Volume: l'ulivo e l'olio

Sezione: coltivazione

Capitolo: sistemi di raccolta

Autori: Agostino Tombesi

introduzione

Nella coltura dell’olivo la raccolta è l’operazione che se condotta in modo tradizionale incide per una quota pari al 50-80% sul costo di produzione. È quella che pone i maggiori problemi in fatto di reperibilità di manodopera in quanto impiega un numero di operatori elevato, in un periodo ristretto dell’anno. Infatti, per la stagionalità del lavoro, il personale a tempo determinato è sempre meno disponibile e sempre più frequentemente si ha il mancato raccolto di oliveti con scarsa produzione e in condizioni difficili per caratteristiche delle piante e per conformazione del terreno. È pertanto necessario conoscere le opportunità che la meccanizzazione della raccolta offre e quali sono le condizioni in cui le macchine possono bene operare, nel rispetto degli obiettivi di qualità del prodotto, della sicurezza del lavoro e della riduzione di manodopera e infine del costo della raccolta.

Periodo ottimale di raccolta

I frutti, appena dopo l’allegagione, aumentano subito il peso fresco, poi hanno uno sviluppo meno intenso in corrispondenza di 70-100 giorni dalla piena fioritura e successivamente, in settembre, vi è una ripresa dell’accrescimento che si manterrà costante durante la maturazione del frutto. In una prima fase gli accrescimenti sono dovuti alla formazione di nuove cellule, che è molto intensa nei primi 30 giorni dall’allegagione. Intorno al 60°-70° giorno dalla fioritura si evidenzia l’endocarpo con la deposizione di lignina nelle cellule centrali della drupa, dopodiché il nocciolo rimane costante nelle dimensioni. A questo punto, circa 60 giorni dalla piena fioritura, inizia la formazione dell’olio concentrata nelle cellule del mesocarpo (polpa), con un lento accumulo fino a 110 giorni; prosegue poi in modo intenso da 110 a 160 giorni, per ritornare a ritmi limitati durante la fase finale di maturazione. A circa 130 giorni dalla piena fioritura inizia la pigmentazione dell’epicarpo (buccia), che poi procede a differente intensità a seconda della varietà e dell’entità della produzione. La durezza della polpa lentamente declina. Al termine della maturazione nel peduncolo si riducono le auxine e aumenta l’etilene. Iniziano cioè i processi di senescenza delle cellule, con l’indebolimento degli strati di cementazione tra la lamella mediana e le pareti cellulari, qualche cellula inizia a degradarsi e nel frattempo si evidenzia uno strato di separazione che comprende zone sempre maggiori fino a interessare i vasi cribrosi e legnosi, determinando una forte riduzione dei flussi di sostanze nutritive verso i frutti fino al distacco naturale. Durante la fase finale di maturazione i frutti subiscono importanti evoluzioni nella quantità e nella qualità dell’olio, che nell’insieme devono essere attentamente valutate per determinare il periodo ottimale di raccolta. I fattori che maggiormente vi concorrono sono il distacco dei frutti, l’evoluzione del contenuto in olio, le caratteristiche organolettiche, i costituenti responsabili della conservazione e delle proprietà salutari e dietetiche dell’olio di oliva. A essi sono legati gli indici di maturazione, di immediata determinazione, che dovrebbero essere adottati per individuare il giusto momento per eseguire la raccolta. Le epoche ottimali di raccolta possono variare da un anno all’altro, in genere le differenze sono dell’ordine di 1-2 settimane. La raccolta è precoce quando la produzione è limitata e si verificano alte temperature durante il processo di maturazione; viene anticipata in caso di attacchi di mosca e non protratta oltre i limiti indicati per evitare un peggioramento delle caratteristiche qualitative del prodotto, per non incorrere in forti percentuali di cascola e per cautelarsi da eventuali danni da freddo che potrebbero subire le drupe ricche di acqua. Esiste comunque l’esigenza di dover monitorare ogni anno l’andamento della maturazione dei frutti e dare immediatamente informazione all’agricoltore di iniziare la raccolta. Ciò può essere realizzato utilizzando in particolare due degli indici di maturazione in precedenza indicati, la forza di distacco dei frutti con dinamometro e la cascola con l’apposizione di sacchetti di controllo. La raccolta dovrebbe iniziare quando la forza di distacco è inferiore ai 3 N per il 10-20% dei frutti, o quando cominciano a distaccarsi naturalmente i primi frutti, dovrebbe poi protrarsi per 10-15 giorni. In tali condizioni si conseguono gli obiettivi di ottenere la maggiore quantità di olio, della migliore qualità e con condizioni di raccolta favorevoli alla meccanizzazione.

