Volume: la patata

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: UNAPA

Autori: Fausto Bosca

introduzione

Nel dicembre del 1987, per volontà di 6 associazioni di produttori, è stata costituita l’Unione Nazionale tra le Associazioni dei Produttori di Patate (UNAPA). Il riconoscimento giuridico è avvenuto il 3 ottobre 1988. L’obiettivo che l’Unione si prefiggeva era quello di costituire un sistema organizzato nazionale attraverso l’integrazione dei più importanti bacini di produzione. Il 14 febbraio 2008 l’assemblea dell’Unione ha deliberato di trasformare, con atto notarile ai sensi degli articoli 3, 4 e 5 del Decreto Legislativo 102/2005, l’Unione Nazionale tra le Associazioni dei Produttori di Patate in società consortile a responsabilità limitata avente denominazione “Unione Nazionale tra le Associazioni dei Produttori di Patate UNAPA società consortile a responsabilità limitata”, in breve “UNAPA società consortile a responsabilità limitata”. Il riconoscimento del nuovo soggetto giuridico è avvenuto con decreto MIPAAF il 21 aprile 2008. Oggi l’Unione è composta da 11 organizzazioni di produttori riconosciute e operanti in tutte le maggiori aree pataticole nazionali, le quali, contribuendo a rafforzare i rapporti di filiera, creano un vero sistema agroalimentare della patata. Tali associazioni operano nelle seguenti regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia e Calabria.

Scopi e impegni dell’UNAPA

La Società, ai sensi dell’articolo 5 del sopra citato Decreto Legislativo 102/2005, è diretta a espletare le funzioni di “organizzazione comune”, e persegue lo scopo di rappresentare, tutelare, assistere e coordinare le organizzazioni dei produttori operanti nel settore pataticolo che ne sono socie, anche in applicazione dei regolamenti comunitari in materia di organizzazione comune dei mercati. La Società persegue, inoltre, lo scopo di agevolare l’azione dei soci per il miglioramento e la valorizzazione della produzione pataticola, e il suo adattamento alle esigenze del mercato attraverso la concentrazione dell’offerta, la riduzione dei costi di produzione e la regolarizzazione dei prezzi. La Società, che svolge compiti di tutela e rappresentanza delle organizzazioni aderenti per le attività a essa affidate dalla normativa nazionale e comunitaria, realizza i predetti scopi attraverso lo svolgimento dei compiti di seguito riportati: a) concentrazione e valorizzazione dell’offerta dei produttori agricoli mediante sottoscrizione di contratti-quadro al fine di commercializzare la produzione dei soci; b) gestione delle crisi di mercato; c) costituzione di un fondo di esercizio per la realizzazione di programmi operativi che prevedano, tra l’altro, misure destinate a promuovere l’utilizzo da parte dei soci di tecniche rispettose dell’ambiente, nonché l’impiego delle risorse umane necessarie per l’accertamento della normativa vigente; d) coordinamento delle attività dei soci; e) promozione e realizzazione di servizi per il miglioramento qualitativo e la valorizzazione del prodotto, nonché progetti di interesse comune per i soci allo scopo di rendere più funzionale l’attività degli stessi; f) svolgimento di azioni di supporto alle attività dei soci; g) coinvolgimento dei soci nella programmazione agricola nazionale; h) promozione di programmi nell’ambito delle attività (svolte al livello nazionale) di ricerca e sperimentazione agraria, e di riconversione e realizzazione produttiva delle aziende aderenti alle organizzazioni socie; i) rappresentanza e assistenza dei soci dinanzi agli organi pubblici centrali e periferici dell’UE per la presentazione e il disbrigo di pratiche singole e collettive miranti a ottenere agevolazioni, finanziamenti, contributi, incentivi, premi, riconoscimenti formali da parte di istituti di credito e di enti pubblici comunitari e nazionali, ivi comprese le pratiche relative all’ottenimento degli aiuti UE; j) promozione e cura della rilevazione e divulgazione dei dati finalizzate al miglioramento delle condizioni di offerta dei prodotti pataticoli, in collaborazione con i competenti servizi nazionali e regionali, utilizzando centri e istituti pubblici e privati per ricerche di mercato; promozione e attuazione di programmi di sviluppo, studio, ricerca, divulgazione, propaganda, controlli di qualità, riconversione e qualificazione della produzione del settore; k) promozione della collaborazione e dell’intesa con organizzazioni italiane ed estere aventi finalità analoghe a quelle della Società, e partecipazione a organizzazioni con esse costituite sotto qualsiasi forma giuridica; l) stipula di convenzioni e contratti con organismi, enti, istituti e amministrazioni, anche mediante assunzione di incarichi conferiti dallo Stato o dagli enti pubblici, per tutti i problemi inerenti al settore ortofrutticolo; m) promozione di società, istituti o enti e/o acquisizione di quote di partecipazione in società di qualunque forma giuridica, le cui attività siano finalizzate al perseguimento degli scopi di cui all’articolo 5 (dello Statuto, n.d.a); n) ogni altra attività consentita o imposta da norme di legge; o) compimento di operazioni mobiliari e immobiliari utili al conseguimento dei fini istituzionali, e in particolare (senza che l’elenco sia da considerarsi esaustivo): aprire e chiudere c/c bancari anche affidati e con sconto titoli; accendere mutui ordinari e speciali; concedere agli istituti bancari ogni necessaria garanzia anche ipotecaria; cedere crediti, compiere operazioni di leasing e factoring; stipulare polizze per cauzioni e fideiussioni; compiere le suddette operazioni in nome e per conto proprio, e in nome e per conto dei soci; ricevere fideiussioni, prestare in favore dei soci ogni garanzia fideiussoria, mobiliare o reale che si rendesse utile e necessaria per la realizzazione di progetti o attività statutarie (del socio, dell’Unione o dei gruppi di associati); p) formazione del personale finalizzata al raggiungimento degli scopi statutari.

