Volume: le insalate

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Aldo Pollini

Introduzione

Nel generico gruppo delle “insalate” rientrano ortaggi da foglia appartenenti alla famiglia Compositae, rappresentati da lattughe, scarole, indivie e cicorie, mentre nel gruppo improprio di “lattughesimili” sono incluse la valerianella o dolcetta e la rucola, rispettivamente appartenenti alle famiglie Valerianaceae e Brassicaceae. Trattandosi di ortaggi da foglia, gli attacchi da parte di avversità del regno animale, a carico soprattutto della parte aerea, riescono a comprometterne in parte o del tutto il valore commerciale. Non da meno, o addirittura più penalizzanti, sono i danni su valerianella e rucola che, essendo destinate principalmente alle produzioni della “quarta gamma”, devono presentarsi perfettamente integre. Per le ridotte dimensioni delle loro foglie è praticamente impossibile effettuare operazioni di cernita volte all’eliminazione di quelle danneggiate. Le diverse tipologie di insalate e di lattughe-simili presentano un diverso grado di suscettibilità agli attacchi degli insetti, legato alle caratteristiche intrinseche varietali, all’ambiente nel quale sono coltivate e al periodo stagionale in cui avviene il loro ciclo vegetativo. Ai danni diretti arrecati dagli insetti, in alcuni ambienti e in alcuni periodi stagionali si associano quelli indiretti degli afidi che, con le loro punture, riescono a trasmettere virus in modo semipersistente o persistente. Non meno temibili sono i cicadellidi afferenti ai generi Aphrodes, Euscelidius ed Euscelis, che vivono in genere su piante erbacee infestanti presenti nelle vicinanze delle coltivazioni e che sfuggono anche ai più attenti controlli in quanto sono presenti con individui isolati le cui forme adulte si intrattengono sulle piante per periodi brevi, ma più che sufficienti per trasmettere fitoplasmi (Mycoplasma-Like Organism, MLO). Questi cicadellidi, che svernano con adulti o con forme giovanili, negli ambienti ove il clima è mite sono attivi anche in inverno, riuscendo a trasmettere infezioni fitoplasmatiche alle colture in atto o a piante spontanee, le quali fungono da serbatoi infettivi per le successive coltivazioni primaverili. Considerate la brevità del ciclo di questi ortaggi, l’imprevedibilità e la rapidità degli attacchi di alcune specie di insetti, è necessario controllare costantemente le coltivazioni al fine di adottare tempestivi provvedimenti atti a evitare o a contenere i danni da esse arrecati.

Insalate (lattughe, cicorie, indivie, scarole)

Le specie di insetti che danneggiano le insalate appartengono ai più importanti ordini entomologici; alcune di esse attaccano l’apparato radicale mentre altre, più numerose, vivono sulla parte aerea. Insetti dannosi per l’apparato radicale Trattasi di specie che possono danneggiare l’apparato radicale determinando erosioni e causando la morte della pianta, oppure che si nutrono attraverso un’attività di suzione della linfa, nel qual caso rallentano lo sviluppo del cespo e ne inducono talvolta l’avvizzimento. Ai danni diretti si accompagnano talora quelli indiretti in quanto le lesioni compiute da insetti con apparato boccale masticatore (larve di epialidi, nottue terricole, elateridi e melolontini) possono favorire l’insediamento di tracheofusariosi (Fusarium oxysporum f. sp. lactucae).

Afide ceroso delle radici (Pemphigus bursarius)
L’afide, appartenente alla famiglia Pemphigidae, compie solo una parte del suo ciclo su lattughe e cicorie in quanto svolge un ciclo dioico. L’ospite primario è rappresentato dai pioppi (soprattutto Populus nigra): nei piccioli delle foglie giovani la fondatrice compie punture che causano la formazione di una galla a spirale, all’interno della quale si insedia e partorisce per partenogenesi una discendenza di femmine attere (fondatrigenie). Le migranti alate, che abbandonano le galle nella seconda metà di maggio o in giugno, raggiungono le piante di lattuga, al cui colletto partoriscono una discendenza di attere che infestano le radici di lattughe, indivie e cicorie. In autunno, con il ritorno dell’afide sui pioppi, si conclude il ciclo annuale, ma alcuni individui possono permanere nel terreno, resistendo bene al freddo, per poi attaccare precocemente le radici delle insalate dei cicli di fine invernoinizio primavera. Maggiormente danneggiate dall’afide risultano essere le lattughe e le cicorie dei cicli di coltivazione del periodo compreso tra la tarda primavera e l’autunno, in quanto esposte alle colonizzazioni da parte delle femmine alate provenienti dai pioppi. Ancor più suscettibili sono le coltivazioni nelle cui vicinanze si trovano pioppi infestati. Attacchi sono possibili anche su piantine in fitocella quando si utilizzano substrati di coltivazione che sono stati stoccati senza cura all’esterno, soprattutto all’ombra di pioppi infestati dall’afide.

Afidi flavescenti delle radici (Protrama flavescens, Neotrama caudata, Trama troglodytes)
Trattasi di afidi della famiglia Lachnidae che si moltiplicano ininterrottamente attraverso generazioni anolocicliche di forme attere sulle insalate e, nei periodi tra un ciclo di coltivazione e l’altro, su composite spontanee dei generi Sonchus, Cichorium, Taraxacum. Le colonie raggiungono la massima densità in piena estate e sono frequentate dalle formiche; queste ultime svolgono un’azione di vigilanza e protezione da predatori ad habitat terricolo e diffondono le infestazioni trasportando gli afidi da una pianta all’altra, traendo vantaggi nutritivi dalle loro liquide deiezioni zuccherine. Gli attacchi sono resi evidenti da stati di sofferenza dei cespi, più accentuati sulle insalate dei cicli estivi di coltivazione e nelle situazioni di carenza idrica.

Epialidi (Hepialus aemilianus, Hepialus humuli, Korscheltellus lupulinus)
Le infestazioni sono occasionali e riguardano soprattutto le coltivazioni di radicchio che vengono realizzate dopo la rottura di prati, in quanto gli epialidi trovano condizioni favorevoli di sviluppo nei terreni non sottoposti a lavorazioni per periodi più o meno lunghi. Hepialus humuli è localmente presente nella parte più settentrionale della Penisola, ove per il completamento di una generazione vengono attraversati due inverni e i voli degli adulti avvengono in giugno, mentre per H. aemilianus il ciclo si completa in un anno, con voli degli adulti nel periodo luglio-settembre. Korscheltellus lupulinus è più comune in quanto, essendo caratterizzato da una maggiore polifagia, è in grado di attaccare anche diverse altre colture (per es. patata, sedano, pisello, aglio, cereali). Il volo degli adulti avviene da aprile a giugno e le larve, dopo aver svernato, completano lo sviluppo nel mese di aprile dell’anno successivo. Le larve degli epialidi vivono isolate, all’interno di una galleria scavata nel terreno, che risale verso l’alto a ridosso della radice principale, a spese della quale compiono erosioni, causando l’avvizzimento e la morte del cespo d’insalata. Il loro ritrovamento in prossimità dei cespi danneggiati è reso difficoltoso dalla loro abitudine di approfondirsi nel terreno, all’interno della loro galleria, non appena avvertono il minimo allarme.

