Volume: la patata

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: patata in India

Autori: Paul S.M. Khurana, Surinder K. Kausihik

Cenni storici

L’umile patata, che fino al Cinquecento era sconosciuta al di fuori dei suoi luoghi di origine, oggi è una delle principali colture alimentari al mondo, superata unicamente da mais, riso e grano. Attualmente l’India è al secondo posto nel mondo per la produzione di patate, nonostante sia arrivata nel Paese soltanto nel Seicento, portata dai missionari europei. Il primo riferimento alla patata in India si ritrova nei resoconti di viaggio di Edward Terry (1655), che dal 1615 al 1619 fu cappellano di Sir Thomas Roe, ambasciatore britannico alla corte di Jahangir, imperatore della dinastia Mogul. Terry, nella sua descrizione del suolo indiano e dei suoi prodotti, scrisse: “nella parte settentrionale di questo impero si trova una varietà di pere e mele; ovunque si coltivano buone radici, come carote, patate ecc.”. Il resoconto di Terry pone quindi la patata tra le maggiori colture delle regioni settentrionali dell’India, probabilmente sulle colline, prima del 1615. Analogamente, nei suoi diari di viaggio (1672-1681) Fryer menziona la patata come coltura da orto ben consolidata a Surat (Gujarat) e a Karnataka, nel 1675. Tuttavia, Habib nel suo libro Il sistema agrario nell’India dei Mogul (1556-1707) affermava che le patate, oggi chiamate “irlandesi”, non figuravano tra i vegetali coltivati a quell’epoca. Secondo questo autore, quando nei resoconti di viaggio di Terry (1655) e Fryer (1672-1681) si parla di “patate”, in realtà si farebbe riferimento ai tuberi prodotti dalla dioscorea, una pianta rampicante, che costituivano una componente essenziale della dieta popolare nel nord e nel sud dell’India. Comunque sia, alla fine del Settecento o all’inizio dell’Ottocento, la patata occupava una posizione considerevole tra le colture orticole delle colline e delle pianure indiane. Nel 1935, presso la Stazione di moltiplicazione della patata di Simla, sotto l’egida dell’attuale Istituto di ricerca agricola indiano di Nuova Delhi (che allora era chiamato Istituto imperiale, per via della dominazione britannica), fu avviato un programma scientifico per lo sviluppo della pataticoltura nel Paese. Tale programma è stato ulteriormente rafforzato con l’istituzione dell’Istituto centrale di ricerca sulla patata, nel 1949. In primo luogo fu effettuata una raccolta di tutto il germoplasma della patata presente in India. Venne riscontrata una notevole confusione sull’identità e sulla nomenclatura usata per definire le varietà introdotte, dal momento che queste erano note con nomi differenti nei vari dialetti. Pertanto, tutti gli sforzi furono indirizzati all’identificazione di queste varietà locali. Basandosi sullo studio delle caratteristiche morfologiche, furono eliminate le varietà presenti “in doppio”, ma chiamate con nomi diversi. alcune delle quali furono identificate grazie alla collaborazione del Comitato dei sinonimi della patata dell’Istituto nazionale di botanica agraria. Questo impegno ha portato all’identificazione e caratterizzazione di 16 varietà di provenienza non europea, classificate come varietà indigene. In realtà, si tratta delle varietà superstiti tra tutte quelle introdotte nel Paese e selezionate nel tempo come idonee alle condizioni pedoclimatiche dell’India. Tra queste varietà, le più diffuse sono: Phulwa, Darjeeling Red Round e Gola. Sebbene oggi non siano più molto diffuse, rimangono tra quelle preferite dai consumatori, soprattutto in alcune remote regioni dell’India orientale. Oltre a quelle indigene, furono identificate 38 varietà europee, coltivate in India fino al 1947, prima dell’indipendenza; queste vennero indicate come varietà esotiche. Non tutte le varietà esotiche, tuttavia, erano importanti dal punto di vista commerciale: soltanto 16 avevano un certo valore. Le varietà di origine europea erano idonee alla coltivazione in condizioni di giorno lungo e pertanto la loro diffusione era limitata alle colline del subcontinente indiano; per questo motivo la loro coltivazione si è rivelata insoddisfacente nelle pianure indiane a clima subtropicale. Inoltre, queste varietà si erano adattate alle tipiche estati europee e a un ciclo colturale di 120-180 giorni. Al contrario, nelle pianure indiane era possibile coltivare solo varietà precoci (90 giorni max) e a giorno corto; la coltivazione era possibile solo durante la stagione invernale perché l’estate è molto calda e la conservazione dei tuberi dopo la raccolta è difficoltosa. Non è stato facile adattare queste varietà alle differenti condizioni climatiche indiane. Il programma di selezione varietale incontrò all’inizio notevoli difficoltà, prima di conseguire un certo successo nel 1958-1959, con il rilascio di un primo lotto di varietà migliorate. Nel programma di miglioramento della patata il risultato più importante fu ottenuto nel 1963, con lo sviluppo di tecniche che permisero, nelle aree pianeggianti, la raccolta, la valutazione, la selezione e la moltiplicazione del tubero-seme esente da malattie. Da allora sono state costituite 45 varietà di patata migliorate.

