Volume: la vite e il vino

Sezione: paesaggio

Capitolo: vini e regioni

Autori: Attilio Scienza

Pinot nero DOC Sudtirolo-Alto Adige

Geografia
La zona di produzione della DOC Pinot nero Alto Adige comprende molti comuni in provincia di Bolzano, soprattutto in quelli dell’oltradige, della bassa atesina e del meranese, a quote superiori ai 400-500 m s.l.m.

Caratteri generali del clima
L’area rientra nella zona macroclimatica viticola di tipo montano. Le temperature medie estive sono di 18,5-23,5 °C e le medie invernali di –1-4 °C; le precipitazioni medie annue sono intorno a 700-850 mm, con minimo invernale (gennaio-febbraio) e massimo estivo (giugno-agosto). Si tratta di un regime precipitativo tipico dell’area centro-europea. L’entità relativamente ridotta delle precipitazioni rientra fra gli effetti endo-alpini tipici della parte centrale del massiccio delle Alpi, che si qualificano per ridotta umidità relativa, limpidezza del cielo, scarsa nuvolosità. Il cambiamento climatico in atto sta spostando progressivamente la coltivazione del Pinot nero verso quote sempre maggiori, poiché la qualità del vino è fortemente condizionata da estati fresche e abbastanza piovose.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
A causa della sua notevole dispersione sul territorio viticolo provinciale, non si può parlare di un suolo di elezione per questo vitigno. È infatti coltivato con ottimi risultati sia nei suoli morenici e detritico-dolomitici dell’oltradige, sia nei suoli porfirici di EgnaMazzon e in quelli scistoso-metamorfici del meranese.

Vitigni
L’origine del Pinot nero può essere fatta risalire al III-IV secolo d.C. nella zona della Borgona. Da recenti studi di genetica molecolare il Pinot nero è nato dalla incrocio spontaneo tra il Traminer e un Pinot ancestrale a foglie tomentose. Il Pinot nero a sua volta, venuto a contatto con altri vitigni di origine orientale, ha generato lo Chardonnay e altri vitigni della Borgogna. Nel 1800, gli studi ampelografici hanno messo in evidenza la grande variabilità intravarietale di questo vitigno, rappresentata da più di cinquanta tipologie di Pinot, differenti per colore della bacca, succo, produttività e precocità. Attualmente si distinguono due gruppi varietali: i Pinot nero qualitativi a bassa produttività, utilizzati in Borgogna e in Italia per produrre vini rossi da invecchiamento, e quelli produttivi utilizzati in Champagne.

Aspetti enologici
Con questo vitigno si possono produrre differenti tipologie di vino: fermo o spumante, bianco o rosso. Nel caso del vino Pinot nero dell’Alto Adige, la vinificazione prevede, dopo una pigiadiraspatura soffice, una fermentazione-macerazione abbastanza prolungata (15-20 giorni) con un diagramma delle temperature abbastanza complesso e con frequenti follature del cappello. Nel Pinot nero è essenziale, a causa della sua particolare composizione antocianica, favorire i processi di polimerizzazione tra tannini e antociani, a garanzia della stabilità del colore. Di norma, la malolattica viene fatta fare in barrique, durante l’invecchiamento le fecce che si depositano sul fondo vengono frequentemente messe in sospensione affinché possano cedere aromi e sostanze capaci di dare una particolare grassezza al vino.

Analisi sensoriale
Il vino di Pinot nero dell’Alto Adige si presenta di colore rosso rubino scarico con bordi aranciati. Il profumo richiama la ciliegia selvatica e i frutti di bosco, con accenni di sottobosco e humus. In bocca si presenta ricco di sensazioni aromatiche, fruttate, floreali, di tabacco, accompagnate da un tannino sempre presente, anche se mai spigoloso, e da armonia ed eleganza che raramente si trova in altre varietà. Il Pinot nero, che ha un periodo di invecchiamento di almeno due anni a partire dal primo gennaio dell’anno successivo alla vendemmia, ha colore rubino con sfumature arancioni se invecchiato; odore etereo, gradevole, caratteristico; il sapore è asciutto, morbido o pieno, con retrogusto amarognolo e armonico; la gradazione minima è di 11,5 gradi.

Marzemino

Geografia
Il Marzemino DOC Trentino è prodotto in provincia di Trento, in Vallagarina, la parte meridionale della viticoltura provinciale, e in particolare attorno al comune di Isera, considerato la patria storica di questo vitigno e ai comuni di Ala e Avio.

Caratteri generali del clima
Il clima è sub-mediterraneo-temperato, in quanto subisce l’influenza del vicino lago di Garda. Determinante è la ventilazione, asciutta e costante dell’Ora, tipico vento del Garda, che permette l’ottima maturazione delle uve. Le temperature oscillano tra una media massima di 23 °C in luglio e una media minima di 0,8 °C in gennaio. Le precipitazioni sono costanti nel periodo vegetativo, con valori medi di 90 mm di pioggia, ma con un valore massimo nel mese di maggio con 106 mm di pioggia.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
La coltivazione del Marzemino è prevalentemente concentrata nel fondovalle della Val Lagarina e nelle fasce pedecolinari ai due lati della vallata, fino a una quota che non supera i 300 m s.l.m. La fascia di fondovalle, pianeggiante, è caratterizzata da depositi alluvionali recenti di notevole spessore e presenta suoli profondi, poco evoluti. Sono terreni privi di scheletro, sciolti a tessitura franco-sabbiosa con netta prevalenza di sabbia fine e poca argilla. A quote più elevate vi sono terrazze fluviali e glaciali più antiche. Sono terreni di medio impasto da disfacimento di calcari dolomitici, con presenza di scheletro e argilla intorno al 20%. Significativa per la qualità dei vini è la presenza di suoli di origine basaltica attorno a Isera.

Vitigni
Il Marzemino sembra essere originario del Veneto, da dove si è successivamente diffuso in Trentino, Friuli, Lombardia ed Emilia a seguito dell’espansionismo della Repubblica di Venezia. Nel XVI secolo il Lando (1553) nomina il Marzemino tra i vitigni raccomandati nel Veneto e, successivamente, anche il Gallo (1550) parla di un vitigno con questo nome, ma con caratteristiche diverse, presente nel bresciano. Molti autori, tra cui l’Acerbi e il Gallesio nel 1800, il Molon e il Dalmasso nel 1900, descrivono ampiamente i Marzemino a dimostrare la diffusione e la variabilità fenotipica di questo vitigno. Il Marzemino maggiormente diffuso è quello gentile o d’Isera, coltivato nella zona di Rovereto. Il vitigno presenta un’ampia variabilità fenotipica, ma attualmente i biotipi esistenti possono essere raccolti in due grandi gruppi: il Marzemino gentile o comune e la Marzemina o Marzemina padovana, di minore qualità.

Aspetti enologici
Il Marzemino trentino DOC è un vino rosso che presenta una buona ricchezza di antociani associati a un contenuto non particolarmente elevato di tannini. È un vino che di norma si consuma giovane, ma talvolta in annate e zone favorevoli, con tecniche enologiche appropriate, possono essere sottoposti a invecchiamento. La vinificazione del Marzemino viene effettuata tramite macerazione del mosto a contatto con la vinaccia per alcuni giorni. Al termine della macerazione avviene la svinatura e il vino fiore viene di norma affinato in vasca di acciaio e solo per partite di vino particolari si destina all’invecchiamento in legno, sebbene per periodi non molto prolungati. Da qualche anno è invalsa la tecnica dell’appassimento di una parte delle uve e il vino che si ottiene viene poi unito a quello ottenuto dalla vinificazione delle uve fresche. Il vino, oltre ad avere una migliore predisposizione all’invecchiamento, si presenta più strutturato e armonico.

Analisi sensoriale
Il vino di Marzemino si presenta di colore rosso rubino intenso, con sfumature violacee, dal profumo floreale-fruttato fine (violetta), mediamente strutturato, abbastanza alcolico, sapido, poco tannico e armonico, con un leggero gusto amarognolo.

Sauvignon del Collio

Geografia
La DOC Collio Goriziano o Collio comprende una zona collinare a forma di anfiteatro che si estende a oriente del fiume Judrio fino al confine di Stato, in provincia di Gorizia, a ridosso del confine con la Repubblica di Slovenia.