Agrotidi (Agrotis ipsilon, Agrotis segetum)
Agrotis ipsilon ha adulti le cui ali anteriori presentano essenzialmente una macchia a forma di Y posta a un terzo dalla radice, una piccola tacca nera cuneiforme posizionata all’altezza del terzo distale e altre tre tacche nere a punta di freccia poste nella parte distale. Le larve, color grigio piombo, sono lunghe a maturità 40-50 mm, presentano una lucente microscultura granulosa e su ciascun segmento addominale sono visibili quattro piccole macchie disposte a trapezio, con quelle della coppia anteriore molto più piccole di quelle posteriori. La specie è caratterizzata da due principali periodi di volo: uno in giugno e l’altro tra la fine di luglio e la metà di agosto con un prolungamento fino a settembre-ottobre. Tuttavia, almeno negli ambienti meridionali, individui isolati possono essere riscontrati già dalla fine di febbraio o in marzo e in novembre-dicembre. I voli nell’arco di un anno sono complicati da quelli di popolazioni migratorie, che compiono voli primaverili provenienti dai territori posti a sud-est del Mediterraneo e diretti verso il centro Europa e altri autunnali di ritorno, che si aggiungono a quelli delle popolazioni stanziali. Lo svernamento avviene con larve di diverse età, con uova nel caso di ovodeposizioni tardive, con crisalidi delle popolazioni autoctone e perfino con qualche adulto. Tutte le suddette situazioni complicano ulteriormente il ciclo annuale della nottua. Agrotis segetum ha le ali anteriori interessate da macchie reniformi, ocellari e claviformi bordate di bruno. Le larve sono apparentemente simili a quelle di A. ipsilon, ma il tegumento è liscio con una piatta microscultura poligonale e su ogni segmento le macchie anteriori sono solo un terzo più piccole della coppia posteriore. Questa nottua ha un lungo periodo di volo, da marzo-aprile a tutto ottobre e oltre, con presenze importanti da aprile-maggio a giugno e voli più abbondanti in luglio-agosto, destinati a prolungarsi fino agli ultimi giorni di settembre o all’inizio di ottobre. L’inverno è trascorso da larve mature, da quelle immature derivanti da ovodeposizioni tardive e, meno frequentemente, da crisalidi. Per l’eterogeneità degli stadi svernanti, nel corso della stagione possono essere presenti tutti gli stadi di sviluppo del lepidottero. Le due nottue depongono le uova, isolate o in piccoli gruppi, sulle foglie che toccano il terreno, talora sulla vegetazione verde o disseccata di piante spontanee e addirittura sul terreno umido e recentemente lavorato. La fertilità media varia dalle 200 a un migliaio di uova per A. segetum e fino a 2500 per A. ipsilon. Le larve vivono, fino alla terza o quarta età, sulla parte aerea alimentandosi durante le ore diurne; in seguito divengono lucifughe e si interrano per poi compiere nottetempo erosioni al colletto delle piante. Raggiunta la maturità, attraversando 6-8 stadi per A. ipsilon e 6 per A. segetum, si incrisalidano nel terreno entro una cella i cui granelli terrosi sono tenuti insieme solo dalle secrezioni boccali prodotte dalla larva. I danni più frequenti sono quelli causati da A. segetum. Gravi possono essere le infestazioni di A. ipsilon che si ripetono ciclicamente ogni 8-10 anni, nella tarda primavera, nella parte orientale delle regioni centro-settentrionali; esse derivano da masse migratrici di adulti che, spostandosi dalle regioni poste a sud-est del Mediterraneo verso il centro Europa, sono costrette a interrompere il volo e a soffermarsi nei territori raggiunti in seguito all’incontro di fronti freddi.

Tipule (Tipula italica, Tipula oleracea)
Gli adulti sono comunemente noti come “zanzaroni degli orti” in quanto, se si esclude la loro taglia considerevolmente maggiore (15-25 mm di lunghezza), sono dal volgo ritenute vagamente somiglianti alle comuni zanzare essendo caratterizzate da lunghe zampe e da ali strette e membranose. Le uova, di colore nero e fusiformi, sono deposte nel terreno, nel quale le femmine fanno penetrare l’estremità dell’addome. Le larve sono di colore grigio terra, apode e con processi caudali conici, la cui forma, grandezza e disposizione costituiscono elementi distintivi della specie. Per la presenza tra queste appendici carnose di due rotondi e vistosi spiracoli tracheali, la parte caudale vista frontalmente somiglia a una maschera. Tipula italica è diffusa con la sottospecie italica nella metà settentrionale della Penisola e localmente in Calabria, mentre in Sardegna è presente la sottospecie errans. Gli adulti volano tra la metà di settembre e quella di novembre e le larve sono attive per gran parte dell’annata, riducendo l’attività solo durante i mesi più freddi. All’inizio della primavera le larve raggiungono la quarta e ultima età per poi rallentare sensibilmente il loro sviluppo durante la stagione estiva e impuparsi all’inizio di settembre. Tipula oleracea compie in genere due voli, uno primaverile e l’altro nel periodo autunnale, ma in alcuni ambienti gli adulti possono comparire solo in primavera o nel periodo autunnale. Ne consegue che la tipula può svolgere 2 generazioni all’anno oppure solo la generazione primaverile o quella autunnale. I danni delle tipule consistono in erosioni a carico della parte ipogea delle piante e delle foglie che toccano il terreno, rivelandosi più temibili nell’immediata fase di post-trapianto. Le infestazioni interessano le insalate dei cicli di coltivazione autunnali e primaverili, soprattutto quelli realizzati in successione al prato o all’erba medica.

Elateridi (Agriotes spp.)
Comprendono diverse specie, le più comuni delle quali sono rappresentate da Agriotes sordidus, A. litigiosus, A. brevis e A. lineatus, mentre meno comuni sono A. ustulatus, A. sputator, A. obscurus, Agripnus murinus ecc. La predominanza di una o più specie rispetto alle altre è legata all’area geografica e, ancor più, alla natura del terreno. Gli adulti di diverse specie hanno una livrea unicolore ferruginea o nero-bruna, mentre quelli di A. ustulatus presentano le ali di colore testaceo chiaro e il torace nero pece. La taglia varia dai 22-25 mm per le specie di maggiori dimensioni (per es. A. sputator) ai 6-8 mm per A. brevis. Le uova sono deposte in piccoli gruppi negli strati superficiali dei terreni umidi e ricchi di vegetazione e ogni femmina riesce a deporne quasi un centinaio. Le larve sono cilindriche, allungate, con tegumento coriaceo, di colore giallastro. Per la loro somiglianza a pezzi di filo di ferro, sono conosciute come “ferretti”. Alcune specie, rappresentate da A. litigiosus e A. ustulatus, hanno adulti che compaiono dal mese di giugno a quello di settembre, con massime fuoriuscite in luglio. Questi vivono meno di un mese, terminando le ovodeposizioni entro un paio di settimane dalla loro fuoriuscita. Lo sviluppo embrionale si conclude in una quindicina di giorni e alla fine della stagione, in funzione del momento delle nascite, le larve hanno compiuto 2-4 mute, raggiungendo il terzoquinto stadio di sviluppo e una lunghezza di 5-7 mm. Durante l’inverno le larve si approfondiscono nel terreno per 30-40 cm per poi risalire verso gli strati superficiali all’inizio della primavera e continuare lo sviluppo fino all’autunno, epoca in cui raggiungono i 15 mm di lunghezza; in seguito si approfondiscono nuovamente fino a 70 cm per superare il secondo inverno. Nella tarda primavera del terzo anno le larve raggiungono la maturità dopo 12 età per poi compiere la metamorfosi e dare i nuovi adulti dopo gli stadi di prepupa e di pupa. Le altre specie (A. sordidus, A. brevis, A. obscurus e Agripnus murinus) hanno adulti che trascorrono l’inverno all’interno delle loro celle d’impupamento, per cui la fuoriuscita avviene all’inizio della primavera, con presenze massime riscontrabili durante il mese di aprile e destinate a esaurirsi alla fine di maggio. Le nascite larvali iniziano generalmente in maggio. In autunno le larve raggiungono circa il centimetro di lunghezza. Superato l’inverno approfondite nel terreno, senza entrare in diapausa, risalgono verso gli strati superficiali per poi procedere celermente nello sviluppo e raggiungono la maturità attraversando 8-10 età. Le infestazioni larvali degli elateridi sono spesso costituite da popolazioni disetanee, legate alla scalarità di comparsa degli adulti e, conseguentemente, a quella delle ovodeposizioni, nonché al sovrapporsi di nascite avvenute in anni diversi. Gli attacchi larvali su piante giovani ne causano la morte, riducendo conseguentemente la densità d’investimento; quelli su piante più sviluppate ne ritardano l’accrescimento. Le larve sono molto sensibili alle condizioni di umidità e di temperatura del terreno, per cui si approfondiscono nel terreno in estate per trovare maggiori livelli di umidità e per ripararsi dalle basse temperature in inverno. Considerate le frequenti irrigazioni cui sono sottoposte le coltivazioni delle insalate, le larve riescono a trovare continuamente condizioni ideali per permanere negli strati superficiali del terreno e compiere gli attacchi alla parte ipogea delle piante anche durante il periodo estivo. Solo le coltivazioni autunno-invernali sono meno attaccate in quanto le larve si approfondiscono nel terreno per trovare migliori condizioni di temperatura. Maggiori rischi di danno si riscontrano negli appezzamenti che, avendo ospitato il prato o il medicaio, sono stati lavorati in autunno, nonché in quelli investiti con colture che hanno mantenuto coperto a lungo il terreno. Per accertare la presenza di larve negli appezzamenti destinati alla coltivazione delle insalate è possibile ricorrere a operazioni di monitoraggio attraverso l’impiego di vasetti-trappola, riempiti con semi di grano in germinazione mescolati con torba o con vermiculite e interrati, nei quali le larve si introducono essendo attratte dall’anidride carbonica prodotta dal seme in germinazione. Per appezzamenti di un ettaro sono indicative le catture realizzate con 3-4 vasetti-trappola e il rinvenimento di una larva per vasetto costituisce la soglia di rischio di danni per la coltura. Per il monitoraggio degli adulti sono invece disponibili le trappole Yatlor-Funnel innescate con specifici feromoni sessuali di sintesi, le cui catture possono essere indicative anche per i cicli di coltivazione dei due anni successivi.

