Volume: la patata

Sezione: coltivazione

Capitolo: produzione di tuberi-seme

Autori: Italo Giordano, Alfonso Pentangelo

Introduzione

L’impianto delle coltivazioni di patata, qualunque sia il ciclo colturale, viene effettuato quasi sempre utilizzando i tuberi (i cosiddetti tuberi-seme) o porzioni di essi, in quanto la moltiplicazione di questa solanacea avviene principalmente per via vegetativa. Ogni varietà di patata rappresenta, quindi, una popolazione geneticamente omogenea, costituita da individui tutti provenienti agamicamente da uno stesso tubero e, pertanto, essa è dotata di elevata stabilità dei caratteri, sia della pianta, sia soprattutto dei tuberi (forma, dimensioni, colore della buccia e della pasta, contenuto di sostanza secca ecc.). La via di moltiplicazione agamica, utilizzata per produrre i tuberiseme, può comportare, però, gravi problematiche di natura fitosanitaria, con particolare riguardo alle virosi, che rappresentano le malattie più diffuse e potenzialmente le più dannose per la patata, in quanto facilmente trasmissibili dalla pianta ai tuberi. Tuberi-seme ottenuti da piante malate danno origine, nella maggior parte dei casi, a piante malate, con ripercussioni assai negative sulla produttività (che in alcuni casi può risultare decurtata di oltre il 50%). La produzione di tuberi-seme di patata richiede la coesistenza di determinate condizioni, climatiche in primis, che non sono riscontrabili in tutti gli ambienti e in tutti i periodi dell’anno, oltre a esigere l’applicazione di specifiche tecniche colturali e di conservazione, finalizzate soprattutto a garantire un elevato livello sanitario del prodotto. In Italia e in altri Paesi caratterizzati da un clima favorevole allo sviluppo di insetti vettori di virus (innanzitutto alcune specie di afidi), non sempre si riesce a produrre tuberi-seme sufficientemente sani. Per tale ragione, per poter procedere all’impianto delle coltivazioni di patata da consumo, in Italia ogni anno vengono importati grossi quantitativi di tuberi-seme da Paesi geograficamente collocati a latitudini maggiori (Nord Europa), con conseguente aggravio dei costi di produzione e della bilancia commerciale nazionale. Come per la maggior parte delle sementi, anche la produzione e la commercializzazione dei tuberi-seme di patata sono regolamentate da norme, nazionali e comunitarie, che ne disciplinano non solo gli aspetti sanitari, ma anche quelli riguardanti la purezza varietale, la denominazione della varietà, i requisiti qualitativi minimi per la commercializzazione ecc. L’Unione Europea ha fissato una serie di misure applicative riguardanti la certificazione dei tuberi-seme e la loro commercializzazione tra i Paesi membri. Le direttive più importanti sono la 1993/17/CE del 30 marzo 1993 (che stabilisce specifiche classi comunitarie di tuberi-seme di base delle patate, nonché requisiti e denominazioni relativi) e la 2002/56/CE del 13 giugno 2002, che riguarda la commercializzazione dei tuberi-seme. Per la moltiplicazione dei tuberi-seme di patata sono previsti, inoltre, rigidi protocolli produttivi, nonché specifiche azioni di verifica e di controllo del prodotto ottenuto, da espletare prima di poterlo dichiarare idoneo all’utilizzo come “seme”. Queste operazioni sono svolte da agenzie nazionali che certificano l’idoneità dei tuberiseme con riguardo alla purezza varietale, allo stato fitosanitario e al possesso degli altri requisiti minimi imposti dalla UE. In Italia l’ENSE (Ente Nazionale Sementi Elette) è l’istituzione pubblica preposta alla certificazione ufficiale dei prodotti sementieri e, di conseguenza, anche dei tuberi-seme di patata.