Principali regioni di coltivazione

Sulla base delle diverse caratteristiche pedoclimatiche e delle esigenze specifiche delle singole varietà, le aree destinate alla pataticoltura possono essere classificate in otto zone. – Colline nordoccidentali: questa zona include gli stati del Jammu e del Kashmir, dell’Himachal Pradesh e dell’Uttrakhand, dove la patata viene coltivata nel periodo primaverile-estivo, da aprile a settembre. La peronospora è la malattia principale, mentre l’avvizzimento batterico è diffuso in particolare nell’Uttrakhand. Le varietà idonee per questa zona devono essere brevidiurne e possedere un’elevata resistenza alla peronospora e all’avvizzimento batterico. – Colline nordorientali: questa zona è costituita dalle colline del Meghalaya e dagli stati del Manipur, del Mizoram, del Tripura, del Nagaland e dell’Arunachal Pradesh. La patata viene coltivata sia durante la primavera (da gennaio-febbraio a maggiogiugno) sia nel periodo autunnale (da agosto a novembre-dicembre). Le varietà ideali sono quelle longidiurne con elevata resistenza alla peronospora e all’avvizzimento batterico. – Pianure nordoccidentali: quest’area comprende gli stati del Punjab, del Haryana e del Rajasthan, dove si coltivano patate all’inizio dell’autunno (da settembre a novembre), in autunno (da ottobre a gennaio-febbraio) o in primavera (da gennaio ad aprile-maggio). Le varietà più indicate per questa zona sono quelle a giorno corto, con ciclo di coltivazione precoce ed elevata resistenza alla peronospora. Sono requisiti aggiuntivi la tolleranza alle temperature elevate per le varietà a raccolta primaverile e la resistenza al freddo per quelle coltivate durante l’inverno. – Pianure centro-occidentali: comprendono l’Uttar Pradesh centro-occidentale e i distretti nordoccidentali di Gujarat e Madhya Pradesh, dove le patate vengono coltivate durante l’autunno-inverno (da ottobre a gennaio-febbraio). In alcune regioni la coltivazione viene anticipata da settembre a novembre. Le varietà più indicate per questa zona sono a giorno breve, a ciclo precoce, tolleranti al calore, con moderata resistenza alla peronospora. – Pianure nordorientali: fanno parte di quest’area Assam, Bihar, Jharkhand, Orissa, Bengala occidentale, Uttar Pradesh orientale, Madhya Pradesh nordorientale e Chhattisgarh orientale. In questa regione, insieme a quella delle pianure centro-occidentali, si realizza il 75% della produzione totale di patate, e per questo viene chiamata la “ciotola di patate” dell’India. La coltivazione è effettuata durante gli inverni brevi e miti (da novembre a febbraio-marzo). Le varietà idonee a questi ambienti devono essere a giorno corto, con ciclo precoce e resistenti alla peronospora. In alcune zone delle pianure nordorientali si registra una forte preferenza per i tuberi a buccia rossa. – Regione degli altopiani: in questa zona, costituita dall’India centrale e peninsulare, inclusi gli stati del Maharashtra e del Karnataka, parte del Gujarat, del Madhya Pradesh e di Orissa e le regioni meridionali del Bihar, si effettuano due cicli di coltivazione: da giugno-luglio a settembre-ottobre e da novembre a gennaio-febbraio. Le temperature miti (13-16 ºC) che si verificano durante la stagione invernale favoriscono l’accumulo degli zuccheri e un elevato contenuto di sostanza secca nei tuberi, rispetto a quelli prodotti durante l’estate. Le varietà ideali per questa zona dovrebbero essere caratterizzate da elevata precocità, con capacità di tuberizzazione anche in condizioni di temperature elevate; devono inoltre essere resistenti all’avvizzimento batterico, alla peronospora, ai virus, agli acari e alla tignola della patata. – Bengala settentrionale e colline del Sikkim: l’area comprende le colline di Darjeeling e del Sikkim, dove la patata viene coltivata in primavera (da gennaio-febbraio a luglio-agosto) e in autunno (da settembre a dicembre). La peronospora e la scabbia sono i due più importanti problemi fitosanitari di questa regione, che mostra una netta preferenza per i tuberi a buccia rossa. – Colline meridionali: le colline Nilgiris e Palani dello stato di Tamil Nadu costituiscono questa zona, dove le patate sono coltivate tutto l’anno. Il ciclo principale si effettua da marzoaprile ad agosto-settembre; ma la coltivazione viene praticata anche da agosto-settembre a dicembre-gennaio e da gennaio a maggio. La peronospora e i nematodi rappresentano le patologie principali di quest’area.

