Volume: la patata

Sezione: paesaggio

Capitolo: patata in calabria

Autori: Albino Carli

Cenni storici sull’introduzione e sulla coltivazione della patata in Sila

La Calabria è una delle prime regioni italiane per produzione di patate, con oltre 1.300.000 q raccolti annualmente. Di questi circa il 70% viene prodotto sulla Sila, un altopiano di circa 200.000 ha con un’altezza media di 1300 m s.l.m. La presenza della coltivazione della patata nella Sila ha una storia lunga e documentata, grazie alle numerose testimonianze (fotografie, documenti storici, ricerche del settore) che sono state rinvenute. Un primo cenno, seppure vago, della presenza della pataticoltura in questo aerale si trova nella Statistica del Regno di Napoli del 1811, la prima indagine sistematica sul Mezzogiorno voluta da Gioacchino Murat al momento del suo insediamento nel Regno. Nel volume riguardante i terreni della “Calabria Citra”, riconducibili all’odierna provincia di Cosenza, sono riportate le piante ortensi allora coltivate, e tra queste è segnalato anche il “pomo di terra Solanum tuberosum”, con la precisazione che il tubero si distingueva per “la buona qualità e [le proprietà] salubri”. Vi si apprende che all’epoca veniva coltivato usualmente nei giardini, e “indi si trapianta in terreni concimati”. Le informazioni recuperate per gli anni a seguire sono dettagliate, specifiche e riferite unicamente al territorio silano, dove la patata, già a partire dall’Ottocento, aveva acquisito fama di essere un prodotto di pregio. Nel 1897, grazie al censimento agricolo Notiziario sul raccolto dei grani della biada e diversi altri prodotti, relativamente al comune di Parenti (appartenente al comprensorio della Sila), apprendiamo che all’epoca era destinata a patate una vasta superficie, seconda solo a quella dedicata alla produzione di segale: 140 ha contro i 250 ha del cereale. Tuttavia, la patata registrava livelli maggiori in termini di resa (con una produzione complessiva di 7200 q) grazie a caratteristiche pedoclimatiche ideali per la sua coltivazione. Altre fonti relative alla presenza della coltivazione della patata nella Sila sono pervenute in testimonianze fotografiche e scritte, conservate e raccolte oggi nel Museo Demologico di San Giovanni in Fiore. Sono documenti che risalgono al periodo compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi cinquant’anni del Novecento, nei quali è possibile ammirare molti degli attrezzi tradizionalmente impiegati nei campi di patate. Alcune fotografie del triennio 1927-1929 rappresentano, per esempio, immagini di contadini al lavoro su terreni coltivati a patata e paesaggi silani nei pressi dei pagliai, con figure femminili sullo sfondo intente nella raccolta del tubero (scippa, in vernacolo). Consolidata la presenza della patata nella Sila, si comincia a percepire, a partire dal secondo dopoguerra, la necessità di uno sfruttamento più razionale e mirato della pataticoltura, incentivandola e valorizzandola. Nasce a questo scopo nel 1947, su decreto dell’allora Ministero Agricoltura e Foreste, l’ente statale Opera per la valorizzazione della Sila (O.V.S.), i cui compiti erano “l’assegnazione di terreni per la formazione di nuove proprietà contadine, e la trasformazione dei sistemi colturali sino ad ora adottati, [nonché] l’introduzione di nuove colture ecc.”. Per l’attuazione del progetto furono individuate delle aziende campione (Molarotta, Val di Neto, Rombolò) con le quali avviare le attività di sperimentazione. Nel documento dal titolo Aziende dimostrative (maggio 1954) leggiamo che tra le attività in cantiere era prevista la creazione di un “centro di moltiplicazione di patata da seme” presso l’azienda Molarotta. La patata era allora seminata come coltura di rinnovo su di una superficie pari a 21 ha sui 150 complessivi dell’azienda. Nel 1955 viene fondato il Centro silano di moltiplicazione e selezione delle patate da seme (CE.MO.PA. silano), con il compito di favorire la diffusione del seme certificato. Sono questi gli anni in cui la pataticoltura comincia ad assumere un ruolo fondamentale nell’economia agricola locale. Nel 1978 l’Unione regionale delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Calabria pubblica un’indagine sul settore agricolo, Studio sul sistema distributivo dei prodotti agricoli della Calabria, dalla quale si ricavano dati fondamentali per conoscere l’impatto della coltivazione della patata nella provincia di Cosenza. Nel 1988 si segnala che, in Italia, il fabbisogno di patate da seme risulta essere di oltre 3.000.000 q, a fronte di una produzione certificata di appena 200.000 q; il disavanzo veniva allora colmato grazie alle importazioni di seme da Olanda, Francia, Danimarca, Scozia e Germania. Ma soprattutto è interessante evidenziare che i bacini di produzione di patate da semina in Italia erano, già allora, “l’Alto Adige, l’Appennino tosco-emiliano, l’Altopiano del Fucino e l’Altopiano silano”. Nella Sila, inoltre, l’ampiezza degli stabilimenti destinati a produrre seme era pari a circa 3 ha, contro 1 ha in media nelle altre regioni segnalate. Infine, relativamente alla coltivazione della patata da seme nel Silano, si evidenziava che “un rilevante fattore favorevole per la produzione di patate da semina è costituito dal clima estremamente secco d’estate e freddo d’inverno [...] condizioni, queste, che costituiscono un fattore fortemente limitante per lo sviluppo della carica afidica”. Agli inizi degli anni Novanta, con un approccio quasi avanguardistico rispetto alle nuove politiche di tutela e qualità del patrimonio agroalimentare che si affacciavano allora nel contesto politico europeo, l’amministrazione provinciale cosentina studia iniziative per la promozione della patata miranti a evidenziare l’identità storico-culturale che lega il prodotto al territorio. Il successo di questo approccio sfocia nell’idea di creare un marchio registrato presso la sede provinciale dell’UNAPA (Unione Nazionale Produttori di Patate) con lo scopo di promuovere e valorizzare il prodotto derivato da seme certificato. Il marchio, come si legge nella stampa di allora, aveva lo scopo di legare il prodotto “a una nuova immagine [...] a una nuova idea di alimentazione [che lo rendesse] attraente e non più povero [...] una produzione di qualità per un’alimentazione di qualità”. Dal 1990 in poi la pataticoltura del Cosentino registra un progressivo successo e viene definita dalla stampa specializzata come “un settore in pieno sviluppo”. Così, la patata da seme, per decenni confinata in appezzamenti gestiti a livello di piccole aziende, si trasforma in una delle colture di maggiore pregio dell’area, in grado di coniugare, con ottimo successo, la qualità per i consumatori e il rendimento economico per i produttori.