Evoluzione dei sistemi di raccolta

In Italia i primi tentativi di raccolta meccanica si ebbero ai primi degli anni ’60, sulla base delle esigenze di meccanizzazione provenienti soprattutto dagli USA. Cominciarono in Europa i primi concorsi per la meccanizzazione della raccolta, dove venivano presentate soluzioni basate sui più disparati principi, con l’uso di bacchiatori dai più semplici ai più complessi, di turboventilatori, di aria compressa, di vibratori di differenti tipologie o di attrezzi manuali che agevolavano la raccolta. L’imperativo iniziale era quello di trovare soluzioni per meccanizzare tutte le tipologie di olivicoltura, dai vecchi ai giovani alberi, per tutte le forme di allevamento applicate e per tutte le giaciture di terreno. Si affermarono alcuni agevolatori, da quelli manuali a quelli azionati ad aria compressa, vennero introdotte su larga scala le reti per l’intercettazione del prodotto e tra le grandi macchine si affermarono i vibratori, che potevano agire sul tronco o sulle branche principali. Questa tipologia di macchine trovò una buona diffusione e furono proposte applicazioni su trattrici di serie e macchine semoventi, l’intercettazione era sempre operata con reti mosse manualmente. Le rese di raccolta in generale erano del 50-80%. In questo periodo una soluzione geniale fu la realizzazione della SR12, una scuotiraccoglitrice con ombrello rovescio e vibratore da applicare alle branche; incontrò un certo interesse e ampia diffusione per il vantaggio di una completa meccanizzazione della raccolta, tuttavia aveva tempi operativi abbastanza lunghi e un’elevata complessità meccanica. Molte speranze furono riposte nell’uso dei cascolanti e le ricerche si concentrarono sul composto ethrel, la cui azione derivava dallo sviluppo di etilene che accelerava i processi di abscissione dei frutti, ma anche delle foglie. In alcuni casi queste sostanze presentavano effetti molto promettenti innalzando la percentuale di raccolta fino all’80-90%, in altri casi provocavano un’accentuata defogliazione e in altri casi ancora non si mostravano efficaci per l’interferenza con fattori meteorologici. Pertanto, nonostante una lunga sperimentazione e il saggio di numerosi composti, i cascolanti non sono riusciti a essere veramente utili per un apporto consistente alla soluzione della raccolta meccanica. Negli anni ’90 si accentuarono le difficoltà di disponibilità e di costo della manodopera necessaria per la raccolta, vi fu un reale interessamento degli olivicoltori e si svilupparono proposte differenziate che si sono orientate su tre principali tipologie di macchine: agevolatori, bacchiatori e vibratori. Per i primi si cercò di aumentare l’efficienza, di ridurre il peso delle attrezzature e l’affaticamento degli operatori. Nel gruppo dei bacchiatori meccanizzati si è passati da quelli con lunghe aste oscillanti ad aspi con bacchette di plastica, sottoposte a movimento alterno o a vibrazione che dovevano esplorare la superficie fruttificante dell’albero. I bacchiatori di vario tipo venivano disposti su telai per operare su metà chioma o su tutta la chioma con il tentativo di proporre macchine scavallatrici che lavorassero in continuo. In questo settore un rimarchevole successo è stato ottenuto con l’applicazione all’olivo delle vendemmiatrici scavallatrici, alle quali erano apportati i necessari adattamenti. La loro specifica esigenza era di operare su piante di dimensioni ridotte compatibili con la gabbia di scuotimento. Un notevole sviluppo si è avuto sui vibratori e sulle loro applicazioni, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia, di realizzare strutture semplici e resistenti, di ridurre eventuali danni alla pianta. Un progresso efficace si è avuto sulla meccanizzazione dell’intercettazione del prodotto, passando dalle reti agli intercettatori semimeccanizzati e a quelli completamente meccanizzati. Un significativo progresso nel campo della meccanizzazione è stato, recentemente, raggiunto attraverso l’integrazione tra pianta e macchina. Cioè si è cercato, per le macchine risultate più valide, di incrementare l’efficienza non solo migliorando i dispositivi meccanici, ma anche con l’utilizzazione su piante e piantagioni adatte, con risultati altamente promettenti. Ciò porta alla definizione di modelli di olivicoltura altamente meccanizzabili con il risultato di ridurre i costi di raccolta e di incrementare i risultati economici della coltura.

