Volume: l'uva da tavola

Sezione: paesaggio

Capitolo: uva da tavola in Basilicata

Autori: Carmelo Mennone, Giuseppe Sicuro

Areale di coltivazione

La coltivazione dell’uva da tavola in Basilicata è praticata nell’areale metapontino, dove ha trovato condizioni pedoclimatiche ottimali che hanno favorito il conseguimento di un prodotto di alta qualità, apprezzato sui mercati nazionali e stranieri. Le miti condizioni climatiche invernali e le estati calde consentono una maturazione ottimale delle bacche, con un adeguato contenuto zuccherino e un aroma gradevole. L’uva da tavola in Basilicata è stata introdotta a partire dagli anni ’50, da agricoltori provenienti dalla vicina Puglia, regione che con i suoi viticoltori ha avuto un ruolo di primo piano non solo in questa fase di introduzione ma anche in quelle successive di rinnovamento. Il bacino di maggiore sviluppo è stato nei comuni limitrofi alla Puglia come Montescaglioso, dove nel 1950 vi è stato il primo tendone di uva da tavola presso l’azienda Caruso in contrada Tre selle. Negli anni ’70-’80 si è diffusa in tutti i comuni del litorale ionico, ma è nei comuni di Bernalda e Pisticci che ha raggiunto il culmine in termini di superficie e di innovazioni tecniche. La coltivazione ha avuto alti e bassi in funzione dei risultati commerciali, proprio in virtù di queste situazioni, l’imprenditore per superare queste fasi critiche ha saputo aggiornare la coltura con l’introduzione di nuove varietà, tecniche innovative che hanno consentito di creare nuove tipologie di prodotto, di destagionalizzare la produzione per coprire un’ampia fascia di mercato.

Andamento delle superfici

Certamente la Basilicata in termini numerici non compete con la limitrofa Puglia e la Sicilia, però la coltura dall’introduzione a oggi ha avuto forti impulsi innovativi, che hanno permesso di stare al passo con le esigenze provenienti dai mercati di commercializzazione. Osservando l’andamento decennale della superficie si nota che nel 1971 era di circa 940 ha, salita a 1309 ha nel 1981. Dal decennio successivo si è avuta una graduale riduzione, difatti nel 1991 si contavano 1167 ha, nel 2001 circa 530 ha, saliti a 864 nel 2007. Questa ultima inversione di tendenza nella superficie coltivata è dovuta soprattutto al rinnovamento varietale con l’introduzione delle uve apirene. Attualmente la superficie sembra che si sia assestata e i nuovi investimenti sono indirizzati alle uve apirene con calendario di raccolta che parte da luglio e si protrae fino a novembre, questo grazie a una maggiore disponibilità di varietà e ai sistemi di forzatura dell’epoca di raccolta.

Varietà

La scelta varietale ha seguito le esigenze dei mercati nazionali, ma soprattutto stranieri. Difatti la maggior parte delle varietà di uva prodotte in Basilicata viene commercializzata sui mercati esteri, che sono particolarmente interessati alle innovazioni di prodotto. Un esempio è quello del mercato inglese che da sempre ha apprezzato l’uva apirene. Le varietà coltivate nelle fasi iniziali sono state la Regina dei vigneti, la Primus e la Baresana. A partire dagli anni ’60 venne introdotta l’Italia, che soppiantò queste cultivar, si affermò sui mercati nazionali e stranieri, come la Germania, il Belgio, la Francia e il Regno Unito, e, ancora oggi, rimane la varietà maggiormente rappresentata. Un cambiamento importante si ebbe nei primi anni ’80 con l’introduzione delle varietà apirene come la Regular Superior Seedless, la Early Superior Seedless, la Perlon e la Pasiga. Di queste introduzioni quella che ha dato i migliori risultati e che ha avuto ulteriore diffusione è stata la prima meglio conosciuta oggigiorno come Sugraone. Insieme alle uve apirene sono state introdotte quelle con semi con diverso colore della buccia come la bianca precoce Victoria, la nera Black Magic, la Red Globe a bacca rossa. Delle tre quella che ha avuto maggiore diffusione, soprattutto negli anni ’90, è stata la Victoria, coltivata anche in coltura forzata per l’anticipo della raccolta. Anche in questa regione inizialmente le uve apirene hanno avuto una diffusione molto lenta a causa delle difficoltà produttive, inizialmente attribuite alle caratteristiche varietali e non alle imperizie colturali. Nel corso degli anni le conoscenze tecniche delle uve apirene sono molto migliorate e grazie anche alle favorevoli condizioni pedoclimatiche esse si sono diffuse in maniera proporzionalmente maggiore rispetto ad altre regioni. La varietà apirena più coltivata è la Sugraone, che lungo la fascia litorale ionica esprime eccellenti performance quali-quantitative. Ben rappresentata è la Crimson Seedless, a bacca rossa e a maturazione tardiva. Oltre a queste due cultivar, negli ultimi anni sono state provate anche altre varietà apirene quali la Centennial e la Thompson ma, a parte l’entusiasmo dei primissimi anni, non hanno avuto una grande diffusione. Negli anni più recenti si sta registrando l’ingresso di nuove varietà apirene con ottime prestazioni produttive.