Provenienza dei tuberi-seme

La maggior parte della produzione di patata da seme in Europa si concentra in Olanda, dove nell’ultimo decennio la superficie investita è risultata, seppure con qualche lieve variazione, molto stabile (compresa tra i 33.000 ha del 2007 e i circa 39.000 ha registrati alla fine degli anni Novanta), con una produzione oscillante tra circa 900.000 t, ottenute nel 2005 e nel 2006, e il picco massimo, di poco superiore a 1.000.000 t, del 1999 (dati dell’European Seed Certification Agencies Association). I Paesi Bassi, oltre a essere caratterizzati da condizioni pedoclimatiche particolarmente favorevoli alla moltiplicazione in sanità dei tuberi-seme, vantano una notevole professionalità degli operatori del settore e un alto livello di ricerca e sperimentazione, che hanno consentito la costituzione di un numero assai elevato di varietà, in continuo aggiornamento (nel 2007 erano presenti nel catalogo olandese ben 116 varietà di patata). La certificazione dei tuberi-seme viene effettuata dal NAK (Nederlandse Algemene Keuringsdienst), una delle più importanti agenzie di certificazione delle sementi in Europa, operante sin dal 1932. Tra gli altri Paesi europei, la Germania e la Francia destinano circa 15.000 ha alla coltivazione della patata da seme, con produzioni annue oscillanti intorno a 450.000 t. La certificazione dei tuberi-seme è garantita dal Bundessortenamt, per la Germania, e dal SOC (Service Officiel de Contrôle et de Certification) per la Francia. In Italia, nel 2008 la produzione di tuberi-seme di patata è stata di circa 2100 t, con una superficie investita di circa 250 ha (dati ISTAT), limitata ad alcuni areali montani della Calabria (Altopiano della Sila), dell’Emilia-Romagna (Appennino bolognese e modenese), del Trentino-Alto Adige (Val Pusteria, Giudicarie, Valle di Gresta, Altopiano della Vigolana, Valle di Cavedine e alta Valle di Non) e del Veneto (Altopiano dei Sette Comuni). Nell’annata 20062007 le varietà più utilizzate, in ordine decrescente di quantitativi di tuberi-seme moltiplicati, sono state: Spunta (circa il 40% del totale), Kennebec, Agria, Désirée, Allerfruheste Gelbe, Liseta, Majestic, Draga, Hermes e Primura.

Fabbisogno di tuberi-seme in Italia

La determinazione dell’esatto quantitativo di tuberi-seme necessari per le coltivazioni italiane di patata da consumo non è facile, in quanto sono interessati numerosi areali e cicli colturali differenti, che contemplano l’adozione di tecniche agronomiche a volte anche molto diverse riguardo alla densità di investimento, al calibro dei tuberi-seme e all’utilizzo o meno della pratica del taglio dei tuberi; a tal proposito si tenga presente che da uno stesso tubero-seme possono essere ottenuti da 2 a 4 e, a volte, anche più porzioni (a seconda del numero di gemme e della dimensione del tubero) utilizzabili per l’impianto della coltura. In alcuni areali meridionali (Sicilia e Campania principalmente), per il piantamento in ciclo estivo-autunnale (per la produzione della cosiddetta patata bisestile), a causa della scarsissima disponibilità di tuberi-seme certificati e fisiologicamente pronti, sono ancora oggi ampiamente utilizzati tuberi interi, di pezzatura ridotta, provenienti dal prodotto di scarto del ciclo precoce, realizzato in genere dallo stesso agricoltore. Questi tuberi, noti con la denominazione di “uso seme”, sono normalmente caratterizzati da basso livello sanitario e inadeguato stato fisiologico (sono molto “giovani” e, nella maggior parte dei casi, ancora in fase di dormienza). Il loro impiego può produrre effetti negativi sulle rese e sulla qualità del prodotto, favorendo la diffusione di gravi infezioni fitopatologiche. Uno studio, condotto dall’Associazione Italiana Sementieri (AIS) sulla base di recenti dati ISTAT, rileva che l’importazione di tuberiseme certificati in Italia è variata da un minimo di 82.900 t del 2005 (per un esborso di circa 22 milioni di euro) a un massimo di 87.500 t del 2007, attestandosi su valori medi di circa 85.000 t, pari a un valore monetario di poco meno di 35 milioni di euro. La maggior parte di questo prodotto è importata in confezioni definitive (sacchi da 25 kg principalmente), già provviste di cartellino attestante l’avvenuta certificazione nel Paese d’origine, mentre una piccola parte è importata in sacconi (big bags della capacità di circa 1 t) e riconfezionata sul territorio nazionale sotto il controllo dell’ENSE, che provvede a rilasciare i prescritti cartellini di certificazione. Considerando che in Italia la superficie totale investita a patata negli ultimi anni (in ciclo comune ed extrastagionale, soprattutto primaticcia) si è attestata su 70.000 ha all’anno, e ipotizzando l’impiego di circa 20 q di tuberi-seme per ha, si può stimare un’esigenza di tuberi-seme molto prossima alle 150.000 t annue. Tenendo presente che le importazioni dall’estero, sommate alla produzione nazionale certificata, non superano le 90.000 t, risulta evidente che, a tutt’oggi, in Italia vengono ancora impiegate, per l’impianto delle coltivazioni di patata, circa 60.000 t di tuberi non certificati.

