Volume: la vite e il vino

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Piero Cravedi

Introduzione

Gli insetti e gli acari potenzialmente dannosi alla vite sono complessivamente numerosi, ma solamente ad alcuni è riconosciuta importanza economicamente rilevante per frequente presenza e gravità delle infestazioni. Tra le specie chiave, una posizione di rilievo hanno certamente le due “tignole” della vite Lobesia botrana ed Eupoecilia ambiguella. In particolare la tignoletta (L. botrana) è stata tradizionalmente oggetto di molti studi e sperimentazioni. Le condizioni fitosanitarie sono in continuo mutamento e specie ritenute di importanza marginale possono, nel tempo, assumere un ruolo maggiore. Per esempio, la problematica delle cocciniglie si è aggravata negli ultimi anni in varie zone viticole. La dannosità di alcune specie è attualmente in aumento, anche se in modo ancora piuttosto localizzato. Oltre alle citate specie di maggiore importanza, sulla vite se ne possono trovare sporadicamente o con distribuzione localizzata numerose altre. Infestazioni saltuarie possono però raggiungere intensità elevata. Si tratta di eventi da non trascurare, per cui è opportuno ricordare l’importanza di frequenti e regolari ispezioni in cui effettuare attente osservazioni e rilievi sulle viti in modo da evidenziare tempestivamente l’insorgere di eventuali infestazioni. La situazione nell’Italia settentrionale è oggi sostanzialmente cambiata, a seguito della diffusione dei giallumi (malattie causate da fitoplasmi), e in particolare della flavescenza dorata. La necessità di combattere Scaphoideus titanus, cicalina vettrice del fitoplasma che provoca la malattia, ha reso necessario un ripensamento della strategia complessiva di difesa del vigneto. La nuova situazione ha comportato l’aumento dei trattamenti insetticidi e una conseguente preoccupazione per lo sviluppo delle popolazioni di acari dannosi, come effetto collaterale.

Tripide della vite (Drepanothrips reuteri)

L’ordine dei Tisanotteri comprende insetti lunghi solo pochi millimetri, dotati di un apparato boccale con cui pungono le cellule vegetali e ne aspirano il contenuto. Per le loro piccole dimensioni si possono nutrire solo su tessuti giovani in fase di accrescimento. Il tripide della vite è lungo 0,6-0,8 mm e ha colore giallastro. Sverna come femmina adulta fecondata sotto la corteccia del ceppo e dei tralci più vecchi della vite e di altre piante. Al germogliamento gli insetti si localizzano sia sulle foglioline in fase di distensione, sia sui giovani germogli molto teneri, dove depongono le uova in modo isolato entro i tessuti fogliari. Queste vengono infisse grazie ad un robusto ovopositore all’interno dei tessuti in accrescimento. Nascono quindi le neanidi che, dopo due stadi neanidali e due ninfali, danno la forma adulta a fine maggio-giugno. Durante la stagione vegetativa si susseguono varie generazioni, la cui durata è generalmente legata alle condizioni climatiche. Verso la metà di novembre gli adulti raggiungono i rifugi invernali per svernare. Le infestazioni inizialmente riguardano i germogli subito dopo la schiusura delle gemme. La sintomatologia è simile a quella prodotta dal ragnetto giallo. Il blocco dello sviluppo dei germogli è particolarmente grave nei vigneti di nuovo impianto. Successivamente possono essere interessati anche i fiori e le foglie. Nel periodo estivo le punture sulle foglie provocano piccole macchie necrotizzate circondate da aree clorotiche. I germogli colpiti presentano alla base tacche necrotiche e crescono stentatamente. I danni di questo tripide risultano particolarmente rilevanti a inizio primavera sul vitigno Malvasia, che appare uno dei più sensibili, in quanto ne è ritardato l’accrescimento dei germogli. Un altro tisanottero la cui dannosità riguarda prevalentemente l’uva da tavola negli ambienti meridionali è la Frankliniella occidentalis.