Portinnesti

Nell’ambito dei portinnesti i primi campi furono innestati sul 157.11, sul 420 A e sul 225. Con l’introduzione delle uve apirene si è avuto il passaggio ai portinnesti Berlandieri x Rupestris, come il 1103, il 779, il 775 Paulsen e il 140 Ruggeri, che meglio si adattano a condizioni di terreni pesanti e calcarei e con una buona affinità rispetto alle esigenze delle nuove varietà introdotte.

Forme di allevamento

La forma di allevamento adottata per l’uva da tavola è stato il tendone, che in virtù delle esigenze colturali ha subito varie modifiche, fino all’affermazione di quello a doppio tetto orizzontale tipo Puglia. Questa forma di allevamento è stata introdotta in Basilicata da imprenditori agricoli pugliesi della provincia di Taranto e Bari. Negli ultimi anni, sia per adattarsi alle nuove varietà apirene che essendo più vigorose hanno bisogno di una migliore gestione della luce, sia per agevolare alcune operazioni colturali, si registra un’ulteriore evoluzione del tendone con l’adozione di forme a parete quali l’Y (gable) o siepone. Il sesto di impianto utilizzato nei primi anni era di 2,2 × 2,2 m fino ad arrivare a 2,5 × 3,5 con gli impianti di uva apirene.

Tecnica colturale

Anche la tecnica colturale ha subito notevoli cambiamenti nel corso degli anni. Inizialmente la coltivazione si effettuava senza ausilio dell’irrigazione, solo negli anni ’60 si introdusse l’irrigazione per aspersione, prima soprachioma poi sottochioma, e negli anni ’70 si utilizzarono i primi impianti a zampillo e a goccia. Attualmente il sistema irriguo utilizzato è quello a goccia con alcuni esempi di subirrigazione. Grazie all’ausilio di sistemi automatizzati si pratica la fertirrigazione, al terreno vengono somministrati ammendanti e concimi organici. Per conseguire produzioni di qualità e correggere e prevenire alcune fisiopatie non parassitarie viene praticata la concimazione fogliare. Con l’introduzione delle nuove varietà apirene vi è stato un forte affinamento e perfezionamento della tecnica colturale, che va calibrata in base alle varietà coltivate. Per conseguire un prodotto di alta qualità risulta indispensabile effettuare degli interventi al grappolo, attenti interventi con microelementi e fitoregolatori, adeguati sistemi di potatura, e adottare dei sistemi di copertura per la protezione, anticipo e posticipo della raccolta. Oltre a questa pratica, anche per queste varietà vengono applicate le tecniche di diradamento dei grappoli per migliorare lo standard qualitativo del prodotto, anche se con modalità diverse dalle cultivar con semi.

Sistemi di forzatura/h3>

Un ruolo fondamentale per la destagionalizzazione della produzione nella fase precoce e tardiva si è avuta grazie alla copertura con reti e film plastici. Questo tipo di copertura viene effettuato per: – anticipare l’epoca di maturazione; – proteggere il prodotto dalla grandine, dalle piogge, dal vento e da attacchi parassitari; – posticipare l’epoca di raccolta. La necessità della copertura con reti e film plastici ha determinato un adeguamento delle forme di allevamento e delle strutture per consentire la disposizione dei film plastici e/o delle reti.

Raccolta, imballaggio e commercializzazione

Le raccolte sono scaglionate dagli inizi di luglio sino a dicembre, secondo la cultivar, l’andamento meteorologico e l’andamento commerciale. Così come in altre regioni, chi si occupa della commercializzazione è un commerciante privato, spesso proveniente dalla limitrofa Puglia, mentre le Organizzazioni di Produttori, ben rappresentate in questa regione, detengono una piccola parte della produzione. Le uve destinate al consumo fresco sono solitamente raccolte e confezionate in campo da personale specializzato oppure successivamente nel magazzino di lavorazione. L’uva viene generalmente confezionata in cassette di plastica con grappoli sfusi oppure in cestini o buste a seconda delle richieste commerciali e alle attitudini qualitative del prodotto. Nel più breve tempo possibile, l’uva viene trasportata nel magazzino di lavorazione dove viene sottoposta a pre-cooling, controllo qualitativo e successiva spedizione al mercato finale, nazionale ed europeo.


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