Maggiolino (Melolontha melolontha)
È un coleottero scarabeide della sottofamiglia Melolonthinae i cui adulti volano in maggio. Essi raggiungono i boschi di latifoglie, nei quali si alimentano per raggiungere la maturità sessuale. Le femmine ritornano generalmente nei terreni ove sono nate per deporre mediamente 20-30 uova, dalle quali nascono le larve nei mesi di giugno e luglio. Dopo aver superato l’inverno al secondo stadio di sviluppo, le larve risalgono verso gli strati superficiali del terreno e crescono rapidamente per compiere una seconda muta e passare alla terza età. È appunto durante il secondo anno che le larve sono particolarmente voraci e distruttive. Superato il secondo inverno riprendono a nutrirsi nel terzo anno, ma la loro attività è più ridotta e cala progressivamente con l’approssimarsi della maturità, che viene raggiunta in giugno-luglio. A quest’epoca le larve mature compiono la metamorfosi per dare origine agli adulti in agosto, ma questi rimangono nelle loro celle pupali da cui fuoriescono solo nel mese di maggio del quarto anno. Le larve compiono erosioni sulla radice principale causando l’avvizzimento e la morte del cespo. Le infestazioni non sono comuni in quanto legate alla presenza di boschi ubicati nelle vicinanze e, soprattutto, alla realizzazione delle coltivazioni delle insalate su terreni investiti a prato negli ultimi due anni, nei quali è più probabile la presenza di larve.

Grande maggiolino di san Giovanni (Amphimallon solstitialis)
Trattasi di un coleottero scarabeide della sottofamiglia Melolonthinae le cui larve hanno il raster ornato di 24-30 spine in doppia fila e la cui apertura anale presenta tre fessure disposte a stella. Gli adulti compaiono durante il mese di giugno, con maschi che compiono brevi voli nelle ore del tramonto, mentre le femmine si limitano a brevi spostamenti sulla superficie del terreno. Come negli altri melolontini, le uova sono deposte nel terreno in modo isolato, formando intorno a esse una piccola palla di terra. Le larve nascono in agosto-settembre e si nutrono a spese delle radici di diverse piante ospiti.

Bacherozzo o zurrone (Pentodon bidens punctatum)
È un coleottero appartenente alla famiglia Dynastinae, i cui adulti sono color nero pece lucente e raggiungono i 20-25 mm di lunghezza. Le larve, lunghe 30-40 mm a completo sviluppo, hanno zampe ben sviluppate e adatte all’attività locomotoria, l’ultimo segmento antennale fornito sul lato superiore di un’ampia area sensoriale di forma ellittica-allungata, il dorso dell’ultimo segmento interessato da un’incisione semiellittica e il raster ventrale ornato di setole diffusamente distribuite. Gli adulti compaiono tra l’inizio della primavera e tutto il mese di giugno, prolungando talora la loro presenza in campo fino all’autunno. Gli accoppiamenti avvengono dopo un periodo di alimentazione di 5-12 giorni, necessario per il raggiungimento della maturità sessuale. Le uova (mediamente 20-30 unità per femmina) sono deposte, in gruppi di pochi elementi, nel terreno in prossimità delle piante ospiti. Le larve entrano subito in attività e superano l’inverno in diapausa. Riprendono l’attività nella successiva primavera per poi trascorrere un secondo inverno in diapausa a sviluppo ultimato, quindi compiono la metamorfosi entro una cella terrosa impastata con deiezioni larvali. Adulti e larve compiono erosioni che interessano il colletto o la radice principale, con conseguente avvizzimento e morte dei cespi. Importanti infestazioni possono essere riscontrate nei terreni che hanno subito abbondanti letamazioni in quanto la sostanza organica costituisce un forte richiamo per le femmine ovideponenti.

Insetti della parte aerea
Diverse sono le specie che contraggono rapporti con l’apparato fogliare, compiendo diverse tipologie di danno, rappresentate da erosioni, lesioni necrotiche a carico del lembo o della nervatura principale, mine, sottrazione di linfa attraverso un’attività di suzione. Temibili sono i danni indiretti arrecati dai fitomizi, consistenti nella trasmissione di fitovirus (per es. virus del mosaico della lattuga e virus del giallume occidentale della bietola) e fitoplasmi (MLO).

Tripide occidentale (Frankliniella occidentalis)
Il tripide è una specie termofila, nel senso che trova condizioni favorevoli al suo sviluppo soprattutto nelle regioni centrali e meridionali, in particolare nella Piana del Fucino, ove la contiguità con coltivazioni di numerose altre colture orticole suscettibili (pomodoro, peperone, carciofo, fagiolino, sedano, bietola da foglie e da costa ecc.) assicura il susseguirsi pressoché ininterrotto di generazioni dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. La riproduzione può essere anfigonica oppure può avvenire per partenogenesi arrenotoca, nel qual caso dalle uova hanno origine solo maschi. La fertilità media si aggira intorno alle 40 uova, ma aumenta allorquando le femmine si sono alimentate su piante in fiore presenti nelle vicinanze delle coltivazioni delle insalate. Le uova sono inserite entro i tessuti delle varie piante ospiti. Lo sviluppo embrionale si conclude in 3 giorni a 26 °C e il tempo raddoppia con temperature di 15 °C. Il ciclo di sviluppo di una generazione è strettamente influenzato dalla temperatura ambientale: da 13-14 giorni con temperature intorno ai 25 °C si passa a 26-27 giorni con 18 °C e a 40 giorni con 15 °C. In un anno si susseguono in genere 5-7 generazioni e lo svernamento avviene nel terreno con individui in diapausa. Nonostante il tripide sia presente anche nelle regioni settentrionali, dove arreca danni ad altre piante ortive che si sviluppano nel periodo caldo dell’estate (per es. cetriolo, melanzana), alle fragole e ai frutti delle varietà di nettarine con colorazione rossa del pericarpo, gli attacchi sulle insalate sono più sporadici. Le numerose punture inflitte dal tripide causano la comparsa di lesioni necrotiche puntiformi che, soprattutto sulle lattughe pronte per la raccolta, diminuiscono il valore commerciale e compromettono la conservabilità degli ortaggi. Il tripide è alquanto temibile in quanto è vettore del virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro (Tomato Spotted Wilt Virus, TSWV), acquisito su piante infette, coltivate e spontanee, responsabile della comparsa di maculature fogliari clorotiche e necrotiche, accompagnate dal nanismo delle piante, con danni che interessano fino al 50% delle piante di lattuga e fino al 100% dei cespi di indivia. Sulle piante di cicoria, oltre a causare maculature clorotico-necrotiche, che dal lembo si estendono poi lungo le nervature, il suddetto virus causa uno sviluppo cespuglioso delle foglie centrali del cespo. Il tripide acquisisce il virus TSWV durante i primi due stadi di sviluppo neanidale, non nello stadio adulto, in quanto le particelle virali non riescono a superare l’epitelio dell’intestino medio e a raggiungere le ghiandole salivari.

Miridi (Lygus rugulipennis, Lygus pratensis)
Le forme giovanili e gli adulti compiono punture che interessano soprattutto i tessuti della nervatura principale. Particolarmente suscettibili sono le lattughe delle tipologie romana e iceberg. Sulle prime le punture inferte nella parte superiore delle nervature causano lesioni necrotiche che, con l’accrescimento fogliare, portano alla comparsa di profonde solcature necrotiche che talora interessano gran parte della lunghezza della nervatura centrale. Sulle tipologie iceberg le lesioni interessano entrambi i lati della nervatura centrale delle foglie più esterne, ma in non pochi casi il danno riguarda spesso le foglie interne. Anche se il danno rimane limitato ai primi giri di foglie, l’operazione di monda comporta un aggravamento dei costi di mano d’opera e i cespi rischiano di non raggiungere il peso richiesto e i necessari requisiti commerciali. L’entità dei danni arrecati dai miridi raggiunge talora notevoli livelli e può essere addirittura coinvolta la totalità dei cespi se gli attacchi non vengono individuati per tempo. Colpite sono soprattutto le coltivazioni di fine estate-inizio autunno, periodo in cui i miridi presenti nell’ambiente sono più numerosi. Particolarmente danneggiate sono le coltivazioni nelle cui vicinanze sono presenti fossi e cavedagne con erbe spontanee, sulle quali gli insetti si sono sviluppati; in seguito al disseccamento della vegetazione spontanea o a sfalci i miridi si trasferiscono sulle lattughe. Gli insetti compiono di solito 2 generazioni all’anno e svernano con adulti riparati alla superficie del suolo, in mezzo alla vegetazione spontanea o ai suoi resti disseccati. Essi fuoriescono in genere nel mese di aprile, allorquando la temperatura supera i 10 °C, e in maggio depongono le uova, conficcandole nei tessuti della parte aerea delle numerose piante ospiti che visitano, in campo o, più frequentemente, su piante di Sonchus arvensis, S. oleraceus e altre specie congeneri. In piena estate l’afide attacca anche le infiorescenze delle colture montate a seme. Ai danni diretti, consistenti in rallentamenti vegetativi e increspamenti delle foglie del germoglio, si associano quelli indiretti connessi alla trasmissione del virus del giallume occidentale della bietola (Beet Western Yellow Virus, BWYV) e del virus del mosaico della lattuga (Lettuce Mosaic Virus, LMV).