Cicalina verde della vite (Empoasca vitis)

La cicalina verde, lunga circa 3-3,7 mm, allo stato adulto, si nutre pungendo le nervature delle foglie. Gli adulti si muovono camminando con movimento obliquo, caratteristico, o volando. Sverna come adulto su piante a foglia persistente o semi-persistente; in primavera si trasferisce sulla vite, che rappresenta l’ospite principale (ma può attaccare anche varie piante da frutto) e inizia l’ovodeposizione nella pagina inferiore delle foglie. Le neanidi e gli adulti sono presenti di preferenza nelle zone con elevata umidità (vigneti rigogliosi, aree poco ventilate). Come conseguenza delle punture di nutrizione si hanno, sulla vite, alterazioni dei margini fogliari con arrossamenti o ingiallimenti, a seconda del vitigno, che, nei casi più gravi, possono in seguito necrotizzare. La prima generazione non provoca danni di rilievo. I danni maggiori si verificano nei mesi estivi più caldi e consistono, oltre a vistose alterazioni dei margini fogliari, nella diminuzione del tenore zuccherino delle uve.

Cicalina gialla della vite (Zygina rhamni)

È una cicalina di colore bianco crema. Meno mobile della cicalina verde, provoca danni decisamente meno gravi ed evidenti. Questa cicalina si alimenta del contenuto delle cellule del parenchima fogliare. Le cellule svuotate confluiscono a formare aree decolorate che possono essere anche molto estese. La diminuzione della superficie fotosintetizzante riduce l’accumulo degli zuccheri nelle bacche.

Cicalina americana della vite (Scaphoideus titanus)

La specie, originaria del Nord America, è stata segnalata prima in Francia e, successivamente, anche in Italia. La presenza di S. titanus, a lungo ritenuta limitata all’Italia settentrionale, risulta ora interessare anche parte delle regioni centrali (recentemente è stato segnalato anche in Basilicata). S. titanus vive esclusivamente su vite e non provoca danni diretti ma è responsabile della trasmissione del fitoplasma della flavescenza dorata. Le neanidi, che escono dalle uova con molta scalarità a partire dalla metà di maggio, acquisiscono il fitoplasma nutrendosi su viti infette. Dopo un periodo di circa 30 giorni di incubazione la cicalina è in grado di trasmettere il fitoplasma. Gli interventi di lotta hanno la finalità di impedire la diffusione della malattia e vengono rivolti contro gli stadi giovanili dell’insetto vettore.

Cicalina vettrice del fitoplasma del Legno Nero (Hyalestes obsoletus)

H. obsoletus è una cicalina che annualmente compie una sola generazione. Le forme giovani vivono sulle radici di piante spontanee, in particolare l’ortica e il convolvolo, su cui svernano come ospiti preferenziali. Gli adulti compaiono a fine giugno-inizio luglio; si nutrono di varie piante e occasionalmente anche della vite. Le piante spontanee possono essere ospiti naturali del fitoplasma e fungere da sorgenti di infezione.

Cicalina bufalo (Stictocephala bisonia)

Questa cicalina, di origine nord-americana, presenta due formazioni appuntite ai lati del pronoto che le conferiscono un aspetto caratteristico, da cui deriva il nome con cui è comunemente nota. Gli adulti hanno la lunghezza di 8-10 mm e sono di colore verde. Le neanidi, presenti a partire da aprile-maggio, frequentano varie piante erbacee e la vite. I danni sulla vite derivano dalle punture di nutrizione. Sui tralci erbacei viene praticata una serie di punture ad anello che induce la formazione di una strozzatura ben evidente. Spesso le foglie apicali del tralcio interessato si presentano arrossate o ingiallite. In autunno si ha la deposizione delle uova in incisioni praticate con l’ovopositore. L’Imenottero Polynema striaticorne è un parassita specifico delle uova e svolge una importante azione di limitazione delle popolazioni delle cicaline bufalo.

Metcalfa (Metcalfa pruinosa)

È stata accidentalmente introdotta dal Nord America, e già da anni si è ampiamente distribuita in Italia. Le neanidi sono presenti da maggio e i primi adulti compaiono all’inizio di luglio. All’epoca dell’invaiatura, la maggior parte degli individui ha completato lo sviluppo. Metcalfa è molto polifaga e può originare sulla vite infestazioni di una certa intensità. Sono temuti anche la produzione di abbondante melata e il successivo sviluppo di fumaggini. Gli attacchi sono maggiormente frequenti quando, in prossimità delle viti, si trovano siepi e macchie arbustive di acero campestre, robinia, sambuco o di altre piante ospiti che costituiscono inesauribili fonti di infestazione. L’Imenottero Driinide Neodryinus typhlocybae, anch’esso di origine nordamericana, svolge una importante azione di controllo biologico.

