Volume: la patata

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: patata nel mondo della cooperazione

Autori: Luciano Torreggiani

Razionalizzazione produttiva, sviluppo commerciale, riduzione dei costi ed efficienza gestionale

Il “sistema patate” dell’Emilia-Romagna si distingue positivamente da quello delle altre zone di produzione per diversi fattori: una Borsa patate (un luogo dove si discutono i prezzi e si stabiliscono strategie commerciali) che funziona bene e che è divenuta anche Borsa cipolle; un accordo interprofessionale che fissa le regole per gli oltre 1500 agricoltori associati e per i maggiori operatori commerciali privati, che, unitamente all’aggregazione di prodotto garantito dal mondo cooperativo, costituisce una garanzia e un valido punto di riferimento per tutta la produzione; un Osservatorio economico del settore che diffonde informazioni economiche aggregate e utilizzabili per le strategie di settore. E ancora, la produzione di una patata Dop, con la commercializzazione di quasi 100.000 q di prodotto certificato; la produzione di oltre 300.000 q di prodotto altamente qualificato e venduto a marca Selenella e, soprattutto, la presenza di cooperative e di un’impresa privata di trasformazione prima in Italia. L’Emilia-Romagna, dunque, con i suoi 2.000.000 q di tuberi, per quattro quinti controllati dagli operatori di Borsa, trova il suo indiscusso punto di forza nel modello organizzativo facente capo al mondo cooperativo, che rappresenta la forma di organizzazione e aggregazione più consolidata sul territorio regionale, confrontandosi quotidianamente con la grande distribuzione organizzata e con la distribuzione organizzata. Le finalità prioritarie delle cooperative, in particolare, consistono nella razionalizzazione produttiva, nello sviluppo commerciale, nella riduzione dei costi e nell’efficienza gestionale. Non a caso per superare con successo la difficile sfida della globalizzazione il settore pataticolo emiliano-romagnolo è ricorso a particolari strategie: un esempio di forma aggregativa di sviluppo della cooperazione tra le tante esistenti è rappresentato dalla nuova Patfrut, che costituisce la risposta del mondo cooperativo al nuovo scenario ortofrutticolo, caratterizzato da segmentazione della domanda, globalizzazione dei mercati, destagionalizzazione dei consumi e aggregazione del sistema distributivo. Le due cooperative ex Ferrara Frutta ed ex Patfrut, aderenti ad Apo Conerpo e alla sua business unit Naturitalia, ad Asso.Pa. (Associazione Produttori Patate) e al gruppo cooperativo agroindustriale Conserve Italia, infatti, hanno scelto di aggregarsi per migliorare ulteriormente le proprie risposte alle esigenze del mercato mondiale, qualificando sempre più il servizio offerto alla clientela.

