Volume: la patata

Sezione: paesaggio

Capitolo: patata in Abruzzo

Autori: Domenico D'Ascenzo, Battista Bianchi

Introduzione

Nel territorio regionale la coltivazione della patata interessa circa 4500 ha, con una produzione media di oltre 1.500.000 q, e pone l’Abruzzo al quinto posto in Italia con circa il 10% della produzione. La quasi totalità di essa ricade nella provincia dell’Aquila (84% del totale regionale), con circa 4000 ha; seguono le province di Chieti con circa 250 ha, Pescara con circa 100 ha (la cui produzione è quasi interamente costituita da patata primaticcia) e Teramo, con poco più di 100 ha. La coltivazione è operata su piccole superfici aziendali (0,2 ha) e con una ridottissima meccanizzazione. In provincia dell’Aquila, invece, essa è concentrata nell’altopiano del Fucino, dove le superfici medie aziendali sono decisamente superiori (circa 5 ha) e la coltura è completamente meccanizzata.

Storia

La presenza di questa coltura in Abruzzo è testimoniata da due scritti del 1789. Il primo, Nel regno di Napoli. Viaggio attraverso varie province nel 1789 di Carlo Ulisse De Salis Marschlins, indica che in prossimità del lago di Celano “si coltiva non solo ogni sorta di grano, ma, con mia grande sorpresa, parecchi acri di terreno coltivati a patate”; il secondo è di Gianfrancesco Nardi, che nei Saggi su l’agricoltura, arti e commercio della provincia di Teramo dà notizia di questa coltivazione nelle falde orientali del Gran Sasso, in provincia di Teramo. Dell’importanza della pataticoltura in provincia dell’Aquila e, più ancora, in tutto il Mezzogiorno d’Italia, nonché degli sforzi profusi dalle autorità per promuovere la coltivazione della patata, è data testimonianza nelle Istruzioni per la coltivazione delle patate, testo pubblicato dalla Reale società economica dell’Aquila nel 1817, nella cui prefazione il presidente del sodalizio, L. Benedetti, indica che Ferdinando IV “nulla omise, e tutti ricercò i mezzi, perché questa pianta straniera tanto utile, si rendesse tra noi familiare”. Ma è senz’altro dopo il 1873, anno del completo prosciugamento del lago del Fucino (iniziato nel 1852) per opera dei principi Torlonia, e soprattutto dopo la riforma fondiaria degli anni Cinquanta realizzata dall’Ente Fucino, che si sviluppò in tutta quest’area una fiorente agricoltura incentrata sulla patata come coltivazione di eccellenza.

Clima e ambiente

In questa parte dell’Abruzzo, un altopiano di 13.000 ha a circa 700 m s.l.m. – caratterizzato da un clima che assume tipiche caratteristiche continentali, con inverni rigidi e piovosi, ed estati calde e afose; temperature massime (fine luglio-prima decade di agosto) al di sopra dei 30 °C e minime (gennaio-febbraio) tra –5 e –10; piovosità superiore ai 700 mm annui –, la patata primeggia tra le orticole e si può affermare che sia un prodotto presente in tutte le aziende agricole, che negli anni hanno acquisito una consolidata esperienza nella sua coltivazione. Quello abruzzese è un territorio che presenta una naturale vocazione per la pataticoltura, per le caratteristiche pedoclimatiche, i terreni freschi, sciolti e ricchi di sostanza organica, dotati di elevata capacità idrica in virtù della risalita capillare della sottostante falda freatica, e con possibilità di irrigazione grazie ai canali di bonifica. Queste condizioni consentono di ottenere un prodotto di qualità eccellente con produzioni elevate, che superano i 400 q/ ha (con punte, non infrequenti, di 600 q/ha), mediante un processo completamente meccanizzato in tutte le fasi. Il periodo di coltivazione è tipicamente estivo: la semina, infatti, si effettua a partire da fine marzo fino a tutto il mese di aprile; nelle primavere piovose può protrarsi anche sino a metà maggio. La raccolta inizia ai primi di agosto, con le varietà a ciclo breve, o precoci, e prosegue con le varietà a ciclo medio e tardivo, per terminare a fine settembre-inizi ottobre.

