Volume: la patata

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: patata in Polonia

Autori: Wojciech Nowacki

Introduzione

In Polonia la patata è, assieme ai cereali, una delle più importanti specie vegetali coltivate. La Polonia si trova al centro della vasta area europea dedicata alla pataticoltura, che si estende dalla Francia settentrionale ai Paesi Bassi e al Belgio e, attraverso la Germania, fino alla zona a est di Mosca. Attualmente, Paesi Bassi, Polonia, Bielorussia e Ucraina sono i Paesi con la maggiore superficie destinata alla coltivazione di patate. Ciò può essere attribuito ai seguenti fattori: – condizioni atmosferiche (temperatura, durata del giorno, precipitazioni) favorevoli per la coltivazione; – possibilità di fornire buone produzioni su ogni tipo di terreno, inclusi quelli leggeri; – versatilità d’impiego dei tuberi, che possono essere destinati al consumo diretto, trasformati dall’industria per ottenere numerosi prodotti o utilizzati come foraggio; – l’inserimento della patata nella rotazione come coltura da rinnovo produce effetti positivi anche sulle colture successive; la patata rappresenta, quindi, un elemento importante nell’agricoltura integrata o biologica. Ciononostante, l’importanza della pataticoltura in Europa si sta riducendo per diverse cause, tra cui la contrazione dei consumi, l’intensificazione della produzione agricola con aumento delle rese e dei costi di coltivazione, la globalizzazione e l’industrializzazione nella produzione di mangimi per animali. Per decenni la Polonia è stata uno dei Paesi in cui la patata ha svolto un ruolo importante nell’agricoltura e nell’economia. Il periodo 1960-80 ha rappresentato una sorta di “era dorata” della patata in Polonia. Tra gli anni Settanta e Ottanta, la superficie destinata a patata raggiunse quasi 3 milioni di ha (poco più del 18% della superficie totale agricola) e la produzione circa 50 milioni di t. La notevole diffusione della pataticoltura in questo Paese era da imputare a diversi fattori, di carattere sia tecnico-agrononico sia sociale: – oltre il 50% della produzione era impiegato come alimento per animali, soprattutto suini, il che ha rappresentato un vantaggio per molte aziende agricole, a causa della scarsità di cereali e dell’impossibilità di importare mangimi sufficientemente a buon mercato. Il cosiddetto “ingrasso a base di patate” era il simbolo della tecnologia adottata nella produzione della carne di maiale, che all’epoca era particolarmente rinomata per la sua qualità; – nell’ambito della rotazione delle colture, la patata ha avuto effetti positivi sulla produzione di altri vegetali, in particolare i cereali. Infatti le numerose lavorazioni al terreno, necessarie per la coltivazione e la raccolta delle patate, consentivano il controllo delle infestanti (anche per le colture successive in rotazione) senza l’intervento di mezzi chimici; – la presenza molto diffusa di terreni leggeri favoriva la coltivazione della patata; – la patata era diventata una componente molto popolare e preziosa nella dieta dei polacchi: in passato, il consumo annuo di patate superava i 200 kg procapite. Inoltre, era un ortaggio facilmente reperibile e relativamente poco costoso e a quel tempo la società polacca, tutt’altro che abbiente, faceva gran uso di questi tuberi; – grazie alla versatilità d’uso (alimentazione umana, foraggio, materia prima per distillerie e per produzione di fecola, esportazione), le patate erano anche usate per l’autoconsumo delle famiglie e per incrementare il reddito aziendale. Il gran numero di piccole aziende agricole giustificava l’adozione di tecniche di coltivazione a basso investimento, insieme a un uso più intensivo di manodopera a basso costo: criteri, questi, che venivano soddisfatti dalla pataticoltura. Negli ultimi decenni lo scenario è sostanzialmente cambiato. Tra il 1975 e il 1995 circa, il settore agroindustriale legato alla patata è stato oggetto, in Polonia, degli stessi mutamenti che si erano verificati in altri Paesi dell’Unione Europea (Germania, Francia ecc.) vent’anni prima. La drastica riduzione della superficie coltivata, compensata solo lievemente dall’incremento della produzione unitaria, ha comportato un crollo della produzione totale, che attualmente raggiunge appena il 20% circa di quella degli anni Settanta. Di conseguenza, tutta la filiera agroindustriale della patata in Polonia si è notevolmente ridotta con l’eccezione della produzione di patate novelle e del prodotto destinato all’industria di trasformazione, che produce soprattutto patatine fritte (chips e stick) e patate disidratate. La difficoltà del settore è sottolineata anche dal notevole aumento dell’importazione di tubero-seme.

