Volume: la patata

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: patata nei Paesi Bassi

Autori: Anton J. Haverkort, Jacques Vergroesen

Introduzione

Il botanico Carolus Clusius introdusse le prime patate nei Paesi Bassi nel 1593. Poiché le piante venivano coltivate soltanto nei giardini botanici, si dovette attendere la metà del Settecento affinché la patata diventasse una coltura alimentare; specialmente per le classi meno abbienti, le patate diventarono un componente importante dell’alimentazione quotidiana. Con l’introduzione della peronospora in Europa, che causò gravi danni alle colture e carestie alle popolazioni, iniziò l’interesse per la selezione di nuove varietà resistenti ai più comuni patogeni. Oggi la patata rappresenta, in termini economici, la principale coltura a seminativo dei Paesi Bassi. Attualmente il consumo medio annuo sfiora i 70 kg pro capite (mentre in passato aveva raggiunto il valore massimo di 120 kg), di cui il 40% è costituito da patatine fritte. Circa l’80% di tutta la produzione nazionale (patate fresche, tubero-seme, patatine fritte, fecola, semilavorati e altri prodotti) viene esportato, soprattutto nei Paesi dell’Unione Europea. Mentre altri seminativi hanno perso importanza, in particolare il frumento e la barbabietola da zucchero, la patata ha mantenuto o addirittura aumentato la sua importanza per le aziende agricole olandesi. Ciò è dovuto principalmente all’incremento di due settori a elevato valore aggiunto: quello delle patate da seme e quello dell’industria di trasformazione alimentare. Se non fosse per questi due settori, la pataticoltura oggi avrebbe un peso molto minore nell’economia agricola del Paese (meno della metà).

Caratteristiche agroecologiche delle zone di produzione

I Paesi Bassi beneficiano di un clima marittimo, con inverni miti ed estati relativamente fresche. Nel Nord-Est del paese la temperatura media annuale si aggira intorno ai 9 °C, mentre nel SudOvest è di quasi 1,5 °C più elevata. Malgrado si collochi a una latitudine elevata (52° N), il Paese gode di inverni relativamente caldi grazie all’influenza della Corrente del Golfo: d’inverno (gennaio) la temperatura media è di circa 1 °C e d’estate (luglio) di circa 19 °C. Comunque, in occasione di brevi ondate di freddo, durante l’inverno, la temperatura può scendere a –10-15 ºC per alcuni giorni. Di contro, durante i periodi estivi più caldi talvolta le temperature massime superano i 30 ºC. In ogni caso raramente la temperatura rappresenta un fattore limitante per la coltivazione. Il principale fattore determinante per la produzione agricola olandese è la disponibilità d’acqua. Le precipitazioni medie totali annue sono circa 800 mm, a fronte di un’evaporazione di circa 550 mm: sulla base delle esigenze colturali, quindi, nel corso dell’anno si registra un surplus di precipitazioni medio di circa 250 mm. Ciononostante, tra aprile e settembre, tutte le aree di coltivazione della patata possono essere soggette a deficit idrico. La regione più asciutta del Paese è quella occidentale, con un deficit di precipitazioni medio di circa 150 mm, mentre la regione più umida durante il ciclo colturale è il Nord-Est, dove tuttavia si riscontra una riduzione delle precipitazioni medie di circa 100 mm. La produzione di tuberi dipende sia dalla disponibilità d’acqua sia dalla durata dall’irraggiamento solare. Sebbene i parametri climatici presentino una notevole variabilità all’interno del Paese, queste differenze non costituiscono un fattore determinante per quanto riguarda produzione, qualità o redditività economica. Un parametro assai più variabile è la tipologia del terreno. Le caratteristiche del suolo influenzano l’uso e la produttività molto più di quanto non facciano le differenze climatiche. Le regioni più importanti per la produzione di patate sono: – suoli argillosi ubicati nelle province del Sud-Ovest (Zeeland), dove si producono patate precoci da consumo diretto; – suoli argillosi nella parte centrale dei polder della provincia di Flevoland, dove si coltivano patate da consumo diretto e da seme; – suoli argillosi nelle province settentrionali (Frisia e Groninga), utilizzati per la coltivazione di patate da seme; – torba e terreni sabbiosi nelle province di Groninga e Drenthe, in cui vengono prodotte patate da fecola.

