Volume: la patata

Sezione: storia e arte

Capitolo: Patata magica tra tradizione, superstizione e rimedi popolari

Autori: Maria Teresa Zanetti

Per la sua affermazione relativamente recente, la patata non appartiene alle piante rivestite di carattere simbolico e magico del mondo classico, medievale e rinascimentale. Fu tuttavia utilizzata nella farmacopea popolare successiva occupando anche un posto di un certo rilievo in magia per esempio per scacciare i diavoli, come troviamo in pratiche molto diffuse in Africa, dove si utilizzavano le radici della pianta conosciuta dagli stregoni come “patata dolce e selvaggia” (umnyanja), in Asia, nel Sudamerica e in vasti territori della Russia.

Patate volanti contro i diavoli

Mességué nel suo volume Ce soir, le diable viendra te prendre (Parigi, 1968) incentrato su un’indagine riguardante gli antichi segreti degli stregoni delle Antille, riferisce di una casa stregata che due religiosi tentarono di liberare attraverso parole e rituali cristiani. Una volta che essi uscirono dalla casa “attraversando il cortile videro dirigersi verso di loro delle patate volanti. Quando stavano per colpirli deviarono e vennero a schiacciarsi ai loro piedi”. Le manifestazioni cessarono quando i proprietari della casa licenziarono la loro domestica. Nella tradizione popolare italiana non si riscontra invece l’utilizzo di questo tubero per liberare luoghi da influssi maligni o per pratiche magiche in generale. Poiché tutte le parti verdi della pianta sono velenose, germogli e bacche furono utilizzati per comporre intrugli micidiali allo scopo di uccidere le persone, pratica conosciuta alla corte di Luigi XIV. L’avvelenamento tramite i tuberi germoglianti si manifestava con dolori addominali, malessere e debolezza, vomito, costipazione, bassa temperatura e difficoltà di respiro conducendo il più delle volte a morte il povero malcapitato il quale fino all’ultimo rimaneva cosciente a differenza di quanto accade con l’azione di altri veleni. Proprio per questo ultimo aspetto, fu difficile inizialmente comprendere quale tipo di veleno fosse stato ingerito. Se la farmacopea ufficiale indicava di utilizzare il succo fresco della pianta per curare ulcere interne, gastriti e affezioni infiammatorie dell’apparato respiratorio (soprattutto per sciogliere il muco), la farmacopea popolare utilizzava cataplasmi preparati con la raschiatura del tubero per lenire le scottature provocate da acqua bollente. Se poi una persona inghiottiva per sbaglio piccoli oggetti pungenti, veniva somministrata una polentina di patate per conglobare i corpi estranei impedendo che questi lacerassero le parti molli interne. La patata venne utilizzata (ed è ancora pratica comune) per fermare le diarree, mentre le signore che non potevano permettersi l’acquisto di costosi cosmetici usavano la polpa cotta e spappolata unita ad acqua per conservare o migliorare la bellezza della propria pelle. Ma la fantasia e la conoscenza portarono a ben altre usanze popolari: in mancanza di colla, se ne creava facendo bollire quattro o cinque patate per una buona mezz’ora in un litro d’acqua e come conservante si aggiungevano tre o quattro prese di allume in polvere.

Patate detersive

Le patate hanno poi svolto una funzione determinante nella pulizia di diversi oggetti: le bucce servivano per togliere il calcare dal fondo dei recipienti, mentre pezzetti di patata uniti a un cucchiaio di sale servivano per rendere linda una bottiglia, dopo avere ben agitato il tutto. Vetri e specchi risplendevano grazie a fette di patata strofinate energicamente su di essi e l’acqua della loro cottura veniva utilizzata per pulire l’argenteria. Con fette di patata si toglievano le impronte lasciate sulle porte, mentre i colori dei tappeti si ravvivavano strofinando su di essi patate lasciate in infusione in acqua calda per due ore. Se poi si doveva spostare un pesante mobile era sufficiente alzarlo un attimo e mettere sotto i suoi piedi alcune bucce, garantendo in tal modo una sua facile rimozione, indolore ancor più per i pavimenti.


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