Volume: la patata

Sezione: utilizzazione

Capitolo: patata nella cosmesi

Autori: Agnese Pellegrini

introduzione

C’era una volta, e forse c’è ancora, una dolcissima principessa. Aveva i capelli biondi e lunghi, gli occhi azzurri, incorniciati da un velo dello stesso colore che scendeva sulla sua chioma liscia e brillante, e una bocca dalle labbra vermiglie a forma di cuore. Questa principessa, bella come l’aurora quando bussa al mattino, era però ferita da un “difetto” che, per i sudditi di quel lontano e antico paese, era davvero un oltraggio alla sua grazia: aveva le gote punteggiate da scure lentiggini. Allora, sospirando nella notte stellata del palazzo, poggiando la nobile e deliziosa testolina sulla sua pallida e delicata mano, mentre con l’altra increspava l’acqua delle fontane del giardino reale, la principessa chiese aiuto alla Fata delle donne belle. Che, con ali sgargianti di rosa e turchino, planò nel castello e diede alla principessa la sua ricetta: avrebbe mandato via le lentiggini se, ogni giorno, avesse strofinato le sue guance con una fetta di patata cruda. Oggi, per fortuna, le lentiggini sono considerate un vezzo che impreziosisce la bellezza, e non un difetto. Tuttavia, anche se la storia della principessa è frutto della fantasia, è vero che, per correggere gli inestetismi della pelle, veniva (e viene) utilizzata la patata. La differenza con i secoli scorsi è che, mentre molti anni fa i rimedi naturali erano preparati senza l’ausilio delle moderne tecnologie, oggi i prodotti in commercio sono all’avanguardia e, pur sfruttando gli stessi principi attivi delle tradizionali “soluzioni della nonna”, sono disponibili in creme, pomate, unguenti. Insomma, la principessa della favola metteva fette di patata sulle guance rosee, mentre le donne del terzo millennio, per eliminare le lentiggini, utilizzano rimedi molto più facili da applicare, anche se ugualmente ricchi di questo amido. Grazie agli studi compiuti sull’argomento, infatti, sappiamo che una patata cotta e trasformata in purea, cosparsa sul viso, rende la pelle liscia, morbida e bianca; bollita e schiacciata, con qualche spruzzo di succo di limone, è invece utile per massaggiare le mani.

Storia della bellezza

Belle si nasce, ma si può anche diventare. Perché, in definitiva, la cosmesi e un’arte e chi ne apprende i segreti può godere di fascino eterno. Nata nell’antico Egitto 4000 anni prima della nascita di Cristo, la cosmesi ha infatti lo scopo di curare e preservare la bellezza del corpo. Riesce in tale intento grazie all’impiego di particolari sostanze, che in passato erano esclusivamente naturali, mentre oggi sono anche chimiche. Se la pratica cosmetica ha origine in Egitto, il termine “cosmesi” nasce invece in Grecia. Nella terra dove ebbe origine la filosofia, kosmos significava ordine, un concetto che, a ben vedere, è proprio alla base dell’eleganza e dell’ornamento: per questo, “cosmesi” iniziò progressivamente a indicare, nella percezione generale, l’arte di tenere in ordine e adornare il corpo e, quindi, di abbellirlo. A Roma, l’imperatrice Poppea (seconda moglie del terribile Nerone) fu una pioniera in questo campo; spetta a lei, infatti, il merito di aver inventato la prima maschera di bellezza e di aver utilizzato latte d’asina per i suoi bagni. Oggi, siamo ben lontani da quelle antiche e “magiche” preparazioni: nel terzo millennio la cosmesi si basa sulle tecnologie più sofisticate. Tuttavia, un po’ per moda, un po’ perché si è finalmente capito che, anche in questo ambito, le preparazioni naturali sono esenti da gravi controindicazioni, anche le grandi industrie cosmetiche stanno rivalutando gli antichi rimedi della nonna che, oltre a non fare male, sono pure efficaci. Ed è così che nascono creme, pozioni e unguenti sempre più “verdi”, che sfruttano gli elementi costitutivi di fiori, piante e di tutto ciò che la natura offre.