Caratteri generali del clima
L’area appartiene alla regione padano-alpina localizzata alle medie latitudini, in particolare la DOC Collio può vantare un clima temperato sub-litoraneo. Le temperature medie mensili sono comprese tra i 3,4 °C di gennaio e i 22,5 °C di luglio mentre la temperatura media minima raggiunge i –0,6 °C in gennaio e quella massima i 28 °C in luglio. Le precipitazioni annuali sono state in media di 1600 mm concentrate principalmente nel periodo primaverile e autunnale, con il valore massimo medio concentrato nei mesi di giugno e quello minimo in febbraio.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
La zona del Collio è un area collinare che raggiunge circa i 270 m s.l.m. e che si estende nella zona pedemontana delle prealpi Giulie, a ovest di Gorizia. È protetta a nord da questa catena montuosa, mentre è aperta a sud ai benefici effetti del clima marino. I terreni del Collio sono costituiti da marne e arenarie stratificate di origine eocenica, dette localmente “ponche”, di origine marina, come testimonia il ritrovamento di fossili marini, portati in superficie in epoca remota dal sollevamento dei fondali dell’Adriatico. I terreni più idonei al Sauvignon sono quelli collinari, asciutti, ricchi di scheletro. Il vitigno preferisce potatura non troppo ricca e forme di allevamento poco espanse con sesti di impianto relativamente fitti. Predilige ambienti con climi temperato-freschi che favoriscono la formazione degli aromi varietali di sambuco e di agrume.

Vitigni
Il Sauvignon, è un vitigno di origine francese, dalle regioni della Loira, diffuso in molti Paesi soprattutto a clima temperato. In Collio è coltivato su più di 250 ha con una produzione complessiva di poco superiore ai 22.000 q. È un vitigno vigoroso, a germogliamento medio-precoce, dalla vegetazione dal portamento eretto, mediamente produttivo, molto sensibile agli attacchi di botrite a causa della compattezza del grappolo.

Aspetti enologici
La metodologia utilizzata per la produzione del Sauvignon prevede una fermentazione in bianco, anche se ultimamente si stanno imponendo tecniche di macerazione pellicolare a freddo, allo scopo di fare passare nel mosto le sostanze aromatiche varietali contenute nella buccia. Nella vinificazione in bianco del Sauvignon, inoltre, assume una grande rilevanza il controllo della temperatura in fermentazione, il mantenimento di un buon livello di riduzione del vino e l’impiego di lieviti selezionati capaci di far sviluppare gli aromi tipici della varietà. Di norma, il vino viene fatto maturare solo in acciaio e l’imbottigliamento è abbastanza precoce.

Analisi sensoriale
Vino di colore giallo paglierino, dagli intensi profumi floreali, morbido e vellutato, dall’aroma che ricorda i fiori di sambuco e la buccia del pompelmo, molto caratteristico. Può sopportare un leggero invecchiamento. L’uva in ambienti adatti può essere sottoposta a sovramaturazione, per azione della muffa nobile, per ottenere dei vini che ricordano i Sauternes bordolesi.

Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene DOC

Geografia
La zona principale di produzione si estende nella fascia collinare della provincia di Treviso compresa tra le cittadine di Conegliano e Valdobbiadene.

Caratteri generali del clima
La zona usufruisce di un microclima relativamente temperato (19,1 °C medi annui), con un’escursione termica media compresa tra 10,5 °C e 12,6 °C durante il periodo vegetativo, con andamento pluviometrico prevalentemente concentrato nei mesi primaverili e autunnali e con precipitazioni annue che si aggirano attorno ai 1000 mm di pioggia.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
La vite è coltivata solo nella parte più soleggiata dei colli, a un’altitudine compresa tra i 50 e i 500 m s.l.m., mentre il versante nord è spesso ricoperto di boschi. Predilige terreni collinari, non troppo asciutti, zone senza ritorni di freddo in primavera a causa della precoce epoca di germogliamento. La forma di allevamento è a controspalliera. Attualmente, all’Albo DOC sono iscritti più di 4300 ha di vigneto. I suoli sono derivati da formazioni litologiche del Miocene e dell’Era glaciale che presentano caratteristiche molto varie. Sono infatti marne, conglomerati, ghiaie e sabbie che nei fenomeni di pedogenesi, hanno costituito dei depositi di versante abbastanza argillosi, e dei depositi alluvionali di fondo valle più sabbiosi e ghiaiosi.

Vitigni
L’origine di questo vitigno è incerta. Tuttavia il Dalmasso (1937) lo fa risalire al mitico vino Pucino lodato dall’imperatrice Livia. La zona di origine del Prosecco dovrebbe essere quella di Prosecco, un comune in provincia di Trieste e da qui con la denominazione di Glera si è spinto fino ai Colli Euganei, dove sarebbe diventato Serpina. Si conoscono diversi biotipi tra cui i più diffusi sono il Prosecco tondo e il Prosecco lungo che differiscono per la forma dell’acino, il Prosecco Balbi per l’intensità dell’acinellatura e il Prosecco dal pecol rosso. In Dalmazia era presente anche un Prosecco rosa.

Aspetti enologici
L’uva vendemmiata esclusivamente a mano viene vinificata in bianco. Il disciplinare prevede che da 100 kg di uva si possano ottenere al massimo 70 l di vino. Dopo la pressatura, il mosto torbido viene lasciato riposare a freddo (5-10° C) in vasche di acciaio. Trascorse circa 10-12 ore, la parte limpida del mosto viene separata dal deposito e avviata alla fermentazione. La vinificazione si compie in vasche di acciaio a una temperatura costante di 18-20° C e si protrae a circa 15-20 giorni. Per la spumantizzazione, le diverse partite di vino-base presenti in cantina vengono assemblate: i vini che fino a questo momento sono stati tenuti distinti per provenienza, epoca di vendemmia e caratteristiche organolettiche, vengono riuniti in proporzioni precise, tali da raggiungere un perfetto equilibrio fra tutte le componenti. Solo qualche partita, che già in vigneto era ben caratterizzata, viene spumantizzata in purezza. La rifermentazione viene realizzata in autoclave e dura dai 30 ai 60 giorni. Dopo di che si imbottiglia in isobarica.

Analisi sensoriale
Si ottengono due tipologie di vino: uno fermo e secco, e uno frizzante e leggermente amabile. Quest’ultima è la tipologia maggiormente prodotta con la quale si ottiene un vino dal colore giallo dorato chiaro o paglierino, dal profumo fruttato di fiori bianchi con note di crosta di pane, non molto alcolico e talvolta amabile.

Franciacorta DOCG

Geografia
La Franciacorta occupa la parte pedemontana occidentale della provincia di Brescia; è toccata a ovest dal fiume Oglio, mentre a est si estende fino a comprendere il comune di Brescia. Comprende 16 comuni che gravitano attorno al paese di Rovato. Ha ottenuto il riconoscimento della DOCG Franciacorta nel 1995, con modifica nel 1996.

Caratteri generali del clima
La Franciacorta si estende tra l’alta pianura e il margine prealpino, e interessa l’estremità meridionale del lago di Iseo. La porzione più prossima al lago appartiene alla zona climatica dei laghi prealpini, peculiare in ambito padano per il clima sub-litoraneo padano, mentre a una certa distanza dal lago diventano più significativi i caratteri climatici della Pianura Padana e della fascia prealpina (temperati subcontinentali). La zona lacustre, con temperature superiori ai 3 °C di gennaio, è una zona maggiormente mite contrapposta alla continentalità della Pianura Padana, con temperature in gennaio prossime allo zero. Questa variazione è maggiormente riscontrabile nei mesi invernali rispetto a quelli estivi data l’attenuazione degli estremi termici. La piovosità media annua è compresa tra gli 885 e i 980 mm all’anno, con livelli massimi di precipitazione in primavera e autunno, e un minimo pluviometrico in gennaio.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
L’areale della Franciacorta è costituita, nell’area settentrionale, da un substrato roccioso prevalentemente di natura calcarea e calcareo-marnosa sul quale si sono accumulati, nel corso delle ultime due glaciazioni, imponenti depositi morenici, variamente alterati dall’azione erosiva dei corsi d’acqua che uscivano dal fronte del ghiacciaio.