Fillossera (Viteus vitifoliae)

La fillossera è stata segnalata per la prima volta in Europa nel 1863 in Inghilterra. La sua diffusione in Europa è stata molto rapida. In Italia la presenza è stata rilevata fin dal 1879 nelle province di Como e di Milano. La fillossera è un afide originario del Nord America, dove colonizza alcune specie di vite americane quali Vitis riparia, V. berlandieri e V. rupestris. Su tali viti compie il suo complicato ciclo biologico che si svolge in parte sulle radici e in parte sulle foglie, sulle quali provoca delle caratteristiche galle rotondeggianti. Sulla vite europea Vitis vinifera il comportamento è diverso. Le foglie sono poco favorevoli all’insediamento della fillossera e il ciclo dell’afide si svolge tipicamente solo sulle radici dove determina tuberosità radicali, con successivo disgregamento dei tessuti interessati. Contrariamente alle radici delle viti americane, quelle delle viti europee sono molto sensibili alle punture della fillossera e vanno incontro a gravi degenerazioni, che portano fino alla morte della pianta. All’epoca dell’introduzione della fillossera in Europa, i suoi effetti sui vigneti di V. vinifera furono catastrofici. La strategia che ha consentito di superare la crisi è stata quella di creare viti bimembri innestando la vite europea su piede americano. In tal modo si sfrutta la mancanza di reattività dei tessuti delle foglie della vite europea alle punture della fillossera e la resistenza delle radici delle viti americane che subiscono alterazioni modeste. Lo sforzo organizzativo per superare la crisi provocata dalla fillossera fu enorme, la viticoltura risorse, ma certamente con caratteristiche differenti da quella precedente. Il problema della fillossera si può ora considerare superato nei vigneti in produzione. Rimane, per contro, elevato il pericolo dell’afide nei vivai e nei vigneti di piante madri.

Cocciniglie della vite

Le cocciniglie sono insetti caratterizzati da un’elevata specializzazione alla fitofagia abbinata a caratteristiche morfologiche singolari. Tra maschi e femmine esiste uno spinto dimorfismo. Le femmine sono sempre sprovviste di ali e manifestano una scarsa mobilità. L’adattamento alla sedentarietà raggiunge i livelli più elevati nella famiglia dei Diaspididi in cui le femmine sono prive di zampe. Tra le caratteristiche più evidenti si segnala l’abbondante produzione di secrezioni esterne protettive (cera e seta) e l’emissione di melata (a esclusione dei Diaspididi) che richiama le formiche. Nonostante la limitata mobilità, alcune specie possono essere vettori di virus. Sono per lo più specie polifaghe, ma è frequente la specializzazione nei confronti di una o poche specie vegetali ospiti. Tra le cocciniglie della vite è noto che Planococcus ficus può trasmettere il virus dell’accartocciamento fogliare. Le cocciniglie della vite hanno tradizionalmente avuto presenza localizzata, solo eccezionalmente la loro densità ha richiesto interventi di difesa specifici. Negli ultimi anni la situazione è cambiata e specie quali quelle del genere Planococcus e Heliococcus bohemicus, morfologicamente molto simili tra loro e normalmente raggruppate sotto il nome di “cocciniglie farinose”, sono state responsabili di gravi attacchi. Spesso si hanno infestazioni miste con la contemporanea presenza di più specie. Altre specie che si possono trovare su vite sono la cocciniglia nera Targionia vitis, la cocciniglia del corniolo Parthenolecanium corni e la Pulvinaria vitis. Tutte compiono una sola generazione annuale e possono essere efficacemente combattute nel periodo in cui si trovano gli stadi giovanili.