Impatto sociale della pataticoltura in Sila

Vocazione territoriale

L’Altopiano silano è caratterizzato da condizioni pedoclimatiche marcatamente montane, temperate dalla dislocazione a sud e dalla vicinanza ai due mari che ne seguono in confini a est e a ovest. Grazie a un’altitudine media compresa tra 1200 e 1400 m s.l.m., e al terreno di medio impasto tendente al sabbioso, è notoriamente una delle zone che in Italia meglio si prestano alla produzione di patate. L’ambiente produttivo si distingue per un clima fresco con temperature moderate per tutta la durata del ciclo di vegetazione. Le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e il regime dei venti dominanti, oltre a un naturale isolamento delle aree di coltivazione per la presenza di alture che ne descrivono i confini, determinano una bassissima presenza di agenti patogeni, tale da richiedere un numero ridotto di trattamenti, e conferiscono al prodotto particolare qualità. Le grandi aziende (la SAU media aziendale è pari a 7 ha) e gli estesi appezzamenti presenti nella Sila costituiscono un’eccezione per l’ambiente di montagna italiano e hanno permesso lo sviluppo di una pataticoltura moderna in progressivo aggiornamento sia nella tecnica colturale sia nella meccanizzazione. Sulla Sila la struttura produttiva delle aziende è stata fortemente caratterizzata dalla riforma agraria del dopoguerra, grazie alla quale, espropriando buona parte del latifondo, è stato costruito un reticolo di piccoli poderi e di villaggi che hanno permesso l’insediamento stabile delle popolazioni. Negli ultimi anni un continuo processo di concentrazione e il raggiungimento di buoni livelli di professionalità da parte degli agricoltori, grazie alla presenza di strutture cooperative e associative, hanno consentito una strutturazione importante delle aziende e la presenza di piccole e medie imprese con una certa diffusione sul territorio. Tutto ciò rappresenta un unicum, tenendo conto che ci troviamo sempre in un ambiente di alta montagna, dove le condizioni di vita sono in genere disagiate a causa del clima, in particolare nel periodo invernale.