Vitigni
Si ottiene da uve Pinot bianco e/o Pinot nero e/o Chardonnay, e si produce nelle versioni bianco, rosé e satèn o crémant. Lo Chardonnay è coltivato ormai da alcuni decenni in Franciacorta. Nel 1978, lo Chardonnay viene iscritto nel catalogo nazionale delle varietà e nel 1980 è diventato un vitigno autorizzato e raccomandato per la provincia di Brescia. Attualmente, in Franciacorta, lo Chardonnay rappresenta oltre 1200 ha iscritti all’Albo a Denominazione di Origine. Franciacorta ed è utilizzato per il Franciacorta DOCG e per il Terre di Franciacorta DOC bianco. Il Pinot bianco è il secondo vitigno bianco del Franciacorta e del Terre di Franciacorta bianco; viene usato in blend con altri vitigni previsti dalla denominazione di origine perché molto delicato e profumato. Non è un vitigno autoctono, ma è un vitigno di derivazione francese della grande famiglia dei Pinot. Il Pinot nero è il terzo vitigno che entra nella cuvée delle varietà di uva dedicate al Franciacorta DOCG.

Aspetti enologici
Il Franciacorta DOCG può essere ottenuto con le varietà di uva Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot nero in proporzione libera ma preferibilmente con una maggiore presenza di Chardonnay, pari almeno al 60%. Per la produzione del rosé la quota di Pinot nero non deve essere inferiore al 15% del totale. Per la produzione del Satèn è vietato l’utilizzo del Pinot nero. Il metodo di produzione del Franciacorta prevede che le uve intere vengano sottoposte direttamente a pressatura soffice, che deve essere effettuata entro 12 ore dalla raccolta. Il vino viene fatto fermentare a temperature non superiori a 20 °C e si produce un vino base di 10,5 gradi alcolici. Il vino base può essere ottenuto dall’unione di mosti e/o vini di annate diverse. Il vino viene fatto rifermentare in bottiglie, poste su piani inclinati (pupitres), tramite l’aggiunta di lieviti e di sciroppo di tiraggio solo a partire dal 1° febbraio dell’anno successivo alla vendemmia. Il vino deve rimanere sui lieviti 18 mesi per il Franciacorta e 30 mesi per il millesimato. Dopo la sboccatura il vino affina in bottiglia per due mesi e comunque non può essere immesso al consumo non prima di 25 mesi dalla vendemmia.

Analisi sensoriale
All’esame visivo, il Franciacorta si presenta di colore rosa tenue, cristallino. Il perlage è finissimo e persistente, quasi cremoso; l’odore è intenso, persistente, fine, con sentori di crosta di pane, lieviti e ribes, accompagnato da delicate note di frutta secca (mandorla, nocciola, fichi secchi) e speziato (chiodi di garofano); all’esame gustativo si presenta secco, caldo, abbastanza morbido, di corpo, fresco, equilibrato. La gradazione minima deve essere di 11,5 gradi.

Amarone della Valpolicella DOC

Geografia
L’areale di produzione dell’Amarone è situato in provincia di Verona nella DOC Valpolicella. La Valpolicella si estende a nord di Verona da occidente, dal fiume Adige a oriente, fino ai confini con la provincia di Vicenza. All’interno della denominazione è presente un’areale più antico denominato Valpolicella classica che comprende i comuni di Negrar, Marano, Fumane, S. Ambrogio, S. Pietro in Cariano.

Caratteri generali del clima
Il clima nell’areale si può collocare nella tipologia sub-litoraneo padano, con due massimi di pioggia in primavera e autunno e due minimi in estate e inverno.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
L’ambiente di coltivazione dell’Amarone spazia all’interno di tre zone distinte: la Valpolicella classica, la Valpantena e l’est veronese. Dal punto di vista geologico si individuano, a seconda delle zone, terreni compatti rossi su calcari eocenici (San Giorgio, parte settentrionale di Sant’Ambrogio, Pedemonte, San Floriano e Valgatara), terreni rossi e bruni su detriti (Sant’Ambrogio, parte di San Floriano e Negrar), marne di epoca cretacea (Castelrotto e la parte settentrionale della Valpolicella) e terreni compatti rossi su basalti (parte di Marano e Negrar).

Vitigni
Corvina veronese e Rondinella sono i due vitigni che danno origine all’Amarone. La prima descrizione di una Corvina veronese è quella di Pollini. Egli parla di una Corvina “coltivata in tutta la Val Pulicella”, premettendo che “forse è la Corbina o Corbina nera de’ toscani”. Si tratta di una varietà coltivata quasi esclusivamente nel veronese e che è stata oggetto di numerose dispute tra gli ampelografi ottocenteschi, relativamente alla sua distinzione o meno dalle altre Corvine e dalle Corbine venete. La Corvina veronese presenta quindi diversi biotipi (Corvina piccola, gentile, media e grossa), che si diversificano per le dimensioni di bacca e grappolo. Le origini della Rondinella sono sconosciute. È stata descritta nella Monografia agricola della provincia di Verona del 1882, ma non viene più menzionata in nessuna delle numerose ampelografie successive. Presumibilmente è arrivata nel veronese solo nel secolo scorso e ciò è confermato dal fatto che non vi sono testimonianze di sinonimie. Il nome deriva probabilmente dal colore della bacca che richiama la livrea nera del piumaggio della rondine.

Aspetti enologici
L’Amarone viene realizzato soprattutto con le uve di Corvina e Rondinella appassite; la selezione della uve destinate all’appassimento inizia solitamente nelle prime settimane di ottobre, con la cernita dei grappoli migliori e posizionati in appositi fruttai. L’appassimento termina dopo circa 100-120 giorni dalla messa in fruttaio; in questo stadio le uve subiscono un calo del 30-40% e gli zuccheri si concentrano. La vinificazione non può iniziare prima del 15 dicembre dell’anno in corso e, fino a gennaio-febbraio, consiste in una macerazione prolungata (il contatto delle bucce con il liquido) per consentire un’estrazione dei tannini e delle sostanze coloranti. Successivamente, inizia una lenta fermentazione che dura fino a 90 giorni, dato che la temperatura del mosto è abbastanza bassa, inoltre i lieviti devono affrontare 16-17 gradi potenziali di alcol. La fermentazione del mosto-vino destinato a dare Amarone viene portata a termine raggiungendo così una gradazione alcolica elevata e senza un residuo zuccherino considerevole. Le uve, dopo l’appassimento, devono assicurare un titolo alcolimetrico volumico naturale minimo di 14% in volume. Il vino Amarone, prima dell’immissione al consumo, deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento in fusti di rovere o in barrique di almeno due anni, con decorrenza dal 1° dicembre dell’annata di produzione delle uve. L’origine dell’Amarone è più recente del Recioto, vino prodotto fin dal basso Medioevo e di cui rappresenta una versione secca (Recioto scapà).

Analisi sensoriale
L’Amarone ha colore rosso rubino carico, tendente eventualmente al granato con l’invecchiamento. Al naso si caratterizza per un profumo speziato, intenso, talvolta di violetta e prugna matura. In bocca è pieno, alcolico, vellutato etereo con sentori di cioccolato e cuoio.

Asti spumante DOCG

Geografia
La zona di produzione del vino Asti o Asti spumante è compresa nei territori di 52 Comuni delle province di Asti, Cuneo e Alessandria. L’Asti spumante è una DOCG riconosciuta nel 1993 e successivamente stata modificata nel 1995.

Caratteri generali del clima
L’areale di coltivazione è localizzato nella fascia laterale ovest della Pianura Padana, con un clima di tipo sub-litoraneo padano con due massimi di pioggia, in primavera e in autunno, e due minimi in estate e in inverno. Le temperature oscillano tra un valore massimo medio di 24 °C in luglio e un valore minimo medio di 2 °C in gennaio. Le precipitazioni medie annuali sono di circa 683 mm di pioggia, il mese più piovoso è novembre con 79 mm di pioggia.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
I vigneti sono ubicati su pendii e dossi collinari soleggiati con pendenza minima del 20% e, tenuto conto delle elevate esigenze termiche del vitigno Moscato bianco, sono da considerasi idonei esclusivamente i vigneti esposti sui versanti collinari da est a ovest. I terreni derivano dai depositi del Bacino terziario piemontese, formatisi nel Pliocene dalla colmatura (con depositi marini) e successiva emersione della depressione padana che si era originata dalla nascita delle Alpi. Sono suoli che derivano della degradazione delle alternanze di arenarie, marne e argille del Miocene che presentano colore bianco e sono tendenzialmente calcareo-arenacei (Serravalliano).