Requisiti dei tuberi-seme certificati

I principali requisiti che caratterizzano la qualità dei tuberi-seme certificati riguardano il loro livello di sanità e le dimensioni (peso e calibro). In Italia tutti gli aspetti concernenti la produzione e la commercializzazione dei tuberi-seme di patata sono disciplinati dal DPR n. 1065 del 1973 (regolamento di esecuzione della legge n. 1096 del 25 novembre 1971) e successive modificazioni, che comunque tengono conto delle direttive comunitarie sopra citate. Sulla base di tali normative, i tuberi-seme di patata sono distinti in due categorie: “base” e “certificata”. La prima è suddivisa, a sua volta, in tre classi: S (super), SE (super-élite) ed E (élite); la “certificata” comprende due classi: A e B. Le diverse categorie e classi sono caratterizzate da alcuni aspetti commerciali comuni riguardanti il confezionamento, l’identità e la purezza varietale, ma da differenti livelli di sanità. Riguardo alle impurità, è ammessa una presenza di terra e di corpi estranei non superiore al 2% del peso, mentre la quantità di tuberi con difetti esterni (difformi, con ammaccature, spaccati ecc.) non deve superare il 3% del peso. Quanto agli aspetti fitosanitari, la normativa vigente stabilisce limiti, ben definiti e specifici per ogni classe, alla presenza delle più importanti avversità fitosanitarie, con particolare riferimento alle virosi gravi e alle batteriosi. I tuberi-seme prodotti devono inoltre provenire da campi non contaminati da nematodi (Globodera rostochiensis e Ditylenchus destructor), da Synchytrium endobioticum, agente della rogna nera, e da batteri (Ralstonia solanacearum, agente del marciume bruno, e Corynebacterium sepedonicum, agente del marciume anulare). Sono tollerati un massimo dell’1% (in peso) di tuberi attaccati da marciumi secchi e umidi, purché non causati da S. endobioticum, C. sepedonicum o R. solanacearum, e un massimo del 5% (in peso) di tuberi attaccati, per non più di 1/3 della loro superficie, da scabbia comune (da Streptomyces scabies). Circa le dimensioni, la normativa prevede innanzitutto che i tuberiseme di patata non possano essere commercializzati se hanno un calibro <25 mm. Per quelli di calibro >35 mm, i limiti inferiore e superiore del range di una partita sono espressi in multipli di 5, e la differenza di dimensioni tra i due calibri estremi non deve superare 25 mm. A ogni modo, non è consentita la presenza di una quantità maggiore del 3%, in peso, di tuberi con calibro inferiore o superiore agli estremi dichiarati. La prova dell’avvenuto controllo dei requisiti di legge dei tuberi prodotti è rappresentata dal cartellino di certificazione – rilasciato dall’ente preposto, a conclusione dell’espletamento di tutte le indagini previste dalla normativa vigente – che accompagna ogni partita idonea per l’utilizzazione come seme. I tuberi-seme con calibro <25 mm vengono utilizzati, da parte del possessore della varietà, per la moltiplicazione di materiale “prebase” (virus esente) e per ottenere prodotto da seme delle classi S e SE della categoria “base”. I tuberi-seme certificati destinati agli impianti delle coltivazioni da consumo appartengono prevalentemente a classi di calibro comprese tra 30 e 60 mm di diametro: quelli di calibro fino a 35 mm sono utilizzati interi; quelli di calibro compreso tra 35 e 45 mm (peso unitario di circa 50 g) possono essere utilizzati anche interi, ma spesso, per motivi economici, vengono tagliati in due parti; quelli di calibro superiore, infine, sono destinati quasi esclusivamente a quegli areali (soprattutto del Sud) dove, per l’impianto delle colture, è molto diffuso il frazionamento dei tuberi-seme (in tre o più parti).