Buona e bella. Di natura

La patata ha in sé una serie di componenti e principi attivi che la rendono preziosa non soltanto per gli scopi alimentari, ma anche dal punto di vista cosmetico. Questo aspetto è meno conosciuto e oggi non massicciamente sfruttato; tuttavia, per decenni ha rivestito un ruolo fondamentale nelle pratiche “artigianali”. Per esempio, per chi è stanco e privo della necessaria energia, le patate sono la soluzione ideale: ricche di sali minerali e idrati di carbonio, producono effetti energetici e rimineralizzanti. Inoltre, le vitamine B e C in esse contenute, sotto la buccia, le confermano come un alimento davvero nutriente. Per chi soffre di fastidiosa acidosi, la patata è un utile rimedio, in quanto ha effetti diuretici e facilita la minzione (emissione di urina). La patata libera addirittura da forme catarrali polmonari e da problemi uretrali, uterini, intestinali. Non tutti sanno, poi, che numerosi disturbi possono trovare rimedio grazie alla patata, che è impiegata con successo contro crampi, tossi nervose, insonnie, nevralgie. Ma c’è di più, perché questo tubero ha insospettabili qualità ipnotiche e antispasmodiche, comuni del resto a tutte le altre solanacee (la famiglia a cui appartiene). Tra le altre caratteristiche, va segnalato che la patata è particolarmente ricca di potassio (che favorisce il ricambio dei tessuti), di ferro e di amido, sotto forma di zucchero a lento assorbimento; inoltre, contiene fibre, utili per regolare l’intestino, e fornisce un basso apporto calorico, appena 85 calorie per 100 g. Oggi, soprattutto a seguito di una delle più pesanti recessioni economiche, anche nel settore della bellezza si cerca di fare “di necessità virtù”: così, a essere valorizzata è la cosmesi fai da te, ovvero i mille rimedi e intingoli preparati in casa, seguendo le ricette tramandate nei secoli. E, di generazione in generazione, la patata è da sempre stata impiegata come medicamento, soprattutto grazie alle sue virtù emollienti e idratanti, derivate dalla naturale ricchezza di amido. L’estratto glicerico del tubero di patata, in particolare, è sfruttato ancora oggi per le sue capacità idratanti e lenitive. Non va dimenticato l’amido, da sempre principale alleato della bellezza femminile. Le fette di patata trovano mille impieghi per la cosmesi-fai-da-te. Nelle pagine seguenti, analizzeremo nel dettaglio le componenti e gli usi di questa regina del benessere, impiegata per realizzare cataplasmi, unguenti, ma anche adoperata “al naturale”. E non è solo la pelle a trarre beneficio dalla patata: tanti, infatti, sono i segreti per pulire la casa.

Estratto glicerico

Tra gli ingredienti di un unguento contro le rughe può capitare di trovare l’estratto glicerico del tubero di patata, che ha caratteristiche idratanti e lenitive. Si ottiene facendo macerare in alcol etilico o glicerina il tubero fresco. Tutti i macerati glicerici sono estrazioni idro-gliceroalcoliche, ottenute dalla macerazione di parti di piante (gemme, radicelle, semi ecc.) nel solvente, con un rapporto 1:5 (una parte di pianta e 4 di solvente); poiché, però, il tempo di macerazione cambia da pianta a pianta, è quasi impossibile stabilire un periodo preciso valido per tutte le realizzazioni. Anche a livello “casalingo”, il macerato glicerico può essere preparato senza grandi difficoltà. Spiega Solange Canato, responsabile dell’azienda Cereal’s, una realtà italiana dinamica e innovativa che produce cosmetici “verdi”: “I germogli e le altre parti della pianta vengono raccolti alla fine dell’inverno o in primavera, il cosiddetto periodo balsamico, cioè quando la pianta è in fase di risveglio. Sono quindi posti a essiccare in modo naturale, vale a dire al sole, perché qualsiasi procedimento artificiale farebbe perdere i principi attivi. A questo punto, si procede alla triturazione, dalla quale si ottiene una polverina che, mescolata ad alcol e glicerina, viene fatta macerare per sette giorni. Il composto così ottenuto si filtra e si unisce a una nuova miscela di acqua, alcol di glicerina e glicerina nelle proporzioni di uno a nove: il macerato glicerico è quindi pronto e viene messo in vendita con il nome della pianta da cui è tratto”.