Rappresentatività della società

In oltre vent’anni di attività l’Unione ha realizzato numerosi progetti al fine di valorizzare e migliorare la produzione pataticola nazionale, in collaborazione con il Ministero per le Politiche agricole e forestali.

Sistema di qualità UNAPA

Il sistema di qualità UNAPA raggruppa produzioni certificate in conformità alla norma tecnica CCPB, accreditata dal Sincert, “per l’ottenimento di prodotti agricoli vegetali e agroalimentari da produzione integrata”, categoria in cui rientra la patata delle associazioni di produttori aderenti all’UNAPA. Cerchiamo di approfondire i requisiti che la norma prende in considerazione per sviluppare un prodotto conforme alla specifica tecnica. Tali requisiti riguardano il prodotto, che deve essere realizzato in un’organizzazione tale da possedere: – una gestione organizzativa evoluta e articolata secondo i principi collegati ai sistemi qualità (che verrà descritta nel disciplinare tecnico in conformità ai requisiti specificati nella norma), pressoché simile, nella descrizione dei requisiti da mettere a punto, a qualsiasi sistema di qualità applicato (iso 9001, iso 14001, uni 10939, emas, sa 8000, iso/iec 17025 ecc.); – i requisiti dell’azienda agricola previsti ai fini della produzione integrata, che verranno descritti dall’organizzazione nel disciplinare di produzione integrata allegato al disciplinare tecnico. I requisiti minimi riguardano il produttore agricolo preparato e formato, nonché la struttura aziendale, che deve garantire la possibilità di praticare l’agricoltura non convenzionale (in termini di distanza delle colture dalla strada; siepi naturali di separazione; impossibilità di coltivare la medesima coltura secondo agricoltura integrata e con agricoltura convenzionale; distanza o separazione da fonti inquinanti come strade trafficate, autostrade e discariche di rifiuti tossici, nocivi o pericolosi; 5% di area agricola, esclusi i boschi, a “compensazione ecologica”, ovvero senza uso di fertilizzanti e concimi); – i requisiti del metodo di produzione agricola (anch’essi descritti nel disciplinare di produzione integrata allegato al disciplinare tecnico). La norma tecnica impone di considerare i seguenti aspetti: vocazionalità pedoclimatica; sistemazione del terreno; mantenimento dell’agrosistema naturale con il divieto assoluto dell’uso di erbicidi in capezzagne e fossi; incentivazione a pratiche che rafforzino la biodiversità (per esempio approntamento di nidi per uccelli insettivori); gestione razionale delle superfici improduttive; uso di sementi sane dal punto di vista genetico-sanitario; analisi del terreno almeno ogni 5 anni; definizione delle modalità di somministrazione dei fertilizzanti (azoto, fosforo, potassio); avvicendamento colturale; irrigazione con calcolo dei fabbisogni idrici; piano di difesa e protezione delle colture, con scelta di principi attivi a bassa tossicità, elevata selettività, bassa persistenza, basso livello di stimolazione dei fitofagi, limitata deriva ambientale, distribuzione dei fitofarmaci, indici di maturazione che danno luogo alla raccolta; adeguate registrazioni, che dovranno contenere almeno dati aziendali, anno di riferimento, superfici degli appezzamenti interessati, colture certificate, descrizione dell’operazione, materia prima impiegata, quantità e volumi di bagnatura per intervento di difesa, avversità di