Volume: l'ulivo e l'olio

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Gavino Delrio, Giuseppe Rotundo

Introduzione

L’oliveto è un agroecosistema caratterizzato da una buona stabilità, in cui non si riscontrano introduzioni di nuovi fitofagi esotici e dove la maggioranza delle specie potenzialmente dannose raramente raggiunge densità preoccupanti. Delle circa 50 specie di insetti e acari più frequenti, solo la mosca delle olive, Bactrocera oleae, la tignola dell’olivo, Prays oleae, e la cocciniglia nera, Saissetia oleae, rappresentano una costante minaccia alle produzioni olivicole. Alcuni fitofagi secondari, come il rodilegno giallo, Zeuzera pyrina, cocciniglie e scolitidi, possono causare danni in particolari situazioni. I giovani impianti possono essere attaccati dalla tignola verde dell’olivo, Palpita unionalis, e dall’oziorrinco, Otiorrhynchus cribricollis. Tutti gli altri insetti e acari sono invece normalmente ben controllati da un notevole numero di predatori (Antocoridi, Crisopidi, Coccinellidi, formiche e ragni) e da un complesso di 300-400 specie di Imenotteri parassitoidi. La maggior parte delle cultivar italiane, inoltre, ben si adatta alle diverse condizioni pedoclimatiche ed è dotata di una grande tolleranza e in qualche caso di resistenza ai principali insetti dannosi. La difesa dagli attacchi degli insetti nocivi è attualmente basata sulla lotta chimica, anche se l’impiego di insetticidi è molto limitato e non ha raggiunto livelli paragonabili a quelli delle altre colture arboree.

Parassiti animali di principale interesse

Mosca delle olive (Bactrocera oleae)

È un dittero Tefritide infeudato alle specie del genere Olea. L’adulto (4-5 mm) ha ali trasparenti e iridescenti con una piccola macchia scura all’apice, occhi di colore verde-bluastro, torace grigio-bluastro con scutello avorio, addome castano chiaro con macchie più scure. La femmina ha un ovopositore formato dagli ultimi segmenti addominali e terminante ad aculeo, che a riposo è invaginato all’interno dell’addome. Il maschio ha un addome arrotondato all’estremità. La larva matura (6-7 mm) è apoda, allungata e subconica, di colore bianco-giallastro. Il pupario, di colore bruno, è lungo 3,5-4,5 mm. La mosca delle olive attacca esclusivamente le drupe dell’olivo e dell’olivastro. Gli adulti possono vivere alcuni mesi e si nutrono di sostanze zuccherine (melata), polline, batteri epifiti del filloplano ecc. Dopo qualche giorno dallo sfarfallamento, al calar del sole, la femmina emette un feromone sessuale che attira i maschi. Le femmine scelgono le olive in cui deporre sulla base di stimoli visivi e olfattivi e preferiscono le drupe più grosse, che hanno raggiunto le dimensioni di un cece. La produzione giornaliera di uova per femmina è di 10-20 in condizioni ottimali e la fecondità totale può arrivare a diverse centinaia di uova. La femmina perfora la drupa con l’ovopositore per deporre un uovo in una camera subepidermica. La puntura forma una macchia a contorni netti, di forma triangolare e di colore brunastro. Generalmente viene deposto un solo uovo per oliva, perché la femmina durante la puntura aspira i succhi della drupa e successivamente li rigurgita per marcare l’oliva con sostanze repellenti. La larva scava nel mesocarpo una galleria di dimensioni gradatamente crescenti e, nelle olive verdi, si impupa all’interno dell’oliva dopo aver preparato la via d’uscita per l’adulto. Se l’oliva è matura la larva abbandona l’oliva per impuparsi nel terreno a qualche centimetro di profondità. La durata di sviluppo di una generazione è inferiore a un mese in primavera-estate, ma può essere anche di 3-4 mesi in autunno-inverno. La mosca delle olive può compiere da 2 a 5 generazioni all’anno nelle diverse aree olivicole in dipendenza delle condizioni climatiche e della presenza di olive. In alcune zone del Sud Italia si possono sviluppare 1-2 generazioni primaverili sulle olive dell’anno precedente e 3-4 in luglio-novembre. L’entità delle popolazioni della mosca e l’intensità degli attacchi alle olive dipendono dall’andamento meteorologico, dalla cultivar, dalla produzione di olive e dai nemici naturali. Le elevate temperature estive costituiscono un fattore limitante per la sopravvivenza di uova e larve nel Meridione, mentre le basse temperature rallentano le infestazioni autunnali negli oliveti delle aree settentrionali o delle quote più elevate. La suscettibilità delle cultivar agli attacchi dipende da caratteristiche fisiche (durezza dell’epicarpo, dimensioni delle drupe) e chimiche (quantità di oleuropeina e di cere dell’epicarpo). L’alternanza di produzione di olive ha un effetto determinante sulle infestazioni: nelle annate di bassa produzione l’attacco può essere totale e determinare una cascola completa mentre, nelle annate di carica, l’infestazione decorre in genere più lentamente. I nemici naturali, rappresentati da alcuni Calcidoidei ectofagi che parassitizzano le larve e da un Braconide endofago (Psyttalia concolor), non sono sufficienti a controllare le popolazioni della mosca. Gli attacchi della mosca costituiscono un elevato rischio per le olive da mensa, in cui possono essere tollerati solo bassissimi livelli di infestazione e anche le punture di ovideposizione determinano un danno di carattere estetico. Il danno causato alle olive da olio è sia quantitativo, dovuto alla cascola delle olive attaccate e alla riduzione della resa in olio, sia qualitativo, identificabile con alterazioni chimico-fisiche e organolettiche dell’olio.

