Volume: l'uva da tavola

Sezione: ricerca

Capitolo: portinnesti

Autori: Donato Antonacci

Scelta del portainnesto

La scelta dei portinnesto riveste un ruolo importante per la definizione dei livelli di espressione vegeto-produttiva della pianta e degli equilibri quali-quantitavi della produzione. Nel caso di impianti coltivati per il ritardo della raccolta, per esempio, sono da preferire portinnesti vigorosi, in grado di sostenere elevati carichi produttivi, determinando così un ritardo fisiologico della maturazione, contribuendo a far arrivare uva di gusto più “fresco” alla raccolta. Nel caso di estirpo di un vecchio vigneto, prima dell’eventuale nuovo impianto deve essere effettuato il riposo del terreno per almeno due-tre anni, durante i quali è opportuno che vengano eseguite colture cerealicole quali frumento, orzo, avena ecc., prima di procedere a un nuovo impianto di vigneto sullo stesso terreno. In questo caso, comunque, dovrà essere posta molta attenzione nella scelta del portinnesto. È infatti necessario compensare la minore vigoria derivante dalla “stanchezza” del terreno; sono pertanto da utilizzare preferibilmente portinnesti vigorosi o molto vigorosi. Se si vogliono ottenere delle uve più precoci, in una condizione diversa dalla precedente (terreni di “prima radice” o per i quali sono trascorsi diversi anni dall’estirpo del vigneto precedentemente impiantato) sono preferibili invece portinnesti mediamente vigorosi. Il portinnesto da impiegare deve quindi soddisfare diverse esigenze di ordine sia tecnico sia economico; deve cioè possedere le seguenti caratteristiche: – adattabilità alle specifiche caratteristiche pedologiche; – idonea vigoria ed equilibrio vegeto-produttivo; – compatibilità con la varietà da utilizzare. Nella viticoltura dell’uva da tavola, la tendenza è quella di preferire portinnesti dotati di elevata plasticità e, perciò, in grado di rispondere appieno alle sollecitazioni indotte dall’adozione di tecniche colturali sempre più avanzate. Il risultato di ciò è la crescente preferenza accordata dai viticoltori pugliesi a portinnesti del gruppo Vitis Berlandieri x Vitis Riparia, come per esempio 34 EM, 157/11C, SO4, Kober 5BB, e ancora di più al gruppo Vitis Berlandieri x Vitis Rupestris, come per esempio 140 Ru, 1103 P, 775 P. È molto importante considerare i problemi di disaffinità di innesto. Situazioni di gravi difficoltà sono state manifestate dal 1103 P. in combinazione con varietà come Red Globe o Autumn Royal Seedless (sono state osservate situazioni di debole germogliamento delle viti nell’anno successivo a quello di innesto in campo delle barbatelle selvatiche, in conseguenza di difficoltà di vascolarizzazione del callo cicatriziale, seguita da moria delle viti stesse). Il problema si manifesta quando il portinnesto 1103 P. è colpito da Closterovirus GLRaV-2. Prima dell’impianto è necessario effettuare l’analisi del terreno; infatti solo accertando le condizioni fisico-chimiche è possibile prendere corrette decisioni in merito alla concimazione di fondo e alla scelta del portinnesto.

Innesto

L’innesto è una pratica agronomica per la moltiplicazione agamica delle piante realizzata con la fusione anatomo-fisiologica di due individui differenti (bionti), detti rispettivamente portinnesto o soggetto, che costituisce la parte basale della pianta, e nesto o oggetto, che costituisce la parte aerea. Con la tecnica dell’innesto si salda sul portinnesto una parte di pianta del nesto, rappresentata o da una porzione di tralcio, detta marza, o da una gemma, detta occhio o scudetto. Si ottiene in questo modo un’unica pianta formata da due porzioni diverse. La fusione istologica avviene grazie al callo che si forma fra le due superfici tagliate, precisamente dove combaciano i meristemi cambiali.