Tecniche di coltivazione e periodi di raccolta

In passato, per la semina si utilizzavano tuberi infetti da virus, con scarsi risultati produttivi. Pertanto venivano importate patate da seme principalmente dall’Italia, dall’allora colonia del Kenya o dall’Australia, ma nel 1939 queste importazioni cessarono a seguito del conflitto mondiale. Studi specifici dimostrarono l’idoneità delle alte colline indiane alla produzione di patate da seme di buona qualità. In seguito, però, emerse la difficoltà di produrre in questi ambienti varietà che si adattassero alla differenti condizioni pedoclimatiche degli altri territori di produzione, soprattutto quelli in pianura. Inoltre, le coltivazioni effettuate in alta collina si rivelarono insufficienti a soddisfare l’enorme domanda di patate da seme proveniente dalle aree vocate delle pianure. Pertanto, nel periodo 1956-1960 furono condotti studi su diverse località di pianura e sulle dinamiche delle popolazioni di afidi vettori di virus, durante la stagione di coltivazione, per individuare quelle idonee alla produzione di tubero-seme. Le pianure settentrionali risultarono adatte alla coltivazione di patate da seme nel periodo da ottobre a dicembre, in cui la presenza di afidi è scarsa o nulla. Inoltre è stata messa a punto una tecnica per produrre tubero-seme sano, basata sulla dinamica delle popolazioni degli afidi. Tale tecnica ha rivoluzionato la produzione di patate da seme in India e ha dato forte impulso alla diffusione di questa coltura. In India, la produzione della patata avviene durante tutto l’anno, in base alle diverse condizioni pedoclimatiche delle aree di coltivazione. Nelle pianure, dove si concentra circa l’85% della produzione totale, le cultivar autoctone vengono coltivate soprattutto nella stagione autunnale. La preparazione del terreno è generalmente meccanizzata. I tuberi-seme prodotti nella stagione precedente e frigoconservati vengono lasciati pregermogliare per circa 2 settimane sotto luce diffusa. Tuberi-seme di 30-40 g di peso, con germogli di circa 0,5 cm di lunghezza, vengono piantati alla distanza di 60 × 20 cm rispettivamente tra le file e sulla fila. Il tubero viene interrato alla profondità di 10-15 cm per ridurre al minimo l’effetto della temperatura elevata. La dose raccomandata di fertilizzanti per ettaro è di 180-240 kg di N, 80-100 kg di P2O5 e 100 kg di K2O. Generalmente si pratica l’irrigazione per scorrimento con turni di 8-10 giorni per le prime 4-6 settimane dopo la semina; in seguito, quando le temperature diminuiscono, l’intervallo aumenta a 12-15 giorni. A ogni intervento vengono distribuiti 40-50 mm di acqua. Nelle pianure, tra i fiumi Indo e Gange, lo stress abiotico principale è costituito dalla temperatura elevata nel periodo subito dopo la semina e quella molto bassa con insolazione insufficiente nelle fasi successive. Nelle zone collinari la patata è coltivata nella stagione estiva e l’apporto idrico è affidato esclusivamente alla pioggia. La preparazione del terreno si effettua con attrezzi a trazione animale. I terreni collinari sono generalmente acidi, e le dosi di N, P e K variano secondo la durata della stagione, la posizione, la varietà coltivata ecc. Nei terreni medio-collinari i principali fattori di stress biotico sono la peronospora e l’avvizzimento batterico.

