Volume: la patata

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: patata nel mondo

Autori: Nicola Calabrese

La patata è coltivata in oltre cento Paesi distribuiti su tutte le latitudini, con le condizioni climatiche più diverse, dalle zone prossime al Circolo polare artico fino all’estremità meridionale del continente sudamericano. È diffusa, infatti, dagli altopiani della cordigliera andina in Sudamerica e dello Yunnan in Cina, alle pianure subtropicali dell’India; dalle steppe della Russia e dell’Europa settentrionale alle zone equatoriali dell’Africa e di Giava. La patata è una componente insostituibile della tradizione alimentare di numerosi Paesi ed è la specie maggiormente coltivata dopo i cereali (frumento, riso e mais). Nel 2008 è stata coltivata nel mondo su circa 18.000.000 ha, mentre la produzione totale ha raggiunto i 326.000.000 t. Asia (48% della superficie e 44% della produzione) ed Europa (34% della superficie e 38% della produzione) sono i maggiori produttori di patata; Africa e Oceania contribuiscono rispettivamente con il 6 e lo 0,6% della produzione mondiale. La produzione più elevata per unità di superficie si riscontra nel continente nordamericano, in media 41 t/ha, seguito da Oceania ed Europa, con 38 e 20 t/ha rispettivamente; il valore più basso appartiene all’Africa, con 12 t/ha. Lo scenario internazionale della coltivazione della patata è molto cambiato negli ultimi vent’anni. Dal 1990 a oggi la produzione mondiale è progressivamente aumentata con un tasso medio annuo del 3%, passando da 268.000.000 a 326.000.000 t, registrate rispettivamente nel 1990 e nel 2008. L’incremento della produzione mondiale è dovuto all’espansione della coltura e all’aumento delle produzioni unitarie in Asia, Africa e America latina, dove nello stesso periodo la produzione è aumentata con un tasso medio annuo del 5% ed è quasi raddoppiata passando da 85.000.000 t nel 1991 a 178.000.000 t nel 2008. Inoltre, la produzione di patate nei Paesi in via di sviluppo (Africa, Asia, America latina) ha raggiunto, per la prima volta nel 2005, quella dei Paesi sviluppati (Europa, Nordamerica e Oceania), e nel 2008 l’ha superata di circa 30.000.000 t. L’Asia, in particolare con Cina e India, ha fortemente contribuito a questa crescita. Viceversa, nei Paesi sviluppati la produzione nel periodo 1991-2008 è diminuita dell’1% in media all’anno, passando da 183.000.000 a 148.000.000 t, soprattutto in Europa e negli Stati del Commonwealth. Cina, India e Federazione Russa sono i maggiori produttori di patate al mondo, rispettivamente con il 21, l’11 e il 9% della produzione totale, seguiti da Ucraina, Stati Uniti e Germania. I primi dieci Paesi raggiungono assieme il 66% della produzione mondiale. Il consumo di patata nel mondo è in progressivo aumento, sostenuto dal notevole incremento che si osserva nei Paesi in via di sviluppo, al quale si contrappone la tendenza alla riduzione nei Paesi a economie avanzate. In Europa, infatti, il consumo di patate è diminuito, mentre nei Paesi in via di sviluppo è più che raddoppiato, passando dal valore di poco inferiore a 10 kg pro capite dei primi anni Sessanta del secolo scorso a quasi 22 kg del 2008. La facilità della coltivazione, la buona adattabilità alle diverse condizioni pedoclimatiche e l’elevato valore alimentare della patata hanno contribuito al crescente successo di questa coltura in Paesi a basso reddito, dove gli agricoltori la utilizzano sia per l’autoconsumo sia per la vendita diretta. Ciononostante, il consumo procapite di patate nei Paesi in via di sviluppo è ancora oggi meno di 1/4 di quello dell’Europa, sebbene studi del settore a tal riguardo prevedano che esso aumenterà in modo significativo in futuro. La domanda dei consumatori si sta spostando dal prodotto fresco a quello trasformato. Infatti, l’acquisto di patate allo stato fresco per l’utilizzazione domestica è in diminuzione in molti Paesi, soprattutto in quelli sviluppati. Di contro, si registra un forte aumento del consumo di prodotti trasformati, dovuto soprattutto alla crescita notevole della domanda internazionale di patate surgelate e disidratate. I principali motivi alla base di questo sviluppo sono da ricercarsi nella crescita della popolazione urbana, nell’aumento dei redditi, nella diversificazione delle diete e degli stili di vita che lasciano poco tempo da dedicare alla preparazione del prodotto fresco. A oggi i Paesi in via di sviluppo non sono stati i beneficiari di questa espansione commerciale, ma sono risultati i principali importatori di prodotto trasformato. Le repubbliche baltiche, il Montenegro e la Russia sono i Paesi con il maggiore consumo di patate; valori elevati si osservano anche per Ruanda, Polonia, Irlanda, Kazakistan e Regno Unito; in Europa, l’Italia figura ultima in classifica.