Fisiologia del tubero-seme

Il tubero è un organo vitale: dopo la raccolta esso continua a svolgere normalmente alcune funzioni fisiologiche (respirazione, traspirazione, germogliamento ecc.), entrando in uno stato di riposo detto di dormienza (stadio fisiologico durante il quale non si verifica emissione di germogli neppure quando il tubero è posto in condizioni ambientali ottimali). Questa fase dura mediamente dalle 12 alle 21 settimane, a seconda della varietà (in genere le cultivar precoci sono caratterizzate da dormienza più breve) e in dipendenza del ciclo colturale, della tecnica agronomica utilizzata e delle condizioni di conservazione (riguardo soprattutto a temperatura e umidità). Al termine della dormienza inizia la fase cosiddetta di risveglio e il tubero entra nello stadio di dominanza apicale – caratterizzato dallo sviluppo, nella parte apicale (corona), di un solo germoglio – a cui segue, in condizioni ottimali di temperatura (15-20 °C) e umidità, lo sviluppo delle altre gemme. Infine, subentra la fase di senilità, in cui i germogli, eccessivamente allungati, portano alla formazione di tuberini figli, e il tubero si esaurisce. Per la buona riuscita di una coltivazione di patata è necessario utilizzare tuberi-seme non solo dotati di un’elevata qualità fitosanitaria, ma tali che, al momento del piantamento, siano anche caratterizzati da un’idonea età fisiologica; più precisamente, essi devono avere già superato la fase di dormienza e trovarsi agli inizi della fase di risveglio. Tuberi-seme fisiologicamente pronti danno luogo a un numero maggiore di steli, che emergono più rapidamente e mostrano uno sviluppo iniziale più veloce. L’età fisiologica dei tuberi è in funzione dell’età cronologica (età accumulata dall’inizio del loro differenziamento sulla pianta-madre, espressa in giorni o mesi), ma varia anche a seconda della cultivar, dell’ambiente di produzione e delle condizioni di temperatura, umidità e luce durante la conservazione. Al momento della semina, quindi, è di fondamentale importanza la storia pregressa dei tuberi-seme che si stanno utilizzando: in base al tempo intercorso tra l’epoca di raccolta e quella del loro impiego, si possono verificare diversi casi, riconducibili a quelli descritti qui di seguito. a) Periodo di 2-3 mesi. A 60-90 giorni dalla raccolta, i tuberi della maggior parte delle varietà non sono ancora in uno stato fisiologico ottimale per il piantamento, non avendo superato pienamente la fase di dormienza. In questi casi è possibile, però, anticipare la fase di risveglio, favorendo l’accumulo di età fisiologica attraverso la conservazione dei tuberi-seme a temperature e umidità più elevate, in presenza di luce. Il germogliamento può essere accelerato anche ricorrendo al frazionamento dei tuberi-seme qualche giorno prima del piantamento, o utilizzando sostanze chimiche risveglianti. A tale proposito, a livello sperimentale è stato evidenziato che immergendo i tuberi-seme, subito dopo la raccolta, per circa 15 minuti in una soluzione di acido gibberellico (GA3) – da solo, alla dose di 20 ppm, oppure in miscela con altre sostanze, quali la tiourea – si riduce significativamente il periodo di dormienza; anche l’utilizzo di GA3, alla dose di 20 mg/l, direttamente sulle piante in campo durante la coltivazione (in corrispondenza della massima copertura fogliare), determina un apprezzabile anticipo del risveglio dei tuberi-seme. b) Periodo di 3-4 mesi. A 90-120 giorni dalla raccolta, normalmente i tuberi-seme hanno superato la fase di dormienza e sono nella condizione ottimale per essere piantati: è quello che di solito avviene con i tuberi-seme di provenienza olandese o per quelli prodotti in Italia nelle aree di montagna, raccolti tra settembre e ottobre e utilizzati, tra dicembre e febbraio, per le semine dei cicli vernino-primaverili. Per questi tuberi non sono necessarie particolari forzature in fase di conservazione. c) Periodo di 5-7 mesi. A 150-200 giorni dalla raccolta, i tuberi-seme hanno superato completamente la fase di dormienza e sono in piena germogliazione, con qualche differenza a seconda della varietà. È questo il caso dei tuberi-seme di provenienza estera (soprattutto olandesi), quando utilizzati nelle coltivazioni tardive di pianura o in quelle di montagna seminate intorno a maggio. Per evitare che questi tuberi-seme arrivino all’impianto troppo vecchi, e quindi con scarsa energia germinativa, vanno impiegate basse temperature (3-4 °C) durante la loro conservazione. d) Periodo di 8-10 mesi. È il caso dell’utilizzo di tuberi-seme certificati per l’impianto delle coltivazioni extrastagionali in ciclo estivo-autunnale nelle aree insulari e meridionali. Sottoposti a periodi di conservazione così lunghi, anche in condizioni di frigoconservazione ideali, questi tuberi si presentano, al momento del piantamento, con germogli molto lunghi e pressoché svuotati, esausti e con bassa energia germinativa.