Scelta varietale e tecniche colturali

Per una buona riuscita della coltivazione è fondamentale la scelta varietale e in questo senso un ruolo importante è svolto dalle associazioni dei produttori: queste, in fase di programmazione della campagna, orientano le aziende verso scelte funzionali alle caratteristiche dei terreni e alle esigenze commerciali delle stesse, nella consapevolezza che oggi la patata, nel banco dell’ortofrutta, non è più la cenerentola messa in disparte, bensì viene posta in evidenza, presentata in una veste nuova, lavata, ben calibrata, ospitata in confezioni policromatiche in relazione alla tipologia e alla destinazione d’uso, etichettata e tracciata in ogni sua fase. Circa il 60-70% della produzione è destinato al mercato fresco, mentre il rimanente 30-40% è indirizzato alla trasformazione industriale per la produzione di sticks, chips, surgelati ecc. Nel primo caso le varietà più coltivate sono: Agata (70%), Cicero e Caesar (20%), Marabel, Vivaldi, Laura, Frisia, Sirco, Mozart, Asterix, Universa (10%); nel secondo caso, invece, Agria (la varietà più coltivata in assoluto, con il 65-70%), Fontane (25-30%), Innovator, Hermes (5%). Per la semina viene generalmente impiegato seme certificato di provenienza olandese (circa l’80%) di classe A, e la quantità utilizzata oscilla dai 20-22 q/ha per tuberi di calibro medio (35-50 mm) ai 14-15 q/ha per calibri inferiori (28-35 mm). Il sesto di impianto adottato è di 70 cm tra le file e di 24-30 cm lungo la fila, con un investimento di 4,5-5,5 tuberi per m2, che sviluppano tra i 15 e i 17 germogli per m2. Le aziende specializzate in produzioni destinate al mercato fresco adottano spesso sesti di impianto più ampi tra le file (75-80 cm) allo scopo di ottenere una migliore qualità del prodotto (uniformità dei tuberi, assenza di tuberi inverditi, minori danni meccanici dovuti a passaggio e calpestio delle trattrici, riduzione delle infezioni crittogamiche per il migliore arieggiamento dell’apparato fogliare). Per alcune varietà tardive viene effettuata la pratica della pre-germogliazione del seme, in appositi contenitori in legno o plastica, al fine di interromperne la dormienza, consentendo così un anticipo del ciclo produttivo di 10-15 giorni. Se la rotazione colturale è sempre una pratica agronomica importante, nel Fucino essa assume carattere di indispensabilità. Infatti, questa è stata tra le prime aree in Italia, già dagli anni Settanta, nelle quali si è sviluppato il nematode dorato o cistiforme della patata, Heterodera (= Globodera) rostochiensis, proprio a causa del mancato rispetto della rotazione. È appena il caso di ricordare che tali nematodi causano danni gravissimi alla produzione per lo scarso numero di tuberi prodotti e per la loro ridotta pezzatura. Peraltro, la loro diffusa presenza ha vanificato l’attività dei CE.MO.PA. (Centri di Moltiplicazione delle Patate da seme), i quali, fino agli anni Ottanta, consentivano di ottenere una qualificata produzione di patate da seme certificate, destinate soprattutto al mercato dell’Italia meridionale (Campania), costituendo inoltre un’interessante opportunità per molti produttori. Oggi la patata viene obbligatoriamente coltivata in rotazione quadriennale, e ciò ha portato a un risanamento quasi completo dei terreni. Per orientare opportunamente gli agricoltori verso una razionale tecnica di concimazione è attivo, ormai da qualche decennio, un laboratorio chimico-fisico afferente all’Agenzia di sviluppo agricolo, che provvede a effettuare apposite analisi dei terreni e a sviluppare piani di concimazione. In generale è dedicata molta attenzione alle somministrazioni azotate, al fine di evitarne usi eccessi o tardivi, particolarmente in alcune varietà destinate alla trasformazione industriale (come per esempio Agria), che possono causare un allungamento del ciclo vegetativo con ritardo della maturazione, presenza di zuccheri riduttori e basso tenore di residuo secco e, conseguentemente, un sensibile deprezzamento