Afide verde della lattuga (Hyperomyzus lactucae)
Questo fitomizo svolge un ciclo dioico, con ospite primario rappresentato da Ribes nigrum, sul quale sverna come uovo durevole. Gli ospiti secondari sono le piante di lattuga, Sonchus arvensis, S. oleraceus e Rhagadiulus stellatus, volgarmente conosciuto come radicchio stellato o lattugaccio. Negli ambienti con clima temperato riesce a sopravvivere sugli ospiti secondari, svolgendo in tal modo un anolociclo. Questa modalità di svernamento avviene anche nelle aree in cui l’ospite primario è assente. Le colonie dell’afide infestano le foglie più esterne delle lattughe, causando deperimenti vegetativi e appassimenti fogliari. Come gli altri fitomizi è probabilmente vettore dell’LMV e del “giallume necrotico” (Lettuce Necrotic Yellow Virus, LNYV), virosi sporadicamente segnalata nelle coltivazioni di lattughe tipo romana e Great Iakes dell’Italia centro-meridionale.

Afide nero delle cicorie (Aphis intybi)
È un afide di colore nero che attacca la cicoria (Cichorium intybus) e l’indivia (Cichorium endivia), le cui colonie si localizzano sulla parte basale delle coste fogliari e, nelle piante che montano a seme, sugli scapi fiorali, formando manicotti di individui. Trattasi di una specie monoica che, svernando come uovo durevole, origina popolazioni iniziali dapprima modeste, ma destinate ad aumentare progressivamente fino a raggiungere densità massime nei mesi di giugno e luglio.

Afide verde del pesco (Myzus persicae)
È un fitomizo a comportamento dioico, il cui ospite primario è il pesco, sul quale all’inizio di ottobre depone le uova durevoli destinate a superare l’avversa stagione. In maggio-giugno le femmine alate abbandonano il pesco per formare, su insalate e altre svariate piante erbacee, coltivate e spontanee (ospiti secondari), colonie di esuli atteri e alati. In autunno, con la reimmigrazione sul pesco e la deposizione delle uova durevoli, si chiude il ciclo annuale dell’afide. In base al suddetto comportamento, le lattughe dei cicli estivi ed estivo-autunnali possono essere esposte a infestazioni, mentre quelle dei cicli primaverili e autunno-invernali riescono a sfuggire alle colonizzazioni da parte dell’afide. Negli ambienti con clima mite e sulle colture in ambiente protetto l’afide può permanere anche in inverno sulle lattughe, seppure con colonie ridotte e con attività fortemente rallentata. I danni che arreca sono connessi alla sottrazione di linfa dalle foglie, con conseguenti rallentamenti vegetativi; inoltre la presenza di afidi all’interno dei cespi delle varietà della tipologia “lattughe cappuccio” ne compromette il valore commerciale. Oltre ai danni diretti, l’afide è temibile in quanto vettore dei fitovirus BWYV, LMV e del giallume fitoplasmatico che colpisce il radicchio.

Afide del ribes e delle insalate (Nasonovia ribis-nigri)
Trattasi di una specie il cui ciclo completo (olociclo) si svolge sui Ribes spp. (R. grossularia, R. rubrum, R. nigrum), che costituiscono gli ospiti primari sui quali lo svernamento avviene allo stato di uovo durevole, e su ospiti secondari rappresentati da lattughe, cicorie e Composite spontanee (Lactuca serriola, Crepis spp., Hieracium spp., Lapsana communis, Picris hieracioides e P. echioides). Negli ambienti con clima mite riesce a sopravvivere in inverno con isolati individui atteri e alati su lattughe e cicorie coltivate, nonché sulle Composite spontanee. Questa modalità di svernamento avviene evidentemente anche nelle aree di coltivazione ove mancano gli ospiti primari. Come altre specie afidiche, trasmette i virus BWYV e LMV. Grazie al miglioramento genetico sono ora disponibili varietà resistenti all’afide (per es. Panisse per le “lattughe a foglia di quercia bionda”, Eluarde per la tipologia “lattuga a foglia di quercia rossa”, Mercury per la “lattuga cappuccina”, Bengala per la tipologia “Parella rossa” ecc.).

Afidi bruni delle cicorie (Uroleucon sonchi e U. cichorii)
Sono afidi di colore bruno-rossastro con lunghi sifoni neri. Entrambe le specie sono a comportamento monoico e svernano con uova durevoli. Vivono abitualmente sulla cicoria (Cichorium intybus), più raramente sulle lattughe. Infestano anche diverse altre Composite spontanee, rappresentate soprattutto da Sonchus oleraceus e S. asper per Uroleucon sonchi e da altre Composite spontanee riferibili a diversi generi (Cirsium, Crepis, Hieracium, Lapsana, Leontodon, Picris ecc.). Le piante attaccate non sembra subiscano apprezzabili danni e, per quanto si conosce, i due fitomizi non risultano vettori di fitovirus.