Planococcus ficus, Planococcus citri. Sono le specie più rappresentative del gruppo delle cocciniglie farinose che attaccano la vite. Sono diffuse soprattutto nelle regioni meridionali della penisola, ma si ritrovano sovente anche nelle aree settentrionali. Mentre P. ficus attacca preferibilmente la vite e il fico, P. citri manifesta un comportamento più polifago, sviluppando, oltre che su vite, anche su agrumi, kaki, fico e numerose altre piante ornamentali. Morfologicamente sono due specie molto simili, con femmine dal corpo di forma ovale, ricoperto di cera, con caratteristici raggi cerosi ai margini. P. ficus sverna come femmina riparata nel ritidoma, mentre in P. citri lo svernamento avviene in qualsiasi stadio di sviluppo, prevalentemente come neanide di seconda età riparata nella corteccia del legno. Il numero di generazioni varia da 2-3 nei vigneti dell’Italia settentrionale fino a 6 negli ambienti meridionali. La dannosità è connessa alla migrazione delle cocciniglie sugli acini, nel periodo tra fine luglio e agosto, dove formano vistose aggregazioni. P. ficus è responsabile della trasmissione del virus dell’accartocciamento fogliare.

Heliococcus bohemicus. La specie è segnalata in vigneti del nord e centro Italia. Oltre alla vite infesta varie piante quali, per esempio, quercia, robinia, pioppo e pero. Morfologicamente H. bohemicus è molto simile alle specie del genere Planococcus. Il comportamento differisce in quanto tende a disperdersi sulla vegetazione e a non formare le aggregazioni tipiche dei Planococcus.

Pulvinaria della vite (Pulvinaria vitis). Questa cocciniglia origina saltuarie infestazioni, specialmente nei vigneti trascurati o in quelli ad uso famigliare. È una specie polifaga vivendo, oltre che su vite, anche su altre specie arboree o arbustive spontanee (acacia, betulla, nocciolo, biancospino, olmo ecc.). Le femmine, fissate su legno di due o più anni, producono un vistoso ovisacco di cera bianca. Questa specie compie una sola generazione all’anno. In primavera, le femmine che hanno svernato riprendono ad alimentarsi e verso la fine di aprile iniziano l’ovideposizione. Le uova all’interno dell’ovisacco ceroso iniziano a schiudere a fine maggio. Le neanidi si fissano in prossimità delle nervature della pagina inferiore delle foglie. Le femmine abbandonano le foglie nel mese di ottobre e si portano sulle parti legnose della vite su cui svernano.

Cocciniglia gobbo-striata (Parthenolecanium corni). La cocciniglia è estremamente polifaga e attacca svariate piante arboree, arbustive ed erbacee. Sulla vite infesta i tralci, il rachide dei grappoli, nonché la pagina inferiore delle foglie. In caso di forte attacco si possono verificare gravi deperimenti vegetativi. La femmina è di colore castano con linea longitudinale più chiara e carenata negli esemplari giovani. Compie una generazione all’anno e sverna come neanide sotto il ritidoma. Parte della popolazione può compiere una seconda generazione. In occasione della ovodeposizione il corpo della femmina assume una forma convessa e sotto ad esso depone fino a 3000 uova. Le neanidi, che sgusciano dopo 15-30 giorni in funzione dell’andamento climatico, si localizzano sulla pagina inferiore delle foglie.

Cocciniglia nera della vite (Targionia vitis). Questa cocciniglia, appartenente alla famiglia dei Diaspididi, infesta solitamente il ceppo o i cordoni permanenti, passando spesso inosservata per il colore simile a quello del legno e per il fatto che si localizza frequentemente sotto il ritidoma. Il corpo della femmina, caratterizzata da un colore violaceo, è protetto ventralmente da un consistente velo di colore bianco. Questa specie, piuttosto polifaga, in ambienti a clima mite può provocare infestazioni rilevanti su vite, soprattutto se le infestazioni interessano i giovani tralci. Compie generalmente una generazione all’anno e sverna come femmina adulta. In condizioni favorevoli, una parte della popolazione può compiere due generazioni all’anno. Negli ultimi anni la sua presenza nei vigneti è in aumento.

Tignoletta della vite (Lobesia botrana)

