Volume: l'uva da tavola

Sezione: coltivazione

Capitolo: potatura

Autori: Carmine Stanislao Liuni, Donato Antonacci

Introduzione

La tecnica della potatura comprende il complesso di tagli e altre operazioni, praticate in periodi diversi al fine di: – adeguare la pianta alla forma di allevamento prescelta; – rendere regolare la produzione negli anni, evitando stress produttivi e prolungando l’efficienza del vigneto; – regolare la quantità di prodotto in modo da ottenere la qualità desiderata; – mantenere equilibrato lo sviluppo della parte aerea in rapporto a quello dell’apparato radicale; – disporre nello spazio la vegetazione e la produzione in maniera adeguata. La tecnica viene differenziata in potatura secca o invernale, detta anche legnosa, che si effettua in assenza della vegetazione, distinguendola dalla potatura verde, che si riferisce alle operazioni in verde, effettuate sulla vegetazione. La disposizione nello spazio delle gemme alla potatura invernale e poi della vegetazione e della produzione viene realizzata in funzione della forma di allevamento adottata (forme a piccola espansione, forme a media espansione o forme a grande espansione). La diversa espansione vegetativa, data dalla quantità di foglie e di tralci (lunghezza, spessore, peso), è in relazione con il vigore della pianta e questo influenza, entro certi limiti, sia l’attività metabolica sia il potenziale produttivo. Per l’uva da tavola, è molto importante produrre realizzando un adeguato livello del vigore vegetativo, in quanto questo condiziona alcuni parametri quali-quantitativi molto importanti per questa coltura, come la dimensione del grappolo e dell’acino (l’acino grosso e il grappolone sono considerati dal consumatore requisiti qualitativi molto importanti).

Evoluzione della gestione della vite

È intuitivo capire che una pianta di vite lasciata libera, senza l’intervento dell’uomo, produce più abbondantemente per qualche anno, ma l’uva risulterà di difficoltosa maturazione, di minore dimensione (come tendenza, lo sviluppo dei grappoli e degli acini è in rapporto inverso con il loro numero sulla pianta), e la pianta stessa deperisce precocemente per effetto dell’eccessivo carico produttivo. L’evoluzione della gestione della vite è stata definita nella storia e nella diffusione della pianta nel suo areale di utilizzo. Tale areale, che all’inizio si sviluppò negli ambiti dei popoli mediterranei europei, si è poi esteso nei secoli trovando eredi adatti in tutto il mondo. La versatilità della pianta e la grande variabilità delle forme di allevamento ne hanno caratterizzato la grande diffusione. Tutto il sapere viticolo a noi trasmesso è stato raccolto e rimesso attraverso i grandi del passato; la tecnica della potatura viene per la prima volta descritta come tecnica fondamentale e approfondita nei suoi aspetti dal saggio scrittore romano di agricoltura Lucio Giunio Moderato Columella (Gades, 4-70), nel suo trattato De re rustica (42 d.C.), la maggiore fonte di conoscenza dell’agricoltura romana. Columella cerca di dare una spiegazione biologica ai comportamenti della pianta e stabilisce dei principi tecnici pienamente validi ancora oggi, dopo 2000 anni. Bisogna poi attendere 13 secoli per avere, con Pier Crescenzi (1304-1309), la prima trattazione scientifica della potatura, che riceve nuovo forte impulso dopo la ricostituzione dei vigneti in periodo post-fillosserico (inizio XX sec.).