Patata in cifre

Su 2.000.000 ha destinati all’agricoltura, 800.000 sono dedicati ai seminativi. La superficie totale coltivata a patate (mediamente 160.000 ha) è rimasta relativamente stabile negli ultimi 40 anni. Nei Paesi Bassi la superficie coltivata nel 2009 è stata pari a circa il 13% di quella nell’UE a 15 membri e al 7% di quella dell’UE a 27. Per le patate da seme la situazione è molto diversa, perché il Paese ha una forte tradizione e una notevole capacità nella coltivazione della varietà da seme: il 37% rispetto alla UE a 15 membri e il 33% nei confronti della UE a 27. Circa il 25% delle patate da fecola coltivate nell’UE a 15 membri proviene dai Paesi Bassi. Soprattutto i terreni leggeri sabbiosi e torbosi nel Nord-Est del Paese sono adatti alla produzione di patate da fecola, poiché il sapore delle patate da consumo diretto coltivate su questi terreni non è gradito dai consumatori. Nel 2009, la superficie in coltivazione biologica nei Paesi Bassi è stata appena dello 0,8%, rispetto a quella totale coltivata a patata; questo dato corrisponde al 5% della superficie comunitaria coltivata a patata biologica. Invece, nell’UE a 15 la patata biologica nel 2008 ha occupato l’1,6% della superficie totale. Ciò è dovuto principalmente al clima umido, particolarmente favorevole allo sviluppo della peronospora. In alcuni anni i coltivatori di patata biologica ottengono soltanto il 20-30% della produzione normalmente conseguita con metodo integrato; questo rende la produzione in biologico troppo rischiosa e poco conveniente. Il contributo dei Paesi Bassi alla produzione europea di patate è di gran lunga più importante rispetto alla sua superficie, perché la produzione areica nei Paesi Bassi è superiore alla media europea. Invece la produzione unitaria della patata da fecola è allineata a quella comunitaria perché queste coltivazioni si effettuano su terreni con bassa ritenzione idrica e meno produttivi. Le principali varietà da fecola sono Seresta, Festien, Aveka e Avarna, tutte con notevole resistenza ai nematodi e alla rogna nera. L’industria della trasformazione (produzione di chips, patatine fritte e da friggere e fiocchi di patate) occupa un ruolo importante nella filiera della patata perché il 48% circa della produzione totale nazionale di tuberi (corrispondente al 26% di quella comunitaria) viene destinato alla lavorazione. Negli ultimi 32 anni l’importanza di questo settore è aumentata di circa sei volte, passando da 580.000 t a quasi 3.400.000 t. Le patate vendute per la produzione di patatine a bastoncino hanno dimensioni superiori a 50 mm; le varietà con tuberi più lunghi sono quelle preferite dall’industria. Le principali varietà utilizzate per questi prodotti sono: Bintje, Agria, Fontane e Innovator. I tuberi destinati alla produzione di chips sono di forma tondeggiante, con dimensioni di 40-70 mm; le varietà più diffuse sono: Lady Rosetta, Lady Clair e Saturna. Tutte le varietà per l’industria devono avere lunga conservabilità, perché il settore richiede un flusso costante di materia prima di eccellente qualità. Gli agricoltori olandesi hanno fatto consistenti investimenti nella realizzazione di magazzini refrigerati per la conservazione dei tuberi, che possono essere conservati anche per molti mesi. Notevoli sono i flussi di esportazione relativi alle patate fresche (quasi 1.000.000 t nel 2008), patate da seme e prodotti a base di patate. Quest’ultimo dato è particolarmente significativo, poiché corrisponde a circa 3.000.000 t di patate fresche usate come materia prima.

Produzione e certificazione delle patate da seme

I Paesi Bassi beneficiano di condizioni favorevoli alla coltivazione di patate da seme e di una notevole organizzazione infrastrutturale, con aziende agricole specializzate e un efficace organismo di certificazione delle sementi: il NAK (Nederlandse Algemene Keuringsdienst), con sede a Emmeloord. La superficie coltivata a patate da seme è fortemente aumentata, da meno di 20.000 ha nel 1970 ai circa 34.000 ha attuali. Non è prevista l’ulteriore espansione di questo tipo di coltura per la mancanza di terreni idonei. La produzione per ettaro di tuberi certificati è circa la metà di quella delle patate da consumo, poiché la raccolta avviene ben prima della maturazione e perché i tuberi più grandi sono destinati alla vendita per il consumo diretto. Le società commerciali nei Paesi Bassi producono circa 400 varietà di patate da seme, vendute in oltre 70 Paesi. Delle circa 700.000 t di patate esportate annualmente, il 55% rimane nell’UE, prevalentemente in Germania, Belgio e Italia. Altri importanti Paesi importatori di patate da seme sono l’Algeria, l’Egitto, il Marocco, il Libano, l’Arabia Saudita e Cuba. Le patate da seme hanno generalmente dimensioni comprese tra 28 e 60 mm, e sono movimentate alla rinfusa, in casse di legno, in sacchi di iuta o in sacchi di grande capacità. Per il trasporto vengono usati camion, carri ferroviari e navi.