Vitigni
Il vitigno che dà origine all’Asti spumante è esclusivamente il Moscato bianco. In Piemonte è il vitigno a frutto bianco più coltivato e uno dei principali nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo. Il nome sembra derivi da muscum, muschio, per il forte aroma caratteristico di questa uva. Probabilmente, tale vitigno corrisponde alle uve che i Greci chiamavano Anathelicon moschaton e i Romani Uva apiana. La sua coltivazione si è sviluppata soprattutto a partire dal Medioevo a imitazione dei vini importati dal Mediterraneo orientale, alcolici, dolci, medicamentosi.

Aspetti enologici
L’uva, parzialmente pigiata o intera, viene pigiata utilizzando presse a polmone e il mosto così ottenuto viene refrigerato e mantenuto a 0 °C, per evitare l’inizio di fermentazioni indesiderate, fino all’utilizzo per la presa di spuma finale. In questo periodo, che può durare anche 12-15 mesi, il mosto non deve fermentare e quindi va controllato attraverso basse temperature. Infine, il mosto viene fatto fermentare aumentando la temperatura fino a 18-20 °C, in un contenitore apposito detto autoclave in grado di sopportare una pressione interna di 9 bar. Quando il mosto in presa si spuma, si avvicina ai 5° di alcol, e vengono chiuse le valvole di scarico dell’anidride carbonica e bloccata la fermentazione attraverso la refrigerazione e la filtrazione. Il prodotto, arrivando ai 7° di alcol svolto previsti dal disciplinare, avrà così una pressione di 6-7 bar e un elevato contenuto di zuccheri non fermentati che gli conferisce l’inconfondibile aroma dell’uva. Il vino messo poi in bottiglia mantiene i 3 bar richiesti per i vini spumanti.

Analisi sensoriale
Il vino dell’Asti spumante presenta un colore paglierino dorato scarico, con riflessi verdolini, brillante e una abbondante schiuma, cremosa e insistente. Al naso, il profumo varietale, di muschio, dell’uva matura, con sentori di frutta candita, pesca bianca e agrumi. In bocca, il sapore dolce e aromatico è ben equilibrato dall’acidità e dallo sviluppo della schiuma che evita le sensazioni stucchevoli del residuo zuccherino. Ha gradazione zuccherina compresa tra i 7 e i 9,5 gradi alcole.

Lambrusco di Sorbara DOC

Geografia
La zona di produzione comprende l’intero territorio dei comuni di Bastiglia, Bomporto, Nonantola, Ravarino, San Prospero e parte di Campogalliano, Camposanto, Carpi, Castelfranco Emilia, Modena, San Cesario sul Panaro e Soliera, tutti in provincia di Modena.

Caratteri generali del clima
Il clima è di tipo sub-litoraneo adriatico, con un massimo di precipitazione principale alla fine di autunno e un minimo principale estivo; un secondo minimo, poco accentuato, si verifica alla fine dell’inverno, e un massimo secondario in primavera. Le precipitazioni medie annue si aggirano su valori di 755 mm di pioggia, con ottobre il mese più piovoso e una precipitazione media di 92 mm. Le temperature medie annue sono di circa 14 °C, con un valore medio massimo di 30 °C in luglio e un valore medio minimo di 1 °C in gennaio.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
La coltivazione dei Lambruschi in Emilia è tipicamente localizzata in pianura o sui primi contrafforti dell’Appennino. I terreni, normalmente molto fertili e profondi, consentono l’adozione di forme di allevamento molto espanse e produttive, che negli ultimi anni si sono trasformate da alberate a cortine pendenti per poter meglio meccanizzare le operazioni colturali. I suoli della pianura sono in profondità costituiti da depositi marini abbastanza recenti (Pliocene, Miocene) che formano delle successioni marnoso-arenacee, sulle quali si sono sovrapposti gli effetti delle ultime glaciazioni e degli imponenti detriti trasportati dal Po. La viticoltura, inoltre, è spesso localizzata sui depositi sabbiosi lasciati dai fiumi (per esempio Secchia, Tanaro ecc.) che scendono dall’Appennino verso il Po.

Vitigni
Il nome deriva dal latino labrusca, che identifica numerosi vitigni che compongono la popolazione dei Lambruschi accomunati dall’origine genetica (dalla domesticazione della vite selvatica) e dal territorio della prodomesticazione, appartenente alla cultura paleoligure. La classificazione attuale dei Lambruschi viene fatta in base all’origine geografica o di coltivazione originaria (Alessandria, Sorbara, Sassuolo, Viadana), in base alla caratteristiche morfologiche del grappolo (salamino, grasparossa), della bacca (prugnolo, oliva), della foglia (a foglia frastagliata, a foglia rossa, verde), oppure in base al selezionatore o per la località di isolamento (Dott. Ruberti, Conte Corbelli, Tre Case, Maestri). I principali Lambruschi coltivati nell’Emilia Romagna sono:
– Lambrusco di Sorbara: ad acino sferico e foglia rossa, ad acino subsferico e foglia rossa, ad acino sferico e foglia verde, ad acino oliva e foglia verde; – Lambrusco salamino: a foglia rossa, a foglia verde, tenero; – Lambrusco grasparossa o Refosca: tipo Lambrusche di colle di Spezzano.

Aspetti enologici
Il vino si ottiene da uve dei vitigni Lambrusco di Sorbara (per almeno il 60%) e Lambrusco salamino (per un massimo del 40%). Nella produzione del Lambrusco di Sorbara si utilizza il vino base che viene sottoposto a rifermentazione in autoclave, al fine di ottenere la formazione della spuma. Si utilizzano a questo scopo mosti di uva o mosti concentrati. Al termine della rifermentazione, il vino viene refrigerato, per fare aumentare la solubilità dell’anidride carbonica, filtrato e, sempre a bassa temperatura, imbottigliato.

Analisi sensoriale
Il colore del vino dopo qualche istante che è nel bicchiere e che ha dissolto l’anidride carbonica che conteneva, si presenta rubino carico, violaceo, brillante. Il profumo, esaltato dalla schiuma che ne accelera il trasferimento nelle papille nasali, è di viola, vinoso e fragrante. In bocca si allarga senza asperità, ben sostenuto dall’acidità, con i tannini smussati da un leggero residuo zuccherino, che ne attenua il carattere amaro e austero.

Barolo DOCG

Geografia
La zona di produzione si estende all’interno dei territori dei comuni, ricadenti nella provincia di Cuneo, di Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e in parte il territorio dei comuni di Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi. Il Barolo è un vino a DOCG dal 1981.

Caratteri generali del clima
L’areale di coltivazione è localizzato nella fascia laterale ovest della Pianura Padana con un clima di tipo sub-litoraneo padano, con due massimi di pioggia, in primavera e in autunno, e due minimi in estate e in inverno. Le temperature oscillano tra un valore massimo medio di 24 °C in luglio e un valore minimo medio di 2 °C in gennaio. Le precipitazioni medie annuali sono di circa 683 mm di pioggia, con il mese più piovoso in novembre con 79 mm di pioggia.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
I suoli dove è coltivato il Nebbiolo da destinarsi alla produzione del Barolo appartengono al cosiddetto Bacino terziario del Piemonte, originatosi dalla colmatura della vasta depressione conseguente alla formazione delle Alpi, avvenuta circa 35 milioni di anni fa, per sedimentazioni terrigene (marne conglomerati, arenarie, argille) e marine. In particolare, sono terreni del Miocene superiore (Tortoniano ed Elveziano), costituiti da marne intercalate da sabbie.