riferimento in relazione all’intervento registrato; – una gestione dei prodotti in fase di condizionamento (cogente, se applicabile) descritta nel disciplinare tecnico; essa riguarda gli interventi per la conservazione del prodotto con dettaglio dei principi attivi utilizzati, delle dosi e dei tempi di intervento; i lotti accettati per mp (che sono di post-raccolta); accettazione del prodotto, stoccaggio, conservazione, trasformazione e confezionamento; – l’assicurazione del rispetto dei requisiti, che è data dal piano dei controlli (a cui la norma tecnica dedica un intero capitolo). Relativamente ai controlli, sono previste verifiche ispettive alle aziende agricole e agli stabilimenti dei fornitori intermedi, e sono attuati piani analitici di controllo di conformità essenzialmente sui residui di fitofarmaci (sulle materie prime, sul semilavorato e sul prodotto finito); il numero di lotti da sottoporre a controllo è individuato in funzione dei lotti fitosanitari omogenei che l’organizzazione produce o acquista. Naturalmente, il giusto equilibrio di prelievi deve garantire il controllo del rispetto di quanto dichiarato negli appositi disciplinari e la sostenibilità economica del costo del sistema. La frequenza dei prelievi è specificata nella norma di riferimento e viene espressa attraverso formule che tengano conto della differente composizione dei lotti: per esempio, se il lotto è composto da 100 patate tutte provenienti da una stessa azienda agricola, il controllo potrebbe avvenire su 5 patate; se le 100 patate provengono da cinque aziende agricole diverse, le patate da controllare a campione dovranno aumentare a 25. Il controllo su agrofarmaci prevede, in ogni caso, un controllo sul prodotto finito di almeno il 5% dei lotti, ed è eseguito da laboratori accreditati uni en iso/iec 17025 specificamente per prove su agrofarmaci. Il sistema volontario di certificazione, non obbligatorio per legge, si basa su di un principio di autocontrollo che, tuttavia, non è lasciato a se stesso. In generale tutti i sistemi di qualità volontari prevedono una certificazione da parte di un ente terzo, autonomo, che ne valida la conformità alla norma principale e alle procedure di regolazione messe a punto dall’organizzazione (in genere con l’ausilio di consulenti specializzati). A essere testata è anche la capacità di autocontrollo. Questo test avviene nel corso della visita di certificazione iniziale e nella visita di sorveglianza prevista ogni anno, e per l’UNAPA è effettuato dal CCPB. L’idea dei sistemi di certificazione riprende la logica di governo basata sui sistemi di qualità, che si è costruita nel tempo, a partire dagli anni Cinquanta, negli Stati Uniti e in Giappone. L’origine di questi sistemi si fondava sulla necessità di garantire la perfezione di produzioni speciali, dell’industria aeronautica e spaziale, attraverso rigidi protocolli di regole e controlli. Questo sistema si è via via affermato come modello di autocontrollo per qualsiasi realtà aziendale ed è applicabile, a grandi maglie, a ogni organizzazione che desideri qualificarsi per l’attenzione alla qualità, dove per qualità si intende la capacità di garantire un prodotto dalle caratteristiche standardizzabili e riproducibili, pertanto soddisfacente per il cliente, il quale è nelle condizioni di conoscere in anticipo le caratteristiche distintive del prodotto che acquista.