Distacco dei frutti

Il problema principale della raccolta è il distacco delle olive dalla pianta. Fra i numerosi tentativi applicati, il metodo della vibrazione si è rivelato il più promettente ed è evoluto dai vibratori a cavo a quelli a barra, a impatto, per giungere ai vibratori per inerzia. Con questi ultimi le macchine sono state isolate dalle vibrazioni e rese più facilmente manovrabili. Su rami portanti frutti, prove di laboratorio hanno mostrato che un’elevata percentuale di distacco delle olive può essere ottenuta con una serie di combinazioni fra oscillazione e frequenza, secondo una curva ben definita. Il limite di utilizzazione della serie di frequenze e di oscillazioni è dato dai danni che esse provocano. Infatti l’organo più frequentemente danneggiato è la corteccia, la cui resistenza a sforzi radiali è di 34-41 kg/cm e di 10-11 kg/cm a sforzi tangenziali. Naturalmente il tutto dipende dallo stato in cui si trova la pianta, che si mostra più sensibile quando ha un attivo metabolismo. La rottura della corteccia o il semplice distacco al livello del cambio, oltre a determinare un ostacolo alla conduzione delle sostanze elaborate, causa l’instaurarsi di infezioni di Pseudomonas savastanoi. La rottura delle branche è favorita da ampie oscillazioni a qualsiasi frequenza. Così pure il prolungarsi delle vibrazioni le può danneggiare. Il punto d’innesto di piante adulte e quello di inserimento dei polloni sulla ceppaia di piante ricostituite sono le zone più vulnerabili. Sono pure sensibili le branche deboli e parzialmente devitalizzate. La caduta delle foglie è provocata da vibrazioni ad alta frequenza, soprattutto al di sopra di 40 Hz e con vibrazioni di lunga durata; si verifica più frequentemente in cime spoglie di vegetazione. Le radici non sembrano subire danni particolari, in taluni casi ne vengono scalzate alcune di piccolo diametro, dislocate nelle immediate vicinanze del tronco. Le macchine pesanti possono causare compattazione del suolo se transitano su terreno umido. I danni ai frutti sono in funzione della cultivar, della destinazione del prodotto e del periodo di raccolta. Pertanto va ricercata una giusta combinazione tra oscillazione e frequenza senza causare danni alle piante. Nei riguardi della durata della sollecitazione, passando da 10 a 30 secondi, la caduta dei frutti aumenta del 16% con scuotitori di media potenza e del 13% con scuotitori di maggiore potenza.

Evoluzione dei vibratori

I primi vibratori a inerzia utilizzati in olivicoltura erano del tipo biella-manovella, in cui la carcassa agiva come elemento attivo nella vibrazione dell’albero ed erano utilizzati per la vibrazione delle branche. Successivamente sono stati usati vibratori con masse eccentriche ruotanti, impiegati per la vibrazione del tronco. In questi le masse attive erano i pesi eccentrici ruotanti, mentre la carcassa, utile per la struttura del vibratore, costituiva un elemento soggetto a vibrazione insieme alla massa dell’albero. Le testate vibranti, per ragioni di robustezza e per evitare eventuali rotture, avevano un peso di 600-800 kg e richiedevano potenze di 80-100 kW. Da allora si è cercato di ottimizzare il funzionamento delle macchine con lo scopo di mantenerne inalterata l’efficacia, riducendone la massa e quindi la potenza impiegata. Ciò è stato di particolare utilità per l’olivicoltura dei Paesi del Mediterraneo, perché ha permesso di avere testate più manovrabili e facilmente applicabili ai trattori di serie, con il risultato di conseguire maggiori economie nella costruzione, una migliore affidabilità dell’apparato vibratore, la possibilità d’impiego anche in terreni in pendenza. Un altro importante obiettivo è stato quello di ridurre le perdite di trasmissione del moto, avvicinando il centro di vibrazione all’asse dell’albero e utilizzando cuscini che esponessero un’ampia superficie di contatto con la corteccia dell’olivo e permettessero una buona trasmissione del moto senza creare lesioni. Il risultato dell’intensa attività che si è sviluppata dopo gli anni ’80 ha portato alla messa in commercio di testate di peso medio, 250-350 kg, che utilizzano potenze medie di 45-50 kW, con le quali si ottengono una buona resa di raccolta, una buona adattabilità alle diverse tipologie di olivicoltura, una discreta affidabilità delle macchine. Un importante e decisivo contributo è stato apportato con la possibilità di cambiare schema di vibrazione nello stesso scuotitore con il risultato di un ulteriore incremento delle rese di raccolta del 10-15%, portandole all’85-90%. Gli accumulatori di potenza hanno trovato impiego come sorgente temporanea di potenze elevate. L’utilità del sistema va vista nel complesso del tipo di vibrazione scelto, tuttavia bisogna evitare che l’applicazione istantanea di alte potenze causi danni consistenti agli organi vitali dell’albero.