Norme per la moltiplicazione di tuberi-seme

La moltiplicazione dei tuberi-seme richiede l’adozione di una specifica tecnica colturale finalizzata a ottenere un prodotto il più possibile sano, ma che sia anche in grado di garantire rese quantitativamente soddisfacenti per l’agricoltore. Nel caso di prodotto destinato alla certificazione vanno, inoltre, osservate tutte le prescrizioni previste dalla già citata normativa che disciplina il settore sementiero. In Italia viene prodotto quasi esclusivamente seme della categoria “certificata”, partendo da tuberi-seme “base”. Quanto alla scelta delle varietà da moltiplicare, essa dipende innanzitutto dall’adattabilità delle diverse cultivar alle condizioni pedoclimatiche della zona di produzione, ma anche dalla loro idoneità agli areali di destinazione del prodotto e ai differenti cicli colturali. Il più delle volte, però, intervengono ostacoli legati alla copertura di brevetti delle più importanti varietà commerciali, o ancora allo scarso interesse, da parte dei costitutori esteri, a moltiplicare le loro varietà negli ambienti italiani. Quanto alla certificazione sementiera, la prima condizione perché una partita di tuberi-seme sia ammessa al controllo è che essa appartenga a una varietà iscritta nel registro varietale ufficiale, in Italia o in un altro Paese dell’Unione Europea. La certificazione nella categoria “certificata” è subordinata, inoltre, all’uso di materiale di partenza appartenente alle categorie “base” o “prebase” e alla sussistenza, durante la coltivazione e la successiva conservazione dei tuberi, delle seguenti condizioni fondamentali. – Numero delle varietà: se la superficie coltivata è inferiore a 1 ha, è ammesso l’impiego di una sola varietà. – Superfici delle coltivazioni: la superficie impegnata per ogni singola coltivazione non può essere inferiore a 1 ha ad altitudini fino a 600 m s.l.m. e a 0,2 ha ad altitudini superiori. – Materiale di propagazione: nello stesso appezzamento devono essere impiegati esclusivamente tuberi-seme della medesima categoria di certificazione. Non possono essere coltivate, in un unico podere, patate da consumo della stessa varietà coltivata per la produzione di tuberi-seme. – Isolamento: la distanza di una coltura da seme da altre colture non controllate e da colture di un’altra varietà, anche se controllata, deve essere di 100 m per la produzione di tuberi-seme di base, e di 10 m per quelli certificati. – Precessione colturale: nello stesso appezzamento, l’intervallo tra due successive colture di patata deve essere di almeno 3 anni. – Condizioni sanitarie dei terreni e delle colture: i terreni che ospitano colture di patata da seme devono essere esenti da nematodi specifici della patata; le colture devono essere esenti da infezioni batteriche. – Epurazione: è una pratica agronomica fondamentale per le colture da seme. Essa consiste nell’allontanamento, e successiva distruzione, delle piante e degli eventuali tuberi non conformi alla varietà indicata (piante “fuori tipo”) e, soprattutto, di quelle che presentano sintomi ascrivibili a virosi (mosaici, accartocciamenti fogliari, necrosi delle nervature ecc.), a malattie batteriche, fra cui in particolare la gamba nera (da Erwinia carotovora), e a malattie di natura fungina. – Decespugliamento: è la distruzione anticipata della parte epigea delle piante. Consente di impedire la trasmissione di eventuali virus da parte degli afidi vettori ed è assolutamente necessaria nei momenti e nelle zone in cui questi insetti sono particolarmente numerosi. Il decespugliamento può essere effettuato meccanicamente o chimicamente (disseccamento) e va eseguito il prima possibile, compatibilmente con il raggiungimento di un soddisfacente livello di maturazione dei tuberiseme. La distruzione e il successivo allontanamento delle parti epigee delle piante riducono sensibilmente la trasmissione dei virus, in particolare di quelli non persistenti, che può avvenire con le sole punture di assaggio degli afidi, anche di specie che non colonizzano la coltura. Il momento migliore per il decespugliamento varia nelle diverse zone e dipende soprattutto dal livello di presenza degli afidi e dal loro grado di virulificità. Durante il lasso di tempo intercorrente tra il decespugliamento e la raccolta dei tuberi va posta particolare attenzione ai possibili ricacci dei cespi, che vanno accuratamente eliminati (a mano o con ulteriori trattamenti disseccanti), per evitare pericolose trasmissioni tardive di infezioni virali da parte dei vettori, che in questi periodi sono assai numerosi e viruliferi. – Raccolta e conservazione dei tuberi-seme: la raccolta dei tuberi-seme deve essere effettuata qualche giorno dopo il decespugliamento (7-15 giorni, a seconda della natura dei suoli e dell’andamento meteorologico), in modo da permettere ai tuberi-seme di indurire ulteriormente la buccia, limitando così i danni meccanici durante le stesse operazioni di raccolta e quelle successive di cernita e di stoccaggio. Per la conservazione, i tuberi vanno collocati in locali atti a proteggerli dal caldo ed eventualmente dal gelo. – Controlli: per la certificazione dei tuberi-seme, la normativa vigente prevede una serie di controlli e rilievi che l’ente certificatore espleta attraverso frequenti sopralluoghi alle coltivazioni, ispezioni durante le operazioni di raccolta, verifica dell’idoneità dell’azienda agraria e degli stabilimenti di selezione meccanica, pre-controllo dei lotti, esami ufficiali delle condizioni minime di qualità e della pezzatura dei lotti di tuberi-seme (previo campionamento presso gli stabilimenti di selezione meccanica) e controlli a posteriori, con determinazione del livello di sanità dei tuberi prodotti. Una volta verificata la sussistenza dei requisiti prescritti (varietali e fitosanitari ecc.), l’ente certificatore provvede al rilascio dei cartellini ufficiali. Come previsto dalla direttiva comunitaria 2005/17/ CE (che modifica alcune disposizioni della direttiva 1992/105/CE), i cartellini ufficiali includono anche il passaporto fitosanitario delle piante – obbligatorio per la circolazione dei materiali da coltivazione all’interno dell’UE – il quale attesta che il materiale è esente da organismi parassitari da quarantena.

