Volume: la patata

Sezione: storia e arte

Capitolo: Patata nei modi di dire, nei proverbi, negli aforismi e nel linguaggio figurato

Autori: Roberta Maresci

La frase si presta a tali doppi sensi che, poco tempo fa, uno spot televisivo con Rocco Siffredi, attore pornografico, è stato sospeso. Però è proprio così: la patata piace. E piace così tanto che è addirittura l’ingrediente che rimane più spesso sulla bocca della gente. Qualcuno è pronto a giurare sia proprio quello il posto che si merita. Lo sappiamo tutti: nella gastronomia nazionale e internazionale è apprezzata in qualsiasi salsa. Ma la patata è stata capace di andare oltre, entrando a far parte della nostra terminologia e del nostro linguaggio abituale. Scagli la prima pietra quell’innamorato a cui non è mai capitato di dire alla sua bella “patatina mia”. Può sembrare una delle tante frasi da Bacio Perugina e in effetti è solo un modo come un altro per scambiarsi effusioni, volendo fare i teneri. Magari ci può stare perfino che qualcuno preferisca usare la fragolina al posto della patata. A patto non usiate la pesca, in sostituzione di altra frutta: significa rompiscatole. A pensarci bene, nella versione italiana di Pulp Fiction i due rapinatori si chiamano affettuosamente l’uno con l’altro usando termini come “carotina” e “zucchina” che, almeno in italiano, suonano così strani da non essere stati tradotti: un po’ per la difficoltà, e un po’ perché una coppia già stravagante poteva avere nomignoli privati quantomeno bizzarri. Resta un film americano, tant’è che zucchina e carotina non sono entrati nell’uso italiano dei vezzeggiativi. Ecco, sicuramente la patata è più popolare di questi due ortaggi. Ma non pensate questo sia “spirito di patate!”. Si dice quando si vuole indicare una battuta spiritosa non riuscita, perché il distillato alcolico che si ricava dalle patate è insipido. Anche se in Polonia, Russia e Finlandia, si produce e si esporta la vodka a base di patate o cereali. Altro modo di dire è quello di “avere le patate in bocca”, volendo indicare che qualcuno sta parlando in modo non chiaro. Si tira in ballo la patata anche quando si parla di argomenti imbarazzanti, caldi, tant’è che in questo caso il tubero diventa “bollente”. Oppure quando qualcuno è maldestro nel fare le cose, lo si apostrofa esclamando “sei proprio una patata!”. Che dire di chi sembra un “sacco di patate”? Pare calzi a pennello nella descrizione di chi è goffo, semplice e sciocco. La metafora trae origine dall’informe rotondità del tubero commestibile, secondo Gianfranco Lotti e il suo Dizionario degli insulti. A guardare il pelo nell’uovo, il termine raramente indica la protuberanza alla base dell’alluce; quella dolorosa sporgenza ben nota anche come “cipolla”, che in fondo si riferisce all’alluce valgo. Ma tra i modi di dire ce n’è un altro ancora, sinonimo di stringere la cintura. Si scrive kartoffelkuren e ormai è un’espressione diventata comune tra chi rammenta un’operazione finanziaria fatta sotto il governo di Schlüter, in Danimarca. Forse ricorderete. Avvenne nell’anno di grazia 1986, durante le “ferie della patata”; periodo festivo che capita in autunno. Si tratta di una settimana in cui vengono chiuse le scuole e i bambini rimangono a casa per aiutare nella raccolta delle patate. Durante questa settimana, venne attuata un’importante manovra finanziaria. E accadde che il primo e ultimo governo guidato dal partito conservatore danese decise di tagliare le spese come mai e nessuno prima aveva fatto. Non solo, perché venne aumentato pure il costo dei prestiti al consumo e per l’acquisto delle case. La manovra fu chiamata “la cura della patata” appunto, contro il deficit. Che sia di pasta gialla o di pasta bianca, poco o nulla importa se invece pensiamo ad alcune invenzioni che ha facilitato. Una per tutte quella della fotografia a colori, nata anche grazie alle patate. I fratelli Lumière, infatti, usarono la fecola di patate per mettere a punto, nel 1904, le