del prodotto (in alcuni casi questi effetti negativi possono persino rendere il tubero inidoneo all’utilizzazione). Si sottolinea, inoltre, che ad aumentare la già elevata fertilità dei terreni del Fucino concorrono anche gli abbondanti residui vegetali degli ortaggi (insalate, finocchi, carote, radicchi ecc.), i quali, lasciati in campo al momento della raccolta, vengono interrati attraverso le fresature, incrementando così la frazione organica. Il sistema di irrigazione è in prevalenza per aspersione, e la microirrigazione solo di recente è entrata a far parte della tecnica irrigua. Vengono effettuati mediamente dai tre ai cinque interventi irrigui. Riguardo alle avversità parassitarie, le tecniche agronomiche adottate e le caratteristiche climatiche della zona, segnatamente le rugiade che spesso assumono il carattere di vere microprecipitazioni, determinano condizioni favorevoli allo sviluppo delle crittogame, in particolare la peronospora, Phitophthora infestans, la patologia che per diffusione e intensità di attacco più preoccupa gli agricoltori, e nei confronti della quale viene condotto un serrato programma di difesa. Le strategie più comunemente adottate contro questa avversità prevedono l’integrazione di interventi agronomici e chimici. I primi riguardano l’impiego di tuberi sani, opportune rotazioni colturali, concimazioni equilibrate e la distruzione dei residui colturali e dei ricacci, fonte principale delle infezioni primarie. I secondi, invece, prevedono l’esecuzione di uno o due interventi con principi attivi di copertura nelle prime fasi di sviluppo della coltura, generalmente a partire dalla rincalzatura o quando gli steli raggiungono un’altezza di circa 20 cm, seguiti da due interventi con formulati ad azione endoterapica a cavallo della fioritura, e successivo ritorno a prodotti di contatto al termine dello sviluppo vegetativo, fino all’inizio della senescenza delle piante. Pure diffuse, soprattutto in annate con temperature superiori ai 25 °C, risultano le infezioni di alternaria, Alternaria porri f.sp. solani, con repentini disseccamenti della parte aerea delle piante. Più sporadicamente, e in associazione a particolari condizioni climatiche e ad alcune varietà, si verificano infezioni di rizoctonia (Rizoctonia solani), fusariosi (Fusarium spp.), gamba nera (Erwinia carotovora) e scabbia, sia argentea (Helmintosporium solani) sia polverulenta (Spongospora subterranea). Tra i parassiti animali, invece, oltre alla nota e facilmente controllata dorifora, Leptinotarsa decemlineata, e a sporadici attacchi di elateridi (Agriotes spp.) e nottue (Agrotis spp.), da alcuni anni appare stabilmente insediata la tignola, Phthorimea operculella, con danni sui tuberi soprattutto durante la fase di conservazione in magazzino. Sono in corso studi per approfondire il comportamento del gelechide, anche al fine di individuare adeguate strategie di controllo chimiche e agronomiche. Per la distribuzione degli agrofarmaci vengono utilizzate macchine irroratrici tecnologicamente avanzate, sottoposte periodicamente a taratura, spesso fornite di “manica d’aria” per una più efficace e completa distribuzione sull’apparato fogliare. Riguardo alla scelta dei principi attivi gli operatori aderenti ad associazioni di produttori o consorzi di valorizzazione adottano i disciplinari di produzione integrata predisposti dalla Regione Abruzzo, attraverso il Servizio fitosanitario regionale. Inoltre, in tutto l’areale di coltivazione è attivo un adeguato servizio di assistenza tecnica, pubblica e privata, che orienta i pataticoltori verso produzioni di qualità, nel rispetto dell’ambiente e del consumatore. La raccolta è un’operazione ormai da tempo completamente meccanizzata, effettuata attraverso macchine scavaraccoglitrici monofila o bifila, trainate o semoventi. Negli ultimi anni si è assistito a un rinnovo del parco macchine, preferendo quelle di nuova tecnologia che consentono di non arrecare danni meccanici (ammaccature e lesioni) ai tuberi.