Vitigni
Il Nebbiolo è un vitigno coltivato da molto tempo in Piemonte, nel cui pedigree entrano numerosi vitigni provenienti dalla Valtellina e dal novarese. Deve il suo nome probabilmente all’abbondante presenza di pruina sulla buccia degli acini maturi, al punto da farli sembrare coperti da nebbia. Altra attribuzione dell’origine del nome potrebbe essere dovuta alla tardiva maturazione dell’uva con successiva raccolta in periodo di nebbia autunnale. Notizie certe di tale vitigno si hanno a partire dall’inizio del ’300 e successivamente in numerose documentazioni (De Crescenzi, 1495) che attestano l’eccellenza di questo vitigno nelle zone di coltivazione, dalle Langhe alla provincia di Aosta, da Vercelli alla Valtellina, e in epoca recente nell’oltrepò pavese (Acerbi, 1825 e Di Rovasenda, 1872). Nelle Langhe, per la produzione del Barolo, si utilizzano soprattutto i biotipi Lampia e Michet.

Aspetti enologici
Il vitigno Nebbiolo è adatto a produrre vini di corpo, strutturati e complessi attraverso una vinificazione che eviti nel vino un eccesso di tannini provenienti dai semi e nel contempo fornisca un vino dal colore stabile e abbastanza intenso. Il metodo di produzione del Barolo avviene quindi attraverso una vinificazione in rosso delle uve Nebbiolo, che in questi ultimi anni ha adottato le tecniche della termomacerazione e l’invecchiamento in barrique. Il periodo di invecchiamento deve durare tre anni e per almeno due il vino deve essere conservato in botti di rovere o di castagno. Se il periodo di invecchiamento supera i 5 anni, il Barolo DOCG può portare come specificazione aggiuntiva la dizione “Riserva”.

Analisi sensoriale
Si presenta di colore rosso granato intenso. Il profumo è molto intenso e persistente, con concentrazione di profumi fruttati e floreali; è speziato, etereo e ampio. Ha un sapore secco caldo, abbastanza morbido, tannico. È un vino pieno, molto persistente e abbastanza equilibrato, robusto di corpo. La gradazione alcolica minima è di 13 gradi.

Chianti DOCG

Geografia
La zona del Chianti comprende un ampio areale delle Toscana all’interno delle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia e Siena, mentre il Chianti Classico è una piccola porzione di territorio situato all’interno di tale zona tra Firenze (a nord) e Siena (a sud), tra le vallate della Greve, della Pesa e dell’Elsa (a ovest), e i monti del Chianti (a est). La denominazione Chianti è integrata con le seguenti specifiche: Classico, Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina, Montesportoli. La zona di produzione Chianti Classico è tutto il territorio dei comuni di Greve in Chianti (FI), Castellina in Chianti (FI), Gaiole in Chianti (SI), Radda in Chianti (SI); parte del territorio dei comuni di Barberino Val d’Elsa (FI), San Casciano in Val di Pesa (FI), Tavarnelle Val di Pesa (FI), Castelnuovo Berardenga (SI) e Poggibonsi (SI). La DOCG Chianti è stata riconosciuta nel 1984.

Caratteri generali del clima
Il clima della Toscana dove si produce il Chianti è estremamente variabile; oscilla da una tipologia prettamente continentale nella zona del Chianti, a una tipologia sub-litoranea nella zona verso la costa. Il clima continentale presenta temperature anche molto basse in inverno, al di sotto dei 4-5 °C ed estati siccitose con temperature anche al di sopra dei 35 °C. L’andamento meteorologico, le precipitazioni annue si attestano attorno ai 700-800 mm di pioggia, con una certa prevalenza nel tardo autunno e in primavera.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
L’ambiente del Chianti Classico può essere definito morfologicamente come un altopiano, trattandosi di un complesso collinare con quota base intorno ai 280 m s.l.m. e una elevazione media non superiore, in generale, ai 450. Pedologicamente, il territorio è costituito da scisti argillosi, galestro e alberese che si alternano a qualche plaga pliocenica di sabbia e a ridottissime oasi di argilla.

Vitigni
Il Chianti è ottenuto da uve Sangiovese in percentuale minima del 75% a cui si aggiungono Canaiolo nero, Mammolo e altre uve a bacca rossa. Il Sangiovese è legato a un’area segnata dalla cultura etrusca, ma le prime testimonianze sulla sua origine territoriale sono della fine del 1500, a Firenze nel Trattato sulla Coltivazione delle viti del Soderini.

Aspetti enologici
Il processo di vinificazione dei vitigni che compongono la miscela del Chianti è il tradizionale metodo di fermentazione in rosso con una macerazione abbastanza prolungata (superiore ai 15 giorni) alla quale è affidata una buona estrazione di composti polifenolici, la loro polimerizzazione per stabilizzarne il colore e la fermentazione malolattica. Dopo la svinatura e vari travasi, in vino viene affinato e invecchiato in legno. Anche per il Chianti, in questi ultimi anni ci sono state delle importanti modifiche nei disciplinari di produzione, quali l’eliminazione dei vitigni bianchi, la possibilità di utilizzo di vitigni cosiddetti internazionali (per esempio Cabernet, Merlot ecc.) e l’uso della barrique per l’invecchiamento. È stato invece abbandonato il cosiddetto “governo alla toscana” che prevedeva la rifermentazione del vino giovane attraverso l’aggiunta di uva posta ad appassire in soffitta. Per la versione Riserva, l’affinamento obbligatorio è di due anni (a decorrere dal 1° gennaio successivo all’anno della vendemmia), di cui almeno tre mesi in bottiglia.

Analisi sensoriale
Il Chianti presenta, all’esame visivo, un colore rubino vivace tendente al granato con l’invecchiamento. Ha un odore intensamente vinoso, talvolta con profumo di mammola e con un più pronunciato carattere di finezza nella fase di invecchiamento. All’esame gustativo risulta armonico, asciutto, sapido, leggermente tannico, che si affina col tempo, divenendo più morbido e vellutato, mantenendo nel contempo vivezza e freschezza.

Brunello di Montalcino DOCG

Geografia
Montalcino è localizzato nel cuore della Toscana meridionale a 40 km in direzione sud da Siena. Il paese, ubicato a 567 m di altitudine, è arroccato su un colle dominante le vicine valli create dai fiumi Asso a est, Orcia a sud e Ombrone a nord-ovest. Il territorio assume una forma quasi circolare con un diametro di 16 km e con una superficie di 24.000 ha. La DOCG Brunello di Montalcino è stata riconosciuta nel1980 e modificata nel 1991,1996 e 1998.

Caratteri generali del clima
Il clima del territorio della denominazione è tipicamente mediterraneo sui versanti che danno sul Tirreno, e temperato continentale nella parte che guarda la Valdichiana. Anche le precipitazioni hanno andamenti corrispondenti ai climi a cui si riferiscono, da un punto di vista quantitativo anche gli andamenti sono molto simili. Sono di norma concentrate nei mesi primaverili e tardo-autunnali (media annuale di 700 mm), ma con valori abbastanza costanti nell’arco dell’anno; il mese maggiormente piovoso è novembre con un valore medio di 102 mm di pioggia. Le temperature oscillano tra un valore medio massimo di 30 °C in luglio e un valore medio minimo di 2 °C in gennaio. La temperatura media annua si aggira su un valore di 14 °C. In inverno, al di sopra dei 400 m, non sono rare le nevicate. La vicinanza del monte Amiata (altezza 1740 m) in zona sud-est, crea una protezione naturale contro il verificarsi di eventi climatici di particolare intensità.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
La collina di Montalcino, essendosi formata in ere geologiche diverse, presenta caratteristiche del suolo estremamente mutevoli per costituzione e struttura, per cui è difficile fare generalizzazioni di una certa ampiezza. Le zone più basse sono costituite da terreni originatisi nel Quaternario, per trasporto di detriti con strato attivo profondo, abbastanza sciolti. Salendo, il terreno si arricchisce di scheletro, mentre lo strato attivo si riduce, essendo suoli formatisi dalla decomposizione di rocce originarie, in particolare galestro e alberese. I terreni sono mediamente argillosi, ricchi di calcare, frammisti ad ampie zone tufacee, tendenzialmente magri. La fascia di media collina dove è concentrata la maggior parte delle aziende vitivinicole, non è interessata da nebbie, gelate o brinate tardive che si possono verificare nelle zone vallive, mentre la frequente presenza di vento garantisce le condizioni migliori per lo stato sanitario delle piante.

Vitigni
Il Brunello di Montalcino è ottenuto soltanto da uve del vitigno Sangiovese, localmente denominato Brunello.