Nottue fogliari (Mamestra brassicae, Lacanobia oleracea, Autographa gamma, Noctua pronuba, Trichoplusia ni, Helicoverpa armigera, Spodoptera exigua, Spodoptera littoralis ecc.).
Diverse sono le specie di nottue che sono in grado di danneggiare l’apparato aereo delle insalate, ma qui appresso vengono prese in considerazione solo quelle di maggiore importanza mentre ne vengono trascurate altre che compaiono sporadicamente, perlopiù con individui isolati, e compiono danni di scarso interesse. La mamestra (Mamestra brassicae) è presente in tutte le aree di coltivazione delle insalate e attacca preferibilmente le varietà di lattuga cappuccio. Trattasi di una nottua polifaga che compie 2 generazioni all’anno, con voli dalla fine di aprile a tutto maggio, quindi dal mese di luglio a quello di ottobre, con massime presenze tra la seconda decade di settembre e la prima di ottobre. La nottua è tuttavia interessata da complessi fenomeni di diapausa delle crisalidi, indotta da diversi fattori interagenti (fotoperiodo, temperatura e umidità relativa, tipo e quantità di alimentazione), per cui le crisalidi della prima generazione possono subire un lungo periodo di diapausa, fino alla primavera successiva. Il ciclo può complicarsi ulteriormente per la presenza di popolazioni univoltine il cui volo degli adulti può sovrapporsi a quello delle bivoltine. Le uova sono deposte in ovoplacche monostratificate comprendenti fino a 350 elementi e ciascuna femmina può deporne fino a 1500. Lo sviluppo embrionale dura circa 5 giorni con temperature intorno ai 25 °C per poi salire a 10-12 giorni in presenza di condizioni meno favorevoli. Le larve completano lo sviluppo attraversando 6 stadi e a maturità si incrisalidano nel terreno, a qualche centimetro di profondità. Siccome la nottua sverna allo stato di crisalide e le larve della prima generazione sono attive nella tarda primavera, i cicli di coltivazione invernali e di inizio primavera non sono esposti ad attacchi. Sono invece le popolazioni larvali della seconda generazione che compiono i danni più importanti nelle coltivazioni di lattughe del ciclo autunnale, tanto nella fase di post-trapianto quanto in quella di completo sviluppo dei cespi e della raccolta. La nottua degli orti (Lacanobia oleracea) compie in genere 2 generazioni all’anno, ma nelle regioni meridionali può svolgerne fino a 3-4, solitamente indistinte. I voli nelle regioni meridionali avvengono dal mese di aprile a ottobre, con punte in maggiogiugno, luglio e settembre. Nelle regioni settentrionali il primo volo ha inizio intorno alla metà di aprile per poi proseguire in maggio e giugno, mesi durante i quali si registrano le massime presenze. Il secondo volo inizia alla fine di luglio per poi raggiungere punte massime in agosto, ma le presenze degli adulti continuano anche in settembre. Le uova sono deposte in diverse ovoplacche irregolari, pluristratificate, comprendenti all’inizio 200 e più elementi per poi scendere gradualmente a una trentina di elementi per le ultime ovodeposizioni. Ciascuna femmina può deporne 200-800. Lo sviluppo embrionale si conclude nell’arco di 5-10 giorni, in funzione della temperatura. Le larve conducono inizialmente vita gregaria, per poi separarsi nei successivi stadi di sviluppo. Raggiunta la maturità dopo 5 mute, si interrano fino a circa 10 cm di profondità per poi incrisalidarsi entro un bozzolo terroso, rivestito internamente da una rada tessitura sericea. Sono soprattutto le popolazioni larvali autunnali che, essendo più numerose, arrecano i danni maggiori. Nelle coltivazioni settentrionali i danni si arrestano in genere nella seconda metà di ottobre, epoca in cui le larve si interrano per trasformarsi in crisalidi destinate a superare l’inverno in diapausa. La nottua gamma (Autographa gamma) è caratterizzata da adulti le cui ali anteriori portano un piccolo disegno che ricorda la lettera greca gamma. Le larve sono di colore verde e hanno il dorso percorso da sottili linee sinuose di colore chiaro. I voli hanno inizio in aprile o, negli ambienti meridionali, già in marzo, spesso con movimenti migratori provenienti dal Nord Africa, ma le presenze degli adulti continuano pressoché ininterrotte fino al mese di ottobre. Le uova, di colore verde, sono deposte isolatamente per cui non sono facilmente rintracciabili. In un anno si susseguono in genere 3 generazioni, destinate a salire a 4-5 negli ambienti più favorevoli dell’Italia meridionale. Lo svernamento avviene prevalentemente allo stato di crisalide sulle foglie delle diverse piante ospiti. La nottua è estremamente polifaga potendo attaccare svariate ortive, foraggere, colture industriali e piante ornamentali. Gli attacchi riguardano i cicli di coltivazione primaverili e, più frequentemente, quelli di fine estate-inizio autunno, con danni più temibili per le piante recentemente trapiantate.
La nottua pronuba (Noctua pronuba) ha adulti che volano dalla fine di aprile a tutto maggio e ai primi di giugno, quindi dal mese di settembre a quello di novembre. Gli adulti che volano in primavera sono in genere sessualmente immaturi e, non essendo in grado di accoppiarsi e compiere ovodeposizioni, trascorrono l’estate inattivi. Le femmine sono caratterizzate da un’elevata fertilità, essendo in grado di deporre fino a 4000 uova, formando ovature monostratificate comprendenti alcune centinaia di elementi. Le larve, che possono presentarsi di colore bruno o verde, sui lati del corpo sono contraddistinte da una linea di tacche lineari di colore nero. Inizialmente vivono gregarie per poi separarsi negli stadi successivi. Divenendo lucifughe dopo la terza età, sono attive durante le ore notturne, mentre nelle ore diurne rimangono nascoste nel terreno sotto il cespo. Raggiunta la maturità si incrisalidano nel terreno all’interno di un bozzolo poco compatto, con particelle terrose imbrigliate da pochi filamenti sericei. Le popolazioni larvali più importanti sono presenti in autunno, con danni che interessano le coltivazioni autunno-invernali e perfino quelle invernali e di inizio primavera, in quanto le larve mature si incrisalidano da dicembre a gennaio, mentre quelle dell’ultima età svernano per poi compiere danni all’inizio della primavera, prima di raggiungere la maturità.
La nottua gialla del pomodoro (Helicoverpa armigera) non è diffusa solo nelle regioni meridionali, ma le sue infestazioni sono ormai comuni anche nella Pianura padana, tanto in serra quanto in pieno campo, con danni che interessano insalate, pomodoro, peperone, fagiolo e fagiolino, fava, melanzana, Cucurbitacee, cipolla da seme, mais dolce ecc. Le larve presentano un diverso aspetto cromatico, legato alla pianta ospite, per cui esistono forme cromatiche grigie, gialle, rosa e bruno-nerastre. Gli adulti volano dalla metà di aprile fino a ottobre-novembre, con le presenze più numerose da luglio a tutto settembre e oltre. Accoppiamenti e ovodeposizioni avvengono nel volgere di appena 48 ore, seguiti dalla deposizione di un ragguardevole numero di uova (da 300 a 2700, in funzione delle condizioni ambientali), isolate o in gruppi di pochi elementi. Anche lo sviluppo embrionale procede rapidamente, tanto che in piena estate si conclude in appena 2-3 giorni. Con temperature intorno ai 25-30 °C le larve completano lo sviluppo in 11-15 giorni per poi incrisalidarsi nel terreno, per cui in estate ciascuna generazione richiede circa un mese. Lo svernamento avviene nel terreno allo stato di crisalide diapausante. Nelle regioni meridionali i danni interessano tutti i cicli stagionali di coltivazione, soprattutto le colture in serra; nella Pianura padana sono maggiormente suscettibili i cicli di coltivazione estivo-autunnali, soprattutto il radicchio e le lattughe della tipologia “iceberg”. Sul radicchio le nottue compiono profonde erosioni sul lato interno della nervatura principale e divorano le foglie della parte centrale del cespo. La nottua piccola o spodoptera minore (Spodoptera exigua) dà luogo a infestazioni che ricorrono ciclicamente, in quanto legate a flussi migratori di masse di adulti provenienti dalle regioni a sud del Mediterraneo, mentre quelle derivanti dalle popolazioni stanziali sono poco significative in quanto disperse su diverse piante erbacee, coltivate e spontanee. Negli ambienti italiani compie almeno 3 generazioni all’anno, con voli che avvengono in maggio-giugno o, per gli individui provenienti con movimenti migratori dal Nord Africa, già in marzo. I voli continuano poi fino a novembre, con punte in piena estate. Appunto la generazione estiva è responsabile dei maggiori danni, riguardanti diverse colture ortive (cipolla, insalate, patata) e industriali (barbabietola in particolare). L’attività degli adulti è notturna e ciascuna femmina depone svariate centinaia di uova, con un massimo di 1700 unità o poco più, formando ovature comprendenti molte decine di elementi, mascherati da un feltro di peluria e squame color nocciola chiaro. Le uova sono deposte sulle insalate, ma più frequentemente su piante erbacee spontanee che crescono ai lati delle coltivazioni. Lo sviluppo embrionale durante il periodo estivo si conclude in soli 2-3 giorni. Le larve vivono inizialmente gregarie per poi disperdersi, ma in caso di forte infestazione un cespo di insalata può ospitarne diverse. Esse possono presentare una notevole variabilità cromatica, soprattutto se nate su piante diverse dalle insalate. Raggiunta la maturità, attraversando di norma 5 età, si interrano per poi incrisalidarsi entro un bozzolo terroso tappezzato internamente da una rada tessitura sericea. I nuovi adulti sfarfallano dopo circa una settimana per poi avviare una nuova generazione. Solitamente, a una forte infestazione estiva non segue una generazione di particolare importanza in quanto i nuovi adulti si spostano con voli migratori verso altre aree geografiche. Lo svernamento avviene con crisalidi formatesi nel tardo autunno, ma la maggior parte di esse non riesce, a quanto pare, a dare adulti nella successiva primavera; ne deriva che gli adulti che volano in marzo sono generalmente quelli provenienti dalle regioni nordafricane.
La nottua mediterranea (Spodoptera littoralis) è una nottua le cui infestazioni, inizialmente presenti in alcune province della Sicilia e in Liguria, si sono poi gradualmente diffuse nelle diverse regioni centro-meridionali, tanto da assumere un ruolo di notevole importanza per diverse colture orticole (insalate, pomodoro, peperone, melanzana, fagiolino, spinacio, cavolo, carciofo ecc.). Compie fino a 7-9 generazioni all’anno e nelle serre è continuamente attiva, tranne nei mesi più freddi. Le femmine depongono le uova formando placche coperte da un feltro di peli, comprendenti diverse centinaia di elementi. La fertilità è legata alle condizioni ambientali. Infatti, con le elevate temperature raggiunte all’interno delle serre e tassi di umidità che sfiorano il 90%, le femmine depongono un migliaio di uova, mentre con aria secca il numero medio di uova deposte scende a 150. Inoltre, l’irrigazione realizzata per favorire l’attecchimento delle piante svolge un’azione attrattiva sulle femmine ovideponenti. Le larve nascono dopo un periodo d’incubazione che in estate, a 26 °C, è di soli 3-4 giorni e con tali temperature completano lo sviluppo in un paio di settimane, svolgendo la loro attività durante le ore notturne. Raggiunta la maturità si incrisalidano nel terreno, entro una cella, senza previa costruzione di un bozzolo. Le infestazioni più gravi si riscontrano sul finire dell’estate o durante i mesi autunnali, soprattutto nelle annate particolarmente calde. I danni maggiori riguardano le colture in serra, in quanto in questi ambienti esistono condizioni termiche e igrometriche favorevoli allo sviluppo delle popolazioni del lepidottero. Inoltre, le larve immature rimaste nel suolo alla fine del ciclo colturale attaccano le successive coltivazioni nell’immediata fase di posttrapianto. Popolazioni di larve immature, dopo aver distrutto una coltivazione, possono compiere “migrazioni trofiche” per raggiungere nuove fonti alimentari e questi spostamenti sono solitamente accompagnati da un cambiamento dell’originaria livrea verso il colore bruno.