Tutto il potere dell’amido

Gli amidi di grano, mais, patata e riso erano un tempo massicciamente impiegati nella cosmesi, soprattutto per la preparazione di ciprie e di talchi. Oggi, invece, vengono adoperati in misura minore, perché la cosmesi industriale utilizza preferibilmente gli amidi modificati, come quelli lipofilizzati, che risultano più stabili e, quindi, maggiormente resistenti all’inquinamento microbico. L’amido è un carboidrato polisaccaridico, formato da un gran numero di unità di glucosio unite tra loro da legame glicosidico. Oltre che nell’industria alimentare, l’amido è utilizzato anche per la bellezza. Lo studio scientifico di questa sostanza è iniziato nel 1833, quando il chimico francese Anselme Payen stabilì che era composta da unità di glucosio. Tuttavia, ancora oggi, la sua biochimica e la struttura dettagliata non sono state ancora del tutto comprese. A livello molecolare, l’amido nativo (cioè, così come lo si trova in natura) è il risultato da due distinti componenti: l’amilosio e l’amilopectina, costituenti che possono entrambe essere isolate attraverso il frazionamento e, di conseguenza, studiate separatamente. Ciò che è interessante a livello cosmetico è che, combinato con la glicerina, l’amido serve per la preparazione di prodotti per le mani e maschere addolcenti. Tuttavia, la produzione di amido comporta un elevato consumo di energia e acqua e genera molti scarti. Nell’epoca del risparmio energetico, non è certo un’operazione di moda: tuttavia, è anche vero che, adottando nuovi processi di lavorazione (che vengono detti di “separazione dolce”), si potrebbero ridurre i consumi anche del 30%, mentre gli scarti potrebbero essere sfruttati al meglio. In realtà, però, tra i tanti amidi estratti dai diversi cereali, quello di patata non è particolarmente richiesto dall’industria cosmetica, tanto che non esistono grandi aziende di materie prime che lo distribuiscano. I motivi di tale ostracismo sono diversi: prima di tutto, c’è sempre stata una sorta di diffidenza per questo estratto della patata che, in realtà, non è altro che la comune fecola, tanto utilizzata in cucina. L’industria ha pensato che la fecola di patata fosse una sostanza “poco nobile” per sostenere una campagna pubblicitaria e mediatica dirompente. Insomma: se per il riso si può parlare del rivoluzionario gamma-orizanolo, se per altri prodotti si può invocare il magico collagene, per la patata si dovrebbe riuscire a convincere frotte di donne che la fecola di patata (sì, avete capito bene, la stessa utilizzata per le torte o gli gnocchi) le renderà bellissime. Il che è vero, ma è anche abbastanza difficile fare assimilare questa nozione in una società che confida più nell’intrigante e nell’eccezionale che nella forza del naturale. C’è da dire poi che l’amido di patata, al contrario di quello di riso, più utilizzato, è idrosolubile, cioè si scioglie nell’acqua, e questa caratteristica non lo rende adeguato alla preparazione di creme. Inoltre, proprio perché la patata è costituita in gran parte di acqua, l’estrazione dell’amido è un’operazione alquanto laboriosa, visto che occorre essiccare preventivamente il tubero. Secondo alcuni studi che sono stati illustrati in un convegno ad Amsterdam, nel processo produttivo svolto nelle amiderie, ossia negli stabilimenti dove viene estratto l’amido, il succo di patata subisce un pretrattamento, seguito da una fase di assorbimento. La parte con alto peso molecolare dà origine a un ingrediente alimentare secco che contiene in grandi quantità “patatine”, ovvero la proteina specifica (a livello tecnico, è costituita da una famiglia da 40kDa di glicoproteine, ossia molecole organiche che costituiscono il 40% delle proteine solubili nei tuberi). Invece, la frazione che possiede basso peso molecolare è un liquido che contiene inibitori della proteasi, un particolare enzima che regola la rottura del legame peptidico nelle proteine. Già oggi, la proteasi è utilizzata massicciamente, soprattutto in farmacologia. A detta dei ricercatori, una volta purificata, la “patatine” potrebbe avere un vasto campo di applicazioni in tutte quelle trasformazioni (non soltanto alimentari) in cui si richiedono caratteristiche schiumogene, emulsionanti, gelificanti ecc. Del resto, la patata lenisce e decongestiona, ed è quindi perfetta per la pelle arrossata e irritata. Per questo motivo, l’amido di patata viene utilizzato come eccipiente nella preparazione di pastiglie e unguenti. È usato anche come protettivo e nella preparazione di polveri aspersorie. La soluzione acquosa colloidale (chiamata, in gergo, “salda d’animo”) è stata addirittura impiegata come protettivo nelle infiammazioni gastriche e nel trattamento dell’avvelenamento da iodio. Questo amido è anche un ottimo lubrificante per i guanti da chirurgia e un rimedio efficace per la couperose, l’eczema impetiginoso, l’intertrigine, le irritazioni cutanee infantili, per eliminare le borse sotto gli occhi e in bagni ammorbidenti per la pelle.