Aspetti enologici
Il processo di vinificazione prevede che la fermentazione del mosto avvenga a contatto con le bucce, per un tempo abbastanza prolungato, in modo da favorire la cessione degli antociani e di tannini da parte delle bucce La fermentazione-macerazione ha una durata generalmente superiore ai 15-20 giorni. Seguono la fase della svinatura, che permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino, quindi i travasi e l’affinamento, che deve avvenire per almeno due anni in botti di rovere o in barrique. L’invecchiamento in bottiglia deve essere di almeno 4 mesi e, per la versione Riserva, di almeno 6 mesi. L’immissione al consumo deve avvenire dopo 5 anni dall’anno della vendemmia (6 anni per il tipo Riserva). Per le sue caratteristiche, il Brunello di Montalcino è il vino che al mondo viene commercializzato con il più lungo invecchiamento, migliorando nel tempo.

Analisi sensoriale
Il Brunello di Montalcino è un vino di colore granato carico, vivace. Ha profumo intenso, persistente, ampio ed etereo. Si riconoscono sentori di sottobosco, legno aromatico, piccoli frutti, leggera vaniglia e confettura composita. Al gusto il vino ha corpo elegante e armonico, nerbo e razza, è asciutto con lunga persistenza aromatica e tannini evidenti anche se ben complessati.

Montepulciano d’Abruzzo

Geografia
La zona di produzione del Montepulciano d’Abruzzo è situata in Abruzzo all’interno dei territori nelle province di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo. La DOC Montepulciano d’Abruzzo è stata riconosciuta nel 1992; nel 1995 è stata riconosciuta la sottodenominazione Colline Teramane che nel 2003 è diventata DOCG.

Caratteri generali del clima
Il clima è mediterraneo con due grandi aree: marittimo o subappenninico a est e montano continentale a ovest. Le temperature medie oscillano tra i 6-8 °C di gennaio ai 24,6 °C di luglio e agosto. Le precipitazioni sono abbastanza bene distribuite nel corso dell’anno, raggiungendo mediamente i 700 mm/anno, di cui 300400 mm nel periodo tra aprile e ottobre.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
La zona di produzione comprende i territori collinari o di altopiano, la cui altitudine non sia superiore ai 500 metri s.l.m. ed eccezionalmente ai 600 metri per quelli esposti a mezzogiorno, nonché quelli degradanti verso il mare, con esclusione dei fondovalle umidi. I suoli sono di origine marina e tettonica, calcarei nell’Appennino orientale, argillosi pliocenici e arenarie nelle zone centrali, sedimentari più o meno grossolani nei fondovalle. Il Montepulciano predilige terreni di medio impasto, profondi e ben esposti con clima tendenzialmente caldo e asciutto. Le forme di allevamento sono di media espansione con potatura medio-corta. Variano quindi dal tendone nelle vallate e altipiani, all’alberello nelle zone più antiche e alle spalliere negli impianti moderni.

Vitigni
Vitigno caratteristico della viticoltura abruzzese e di altre regioni del centro-sud Italia. Le sue origini sono sconosciute, anche se il nome lascerebbe presumere una sua provenienza dal territorio di Montepulciano in provincia di Siena. Da sempre il Montepulciano è stato considerato erroneamente sinonimo di Sangiovese (Prugnolo, Vino Nobile di Montepulciano), pur avendo caratteristiche e attitudini ben distinte da quest’ultimo. Anche il Molon (1906) lo colloca, anche se incerto, tra i Sangioveti. Le ampelografie ottocentesche distinguono un Montepulciano primaticcio da un Montepulciano cordisco o tardivo (il vero Montepulciano).

Aspetti enologici
La produzione del vino Montepulciano prevede una tradizionale vinificazione con macerazione abbastanza prolungata e successivo invecchiamento in botti di legno di grandi dimensioni e barrique. Può essere prodotto in varie tipologie: rosso di pronto consumo, chiaro detto cerasuolo e anche una tipologia idonea all’invecchiamento. Spesso viene vinificato con altre varietà quali il Sangiovese e il Ciliegiolo (10-15%).

Analisi sensoriale
Il vino ottenuto è di colore rosso rubino intenso, con lievi sfumature violacee, con tendenza all’arancione se invecchiato, dal profumo caratteristico, vinoso di sapore asciutto, fruttato, mediamente tannico, giustamente alcolico, di buon corpo, adatto all’invecchiamento.

Frascati DOC

Geografia
Il Frascati DOC è localizzato nell’area ubicata a sud-est di Roma, a partire dall’intero comune di Frascati e parte di Colonna, Montecomparti, Monte Porzio Catone e della stessa Roma.

Caratteri generali del clima
Il clima è temperato anche se vi sono differenze importanti all’interno di un territorio collinare con zone di altitudini molto diverse, che determinano forti escursioni termiche durante il periodo della maturazione. Le precipitazioni sono di buona intensità e ben distribuite nel periodo vegeto-produttivo della vite (900-1000 mm annui).

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
È una viticoltura tipicamente collinare, che si sviluppa su versanti a diversa pendenza (sebbene quasi sempre dolce) ed esposizione. La forma di allevamento è il tendone che però, nei nuovi impianti, viene sostituito dalle spalliere allevate a cordone speronato. Le zone interessate alla produzione del Frascati, tra le quali i Monti Albani, sono costituite da terreni vulcanici (tufi, ceneri e pozzolane) ricchi di potassio, di fosforo, di microelementi, ma poveri di azoto e di calcio, sciolti, permeabili e profondi. Si sono formati per successive eruzioni vulcaniche testimoniate oggi dalle tracce indelebili di alcuni piccoli laghi, quali quello di Nemi e di Albano che hanno preso il posto dei coni vulcanici.

Vitigni
Il Frascati DOC viene ottenuto da uve Malvasia bianca di Candia e/o Trebbiano toscano in misura non inferiore al 70% con eventuali aggiunte di Greco e Malvasia del Lazio per un massimo del 30% e altri vitigni locali quali il Bellone e il Bombino. Il nome Malvasia deriva da una piccola città greca del Peloponneso, chiamata Monembasia, parola che significa “porto con una sola entrata”. Il nome originario degenerò in Malvasia e fu quindi italianizzato in Malvasia; nella lingua spagnola è diventato Malvagia e in quella francese Malvoise. A opera dei veneziani questo vitigno fu poi introdotto a Creta (Candia), dove ebbe un notevole successo nella produzione di un vino dolce e aromatico. Si distingue nettamente dall’altra Malvasia (Malvasia aromatica di Candia) per l’assenza di aromaticità nella bacca. Nel 1868, il Mendola e altri autori la identificarono con il nome di Malvasia rossa, non per il colore del frutto, che è bianco, ma per il colore caratteristico che assume il giovane germoglio. È coltivata in particolar modo nella zona dei Castelli romani, ma è presente su tutto il territorio nazionale. L’importanza va con il tempo riducendosi per la modesta qualità dei vini che origina, spesso amari e con una forte tendenza all’ossidazione e il suo posto viene occupato dalla Malvasia del Lazio o puntinata, così chiamata per la presenza di punteggiature più scure sugli acini.

Aspetti enologici
La tecnica di vinificazione è quella classica, detta in bianco, che prevede la fermentazione del mosto dopo la separazione delle bucce attraverso pressatura dolce delle uve. La fermentazione avviene a temperatura controllata, con l’impiego di lieviti selezionati in contenitori di acciaio. Il vino giovane subisce alcuni travasi e dopo la stabilizzazione tartarica viene imbottigliato nei primi mesi successivi alla vendemmia. È un vino che va bevuto giovane e non migliora molto con l’invecchiamento in bottiglia.

Analisi sensoriale
Il Frascati DOC ha colore giallo paglierino più o meno intenso; profumo vinoso, caratteristico della Malvasia; sapore sapido, morbido, anche se di corpo, fine e vellutato, con retrogusto amarognolo. La gradazione alcolica minima è di 11 gradi. Con una gradazione alcolica minima di 11,5 gradi, può portare la qualifica “superiore”. Può essere prodotto nella versione “secco o asciutto”, con un contenuto massimo di zuccheri residui dell’1%; “amabile”, dall’1 al 3%; “dolce o cannellino” con contenuto massimo in zuccheri residui dal 3 al 6%.

Castel del Monte DOC

Geografia
Il Castel del Monte DOC viene prodotto in molti comuni che gravitano attorno al territorio collinare della Murgia, in provincia di Bari.