Piralide defogliatrice (Udea ferrugalis)
Trattasi di un piraloideo alquanto polifago, in grado di attaccare piante spontanee (chenopodio in particolare), svariate piante erbacee (soia in particolare), nonché numerose piante ortive, tra cui radicchio e lattughe. Gli adulti compaiono in maggio, con femmine che depongono le uova in piccole ovature, comprendenti fino a una ventina di elementi disposti in maniera embricata. Le larve nascono dopo un periodo d’incubazione di 2-3 settimane e completano lo sviluppo verso la fine di giugno o all’inizio di luglio, per poi incrisalidarsi in una ripiegatura del bordo fogliare. Nel corso della rimanente parte dell’anno seguono diverse generazioni, con voli che continuano talora fino all’inizio di dicembre. Dagli adulti che volano all’inizio di ottobre prende origine una generazione di larve che, raggiunta la maturità, svernano nel terreno all’interno di una cella terrosa. Gli adulti di tardiva comparsa depongono uova che vanno inevitabilmente perdute in seguito al sopraggiungere dei primi freddi. Le colture di radicchio, meno frequentemente quelle di lattuga, sul finire dell’estate o all’inizio dell’autunno sono soggette a occasionali attacchi da parte delle larve dell’ultima generazione. Queste divorano il parenchima fogliare, rispettando solo le nervature più grosse. Particolarmente suscettibili sono le coltivazioni con limitrofi campi di soia infestata dal lepidottero.

Agromize degli orti (Chromatomyia horticola, Chromatomyia syngenesiae)
Trattasi di due specie i cui adulti (3 mm di lunghezza) hanno un aspetto alquanto simile, distinguibili solo attraverso l’esame degli apparati genitali. Possono attaccare piante coltivate e spontanee appartenenti a diverse famiglie (Composite, Cucurbitacee, Leguminose, Solanacee, Crucifere, Labiate ecc.). Riescono a compiere 6-7 generazioni all’anno, che durano mediamente 25-30 giorni, e svernano con larve e pupari nelle mine fogliari. Le femmine depongono complessivamente alcune decine di uova, in maniera isolata, entro i tessuti fogliari, che riescono a perforare con il loro ovopositore. Lo sviluppo embrionale dura mediamente 2-4 giorni e le larve completano lo sviluppo in un paio di settimane, scavando lunghe mine serpentiformi, all’estremità delle quali si impupano; dalla corrispondente porzione di epidermide emergono leggermente gli spiracoli tracheali del pupario. Le due minatrici possono attaccare le lattughe in pieno campo e le giovani piante in fitocella.

Mosca minatrice sudamericana (Liriomyza huidobrensis)
Il dittero danneggia anche numerose altre piante ortive (sedano, rucola, pomodoro, melanzana, peperone, melone, cetriolo, cipolla, fagiolo, bietole da orto, spinacio, fagiolo). Compie diverse generazioni all’anno (5-7), con cicli di sviluppo che su lattuga durano poco meno di 3 settimane a 25 °C e passano a 50-55 giorni in autunno inoltrato e in primavera. Le larve mature si impupano generalmente all’interno delle mine. L’inverno è trascorso in genere allo stadio pupale e, in serra, anche con larve nelle mine fogliari. Delle insalate risultano suscettibili le varietà di lattuga cappuccio, nelle cui foglie le larve scavano mine serpentiformi. I danni riguardano le foglie esterne del cespo, che alla fine marciscono e divengono potenziali focolai di infezioni botritiche. Non meno dannose sono le femmine, che con il loro ovopositore infliggono ferite di ovodeposizione e una moltitudine di punture a fini alimentari per consentire la fuoriuscita dei succhi cellulari dai tessuti lesionati, di cui si nutrono insieme ai maschi. Queste numerose lesioni puntiformi compromettono o annullano il valore commerciale dei cespi. Colpite sono anche le piantine in fitocella, che hanno lo sviluppo irrimediabilmente compromesso o non sono commerciabili.

Mosca dell’indivia (Ophiomyia pinguis)
È una specie che, contrariamente alle altre minatrici delle insalate, ha adulti interamente di colore nero brillante. Gli adulti del primo volo compaiono alla fine di marzo o in aprile, con temperature minime oltre i 10 °C. Nel corso dell’anno si susseguono 3-4 generazioni, con cicli di 40-60 giorni in funzione dell’epoca stagionale, e con larve dell’ultima generazione che trascorrono l’inverno per poi impuparsi all’inizio della primavera. Le infestazioni maggiori sono quelle dell’ultima generazione, con larve nate dalle ovodeposizioni che avvengono dall’inizio di settembre a tutto ottobre. Le larve, nate da uova deposte entro i tessuti fogliari, scavano mine nel tessuto a palizzata e nel mesofillo della parte basale delle coste fogliari. Il percorso delle gallerie è reso evidente dall’arrossamento dei tessuti lesionati. Suscettibili sono le cicorie, soprattutto le varietà Pan di zucchero, Spadona, Rossa di Treviso, Scireu e Witloof, i cui cespi subiscono notevoli danni, fino alla perdita totale del valore commerciale.

Ragnetto rosso comune o ragnetto bimaculato (Tetranychus urticae)
Trattasi di una specie notevolmente polifaga, in grado di attaccare svariate piante spontanee e coltivate, in pieno campo e in serra. Le femmine misurano circa 0,5 mm di lunghezza. Quelle presenti nel periodo primaverile-estivo sono di colore giallo rosato o rosso aranciato con due macchie laterali di colore bruno; le femmine svernanti sono invece di colore rosso aranciato uniforme. Il maschio è leggermente più piccolo (circa 0,3 mm di lunghezza), di colore giallo con due macchie puntiformi rosse sui lati del corpo. L’acaro sverna con femmine in diapausa, riparate in mezzo alla vegetazione spontanea, disseccata o ancora verde, e in primavera inizia a moltiplicarsi deponendo piccole uova rotondeggianti del diametro di 0,12-0,13 mm. Nel corso della stagione vegetativa delle piante riesce a compiere 7-10 generazioni sulle colture di pieno campo, che in serra possono salire fino a una trentina. Le infestazioni colpiscono esclusivamente le colture di radicchio, con danni saltuari, e avvengono con estate calda, interessando inizialmente i bordi degli appezzamenti vicini a colture di mais e soia infestate dal ragnetto, per poi estendersi nell’interno delle coltivazioni. Le più penalizzate sono le piante giovani, le cui foglie sono interessate da una moltitudine di punteggiature necrotiche che ne ostacolano lo sviluppo o ne causano addirittura il disseccamento. Su piante fino all’ottava foglia, presenze superiori a 4-5 acari/foglia sono tali da giustificare provvedimenti di difesa.

Nematodi galligeni (Meloidogyne spp.)
Trattasi di organismi animali appartenenti al phylum Nemata, viventi nel terreno, che attaccano l’apparato radicale delle insalate e di svariate altre piante coltivate e spontanee, erbacee e arboree. Le larve di questi nematodi sgusciano dalle uova al secondo stadio di sviluppo. In tale stadio sono lunghe 350-600 micron e, muovendosi nel terreno, penetrano nei tessuti del cilindro centrale delle radici. Inserendosi a livello dei tessuti vascolari, nel volgere di appena 48 ore stimolano la formazione di un gruppetto di cellule ipertrofiche e polinucleate (cellule giganti), che impediscono la regolare funzionalità dell’apparato radicale, ostacolando in tal modo l’assorbimento dei componenti della soluzione circolante presente nel terreno. All’interno della galla la femmina raggiunge il completo sviluppo e un aspetto piriforme, con la sua parte posteriore che sporge dai tessuti per consentire l’accoppiamento con il maschio vivente libero nel terreno. Avvenuta la fecondazione, la femmina produce una matrice gelatinosa inglobante diverse centinaia o addirittura un migliaio di uova. Completato lo sviluppo embrionale, la larva della prima età rimane all’interno dell’uovo per compiere una muta e passare alla seconda età. Allorquando nel terreno si trova l’apparato radicale della pianta ospite suscettibile, la larva di seconda età si libera dall’uovo per poi muoversi attivamente e penetrare nelle radici dell’ospite. Subisce poi altre 3 mute per trasformarsi in larva della terza e della quarta età, quindi nella forma adulta. Il ciclo biologico è influenzato dalle condizioni ambientali (temperatura e grado di umidità del terreno) e durante il periodo estivo si completa in 4-5 settimane. Le specie maggiormente diffuse sono Meloidogyne incognita, M. arenaria, M. hapla e M. javanica; di queste, M. incognita è la più diffusa e dannosa, almeno nelle regioni meridionali e nelle zone litoranee. Delle prime tre specie esistono popolazioni, indicate come razze biologiche, che presentano livelli di dannosità e aspetti biologici differenti in funzione della pianta ospite. Le piante attaccate dai nematodi crescono in maniera stentata e manifestano ingiallimenti e avvizzimenti vegetativi. Maggiormente attaccate sono le insalate coltivate nei terreni sabbiosi, nei quali le popolazioni dei nematodi sopravvivono per svariati anni in assenza di piante ospiti, per poi attaccare le diverse piante ortive che vengono coltivate, nonché quelle infestanti.