Qualità della filiera UNAPA

Il sistema qualità UNAPA fa propria, a livello di unione, la norma tecnica descritta. Lo scopo è quello di creare una base di produttori con un prodotto di qualità sufficiente a garantire per il mercato del fresco della GDO nazionale una patata omogenea, dalle caratteristiche costanti, e dunque adatta a essere venduta nel circuito della grande distribuzione e alle industrie di lavorazione. L’organizzazione UNAPA dà il nome al sistema qualità UNAPA. Ogni associata, per aderire a tale sistema, deve certificare l’ottenimento di prodotti agricoli da produzione vegetale integrata secondo quanto richiesto dalla norma tecnica, con le integrazioni specifiche riportate per la produzione di patata. Sebbene la norma sia unica, la composizione multiregionale delle associate fa sì che ognuna applichi disciplinari differenti secondo quanto prescritto su scala regionale o provinciale in materia di lotta integrata. Le differenze su scala locale servono ad adattarsi alle peculiari condizioni di terreno, clima, colture, e dunque di impatti, che caratterizzano i vari territori. L’azione prevede la definizione, l’applicazione e la certificazione degli standard qualitativi applicabili a tutto il prodotto degli associati UNAPA secondo il modello riportato a pagina seguente: Il sistema qualità UNAPA ha consentito la certificazione volontaria di prodotto in conformità a un disciplinare tecnico specifico per ogni organizzazione di produttori, e redatto nel rispetto della norma tecnica citata. Le patate conformi ai disciplinari tecnici (perché certificate dal CCPB in qualità di ente di certificazione di parte terza accreditato dal Sincert, secondo la norma uni cei en 45011) sono quindi riconosciute attraverso un marchio che garantisce l’applicazione delle norme previste dai suddetti disciplinari. Ciò aumenta la visibilità delle azioni delle singole associate volte a qualificare lo stesso prodotto-patata. L’obiettivo ultimo che l’UNAPA ha inteso in questo modo raggiungere è quello di realizzare un progetto di filiera mirato a conferire a un prodotto fino a ieri anonimo come la patata (la patata fresca, di fatto, risente di un vissuto “povero”) elementi di specificità legati sia al luogo di origine sia alle varietà esistenti per ogni tipo d’uso, con attenzione alle proprietà qualitative e alle innumerevoli possibilità di consumo. In particolare, il prodotto conferito garantisce: – l’origine nazionale del prodotto; – la provenienza esclusivamente da aziende agricole associate alle organizzazioni di produttori; – la diminuzione del 50% di agenti chimici impiegati in produzione; – lo sviluppo e messa a regime di tecniche di produzione integrata. Il bollino UNAPA non è un marchio commerciale, bensì un elemento che rassicura il consumatore sul rispetto delle regole descritte, garantendo, quindi, la qualità e la sicurezza alimentare.

Varietà di patate autogestite dai produttori italiani mediante l’UNAPA

A partire dal 2000 l’UNAPA ha avviato, in collaborazione con importanti istituti di ricerca genetica nazionali ed esteri, un programma per la produzione di nuovi cloni di patate. L’obiettivo è quello di ottenere nuove varietà di patate in grado di adattarsi alle diverse caratteristiche pedoclimatiche del nostro Paese. Questa attività ha comportato la realizzazione di campi sperimentali di primo e secondo livello presso tutte le organizzazioni di produttori aderenti. Il lavoro capillare svolto nel decennio passato ha consentito di selezionare varietà che sono state iscritte nel registro varietale europeo. Le varietà prescelte sono risultate di grande interesse per gli agricoltori grazie al buon rendimento produttivo, ricevendo un ottimo apprezzamento anche dai consumatori per le caratteristiche organolettiche. Vediamole nel dettaglio.

