Volume: l'uva da tavola

Sezione: coltivazione

Capitolo: virosi e fitoplasmosi

Autori: Michele Borgo, Elisa Angelini

Introduzione

Le malattie da virus e da fitoplasmi costituiscono due differenti gruppi di malattie, che rivestono rilevante importanza pratica in viticoltura e che colpiscono i vitigni a uva da tavola al pari di quanto succede sulle varietà a uva da vino e sui portinnesti. Per la viticoltura da tavola i danni causati dalle virosi e, potenzialmente, dalle fitoplasmosi incidono spesso in maniera grave sui livelli produttivi e sulla qualità merceologica delle uve, oltre a influire sulla longevità degli impianti. Per gli ambienti vocati alla viticoltura da tavola, maggiore importanza viene data alle malattie virali in relazione alla loro pericolosità e alla dannosità delle entità patogene coinvolte. È noto che i virus si possono trasmettere da un luogo all’altro attraverso l’uso di materiale di moltiplicazione e di propagazione infetto e, nell’ambito dei vigneti, attraverso organismi vettori. Per le varietà a uva da tavola il rischio di trasmissione si è dimostrato superiore rispetto a quanto potenzialmente riscontrabile per le varietà a uva da vino, in considerazione del fatto che molto spesso viene fatto uso di materiale di moltiplicazione prelevato da altri vigneti, il più delle volte non bene selezionati per gli aspetti fitosanitari. Il rischio maggiore si ha quando marze (o nesti) vengono utilizzate per interventi di sovrainnesto su viti adulte, spesso già affette da virus, nell’intento di introdurre e sperimentare nuove varietà e dalle quali successivamente vengono prelevati materiali di propagazione da utilizzare sia per innesti a dimora sia per la produzione di barbatelle innestate.

Malattie virali caratteristiche della viticoltura da tavola

Molteplici sono le malattie virali che interessano la viticoltura da tavola e sono molto più numerose di quelle previste dal DM 8 febbraio 2005 e dal DM 7 luglio 2006, che disciplinano il sistema di certificazione per la commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite. Limitatamente alle varietà di vite a uva da tavola, particolare attenzione deve essere posta alle virosi considerate responsabili dei gravi danni vegeto-produttivi.

Complesso dell’accartocciamento fogliare
Una particolare trattazione merita il complesso virale generato dagli agenti patogeni Grapevine Leafroll associated Virus (GLRaV), tra i quali trovano ampia diffusione i tipi GLRaV-1, 2 e 3. Su alcune varietà a uva da tavola, che in gran parte hanno origine straniera, è stato possibile imbattersi anche in altri virus, quali per esempio GLRaV-6, come spesso rilevato sulle varietà Cardinal e Red Globe. L’importanza attribuita a questo complesso virale è cresciuta con l’introduzione e la diffusione di nuove varietà, specialmente quando si è proceduto a propagare i nuovi vitigni mediante sovrainnesti su impianti già esistenti, spesso colpiti da virus. I sintomi dell’accartocciamento fogliare sono abbastanza comuni, anche se possono presentare differente intensità in funzione dell’entità virale, delle varietà e degli ambienti di coltivazione. Trattandosi in particolare di uva da tavola e considerato che la qualità è essenziale ai fini della commercializzazione, i danni sono comunque gravi, rendendo scadente e poco appetibile per l’acquirente il prodotto finale. Infatti, tra i più gravi effetti imputabili all’accartocciamento fogliare si lamentano uno scarso vigore vegetativo, la irregolare, scadente e ritardata maturazione dell’uva con imperfetta colorazione degli acini, particolarmente percettibile sulle varietà a bacca scura, nonché la presenza di acini di dimensioni più ridotte. In tempi recenti, particolare importanza ha assunto il virus GLRaV-2, associato anche alla malattia conosciuta come deperimento della Red Globe, proprio perché individuata per la prima volta su questa varietà. L’entità virale causa varie sintomatologie e si caratterizza per gli effetti negativi riscontrabili sia in vigneto sia in vivaio. Sulle piante adulte, a volte, la malattia si esprime con sintomi alquanto attenuati e tardivi di accartocciamento fogliare; molto più grave risulta invece il danno imputabile alla disaffinità d’innesto. Questa alterazione comporta seri danni in quanto, in alcune combinazioni di innesto e a seguito della irregolare saldatura dei due bionti, è responsabile di gravi deperimenti che possono causare morie delle barbatelle in vivaio; favorisce inoltre l’ingrossamento del punto d’innesto e un progressivo deperimento delle viti in campo. I danni sono quindi percepibili in vivaio, ove si assiste alla comparsa di sintomi di accartocciamento fogliare sulle giovani viti, accompagnati da una scarsa riuscita degli innesti e da una ridotta resa vivaistica. Un’accurata selezione e cernita delle barbatelle può ridurre i danni in vigneto e/o comunque ritardare il successivo deperimento delle viti in campo, anche se questo rischio non è da escludere nelle condizioni di maggiore stress per le piante. Nel caso di innesti fatti a dimora gli effetti più deleteri della malattia si manifestano in tempi brevi, dando luogo alla cattiva unione tra marza e portinnesto con callo di cicatrizzazione prodotto in abbondanza dal nesto, con formazione di radici di affrancamento e con sviluppo cespuglioso sulla nuova vegetazione.