Usi più frequenti

Diabete: la patata contiene nella buccia una sostanza antiossidante chiamata caiapo. Il caiapo è presente ad alte concentrazioni soprattutto nell’Ipomea batatas, una patata dolce di origine sudamericana coltivata nella regione giapponese di Kagawa, che viene ha utilizzata nella lotta al diabete per la sua capacità di ridurre la glicemia basale, il colesterolo e l’emoglobina glicata (o glicosilata).

Eczema: un cataplasma (impiastro) di fecola di patate è molto utile per facilitare l’eliminazione delle croste in caso di eczema.

Emorroidi: per la cura di questa fastidiosa affezione si consigliano impacchi di patata.

Gastrite e ulcera duodenale: contro questi disturbi, viene consigliato di bere quattro volte al giorno mezzo bicchiere di succo di patata, estratto con una centrifuga; ha un effetto antispasmolitico e antiacido gastrico.

Herpes: il rimedio per la cosiddetta “febbre nascosta”, una piccola lesione al labbro, consiste nell’applicare una fetta di patata cruda sulla ferita, mantenendola per una mezz’ora.

Intestino in disordine: per ristabilire la funzione intestinale, è utile consumare delle patate cotte sotto la cenere.

Lentiggini: si può intervenire per far svanire lentiggini o altri inestetismi sul viso e sul collo sfregando ogni giorno le parti interessate con una fetta di patata cruda.

Mal di gola: contro questa affezione, si taglia una patata a fette rotonde, che vengono applicate intorno al collo, facendo attenzione che siano ben aderenti.

Mani screpolate: anche per ottenere mani morbide e vellutate c’è una indicazione semplice e naturale. Quando si lessano le patate per preparare qualche piatto, invece di buttare l’acqua di cottura occorre lasciarla intiepidire e immergervi le mani per una decina di minuti.

Nausea da gravidanza: anche se si tratta di un rimedio poco gradevole, alle donne che soffrono di nausea da gravidanza si consiglia di masticare un pezzetto di patata cruda, che risulta efficace contro tale disturbo.

Occhi stanchi e arrossati: viene consigliato di applicare sugli occhi una fetta di patata cruda o, se si preferisce, una garza imbevuta con succo di patata. Un altro rimedio a base di patata è il seguente: si prende della mollica di pane e la si inzuppa nel latte freddo; si grattugia una patata cruda sbucciata e la si unisce alla mollica, ottenendo una pasta omogenea e morbida che si applica intorno agli occhi per una quindicina di minuti.

