e in special modo dell’arancio, ha continuato a crescere in Brasile. Fin dall’inizio degli anni ’50 la coltivazione dell’arancio si è legata alla produzione di succhi, con lo sviluppo di grandi impianti industriali. Un notevole impulso allo sviluppo della coltivazione dell’arancio e della produzione di succhi in Brasile arrivò nel 1962, quando una grande gelata colpì la Florida, all’epoca il maggiore produttore mondiale di arance. Il consolidamento dell’industria brasiliana dei succhi di frutta è avvenuto negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, sempre a discapito della Florida, colpita da eventi meteorologici avversi. Dalla fine degli anni ’80 gli elevati prezzi del succo di arancia hanno attirato numerosi investitori e i nuovi impianti sono cresciuti per alcuni anni con tassi annui del 12-18%. Nel 1980 si contavano 511 impianti industriali per l’estrazione del succo, mentre nel 2010 erano saliti a 1178. Oggi il Brasile è il maggiore produttore del mondo di arance, oltre che di succo di arancia, ed è di gran lunga il maggiore esportatore mondiale dii succo di arancia. Secondo i dati FAO (fonte: FAO STAT) nel 2010 in Brasile sono stati prodotte 19 milioni di tonnellate di arance per un valore di 3,7 miliardi di dollari. Sempre dalle stesse statistiche, il Brasile figura come il primo produttore mondiale, con quantità e valori doppi rispetto agli Stati Uniti, che occupano il secondo posto. Il 70% delle arance prodotte in Brasile viene utilizzato dall’industria di trasformazione. In totale la produzione di succo di arancia (calcolata come FCOJ equivalente; vedi oltre) nel 2010-2011 è stata stimata (Fonte: USDA) in 1,47 milioni di tonnellate (2009-2010: 1,095 milioni di tonnellate). La restante parte dei raccolti (30% circa) soddisfa il mercato interno del prodotto fresco. L’esportazione di arance fresche brasiliane è ridotta e marginale: in valore 14,5 milioni di dollari per 31.800 tonnellate (fonte: SECEX, 2011-2012) avviate principalmente in Olanda, Spagna e Regno Unito. Nonostante dagli anni ’90 la superficie coltivata si sia ridotta dell’8%, la produzione di arance in Brasile si è incrementata del 22%. Questo è dovuto a una migliore produttività degli agrumeti: nel 1990 si producevano in media 257 box per ettaro (1 box = 40,8 kg) mentre nel 2010 si è saliti a 475. Da investimenti di 250 piante per ettaro si è oggi passati a 470 piante per ettaro, e i più moderni impianti ad alta densità contano fino a 833 piante per ettaro. Le coltivazioni di arancio in Brasile coprono circa 800.000 ettari (2012: 808.000 secondo l’USDA). Queste (e i relativi impianti di trasformazione industriale) sono per la maggior parte (84%) collocate nello stato di San Paolo, e in particolare a nord del fiume Tiete. In misura minore (per percentuali tra il 2 e il 4% della produzione totale) vi sono coltivazioni nelle aree di Sergipe (4%), Rio de Janeiro (3%), Bahia (2%), Rio Grande do Sul (2%) e Minas Gerais (3%). In generale quando si parla di “Brasilian Citrus Belt” si intende lo stato di San Paolo e la regione del “Triângulo Mineiro”, aree nelle quali l’86% della produzione è destinata alla trasformazione industriale. Negli anni recenti i maggiori sviluppi della coltivazione si sono tuttavia registrati nelle aree di Sergipe e Bahia, dove si producono per la maggior parte (77%) arance per il mercato del fresco, un mercato crescente visto il forte aumento di popolazione e di potere di acquisto in Brasile. La fioritura avviene da agosto a settembre e la raccolta delle arance in Brasile inizia alla fine di aprile per terminare con il mese di dicembre.