Altre virosi di importanza pratica
Tra le virosi caratteristiche della viticoltura da tavola, si cita la virosi comunemente nota come degenerazione infettiva o complesso dell’arricciamento, riconosciuta essere una malattia particolarmente dannosa e pericolosa, in quanto facilmente e rapidamente trasmissibile in vigneto a opera di nematodi: nelle aree viticole meridionali Xiphinema index risulta molto diffuso, tale da giustificare l’incidenza, spesso elevata, della virosi associata a Grapevine Fanleaf Virus (GFlV). Il complesso virale risulta facilmente diagnosticabile in campo attraverso l’esame dei sintomi, quali foglie tendenzialmente deformate con asimmetrie, laciniature, denti pronunciati e a volte con scolorazioni nervali e ingiallimenti della lamina (giallume infettivo); grappoli che presentano vistose acinellature e acini di dimensioni irregolari; tralci che possono presentare internodi irregolari, nodi doppi e malformazioni di vario genere. Grazie a queste particolari sintomalogie, che sull’uva da tavola si accompagnano a evidenti e dannosi scadimenti produttivi, è quindi possibile identificare le piante ammalate, onde doverle escludere dalla raccolta di legno per nuovi innesti. Tuttavia rimangono ancora situazioni di latenza, specie nei primi anni di nuova infezione a opera dei vettori, i quali, dopo essere venuti a contatto con piante contaminate, sono in grado di veicolare i virus su nuove viti. Altra avversità parassitaria di interesse pratico è il complesso del legno riccio, scoperto nel 1960 in Puglia e che rappresenta una delle più diffuse patologie della vite. Il legno riccio è causato da differenti entità patogene (grapevine virus A: GVA; grapevine rupestris stem pitting associated virus: GRSPaV; grapevine virus B: GVB), ciascuna delle quali trova poi proprie specificità e denominazioni in funzione della tipologia di sintomi palesi principalmente su viti indicatrici. In tutti i casi e in funzione della suscettibilità del portinnesto o della varietà, il tronco può manifestare rugosità longitudinali e alterazioni morfologiche corticali e legnose di varia intensità ed estensione, formate da ispessimento del ritidoma, butterature e scanalature, turbe vascolari per alterazioni dello xilema. I sintomi sono maggiormente evidenti in corrispondenza del punto d’innesto, pur interessando tutto il portinnesto e, in alcuni casi, anche la parte basale del tronco. La presenza di alterazioni molto accentuate incide negativamente sullo sviluppo vegetativo della pianta con plausibili effetti dannosi sulla vigoria delle piante e sui parametri produttivi. Nelle forme più gravi e acute, specialmente se accompagnate da associazione di più virosi, il complesso virale è responsabile di un grave e progressivo declino delle viti. I danni maggiori si hanno nel corso dei primi anni di vita delle piante; essi possono essere parzialmente mitigati favorendo l’equilibrio vegeto-produttivo delle viti giovani. Studi recenti hanno messo in evidenza la relazione tra una variante genetica dell’entità GRSPaV con la malattia delle necrosi delle nervature, palese su piante indicatrici di 110 Richter, le cui foglie presentano necrosi nervali fin dal primo anno di infezione. La maculatura infettiva (fleck) viene annoverata fra le malattie latenti e manifesta sintomi solo sull’indicatore V. rupestris cv S. Gorge; riveste importanza pratica in quanto la sua assenza è richiesta dalla normativa nazionale per i portinnesti. Tuttavia, pur non essendo noti gli effetti diretti sulle varietà, la malattia risulta molto diffusa anche sulle uve da tavola.