Fattori agronomici che migliorano l’efficienza dei vibratori
I fattori agronomici che maggiormente influenzano l’efficacia dei vibratori sono i seguenti. – Produttività degli impianti. Le macchine agiscono con tempi riferiti alla pianta o alla superficie, quindi tanto maggiore è la produzione, più alta è la produttività del lavoro che le macchine riescono a esprimere. Pertanto in un’olivicoltura meccanizzata l’efficienza produttiva dell’impianto è fondamentale per conseguire buone prestazioni delle macchine e buoni risultati economici ed è possibile realizzarla applicando tutte le scelte e le tecniche che la favoriscono. A essa contribuiscono i fattori genetici della coltura e le condizioni pedoclimatiche. Pertanto l’uso delle migliori cultivar nelle aree vocazionali è una prima condizione di successo perché l’olivo possa esprimere le più alte produzioni. Le cure colturali devono permettere alle caratteristiche genetiche e all’ambiente di esprimersi alla massima potenzialità. – Punto di applicazione. I vibratori possono essere applicati ai tronchi oppure alle branche degli olivi. Agiscono sui tronchi quelli di maggiori dimensioni e realizzano l’operazione in tempi brevi, quando vengono utilizzati sulle branche principali si allungano i tempi di lavoro e si complica la meccanizzazione dell’intercettazione del prodotto. Pertanto la vibrazione di più branche in alberi di grandi dimensioni è possibile e rappresenta un’opportunità di raccolta, ma i costi sono più elevati di quando i vibratori possono agire sul tronco. – Volume della chioma. I vibratori di tronco hanno mostrato una buona prestazione con volumi di chioma fino a 40-50 m3, che sono facilmente ottenibili con quasi tutte le varietà. – Distanza di piantagione. La distanza di 6×6 m è un buon riferimento per una buona operatività dei vibratori, quelle superiori garantiscono una migliore circolazione, ma è necessario conciliare l’azione delle macchine con il volume della chioma e le potenzialità produttive degli oliveti. – Forma di allevamento. I vibratori esigono piante con un solo tronco, alto da 1 a 1,2 m, specie quando è previsto l’uso di intercettatori meccanizzati; le chiome dovrebbero essere aperte, ben esposte alla luce, con 3-4 branche oblique, senza variazioni di direzione e con branche secondarie e terziarie rigide, ben rivestite di rami fruttiferi e con la localizzazione della fruttificazione nella zona medio-alta della chioma, senza pendaglie. – Dimensione dei frutti. I vibratori di tronco rispondono meglio con olive grandi; con frutti più piccoli di 1-1,5 g le rese di raccolta si abbassano in modo significativo. In generale con frutti di 2-4 g si hanno buoni risultati. – Forza di distacco dei frutti. Rappresenta un fattore importante e dipende dalla cultivar e dall’epoca di raccolta. È ritenuta alta quando supera 6 N, è adeguata per una buona resa di raccolta intorno a 4 N. Tuttavia è importante il rapporto tra forza di distacco e peso dei frutti (N/g): quando questo è intorno a 2 si hanno buone rese di raccolta, a valori superiori a 3 si hanno maggiori difficoltà. – Periodo ottimale di raccolta. Ogni cultivar ha un periodo ottimale di raccolta, che coincide con il tempo in cui le olive hanno accumulato quasi la massima quantità di olio, quando le olive iniziano a ridurre la forza di distacco e quando ancora la cascola non è iniziata o è appena accennata. In questo periodo l’olio presenta caratteristiche commerciali e una valutazione organolettica ottimali. – Cultivar. La cultivar influenza la resa di raccolta meccanica degli scuotitori, oltre che per la dimensione e per la forza di distacco dei frutti, anche per la lunghezza del peduncolo, per la presenza di frutti singoli o multipli per ogni infiorescenza e per altre caratteristiche come conformazione ed elasticità delle branche, portamento assurgente o pendulo dell’albero, maturazione contemporanea o dilazionata dei frutti. In generale, Leccino, Frantoio, Carolea, Coratina e altre rispondono bene agli scuotitori. – Età della pianta. I vibratori di tronco possono essere applicati precocemente, a 6-8 anni, quando i tronchi hanno un diametro di 8-10 cm, fino a 60-70 anni, finché i tronchi si mantengono sani e regolari, in quanto il legno cariato ammortizza la trasmissione della vibrazione e non garantisce una sufficiente resistenza meccanica nel punto di aggancio. – Giacitura. I terreni pianeggianti sono i più rispondenti, tuttavia la meccanizzazione è possibile anche a pendenze del 25-30%, con l’utilizzazione di trattrici a cingoli e testate leggere.