Chiocciole e limacce

Si tratta di molluschi terrestri inclusi nella sottoclasse Polmonata, in quanto dotati di una cavità palleale (del mantello) trasformata in un sacco con pareti riccamente vascolarizzate (sacco polmonare), comunicante con l’esterno tramite un’apertura (pneumostoma) posta sul lato destro del corpo. Essi appartengono all’ordine Stylommatophora, essendo il loro capo fornito di due paia di tentacoli retrattili: quelli del primo paio, più lunghi e orientati verso l’alto, portano gli occhi alla loro sommità, mentre quelli inferiori sono rivolti verso il basso e hanno una funzione tattile e gustativa. Questi gasteropodi sono ermafroditi insufficienti, nel senso che per riprodursi hanno la necessità di accoppiarsi tra loro, e depongono alcune centinaia di uova bianche e sferiche in luoghi riparati (nel terreno, sotto sassi, pietre, teli di pacciamatura ecc.). Gli accoppiamenti e le ovodeposizioni avvengono soprattutto in primavera e autunno, ma alcune specie possono riprodursi tutto l’anno se esistono condizioni favorevoli.
Le chiocciole sono fornite di una conchiglia in grado di contenerne l’intero corpo e nell’interno della quale si ritirano chiudendone l’apertura con un diaframma (epifragma) durante i periodi di estivazione o di ibernazione, per ripararsi dalle avverse condizioni ambientali. Esse sono rappresentate principalmente da Helix pomatia, H. aspersa ed H. pisana, appartenenti alla famiglia Helicidae.
Le limacce sono invece sprovviste di conchiglia e di questa sono rimasti solo i residui, sotto forma di granuli calcarei o di una lamina, nascosti sotto il clipeo o mantello (sorta di calotta ricoprente dorsalmente la parte anteriore del corpo). Quelle dannose alle coltivazioni delle insalate appartengono alle famiglie Agriolimacidae, Arionidae e Milacidae. Alla famiglia Agriolimacidae appartengono la comune limaccia grigia (Deroceras reticulatum), nonché le congeneri D. agreste, D. panormitanum e D. laeve. La prima è la specie più diffusa, con individui che raggiungono la lunghezza di 50 mm, di colore grigio chiaro con macchie più scure e la suola biancastra con una zona centrale più scura. La limaccia grigia può riprodursi tutto l’anno, se le condizioni ambientali sono favorevoli, svolgendo la sua attività a spese dell’apparato fogliare. Deroceras agreste è comune quanto D. reticulatum, da cui si distingue per la colorazione grigio-giallastra senza reticolature brune. Questa specie, diffusa in tutta l’Italia continentale e nelle Isole, può compiere 2-3 generazioni all’anno. Alla famiglia Arionidae appartengono piccole limacce, con lunghezza massima di circa 30 mm, comprendenti Arion hortensis e altre specie affini meno diffuse (A. distinctus, A. silvaticus, A. circumscriptus, A. fasciatus e A. intermedius); di grandi dimensioni sono invece gli arionidi Arion lusitanicus, A. rufus e A. subfuscus, la cui taglia può raggiungere i 20 cm. Arion hortensis è un piccolo arionide caratterizzato da una colorazione grigio scura o olivastra, con suola giallo-arancio o biancastra e tentacoli rossicci. Esso svolge la sua attività sulla parte aerea e su quella sotterranea delle piante. Arion lusitanicus è invece un arionide di grandi dimensioni, originario del Portogallo e attualmente in progressiva espansione. Caratteristica è la sua colorazione giallo-arancio, mentre gli individui giovani si distinguono dall’affine A. rufus per i tentacoli oculari neri e per due bande scure che percorrono i lati del corpo. Arion subfuscus è di colore giallo-bruno o leggermente aranciato, con una sfumata banda scura sui lati. Le diverse specie compiono una generazione ogni 1-2 anni, svolgendo la loro attività sulla parte aerea delle piante, con i danni più gravi arrecati dagli arionidi di piccole dimensioni. Alla famiglia Milacidae appartengono Tandonia budapestensis e T. sowerbyi. In Italia la prima è presente solo nelle regioni settentrionali, ove è la specie più diffusa della famiglia. Raggiunge i 6 cm di lunghezza, ha una colorazione scura o olivastra con suola di colore bianco-giallastro e una banda centrale più scura, e compie una generazione all’anno. Tandonia sowerbyi, lunga fino a 12 cm, ha una colorazione che varia dal giallo-grigiastro al bruno-rossiccio, con clipeo più chiaro del corpo e maculato di bruno, la suola biancastra o giallastra. In Italia è comune nelle regioni centro-meridionali e in Sicilia. I suddetti gasteropodi sono attivi soprattutto durante i mesi primaverili e quelli autunnali, mentre temono il caldo-secco estivo: le limacce, non essendo fornite di guscio protettivo, sono esposte alla disidratazione e cercano quindi rifugio nel terreno o sotto ripari presenti alla superficie del suolo, ove possono trovare un ambiente sufficientemente umido, mentre le chiocciole si chiudono con l’epifragma nell’interno della conchiglia ed estivano. Chiocciole e limacce svolgono la loro attività generalmente durante le ore notturne, in quanto i loro spostamenti sono favoriti dalla bagnatura della vegetazione e del terreno. Tra le diverse tipologie di insalate, le lattughe sono quelle più attaccate. Nella fase di post-trapianto la coltivazione può subire notevoli danni: infatti le piante possono andare completamente distrutte, soprattutto quelle delle fasce perimetrali vicine a fossi, cavedagne e zone inerbite, costituenti luoghi di rifugio. Un altro periodo di forte vulnerabilità della coltura è quello che precede la raccolta, sia per i danni diretti che subiscono i cespi, sia per quelli indiretti rappresentati dalla presenza di feci, tracce di secrezioni mucose e individui annidati in mezzo alle foglie.

Arvicola del Savi (Microtus savii)
Trattasi di una specie diffusa in gran parte del territorio italiano, tranne la parte nordorientale e la Sardegna. Gli adulti hanno un pelame bruno chiaro, il corpo con contorni arrotondati, padiglioni auricolari assai ridotti, talora mascherati dal pelo delle guance, occhi piccoli e coda molto breve. Essi pesano appena 15-25 g, ma nonostante il corpo minuto sono alquanto distruttivi. L’arvicola vive preferibilmente nei terreni non soggetti a lavorazioni, per cui frequenta soprattutto le rive dei fossi e le prode di campi, ma invade anche le coltivazioni delle insalate, in particolare quelle di radicchio e lattuga. Essa scava una rete sotterranea di cunicoli, a una profondità di 10-30 cm, con una camera di nidificazione imbottita di foglie sfilacciate di Graminacee e altre camere in cui accumula provviste di cibo. Le gallerie presentano diversi sbocchi non contornati da mucchietti di terra. La riproduzione avviene da aprile a ottobre, talora anche durante i mesi invernali negli ambienti meridionali. In un anno compie 4-5 parti, con gestazioni di 24 giorni e figliate medie di 2-3 piccoli, che vengono svezzati al 15° giorno e raggiungono la maturità sessuale a un’età media di 50 giorni. Pur nutrendosi per l’intero arco della giornata, è attiva soprattutto nelle ore serali e nell’ultima parte della notte; compie erosioni a carico del cuore del cespo e della radice, causando l’avvizzimento e la morte del cespo.

Valerianella e rucola

Queste “insalate-simili” sono destinate soprattutto all’ottenimento di produzioni destinate alla quarta gamma, per cui è indispensabile che le foglie siano esenti da infestazioni e non presentino tracce di danno in quanto le operazioni di cernita sarebbero alquanto onerose o addirittura insostenibili. La valerianella è interessata da attacchi a carico essenzialmente della parte aerea, compiuti da Mamestra brassicae, dalle agromize degli orti (Chromatomyia horticola e Ch. syngenesiae), dalla minatrice sudamericana e infine da limacce e chiocciole. La rucola è invece interessata principalmente da attacchi di insetti legati essenzialmente alle Crucifere, rappresentati dalla tignola delle crucifere e dalla piralide della rucola, ma è soggetta anche alle infestazioni della minatrice sudamericana e della drosofila fillominatrice delle crucifere.

Tignola delle crucifere (Plutella xylostella)
È un lepidottero della famiglia Plutellidae, comune su molte Crucifere spontanee e coltivate, per cui le infestazioni interessano anche le coltivazioni di rucola. Il lepidottero compie svariate generazioni all’anno, il cui numero è legato alle condizioni ambientali. Ciascuna femmina può deporre oltre 300 uova, isolate o in piccoli gruppi con elementi parzialmente sovrapposti, sulla pagina inferiore delle foglie. Lo sviluppo embrionale richiede pochi giorni in estate. Le larve della prima età conducono vita minatrice nelle foglie; in seguito però fuoriescono e compiono numerose erosioni rotondeggianti sulla pagina inferiore delle foglie, rispettando l’epidermide opposta che poi si lacera. Lo sviluppo larvale, con temperature intorno ai 30-35 °C, è completato in appena 7-10 giorni e le larve mature (6 mm di lunghezza) si incrisalidano sulla pagina inferiore delle foglie, all’interno di un bozzoletto di forma allungata, con rada reticolatura bruna. È in estate che si riscontrano le infestazioni maggiori, in seguito alle quali la vegetazione è talora completamente divorata.