Europa

La prima testimonianza sulla coltivazione della patata in Europa, del 1565, si riferisce alla isole Canarie, mentre nel 1573 la patata era coltivata anche sulla terraferma spagnola. Ben presto i tuberi furono inviati dalla corte di Spagna in tutta Europa come doni esotici, ma una volta che la pianta venne introdotta nei giardini botanici e inserita nei trattati naturalistici, l’interesse nei suoi riguardi sfumò. Gli aristocratici europei ne ammiravano i fiori, ma i tuberi erano considerati idonei solo per l’alimentazione dei poveri e dei suini; una superstizione diffusa nel mondo agricolo li voleva persino velenosi. Nella seconda metà del Settecento la patata comincia a diffondersi in molti Paesi dell’Europa centrale, dove assume sempre più il ruolo di “pane dei poveri”. All’origine dell’estensione e dell’intensificazione della pataticoltura furono le frequenti carestie causate dalla scarsità dei cereali. Allo stesso tempo si constatava l’elevata produttività della patata, superiore anche di 10 volte a quella di frumento, orzo e segale. In Europa la patata divenne un’importante fonte di cibo durante le guerre napoleoniche, e dal 1815 ha rappresentato una coltura di primo piano in tutta l’Europa settentrionale. Per gran parte del XX secolo, il Vecchio continente è stato il maggiore produttore di patata nel mondo; attualmente, pur contribuendo per il 38% alla produzione mondiale, l’Europa è stata superata dall’Asia. Nel 2008 il totale della produzione europea di tuberi è stato di quasi 123.000.000 t. Tra i primi dieci produttori mondiali sono compresi sette Paesi europei: Russia, Ucraina, Germania, Polonia, Bielorussia, Olanda e Francia. I primi cinque raggiungono assieme il 64% della produzione continentale. Inoltre, in Europa si registra il più elevato consumo pro capite (in media 91 kg/anno). In molti Paesi dell’Europa dell’Est la coltivazione della patata da destinare al mercato fresco è in diminuzione, mentre assumono sempre maggiore importanza la produzione di patate idonee alla trasformazione industriale e quella di tuberoseme, venduto prevalentemente all’estero.

Federazione Russa

La leggenda narra che lo zar Pietro il Grande abbia introdotto la patata in Russia nel 1697, dopo il suo viaggio in Europa occidentale. Il tubero fu considerato velenoso per oltre un secolo, e non a caso fu definito mela del diavolo. Solo intorno alla metà dell’Ottocento i contadini russi scoprirono la patata e l’importanza che poteva avere nella loro dieta; da allora essa ha assunto un ruolo di primaria importanza nell’agricoltura e nelle abitudini alimentari russe. Attualmente la Federazione Russa, con circa 29.000.000 t, occupa il terzo posto nel mondo per la produzione di tuberi. Oltre il 90% della coltivazione è praticato su piccoli appezzamenti a conduzione familiare o presso aziende private. La produzione unitaria è in media di 13 t/ha, più bassa della media europea; molto elevato è invece il consumo pro capite, pari a 134 kg di patate all’anno.

Ucraina Sebbene sia coltivata sin dal Settecento, la patata si è adattata con difficoltà alle condizioni pedoclimatiche dell’Ucraina, e all’inizio i tuberi furono utilizzati soprattutto per la produzione di amido e di alcol. Solo nel corso del Novecento è diventata la principale coltura alimentare del Paese, al punto che ora è considerata un’alternativa al pane; gli gnocchi ripieni di patate (perogie) sono il piatto nazionale. L’Ucraina, con quasi 20.000.000 t, è il quarto produttore al mondo; circa la metà della superficie coltivata si trova nel centro del Paese, nella zona della steppa, dai caratteristici suoli neri, anche se le rese più elevate si ottengono nelle zone umide (Polesye) del Nord. La produzione unitaria è di circa 13 t/ha in media, mentre il consumo pro capite è di 131 kg di patate all’anno.

Germania

Introdotta in Germania alla fine del Cinquecento, la patata fu coltivata quasi esclusivamente per l’alimentazione degli animali nei due secoli successivi. Dopo la grave carestia del 1770, tuttavia, i monarchi tedeschi, in particolare Federico il Grande di Prussia, favorirono l’impiego della patata per l’alimentazione umana. Oggi la Germania, con poco più di 11.000.000 t, è il sesto produttore mondiale di patate, il primo in Europa occidentale. La produzione areica è molto elevata, circa 44 t/ha in media. La produzione è in progressivo calo dal 1960 a oggi, e la superficie coltivata si è ridotta dal 10 al 3% del totale delle terre coltivate. La Germania è un importante produttore ed esportatore di patate trasformate, la metà delle quali viene utilizzata per ricavare amido. È inoltre il primo importatore europeo di patate precoci, soprattutto da Italia, Egitto e Francia. Il consumo pro capite annuo è di quasi 70 kg.