Caratteri generali del clima
Il clima è di tipo sub-litoraneo adriatico con un massimo principale a fine autunno e un minimo principale estivo. Le precipitazioni medie annue oscillano tra i 500-600 mm di pioggia, con novembre e dicembre i mesi più piovosi (73 mm). Le temperature medie massime annue sono di 24-25 °C in luglioagosto, mentre quelle medie minime sono di 8-10 °C in gennaiofebbraio. Il clima è temperato caldo, asciutto con presenza di brezze marine.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
L’ambiente di coltivazione si estende su dolci pendii che vanno verso il mare, a un’altitudine tra i 200 e 300 m; i vigneti sorgono in una zona calcarea e spesso sono ricavati dalla frantumazione meccanica del “cappellaccio” che ne riduce il franco di coltivazione. Sono i terreni tufaceo-marnosi, calcareo-argillosi o calcareo-silicei anche profondi, ma piuttosto asciutti, originatisi dal disfacimento carsico di calcareniti marine il cui colore grigio-biancastro contrasta con il rosso delle argille lateritiche decalcificate.

Vitigni
Il Castel del Monte DOC rosso si ottiene dalla vinificazione soprattutto dell’Uva di Troia, con l’integrazione di Aglianico e Montepulciano. L’Uva di Troia o il Nero di Troia, come talvolta è denominato, è un vitigno dalle origini sconosciute. Il nome può indicare la località di Troia, città della attuale costa turca, o una deformazione di Cruia, città reale albanese. Probabilmente è di origine dalmata o illira e il suo arrivo in Puglia può essere fatto risalire al periodo della costruzione del castello fedriciano di Casteldelmonte, alla quale hanno partecipato molte maestranze di quelle regioni.

Aspetti enologici
La vinificazione del Castel del Monte rosso è una classica fermentazione in rosso, con un tempo di fermentazione-macerazione di circa una settimana, durante la quale, oltre al controllo termico delle vasche, si praticano rimontaggi quotidiani per migliorare l’estrazione della materia colorante. Il disciplinare di produzione prevede inoltre un periodo di affinamento in recipienti di legno e, per le tipologie Riserva, è previsto un periodo minimo di invecchiamento di due anni.

Analisi sensoriale
Il Castel del Monte rosso Riserva ha un colore rosso rubino intenso tendente al granata; l’odore è intenso, persistente, vagamente etereo, fruttato con sentori di piccoli frutti rossi e confettura di ciliegie. All’esame gustativo si presenta secco, caldo, abbastanza morbido e giustamente tannico, di buon corpo ed equilibrato.

Taurasi DOCG

Geografia
La zona di produzione è localizzata nell’intero territorio di numerosi comuni della provincia di Avellino situati attorno al paese di Taurasi. La DOCG Taurasi è stata riconosciuta nel 1993.

Caratteri generali del clima
Il clima della Campania varia da zona a zona, sia per l’influenza esercitata dalle alture sulle piogge, sulle temperature e sugli elementi del clima, sia per la direzione dei rilievi, sia per la distanza dal mare. La zona litoranea ha temperature medie annuali intorno a 16 °C, le regioni appenniniche hanno medie molto più basse che vanno da 8 °C a Montevergine (Avellino 1270 m s.l.m.) a 14 °C a Benevento (135 m s.l.m.). Le piogge più abbondanti si verificano nelle zone più alte (2000 mm/anno), mentre le minime (800-1000 mm/anno) compaiono nelle zone costiere. I massimi di piovosità si hanno nei mesi autunnali e invernali e minimi in estate. Nella zona avellinese, le temperature sono alquanto deficitarie per l’Aglianico che riesce a raggiungere un eccellente grado di maturazione grazie alla vendemmia molto tardiva.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
L’Aglianico mostra un buon adattamento ai diversi ambienti della collina irpina, prediligendo suoli argillosi di bassa fertilità purché non soggetti a carenze idriche e ben esposti. Sono però terreni freddi che ritardano la maturazione dando così luogo alla produzione di vini con acidità tendenzialmente elevate. Intorno a Taurasi, la zona di maggior elezione è la Valle del Calore e Mondragone, con colline medio alte, tra i 400 e i 600 m. La varietà presenta infatti una scarsa capacità di adattamento fisiologico a cicli successivi di siccità e di umidità che, in fase di maturazione, provocano la spaccatura degli acini e la conseguente infezione di Botrytis.

Vitigni
L’Aglianico viene citato fino dal 1596 dal Bacci e dalla tradizione neogeorgica era considerato espressione della cultura magnogreca, al tempo della fondazione delle loro colonie nel VI-VII secolo a.C. Forse è il vitigno con il quale i romani producevano il Falerno. Vi è anche un’ipotesi che il nome derivi dal greco aglianos, chiaro, e agliaia, splendente. Inoltre, la denominazione aglianico potrebbe risalire allo spagnolo llano = piano/pianura da cui “uve del piano”, quindi originato dalla domesticazione di vite selvatiche. L’Aglianico rappresenta una delle varietà campane di più ampia diffusione regionale, essendosi adattato agli ambienti geoclimatici più diversi, sia di pianura sia di collina, purché caratterizzati da somme termiche elevate. È questo il motivo della sua odierna diffusione verso l’Italia meridionale e della sua limitata presenza oltre i confini settentrionali della Campania. La coltivazione secolare della varietà ha selezionato diversi biotipi di Aglianico, che caratterizzano differenti aree di coltivazione: l’Aglianico amaro o del Taburno nelle province di Benevento e Caserta, l’Aglianico di Taurasi nella provincia di Avellino, l’Aglianicone (o Ciliegiolo) nella provincia di Salerno, l’Aglianichello nelle province di Napoli e Salerno, l’Aglianico del Vulture in Basilicata.

Aspetti enologici
Il vino viene ottenuto da una classica trafila di vinificazione in rosso. A causa dell’elevato contenuto in tannini dei semi e della buccia, le macerazioni devono evitare la produzione di vini eccessivamente astringenti, così, a causa della forte acidità, deve essere sempre favorita la fermentazione malolattica. La maturazione in legno avviene sia in botti grandi sia in barrique. Il vitigno Aglianico deve essere presente in quantità non inferiore a 85% e il vino deve avere un titolo alcolimetrico minimo di 12% (12,5% per la riserva). Possono concorrere alla produzione del vino altri vitigni complementari quali il Piedirosso e la Siriaca. L’affinamento deve essere minimo di 37 mesi dei quali almeno 12 in botte; per la riserva l’affinamento deve essere di 49 mesi dei quali 18 in botte.

Analisi sensoriale
All’esame visivo, il Taurasi si presenta di colore rosso rubino intenso con riflessi granata e ha un profumo intenso, persistente, di frutta rossa. Ha un sapore secco, caldo, abbastanza morbido, giustamente tannico, robusto di corpo con sentore di liquirizia e di amarena sotto spirito.

Cannonau di Sardegna

Geografia
Comprende l’intero territorio della Sardegna. La sottodenominazione tradizionale “Oliena o Nepente di Oliena” è riservata al Cannonau di Sardegna proveniente da uve prodotte e vinificate nell’intero territorio comunale di Oliena e in parte di quello di Orgosolo, in provincia di Nuoro.

Caratteri generali del clima
Il clima che investe la piana di Orosei, sulla costa orientale e tutta la fascia litoranea meridionale è di tipo sub-tropicale. Le precipitazioni medie annue si aggirano su valori di 400 mm e comunque non superiori a 700 mm, con i mesi più piovosi in novembre-dicembre. La temperatura media annua è superiore a 17 °C, quella del mese più freddo non scende mai al di sotto di 10 °C e vi sono almeno 4 mesi con temperatura media superiore a 20 °C.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
L’isola presenta una grande varietà di suoli: dalle rocce metamorfiche e granitiche della Gallura a quelle sedimentarie marine e continentali del terziario del Campidano. Ne deriva una grande varietà di vini dalle caratteristiche sensoriali molto diverse, soprattutto per l’intensità del colore, per la struttura e per l’attitudine all’invecchiamento.