Intercettazione del prodotto ed efficienza dei cantieri
Per aumentare l’efficienza dei vibratori occorre che l’intercettazione del prodotto sia ottimizzata. I possibili cantieri sono i seguenti. – Vibratori di tronco e cantiere reti. Due reti, di circa 10×6 m ciascuna, vengono disposte ai lati delle piante e mosse da 4+4 operatori, dopo l’azione dello scuotitore vengono spostate alla pianta successiva. Il prodotto viene accumulato e versato direttamente su rimorchio o su contenitori dallo stesso personale. Le difficoltà riguardano l’armonizzazione dell’azione dello scuotitore e dello spostamento delle reti, l’affaticamento derivante dalla gestione delle reti specie quando si opera in terreni in pendenza e con terreno bagnato. La produttività del lavoro è intorno a 80 kg di prodotto per persona e per ora. – Vibratori di tronco e raccoglitore semimeccanizzato. Per ridurre l’impiego di manodopera per la gestione delle reti è stato introdotto un raccoglitore costituito da un rimorchio con ai lati due rulli su cui sono avvolte le reti di plastica. Queste vengono svolte manualmente e sono portate sotto la chioma degli alberi che si trovano adiacenti al carrello. Dopo che gli scuotitori hanno determinato la caduta dei frutti, le reti con i lembi sollevati da due operatori vengono riavvolte e le olive cadono nel cassone del rimorchio. Il cantiere esprime un’efficienza superiore a quella precedente con una produttività del lavoro di circa 100-120 kg di olive per ora e per persona. – Vibratori di tronco con intercettatore a ombrello rovescio. L’ombrello rovescio è ancorato a un cassone che si dispone sotto lo scuotitore quasi a contatto con il terreno. La vibrazione della pianta e l’accumulo delle olive nel cassone avvengono in contemporanea e dopo alcune piante, quando si è raggiunta la capacità del cassone di 150-200 kg, le olive vengono scaricate in grandi contenitori o in un rimorchio. Tale soluzione rappresenta un’efficiente combinazione tra scuotitore e intercettatore e si raggiungono produttività del lavoro di 200-400 kg per ora e per persona. Sono necessari impianti ben predisposti e dimensioni delle chiome non eccessive. – Vibratore di tronco e intercettatore in parallelo sul filare. Sono due veicoli che procedono in parallelo lungo il filare, in uno vi è lo scuotitore di tronco, nell’altro l’intercettatore del prodotto. Sono macchine flessibili, capaci di adattarsi a piante di differenti dimensioni, raggiungono una buona velocità operativa. Sono facilmente trasportabili. – Vibratore di tronco: riferimento principale per la meccanizzazione della raccolta. I vibratori di tronco rappresentano un importante riferimento per la raccolta meccanica, in quanto realizzano un’elevata efficienza nel distacco dei frutti e nella capacità operativa. Negli ultimi anni sono stati migliorati nell’efficienza, nell’affidabilità, nella manovrabilità e nell’adattamento alle differenti tipologie di olivicoltura. L’efficienza è stata migliorata attraverso l’adozione di combinazioni ottimali tra frequenza e oscillazione, attraverso l’utilizzazione di potenze elevate, 50-80 kW, e attraverso la riduzione della massa della testata vibrante. La semplificazione costruttiva e l’uso di materiali più resistenti hanno migliorato l’affidabilità della macchina. È stato migliorato l’aggancio delle testate vibranti alla pianta con pinze avvolgenti e sono stati ridotti i danni alla corteccia con cuscini di protezione più morbidi e di maggiore dimensione. La manovrabilità degli scuotitori è migliorata notevolmente con l’uso di testate vibranti leggere. Infatti è stato possibile montarle su trattrici di medie dimensioni allargando l’uso della macchina. Negli ultimi anni i vibratori leggeri montati su carrello, trainato dalla trattrice, hanno avuto una larga diffusione perché riescono ad agganciare il tronco e le branche e quindi si adattano ad aziende con differente tipologia di piante. Le rese di raccolta di queste macchine variano dal 70 al 95% in funzione soprattutto dei fattori agronomici che caratterizzano le piante e la raccolta. Il successo dei vibratori di tronco è stato rafforzato dall’evoluzione dell’intercettazione del prodotto. Il cantiere reti rallentava l’operazione, impiegava ancora un numero elevato di operai e risultava faticoso. Infatti con esse si raggiungevano produttività del lavoro fino a 80-100 kg/ora per persona. Un primo miglioramento è stato conseguito con l’uso di intercettatori semimeccanizzati che hanno consentito una riduzione a metà del personale addetto al cantiere e si è ridotto l’affaticamento. La produttività del lavoro è raddoppiata, passando a 150-180 kg/ora per persona. Ma un traguardo veramente interessante è stato raggiunto quando sono stati adottati i raccoglitori a ombrello rovescio, con cui si sono completamente meccanizzate le operazioni di raccolta. Si è conseguito un minimo uso di persone, 2 per cantiere, si è ridotto l’affaticamento, si sono raggiunte alte produttività del lavoro da 200 a 400 o più kg/ora per persona in funzione della produzione delle piante. Tuttavia questi risultati possono essere raggiunti se si dispone di impianti adeguati, adatti a questa tipologia di meccanizzazione. Essa rappresenta quindi allo stato attuale un importante punto di riferimento per la raccolta delle olive.