Condizioni pedoclimatiche e tecnica colturale

Le terre coltivabili ammontano a circa 18,5 milioni di ha. I terreni leggeri, troppo poveri per garantire produzioni economicamente redditizie, rappresentano circa il 30% di questa superficie. I terreni in circa il 50% dei casi sono caratterizzati da un pH molto acido, e quasi la metà presenta un basso contenuto di P, K e Mg. La durata media della stagione produttiva è di 210 giorni, variabili a livello regionale da 190 a 230. La semina della patata avviene generalmente a metà aprile e la raccolta si effettua in settembre-ottobre. L’esigenza di acqua durante il ciclo colturale è stimata in 300-350 mm, ben superiore alla media netta delle precipitazioni nel Paese. Le ultime 10 stagioni in Polonia sono state più secche e calde rispetto ai dati medi trentennali, soprattutto nella zona centrale e centro-occidentale del Paese. La grande tradizione della pataticoltura polacca ha solo effetti marginali sulla situazione attuale del settore. L’unico elemento che non ha subito grandi variazioni è la distribuzione delle zone di coltivazione, fortemente correlata alla struttura stessa dell’agricoltura nazionale.

Dimensioni e struttura delle aziende

La superficie coltivata a patate nel 2009 è stata di 508.000 ha, distribuiti su circa 1,1 milioni di aziende (il 62% del totale delle aziende agricole polacche). Nel 91% dei casi le aziende hanno dimensioni inferiori a 1 ha, mentre quelle con più di 5 ha rappresentano appena lo 0,6% del totale. Le patate sono coltivate su ogni tipo di terreno, con l’eccezione di quelli argillosi molto pesanti. Le grandi aziende agricole che coltivano patate di alta qualità, destinate all’industria di trasformazione e alla grande distribuzione, operano su terreni buoni o molto buoni. Le aree di maggior diffusione della coltura si riscontrano nelle province della Piccola Polonia e dei Precarpazi, mentre quelle che registrano le produzioni unitarie più elevate sono le province di Mazovia, Lodz, Grande Polonia, Precarpazi e Lublin. 300.000 aziende con una superficie media superiore a 0,5 ha coltivano patate per il mercato fresco, 600.000 unicamente per l’autoconsumo e 300.000 per la produzione di patate comuni. Le patate precoci, destinate al consumo diretto, vengono coltivate su circa 20.000 ha nelle regioni dove le condizioni climatiche sono favorevoli per tali produzioni. La coltivazione delle patate da fecola si estende su circa 40.000 ha; le patate utilizzate dall’industria di trasformazione occupano analoga superficie, ma la coltivazione è concentrata in un numero molto limitato di aziende (circa 1000). Infine, la produzione di tuberi-seme interessa una superficie di circa 6000 ha. Attualmente non esiste in Polonia una produzione specifica per l’esportazione, che invece è basata unicamente sulle eccedenze determinate dalla domanda di consumo interno. L’uso della patata nelle distillerie e come foraggio si basa sull’impiego di tuberi di scarto o sull’eccedenza di mercato. Al momento, tuttavia, non esiste una produzione di patate specificamente destinata a tali utilizzi. L’uso delle patate come foraggio rappresenta una sorta di tampone che equilibra la domanda e l’offerta di mercato, ed è particolarmente importante nelle annate con produzioni elevate.