La lobesia è specie polifaga la cui importanza economica riguarda esclusivamente la vite, sia da vino che da tavola. Nell’adulto le ali anteriori sono cosparse di macchie brune miste ad altre di colore grigiastro o bluastro con una banda trasversale che va restringendo fino al bordo posteriore dell’ala. Le ali posteriori sono di colore grigio. La larva matura ha una colorazione dal giallo verdastro al bruno. Sverna come crisalide protetta nel ritidoma. Il primo volo degli adulti inizia a metà di aprile e prosegue per tutto maggio e la prima ovideposizione avviene sui bocci fiorali. Le larve, che sgusciano dopo 7-8 giorni, producono fili sericei formando caratteristici nidi (generazione antofaga) attorno ai fiori erosi. Questi divengono potenziali fonti di inoculo per la botrite che sopravvive saprofiticamente sulle matrici vegetali morte. Seguono poi due genarazioni carpofaghe. Numerose osservazioni hanno dimostrato che lo sviluppo indisturbato della prima generazione può costituire un elevato potenziale d’infestazione nelle generazioni successive. Il secondo sfarfallamento si ha nel mese di luglio. Le uova vengono deposte sugli acini acerbi a carico dei quali svilupperanno le larve di colore verdastro. Il terzo volo di adulti si verifica a partire dalla metà di agosto e prosegue nel mese di settembre, le larve sviluppano sugli acini maturi. Gli farfallamenti degli adulti possono essere seguiti con l’uso di trappole a feromone. Essi rappresentano anche efficaci mezzi di lotta quando vengono impiegati, mediante appositi erogatori, secondo i metodi della confusione e del disorientamento sessuale.

Tignola della vite (Eupoecilia ambiguella)

La specie è comunemente chiamata tignola per le maggiori dimensioni rispetto a Lobesia botrana. È un lepidottero che, pur avendo un’area di distribuzione molto ampia e superiore a quella della tignoletta, è presente prevalentemente nelle regioni settentrionali. L’adulto presenta le ali anteriori di colore giallo paglierino con una fascia trasversale bruna e la femmina ha normalmente dimensioni maggiori del maschio. Le larve mature presentano una colorazione variabile dal rossastro al bruno-verdastro. La tignola ha un ciclo biologico simile a quello della tignoletta, ma compie di norma due generazioni, eccezionalmente una terza, svernando anch’essa come crisalide. Il primo volo degli adulti avviene alla fine di aprile, per poi continuare per buona parte o per tutto il mese di maggio. Il secondo volo inizia nella seconda metà di giugno per proseguire fino alla fine di luglio. Le uova sono deposte in prossimità degli acini e, complici le alte temperature estive, schiudono in 3-4 giorni. L’attacco larvale ha inizio in fase di pre-chiusura grappolo con erosioni che interessano dapprima la porzione superficiale dell’acino che può venire completamente svuotato. Come per la tignoletta sono disponibili trappole a feromoni per il monitoraggio degli adulti. I danni, parimenti a quelli provocati dalla tignoletta, sono diretti, per la perdita di produzione, e indiretti, per lo sviluppo di marciumi (botrite e marciume acido).

Sigaraio (Byctiscus betulae)

Gli adulti sono di colore blu e verde con riflessi metallici. Vive su varie piante arboree e sulla vite. La femmina con l’apparato boccale situato all’estremità di un caratteristico prolungamento del cranio provoca l’appassimento delle foglie praticando erosioni del peduncolo. Le foglie vengono poi arrotolate a formare i caratteristici “sigari” entro cui vengono deposte le uova. I “sigari”, che ben presto si distaccano dalla pianta, non seccano nella loro parte centrale e i tessuti delle foglie consentono l’alimentazione delle larve.

Bostrichi (Sinoxylon sexdentatum, Sinoxylon perforans)

In primavera gli adulti provocano fori di alimentazione alla base delle gemme. Le femmine scavano gallerie di riproduzione ad anello attorno ai tralci. Le larve che escono da fine maggio a fine giugno provocano gallerie parallele all’asse del tralcio. La maturità viene raggiunta nel mese di luglio. Dopo un breve periodo di impupamento (7-10 giorni) sfarfallano gli adulti. Dalla fine di luglio fino a tutto settembre gli adulti provocano gallerie di nutrizione nei tralci. A ottobre scavano i cunicoli in cui sverneranno. I danni maggiori consistono nella rottura dei tralci indeboliti dalle gallerie. Attacchi gravi possono influenzare la produzione dell’anno successivo.