Diagnostica delle malattie virali
La conoscenza dei sintomi specifici per ciascuna malattia virale è basilare, in quanto permette al viticoltore di individuare le piante ammalate e di effettuare una prima diagnosi. Le malattie palesi, quali l’accartocciamento fogliare e la degenerazione infettiva, sono facilmente diagnosticabili in vigneto fin dal primo anno d’impianto, per cui si può individuare l’eventuale fonte di infezione. Per la diagnosi del legno riccio bisognerà invece attendere due o tre anni per poter osservare la presenza dei sintomi mediante tassellamento corticale sul portinnesto. Con il ricorso a esami di laboratorio, attraverso test immunoenzimatici di tipo ELISA o biomolecolari PCR, è possibile invece identificare gli agenti patogeni responsabili delle malattie palesi e latenti. Oggi, l’esame di poche foglie mature o meglio di una talea di vite consente di diagnosticare i virus di maggiore interesse pratico in tempi rapidi e a costi contenuti. Ciò appare di estrema importanza pratica proprio per la viticoltura da tavola, portata a un continuo rinnovo varietale, e qualora si intenda intervenire con sovrainnesti su impianti già fatti. Nei lavori di selezione clonale, oltre alle tecniche diagnostiche citate, si fa ricorso ai saggi biologici, che si basano sulle risposte di reazione di alcune piante erbacee o di viti indicatrici in presenza dei virus. I saggi biologici più comuni sono quelli legnosi, che vengono fatti innestando talee o marze, prelevate dalla pianta da esaminare, su viti indicatrici opportunamente scelte per le loro peculiari capacità di manifestare chiari e inconfondibili sintomi virali (per esempio, le cultivar Cabernet franc o Pinot nero, usate per riconoscere l’accartocciamento fogliare). Per alcune forme virali i sintomi possono essere osservati già nel primo anno di saggio, mentre per una corretta diagnosi del legno riccio bisogna attendere tre anni.

Dannosità delle virosi
Spesso le piante coltivate possono ospitare uno o più virus, per cui è possibile avere la comparsa simultanea di più malattie, la cui sovrapposizione causa effetti gravi e sinergici. L’importanza economica delle virosi sulle varietà a uva da tavola è notevole, visto che esse sono destinate a produrre uva in grande quantità e di qualità elevata. Il fatto di avere viti ammalate, che tali rimangono per tutta la vita, fa sì che gli effetti dannosi delle virosi vengano a volte a pregiudicare negativamente il bilancio aziendale. L’intensità del danno dipende da vari fattori: – entità patogena correlata all’intensità e alla gravità dei sintomi; – suscettibilità della cultivar e intensità dei sintomi in ragione del pregio varietale; – età delle piante; – capacità del virus di modificare l’attività fisiologica della vite; – ambiente ecologico ed epoca di comparsa della malattia; – incidenza delle piante colpite in vigneto. La lotta diretta contro le virosi è irrealizzabile, in quanto non è possibile eradicare l’entità patogena sulle piante in campo. L’unico sistema di difesa si basa su interventi di tipo preventivo.

Prevenzione e difesa
In considerazione del fatto che le viti affette da virosi non possono essere risanate in pieno campo e che tali rimangono, salvo addirittura peggiorare con l’invecchiamento del vigneto, vanno applicati metodi di prevenzione realizzabili attraverso l’uso di materiale viticolo certificato per i nuovi impianti, da farsi su terreni esenti da nematodi vettori di virus. Particolare importanza viene data alla diagnostica diretta dei sintomi in campo per facilitare il lavoro di selezione sanitaria. Fin da tempi remoti la selezione massale, forma semplice ed efficace di miglioramento genetico, è stata considerata un metodo valido per isolare biotipi dotati di pregevoli caratteristiche produttive e per scartare le piante affette dalle malattie infettive. In genere, le malattie più gravi sono quelle palesi, ossia quelle che in vari momenti dell’anno o nel corso della vita della pianta si rendono evidenti o possono essere diagnosticate mediante controlli particolari del tronco, come nel caso del legno riccio. L’applicazione dei criteri di selezione clonale e il rispetto delle norme sulla certificazione e sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione viticola costituiscono ancora il più efficace metodo per il contenimento della diffusione delle malattie virali. Solo al termine del lungo processo di selezione clonale, che mira al reperimento e all’isolamento di biotipi ritenuti pregevoli per le loro caratteristiche agronomiche, produttive e sanitarie, il nuovo clone omologato dal Ministero può entrare nel circuito della distribuzione, che viene fatta sotto la responsabilità del costitutore o di un suo avente causa.