Tecnica colturale

La rotazione colturale eseguita di solito nelle aziende pataticole è quadriennale e prevede di norma, oltre alla patata, cereali e leguminose (o foraggere). La rotazione è sufficiente a garantire la sicurezza fitosanitaria e la fertilità del terreno, e a tenere sotto controllo le infestanti. La coltivazione avviene principalmente mediante tecniche tradizionali, caratterizzate da differenti livelli di innovazione tecnologica. Sistemi di coltivazione a basso costo e scarsa innovazione sono adottati dalle aziende che coltivano patate soprattutto per autoconsumo, mentre tecniche di coltivazione intensive e con elevato impiego di mezzi e tecnologie vengono praticate da grandi aziende specializzate, che producono tuberi per l’industria di trasformazione o per il consumo fresco, destinate alla grande distribuzione. Negli ultimi anni si è assistito a un aumento del numero di aziende che producono patate con sistemi certificati, bio e integrati, e sistemi di qualità quali EUREPGAP QS, ecc. Le aziende agricole più piccole, che producono patate per autoconsumo o per uso foraggero, utilizzano per la concimazione il letame con modeste integrazioni di concimi minerali. Il controllo degli infestanti è di tipo meccanico; l’impiego di agrofarmaci è limitato al controllo della dorifora. La tecnica di produzione delle patate destinate alla grande distribuzione è più avanzata e di tipo intensivo. È effettuata prevalentemente in aziende di grandi superfici, che producono una gamma ampia di varietà per la grande distribuzione e soddisfano le esigenze dei loro clienti per quanto riguarda la qualità dei tuberi, l’imballaggio, lo stoccaggio e la consegna. Le patate destinate all’industria di trasformazione sono coltivate in aziende grandi e moderne, e la tecnica di coltivazione e le varietà sono specificate nei contratti. Queste aziende di solito sono attrezzate con macchinari e sistemi d’irrigazione moderni. Le malattie più dannose sono quelle causate dalla peronospora e dall’alternaria.

Varietà

Attualmente nel Registro nazionale delle varietà sono registrate 134 varietà di patate, di cui 30 da fecola e 104 da consumo fresco. Di queste ultime, 20 sono molto precoci, 26 precoci, 44 mediamente precoci, 10 mediamente tardive e 4 tardive. Ben 49 varietà da consumo fresco sono state ottenute in Polonia, mentre le restanti 55 sono in prevalenza di origine tedesca o olandese. Le varietà di origine polacca rappresentano l’80% delle patate da fecola. Inoltre, in Polonia sono coltivate da alcuni anni anche varietà inserite nel catalogo dell’UE, impiegate soprattutto nell’industria per la produzione di french fries chips e sticks. Le cultivar da consumo polacche più popolari sono: Irga, Bryza, Irys, Denar, Bard, Lord, Orlik, Tajfun, Owacja, Gracja, Miłek, Korona, Cekin, Ibis, Syrena e Ursus. Tra quelle estere, le più comuni sono: Impala, Vineta, Satina, Velox, Arielle, Vitara, Bellarosa, Raja, Sante e Ditta. Le varietà principali per l’industria di trasformazione sono: Saturna, Hermes, Lady Rosetta, Courlan, Courage, Innovator, Asterix e Karlena. Rispetto a quelle estere, le varietà polacche sono generalmente più resistenti ai virus e, in molte varietà da fecola, anche alla peronospora.