Sistemi per il supporto decisionale

I coltivatori olandesi fanno sempre più ricorso a sistemi di supporto decisionale (DSS, Decision Support Systems) nelle loro scelte strategiche e operative. In particolare, esistono società specializzate che offrono consulenza sulle decisioni operative relative a vari parametri: quantità di fertilizzanti da applicare prima e dopo la semina; quantità di seme da utilizzare in funzione delle dimensioni del tubero e del tipo di coltivazione; controllo di parassiti e della flora infestante; programmazione dell’irrigazione e della raccolta. Si va diffondendo la tendenza a rendere obbligatorio l’uso di sistemi DSS per quanto riguarda l’applicazione di acqua, azoto e agrofarmaci, ai fini dell’ottenimento di una licenza di fornitura. Sempre più aziende di trasformazione e di vendita al dettaglio fanno uso di sistemi di qualità. Gli agricoltori devono dimostrare di utilizzare le loro risorse in modo efficiente secondo quanto previsto dal DSS e sono tenuti a fornire alla società a cui vendono le patate (e al governo, in conformità alle normative) informazioni sul suolo, sul clima e sulla tecnica di coltivazione. La notevole quantità di dati raccolti durante la coltivazione, unitamente alle risposte fornite dai sistemi DSS, rappresenta una risorsa di grande valore per tutti gli operatori della filiera.

Miglioramento genetico della patata

Nei Paesi Bassi il miglioramento genetico della patata è iniziato nel 1850, dapprima su iniziativa di privati e di istituti di ricerca, poi, con l’introduzione dei brevetti di coltivazione, anche da parte di società commerciali. Grazie alla struttura aperta delle istituzioni di ricerca olandesi e all’eccellente diffusione delle informazioni, sono oltre 200 le aziende private interessate allo sviluppo di nuove varietà. La prima selezione fu effettuata dall’Università di Wageningen e dalla Fondazione per la selezione vegetale; il materiale selezionato fu distribuito a produttori privati e alle aziende agricole specializzate. Successivamente, a causa di cambiamenti delle strategie nelle istituzioni, le aziende specializzate hanno avviato programmi di miglioramento in autonomia, con la collaborazione dei produttori privati che sono associati in esclusiva a una di esse. Nel 2010 erano attivi più di 10 aziende e 100 produttori privati, che hanno investito 6-8 milioni di euro per l’ottenimento di nuove varietà migliorate. Il risultato combinato del loro lavoro dà origine ogni anno a 20 nuove varietà, che vengono lanciate sul mercato mondiale. Dal momento che i brevetti per la coltivazione hanno una durata di 30 anni, le aziende costitutrici hanno tempo per mettere a frutto i risultati del loro lavoro. Tra le varietà olandesi di maggior successo del passato ricordiamo Eigenheimer, Bintje, Désirée, Elkana, Saturna, Spunta, Diamant, Jaerla, Karnico, Ostara, Monalisa, Kondor e Marfona. Alcune di queste sono ancora coltivate diffusamente, mentre altre sono state gradualmente sostituite da varietà, più recenti come Lady Rosetta, Agata, Seresta, Ramos, Innovator e Fontane.

Ricerca sulla patata

La patata è considerata un bene economico importante e pertanto è oggetto di un’intensa attività di ricerca. Presso l’Università di Wageningen sono in corso tre grandi progetti di ricerca: CBSG, PGSC e DuRPh.