Impianto con barbatelle franche o innestate

Per la realizzazione di un vigneto a uva da tavola, il metodo ancora oggi più diffuso è quello tradizionale, consistente nella messa a dimora in inverno di barbatelle franche con successivo innesto, a cura dell’imprenditore, da effettuarsi o in estate (innesto alla majorchina, detto anche innesto semilegnoso o a occhio dormiente), oppure, più frequentemente, nell’inverno successivo (innesto a spacco pieno, innesto a doppio spacco inglese). Negli ultimi decenni, la pratica per la realizzazione di nuovi vigneti di uva da tavola con messa a dimora di barbatelle innestate è andata lentamente prendendo piede, grazie alla diminuita diffidenza dei viticoltori verso l’utilizzazione di materiale innestato in vivaio, specialmente se di tipo certificato, vale a dire garantito per quanto concerne l’identità genetica e lo stato sanitario nei riguardi delle virosi nocive.

Allevamento del nesto e tecniche di impianto per la rapida messa a frutto del vigneto

L’esigenza dei viticoltori di elaborare tecniche capaci di opporsi all’evoluzione dei costi di produzione ha spinto verso la ricerca di una minore durata della fase di prematurità della pianta che, chiaramente, influisce in modo rilevante sul futuro costo di produzione dell’uva. Trovare le condizioni per una rapida messa a frutto di un impianto viticolo, onde entrare rapidamente in fase di ammortamento e quindi di recupero di spese, risulta quindi di particolare interesse economico. Per la realizzazione dei vigneti a tendone i viticoltori di uva da tavola seguono, tradizionalmente, due schemi di allevamento: A) partendo da barbatelle selvatiche: – primo anno: impianto della barbatella selvatica; – secondo anno: innesto, allevamento dell’astone di innesto e anticipazione su due femminelle; – terzo anno: ottenimento del “primo frutto” (prima fruttificazione, di entità inferiore a quella ottenibile in fase di maturità) e successiva potatura su quattro capi; – quarto anno: piena produzione; B) partendo da barbatelle innestate: – primo anno: impianto della barbatella innestata, conduzione bassa della vegetazione, potatura a 2-3 gemme nel successivo inverno; – secondo anno: allevamento dell’astone di innesto e anticipazione su due femminelle; – terzo anno: “primo frutto”; – quarto anno: piena produzione.