Macchine scavallatrici

Le macchine scavallatrici rappresentano un’interessante alternativa. Su di esse si hanno giudizi altamente positivi per quanto riguarda il loro funzionamento, mentre si hanno ancora perplessità nei riguardi delle capacità di gestione, di produzione e dell’effettiva economicità del sistema produttivo. Esse sono classificate in diverse categorie. – Derivate dalle vendemmiatrici. Le tipologie delle macchine a scuotimento laterale, largamente diffuse in viticoltura, sono state adattate per la raccolta di piante di olivo aumentando il numero delle barre di scuotimento da 4 a 10-12. L’adattamento ha interessato anche la dimensione della gabbia di scuotimento, che normalmente è di 0,8 m di larghezza e di 2-2,5 m di altezza. In alcuni modelli l’altezza è stata ampliata fino a un massimo di 3,5 m. Il sistema di scuotimento, che si esercita con una frequenza di 400-500 cicli al minuto, è stato perfezionato in alcuni modelli e, da aste libere a una estremità, è stato trasformato o integrato con aste fissate agli estremi ma che variano la loro curvatura, in maniera ciclica e alternativa. Anche i dispositivi di intercettazione del prodotto sono stati razionalizzati attraverso l’adozione di norie e cestelli di varia forma per ridurre le perdite di prodotto. Le macchine sono dotate di sistemi di livellamento e di antislittamento per assicurare la stabilità anche in terreni in pendenza. Il prodotto deve essere al di sopra di 20-50 cm dal suolo per essere intercettato dai sistemi di raccolta, viene poi pulito da due aspiratori prima di essere versato nei due serbatoi di circa 1600 litri ciascuno. – Macchine scavallatrici di grandi dimensioni. Per superare le difficoltà che le vendemmiatrici presentano quando la chioma degli olivi ha dimensioni superiori a quelle da loro consentite, sono state ampliate le dimensioni delle macchine sia in larghezza sia in altezza. Un primo prototipo apparve in Italia negli anni ’90 ma non ebbe diffusione per le difficoltà di movimento da un oliveto all’altro, per i problemi insorti nell’intercettazione del prodotto e per l’affidabilità della macchina. Una macchina di questa categoria è la Colossus, che opera in Australia e in Argentina. Ha una struttura di 4×4 m con aspi vibranti ai lati che investono la chioma dell’albero.

Prestazioni delle macchine scavallatrici
Le macchine scavallatrici hanno il grande vantaggio di operare in continuo, con una velocità di 0,3-1 km/ora. Con piante di adeguate dimensioni, la vibrazione delle macchine derivanti dalle vendemmiatrici è molto efficace e viene raccolto il 90-95% dei frutti, anche se appartenenti a varietà con frutti piccoli e con alta forza di distacco, in quanto agisce su chiome di limitate dimensioni. Ma il grande problema di questo tipo di raccolta è la dimensione della pianta, che per le vendemmiatrici deve rientrare nell’altezza di 2-3,5 m ed entro la larghezza di 0,8-1,2 m. Le dimensioni e le caratteristiche delle piante sono difficili da mantenere per molte varietà coltivate e per alcuni anni. Infatti fino a ora sono stati ottenuti buoni risultati con le varietà Arbequina, Arbosana e Koroneiki, che hanno uno sviluppo più ridotto rispetto alla media generale e sono dotate di un’elevata capacità di fruttificazione. Oltre al controllo della vigoria, per questi sistemi di coltivazione sussistono problemi nei riguardi dei danni e della lotta ai parassiti, nei riguardi dell’esigenza di mantenere la produzione costante e nella durata dell’impianto. Sono, queste, tutte condizioni da verificare, attraverso un’attenta sperimentazione. La produttività del lavoro è strettamente dipendente dalla produzione, in quanto i tempi operativi di raccolta per ettaro sono di circa 3 ore.