Tignola dell’olivo (Prays oleae)

È un microlepidottero Iponomeutide che può vivere su alcune Oleacee (fillirea, ligustro, gelsomino), ma solo sull’olivo e sull’olivastro può completare le sue tre generazioni. L’adulto è una farfallina lunga 6-8 mm, con ali anteriori di colore grigio perla e macchie nere a contorni irregolari e ali posteriori un poco più chiare con margini frangiati. La larva matura (7-8 mm) è di colore verde o nocciola, con lunghe striature marroni. La tignola svolge 3 generazioni: sui fiori (antofaga), sui frutti (carpofaga) e sulle foglie (fillofaga). Il primo volo degli adulti avviene in aprile-maggio, in corrispondenza della differenziazione dei boccioli fiorali, sui quali le femmine ovidepongono. Le larve neonate penetrano nel boccio e si nutrono delle antere; le larve più grandi rodono i fiori dall’esterno, imbrigliandoli con sottili fili sericei e formando una sorta di glomerulo. Ogni larva può distruggere 10-20 fiori. Il secondo sfarfallamento si ha nel mese di giugno e le femmine depongono le uova singolarmente sui calici delle olive appena formate (grano di pepe), presso l’attacco del peduncolo. La larva penetra direttamente nell’olivina e si dirige verso il nòcciolo, determinando spesso il disseccamento e la caduta delle olivine attaccate (cascola precoce). Sulle olive infestate rimaste sulla pianta, la larva continua lo sviluppo a spese dell’endocarpo e, a maturità, scava una galleria attraverso il nòcciolo e fuoriesce in corrispondenza dell’inserzione del peduncolo sul frutto, provocando il distacco dell’oliva (cascola di agosto-settembre). Il terzo volo si verifica in settembre-ottobre e le uova sono deposte sulla pagina inferiore delle foglie. I primi stadi larvali si sviluppano in autunno-inverno scavando mine di varia forma nelle foglie, mentre le larve mature erodono i germogli o penetrano all’apice dei rametti. La specie è controllata da numerosi predatori e parassitoidi. Particolarmente importante è il ruolo svolto dalle larve di crisopa, che predano normalmente alte percentuali di uova della generazione carpofaga. I danni causati dalla generazione fillofaga non hanno alcuna importanza economica, mentre quelli della generazione antofaga sono raramente rilevanti in varietà a drupa grossa, con fioritura scarsa e in presenza di alte infestazioni. I danni della generazione carpofaga dipendono dal livello di infestazione, dalla varietà e dall’importanza della cascola fisiologica in post-allegagione. Le varietà da olio manifestano una buona resistenza (antibiosi) alle larve di tignola e possono compensare la cascola delle olive con un maggior peso della drupa e una maggiore resa in olio. Le varietà a drupa grossa hanno invece una minore resistenza e tolleranza alle infestazioni.