Polonia

Il re polacco Giovanni III Sobieski, di ritorno da una visita a Vienna, introdusse la patata (che all’epoca era chiamata amerykany, da America) intorno alla metà del Seicento. Attualmente la Polonia occupa il settimo posto tra i maggiori produttori mondiali, anche se negli ultimi dieci anni la produzione si è pressoché dimezzata. Tuttavia, la patata rimane una coltura di riferimento per l’agricoltura del Paese e si estende sul 10% delle terre coltivate. La produzione unitaria è di 21 t/ha. Stime recenti indicano che quasi la metà dei tuberi raccolti viene utilizzata per l’alimentazione animale, mentre il 25% è destinato all’autoconsumo o alla vendita; il consumo medio annuo è di circa 123 kg pro capite.

Bielorussia

Introdotta in Bielorussia dall’Olanda, la patata già nell’Ottocento era diventata la coltura più importante per l’alimentazione della popolazione e la base di molte preparazioni culinarie. Il consumo di patate è il più elevato al mondo, sfiorando i 190 kg pro capite. La Bielorussia è all’ottavo posto nel mondo per la produzione di tuberi, che nel 2008 è stata di quasi 9.000.000 t, circa il doppio di quella di frumento e orzo insieme. Negli ultimi quindici anni la superficie coltivata si è quasi dimezzata, ma la produzione totale è rimasta pressoché invariata, grazie all’aumento della produzione areica (che ha raggiunto le 21 t/ha). Durante l’era sovietica, in Bielorussia era coltivato il 30% di tutta la superficie investita a patata in URSS, e le esportazioni raggiungevano le 500.000 t di patate fresche e fino a 300.000 t di tuberi-seme, mentre oggi si attestano su valori 40 volte inferiori.

Olanda

L’introduzione della patata in Olanda risale al Seicento, e già nel secolo successivo la patata era divenuta una delle colture più importanti del Paese. Ancora oggi l’Olanda si pone tra i principali produttori: è infatti al nono posto della graduatoria generale, mentre con le sue 45 t/ha ha raggiunto i valori medi più elevati della produzione unitaria. A differenza di gran parte dei Paesi europei, dove la produzione di patate è in declino, gli olandesi coltivano ancora a patata il 25% circa della superficie agricola nazionale destinata a seminativi. La coltivazione è altamente meccanizzata, e comprende circa 250 varietà registrate. Il consumo pro capite è di 92 kg all’anno. Solo la metà della produzione di tuberi è destinata all’alimentazione umana; il 30% è inviato all’industria per essere trasformato in amido, e il restante il 20% serve per la produzione di tubero-seme.

Francia

La patata fu messa a coltura nel 1598 dai botanici di Montpellier e da loro coltivata estesamente sui Pirenei, grazie al vescovo di Castres. Presente in Lorena già dal 1680, la patata divenne cibo accettato dalle popolazioni rurali solo intorno al 1787, quando Antoine Auguste Parmentier, militare, farmacista e agronomo, convinse Luigi XVI a diffonderne il consumo, in alternativa ai cereali, per rimediare alle frequenti carestie. La produzione di tuberi in Francia ha raggiunto il suo apice nel 1960, con circa 14.000.000 t; da allora è diminuita costantemente, fino a dimezzarsi nel 2008. Il Paese è il decimo produttore mondiale con quasi 7.000.000 t di tuberi; il 40% della produzione è destinato al mercato interno del prodotto fresco, il 15% all’esportazione (la Francia è prima in Europa per l’esportazione di tuberi freschi), mentre il 20% è avviato alla trasformazione. La patata occupa ancora un posto importante nella dieta nazionale: i francesi consumano annualmente 65 kg pro capite di tuberi.

Regno Unito

La patata fu introdotta nel Regno Unito verso la fine del Cinquecento, e si diffuse rapidamente in Irlanda e in misura minore in Inghilterra e Scozia. Un aumento notevole della coltivazione si ebbe durante la rivoluzione industriale del XVIII e XIX secolo, quando la crescita della popolazione urbana e la formazione della nuova classe operaia favorirono la domanda di prodotti alimentari a basso costo e ricchi di energia, in alternativa ai cereali. Dal 1960 a oggi la superficie coltivata si è ridotta della metà e il numero di coltivatori di patate è crollato, passando da 70.000 a soli 3000. Ciononostante il Regno Unito rimane ancora al dodicesimo posto tra i Paesi produttori di patate, con circa 6.000.000 t nel 2008; molto elevata è la produzione unitaria, pari a 42 t/ha. Con un consumo annuo pro capite di 107 kg, la domanda supera l’offerta interna, e negli ultimi tempi il Regno Unito è diventato importatore di prodotti trasformati a base di patate.

 

Romania

La patata è stata introdotta in Transilvania dalla Germania nel corso del Settecento. La Romania è oggi al nono posto in Europa per la produzione di patate; in questo Paese la coltura riveste un ruolo importante per l’agricoltura, l’economia e, più in generale, per la popolazione. Infatti, poco più di due milioni di agricoltori romeni coltivano ogni anno la patata su piccoli appezzamenti, prevalentemente per l’autoconsumo. La Romania è uno dei pochi Paesi europei in cui la produzione di patate sia ancora in espansione, e negli ultimi quarant’anni è aumentata del 25%, raggiungendo nel 2008 quasi 4.000.000 t. La produzione areica, pari a 14 t/ha, è inferiore alla media europea. Il consumo annuo pro capite è più che raddoppiato dal 1990, e attualmente si attesta sui 98 kg. La produzione è quasi tutta commercializzata per il consumo fresco; solo il 2% è destinato all’industria di trasformazione. Sono in corso studi sulla patata come fonte di etanolo da impiegare come combustibile; nei terreni irrigui del Sud sono state raggiunte produzioni di tuberi equivalenti a 4000 l/ha di etanolo.