Cultivar

La principale particolarità delle varietà indiane coltivate oggi è che costituiscono una classe a sé. Per la prima volta nella storia, varietà di patate, quasi tutte ibride, con periodi di maturazione diversi e specificamente adatte alle condizioni subtropicali, sono disponibili in numero elevato. Tra le varietà indiane, 42 presentano buccia bianca o gialla, mentre 5 hanno buccia rossa; riguardo alla lunghezza del ciclo colturale, 7 sono precoci, 28 a maturazione media e 12 a maturazione tardiva. Le varietà idonee alla coltivazione in pianura sono 27, quelle resistenti a stress biotici e abiotici sono 29 e 8 sono le varietà adatte alla lavorazione industriale.

Qualità, commercializzazione e utilizzo

La patata è un alimento molto nutriente che contiene vitamine, sali minerali e proteine essenziali, nonché amido. Il suo impiego principale è quello di ortaggio nella dieta quotidiana: da sola o in combinazione con legumi o cereali, entra nella preparazione di oltre cento ricette. Tuttavia, in India il consumo pro capite è ancora basso (circa 17 kg/anno), soprattutto a causa del prezzo elevato di vendita. Circa 4 milioni di tonnellate di patate vengono utilizzati per la semina di quasi 1,3 milioni di ettari di superficie coltivata. Di norma, nelle aree pianeggianti del nord, vengono usati per la semina i tuberi di medie dimensioni dopo essere stati conservati al fresco, mentre negli ambienti collinari, più freschi, la conservazione dei tuberi avviene direttamente all’aperto. Solo il 4% della produzione totale è destinato all’industria di trasformazione, soprattutto perché il prodotto fresco è disponibile durante tutto l’anno. La deperibilità e l’ingombro necessario alla conservazione dei tuberi ne rendono difficoltosa la commercializzazione ed espongono a rischi di forti perdite di prodotto. Ogni anno infatti durante il post-raccolta si registrano perdite di tuberi pari al 17% della produzione totale. Anche l’andamento delle esportazioni di patate è tutt’altro che roseo. Il sistema di commercializzazione convenzionale prevede che i prodotti agricoli arrivino ai mercati all’ingrosso attraverso diversi canali di distribuzione, e poi da lì raggiungano i mercati o i centri di consumo. Una catena di intermediari, quali mediatori, procacciatori, spedizionieri, commissionari, grossisti e dettaglianti, opera nel processo di commercializzazione. I commissionari e i grossisti possono intervenire in più punti della catena; l’efficienza del processo in termini di marketing è generalmente bassa. Tuttavia, a seguito di recenti modifiche legislative, le aziende produttrici possono operare nel settore del commercio al dettaglio. Il nuovo sistema di commercializzazione, che prevede l’esclusione degli intermediari, consente al consumatore l’acquisto dei tuberi direttamente dagli agricoltori oppure permette la compravendita diretta tra contadini e dettaglianti. Questo sistema, se da un lato determina la riduzione dei prezzi di vendita offrendo prodotti di buona qualità a basso costo, pone tuttavia dei problemi per la sopravvivenza di circa 12 milioni di mediatori, venditori ambulanti e piccoli commercianti. È ancora poco diffusa la stipula di contratti tra grandi operatori commerciali e produttori con definizione del prezzo minimo di vendita del prodotto. La diffusione di questi accordi dovrebbe essere incentivata, perché riduce il rischio di una forte oscillazione dei prezzi. La commercializzazione della patata è penalizzata anche da costi di trasporto elevati e impianti di stoccaggio inadeguati, che a volte provocano eccedenze di prodotto durante la fase di raccolta difficilmente gestibili. Questa situazione può essere affrontata efficacemente soltanto indirizzando il prodotto alla trasformazione o all’esportazione. Molti Paesi vicini all’India sono importatori di patate. Poiché in essi la stagione di coltivazione della patata è analoga a quella indiana, esiste anche un notevole potenziale per l’esportazione in quei Paesi di tubero-seme. L’attività commerciale della patata in India è ancora agli inizi.