Cocciniglia nera (Saissetia oleae)

Il rincote coccide è una specie polifaga, ma in Italia attacca soprattutto olivo, agrumi e oleandro. La femmina adulta prima dell’ovideposizione è grigia, di forma ovale, con una carena longitudinale e due trasversali sul dorso che delineano una lettera H trasversa. Le femmine ovideponenti diventano più convesse e assumono un colore nero. I maschi sono assenti e la riproduzione avviene per partenogenesi telitoca. Le uova, di colore giallo-aranciato, sono deposte sotto il corpo della femmina, che in media arriva a produrne un migliaio. Compie normalmente una generazione all’anno e solo una piccola parte della popolazione può arrivare a svolgerne due. Lo svernamento avviene allo stadio di neanide di II e III età e più raramente di femmina giovane. Le femmine ovideponenti si trovano in primavera, mentre in estate nascono le neanidi, che si disperdono attivamente sulla chioma per fissarsi prevalentemente nella pagina inferiore delle foglie. Solamente a fine inverno le femmine giovani riprendono la mobilità, andando in parte a fissarsi sui rametti. Le neanidi di I età in fase di dispersione vanno incontro a fortissime mortalità e le popolazioni di quelle fissate possono essere ulteriormente ridotte dall’insolazione diretta e dalle alte temperature. Anche alcuni Calcidoidei parassitoidi appartenenti al genere Metaphycus e predatori, come il Coccinellide Chilocorus bipustulatus e il Pteromalide Scutellista cyanea, svolgono un rilevante contenimento della cocciniglia. Le abbondanti concimazioni azotate e l’eccessivo ombreggiamento della chioma, determinato da carenza di potature, possono favorire l’insorgenza di pullulazioni della cocciniglia. I danni consistono in sottrazione di linfa e produzione di melata, con conseguente sviluppo di fumaggine. Le foglie ricoperte da fumaggine rallentano la fotosintesi e la respirazione e possono cadere prematuramente; la produzione di olive può essere fortemente ridotta.

Parassiti animali di secondario interesse

Fanerottera (Phaneroptera nana)

Ortottero appartenente alla famiglia Phaneropteridae, di colore verde con elitre corte. Vive su svariate piante (vite, olivo ecc.) di cui erode le foglie e i frutti. Presenta una sola generazione all’anno e sverna da uovo deposto in settembre-ottobre tra le 2 lamine delle foglie dell’olivo. Nutrendosi anche di insetti fitofagi, la fanerottera è da considerare tra gli ortotteri a regime dietetico misto.

Pidocchio nero dell’olivo (Liothrips oleae)

È un tisanottero Fleotripide di piccole dimensioni (2,5 mm) e di colore nero brillante, con ali frangiate con lunghe setole. Sverna da adulto e compie 3-4 generazioni all’anno. Attacca prevalentemente le foglie sulle quali, a seguito delle punture di alimentazione e alla conseguente immissione di saliva tossica, provoca deformazioni. Può attaccare anche gemme, fiori e giovani drupe, che possono abortire o risultare deformate e più piccole.

Cicaletta dei fruttiferi (Cicadella brullei)

Gli adulti di tale rincote Cicadide frequentano diversi fruttiferi, nonché l’olivo, diverse latifoglie forestali e piante arbustive. L’adulto si presenta di colore nero sul dorso, con una piccola macchia posta nella parte posteriore del capo, una stretta tacca sul pronoto e altre due submediane sul mesoscutello; l’addome è nero nella parte ventrale e di colore fulvo ai lati. Le femmine, che compaiono in luglio, ovidepongono nei rametti di piante danneggiandoli seriamente con ferite praticate per scavare le cellette, che contengono ciascuna 6-9 uova disposte in doppia fila.

Metcalfa (Metcalfa pruinosa)

È un rincote Flatide polifago, di origine americana. L’adulto (7-8 mm) ha ali trapezoidali di colore grigio scuro con venature chiare, tenute a tetto allo stato di riposo. Neanidi e ninfe sono di colore bianco verdastro, appiattite dorso ventralmente e con 2 pennelli di cera all’estremità dell’addome. La metcalfa compie una generazione l’anno e sverna da uovo deposto nelle anfrattuosità della corteccia. In estate, neanidi e ninfe si nutrono sulle foglie e sui giovani rametti; gli adulti hanno la tendenza a disporsi allineati sui rametti. I danni indiretti sono dovuti all’imbrattamento degli organi vegetali con cera e con melata. Su olive da tavola le punture di nutrizione e l’iniezione di saliva possono provocare deformazioni e spaccature delle drupe.