“Ricetta” vincente

La nuova aggregazione di prodotti appartenenti a due province diverse (Bologna e Ferrara) si pone all’attenzione del mercato nazionale e internazionale come realtà di prima grandezza per la coltivazione e la commercializzazione di prodotti ortofrutticoli di alta qualità, come la pera dell’Emilia-Romagna e la patata di Bologna, da tempo conosciuti e apprezzati anche oltre i confini del nostro Paese, e di un’ampia gamma di altre produzioni tipiche del territorio e altamente qualificate. Il battesimo della nuova Patfrut avviene in uno scenario nazionale e mondiale caratterizzato da una crescente concorrenza globale, dal rapido sviluppo dei Paesi emergenti e, soprattutto, dalla crisi economica internazionale: siamo certi che Patfrut sarà in grado di fornire la migliore risposta in termini economici e di servizi alla propria base sociale. La nostra “ricetta” vincente sarà la costante ottimizzazione degli aspetti gestionali, l’efficienza dei servizi forniti ai soci e ai clienti, l’innovazione tecnologica e varietale, il continuo miglioramento della qualità e la capacità dei nostri soci di valorizzare un territorio dalle grandi opportunità produttive. Oltre ai 1000 soci, la nuova Patfrut può contare su una produzione commercializzata pari a 160.000 t (60.000 t di frutta, 50.000 t tra patate e cipolle, 50.000 t di orticole industriali), ottenuta su una superficie di oltre 3000 ha, su 12 magazzini, una capacità frigorifera totale pari a 75.000 t e un fatturato di quasi 70 milioni di euro. Sono numeri che, sebbene siano di un certo rilievo, in relazione allo scenario europeo e mondiale appaiono ancora troppo modesti per rappresentare un’aggregazione. Ciononostante, non v’è dubbio che la fusione tra le due cooperative emiliane rappresenti un’aggregazione importante, in grado di creare nuove e significative opportunità, ampliando e valorizzando ulteriormente l’offerta di patate. Il confezionamento e la commercializzazione di patate e cipolle, infatti, avviene a Molinella, nel cuore di uno dei comprensori italiani più vocati per la pataticoltura: non a caso le patate coltivate in questo territorio, appartenenti principalmente alla varietà Primura, hanno ottenuto il pregiato riconoscimento della Dop (denominazione di origine protetta), oltre a essere siglate con il marchio Selenella, promosso dal Consorzio delle Buone Idee. Grazie alla razionalizzazione delle strutture, inoltre, sarà possibile ottenere una significativa riduzione dei costi, legata al miglioramento dei coefficienti medi di lavorazione e all’ottimizzazione dei servizi, e si potrà garantire un futuro e una redditività sempre migliori ai produttori associati. Un obiettivo, questo, che la nuova Patfrut intende raggiungere anche attraverso l’ampliamento della gamma delle produzioni tipiche provenienti dalle zone più vocate. Tutto ciò consentirà di rispondere pienamente alla nostra missione, che consiste nel valorizzare al meglio il prodotto dei soci, che riteniamo essere il vero motore della cooperativa. L’obiettivo principale della cooperazione, infatti, è quello di tutelare le produzioni del territorio sia dal punto di vista economico, sia da quello tecnico-produttivo. Per consentire questo risultato anche le imprese cooperative si sono ingrandite per essere competitive in un sistema globale, mantenendo però un costante collegamento con la produzione tramite un qualificato e assiduo servizio di assistenza tecnica (Patfrut si avvale della collaborazione di 11 tecnici agricoli) e un rapporto dinamico e costruttivo con tutta la base sociale. Non bisogna dimenticare, poi, che la cooperazione è sinonimo di prodotti italiani, ottenuti nelle zone più vocate del nostro Paese da cooperatori esperti che li indirizzano sui mercati internazionali e li valorizzano sempre più, anche distinguendoli dalle produzioni di altra provenienza. Senza dubbio, quindi, possiamo affermare che le aggregazioni tra cooperative consentono, tra l’altro, di razionalizzare gli investimenti, aumentando l’efficienza gestionale, così da innalzare il grado di competitività e raggiungere al contempo un maggiore livello di specializzazione dei magazzini. A questo proposito, per esempio, la nuova Patfrut per razionalizzare i costi ha deciso che degli 8 stabilimenti dell’ex Ferrara Frutta 7 serviranno per la conservazione e uno, la sede sociale di Monestirolo anche al confezionamento e alla commercializzazione della frutta, e che dei 4 stabilimenti della “vecchia” Patfrut 3 saranno destinati alla conservazione e uno, la sede operativa orticola di Molinella, anche al confezionamento e alla commercializzazione di patate e cipolle. Un adeguato rapporto con la grande distribuzione, principalmente, e con il mercato ci permette di collocare tutta la produzione; la scommessa per il futuro è pertanto quella di riuscire a soddisfare nel nostro areale l’intera richiesta che giunge dalla produzione. Non solo: negli anni a venire dobbiamo continuare a lavorare sia per offrire proposte innovative in termini di servizio, prodotto e varietà, sia per raggiungere un buon equilibrio tra le parti, in modo da garantire un adeguato guadagno al produttore e un giusto costo al consumatore.


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