Problemi e prospettive

La patata è un importante prodotto alimentare e svolge un ruolo preminente in termini di sicurezza alimentare, grazie alla breve durata del suo ciclo di coltivazione. Tuttavia, la produzione di questo tubero è afflitta da non pochi problemi: scarsa produttività, frequenti attacchi di peronospora, scarsa disponibilità di tuberi-semi, riduzione della fertilità dei suoli e della disponibilità di acqua, inadeguatezza degli impianti di conservazione e delle industrie di trasformazione, mancanza d’integrazione del mercato. Uno dei maggiori vincoli posti allo sviluppo della pataticoltura è il costo elevato delle patate da seme e la piena disponibilità delle varietà desiderate. Infatti l’acquisto del tubero-seme incide per il 40-50% del costo totale di produzione. Inoltre, risulta difficoltoso assicurare e mantenere la sanità del tubero-seme, spesso soggetto all’attacco di numerosi patogeni. Non bisogna dimenticare che ai tropici la reinfezione del seme è più rapida di quanto non lo sia nelle zone temperate, a causa della presenza di una maggiore popolazione di afidi e delle condizioni di conservazione dei tuberi sfavorevoli, soprattutto se riferita ai piccoli agricoltori. Ne consegue che, per lo sviluppo della pataticoltura in India, è di primaria importanza riuscire a garantire una disponibilità sufficiente di semi di qualità. La produzione di tubero-seme, che abbraccia nel complesso le tecnologie per la moltiplicazione rapida e l’eliminazione delle malattie, la produzione agricola e la conservazione, nonché la certificazione dei semi e dei sistemi di distribuzione, richiede un’attenzione immediata. L’utilizzo di tecniche avanzate per la produzione di semi sani, l’adozione di strumenti diagnostici avanzati per il rilevamento degli agenti patogeni, l’uso di prodotti fitosanitari ecocompatibili e la predisposizione di una banca dati dei principali mercati delle patate sono alcune delle maggiori priorità di ricerca. Ma per lo sviluppo della pataticoltura sarebbero auspicabili anche il miglioramento della catena del freddo, la divulgazione del sistema di conservazione tradizionale, l’integrazione dei mercati, lo sviluppo di un meccanismo di collegamento per la catena produttore-mercato e l’uso di moderni strumenti informativi per il trasferimento di tecnologie. Infine, l’impegno futuro per la coltivazione della patata in India si propone di sviluppare varietà con una capacità di adattamento più ampia, una migliore qualità nutrizionale, una più facile conservazione, nonché un’elevata resistenza ai parassiti. Attualmente vengono profusi particolari sforzi nello sviluppo di varietà a ciclo precoce, adatte alla trasformazione industriale e tolleranti all’addolcimento indotto dal freddo. Gli studi sono indirizzati anche allo sviluppo di varietà tolleranti agli stress abiotici (calore e siccità) e altamente efficienti in termini d’impiego dei fertilizzanti. Oggi, in India, il programma di miglioramento della patata è indirizzato allo sviluppo di varietà di alta qualità, ma adatte al cambiamento climatico globale e a tecniche di coltivazione ecocompatibili. Basi genetiche diversificate, disponibili per la Solanum tuberosum ssp. andigena e altri tuberi delle specie Solanum, vengono attualmente sfruttate attraverso tecniche biotecnologiche.


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