Cotonello dell’olivo (Euphyllura olivina)

È un rincote Afalaride che vive esclusivamente su olivo e olivastro. Gli adulti (2,5-3 mm) sono di colore nocciola verdastro con piccoli punti neri sulle ali anteriori. Nei nostri ambienti il cotonello può completare al massimo 3 generazioni, ma frequentemente si ha lo sviluppo di una sola generazione primaverile. Svernano gli adulti e, in primavera, le femmine depongono le uova nei giovani germogli e nei racemi fiorali. Gli stadi giovanili vivono gregari rivestendo gli organi attaccati con un’abbondante emissione cerosa. La dannosità del cotonello può essere rilevante in ambienti umidi o su piante a chioma molto fitta. Le neanidi avvolgono interi racemi fiorali provocandone l’aborto e possono provocare avvizzimento e cascola delle drupe da poco allegate.

 

Aleirode nero dell’olivo (Aleurolobus olivinus)

È un rincote Aleurodide che si sviluppa esclusivamente su olivo e fillirea, compiendo un’unica generazione all’anno. L’adulto (1,6 mm) ha corpo e ali interamente ricoperti di cera bianca. Le neanidi e il pupario si rinvengono sulla pagina superiore delle foglie. Il corpo è quasi circolare e appiattito come una cocciniglia, di colore interamente nero.

Cocciniglia cotonosa dell’olivo (Lichtensia viburni)

Questo rincote Coccide è ampiamente diffuso anche su viburno, edera, mirto e lentisco. La femmina matura ha forma sub-ellittica con colorazione giallastra e macchie brune, mentre il maschio è alato. La femmina ovigera si ricopre di un bianco ovisacco ceroso. Le neanidi sono di colore giallo-arancio, simili a quelle della cocciniglia nera, ma con il corpo leggermente più allungato e privo al dorso della caratteristica H. La cocciniglia compie 2 generazioni all’anno, colonizzando prevalentemente le piante con chioma folta e ombreggiata. Potenzialmente dannosa per l’abbondante produzione di melata e fumaggine, è però ben controllata dai nemici naturali.

Cocciniglia bianca del limone e dell’edera (Aspidiotus nerii)

Il rincote Diaspidide è una specie altamente polifaga e attacca olivo, agrumi, edera, oleandro ecc. Il follicolo femminile (1,5-2,5 mm) è rotondeggiante, leggermente convesso, di colore nocciola chiaro con esuvie centrali di colore giallo. Il maschio adulto ha un solo paio di ali membranose biancastre. La riproduzione è sia sessuale sia partenogenetica. La cocciniglia svolge da 3 a 5 generazioni, svernando in tutti gli stadi ma prevalentemente da femmina adulta. Infesta tutte le parti delle piante ospiti e può causare filloptosi, disseccamento dei germogli e deformazione dei frutti, con danno particolarmente grave sulle olive da tavola. Esplosioni di popolazione sono state notate su olivi coperti di polvere o come effetto collaterale di trattamenti eseguiti contro altri fitofagi.

Cocciniglia grigia o parlatoria dell’olivo (Parlatoria oleae)

È un rincote Diaspidide con follicolo femminile (2 mm) quasi circolare di colore grigio-biancastro con esuvie eccentriche nerastre. Vive normalmente su olivo ma attacca molte altre piante da frutto e ornamentali. Compie in genere 2 generazioni all’anno e sverna prevalentemente come femmina adulta. Infesta foglie, rametti e frutti. Il punto di insediamento sui frutti presenta alone rossastro o violaceo, nerastro sulle olive mature, dovuto all’azione tossica della saliva. Le deformazioni dei frutti e le macchie persistenti causano un deprezzamento commerciale delle olive da tavola.

Ecofillembio dell’olivo (Metriochroa latifoliella)

Questo lepidottero Gracillariide è un minatore fogliare vincolato a olivo e fillirea. Adulto piccolo (5 mm) con ali anteriori di colore grigio scuro e 3 piccole macchie chiare sul margine posteriore. La larva scava una mina, visibile solo sulla pagina superiore della foglia d’olivo, a forma di U, prima sottile e poi rigonfia e bollosa. Di solito svolge 2 generazioni, con svernamento della larva nella mina. Questa specie è considerata utile perché ospite di Imenotteri calcidoidei che passano poi ad attaccare la mosca delle olive.

Piralide o margaronia dell’olivo (Palpita unionalis)

Il lepidottero Piraustide vive su Oleacee. Adulto (11-15 mm) con ali bianche satinate a riflessi madreperlacei e bordo costale delle ali anteriori nocciola. Larva matura di colore verde-chiaro. La specie può compiere 4-5 generazioni all’anno nell’Italia meridionale e gli adulti, di abitudini crepuscolari, si rinvengono dalla primavera fino all’autunno. Le larve erodono le giovani foglie all’apice dei getti dell’anno. I danni sono insignificanti sulle piante adulte in quanto gli attacchi estivi sono frequentemente localizzati sui polloni. Sulle piante giovani, specie se irrigue, l’attacco può compromettere lo sviluppo vegetativo.