Belgio

Un funzionario belga di Mons nel 1587 ricevette la patata in dono da un amico ambasciatore del Vaticano; nel corso del secolo successivo i belgi divennero un punto di riferimento per il consumo della patata perché, come essi sostengono, furono gli inventori delle patatine fritte. Con 3.700.000 t di tuberi prodotti nel 2008, il Paese si colloca al decimo posto tra i produttori europei. Pur occupando solo il 5% della superficie agricola nazionale, la patata rappresenta la sua principale coltura alimentare, grazie a un’elevata produzione unitaria, che raggiunge le 42 t/ha. Il consumo annuo pro capite è di 75 kg. Poco meno del 15% delle patate prodotte è consumato fresco, mentre il restante 85% è trasformato in chips, patate fritte congelate, amido e altri prodotti.

Africa

La patata è stata introdotta in Africa dai missionari e dai primi coloni europei verso la fine dell’Ottocento, più tardi rispetto agli altri continenti. Negli ultimi cinquant’anni la produzione africana di tuberi è decuplicata, passando da 2.000.000 t nel 1960 a quasi 20.000.000 t nel 2008, che corrispondono al 6% della produzione mondiale. Diverse stime prevedono un ulteriore progressivo aumento della produzione nei prossimi dieci anni. La coltivazione della patata è stata adattata alle differenti condizioni pedoclimatiche e socio-economiche dei vari Paesi e dei singoli areali di produzione; la solanacea è infatti coltivata sia nelle grandi aziende irrigue delle pianure dell’Egitto e del Sudafrica, sia in quelle prevalentemente di piccole dimensioni, situate sugli altopiani della fascia tropicale in Africa orientale e centrale.

Egitto

La patata è stata introdotta in Egitto verso la fine dell’Ottocento, ma la coltivazione su larga scala ha avuto inizio nel corso della Prima guerra mondiale, allorché i funzionari delle colonie britanniche favorirono la produzione di tuberi per alimentare le truppe. Dopo la guerra, tuttavia, l’espansione della coltivazione fu ostacolata dall’inesperienza degli agricoltori locali e dall’uso di tubero-seme di scarsa qualità. A partire dagli anni Sessanta la produzione è aumentata con un tasso di crescita annuale superiore al 5%. Tra il 1990 e il 2008 la produzione totale è più che raddoppiata, passando da 1.600.000 t a quasi 3.600.000 t (il 18% dell’intera produzione africana). Le zone di maggiore diffusione della coltura sono le vaste pianure irrigue del delta del Nilo. La produzione areica è di circa 25 t /ha; il consumo pro capite annuo è di 24 kg. L’Egitto è il primo produttore in Africa e tra i maggiori Paesi esportatori al mondo sia di tuberi freschi sia di prodotto congelato, destinati prevalentemente all’Europa. Favorito dalle condizioni climatiche e dai ridotti costi di produzione, il Paese è uno dei maggiori competitori sul mercato di Italia e Spagna per quanto riguarda le produzioni precoci (patata novella).

Malawi

Furono i missionari e gli europei a introdurre la patata in Africa orientale alla fine dell’Ottocento, ma la sua coltivazione raggiunse cifre significative solo a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Attualmente il Malawi è il maggiore produttore di tuberi dell’Africa subsahariana, con una produzione (nel 2008) di circa 3.000.000 t; la produzione per unità di superficie è modesta, sfiorando le 12 t/ha. La patata è coltivata soprattutto sugli altopiani delle regioni meridionali e centrali del Paese, ovvero le zone più adatte alla coltura, sia per le elevate altitudini (comprese tra 1000 e 2000 m s.l.m.), sia per la buona piovosità (oltre 750 mm di pioggia all’anno). In alcune aree della regione meridionale gli agricoltori possono effettuare due cicli di coltivazione annui. Le patate sono spesso consociate con mais e fagioli nel periodo tra ottobre e marzo. La quasi totalità della produzione è destinata al consumo interno e solo una minima quantità di tuberi viene esportata. Il consumo è più che triplicato negli ultimi quindici anni, e nel 2007 è stato di poco superiore a 100 kg pro capite.