Organi fruttificanti

L’organo fruttificante di base della vite è la gemma ibernante, costituita da un cono vegetativo a struttura telescopica il quale contiene in sé il futuro tralcio. Questa struttura, apparentemente semplice, è invece molto complessa e molto variabile in funzione delle differenze genetiche che inducono variabilità nell’espressione di fertilità. Questa variabilità nell’espressione di fertilità è difficilmente modificabile dalle condizioni ambientali e risulta così un carattere geneticamente definito. Il tralcio, chiuso a telescopio nel cono gemmario, ha in sé diverse categorie di primordi gemmari e precisamente: – primordio di gemme pronte (femminelle). Tale categoria è evidente, sia come primordio sia come espressione vegetativa dopo il germogliamento. Tali gemme accompagnano lo sviluppo del tralcio e si coniugano secondo la disposizione fillotassica delle foglie alle cui ascelle si collocano. La loro funzione è caratteristica, esse provvedono alla costante giovinezza del tralcio nel corso della fase vegetativa; – primordio di gemme fruttificanti (gemme fertili). Le gemme fruttificanti (fertili) contengono l’organo riproduttivo della pianta per via sessuale e sono gli organi più rispettati dall’uomo in quanto il risultato edonistico (frutto) è totalmente a loro affidato. Le gemme fertili, all’interno di un cono vegetativo, possono anche essere diverse, oltre alla principale.

Fertilità

Per fertilità si intende la presenza delle infiorescenze (grappolo) all’interno del cono vegetativo. Essa varia per influenza genetica, per posizione sul capo a frutto (tralcio), per influenza delle inibizioni che si verificano sul capo a frutto. Come regola generale la fertilità è crescente nel capo a frutto procedendo dalla base verso l’alto con un assestamento costante dopo la sesta/settima posizione sul capo a frutto. Finalità essenziale della tecnica di conduzione della vite, in funzione dei condizionamenti genetici, è quella di non compromettere l’espressione di detta fertilità sia sulla quantità numerica delle infiorescenze (grappoli) sia sulla qualità delle stesse. Per ogni cono gemmario fertile si può verificare la presenza di uno o più infiorescenze. In genere si distinguono due tipi di fertilità: fertilità potenziale e fertilità reale. La fertilità potenziale è la fertilità genetica delle varietà così come si esprime isolando il cono gemmario. La fertilità reale è invece la fertilità che si manifesta secondo l’influenza delle condizioni tecniche di esercizio. Tali condizioni possono fortemente influenzare la fertilità potenziale fino anche a distruggerla per cattiva gestione del tralcio (vedi utilizzo di tralci piegati ad arco o troppo lunghi). È importante conoscere la fertilità potenziale di una varietà per eseguire correttamente la tecnica cesoria. Per l’esame della fertilità potenziale si deve procedere isolando per posizione le singole gemme sul capo a frutto e registrandone la fertilità. Lo sforzo tecnico della gestione di una varietà va inteso come risultato di un rapporto tendente a ottenere la massima espressione della fertilità potenziale. Si vuole ancora richiamare il concetto che la fertilità è costituita dal numero delle infiorescenze per cono gemmario e dalla qualità delle stesse, per cui l’esame della fertilità potenziale deve essere portato anche sulla qualità della stessa (caratteristiche qualitative del grappolo). La fertilità è influenzata anche dallo spessore dei tralci: sono da evitare sia tralci troppo sottili sia tralci troppo spessi.