Piralide della rucola (Hellula undalis)
Appartenente alla famiglia Crambidae, sottofamiglia Glaphyriinae, ha un vasto areale di distribuzione, comprendente non solo l’Europa, ma anche l’Asia, l’Africa, l’Australia, il Perù e le isole del Pacifico. In Italia è presente ovunque. Gli adulti hanno un’apertura d’ali intorno ai 10-12 mm e le larve a maturità sono lunghe 12-15 mm. Il lepidottero attacca numerose Crucifere coltivate e spontanee. Nei nostri ambienti compie di solito 4 generazioni all’anno con popolazioni più consistenti nel periodo luglio-settembre. Ogni femmina riesce a deporre anche più di 200 uova, in piccoli gruppi, alla base delle foglie. Le larve svolgono inizialmente attività minatrice subepidermica nelle foglie e dopo la prima o la seconda età raggiungono la zona del colletto per penetrare nella gemma centrale e scavarvi una galleria. Raggiunta la maturità in 2-3 settimane, attraversando 5 età, la larva si incrisalida alla base delle piante attaccate o, più frequentemente, nel terreno. Le colture che subiscono i danni maggiori sono quelle realizzate in serra.

Mosca minatrice sudamericana (Liriomyza huidobrensis)
Trattasi di una specie che attacca diverse altre piante ortive; neppure la rucola e la valerianella sfuggono ai suoi danni. Le femmine riescono a compiere, con il loro ovopositore, numerose punture di alimentazione, alle quali si associano quelle di ovodeposizione. Le larve scavano gallerie serpentiformi nelle foglie, per cui queste non sono commerciabili e, considerata l’onerosità di un’operazione di cernita tesa all’eliminazione di quelle minate, il danno economico è notevole. Gli attacchi più importanti si riscontrano nel periodo di fine estate, in seguito al progressivo incremento delle popolazioni che si sono sviluppate sulle diverse piante ospiti.

Drosofila fillominatrice delle Crucifere (Scaptomyza flava)
Vive abitualmente su diverse Crucifere, preferibilmente su quelle dei generi Brassica, Diplotaxis e Rhaphanus, ma è in grado di attaccare piante di altre famiglie (Capparidacee, Asteracee, Leguminose, Resedacee ecc.). L’insetto compie presumibilmente 3-4 generazioni all’anno; gli adulti si nutrono dei succhi cellulari che gemono dalle ferite compiute dalle femmine con il loro ovopositore sclerificato. Le uova sono deposte entro fori di ovodeposizione praticati sulla pagina inferiore delle foglie e le larve completano lo sviluppo in un paio di settimane per poi impuparsi nel terreno. Le suddette larve danneggiano le foglie scavando mine individuali, dapprima filiformi, quindi molto ampie e spesso confluenti, che interessano gran parte del lembo fogliare. I danni, seppur saltuari, possono rivelarsi gravi su colture protette di rucola per la produzione della quarta gamma, in particolare sul secondo taglio pronto per la fine dell’inverno.

Altiche (Phyllotreta atra, Ph. nigripes, Ph. cruciferae)
Trattasi di specie i cui adulti sono di colore nero o blu con riflessi metallici, la cui taglia si aggira intorno ai 2,5-3 mm, caratterizzati da femori posteriori molto ingrossati atti al salto. Compiono una sola generazione all’anno e svernano con adulti sessualmente immaturi riparati alla superficie del suolo, in mezzo a resti vegetali disseccati. Le uova sono deposte nel terreno, in modo isolato, vicino al colletto delle piante. Le larve si nutrono compiendo erosioni sulle radici. I danni sono conseguenti all’attività degli adulti, che compiono piccole erosioni fogliari del diametro di 1-3 mm, rispettando la corrispondente porzione dell’epidermide opposta. Con il disseccamento di quest’ultima le foglie appaiono interessate da numerose bucherellature e pertanto non sono commerciabili. I danni divengono gravi per le coltivazioni di rucola destinate alla produzione della quarta gamma. Quelli maggiori si riscontrano all’inizio della primavera, in seguito all’assidua attività degli adulti per raggiungere la maturità sessuale, ma significativi danni possono essere arrecati anche dagli adulti di nuova comparsa che si nutrono fino a tutto ottobre.

Difesa

Per il contenimento delle infestazioni degli insetti possono essere adottati provvedimenti di difesa di tipo agronomico e altri basati sul ricorso a trattamenti con i preparati più efficaci e a basso impatto ambientale, il tutto nel pieno rispetto delle più scrupolose norme igienico-sanitarie, onde fornire al consumatore prodotti con i requisiti commerciali richiesti e con totali garanzie di igienicità. Nelle aziende altamente specializzate nella produzione delle insalate i cicli di coltivazione ritornano spesso, con turni molto stretti, sugli stessi terreni per cui non è facile rispettare rotazioni che, con il succedersi di colture differenti, potrebbero ridurre gli attacchi di diverse avversità. È inoltre importante eliminare, dalle vicinanze delle coltivazioni, le erbe infestanti, sulle quali trovano ospitalità insetti che, spostandosi nei campi delle insalate, possono compiere danni diretti o trasmettere temibili malattie da virus e da fitoplasmi. Le piantine da trapiantare devono essere esenti da infestazioni onde evitare che anche minime presenze di insetti nel substrato o sulle piante possano poi originare in campo intollerabili infestazioni. Attraverso la coltivazione di varietà poco suscettibili e la scelta di coltivare tipologie di insalate in determinati periodi stagionali e non in altri, è possibile ridurre i rischi di danno di alcune specie di insetti. Alla fine dei cicli di coltivazione è importante procedere all’asportazione dei residui della coltivazione o al loro interramento con una profonda lavorazione, onde ridurre la popolazione di stadi degli insetti rimasti nel terreno dopo la raccolta. Attraverso attenti controlli di campo o con l’impiego di mezzi di monitoraggio (per es. trappole a feromoni sessuali di sintesi per il controllo dei voli dei lepidotteri, vasi-trappola per le larve degli elateridi e trappole Yatlor-Funnel per gli adulti degli stessi ecc.) è possibile valutare quando sussiste la necessità di ricorrere a trattamenti. Per questi è opportuno utilizzare preparati che possano fornire le massime garanzie di efficacia, onde evitare ulteriori interventi che implicherebbero ripercussioni a livello economico e ambientale. Per quanto riguarda le infestazioni dei nematodi galligeni, il ricorso alla solarizzazione consente di ridurre il livello delle loro popolazioni. Per combatterle si può ricorrere alla sterilizzazione del terreno con vapore acqueo surriscaldato, alla coltivazione intercalare di piante biocide, rappresentate da Rhaphanus sativus var. oleifera, Brassica juncea (senape bruna), Ruta spp. e Tagetes spp. Interessante è l’impiego dell’antagonista fungino Paecilomyces lilacinus, che agisce sulle uova e sulle larve di secondo stadio dei nematodi. Sono inoltre possibili trattamenti disinfestanti sul terreno con preparati chimici o con altri di derivazione naturale come l’azadiractina, estratta dai semi della pianta del Neem (Azadirachta indica). Contro gli insetti ad habitat terricolo si può ricorrere alla distribuzione, in pre-trapianto, dei geodisinfestanti microgranulari ammessi. Contro gli afidi sono applicabili preparati specifici, preferendo quelli con attività sistemica in quanto in grado di agire anche contro gli individui non direttamente colpiti dall’aficida. Contro le giovani larve delle nottue terricole ancora in attività sulla parte aerea possono essere utilizzati preparati che agiscono per ingestione, mentre contro quelle già interrate sono efficaci gli interventi con piretroidi, purché la vegetazione dei cespi non sia già sviluppata e tale da impedire agli stessi di giungere a contatto con le larve. Contro le larve delle nottue fogliari e degli altri lepidotteri sono disponibili diversi preparati (chimici e microbiologici) che agiscono per ingestione, la cui applicazione deve avvenire alla nascita delle larve o durante gli stadi iniziali di sviluppo. I danni dei ditteri fillominatori possono essere contrastati con l’impiego di spinosine, tra l’altro notevolmente efficaci contro le larve dei lepidotteri e il tripide occidentale, mentre i danni degli adulti delle altiche possono essere contrastati ricorrendo al trattamento con i piretroidi ammessi. Nell’eventualità di attacchi di ragnetto rosso su radicchio, solo con presenze superiori ai 4-5 acari/foglia può rendersi necessario ricorrere al trattamento acaricida. Relativamente a limacce e chiocciole, mantenendo pulito l’ambiente limitrofo dei campi di insalate dalle erbe infestanti è possibile ridurre l’invadenza di questi gasteropodi, per combattere i quali sono disponibili efficaci esche. Per quanto riguarda le arvicole, la difesa presenta non poche difficoltà, soprattutto quando in vicinanza dei campi delle insalate sono presenti incolti prativi nei quali i roditori scavano le loro tane. Contro questi minuti mammiferi sono disponibili esche alimentari, da localizzare nelle gallerie con l’eventuale ausilio di una doccetta ricavata da un pezzo di canna comune tagliata a becco di clarino.

 


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