Anticipazione su due femminelle

Viene realizzata procedendo all’isolamento precoce del getto dal quale si prevede di ricavare l’astone di innesto da allevare. Questa decisione va presa quando la vegetazione ha raggiunto i 10-20 cm di lunghezza. Il getto isolato assumerà il suo sviluppo longitudinale con delle proliferazioni ascellari (femminelle) che vanno inizialmente mantenute. Poi, mentre per quelle poste inferiormente all’altezza ritenuta utile per l’imbrancatura del ceppo si effettua una cimatura in corrispondenza della 5a-6a foglia, per le successive si procede appena possibile al loro ancoraggio vicino alla struttura di sostegno, al fine di evitare rotture occasionali o provocate dal vento. La crescita delle femminelle “di punta” viene favorita dalla cimatura del germoglio principale, effettuata quando il getto ha raggiunto l’altezza del sostegno superiore (a circa 2 m di altezza) procedendo all’asportazione dell’apice a circa 20 cm al di sotto del detto sostegno. Questa operazione provoca l’immediato rimpiazzo da parte dei getti ascellari posti sotto l’apice. A questo punto si è conseguita l’anticipazione sulle femminelle. I germogli posizionati in maniera utile per l’imbrancatura del ceppo devono essere lasciati crescere liberamente, sempre assicurandoli ai sostegni, al fine di evitare rotture a opera del vento o per altre cause. In questo modo il vigneto si dispone in fase di maturità produttiva parziale nel 3° anno dalla messa a dimora delle viti, mentre a partire dal 4° anno viene conseguita la piena maturità produttiva dell’impianto. In vigneti con media vigoria, l’anticipazione su due femminelle può dar luogo a germogli non adeguatamente sviluppati e tali da consentire poi alla potatura tralci di 10 gemme; in questo caso i detti tralci vengono speronati. Alla primavera successiva si lasceranno crescere quattro cacciate, due per ciascuno sperone, ottenendo, anche per questa via, la disposizione del ceppo a quattro capi. Si raggiunge così, al quarto anno dall’impianto, la fase di completa maturità del ceppo, sul quale può essere lasciata l’intera carica di gemme prevista dalla potatura di produzione, disposta sui classici quattro capi a frutto. Utilizzando le tecniche di allevamento sopra esposte, lo schema produttivo che l’impianto consegue utilizzando l’anticipazione dell’astone su due femminelle è il seguente (allevamento a pergola con potatura su quattro capi a frutto): – primo anno: allevamento della barbatella (o allevamento basso della vegetazione della barbatella innestata e successiva potatura a due gemme); – secondo anno: allevamento del nesto, praticando l’anticipazione su due femminelle; – terzo anno: produzione su 20 gemme/pianta; - quarto anno: produzione su 40 gemme/pianta. Seguendo questo schema si nota, come termine generale, che un impianto viticolo a pergola, rispetto alla produzione potenziale massima conseguibile in fase di maturità, si comporta nel seguente modo: – primo anno: nessuna produzione; – secondo anno: nessuna produzione; – terzo anno: 50% produzione; – quarto anno: 100% produzione.

Doppia anticipazione in verde di astoni ottenuti da barbatelle selvatiche innestate in campo

Per ridurre la fase giovanile del vigneto, è stata proposta anche la tecnica della doppia anticipazione in verde, possibile solo nel caso di impianti particolarmente vigorosi e su astoni provenienti da barbatelle selvatiche innestate in campo. In questo caso, oltre alla prima cimatura dell’astone verde a idonea altezza, si effettua successivamente la cimatura delle due femminelle scelte per l’imbrancatura in modo da potare su quattro sottofemminelle. In tal modo le viti possono essere poi potate su quattro capi a frutto e sono quindi in grado di esprimere, già al terzo anno, la produzione della fase di maturità. Questa tecnica non ha trovato nel nostro ambiente molte utilizzazioni richiedendo, per una buona riuscita, stagioni lunghe e quindi autunni caldi con il rischio, in caso contrario, di difficoltosa lignificazione dei tralci e conseguenti difficoltà di potatura prima e cattivo germogliamento poi.

Impianto con barbatelle innestate

Per ridurre la fase improduttiva del vigneto e raggiungere velocemente la maturità produttiva dell’impianto si è esaminata anche la possibilità di innovare la tecnica di impianto impiegando barbatelle innestate. È stata valutata la possibilità di avere già nel secondo anno dall’impianto il “primo frutto” e poi nel terzo anno la piena produzione. Per il raggiungimento dello scopo bisogna utilizzare per l’impianto del vigneto barbatelle innestate di buon sviluppo vegetativo e con buon apparato radicale, disporre di un terreno adeguatamente preparato, di buona fertilità e di possibilità irrigue già dal momento della messa a dimora delle piante, nonché di opportuna fertilizzazione azotata (da definirsi in relazione con le disponibilità naturali del terreno in cui si opera) da somministrare in dosi frazionate a partire dal mese di maggio e fino all’inizio di settembre. In queste condizioni, un ruolo importante può essere svolto dalla modalità di preparazione delle viti prima dell’impianto e dalla tecnica di impianto utilizzata. In particolare ci si riferisce alla lunghezza dell’apparato radicale, definita con la potatura di trapianto subito prima della messa a dimora delle viti, e alla modalità di realizzazione di quest’ultima operazione.


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