Sudafrica

Furono probabilmente i marinai olandesi in viaggio verso l’Asia a portare la patata in Sudafrica nel Seicento. È probabile che i marinai stessi ne abbiano incoraggiato la coltivazione nelle zone vicine ai porti di scalo, per disporre di tuberi freschi con cui rifornirsi durante i viaggi oceanici. Pur in presenza di una contrazione della superficie coltivata, negli ultimi quindici anni la produzione di patate in Sudafrica è cresciuta fortemente, raggiungendo nel 2008 2.000.000 t. La coltivazione è in prevalenza praticata in aziende agricole di grandi dimensioni, dotate di impianti irrigui; la produzione unitaria è di 34 t/ha. Il Sudafrica vanta una buona produzione di tubero-seme e un’industria di trasformazione sviluppata e tecnologicamente avanzata, capace di lavorare 250.000 t di tuberi all’anno, soprattutto per la produzione di patate fritte surgelate. Il consumo annuo di patate è di circa 30 kg per persona.

Algeria

Fino all’indipendenza nazionale dalla Francia (1962), la patata era coltivata principalmente per l’esportazione verso il mercato francese. Da allora è diventata sempre più importante per il consumo domestico; attualmente la patata è coltivata su una superficie di circa 100.000 ha, con una produzione totale di poco più di 2.000.000 t. La produzione areica è di 21 t/ ha. Le principali aree di coltivazione si trovano lungo la costa mediterranea, dove il clima mite consente la produzione di tuberi tutto l’anno. Le patate sono coltivate anche nelle zone collinari, a 500 m di altitudine, nelle valli tra la costa e i monti dell’Atlante, e sugli altopiani. Il consumo pro capite annuo è notevolmente aumentato, passando dai 35 kg del 1990 agli attuali 43 kg.

Marocco

La coltivazione della patata era ben consolidata in Marocco già prima che il Paese divenisse protettorato francese, nel 1910. Dall’indipendenza, ottenuta nel 1956, fino a oggi, la produzione è più che decuplicata, raggiungendo 1.500.000 t nel 2008, grazie anche al forte incremento della produzione unitaria (passata da 10 a oltre 24 t/ha). Il consumo pro capite è di 39 kg all’anno. Attualmente la patata è la coltura più importante del Marocco, dopo la barbabietola da zucchero e il frumento, ed è seconda solo al pomodoro per l’esportazione, indirizzata soprattutto verso i mercati europei. Fatta eccezione per un breve periodo durante i mesi invernali, è coltivata tutto l’anno. La produzione si concentra prevalentemente lungo le zone pianeggianti della costa atlantica intorno a Casablanca, dove il clima è più favorevole; altri importanti areali di coltivazione sono i versanti montuosi dell’Atlante, ad altitudini che superano anche i 3000 m.

America settentrionale

La coltivazione della patata in America settentrionale è concentrata in due grandi Paesi, Stati Uniti e Canada, che occupano rispettivamente il quinto e il tredicesimo posto tra i maggiori produttori mondiali, e sono anche tra i più importanti esportatori di patate surgelate. Negli ultimi vent’anni la produzione areica è molto aumentata, raggiungendo valori elevati, 41 t/ha in media; ciononostante il Nordamerica contribuisce solo per il 7% circa (pari a 24.000.000 t) alla produzione mondiale di patate.

Stati Uniti

Sebbene la patata fosse coltivata in America del Sud da millenni, la prima coltivazione di patate negli Stati Uniti (New Hampshire) risale al 1719, e circa ottant’anni dopo furono servite patatine fritte, per la prima volta, alla Casa Bianca, durante la presidenza di Thomas Jefferson. La coltivazione è oggi diffusa in tutto il territorio americano, soprattutto in Idaho, Washington, Wisconsin, North Dakota, Colorado, Oregon, Maine, Minnesota, Michigan e California. La produzione totale di tuberi nel 2008 è stata di quasi 19.000.000 t; la produzione areica è molto elevata, in media 45 t/ha. Solo un terzo delle patate prodotte negli Stati Uniti è consumato fresco, mentre il 60% della produzione annuale viene trasformato in prodotti surgelati e disidratati oltre che in amido, e il 6% è riutilizzato come tubero-seme. Il consumo pro capite è di 56 kg all’anno; negli ultimi quindici anni il consumo di patate fresche è fortemente diminuito a favore di quello del prodotto trasformato.

Canada

La patata era coltivata nel New Brunswick, sulla costa atlantica, sin dalla metà del Seicento. Il Canada oggi occupa il tredicesimo posto tra i maggiori Paesi produttori, con circa 5.000.000 t nel 2008. La produzione per ettaro, in media, è di 31 t. La patata è la coltura orticola più importante del Canada. Dai primi anni Novanta del secolo scorso la produzione è aumentata per soddisfare la domanda internazionale di prodotti surgelati. Infatti, il Canada è il maggiore esportatore di patate fritte surgelate dopo l’Olanda; elevate sono anche le esportazioni di prodotto fresco e di tubero-seme. Le patate rappresentano circa il 36% di tutti i prodotti orticoli freschi e trasformati consumati nel Paese; ciononostante, negli ultimi anni il consumo pro capite di tuberi è diminuito, passando da 76 kg nel 1994 a 70 kg nel 2007.