Fitoplasmosi

Le fitoplasmosi sono gravi malattie della vite causate da microorganismi unicellulari, detti appunto fitoplasmi, simili ai batteri, ma privi di parete cellulare. Essi vivono a livello dei tubi cribrosi del floema, ove si moltiplicano ininterrottamente, influenzando la crescita dei germogli e dei tralci; vengono trasmessi in natura da insetti vettori, quali le cicaline e le psille. Secondo la recente tassonomia, i fitoplasmi appartengono al nuovo genere Candidatus (Ca.) Phytoplasma, che comprende più di 20 differenti specie. Le malattie causate dai fitoplasmi sulla vite vengono comunemente indicate con il nome di “giallumi della vite”; raggruppano gravi forme infettive, scoperte verso la metà degli anni ’50 e presenti in molte aree viticole del mondo. Due sono le malattie più importanti in Europa: il legno nero (LN), il cui agente eziologico appartiene alla specie Ca. Phytoplasma solani, e la flavescenza dorata (FD), causata da fitoplasmi appartenenti alle specie Ca. Phytoplasma vitis. Colpiscono le viti a uva da tavola, a uva da vino, gli ibridi produttori e i portinnesti. Il legno nero viene considerato una malattia di tipo endemico per la sua lenta e graduale diffusione; risulta comunque in continua fase di espansione in nuovi ambienti viticoli, nonostante i tentativi di eradicazione intrapresi da molti anni. La flavescenza dorata, invece, ha dimostrato fin dalla sua prima comparsa in Francia un carattere epidemico molto grave; in base alle norme previste dalla Comunità Europea è compresa tra le malattie da quarantena.

Incidenza e diffusione
I giallumi della vite sono presenti nei vigneti di tutte le regioni viticole d’Europa e del bacino del Mediterraneo. La diffusione e l’incidenza di legno nero e flavescenza dorata variano in funzione delle zone geografiche: il legno nero è infatti una malattia ubiquitaria, in quanto la sua presenza è stata segnalata in tutti i Paesi viticoli d’Europa e del Mediterraneo; la flavescenza dorata, invece, è stata segnalata inizialmente solo in alcuni Paesi dell’Europa meridionale, cioè Francia, Italia, Spagna, mentre negli ultimi anni si è diffusa anche in altri Paesi confinanti, in particolare Portogallo, Svizzera, Slovenia, Croazia e Serbia. Per quanto riguarda la situazione nazionale, nelle zone di coltivazione delle uve da tavola, meridionali e insulari, è diffuso solo il legno nero. Esistono ceppi leggermente diversi di fitoplasmi che causano il legno nero, che si possono distinguere a livello epidemiologico e molecolare: nel Sud Italia è presente per lo più il ceppo denominato VKII. Anche nel Centro Italia domina il legno nero; è importante comunque menzionare che sono stati identificati anche alcuni focolai infettivi di flavescenza dorata in Toscana, Marche e Umbria, su vitigni a uve da vino.

Sintomi e danni
I sintomi causati dal legno nero e dalla flavescenza dorata sulle viti a uva da tavola sono indistinguibili, nonostante i due giallumi si caratterizzino per un diverso comportamento epidemico. I danni imputabili alle fitoplasmosi dipendono dal tipo di patogeno, dalla suscettibilità varietale e dall’età delle piante al momento dell’infezione. Le infezioni da fitoplasmi provocano alterazioni a carico del sistema vascolare, quindi i sintomi sono evidenti su foglie, tralci, fiori e grappoli. Le viti colpite da fitoplasmosi presentano sintomi di varia intensità, che vanno da lievi alterazioni cromatiche delle foglie, circoscritte ad alcuni tralci, fino a forme molto gravi, caratterizzate da deperimenti estesi e irreversibili, che possono indurre la morte della pianta stessa. La sintomatologia osservata è apparsa identica a quella delle uve da vino. In presenza di sintomi attenuati e limitati a pochi germogli, nelle forme di allevamento a tendone risulta spesso difficile identificare le piante malate. I danni più comuni riguardano le produzioni e sono dovuti alla perdita di grappoli e alla mancata maturazione dell’uva. Anche se i sintomi compaiono solo a fine stagione, nel caso delle uve da tavola i fitoplasmi causano rilevanti danni produttivi dovuti all’appassimento dei grappoli. Nel caso di vitigni molto sensibili si ha un progressivo deterioramento dell’intero impianto, a causa del graduale indebolimento delle piante. Al contrario, nei vitigni considerati più tolleranti ai giallumi e in condizioni colturali di buon equilibrio vegetativo delle piante, si può avere la remissione della malattia, che può essere definitiva o solo temporanea. Questa “guarigione” si verifica se si interviene con tempestività sulle piante infette mediante adeguati interventi di potatura e di lotta contro i vettori di fitoplasmi; presenta risultati più duraturi nel caso di infezioni da legno nero.