Produzione e utilizzazione

La produzione potenziale della patata in Polonia è stimata in 74 t/ha, valore del tutto paragonabile ai livelli di altri Paesi europei. Tuttavia, la produzione effettiva rappresenta soltanto il 25% circa di quella potenziale. La mancanza di precipitazioni durante il ciclo colturale, l’uso limitato di tubero-seme selezionato, di fertilizzanti e di prodotti fitosanitari, in particolare quelli contro la peronospora, sono i principali fattori tecnici che incidono negativamente sulla riuscita della coltivazione e che possono dar luogo a volte alla riduzione del 50% della produzione di tuberi. Negli ultimi anni, la produzione totale di patate in Polonia è variata tra 9 e 12 milioni di t (di cui solo il 30-50% viene venduta sul mercato); nel 2009 è stata di 9,7 milioni di t. La tecnica di coltivazione praticata dalle diverse tipologie di aziende agricole influenza notevolmente la produzione raccolta. La coltivazione estensiva, diffusa nelle aziende più piccole e numerose, raggiunge livelli produttivi che vanno da 13 a 18 t/ha. Gli agricoltori di queste aziende non sono interessati alla modernizzazione delle loro tecniche di coltivazione, perché le patate vengono abitualmente usate come foraggio e per il consumo familiare. Di contro, nelle aziende specializzate che adottano tecniche di coltivazione intensive, la produzione di tuberi si attesta su 40 t/ha. Queste aziende, che sono ancora poco frequenti in Polonia; utilizzano impianti irrigui ed elevati livelli di fertilizzanti e praticano un efficace controllo dei parassiti. Si può quindi affermare che le tecniche impiegate nella maggior parte delle aziende agricole polacche sono caratterizzate da un uso limitato di mezzi di produzione e che la qualità dei tuberi è notevolmente inferiore alle attese. Le ricerche condotte dal nostro dipartimento dimostrano che soltanto il 70% della produzione raccolta rispetta la normativa standard per le patate da consumo, mentre il restante 30% è da considerarsi “scarto” che, per ragioni di opportunità, dev’essere impiegato come foraggio, nelle industrie della fecola e nelle distillerie.

Patate da semina

Con l’attuale superficie investita a patata, sono necessari ogni anno circa 1,25 milioni di t di tubero-seme. Purtroppo, la maggior parte del materiale utilizzato dagli agricoltori per la semina non è qualificato, ed è autoprodotto o proviene da scambi con altri agricoltori. Questo si riflette nel cattivo stato sanitario della maggior parte delle coltivazioni di patate. A seguito del crollo della produzione di patate da seme registrato dal 1990, oggi in Polonia si producono circa 120.000 t di tuberi selezionati, vale a dire meno del 10% della domanda totale interna. Tuttavia, l’offerta di patate da seme è molto varia a seconda dei settori specifici della produzione. La situazione migliore si riscontra per le coltivazioni destinate all’industria di trasformazione, per le quali circa il 70% della domanda di seme selezionato viene soddisfatto, seguito da quelle per la produzione di patate novelle (50%) e per l’industria della fecola (25%). La quantità più piccola di tubero-seme qualificato è utilizzata dai produttori di patate per il consumo fresco e dalle piccole aziende che coltivano patate per l’autoconsumo (1-2% del totale di tutte le patate da seme).

Patate da consumo fresco

Nel corso degli ultimi 10 anni il consumo pro capite di patate è sceso di ben 13 kg; tuttavia, mentre il consumo di patate fresche è diminuito di 19 kg, quello di patate trasformate è aumentato di 6 kg. Nei prossimi anni il consumo di questo tubero in Polonia subirà un’ulteriore diminuzione, in linea con altri Paesi europei. Aumenterà la quota di patate trasformate, per lo più in patatine fritte. Il livello di consumo di patate in Polonia sarà ancora uno dei più elevati d’Europa. In considerazione del valore nutritivo delle patate, il loro consumo dovrebbe essere promosso al fine di mantenere l’attuale livello annuo di circa 120 kg pro capite. Recentemente sono in forte aumento le importazioni dall’area mediterranea (in inverno e all’inizio della primavera), il cui volume annuale è di circa 70.000 t ed è probabile si mantenga su questi livelli anche in futuro.