Occhiaie e piccole rughe: si consiglia di mettere sugli occhi delle fettine di patate crude per la durata di 15 minuti, con l’accortezza di rigirarle spesso per favorire la decongestione della zona perioculare e l’attenuazione degli inestetismi.

Punture di zanzara: applicare sulla parte in cui si nota la puntura della zanzara una fetta di patata cruda, che contribuisce a lenire il fastidio e il rossore.

Scottatura ed eritema solare: la polpa delle patate prive di pelle, grattugiata e ridotta in poltiglia, va applicata sulle bruciature. In caso di scottatura da fuoco (mentre si cucina) o da sole (eritema), si consiglia anche di applicare una fetta di patata cruda sulla parte interessata, per una durata di 15-20 minuti: si ottiene così una immediata sensazione di freschezza, evitando anche il formarsi di dolorose vesciche. Se la scottatura o l’eritema riguardano il viso, si consiglia di applicare una maschera, per la stessa durata, fatta di patate crude grattugiate.

Sudorazione eccessiva: anche se esistono deodoranti di ogni specie, si può strofinare sotto le ascelle mezza patata cruda, che eviterà la comparsa di cattivi odori.

Tosse: si consiglia un decotto con foglie di patata. Versare in un litro d’acqua due pugni di foglie di patata, una manciata di salvia e cinque o sei cucchiai di miele; portare a ebollizione e filtrare. Bere una tazza ogni tre ore.

Rimedi fitoterapici

Contro l’acido urico (uricemia), che dà sintomi di depressione, torpore, sonnolenza, odore particolare dell’alito, viene consigliata la patata, per ottenere una benefica azione. Se insorge un improvviso mal di denti, è possibile preparare cataplasmi di patate e applicarli sul dente o sui denti infiammati. Si ottengono discreti risultati. Le donne possono soffrire di vaginite, un’infiammazione della mucosa vaginale di varia origine che dà bruciori e fastidioso prurito fino a vero e proprio dolore. Anche in questo caso, si può ottenere beneficio dalla patata, facendo bollire in un litro d’acqua 50 grammi di foglie fresche. Filtrare il liquido quando è tiepido e usarlo per irrigazioni vaginali. La patata è un’alleata fondamentale delle donne, anche in menopausa. In questo delicato periodo, infatti, viene considerato particolarmente indicato il progesterone in crema, ottenuto dalla disogenina, sostanza estratta da certe specie di patate dolci messicane. L’impiego del progesterone in crema è risultato significativamente efficace rispetto alle concentrazioni ematiche.

Avere una patata in casa

I costituenti della patata sono utilizzati anche per la bellezza della casa. – Per pulire le stoviglie, i vetri, gli specchi, le tracce di ditate sulle porte laccate, si può strofinare sulla parte interessata l’interno di una patata cruda e tagliata, e poi lucidare con un panno di cotone. – Per pulire una bottiglia, la si deve riempire di pezzetti di patata cruda, insieme a un cucchiaio di sale grosso e a un po’ d’acqua, agitando il composto e lasciando agire per alcuni minuti. – L’acqua di cottura delle patate, ricca di sali minerali, è perfetta per far brillare caraffe di vetro e vasellame. – Per pulire e lucidare l’argenteria, la si deve immergere nell’acqua di cottura delle patate. – I pizzi e i ricami preziosi possono essere lavati, senza detersivo, con l’acqua di cottura delle patate, nella misura di 3 patate ogni litro d’acqua. – La patata è anche utilizzata come sgrassatore: si deve usare la fecola di patate, da versare sulla macchia. – Per rendere i tappeti lindi, si devono grattugiare due patate in un litro di acqua bollente, lasciando in infusione almeno due ore e colando poi il tutto. Dopo avere battuto i tappeti e passato l’aspirapolvere, si devono strofinare con uno straccio imbevuto dal preparato. – Per togliere il deposito calcareo sugli utensili, basta farvi cuocere a lungo un po’ di bucce di patate. – Per eliminare gli aloni lucidi sui tessuti stirati, strofinare un pezzetto di patata cruda.


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