lastre Autochrome, antenate delle pellicole fotografiche moderne. Che dire dei sovietici, che si diceva facessero “le gomme con le patate”? Non era una battuta che circolava fra gli studiosi di chimica industriale negli anni Trenta del secolo scorso. Tutto vero. Tanto che la frase è riemersa dalle ceneri, come un’araba fenice, dopo che la Commissione europea ha autorizzato la produzione di patate geneticamente modificate che serviranno a usi industriali, grazie alla maggiore quantità di amido contenuto nei tuberi. Cercando tra i modi di dire, se ne trova uno che tira in ballo perfino un difetto. Si tratta del detto: il “naso a patata”. In fondo si tratta di una crescita eccessiva della parte cartilaginea della punta del naso, ovviamente di forma praticamente sferica. Visibile soprattutto di profilo, può essere notato anche frontalmente se il naso è largo. Altri dettagli spiegherebbero l’origine del neo in questione, ma rischierei di dilungarmi in chiacchiere senza aggiungere poi niente di così importante più di quanto vi abbia già detto. Ecco che però forse mi troverei a spiegarvi, in concreto, un altro detto: “idem con patate”. Un modo di dire che passa per il canale popolare ed economico delle patate, risaputamente prodotti di basso prezzo, che, quindi, aggiunte a una pietanza, certamente non la arricchiscono. Il detto poco gentile ha origine nelle trattorie germaniche economiche, quelle da poco prezzo, dove veniva servito un piatto unico. Qui, mentre un commensale mangiava, l’altro che gli era accanto, ironicamente diceva idem, lo stesso, chiedendo di aggiungere un contorno praticamente a costo zero: le patate, appunto. Lo sapevate che “la patata dà più forza quando è cotta con la scorza”? Gli risponde un altro proverbio: “cruda, arrosto oppur lessata benedetta la patata”. Gli fa eco “belin come butta a patata”? Tipica espressione genovese per dirvi di stare in campana, con gli occhi bene aperti, allerti, attenti. Anche se un genovese dice belin ogni tre per due, non trattandosi di un semplice intercalare, ma di uno stile di vita. Ovviamente, dato che per belin si intende l’organo genitale maschile, viene da pensare se i genovesi non debbano riflettere su un disagio che neppure Sigmund Freud, in preda ad un picco ormonale, potrebbe interpretare. Il punto è però che l’intercalare è tale, e non si riferisce per forza a “quello”. Ora, dopo averne fatte di cotte e di crude, viene da chiedersi davvero se valga la pena appellarsi a un proverbio, secondo cui “L’è mei öna patata buida ’n cö che negota domà”. Modo di dire in dialetto bergamasco che suggerisce: “È meglio una patata bollita oggi che niente domani” e, in fondo, fa il verso al più celebre “È meglio un uovo oggi che una gallina domani”: entrambi consigliano in sostanza di cogliere l’attimo. Magari riflettendo per esempio sul proverbio “l’amore non è una patata”, che si usa per descrivere l’innamoramento come una perla rara da trovare e coltivare, e non come le patate, facili da reperire. Comunque, gira che ti rigira, siamo arrivati a parlare del termine patata o patatina, riferendoci al nome della “cosa”. Proprio così: il più desiderato e bramato degli “oggetti” ha almeno 800 modi per essere chiamato, se solo non pensate alla patata che trovate nel menu di Mc Donald’s. L’etimologia dell’insulto “patata” ci aiuta a ricostruire l’origine dell’espressione figurata per indicare l’organo genitale femminile, che nel Napoletano e in Calabria viene detto patanella, diminutivo di patana o “patata”. Metafore e nomignoli relativi alla natura della donna, si sa, si sono ispirati anche alla prugna, alla castagna, alla susina e alla ballotta (castagna lessata con la buccia). Anche se tra tutti i frutti la brigna è quella che pare somigli di più alla vulva, con quel taglio tra la picula e il fondo del frutto. Fate vobis. Ma usate il nomignolo “patatina” solo quando vi riferite al genitale di una bambina.


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