Commercializzazione e organizzazione sul territorio

Subito dopo la scavatura, il prodotto viene conferito nei magazzini delle organizzazioni dei produttori, delle cooperative o dei singoli operatori commerciali. Circa il 30% della produzione è venduto, allo stato grezzo, al momento della raccolta a imprenditori di altre regioni. La Patata del Fucino è senz’altro molto conosciuta e apprezzata da tutti i mercati per le sue caratteristiche organolettiche, per la sapidità e per la lunga conservabilità, caratteristiche, queste, conferite dal particolare ambiente di coltivazione e dalla sinergia tra terreno, microclima e acqua: suddette qualità hanno permesso di richiedere, nel 2009, l’Igp (Indicazione geografica protetta) Patata dell’Altopiano del Fucino. Il periodo di commercializzazione è molto lungo (9-10 mesi), da fine luglio-primi di agosto fino ad aprile-maggio dell’anno successivo. Il prodotto fresco, 70% del totale, viene commercializzato da operatori locali confezionato secondo le varie tipologie richieste dal mercato, sacchetto vertbag di diversa grammatura (1-1,5-2,5 kg), sacco in rete da 5 kg ecc.; quello da industria viene conferito, in buona parte, alle agroindustrie operanti in regione: COVALPA Abruzzo-Consorzio Valorizzazione Produzioni agricole Abruzzo (società cooperativa agricola con sede in Celano) e SAF-Società Agricola Fucense (con sede in Ortucchio), nonché ad altre aziende abruzzesi. Tutte le strutture dispongono, in genere, di propri marchi commerciali, ma hanno anche rapporti di fornitura e confezionamento con gruppi che dispongono di brand noti a livello nazionale. Esistono, poi, almeno una dozzina di imprenditori privati, di medie e grandi dimensioni, che con propri marchi commercializzano anch’essi il prodotto per il consumo fresco nei diversi mercati nazionali. Nel Fucino, inoltre, operano da oltre un ventennio due importanti associazioni di produttori, l’AMPP, Associazione Marsicana Produttori Patate, con sede in Celano (che riunisce circa 800 soci aderenti a 12 cooperative, e che afferisce a sua volta all’unione nazionale UNAPA), e l’associazione Fucentina, con sede in Trasacco (formata da circa 450 soci aderenti a 5 cooperative, e che a sua volta aderisce all’unione nazionale Italpatate). Le due associazioni gestiscono oltre 1/3 di prodotto fucense, che viene destinato alle industrie di trasformazione regionali e nazionali. È importante sottolineare che queste strutture hanno svolto, soprattutto nell’ultimo decennio, un ruolo trainante nella crescita del segmento pataticolo del territorio, sia attraverso un programma di rinnovamento e ammodernamento delle tecniche produttive, sia attraverso l’ampliamento e l’adeguamento tecnologico delle proprie strutture di lavorazione (attrezzature per il ricevimento e la calibratura del prodotto, celle di stoccaggio, confezionamento ecc.), al fine di rispondere alla sempre più pressante domanda di qualità da parte del mercato. Con l’intento di uniformare le regole produttive e qualitative finalizzate a una migliore programmazione a livello territoriale, e per valorizzare commercialmente la produzione, le due associazioni hanno promosso la costituzione del CO.VA.PA.F., Consorzio di Valorizzazione della Patata del Fucino, a cui hanno aderito anche molti operatori privati. Il Consorzio è altresì detentore di un suo marchio commerciale, Fucino Orto d’Italia, che gli associati possono utilizzare per commercializzare il proprio prodotto, legandolo strettamente al territorio di origine.

Conclusioni

Tirando le somme si può affermare che la pataticoltura abruzzese manifesta elementi di debolezza individuabili in costi di produzione talora elevati, soprattutto per la totale dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento del seme, estrema polverizzazione fondiaria, e ancora modesta aggregazione (che rende le aziende scarsamente competitive sui mercati, soprattutto rispetto a quanto richiesto dalla GDO). Per contro, si opera in un ambiente altamente vocato, ancora salubre, situato lontano da grandi insediamenti urbani e industriali, che consente di coniugare in maniera ottimale la qualità con la salvaguardia dell’agro-ecosistema. È, però, solo nella valorizzazione del prodotto finito che potrà essere vinta la sfida della concorrenza estera (francese in particolare) e del mercato globalizzato. Infine, è significativo concludere con quanto si legge nell’epilogo alle Istruzioni per la coltivazione delle patate pubblicate, come si è detto, dalla Reale società economica dell’Aquila nel 1817 presso la tipografia Rietelliana: “questa pianta adunque dà un salubre e vigoroso alimento agli uomini, ed agli animali; è la più feconda di tutte; esige di poco apparecchio per rendersi adattata al cibo; esige di poche cure e fatiche agrarie sia prima della semina sia nella carriera della sua vegetazione, sia questa già terminata. Cresce egualmente bene sotto climi freddi, temperati e caldi; e perciò sembra fedele, invisibile compagna dell’uomo, ed uno dei doni più benefici della Provvidenza a lui reso abitante, e disperso per tutto il Globo”.


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