Agevolatori

Gli agevolatori sono piccole macchine, portate dall’operatore e applicate direttamente sulla chioma o in altre parti più lontane mediante aste lunghe fino a 2-3 m. Sono mosse da motori elettrici a 12-24 V, o mediante aria compressa, oppure attraverso piccoli motori endotermici. Possono essere raggruppati nelle seguenti categorie. – Agevolatori alimentati a batteria a) Sferzatori composti da 4-6 dita oscillanti dritte o incurvate che vengono sottoposte a moto alterno o fatte girare intorno al proprio asse. b) Pettini costituiti da 10-20 assi sinusoidali di 17-30 cm che girano contemporaneamente e procedendo dall’alto in basso sulla chioma distaccano le olive. c) Pettine con 8 assi metallici che si muovono con moto alterno; è posizionato su aste allungabili. – Agevolatori pneumatici. Sono pettini vibranti costituiti da rastrelli contrapposti con 3-6 denti di plastica che oscillano a media frequenza attraverso cilindri ad aria compressa. Agiscono direttamente sui frutti o sui rami fruttiferi. Sono dotati di aste allungabili per esplorare porzioni di chioma più lontane. Sono collegati a compressori di aria e possono essere azionati anche a batteria o con motore autonomo. – Piccoli vibratori. Sono costituiti da un’asta oscillante che viene agganciata a piccole branche. La vibrazione viene prodotta da un dispositivo biella-manovella collegato a un motore endotermico. Le oscillazioni sono intorno a 50 mm e vengono prodotte con una frequenza di 1000-1500 colpi al minuto. I bacchiatori meccanici agiscono: – mediante aste flessibili e lunghe 1-1,5 m, fissate su piastre oscillanti. Esplorano le parti fruttificanti entrando nella chioma e fanno cadere i frutti su reti stese al suolo; – con aspo costituito da un asse oscillante intorno al quale sono fissati denti semirigidi che girano di un determinato angolo alla frequenza di 700 oscillazioni circa al minuto, possono raggiungere l’altezza di 8-9 m e possono ruotare di 360°; – come scuotitore vibrante, anch’esso costituito da un asse con bacchette radiali rigide che si inseriscono sulla chioma. L’asse è dotato di masse eccentriche ruotanti che generano vibrazioni ad alta frequenza. Viene fatto scorrere sulla chioma nella quale sottopone a vibrazione i rami fruttiferi.

 

Intercettazione delle olive ed efficienza operativa

Quando è previsto l’uso di agevolatori, le reti vengono disposte generalmente a mano su una superficie più ampia di quella occupata dall’albero per intercettare anche i frutti che cadono al di fuori della proiezione della chioma. Vengono poi movimentate a mano con una produttività del lavoro di circa 100 kg di olive per ora e per operatore. Le macchine appartenenti agli agevolatori facilitano la raccolta attraverso l’esecuzione di alcune specifiche operazioni come il distacco dei frutti con mezzi meccanici utilizzando fonti di energia esterne all’operatore. Rappresentano un primo tentativo di meccanizzazione della raccolta, hanno rese di raccolta dell’80-95% in funzione dell’epoca di esecuzione e della forza di distacco dei frutti. Agiscono sufficientemente bene in zone della chioma vicine all’operatore, quando invece sono portate, con l’ausilio di aste, a operare in zone più alte o lontane della chioma, creano un affaticamento eccessivo dell’operatore e si abbassa il rendimento. In genere con gli agevolatori si riesce a raddoppiare l’efficienza della raccolta, rispetto a quella manuale eseguita con rastrelli di plastica, passando da 10-15 a 20-30 kg/ora per operatore. Pertanto, con essi, si riesce a ridurre parzialmente l’uso di manodopera. L’affaticamento degli operatori limita l’uso di tali macchine a piccole superfici e per un lavoro non continuo. I bacchiatori meccanici non hanno particolari esigenze, tuttavia preferiscono pareti fruttificanti regolari, verticali o leggermente inclinate. Il prodotto cade su reti predisposte sotto la chioma degli alberi ed esprimono una produttività del lavoro di 40-50 kg/ora per persona. Si sono diffusi in zone dove prevalgono piante con caratteristiche non adatte ad altre tipologie di meccanizzazione. La raccolta e l’accumulo del prodotto vengono eseguiti con reti gestite essenzialmente a mano.

Raccolta e meccanizzazione delle olive da mensa

Le olive destinate al consumo diretto vengono sottoposte a due principali lavorazioni: in verde e invaiate o in nero. Quelle destinate ai processi di trasformazione in verde sono raccolte anticipatamente quando il colore della buccia varia dal verde intenso al verde paglierino. In questo stadio hanno un’elevata forza di distacco, ma anche pesi unitari elevati di 3-6 g. Normalmente esse vengono raccolte a mano usando accorgimenti per evitare abrasioni che si evidenziano anche dopo i processi industriali a cui sono sottoposte. Le varietà hanno un differente grado di sensibilità ai danneggiamenti che possono derivare dall’impatto dei frutti con i rami e le branche o con altre parti durante le operazioni di raccolta. I tentativi di meccanizzazione hanno riguardato l’uso di vibratori; in particolare con l’uso di un vibratore di tronco con intercettatore a ombrello rovescio in cui erano protetti con gommapiuma il telaio del vibratore e le parti sporgenti del cassone, si sono ottenute rese di raccolta elevate del 90-100%, e, rispetto alla raccolta manuale, la percentuale di olive integre o con difetti poco evidenti è diminuita del 5-10% per le varietà Carolea, Cucca, Gordal, Hojiblanca, Manzanilla e Santa Caterina. Queste varietà possono essere raccolte con mezzi meccanici efficienti. Mentre per Ascolana tenera e semitenera la riduzione è stata del 50%, pertanto per queste la raccolta è di difficile meccanizzazione. Le varietà che vengono destinate alla produzione di olive nere vengono raccolte a completa invaiatura. Per esse occorre adoperare gli stessi accorgimenti per evitare abrasioni e ammaccature, anche se i danni sono meno evidenti nel prodotto finale.