CBSG (Centre for BioSystems Genomics)

CBSG è un consorzio che raggruppa grandi aziende, olandesi e internazionali, università, istituti di ricerca e organizzazioni specializzate nella ricerca su patata, pomodoro e specie appartenenti ai generi Solanum e Brassica. Si tratta di una partnership pubblica e privata unica nel campo della genomica vegetale, che copre l’intera catena produttiva. Il progetto CBSG 2012 mira a sfruttare appieno le potenzialità di una vasta gamma di approcci genomici al fine di creare nuove opportunità per lo sviluppo sostenibile di sistemi agroproduttivi per la patata, il pomodoro e il genere Brassica. Essi avranno implicazioni socioeconomiche per i produttori, i trasformatori e i consumatori attraverso l’ottenimento di produzioni con caratteristiche qualitative superiori e a ridotto impatto ambientale.

PGSC (Potato Genome Sequencing Consortium)

Il genoma della patata è costituito da 12 cromosomi e ha una lunghezza (aploide) di circa 840 milioni di paia di basi, il che lo classifica tra i genomi vegetali di medie dimensioni. Una sequenza di alta qualità e ben annotata del genoma di patata, in combinazione con tecniche di mappatura, consentirà di migliorare in modo radicale la nostra capacità di identificare le varianti alleliche che sovrintendono a caratteri quantitativi importanti. Il consorzio PGSC è frutto di una collaborazione tra 16 gruppi di ricerca di Argentina, Brasile, Cina, Cile, India, Irlanda, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Perú, Polonia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti. Il consorzio, guidato dai Paesi Bassi, sta attualmente sequenziando il genoma di due varietà e il suo rilascio è previsto per il 2011.

DuRPh (Durable Resistance against Phytophthora)

DuRPh è l’acronimo di un progetto decennale sulla resistenza durevole alla Phytophthora (www.durph.nl) che clona i geni R di specie selvatiche (messicane) e li trasferisce in vettori di espressione. I geni clonati sono utilizzati nella trasformazione genetica mediante l’uso di Agrobacterium tumefaciens. La trasformazione è effettuata senza l’uso di marcatori resistenti agli antibiotici consentendo di trasferire solo geni R da specie selvatiche incompatibili con Solanum tuberosum (se necessario, si possono usare anche incroci-ponte). Questo tipo di trasformazione genetica prende il nome di “cisgenica” in quanto il trasferimento coinvolge solo geni della stessa specie.

Problemi e prospettive

Di seguito sono elencate le sfide che i Paesi Bassi devono affrontare oggi nell’ambito della filiera della patata. – La competitività dell’industria di trasformazione alimentare, soprattutto rispetto alla rapida crescita dello stesso settore nel Belgio. A causa della forte concorrenza presente in questo mercato, i prezzi pagati agli agricoltori sono relativamente bassi. Poiché il reddito degli agricoltori dipende dal prezzo di vendita delle patate, l’obiettivo è di salvaguardare il reddito agricolo e allo stesso tempo consolidare la produttività dell’industria. – Mantenere una buona produzione di patate da seme di elevata qualità pur ricorrendo a rotazioni colturali brevi, in terreni con nematodi e altri parassiti. Il settore olandese della produzione delle patate da seme, che occupa una posizione rilevante sul mercato mondiale, si basa sulla qualità elevata dei tuberi. Sarà una sfida impegnativa mantenere questa posizione, a causa dei cambiamenti in atto nella popolazione di patogeni, il costante rischio di malattie da quarantena e le restrizioni sempre crescenti sull’impiego di agrofarmaci. – Il reddito dei produttori di patate da fecola dipende dai prezzi dell’amido e dei suoi derivati sul mercato mondiale. Oltre a questo, i sussidi da parte dell’Unione Europea hanno costituito un incentivo alla produzione. Ora che tali sussidi non vengono più erogati in rapporto alla produzione realizzata, l’industria teme che l’intero settore produttivo possa andare incontro a un ridimensionamento che potrebbe essere stimato intorno al 25%. – La restrizione a introdurre tecniche di ingegneria genetica, che non sono ben accette dai consumatori dei Paesi europei rispetto a quelli di altri Paesi, ostacola lo sviluppo delle conoscenze e può comportare un grave svantaggio per quanto riguarda la concorrenza sul mercato mondiale. – La disponibilità, e quindi il prezzo, di terreni adatti alla coltivazione di patate è una minaccia costante per la pataticoltura olandese. A causa della necessità sempre crescente di terreni per zone industriali, abitazioni, infrastrutture e per la creazione di “zone naturali”, i prezzi dei terreni coltivabili nei Paesi Bassi sono molto elevati, spesso superiori a 50.000 € per ettaro.


Coltura & Cultura