Legame socio-economico

La coltivazione della patata rappresenta da secoli un’importante fonte di reddito per l’economia dell’Altopiano silano. La pataticoltura ha trovato in quest’area un terreno favorevole, specializzandosi come coltura locale ad alta vocazione. A oggi la produzione silana di patata da seme rappresenta circa i 3/4 della produzione nazionale, e pertanto quando si parla di produzione di tuberi-seme si pensa immediatamente all’Altopiano silano. La coltivazione della patata da seme negli anni Ottanta è arrivata a interessare una superficie di circa 1350 ha su una superficie totale destinata alla pataticoltura pari a oltre 2500 ha. Sebbene le origini della sua introduzione siano antiche, è solo a partire dagli ultimi decenni che intorno alla coltivazione della patata si è sviluppato un positivo sistema economico e produttivo, con ottimi risultati in termini di sviluppo locale. È stato, per esempio, realizzato un Centro di moltiplicazione e ricerca genetica a Camigliatello Silano (Contrada Molarotta), dotato di laboratori e attrezzature all’avanguardia (camera di crescita, cappa a flusso laminare, strumenti per il test ELISA ecc.). La conservazione e lo stoccaggio dei tuberi avvengono in strutture moderne e ben organizzate; la selezione e il confezionamento sono pensati e progettati esclusivamente per la singola categoria merceologica, in modo tale da garantire una manipolazione delicata e attenta del prodotto. La produzione proviene da aziende agricole di dimensioni mediograndi, piuttosto specializzate dal punto di vista tecnologico, ben coordinate in organismi associativi e con personale in grado di dare la maggiore efficienza al processo produttivo. Dal punto di vista “sociale”, la pataticoltura impegna circa 1200 famiglie. In base alla recente indagine condotta dalla Comunità Montana Silana (Aggiornamento e completamento del Piano di sviluppo socio-economico, anno 2000-2001), le giornate lavorative dedicate a tale coltura sono circa 100.000 su base annua; tradotte in effettiva occupazione, esse corrispondono a un’azienda che occupa 305 unità lavorative tutto l’anno. Sempre in base ai dati pubblicati nello studio della Comunità Montana Silana risulta che il solo settore della produzione si attesta su un fatturato di oltre 15 milioni lordi di euro. Se a questo dato si aggiunge l’indotto rappresentato da trasporti, prestazioni tecniche e contabili, attrezzature, macchine e impianti, materiali per la lavorazione, consumi di carburante ecc., il comparto pataticolo raggiunge la consistente cifra di circa 50 milioni di euro. Questi numeri dal punto di vista economico sono significativi perché rappresentano una fondamentale fonte di reddito per gli operatori locali, i quali, peraltro, essendo impegnati nel processo produttivo, garantiscono l’insediamento stabile di cose e persone nell’Altopiano, rendendolo sempre vivo in ogni periodo dell’anno.

Legame culturale Il forte legame culturale del prodotto con il territorio è manifestato dall’impiego diffuso della patata nella cucina tradizionale silana, retaggio di un mondo contadino nemmeno troppo lontano. Sono famosi i primi piatti a base di pasta fatta in casa condita con peperoncino, aglio, acciughe, ricotta, funghi, formaggio, legumi e naturalmente patate. Queste sono anche abbinate alla carne, arrostita o cucinata in altri modi, e servite come contorno. Fra le ricette con la patata più note e più caratteristiche della cucina contadina ricordiamo il minestrone di cavolo, cicoria, fagioli e patate; la pasta con patate e uova; pasta e patate al forno; pasta patate e zucchine; pasta con patate, finocchio selvatico e carne; carne cucinata arrosto (specialmente maiale, agnello, capretto o cinghiale, di cui la zona è ricca), accompagnata a un contorno di patate. Altro fattore culturale può essere considerata la presenza di manifestazioni e sagre che durante l’anno vengono organizzate per celebrare il prodotto. Di seguito ricordiamo quelle di alcune località silane che per tradizione e qualità degli espositori vantano maggiore fama. – Camigliatello Silano: ospita ogni anno da 25 anni, nel mese di ottobre, la famosa Sagra della patata, unitamente alla Mostra mercato della Patata silana e delle macchine agricole. La manifestazione, che dura tre o quattro giorni, si svolge presso i locali del Consorzio agrario provinciale e prevede diverse iniziative. Vengono allestite varie esposizioni: patate da pasto e da seme, prodotti zootecnici e florovivaistici, macchine e attrezzi per l’agricoltura. Inoltre, si offrono all’assaggio e alla degustazione numerose pietanze a base di patate e altri prodotti gastronomici tipici della Calabria. La sagra si conclude con la premiazione degli espositori. – Parenti: dal 1980 ogni anno, l’ultima domenica di agosto, vi si svolge una grande manifestazione a carattere folcloristico e culinario. La patata viene offerta e cucinata in svariati modi. – Bocca di Piazza: la Sagra della patata vi è stata promossa dall’O.V.S. (Legge 31/12/1947 n. 1629 e 12/05/1950 n. 230) negli anni Cinquanta. Questa è anche la manifestazione più strettamente legata all’abitato di Bocca di Piazza e prevede l’allestimento di stand di degustazione di piatti tipici a base di patate, preparati dalla popolazione locale e cucinati in modo tradizionale. L’evento richiama numerosi visitatori, giornalisti gastronomici e degustatori.