Il mercato del succo di arancia brasiliano

Il Brasile detiene il 53% della produzione mondiale di succo di arancia e il 98% dell’export globale totale del succo. Dal 1962 al 2009 l’industria agrumicola brasiliana ha accumulato qualcosa come 60 miliardi in introiti dall’export del succo di arancia, con una media di 1,3 miliardi all’anno. È tuttavia da notare che dal 1995-1996 al 2010 il settore della produzione di succhi di arancia nel mondo ha registrato un calo del 13% (308.000 tonnellate), decrescita dovuta anche ai differenti stili di consumo dei paesi occidentali. La maggiore perdita è stata peraltro accusata dalla Florida (ñ295.000 tonnellate), mentre il Brasile ne ha risentito in misura assai minore (ñ31.000 tonnellate). Comunque, i due stati coprono ancora l’81% della produzione totale di succo di arancia a livello mondiale. Il Brasile nel campo della produzione dei succhi di arancia detiene oggi il maggiore dinamismo imprenditoriale e il primato nell’innovazione tecnologica per quanto riguarda l’estrazione. A partire dal 2002 questo paese si è dedicato all’esportazione di succo di arancia NFC (Not From Concentrate), che ha caratteristiche qualitative (gustative) migliori e più gradite ai consumatori rispetto al succo concentrato e surgelato (FCOJ, Frozen Concentrated Orange Juice). Una tonnellata di FCOJ a 65 °Brix corrisponde a 5,6 tonnellate di succo NFC a 11,6 °Brix. Bisogna poi aggiungere che una parte del fatturato in esportazione dell’industria agrumicola brasiliana è rappresentata da altri prodotti della trasformazione, quali per esempio gli oli essenziali, il terpene e il d-limonene. Il 90% del mercato dei succhi di frutta brasiliani è rappresentato dall’Europa e dagli Stati Uniti. Negli ultimi anni le industrie brasiliane hanno cercato di diversificare le destinazioni dei loro prodotti puntando maggiormente sull’Asia e sui paesi del Medio Oriente. Negli ultimi venti anni la quota destinata agli Stati Uniti è nettamente diminuita, passando dal 26% (media degli anni ’90) al 16% dell’esportazione totale brasiliana (prima decade del 2000). Al contrario, la quota destinata al mercato europeo è salita dal 63 al 71%. Le destinazioni verso altri paesi sono passate dal 9 al 13%. Nel 2010 il Brasile ha esportato succo di arancia in 70 differenti paesi, 12 dei quali sono già pienamente recettivi per quanto riguarda i succhi NFC. In totale nel 2010-2011 l’esportazione di succo di arancia (FCOJ/65 °Brix equivalente) è stata stimata dalla SECEX pari a 1,21 milioni di tonnellate. In totale in quell’anno il Brasile ha avuto un’esportazione di succhi pari a 1779 milioni di dollari. È da notare che a partire dall’anno 2000 si è registrato un crescendo delle esportazioni in valore anche per effetto della crescita dei prezzi sulle piazze internazionali: il massimo è stato toccato nel 2007, con esportazioni complessive pari a 2507 milioni di dollari, dopodiché vi è stata una regressione. I minori quantitativi esportati verso gli Stati Uniti sono dovuti a una minore vitalità di questo mercato, ma anche ad alcuni fatti contingenti. Per esempio, nel 2011 vi sono state notevoli polemiche negli Stati Uniti e l’importazione è stata talora bloccata per il ritrovamento in partite di succo di arancia brasiliano del fungicida Carbendazim, non permesso dalla legislazione statunitense dal giugno 2009 oltre il limite di 10 ppb. Negli Stati Uniti i dazi di entrata sono calcolati come prelevamento fisso per tonnellata di prodotto importato. Nell’Unione Europea (UE), come anche in Giappone, Corea del Sud, Cina e Australia, il valore della tassazione è calcolato come percentuale a seconda del volume importato e del suo valore. Nell’UE negli ultimi anni sono cresciute le richieste per quanto riguarda la qualità igienicosanitaria del prodotto (per esempio contaminanti e livelli di fitofarmaci) e la tracciabilità. La maggiore piazza di arrivo dei succhi brasiliani in Europa è rappresentata di gran lunga dal Belgio, seguito dall’Olanda; si può anzi dire che (con la piccola eccezione della Svizzera) la quasi totalità del succo di arancia consumato in Europa provenga da questi due paesi.

Problematiche fitosanitarie

Si tratta del maggiore problema che affligge l’agrumicoltura brasiliana. Negli ultimi dieci anni fitopatie quali il citrus canker, la Citrus Variegated Chlorosis (CVC), la sudden death e il greening sono state responsabili dell’eradicazione di 39 milioni di piante nel Brasilian Citrus Belt. In pratica, il tasso di mortalità delle piante per impianto varia dal 4,5 al 7,3%. La maggiore incidenza di mortalità delle piante è dovuta alla CVC, clorosi dovuta al batterio Xylella fastidiosa, le cui prime segnalazioni risalgono al 1987.

 


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