Volume: la patata

Sezione: alimentazione

Capitolo: patata e fame nel mondo

Autori: Beppe Boni

L’opinione di NeBambi Lutaladio, coordinatore del segretariato FAO nell’anno internazionale della patata (2008

La recessione economica mondiale, che ha spirato negli anni come un vento impetuoso dai “canyon urbani” di New York alle città più evolute della vecchia Europa, fino a provocare qualche spiffero nell’Est asiatico, ha costretto la FAO (Food and agriculture organization) a mobilitarsi in modo eccezionale per difendere e assistere uno dei prodotti che storicamente consentono di combattere la fame nel mondo: la patata. Nei periodi in cui gli investimenti sono stati ridotti, il commercio ha subito una fase di arresto, le banche hanno concesso crediti sempre più selettivi e meno “sociali”, l’aiuto alle popolazioni più povere del pianeta ha subito inevitabili difficoltà. La FAO con la sua potente e capillare organizzazione ha reagito con un’opera diffusa e penetrante per proteggere un bene come la patata, che continuerà a essere fondamentale anche nel futuro. Dal Perú, custode della biodiversità, alla Cina, Paese emergente e dalle evidenti contraddizioni sociali, sarà il prodotto in grado di assicurare la sopravvivenza per le popolazioni più povere. Sul tema della patata la FAO lavora da anni attraverso tutte le sue diramazioni nel mondo, ottenendo risultati importanti e concreti. E se le popolazioni meno fortunate del globo continuano a svegliarsi al mattino con una speranza alimentare, questa è dovuta alla patata, un cibo che, sbagliando, le popolazioni europee considerano di basso livello e che invece, anche sul piano delle proprietà nutrizionali, è da mettere sul podio delle classifiche alimentari. Il 2008 è stato proclamato l’anno della patata e attraverso una fitta serie di eventi, pubblicazioni, ricerche, la FAO è riuscita ad attirare l’attenzione della comunità internazionale in modo massiccio. Il rapporto uscito in quell’anno proprio a cura della stessa organizzazione, e che ancora oggi è una specie di Bibbia sulla patata, porta il titolo di Nuova luce su un tesoro nascosto, a testimonianza del fatto che le proprietà alimentari e le ricadute sociali di questo tubero hanno ancora potenzialità inespresse. Il rapporto mostra con capitoli scientifici e altri più divulgativi che la patata è la principale coltivazione non cerealicola al mondo, con una produzione totale che supera mediamente i 320 milioni di tonnellate l’anno. È una cifra spaventosa e nello stesso tempo significativa se si pensa che la metà del totale è realizzata nei Paesi in via di sviluppo la cui alimentazione, appunto, si basa in gran parte su questo patrimonio della terra. NeBambi Lutaladio, coordinatore del segretariato FAO nell’anno internazionale della patata (2008), ripete da tempo: “Occorre con urgenza una nuova agenda per la ricerca e lo sviluppo della produzione della patata, allo scopo di garantire la sicurezza alimentare delle nazioni povere e di offrire nuove opportunità di mercato ai produttori”. Attualmente la produzione in America Latina è attorno alle 15 tonnellate per ettaro, meno di metà di quella in Europa Occidentale e Nordamerica. Per rafforzare la coltivazione di patate nei Paesi in via di sviluppo, la FAO e il Centro Internazionale per la Patata hanno lanciato un appello affinché “la scienza della patata al servizio dei poveri” offra ai produttori sementi di migliore qualità, varietà che siano più resistenti alle infestazioni, alle malattie, alla siccità e al cambiamento climatico, nonché tecniche agricole che consentano un uso più sostenibile delle risorse. La scienza e la ricerca, dunque, possono fare molto per soccorrere le popolazioni meno fortunate del globo. Afferma NeBambi Lutaladio: “In Africa, gli agricoltori nelle aree montane possono produrre 25 tonnellate di tuberi per ettaro in soli 90 giorni, che è il motivo per cui la produzione di tale prodotto sta fiorendo in Paesi come l’Uganda”. E continua: “Quando si aggiunge valore a produzioni come questa, tramite un migliore stoccaggio e una migliore lavorazione, non solo si può sopperire ai bisogni alimentari, ma si ottiene anche una coltivazione commerciale molto lucrativa, che può alimentare lo sviluppo economico e migliorare la disponibilità alimentare. Ma i miglioramenti tecnologici devono essere accompagnati da altre e più generiche misure per lo sviluppo agricolo, per esempio un migliore accesso dei contadini alle terre coltivabili, al credito, e agli input produttivi, una migliore gestione post-raccolto e migliori collegamenti tra la fase della produzione-lavorazione agricola e il mercato”. La posizione della FAO è chiara: per sostenere la coltivazione della patata nel mondo occorre un progetto molto ampio e non è sufficiente soltanto agevolare le coltivazioni. La FAO raccomanda la patata come scudo protettivo dei piccoli agricoltori a basso reddito e dei consumatori dei Paesi poveri. In più, è considerata un concentrato di carboidrati, con l’aggiunta di proteine, vitamina C e potassio, che sfama. Cresce più velocemente dei cereali, ha bisogno di meno terra e di meno acqua, la parte commestibile (i tuberi), buona per l’alimentazione umana, rappresenta l’85% dell’intera pianta (contro il 50% dei cereali). E questi sono dati scientificamente consolidati e non opinioni. Ecco perché la patata si merita il titolo di “cibo del futuro”. Un futuro che si gioca in Asia, nei Paesi del riso, dove la patata è arrivata relativamente da poco e ha preso rapidamente piede con ottimi risultati. La Cina è attualmente il primo produttore di patate. Con l’India, produce un terzo del raccolto annuo globale. Dei 315 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, oltre la metà sono coltivate nei Paesi in via di sviluppo. Ma essendo i Paesi asiatici superpopolati, i consumi pro capite restano assai inferiori a quelli occidentali. In Bielorussia (record mondiale) il consumo pro capite annuo è di 338 chili, in Gran Bretagna di 114, in Bangladesh (140 milioni di abitanti) di 24 (un balzo consistente rispetto ai 7 chili a testa del 1991). E proprio in Bangladesh il governo da tempo ha lanciato una campagna a favore della patata. Lo slogan della campagna suona così: ”Pensate patata, coltivate patata, mangiate patata”. In un anno il prezzo del riso è raddoppiato. Un chilo è arrivato a costare fino a 40 taka (58 centesimi di euro), l’equivalente del salario di mezza giornata di lavoro. Un chilo di farina costa 44 taka (+150%). Il prezzo di un chilo di patate è rimasto fermo per anni a 13 taka nella capitale, in campagna si vendono a meno. Si stima che un terzo della popolazione salti un pasto a causa dell’aumento del prezzo dei cereali. La direzione generale della Fao ha anche una funzione di indirizzo e di pressione sul fronte alimentare verso i Governi. “Il mondo – sottolinea NeBambi Lutaladio – ha i mezzi per fare del diritto all’alimentazione una realtà. È tempo d’agire. Per molti Paesi il diritto all’alimentazione continua a rappresentare una sfida insormontabile, ma è un obiettivo realistico nel lungo periodo. Il costo della mancata realizzazione del diritto all’alimentazione è incalcolabile, ora servono meccanismi d’appello, poiché un diritto non è tale se non può essere rivendicato”. Lo sforzo è diffuso ma ancora oggi la necessità primaria è di raddoppiare l’impegno per assicurare a ogni essere umano un’alimentazione adeguata e regolare in un mondo che conta ancora 854 milioni di persone sottoalimentate. Dalla nuda terra, grazie alla patata sale una luce di speranza.


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