Produzione di patata da seme e mercati di sbocco

Tradizionalmente la Sila ha rappresentato il bacino di raccolta delle patate da seme. La particolare posizione dell’altopiano e il periodo di vegetazione della patata non costituiscono un ambiente ospitale per gli afidi che, com’è noto, rappresentano il principale veicolo di infezioni delle virosi della patata. I voli tardivi e spesso la completa assenza di afidi hanno permesso nel passato di coltivare ottimi tuberi per la riproduzione. Negli anni Ottanta il comparto della patata da seme ha raggiunto livelli altissimi di professionalità e qualità. Ciò ha portato la Sila a rappresentare circa l’80% della produzione nazionale di patate da seme. I mercati di sbocco tradizionali della patata della Sila sono la Sicilia, la Campania e la Puglia, che anche per ragioni di prossimità conoscono e apprezzano ormai da tempo il prodotto dell’altopiano. Purtroppo la concomitanza con la produzione del Nord Europa e del Centro Italia (Fucino in particolare) non permette al prodotto silano, se non in minima parte, di farsi conoscere oltre l’area del Mezzogiorno. Inoltre, il prodotto proveniente dalla Francia negli ultimi tempi ha costituito il maggiore concorrente, determinando, grazie alla forza della propria organizzazione distributiva e ai prezzi concorrenziali, un ulteriore arretramento della patata silana. Negli anni Novanta, a causa della maggiore aggressività dei Paesi del Nord Europa e a una legislazione nazionale sfavorevole allo sviluppo della pataticoltura da seme in Italia, il comparto ha infatti subito una battuta di arresto anche su questo fronte.

Valorizzazione e ricerca per il rilancio della pataticoltura silana

La patata della Sila, grazie alle sue caratteristiche organolettiche e microbiologiche (in particolare l’alto contenuto in sostanza secca), all’attitudine alla lunga conservazione senza l’utilizzo di trattamenti chimici post-raccolta e alla consolidata reputazione di prodotto di qualità, rappresenta un punto di eccellenza nel panorama ortofrutticolo europeo. Al fine di valorizzare la produzione e di differenziarla sul mercato è stato costituito un Consorzio di produttori (PPAS, Produttori Patate Altopiano Silano), in seno al quale nel 2004 è nato il Comitato promotore per l’Igp Patata della Sila, rappresentato esclusivamente da produttori, che ha presentato al MIPAAF la domanda per l’ottenimento dell’Indicazione geografica protetta da parte dell’Unione Europea. L’8 ottobre 2010, con Regolamento UE n. 898/2010 pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” dell’Unione Europea, è stato sancito il riconoscimento Igp per la Patata della Sila, che si associa alle altre quattro Dop/Igp di patate riconosciute in Europa. Il marchio Igp rappresenta una tutela dalle imitazioni per i produttori, e al contempo una garanzia per il consumatore sull’origine territoriale e sulla tracciabilità del prodotto. Questa strategia è probabilmente l’unica percorribile per evitare di relegare la Sila ai margini del sistema. La forte caratterizzazione territoriale e l’orientamento dei consumatori verso alimenti tipici e legati ai luoghi di provenienza costituiranno la base per la rinascita di una patata di qualità, un prodotto unico di alta montagna coltivato nel centro del Mediterraneo.


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