Vitigni
Il Cannonau si ritiene sia stato importato durante la dominazione spagnola dal XV al XVIII secolo dall’Aragona. Si sono riscontrate, a conferma di questa ipotesi, affinità dal punto di vista ampelografico con varietà iberiche come la Cannonanza e la Granaxa. Recentemente è stato confermato attraverso indagini ampelografico-molecolari, che il Tocai rosso, l’Alicante, il Gamay perugino, e il Cannonau sono un unico vitigno, che nel mondo è conosciuto e diffuso col nome di Grenache. Originario dell’Aragona, si è diffuso dapprima in Roja e Navarra e quindi nel Roussillon, dominato dal regno di Aragona fino dal 1659. Nel XIV secolo è citato in documenti mercantili della Sardegna, un vino chiamato Vermyle che è forse il Cannonau di origine catalana proveniente da vigneti allevati “a sa catalano”, cioè ad alberello. La prima citazione di un vino con una denominazione simile a Cannonau è del 1612, relativa a un vino sardo inviato al re Filippo I. Il nome potrebbe derivare dal greco kanonizo = valore di riferimento, usato quindi come valore di scambio.

Aspetti enologici
Il Cannonau viene vinificato con una tradizionale vinificazione in rosso, oppure può essere vinificano in rosato, e infine può essere sottoposto a sovramaturazione in pianta, dando origine a vini liquorosi e alcolici.

Analisi sensoriale
All’esame visivo, il Cannonau di Sardegna rosso si presenta di colore rosso rubino più o meno intenso, tendente all’arancione con l’invecchiamento. Ha odore gradevole, leggermente sapore secco, sapido e amarognolo. La gradazione minima deve essere di 12,5 gradi. Il Cannonau di Sardegna rosato ha colore rosa brillante, odore gradevole e caratteristico, sapore secco, sapido e caratteristico. La gradazione minima deve essere di 12,5 gradi.

Cirò DOC

Geografia
La denominazione di origine Cirò ricade all’estremo nord della provincia di Crotone, nella parte ionica della Calabria. È esteso su circa 20.000 ha, compreso entro i confini comunali di Crucoli, Cirò, Cirò Marina e Melissa.

Caratteri generali del clima
L’area viticola di Cirò è caratterizzata da un clima mediterraneo, la cui caratteristica saliente è il regime pluviometrico a massimo precipitativo autunno-vernino-primaverile e minimo estivo molto pronunciato. L’andamento delle precipitazioni è opposto rispetto a quello delle temperature e della radiazione (i cui massimi sono ovviamente raggiunti nel periodo estivo) e di conseguenza dell’evapotraspirazione. In tale tipo di clima, la limitazione fondamentale è dunque quella idrica con il conseguente ricorso all’irrigazione, mentre molto abbondanti sono le risorse termiche e radiative.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
L’areale di coltivazione è costituito da formazioni argilloso-calcaree, da formazioni sabbiose o conglomerati di origine continentale formatisi abbastanza recentemente (dal Miocene), per fenomeni di subsidenza e di sedimentazione marina. Dalla Sila inoltre, per l’azione dei fiumi, sono giunti materiali di origine intrusiva e metamorfica. Il comprensorio presenta quindi una grande variabilità pedo-ambientale: si passa da tipologie caratterizzate da tessitura fine e ricche di carbonato di calcio a tipologie grossolane calcio-carenti e acide; da suoli poco profondi e limitati a suoli profondi e freschi. La grande parte della viticoltura attorno a Cirò Marina e prospiciente il mare è installata su suoli costituiti da sabbie e conglomerati bruno-rossastri di Età pleistocenica.

Vitigni
Il Gaglioppo è il vitigno quasi esclusivo utilizzato per il vino Cirò. La sua origine è probabilmente greca, come testimoniano il ruolo avuto dalla città di Crotone nello sviluppo della Magna Grecia e per le citazioni di epoca classica, relative all’omaggio che veniva fatto con questo vino ai vincitori delle gare olimpiche. Diffuso con i suoi sinonimi in una vasta zona della costa adriatica meridionale, dalle Marche fino alla Calabria. È coltivato anche in Umbria e in Campania e marginalmente anche in Sicilia, quasi esclusivamente nella zona di Messina. Si avvicina dal punto di vista genetico al vitigno Frappato e come questo dà origine a vini alcolici, aromatici, ma poveri di colore.

Aspetti enologici
Il Cirò nelle tipologie rosso e rosato è prodotto con uve Gaglioppo per almeno il 95%, con l’eventuale aggiunta di uve di altri vitigni calabresi sia bianchi (Greco bianco, Montonico) sia rossi (Magliocco, Arvino, Greco nero). La vinificazione in rosso viene condotta in recipienti con il controllo della temperatura, evitando macerazioni troppo prolungate per evitare di far cedere al vino troppi tannini che darebbero un tono amaro e astringente. L’invecchiamento non è di norma molto prolungato e si realizza in parte in acciaio e in parte in legno.

Analisi sensoriale
Il Cirò rosso a base di Gaglioppo dà un vino rosso rubino, più o meno carico, con unghia gialla se invecchiato, intensamente vinoso, speziato, alcolico, fresco, di corpo, talvolta leggermente tannico, suscettibile di miglioramento con un leggero invecchiamento.

Etna rosso DOC

Geografia
L’area di produzione interessa parte del territorio dei comuni di Aci, Sant’Antonio, Acireale, Belpasso, Biancavilla, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Mascali, Milo, Nicolosi, Paternò, Pedare, Piedimonte Etneo, Randazzo, Sant’Alfio, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea, sulle pendici dell’Etna, in provincia di Catania.

Caratteri generali del clima
L’area rientra nella zona macroclimatica viticola di tipo anticiclonico. Le temperature medie estive sono di 22,5-26,5 °C e le medie invernali di 8-12,5 °C; le precipitazioni medie annue sono intorno a 1200-1300 mm. La piovosità annua è buona, per effetto degli effetti orografici indotti dall’Etna; il regime pluviometrico annuale presenta il minimo estivo (giugno-agosto) e massimo autunno-vernino (ottobre-marzo), tipici degli areali mediterranei. La percentuale delle precipitazioni nel periodo invernale (ottobremarzo) consente di classificare il clima come pienamente mediterraneo.

Ambiente di coltivazione e caratteristiche dei suoli
La viticoltura etnea rappresenta un raro esempio di viticoltura arcaica, sopravvissuta anche alle distruzioni della fillossera. Ne sono testimonianza i terrazzamenti spesso imponenti, gli alberelli molti dei quali ancora franchi di piede, i palmenti in pietra lavica, inseriti spesso in cantine dalle soluzioni tecniche geniali. La natura del terreno è strettamente legata alla matrice vulcanica. Esso si è formato soprattutto dall’accumulo e dalla successiva alterazione di diversi materiali eruttivi quali ceneri, sabbie, lapilli e pomice.Sono suoli generalmente sciolti, a reazione sub-acida, ricchi di microelementi e poveri di azoto e calcio.

Vitigni
Il vitigno da cui origina il vino è il Nerello mascalese, il cui luogo di origine si presume sia la Piana di Mascali, alle falde dell’Etna, dove questa varietà è coltivata da oltre quattro secoli con il nome di Niureddu. Presenta un’elevata variabilità intravarietale, con molti biotipi che presentano acini che hanno difficoltà a maturare. È un vitigno a maturazione tardiva, non molto ricco di antociani, che si adatta bene alla potatura a sperone dell’alberello.

Aspetti enologici
Il Nerello mascalese viene utilizzato per la vinificazione, raramente da solo, ma assieme ad altre uve, anche bianche quali il Carricante e la Minnella. Può essere vinificato in assenza di vinacce, dando la famosa “pesta in botte”, della zona dell’Etna, oppure a contatto delle vinacce per l’ottenimento di vini rossi tradizionali. Il rosso e il rosato sono ottenuti con almeno l’80% di uve di Nerello mascalese e di Nerello mantellato in percentuale non superiore al 20%, con l’eventuale aggiunta di altri vitigni a bacca bianca delle zona non aromatici, per un massimo del 15%.

Analisi sensoriale
Il vino è di colore rosso rubino abbastanza carico, tendente all’aranciato nei vini invecchiati, dal profumo caratteristico di viola, mediamente acido, tannico, abbastanza armonico e gradevole. Con l’invecchiamento i profumi aumentano di intensità e gradevolezza e compare una nota minerale, molto originale.


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