Volume: la patata

Sezione: storia e arte

Capitolo: Sogni&tuberi: la patata nel cinema di Hollywood

Autori: Marco Spagnoli

Il dialogo di Pulp Fiction, riportato a lato, su come si mangiano le patatine fritte ad Amsterdam rispetto a quanto accade in America, è la celebrazione cinematografica pop più famosa della patata. Vincent Vega, il personaggio interpretato da John Travolta racconta con una buona dose di disgusto che in Olanda, infatti, le patatine fritte si mangiano con la maionese, soprannominata poco elegantemente dall’impreciso doppiaggio italiano “merda gialla”, rispetto agli Usa dove il killer portato sullo schermo da Samuel L. Jackson ha bene in mente, invece, che le patatine vengono accompagnate da vere e proprie ondate di ketchup. Per quanto apparentemente leggero, questo scambio di battute che segue considerazioni sugli hamburger hawaiani (kahuna burgers) e l’ostacolo rappresentato dal sistema metrico decimale e l’utilizzo da parte di McDonald’s degli stessi nomi per i panini, al di qua e al di là dell’Atlantico, si può considerare come la celebrazione pop più famosa della cosiddetta junk culture ovvero quella koiné alimentare che nasce sul punto di confine tra cattive abitudini, campagne di marketing e un finto immaginario esotico collegato ai fast food e alla necessità di differenziare nomi e ricette. Le patatine fritte, così, restano protagoniste del cinema americano degli ultimi anni come l’emblema di un mondo, spesso, perfino cosciente delle controindicazioni derivate dal mangiare troppe patate. In Quel pazzo venerdì, per esempio, remake dell’omonimo classico della Disney, Jamie Lee Curtis e la poco più che adolescente Lindsay Lohan, non ancora nota per i suoi eccessi che tanto hanno fatto parlare di lei qualche anno dopo, interpretano una madre e una figlia che una maga cinese fa scambiare di ruolo. Quando la mamma si trova nel corpo della ragazza, la prima cosa che fa è assaggiare una patatina fritta con aria ispirata, domandandosi perché una cosa cosìbuona faccia così ingrassare... La cultura pop, però, non si ferma soltanto alla patata come cibo: in un altro film Disney, uno dei protagonisti assoluti e più amati è Mr. Potato Head, un noto giocattolo dall’inconfondibile forma. Le patate hanno sempre avuto un ruolo fortemente evocativo nell’arte visiva per eccellenza come il cinema. Le enormi distese di campi coltivati che chiamano alla memoria ambienti casalinghi, talora rarefatti, talaltra silenziosamente piovosi, trovano una corrispondenza nelle enormi masse di patate ammonticchiate l’una sull’altra pronte per essere “pelate”. Così come nel più celebre fumetto pubblicato durante la Seconda guerra mondiale, l’impavido Capitan America cela la sua identità segreta nelle cucine militari, sbucciando tonnellate di patate come Steve Rogers insieme al suo fidato aiuto Bucky, Stanlio e Ollio, ma anche Jerry Lewis e Dean Martin associano il rito del pelare patate al fondamento della vita militare. Si può, quindi, dire che al pelare patate insieme viene associato una sorta di fondamento del cameratismo militare maschile. Un segno di virilità? Forse, certo è che Ang Lee utilizza gli stessi stilemi del genere western per il suo pluripremiato film sui rudi uomini, ma al tempo stesso innamorati, protagonisti di I segreti di Brokeback Mountain. E anche nel film che ha tanto polarizzato l’opinione pubblica americana, tra i tanti piccoli gesti che fanno da contorno all’insolito innamoramento tra due cowboys, c’è il pelare patate. Gesto, ovviamente, tutt’altro che galeotto ma che, al tempo stesso, è un segnale di un certo tipo di consuetudine utilizzata per raccontare altro. Fatto sta che Halle Berry, l’incantevole diva che è stata la prima afroamericana a vincere l’Oscar, dice, pubblicamente, che se un uomo vuole provare a sedurla la deve invitare a una cena dove le patate giocano un ruolo chiave per arrivare al cuore della splendida e simpatica interprete: patate al rosmarino e il tonno alla griglia con purè di patate. Ai cowboys bastava molto meno per restare sedotti, ma – si sa – il cinema spesso enfatizza le proprietà afrodisiache di luoghi e cibi, per esigenze di copione. Certo è che qualsiasi uomo considera la cena ideale quella del protagonista di Quando la moglie è in vacanza, che si vede piombare in casa Marilyn Monroe che porta con sé una bottiglia di champagne e un sacchetto di patatine... Mentre cerca di sedurla facendole ascoltare un pezzo di Rachmaninov, la donna più bella del mondo intinge una patatina nel bicchiere chiedendogli se ha mai mangiato patatine e champagne. “Una follia, vero?” – chiede lei… E dire che, lontanissimo da qualsiasi altra connotazione oltre a quella della noia, il gesto di pelare patate è disegnato nel primissimo cartone animato di Walt Disney con uno svogliato Topolino, addirittura, nel 1928. Più recentemente nella seconda parte de Il Signore degli Anelli, intitolata Le Due Torri, il mostruoso Gollum non apprezza le patate bollite che i due Hobbit in viaggio con lui si cucinano, restando piuttosto disgustato. La plasticità del purè viene utilizzata da Steven Spielberg per dare modo al personaggio interpretato da Richard Dreyfuss di capire il ruolo di una montagna nel primo incontro tra la razza umana e gli extraterrestri. In Incontri ravvicinati del Terzo Tipo, a tavola con suo figlio l’uomo inizia ad utilizzare una posata non per portare il cibo alla bocca bensì per realizzare una mini scultura rivelatrice. Sempre le patate, ma questa volta come cibo e oggetto di potere, sono al cuore di un altro film diretto da Spielberg: L’Impero del Sole, storia di un ragazzino occidentale, finito prigioniero dei Giapponesi, che grazie al suo méntore, interpretato da uno straordinario John Malkovich, sfrutta le imprevedibili proprietà negoziali legate alla patata bollita (e con la buccia...). “Non ti ho insegnato nulla?”– urla adirato l’uomo al ragazzino, interpretato da un giovanissimo Christian Bale, oggi noto per essere il Batman dei film di Christopher Nolan. “Sì – risponde l’esile adolescente – mi hai insegnato che le persone farebbero di tutto per le patate...”. Metaforicamente, poi, il cinema stesso si può associare alle patate e alla loro cottura. Un’idea, fortunatamente, non di chi scrive, bensì del regista Robert Altman. Incontrandolo in una delle sue ultime interviste, alla richiesta di notizie relative ai suoi progetti futuri, l’autore di pellicole indimenticabili come M*A*S*H, Nashville, America Oggi e Gosford Park disse: “Fare del cinema per me è come cucinare delle patate. Quelle che bollono prima ed emergono dal fondo della pentola sono quelle che mangio prima. Così va per i film. Quelli per cui trovo prima i soldi, quelli sono sempre i primi che faccio...”. Come dire: le patate e il cinema hanno un legame intimo e antico, perché seppure molto diversi hanno entrambi caratteristiche di popolarità e diffusione universale.


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