Inibizioni

La vite è una pianta che tende a svilupparsi come cespuglio e, se appoggiata, si manifesta con uno sviluppo verticale (liana) utilizzando i suoi organi d’attacco (viticci). Nella conquista dello spazio sia nel piano sia nello spazio aereo, l’equilibrio della pianta e del suo universo biologico è guidato dalle inibizioni. Per inibizioni s’intendono tutte le manifestazioni di concorrenza biologica delle gemme e dei rami tra di loro. Queste inibizioni danno luogo alla facies della pianta nel suo assetto naturale. Le inibizioni sono di natura generale (inibizioni fra tralci) o correlativa (inibizioni fra gemme). Finalità della tecnica cesoria è quella di portare al minimo i fattori inibitori. – Inibizioni fra tralci. La ricca proliferazione vegetativa, caratteristica della vite, induce una produzione notevole di tralci che fra di loro si concorrenziano. In genere i tralci verdi, situati nella parte più alta dell’assetto della vite (tralci apicali), inducono inibizione sui tralci situati verso la parte basale della vite, pertanto sarà necessario, in sede di potatura secca e verde, non indurre tale inibizione controllando prima la lunghezza del capo a frutto e poi la dominanza apicale dei tralci verdi. Questa inibizione determinata dai tralci verdi interferisce con la buona evoluzione dei frutti per cui il controllo della stessa è essenziale anche se difficoltoso. La difficoltà deriva dalle reazioni vegetative che la vite oppone se sottoposta ad ablazione delle parti alte del tralcio verde. Tali reazioni stimolano la fase vegetativa della pianta per cui subito si ristabilisce una nuova funzione di cima che può indurre ancora difficoltà alla fase riproduttiva. La disposizione giusta nello spazio della vite (sesti), la buona disposizione degli appoggi (sostegni) e la giusta inclinazione dei tralci di potatura può diminuire l’efficacia di questa pericolosa inibizione. – Inibizione lungo il tralcio di potatura. Le inibizioni che si verificano lungo il tralcio di potatura sono ad andamento basipeto e sono funzione della lunghezza del capo di potatura (capo a frutto), della posizione dello stesso (inclinazione e curvatura) e della carica di tralci di potatura lasciati sulla pianta. Questo tipo di inibizione si manifesta con un mancato germogliamento delle gemme basali o mediane (caso del tralcio piegato ad arco) o con un’inibizione esercitata solo sul cono gemmario fertile che può venire sostituito da una gemma secondaria del cono gemmario portante la gemma fertile. Per cui si può determinare una non fertilità indotta che è solo di natura fenotipica. Da quanto detto si evidenzia che la forma di allevamento e la tecnica di potatura sono basate sul regolare svolgimento della biologia descritta tenendo presente che l’unità produttiva della vite è la gemma e che a essa va rivolta tutta la cura della giusta conduzione.

Classificazione delle operazioni di potatura

Molti sono gli aspetti che possono essere considerati per classificare le operazioni di potatura. Di seguito se ne riportano alcune. In funzione dell’età delle piante, la potatura viene distinta in: – potatura di allevamento, che si pratica sulle giovani viti, nei primi 1-2 anni, che consiste nel tagliare corto o lungo in funzione dello sviluppo della pianta; – potatura di formazione, per dare la forma definitiva prevista per la vite, in funzione della forma di allevamento; – potatura di produzione, che rappresenta la gestione della vite nella fase adulta. Le forme di allevamento condizionano, chiaramente, la potatura di allevamento in relazione alla forma che si deve dare alle piante nell’età adulta; esse sono distinguibili secondo: – la disposizione delle viti nello spazio; – la lunghezza del capo a frutto (tralcio lasciato alla potatura invernale); – l’utilizzo e la disposizione dei sostegni. In funzione del numero di gemme che si lasciano su una pianta dopo l’intervento invernale, la potatura viene considerata: – poverissima, se si lasciano solo 4-5 gemme/vite; – povera, non oltre 10 gemme/vite; – media, 10-20 gemme/vite; – ricca, fino a 50 gemme/vite; – ricchissima, oltre 50 gemme/vite. Oltre che per singola pianta, il numero di gemme va individuato anche per unità di superficie del vigneto, definendo il carico di gemme, che per ettaro può essere basso (30.000-40.000), medio (50.000-60.000), alto (70.000-80.000), altissimo (oltre 80.000). In funzione della lunghezza del tralcio lasciato alla potatura invernale, si distingue in: – corta, se si lasciano tralci di 2-3 gemme (speroni); – media, se di 4-7 gemme; – lunga, se di 8-10 gemme (capi a frutto); – lunghissima, se di oltre 10 gemme; – mista, se su una vite si lasciano sia speroni sia capi a frutto. Molti sono i fattori che condizionano le scelte di potatura. In generale, per l’uva da tavola in Italia si preferiscono forme di allevamento espanse (tendone) e potature ricche, lunghe o miste, con carico di gemme per ettaro medio-alto per le varietà di uve con semi e altissimo per quelle apirene (che in genere sono meno fertili). Tali scelte, se supportate da adeguato livello della fertilità del terreno e appropriata scelta del portinnesto, consentono il mantenimento di un buon equilibrio vegeto-produttivo, in grado di far raggiungere i migliori risultati quali-quantitativi della produzione.


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