Tignola rodiscorza dell’olivo (Euzophera pinguis)

Questo lepidottero Piralide attacca talora gravemente l’olivo nell’Europa meridionale e nel Nord Africa. Adulto (apertura alare 20-25 mm) con ali anteriori di colore grigio scuro segnate da 2 linee a zigzag e posteriori quasi bianche. Larva verde chiaro con capsula cefalica e placca toracica nerastre. Normalmente si hanno 2 generazioni l’anno, con adulti in aprile-giugno e agosto-settembre. Le uova sono deposte singolarmente o a gruppi di 2-5 nelle screpolature della corteccia. La larva è xilofaga e penetra nel legno appena dopo la nascita. Il rosume è spinto all’esterno delle gallerie misto a fili sericei. Le gallerie alla base delle branche o del tronco impediscono la circolazione linfatica determinando disseccamenti. Con popolazioni di 5-6 larve per tronco si può avere la morte delle giovani piante.

Rodilegno giallo (Zeuzera pyrina)

Lepidottero Cosside estremamente polifago; può danneggiare anche alcune cultivar di olivo particolarmente recettive. L’adulto (apertura alare 50-70 mm nella femmina) ha ali bianche picchiettate di macchie nero-bluastre. La larva è di colore giallo con numerosi puntini neri su ogni segmento. Sull’olivo compie probabilmente una generazione all’anno, con farfallamento degli adulti da giugno ad agosto. Le larve attaccano le branche più grosse e il tronco, in cui scavano gallerie ascendenti, prima sotto la corteccia e poi nel legno. Il foro di entrata è rivelato dalla fuoriuscita di linfa e dalla presenza di piccoli ammassi di rosume ed escrementi. L’intensità degli attacchi varia con l’età dell’oliveto. Su piante giovani una larva è sufficiente per portare a morte un albero. Piante adulte di olivo possono tollerare anche la presenza di 10 larve/pianta. Gli alberi indeboliti dal rodilegno giallo sono di frequente attaccati da altri insetti xilofagi.

Oziorrinco dell’olivo (Otiorrhynchus cribricollis)

È un coleottero Curculionide molto polifago, dannoso anche all’olivo. L’adulto (6-8 mm), di colore nero lucente, ha le elitre saldate fra di loro e non è in grado di volare. Presenta una generazione per anno e le larve si sviluppano sulle radici di piante erbacee. Nei mesi estivi gli adulti si arrampicano lungo il tronco di notte ed erodono le foglie dell’olivo con incisioni semicircolari.

Rinchite dell’olivo (Rhynchites cribripennis)

Olivo e olivastro sono gli unici ospiti di questo coleottero Attelabide. L’adulto (5,5-6 mm) è di colore rosso mattone. In agosto le femmine scavano con il rostro fori di nutrizione e di ovideposizione sulle olivine. Le larve si sviluppano nel nòcciolo e fuoriescono in autunno per svernare nel terreno. L’impupamento avviene nell’estate successiva, ma gli adulti emergono nella primavera del secondo anno.

Fleotribo o punteruolo dell’olivo (Phloeotribus scarabeoides)

È un coleottero Scolitide che vive sull’olivo e su altre Oleacee. L’adulto (2-2,5 mm), di colore nero-marrone con antenne flagellate, sverna in corte gallerie scavate nel legno alla biforcazione dei rametti. In marzo la femmina scava gallerie subcorticali di riproduzione nei rami deperiti e in quelli di potatura. Le larve formano nuove gallerie perpendicolari a quella materna. Gli adulti emergono tra maggio e giugno e si nutrono scavando brevi gallerie di alimentazione all’ascella dei giovani rametti. Nei mesi successivi possono talora svilupparsi altre 2 generazioni. Le gallerie di nutrizione degli adulti provocano il deperimento dei rametti, che possono essere spezzati dal vento. I rami di potatura possono essere utilizzati come esca per le femmine ovideponenti e devono essere bruciati prima della fuoriuscita degli adulti. Altri Scolitidi possono attaccare l’olivo come l’ilesino grigiobruno, Leperisinus fraxini, che ha un comportamento simile al Fleotribo e il punteruolo nero dell’olivo, Hylesinus oleiperda, che può talora determinare danni importanti, in quanto gli adulti (3 mm) possono riprodursi anche in piante apparentemente vigorose.