Varietà di origine francese (Bretagne Plant), Universa presenta tuberi molto regolari, ovali, con buccia ben lavabile. La polpa è gialla, con sostanza secca tipica della varietà da mercato; buone le caratteristiche culinarie, come la tenuta in cottura; discreta è la conservazione. Dato non trascurabile, questa varietà viene coltivata in molte aree della nostra penisola, con elevate rese di produzione in tutti gli ambienti. È sicuramente la varietà più utilizzata dagli agricoltori tra quelle di esclusiva UNAPA.

Varietà di costituzione francese (Comité Nord), Naga ha maturazione media tardiva, tubero di forma ovale allungata, e pasta di colore giallo paglierino. Buona è la produttività, ottima e costante la percentuale della sostanza secca, come pure la conservazione. Per queste caratteristiche la varietà si presta alla trasformazione industriale per la produzione di sticks.

Varietà di costituzione italiana (CRA di Bologna), Antea è una patata seminata come novella e bisestile nelle regioni del Sud Italia, e più in generale in tutte le aree del bacino mediterraneo. Presenta buon adattamento nelle zone costiere del Centro-Nord Italia con terreni prevalentemente sciolti. È particolarmente apprezzata in Sicilia poiché la sua produzione risulta uguale o superiore a quella delle migliori varietà coltivate nella regione. Antea è adatta per il consumo fresco grazie alle buone caratteristiche organolettiche. Il tubero presenta un colore della buccia giallo chiaro, con un elevato grado di lavabilità.

Varietà di costituzione francese (Comité Nord), Aurea è adatta per la trasformazione industriale in chips. Di ciclo medio tardivo, presenta tuberi con occhi superficiali, di forma tonda, con buccia e pasta gialle, alto tenore in sostanza secca e basso tenore in zuccheri riduttori. Da buona a molto buona è la conservazione. Dà origine a una produzione buona, con pezzatura uniforme, che consente di ridurre al minimo gli scarti di lavorazione. La varietà può essere coltivata al Sud, dove consente di allungare il calendario di raccolta sino a fine luglio, e in tutte le zone vocate alla produzione delle patate da industria del Nord Italia.

Varietà di costituzione francese (Comité Nord), Amelie produce tuberi di forma ovale di media grandezza, di colore giallo sia nella pasta sia nella buccia, con ottima lavabilità anche dopo molti mesi di conservazione. La sua peculiarità è quella di poter essere conservata fino alla prima decade di aprile con la sola frigoconservazione. Tale prerogativa è molto apprezzata dalle catene della distribuzione, interessate a offrire ai propri clienti un prodotto di filiera fino a quel periodo. La produttività è media, ma comunque superiore a quella di varietà similari utilizzate oggi in Italia. La forma regolare e media la rende adatta per le confezioni di piccole dimensioni. Viene coltivata al Centro e al Nord Italia.

Varietà di genetica italiana (CRA di Bologna), Rubino ha maturazione media precoce, tuberi di forma ovale, pasta gialla con buona lavabilità; ottime sono le sue qualità culinarie. Presenta buona resistenza alla peronospora del tubero, che la rende adatta per semine bisestili o per colture biologiche. Ottima la produzione.

Di costituzione italiana (CISA Mario Neri), Daytona è una varietà con maturazione media tardiva, un tubero di forma tondo-ovale, con pasta bianca. Il contenuto di sostanza secca è elevato, la qualità culinaria è di tipo C (farinosa), adatta quindi alla frittura domestica e alla preparazione di impasti (per esempio gnocchi). Tra le caratteristiche di maggiore importanza registriamo un’elevata resistenza allo stress da scongelamento, che, associata alla consistenza della polpa, la rende adatta alla trasformazione in prodotti surgelati e piatti pronti. Viene richiesta dall’industria di trasformazione, e pertanto anche per questa varietà è possibile sottoscrivere contratti di filiera.


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