America centrale e meridionale

La patata, come’è noto, è originaria delle Ande, ma il totale della produzione sudamericana di tuberi, 15.000.000 t nel 2008, precede solo l’Oceania, ultima in fondo alla graduatoria dei continenti. Infatti, il Centro e Sudamerica contribuiscono attualmente per poco meno del 5% alla produzione mondiale. La produzione areica media, 16 t/ha, è tra le più basse; il consumo pro capite annuo è di 29 kg. La patata resta una coltura tradizionale per i piccoli agricoltori della regione andina, dove ricopre un ruolo di fondamentale importanza per il mantenimento del tessuto socioeconomico e per la salvaguardia della biodiversità. In altri Paesi, quali Argentina, Brasile, Colombia e Messico, è in aumento la produzione di patata su scala commerciale da parte di aziende di grandi dimensioni. Perú e Brasile si contendono il primato della produzione subcontinentale e insieme raggiungono quasi il 50% della produzione sudamericana.

Brasile

Il Brasile è il luogo di origine della manioca, la coltura da radice più importante del mondo. Probabilmente per questa ragione la pataticoltura vi è rimasta sconosciuta fino agli ultimi anni dell’Ottocento, quando immigrati europei introdussero la coltivazione della patata nelle aree temperate del Sud (qui, in alcune zone come lo stato di São Paulo, può essere coltivata e raccolta per quasi quasi tutto l’anno). Anche se la patata, conosciuta localmente come batata inglesa, rappresenta ancora una coltura minore per l’agricoltura nazionale, il Brasile è attualmente il maggiore produttore dell’America latina, con circa 3.700.000 t di tuberi raccolti nel 2008. Negli ultimi quindici anni la produzione di patate è aumentata in media del 5% all’anno, e la produzione media per ettaro è passata da 14 a 24 t. Le esportazioni sono di modesta entità, e il consumo annuo pro capite è di poco inferiore a 17 kg. Quest’ultimo dato è destinato ad aumentare perché, come in tutti i Paesi a economia emergente, il mercato brasiliano è considerato di grande potenzialità per il consumo di prodotti trasformati e di snack a base di patate.

Perú

Per millenni la patata ha costituito la base essenziale della dieta dei peruviani. Reperti archeologici indicano che era coltivata nelle Ande peruviane 8000 anni fa, e studi recenti suggeriscono che il centro di origine della patata si trovi proprio in Perú, a nord del lago Titicaca. Attualmente, su una superficie totale di circa 270.000 ha, si coltivano, oltre a Solanum tuberosum, altre tre specie di patata tipiche degli altopiani andini. Il Perú è stato recentemente sorpassato dal Brasile come maggiore produttore in America latina; nel 2008 la produzione totale di tuberi ha sfiorato 3.600.000 t. Il consumo annuale è di 74 kg pro capite, il valore di gran lunga più elevato tra i Paesi sudamericani. La patata è coltivata principalmente nella zona centrale delle Ande a un’altitudine compresa tra 2500 e 4500 m, in piccole aziende a conduzione familiare, mentre un’altra area di coltivazione è situata lungo le valli costiere, dove prevalgono aziende irrigue e di maggiori dimensioni. La produzione areica è in media di circa 13 t/ha. L’alta variabilità genetica delle patate peruviane è messa in pericolo dall’impiego di nuove varietà commerciali, spesso coltivate per soddisfare le preferenze dei consumatori urbani. Allo scopo di conservare il ricco patrimonio di biodiversità esistente nel Paese, è stato istituito nel 2008 il Registro nazionale delle varietà di patate autoctone del territorio peruviano.

Colombia

Nel 1538 un viaggiatore spagnolo riferì che le popolazioni locali delle catene montuose oggi appartenenti alla Colombia coltivavano dei “tartufi di terra”, che probabilmente erano patate. Infatti, la Colombia si trova lungo il confine settentrionale andino del centro di origine e domesticazione di questa specie. Se la patata rappresenta ancora oggi una coltura di sussistenza per molti piccoli agricoltori colombiani, essa costituisce anche la più importante risorsa commerciale della regione andina. La coltivazione viene praticata principalmente a quote comprese tra 1800 e 2500 m di altitudine nelle catene montuose della cordigliera andina centrale e orientale. Nel 2008 la Colombia ha prodotto circa 2.400.000 t di tuberi, mentre la produzione per ettaro è di poco superiore a 17 t, più elevata di quelle ottenute in Bolivia, Ecuador e Perú. Il consumo annuale è di 46 kg pro capite; negli ultimi vent’anni è progressivamente aumentata la quantità di tuberi destinata alla trasformazione industriale, che attualmente raggiunge il 14% della produzione totale.

 

Argentina

Sebbene la parte occidentale dell’Argentina si trovi entro i confini della zona di origine della patata, la prima testimonianza della sua produzione risale al 1870, quando furono coltivati 2400 ha con tuberi provenienti quasi certamente dall’Europa. Oggi in Argentina la pataticoltura è praticata in aziende di grandi dimensioni e altamente meccanizzate, concentrate nei dintorni di Buenos Aires e Santa Fe. Negli ultimi cinquant’anni la produzione totale di patate ha subito poche variazioni: nel 2008 è stata di circa 2.000.000 t, di poco inferiore a quella del 1961. Sin dai primi anni Sessanta la produzione nazionale si è attestata sui 2.000.000 t, con picchi occasionali (come nel 1998, quando raggiunse le 3.400.000 t). Anche il consumo pro capite è rimasto stabile dal 1990 e raggiunge i 36 kg annui. Per contro, la superficie coltivata è notevolmente diminuita dalla metà del secolo, passando da 200.000 ha nel 1961 a circa 68.000 ha nel 2008, mentre nello stesso periodo la produzione areica è più che triplicata, raggiungendo le 30 t/ ha. Modeste sono le esportazioni di prodotto fresco e di fecola di patate.