Patate per la trasformazione industriale

Negli ultimi anni si è assistito a un forte incremento nella produzione di patatine fritte, mentre la produzione di patate disidratate è rimasta stabile. Nel complesso, l’industria alimentare assorbe circa 750.000 t di tuberi l’anno. Negli anni a venire si prevede un ulteriore incremento nella produzione di patatine fritte, sebbene non agli stessi livelli del passato, mentre la produzione delle patate disidratate dovrebbe rimanere stabile. Ciò sarà possibile se le esportazioni dei prodotti trasformati rimarranno sugli stessi livelli, e se i consumi interni aumenteranno. Per quanto riguarda la produzione di amido e fecola di patate, la Polonia è caratterizzata da forti volumi produttivi e da un notevole potenziale di esportazione. Fino al 1990, oltre 1 milione di t di patate veniva trasformato in fecola, soprattutto varietà specifiche. Negli anni Novanta sono stati registrati elevati livelli di importazioni di fecola da parte dei Paesi dell’Unione Europea. Ciò ha inciso sulla determinazione della quota di fecola per la Polonia nell’ambito dell’UE, in quanto come base di riferimento per il calcolo è stato utilizzato il volume di produzione di quegli anni. Di conseguenza, la quota di fecola per la Polonia è di circa 145.000 t, valore inferiore sia alla capacità produttiva (stimata in circa 220.000 tonnellate), sia alla domanda interna di tale prodotto. L’utilizzo di patate di scarto ha favorito lo sviluppo del settore delle distillerie. Subito dopo la Seconda guerra mondiale, erano attive circa 900 distillerie agricole, che producevano prevalentemente alcol dalle patate. Attualmente, la maggior parte di queste distillerie non esiste più, e le poco più di cento rimaste in esercizio lavorano soprattutto cereali, in maggioranza segale. Le patate oggi rappresentano solo il 2% delle materie prime utilizzate dalle distillerie, principalmente a causa dei costi di acquisto elevati. Vengono utilizzate soltanto le patate di scarto, di solito con basso contenuto di amido, che producono circa 80 l di alcol per t di tuberi; di contro, da 1 t di patate da fecola è possibile ottenere fino a 125 l di alcol grezzo.

Patate da foraggio

Il consumo di patate da foraggio in Polonia è in diminuzione dagli anni Ottanta; si tratta di un processo analogo a quello osservato in altri paesi europei. È tuttavia impossibile eliminare completamente le patate dall’alimentazione animale. L’impiego delle patate di scarto come foraggio è un modo ragionevole per utilizzare il raccolto e continuerà a essere adottato in futuro. La quantità di tuberi destinati a questo utilizzo dipende dalla quantità e qualità della produzione annuale. La patata produce maggiore valore energetico per unità di superficie rispetto ai cereali, soprattutto in terreni leggeri. Inoltre, secondo alcuni studi, il suo uso per l’alimentazione animale migliora la qualità della carne e dei suoi prodotti derivati.

Esportazione prodotto fresco e trasformato

A partire dagli anni Novanta, l’esportazione di patate o di prodotti trasformati ha subito un forte cambiamento. Se prima i prodotti maggiormente esportati erano i tuberi freschi, la fecola e i suoi derivati, ora la gran parte delle esportazioni è rappresentata dai prodotti trasformati, soprattutto dalle patatine fritte. L’adesione all’UE ha determinato un aumento delle importazioni di fecola da parte dei Paesi membri, nonché di patate da seme e di “patate novelle” dall’area del Mediterraneo. Di conseguenza, il saldo della bilancia commerciale (espresso in equivalente in patate fresche) si è dapprima azzerato, per poi diventare negativo negli ultimi tre anni. È molto difficile prevedere lo sviluppo delle esportazioni nel prossimo futuro. La filiera agroindustriale della patata in Polonia sarà fortemente influenzata dallo sviluppo dello scenario internazionale.

Conclusioni

Sulla base delle condizioni pedoclimatiche, della tecnica di coltivazione e delle tradizioni culturali, la patata in Polonia attualmente rappresenta: – un ortaggio prezioso con elevati livelli di consumo; – la materia prima per l’industria della fecola, in grado di soddisfare in toto la domanda nazionale; – una fonte alternativa per la produzione di alcol per uso alimentare o una componente dei biocarburanti; – un foraggio usato per l’ingrasso dei suini, che migliora la qualità della carne e dei suoi derivati; – la materia prima per l’industria di prodotti trasformati, soprattutto patatine fritte destinate al mercato interno e all’esportazione. In Polonia l’aumento della superficie coltivata a patata e la sua positiva ricaduta a livello socioeconomico richiederanno lo sviluppo di una serie di programmi di ricerca, promozione e valorizzazione, che dovranno riguardare lo sviluppo sostenibile dell’intera agricoltura.


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