Trasmissione
Le fitoplasmosi della vite possono essere comunemente trasmesse in campo tramite insetti vettori specifici e, in misura minore, tramite il sovrainnesto e l’innesto. Il legno nero viene trasmesso dalla cicalina Hyalestes obsoletus, diffusa in tutta l’Europa e nei Paesi del bacino del Mediterraneo. Le forme giovanili vivono sulle radici di ortica, convolvolo e altre piante erbacee, che spesso crescono ai bordi dei vigneti, mentre gli adulti si possono spostare anche su vite. La trasmissione del fitoplasma del legno nero è di tipo indiretto, poiché la cicalina acquisisce il fitoplasma dalle piante ospiti erbacee infette e lo trasmette poi a vite. Il vettore naturale di flavescenza dorata è invece la cicalina Scaphoideus titanus, diffusa in gran parte dei Paesi viticoli d’Europa. In Italia la diffusione di S. titanus è progressivamente aumentata, passando dalle regioni settentrionali verso quelle del Centro, attualmente fino a nord di Lazio e Marche, ma l’insetto è stato individuato anche in alcune zone del Meridione, in particolare in Campania e Basilicata. C’è quindi il rischio concreto che la cicalina possa progressivamente colonizzare anche altri areali vocati alla coltivazione della uve da tavola. S. titanus trasmette il fitoplasma della flavescenza dorata in maniera molto efficiente mentre si nutre, spostandosi dalle viti infette a quelle sane. Si segnala infine che recentemente è stata individuata un’altra cicalina vettrice del fitoplasma di flavescenza dorata, Dictyophara europaea, capace di trasmettere il fitoplasma da clematidi infette che vivono su incolti vicino ai vigneti, anche se sembra che la trasmissione sia poco ricorrente. Il ruolo epidemiologico di tale trasmissione è fondamentale in aree in aree geografiche dove il fitoplasma della flavescenza dorata è presente su clematide e non su vite, in quanto una prima introduzione accidentale in vigneto potrebbe scatenare un’epidemia nel caso in cui S. titanus sia presente. Fra l’altro, la presenza del fitoplasma della flavescenza dorata su clematide sembra essere un fenomeno molto comune in Italia.

Difesa da fitoplasmosi
Non esiste un unico metodo per contenere i danni causati dalle fitoplasmosi, in quanto molti fattori concorrono a favorire l’espandersi delle malattie in vigneto. La lotta contro i giallumi prevede comunque precise strategie di prevenzione e di protezione fitosanitaria, che si basano principalmente sul contenimento delle cicaline vettrici e sull’estirpo delle viti infette. Contro il vettore del legno nero non esistono ancora strategie efficaci e dirette, poiché H. obsoletus non vive abitualmente su vite. Le popolazioni del vettore e la trasmissione della malattia a vite possono essere diminuite tramite il controllo della flora spontanea possibile ospite di fitoplasmi del legno nero. Inoltre le piante ospiti dell’insetto, quali ortica e convolvolo, se presenti ai bordi dei vigneti, vanno estirpate nel periodo invernale, mentre l’eliminazione di tali piante nel periodo estivo provoca lo spostamento del vettore su vite ed è quindi da sconsigliare. Il controllo della flavescenza dorata si basa sugli interventi insetticidi contro il vettore S. titanus ed è molto efficace se effettuato in maniera appropriata. La lotta contro il vettore della flavescenza dorata è obbligatoria in Europa e in Italia, nel rispetto della Direttiva comunitaria (2000/29/CE del Consiglio dell’8 maggio 2000) e del Decreto nazionale (DM 31 maggio 2000). La tecnica della termoterapia ad acqua calda sui materiali viticoli viene proposta come ulteriore rimedio per eliminare i fitoplasmi di legno nero e flavescenza dorata e le eventuali uova di S. titanus; sono ancora in corso sperimentazioni per verificarne i vantaggi, ma anche eventuali inconvenienti sulla capacità di ripresa vegetativa delle viti termotrattate.


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