Messico

Il ritrovamento di piante selvatiche di patata lascia supporre che il Messico si trovi entro l’area di origine della patata, anche se numerose testimonianze mostrano che alcune varietà furono introdotte dai conquistatori spagnoli nel Cinquecento. Fino ai primi anni Sessanta del secolo scorso la pataticoltura era limitata alle zone vulcaniche delle regioni centrali oltre i 2000 m di altitudine, con una produzione unitaria inferiore a 6 t/ha. Successivamente la coltivazione si è diffusa nelle zone interne irrigue del Nord-Ovest del Paese, in cui la produzione areica ha raggiunto le 40 t/ha. Mentre dal 1980 la superficie coltivata è piuttosto stabile, la produzione totale è assai aumentata, raggiungendo 1.700.000 t nel 2008. Il consumo annuo pro capite di tuberi è pari a 17 kg, di molto inferiore a quello del mais (400 kg). Recentemente sono aumentate le importazioni di patata per il consumo fresco e quelle di prodotto trasformato, soprattutto da Canada e Stati Uniti.

 

Asia

Il continente asiatico, con il 44% della produzione totale, corrispondente a circa 143.000.000 t, è il maggiore produttore al mondo di patata. Cina e India occupano rispettivamente i primi due posti nella graduatoria mondiale; Bangladesh, Iran, Giappone e Turchia figurano tra i primi venti Paesi produttori. La produzione media per ettaro è pari a 17 t; il consumo annuo pro capite è in generale di 23 kg.

Cina

La patata raggiunse le zone costiere della Cina durante il XVII secolo, portata da marinai provenienti dall’Europa, e fu al contempo introdotta nelle regioni centrali da commercianti russi. Negli ultimi cinquant’anni la produzione totale si è quintuplicata, e attualmente la Cina occupa la prima posizione nella classifica dei Paesi produttori, con 68.000.000 t, pari al 21% del totale mondiale. La produzione media per ettaro è di circa 15 t. I tuberi sono destinati quasi esclusivamente al consumo per il mercato interno; molto modeste sono le esportazioni, circa lo 0,4% della produzione. In Cina la produzione di patate segue quelle di mais e patata dolce, ma circa l’80% del mais e il 40% della patata dolce sono destinati alla produzione di mangimi per la zootecnia, mentre la patata viene utilizzata direttamente per l’alimentazione umana; il consumo pro capite annuo è di 40 kg. La patata è importante in Cina non solo come alimento di base, ma anche come fonte di reddito, in particolare per gli agricoltori delle zone montuose con terreni poveri. Nel Nord del Paese, nella Mongolia interna e nelle province dello Shanxi, la vendita di patate rappresenta più della metà del reddito delle famiglie rurali. Per far fronte a un fabbisogno alimentare in aumento e alla carenza di acqua e terre per l’agricoltura, è prevista una notevole espansione della coltivazione della patata in zone semiaride, che rappresentano in Cina il 60% della superficie coltivabile.

 

India

La patata fu introdotta in India da viaggiatori portoghesi tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento. Il Paese, con poco più di 34.000.000 t, è attualmente il secondo produttore mondiale. Notevole è stato l’incremento della produzione tra il 1960 e il 2000, dell’850% circa, in risposta alla crescente domanda da parte delle popolazioni urbane a più alto reddito. Dal 1990 il consumo pro capite annuo è passato da 12 a circa 17 kg. La patata, in India, non rappresenta la coltura principale, ma costituisce una buona fonte di reddito per gli agricoltori che utilizzano cultivar idonee alle condizioni climatiche del Paese, caratterizzato da estati calde e inverni brevi. Le aree di maggiore diffusione si trovano nelle pianure attraversate dai fiumi Indo e Gange, dove la coltivazione viene praticata da ottobre a marzo; invece, nelle zone ad altitudine relativamente elevata, nel Sud del Paese, la coltivazione si svolge durante tutto l’anno. La produzione areica media è di 19 t/ha.