Tuberi-seme per coltivazioni biologiche

Negli ultimi anni sono in costante crescita le produzioni di patate ottenute in regime di coltivazione biologica. Gli attuali regolamenti che disciplinano questo settore (Decreto Ministeriale n. 18354 del 27/11/2009 concernente disposizioni per l’attuazione dei regolamenti CE n. 834/2007, n. 889/2008 e n. 1235/2008 e successive modifiche, che hanno sostituito il regolamento CE 2092/91) prescrivono l’utilizzo, per queste particolari colture, di tuberi-seme prodotti secondo le norme dell’agricoltura biologica. Eccezionalmente, in caso di mancata disponibilità di semente biologica, è consentito l’impiego di tuberi-seme ottenuti con metodi di produzione convenzionali, purché non trattati con prodotti chimici non ammessi in agricoltura biologica. Oggi la produzione di patata da seme biologica è ancora molto limitata, sia in Europa sia in in Italia. La maggior parte della produzione si concentra in Olanda: nel database dei materiali moltiplicati nel 2010 in questo Paese sono presenti, infatti, ben 12 varietà certificate come “biologiche”, commercializzate da tre diverse ditte. In Italia, tra il 2002 e il 2008 le superfici ufficialmente controllate per la produzione di tuberi-seme biologici hanno interessato appena una decina di ettari (concentrati principalmente in EmiliaRomagna), rappresentando poco più del 2% del totale delle superfici nazionali controllate per la produzione di patata da seme. Di contro, le autorizzazioni concesse per l’utilizzazione di tuberiseme convenzionali in agricoltura biologica hanno riguardato, nel 2009, circa 13.000 q (dati ENSE).

Produzione di tuberi-seme di varietà locali

Il nostro Paese è particolarmente ricco di varietà tipiche locali, selezionate nel tempo dagli stessi agricoltori, e dotate di caratteristiche di pregio legate, oltreché al genotipo, anche all’ambiente e alle tecniche tradizionali di produzione. Tra le più famose si possono citare le seguenti: Patata del bur, Piatlina, Ratte (Piemonte); Patata di Campodolcino (Lombardia); Patata dorata dei terreni rossi del Guà, Patata del Montello, Patata di Rotzo (Veneto); Cannellina nera, Quarantina bianca (Liguria); Patata di Montese, Patata di Tolè (Emilia-Romagna); Bianca del Melo, Rossa di Cetica (Toscana); Rossa di Colfiorito (Umbria); Turchesa del Gran Sasso (Abruzzo); Patata di Leonessa (Lazio); Lunga di San Biase (Molise); Biancona e Ricciona di Napoli (Campania); Viola calabrese (Calabria); Patata di Zapponeta (Puglia). Quasi tutte queste varietà sono minacciate da erosione genetica e alcune di esse sono a serio rischio di estinzione. Allo scopo di salvaguardare un così importante patrimonio genetico è stata prevista, in recenti provvedimenti normativi comunitari e nazionali (Direttiva CE n. 62 del 20 giugno 2008 e Decreto Legislativo n. 149 del 29 ottobre 2009), una serie di misure e deroghe riguardanti la loro produzione, nonché la commercializzazione dei rispettivi tuberi-seme. Queste misure, miranti a garantire la conservazione in situ e l’utilizzo sostenibile di risorse fitogenetiche, prevedono innanzitutto che le varietà locali vengano iscritte, nei Registri nazionali delle varietà di specie di piante agricole, come “varietà da conservazione”. Di ognuna deve essere chiaramente determinata la zona di origine – rappresentata dall’areale (o dagli areali) di coltivazione tradizionale – e vanno verificati i requisiti della distinguibilità e della stabilità (determinati secondo i protocolli UCVV o UPOV). I tuberi-seme di una varietà da conservazione possono essere ottenuti e commercializzati esclusivamente nelle rispettive zone di origine (in via eccezionale, per motivi di certificazione, la produzione può essere autorizzata anche in altre zone). Il controllo dei requisiti e la certificazione secondo le normative vigenti sono affidati, in Italia, all’ENSE.

Miglioramento quanti-qualitativo della produzione di tuberi-seme

I risultati della copiosa attività di ricerca e sperimentazione condotta sull’argomento hanno consentito di mettere a punto un percorso di filiera (dalla micropropagazione in laboratorio fino alla coltivazione in pieno campo e alla successiva conservazione) che, implementando diverse tecnologie, può consentire l’incremento della produzione di tuberi-seme di patata e migliorarne la qualità ai fini della certificazione. Di seguito sono riportati, in sintesi, i principali risultati ottenuti.