Raccolta da terra

La raccolta da terra viene applicata soprattutto con olivi di grandi dimensioni, dove la raccolta manuale è difficile e pericolosa per l’altezza della chioma e dove le macchine hanno difficoltà a operare. In queste situazioni le olive vengono raccolte dopo che sono cadute. Esse possono essere raccolte su reti precedentemente predisposte sotto la chioma e, in questo caso, si eseguono due o tre raccolte per evitare gravi effetti negativi sulla qualità dell’olio; oppure si lasciano cadere a terra su una piazzola, in cui il terreno è stato liberato dalle erbe infestanti e compattato per permettere alle macchine spazzolatrici di radunare il prodotto. Questo viene poi prelevato e separato dal terreno, dalle foglie e dai rami attraverso l’uso di cernitrici. Per la raccolta dal terreno possono essere usate le aspiratrici, che operano anche la selezione delle olive da altri materiali. L’olio ottenuto presenta sempre difetti e appartiene alla categoria lampante.

Modelli di sviluppo dell’olivicoltura e meccanizzazione della raccolta

Nella meccanizzazione i sistemi più efficienti per capacità di raccolta, riduzione dell’impiego di manodopera e contenimento dei costi sono i vibratori di tronco e le scavallatrici derivate dalle vendemmiatrici. La loro efficacia è legata alle caratteristiche agronomiche degli impianti, infatti i vibratori di tronco con intercettatori esigono impianti regolari con densità di circa 300 p/ha, alberi con tronco alto 1-1,2 m e volumi di chioma non superiori a 40-50 m3, possibilmente giovani, e cultivar adatte che sono largamente diffuse in tutto il territorio nazionale. Si adattano comunque anche a terreni con un’accettabile pendenza. Le scavallatrici derivate dalle vendemmiatrici si sono dimostrate efficienti, rapide nell’esecuzione della raccolta e a costi ridotti. Richiedono terreni pianeggianti, ampie superfici e impianti superintensivi con precise caratteristiche, cioè 1600 piante/ha con distanze di 4×1,5 m, le varietà devono avere un’elevata e precoce fruttificazione e limitato sviluppo che deve rimanere entro 1-1,5 m di larghezza e 2,5-3,5 m di altezza, misure correlate con le dimensioni della gabbia di scuotimento. Quelle da cui si sono avute risposte positive sono Arbequina, Arbosana e Koroneiki. Poche varietà italiane sono risultate rispondenti per eccesso di vigore, per ritardo nella fruttificazione e per difficoltà nel mantenere le strutture elastiche ed entro i volumi richiesti dalla gabbia di scuotimento. Il costo di impianto è circa 3 volte superiore rispetto a quello per gli impianti intensivi a 6×6 m, la durata prevista è di 15 anni per il superintensivo, mentre per quello intensivo la durata può essere ipotizzata dai 30 ai 50 anni. Gli impianti superintensivi raggiungono la piena produzione a cominciare dal 3°-4° anno, quelli intensivi a cominciare dall’8°-10° anno. In piena produzione, a parità di tecniche colturali, le produzioni sono assimilabili. Dall’elaborazione economica di tali riferimenti l’impianto superintensivo dà risultati economici positivi se si riescono a ottenere produzioni costanti e superiori a 80 q a ettaro. Eguali risultati positivi si ottengono con queste produzioni negli impianti intensivi a 6×6 m, ma questi risultano positivi anche con produzioni di 40 e 60 q a ettaro. Pertanto allo stato attuale gli impianti intensivi, con meccanizzazione della raccolta eseguita con vibratori di tronco e ombrello rovescio, sembrano più affidabili per le maggiori garanzie che offrono nei riguardi di una gestione largamente collaudata dall’esperienza. Nei superintensivi rimane il problema di fondo di usare varietà molto produttive e poco vigorose che possano contenere il loro sviluppo entro le dimensioni della gabbia di scuotimento. Contributi per superare queste difficoltà possono essere portati da nuove varietà adatte a questo tipo di coltivazione o da tecniche che riducano la vigoria e incrementino la produttività delle varietà tradizionali più diffuse. Ma le stesse tecnologie possono incrementare l’efficienza anche degli impianti intensivi.


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