Cecidomie (Lasioptera berlesiana, Resseliella oleisuga, Dasineura oleae)

Sono piccoli ditteri Cecidomidi (max 3 mm) che, a seconda della specie, infestano i frutti, la corteccia o le foglie dell’olivo. La cecidomia delle olive (L. berlesiana) compie 4-5 generazioni all’anno. Le femmine ovidepongono nella camera dell’uovo della mosca delle olive diffondendo le spore del fungo Camarosporium dalmaticum. Il micelio fungino invade la puntura d’ovideposizione determinando la formazione di una tipica macchia marrone (marciume delle drupe) e la cascola delle olive infestate. Se le infestazioni non sono elevate, la Cecidomia può anche essere considerata utile perché elimina le uova delle generazioni estive della mosca delle olive. La cecidomia suggiscorza dell’olivo (R. oleisuga) ha 3-4 generazioni all’anno con deposizioni nelle lesioni corticali e sviluppo di larve gregarie sotto la corteccia. Il danno, più frequente in aree piovose, consiste in necrosi corticali e disseccamento dei rametti. Può avere una qualche importanza in vivaio o sui ricacci delle vecchie piante capitozzate. La cecidomia delle foglie dell’olivo (D. oleae) compie in genere una generazione all’anno e le femmine depongono le uova nei germogli e nei bottoni fiorali. Le larve minano il peduncolo causando colatura fiorale oppure formano galle uniloculari sporgenti su entrambi i lati della foglia.

Difesa dai parassiti animali

Nella difesa delle produzioni olivicole assume primaria importanza la lotta contro la mosca delle olive, che deve essere basata sulla stima delle sue popolazioni. Il rilevamento degli adulti può essere effettuato mediante trappole gialle, trappole a feromoni e bottiglie trappola innescate con sali ammoniacali o proteine idrolizzate. L’andamento delle infestazioni viene fatto su un campione ridotto di olive prelevato periodicamente. I danni causati dalla mosca possono essere ridotti anticipando la raccolta al periodo di maturazione commerciale, che precede quella fisiologica, cioè quando è possibile recuperare la maggior quantità d’olio per pianta. La raccolta precoce consente di sfuggire ai massicci attacchi che si verificano in autunno, in un periodo in cui gli incrementi di olio talora ottenibili non compensano il rischio di forti perdite quantitative e qualitative. La lotta biologica con lanci inondativi o inoculativi del parassitoide Psyttalia concolor ha dato risultati controversi e la sua diffusione è comunque limitata dai costi elevati e dalla mancanza di adeguate strutture per l’allevamento. Il metodo attratticida con l’impiego di dispositivi trattati con piretroidi e innescati con un attrattivo a base di bicarbonato d’ammonio e/o feromone si è mostrato efficace in condizioni di basse popolazioni della mosca e su oliveti isolati o su vaste superfici. Questo metodo è consentito dal Reg. CEE 2092/91 che disciplina le produzioni biologiche. I composti rameici hanno un effetto deterrente nei confronti delle femmine ovideponenti e probabilmente interferiscono con l’associazione con il batterio simbionte obbligato che la mosca presenta in tutti i suoi stadi di sviluppo e con i batteri epifiti del filloplano fonte di proteine per le femmine. Anche prodotti contenenti caolino dati in copertura possono svolgere un’efficace azione anti-ovideponente. I trattamenti insetticidi costituiscono il metodo più comunemente utilizzato per la lotta contro la mosca delle olive. In Italia viene condotta essenzialmente una lotta curativa antilarvale con insetticidi endoterapici idrosolubili, mentre negli altri Paesi del Mediterraneo è più diffusa la lotta preventiva contro gli adulti con trattamenti localizzati con esche proteiche avvelenate. La lotta contro la tignola, spesso necessaria sulle varietà di olive da tavola, può essere effettuata con successo con Bacillus thuringiensis, che deve essere irrorato sulle larve della generazione antofaga allo scopo di ridurre le popolazioni che attaccheranno le olive o con insetticidi sulla generazione carpofaga. Le trappole a feromoni consentono di determinare il momento in cui effettuare i trattamenti, prima che le larvette siano penetrate nel nòcciolo. Il controllo della cocciniglia nera deve essere mirato a impedire l’insorgere delle infestazioni favorendo i fattori naturali di mortalità. Gli insetticidi anticoccidici risultano poco efficaci contro le femmine della cocciniglia e devono pertanto essere eseguiti in estate sulle giovani neanidi.


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