 

Moltiplicazione in vitro

Rappresenta la fase iniziale della filiera. Si parte da tuberi completamente esenti da malattie (virali in particolare), i cui germogli, opportunamente sterilizzati (con ipoclorito di sodio all’1%) e tagliati (in microtalee), vengono trasferiti in vitro, su appositi substrati colturali artificiali (quelli a base di sali di Murashige e Skoog, con aggiunta di agar allo 0,8% e saccarosio al 2% – a pH 5,8 – hanno fornito i migliori risultati), in ambiente sterile, con produzione finale di micropiante o vitropiante. Nel giro di circa 2-3 settimane (a seconda della varietà), dalle talee allevate in camera di crescita a 25 °C con fotoperiodo di 16 h di luce a 2000 lux, si ottengono micropiante di circa 7-8 cm, dotate di almeno 4-6 internodi. L’aggiunta di fitormoni (auxinosimili di sintesi) al substrato, quali l’acido indol-3-butirrico (IBA) o l’acido naftilacetico (NAA), favorisce la radicazione delle piantine, mentre l’impiego di citochinine, quali kinetina e benzilaminopurina (BAP), e una concentrazione di saccarosio all’8% favoriscono, nel giro di 60-90 giorni, la formazione di microtuberi, detti anche vitrotuberi (propagoli di alcuni millimetri di diametro e del peso di pochi milligrammi).

Produzione di minituberi

Il materiale ottenuto in vitro (micropiante radicate e microtuberi) può essere trasferito su terreno agrario, in ambiente protetto (screenhouse) provvisto di rete antiafidi, e sottoposto a successivi cicli di coltivazione che permettono la produzione di tuberi (sempre esenti da virus) di piccole dimensioni (6-15 mm di diametro con peso di 1-2 g quando derivano dalle vitropiante, o dimensioni maggiori se ottenuti da microtuberi); questi minituberi, viste le dimensioni ridotte rispetto ai tuberi normali, possono essere molto più facilmente stoccati, conservati e trasportati.

Produzione di tuberi-seme

I minituberi, dotati di potenzialità produttive molto simili a quelle dei tuberi-seme convenzionali e assolutamente virus-esenti, possono essere rimoltiplicati, con ottimi risultati riguardo al mantenimento del loro stato sanitario, in screenhouse oppure in pieno campo: in questo secondo caso vanno individuate delle aree non molto estese (nicchie) caratterizzate soprattutto da sicuro isolamento da piante che costituiscono possibili ospiti di virus della patata. In tale fase della filiera vengono prodotti i primi lotti di tuberi-seme con un elevato livello di sanità, classificabili nella categoria “base” di certificazione, che possono poi, a loro volta, essere impiegati per la produzione, su larga scala, di tuberi-seme “certificati” secondo le prescrizioni previste dalla normativa vigente.

Accertamento dello stato fitosanitario

Come si è detto, per i tuberi-seme di patata è di fondamentale importanza il livello fitosanitario, con particolare riguardo alle infezioni di alcuni pericolosi e specifici virus, la cui presenza è diagnosticabile con certezza solo mediante analisi sierologiche. Una svolta importante in questo settore si è avuta negli anni Ottanta con l’acquisizione di tecniche diagnostiche innovative, sufficientemente precise e di semplice applicazione. Tra le metodologie messe a punto, si è rivelato assai interessante il test ELISA (Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay), capace di rilevare, con elevata accuratezza e in tempi relativamente brevi, la presenza di malattie virali e di individuarne i relativi agenti. L’ELISA è uno dei test sierologici più diffusi, per la semplicità di esecuzione, per la quantità contenuta di reagenti e per l’elevata sensibilità (bastano, infatti, pochi nanogrammi di virus nel succo della pianta per innescare la reazione di positività).

Controllo degli afidi vettori dei virus

I principali e più gravi virus della patata sono trasmessi da alcune specie di afidi. Ne consegue che è importante conoscere la dinamica di questi insetti (comparsa e successive migrazioni) negli ambienti interessati dalla coltivazione di patata da seme. Le numerose ricerche condotte sull’argomento hanno evidenziato significative correlazioni sia tra la comparsa degli afidi e il tasso di infezione dei tuberi-seme, sia tra la quantità dei voli dei vettori e l’incidenza degli attacchi virali. I rilievi della presenza e della dinamica degli afidi durante il ciclo di coltivazione sono di primaria importanza, non solo per poter eseguire in tempo utile i trattamenti aficidi necessari a ridurre o contenere la presenza di questi insetti, ma anche per decidere il momento più idoneo per la distruzione anticipata della vegetazione. Per questo motivo sono state determinate delle soglie di pericolosità di presenza degli afidi, raggiunte le quali è consigliabile procedere tempestivamente al decespugliamento delle piante. In alcune delle aree di moltiplicazione dei tuberi-seme sono attive stazioni di monitoraggio degli afidi, gestite da enti pubblici o dalle stesse organizzazioni professionali. Esse sono provviste di specifiche attrezzature per la cattura, il conteggio e il riconoscimento delle più importanti specie afidiche di interesse agrario, con particolare riferimento a quelle vettrici di virus della patata. Ogni stazione è equipaggiata con almeno una trappola ad aspirazione (o a suzione) e diverse bacinelle trappola: con la prima vengono catturati gli afidi che si spostano ad alta quota, tramite correnti aeree, per decine e a volte centinaia di chilometri; con le bacinelle vengono, invece, catturati gli afidi che si spostano ad altezze modeste, con voli locali di breve durata, limitati a qualche decina o centinaia di metri. La trappola a suzione consente, quindi, di monitorare principalmente l’arrivo degli afidi, i quali giungono poi casualmente sulle piante, dove effettuano brevi punture di assaggio, spostandosi in seguito, con voli brevi, alla ricerca delle piante gradite. In presenza di piante infette, gli afidi possono diffondere velocemente i virus, in particolare quelli di tipo non-persistente (come, per esempio, il PVY). Gli afidi catturati con le bacinelle e con la trappola a suzione vengono raccolti periodicamente (in genere a cadenza settimanale), identificati e conteggiati. I dati ottenuti sono utilizzati per orientare al meglio gli interventi di difesa fitosanitaria e, specificamente per la produzione di tuberi-seme di patata, allo scopo di individuare il momento ottimale per il decespugliamento delle piante.