Bengala

La patata fu introdotta nel Bengala intorno al 1770 dal governatore britannico dell’epoca, e nell’arco di un secolo si diffuse soprattutto a scopo ornamentale. La coltivazione su larga scala per uso alimentare fu ostacolata dalla mancanza di varietà adatte: infatti, quelle importate dall’Europa non erano idonee alla coltivazione nelle calde pianure del Paese. Oggi la patata si coltiva con grande successo nei mesi invernali, da ottobre a marzo, con un valore della produzione inferiore solo a quello del risone. Nel 2008 la produzione totale è stata di 6.600.000 t (12 volte in più rispetto al 1961), dato che colloca il Bengala all’undicesimo posto tra i produttori di patate nel mondo e al terzo in Asia. La produzione media per ettaro è di 17 t. La patata è destinata soprattutto alla vendita per il consumo diretto; la maggior parte della coltivazione si concentra nei pressi della capitale Dhaka, che rappresenta il maggiore polo commerciale del Paese. Il consumo annuale è quasi quadruplicato negli ultimi due decenni, passando da 7 kg pro capite nel 1990 a quasi 27 kg nel 2007.

Iran

Fu probabilmente l’ambasciatore britannico, sir John Malcolm, a introdurre la patata alla corte del re di Persia nei primi dell’Ottocento. Per un certo periodo, infatti, la patata fu denominata prugna di Malcolm, mentre oggi è chiamata mela di terra. Con poco meno di 5.000.000 t di tuberi raccolti nel 2008, l’Iran è al quattordicesimo posto nel mondo e al quarto in Asia. Dal 1961 la produzione è aumentata di oltre 15 volte, e attualmente la patata è tra i prodotti orticoli freschi più esportati; la produzione media per ettaro è di 25 t. La coltivazione è diffusa prevalentemente lungo la costa meridionale del Mar Caspio, sulle pendici dei monti Zagros e nelle vaste pianure del Sud, dove i terreni sono fertili e irrigui, e viene effettuata in rotazione con grano, barbabietola e altri ortaggi. Nelle zone montuose del Nord è ancora praticata la coltivazione di varietà selezionate localmente, molto apprezzate per le qualità culinarie e organolettiche. Il consumo annuo si attesta sui 54 kg pro capite.

Turchia

La patata fu introdotta in Turchia nei primi dell’Ottocento dalle zone caucasiche della Russia; ancora oggi in alcuni areali dell’Anatolia le varietà locali di patata sono chiamate ruskartoe, a testimonianza della loro origine. Seconda solo al pomodoro come coltura ortiva, la sua coltivazione si concentra sull’altopiano centrale dell’Anatolia che, con le sue estati calde e secche e gli inverni rigidi, rappresenta la regione più importante dal punto di vista produttivo, pari a circa la metà del territorio nazionale; la coltivazione intensiva è invece condotta lungo le coste dell’Egeo e del Mediterraneo. La Turchia è al quindicesimo posto nella graduatoria mondiale dei maggiori produttori, anche se attualmente la produzione totale, poco più di 4.000.000 t, si attesta sui livelli del 1990, ben al di sotto dal valore massimo, di 5.400.000 t, registrato nel 2000. La produzione areica ha invece raggiunto 28 t/ha, mentre il consumo annuo di tuberi è in diminuzione, essendo passato dai 63 kg pro capite del 1990 a meno di 48 kg nel 2008.

Oceania

La patata fu introdotta in Australia dall’esploratore James Cook nel 1770, e la sua coltivazione iniziò diciotto anni dopo, con la colonizzazione dei territori. Nel 1790 alcuni esploratori francesi seminarono patate in un orto a Recherche Bay, in Tasmania, dove fu anche impiantata, nei pressi di Risdon Cove, la prima coltivazione commerciale del continente. Già nel 1830 le patate coltivate in Tasmania erano acquistate sui mercati di Sydney perché ritenute migliori di quelle prodotte localmente. Oggi la patata è diffusa in tutta l’Oceania, dalle aree temperate del Sud della Tasmania a quelle tropicali del Nord Queensland.

Australia

Nel 2008 la produzione di patate è stata di 1.400.000 t, di cui il 60% viene destinato alla trasformazione industriale per la produzione di patate fritte e surgelate, mentre circa il 37% è commercializzato allo stato fresco. La produzione totale di patate è più che raddoppiata tra il 1960 e il 1990, e da allora si è stabilizzata su una media annua di circa 1.300.000 t. La produzione areica è in leggero aumento e raggiunge in media 36 t/ha. La patata è la più importante coltura orticola del Paese, rappresentando oltre il 40% della produzione totale di ortaggi. Il consumo annuo pro capite di patate è di circa 55 kg.

Nuova Zelanda

Molti anni prima che iniziasse la colonizzazione britannica (metà dell’Ottocento), la patata era stata introdotta da esploratori inglesi presso le popolazioni maori della Nuova Zelanda. La nuova coltura, chiamata taewa dagli indigeni, si adattò molto bene al clima fresco del Paese, e oggi le “patate maori”, caratterizzate dal periderma di colore rosso o blu, sono riconosciute come varietà locali. Nel 2008 in Nuova Zelanda sono state raccolte circa 500.000 t di tuberi, con una produzione media per ettaro elevatissima, circa 43 t. Non sono rare produzioni che raggiungono persino 70 t/ha. Il consumo pro capite annuo è di 64 kg. L’ultimo decennio ha visto una forte crescita sia nel settore della trasformazione (patate fritte e surgelate) sia in quello delle esportazioni di patate allo stato fresco o congelate.


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