Prospettive di incremento della produzione di tuberi-seme in Italia

La sperimentazione condotta negli ultimi anni ha evidenziato nell’ambito di diversi progetti di ricerca che esistono ampi margini per incrementare e migliorare qualitativamente la produzione di patata da seme in Italia. Come alternativa alla costosa moltiplicazione in screenhouse è stata largamente sperimentata la moltiplicazione in nicchie a elevato isolamento da fonti di inoculo virale. Tali ambienti, come per esempio piccole aree di limitata estensione, poste in montagna e circondate da boschi, permettono di mantenere la sanità assoluta dei materiali in moltiplicazione e, pertanto, possono essere utilizzati per la produzione dei minituberi (materiale considerato “prebase”), mentre per la moltiplicazione su più ampia scala di materiale certificato è sufficiente l’isolamento, spaziale e temporale, da colture possibili ospiti dei più gravi virus della patata. Particolarmente interessanti sono, poi, gli studi che hanno evidenziato la possibilità di conservare la sanità iniziale dei tuberiseme anche in zone di pianura. In alcuni areali costieri del Meridione, caratterizzati dalla presenza, sporadica e discontinua fino a primavera avanzata (fine maggio), degli afidi vettori di virus, è stata infatti accertata la possibilità di ottenere, in ciclo vernino-primaverile, tuberi-seme certificabili, applicando opportuni accorgimenti tecnici miranti alla precocizzazione della coltura, in modo da sfuggire alle infestazioni afidiche secondarie. L’ottenimento, in primavera, di tuberi-seme certificati permetterebbe, tra l’altro, di risolvere il grave problema delle coltivazioni extrastagionali estivo-autunnali (per la produzione della cosiddetta patata bisestile), per le quali nel periodo di piantamento (agosto-settembre) è molto difficile reperire tuberi-seme “certificati”, con adeguata età fisiologica. I pochi disponibili sono, infatti, tuberi raccolti generalmente 9-10 mesi prima e, pertanto, “vecchi” e con energia germinativa molto bassa, avendo ampiamente superato, nonostante la conservazione a basse temperature, la fase di dormienza. Per le colture bisestili vengono sovente utilizzati tuberi-seme autoriprodotti (il cosiddetto “usoseme”) provenienti dalla coltura primaticcia della stessa annata. Generalmente si tratta di tuberi di scarto, di calibro sottomisura (<35 mm di diametro) e/o inverditi, sanitariamente scadenti e fisiologicamente inadeguati, in quanto il periodo che intercorre tra la raccolta e l’utilizzo non sempre è sufficiente perché i tuberi superino la fase di dormienza. I risultati della sperimentazione hanno evidenziato, poi, che per favorire il risveglio dei tuberi-seme raccolti in primavera, è sufficiente conservarli a temperatura ambiente in presenza di luce (che diventa necessaria nella parte finale, in fase di germogliazione dei tuberi) e con umidità dell’aria non troppo elevata (intorno al 70%); la fine della fase di dormienza dei tuberi-seme può essere ulteriormente anticipata utilizzando varietà caratterizzate da dormienza breve, impiegando tuberi-seme di dimensioni non troppo piccole e/o sottoponendo i tuberi a trattamenti con mezzi chimici risveglianti. Le produzioni nazionali di tuberi-seme ottenute in primavera in areali di pianura potrebbero anche trovare collocazione all’estero, per le “semine” precocissime (ottobre-dicembre) delle aree del bacino del Mediterraneo (Paesi nordafricani, Cipro ecc.), che incontrano anch’esse grandi difficoltà nel reperimento di tuberiseme certificati e fisiologicamente idonei al momento dell’impianto di tali colture. Si alimenterebbe, così, una favorevole corrente di esportazione in un settore, quello dei tuberi-seme, altamente deficitario per il nostro Paese, e si offrirebbe un’interessante alternativa a colture eccedentarie in alcuni areali orticoli meridionali.


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