Nottuidi (Noctua fimbriata)

Alcuni Lepidotteri Nottuidi possono danneggiare le gemme all’inizio della ripresa vegetativa primaverile. La specie più frequentemente presente è Noctua fimbriata. Le larve che hanno svernato hanno abitudini notturne. Durante il giorno si riparano generalmente alla base dei ceppi. Di notte risalgono sulle viti per nutrirsi svuotando le gemme. L’attività delle larve prosegue anche sui giovani germogli e può interessare anche i grappoli neoformati. La dannosità è diversificata a seconda delle caratteristiche dei vitigni: alcuni sono in grado di emettere germogli fruttiferi anche dalle gemme avventizie. Risultati molto interessanti sono stati ottenuti con il monitoraggio degli adulti e con trappole a feromoni per programmare gli interventi di difesa e la sperimentazione di insetticidi selettivi. I feromoni sono stati ampiamente sperimentati e applicati anche come mezzi di lotta secondo i metodi che si basano sulle inibizioni degli accoppiamenti.

Ragnetto rosso dei fruttiferi e della vite (Panonychus ulmi)

Le infestazioni precoci provocano sviluppo stentato dei germogli e deformazioni delle foglie giovani su cui compaiono piccole aree necrotiche. Se l’attacco si verifica nel periodo estivo le foglie si presentano tipicamente arrossate nei vitigni a bacca rossa e giallastre, in quelli a bacca bianca. Le femmine (0,36-0,40 mm di lunghezza) hanno forma ovale e sono di colore rosso con tubercoli più chiari, su cui sono inserite le setole dorsali. Il maschio è piriforme e di colore bruno verdastro o arancione chiaro. Le uova hanno caratteristica forma di una piccolissima cipolla con un lungo filamento apicale. Quelle estive sono di colore pallido mentre quelle destinate a svernare, che vengono deposte a partire da settembre, hanno una colorazione rossa intensa. Fra le cause dell’aumentata pericolosità di questo fitofago va sottolineata l’eliminazione dei predatori naturali da parte di insetticidi poco selettivi. Tra i predatori di P. ulmi occorre ricordare alcuni acari fitoseidi, in particolare Amblyseius andersoni, e il coccinellide Stethorus punctillum. Da segnalare infine che sulla vite può essere presente anche il ragnetto rosso comune Tetranychus urticae che, pur privilegiando le piante erbacee, si può ritrovare anche su quelle arboree. Sulla vite questo tetranichide compare saltuariamente e quasi sempre a stagione inoltrata, da agosto in avanti, quando tende a sostituirsi al P. ulmi.

Ragnetto giallo della vite (Eotetranychus carpini)

Questo acaro tetranichide rappresenta un’avversità piuttosto preoccupante per la viticoltura del nostro paese. Gli attacchi del ragnetto giallo si possono verificare precocemente già alla chiusura delle gemme, con conseguente blocco dello sviluppo dei germogli, che presentano foglie piccole e di forma irregolare.La crescita dei giovani tralci, in genere stentata e irregolare, può anche, in seguito a forti infestazioni, arrestarsi completamente. Queste manifestazioni sono maggiori nelle primavere fredde e piovose. Se l’attacco si verifica in uno stadio più avanzato, le alterazioni avvengono a danno delle foglie, sulle quali compaiono dapprima macchie irregolari di colore giallastro o rossastro, a seconda della cultivar, e successivamente, prima di andare incontro a caduta anticipata, anche aree di secchereccio. Il tutto si ripercuote negativamente sia sul grado zuccherino dell’uva, sia sulla lignificazione dei tralci. Lo svernamento avviene ad opera delle femmine fecondate che, alla ripresa vegetativa, abbandonano i ripari invernali per spostarsi sulle giovani foglie, soprattutto quelle più vicine al legno vecchio, dove iniziano a nutrirsi. Le uova vengono deposte dopo alcuni giorni sulla pagina inferiore delle foglie, in prossimità delle nervature. Dalle uova fuoriescono le larve, munite di sei zampe, che, attraverso due stadi ninfali, si trasformano in adulti. Durante la buona stagione le femmine sono di forma ovale (lunghe 0,36-0,38 mm), di colore giallo pallido con macchie laterali verdi. Le femmine svernanti sono invece di colore giallo più intenso. I maschi, piriformi, sono più piccoli delle femmine. Anche nei riguardi di questo acaro tetranichide, l’attività degli acari fitoseidi, in particolare Amblyseius andersoni, Kampimodromus aberrans e Typhlodromus pyri, sono generalmente in grado di mantenere le infestazioni su livelli tollerabili.

Eriofide dell’erinosi (Colomerus vitis)

I sintomi provocati da questo eriofide sulle foglie sono molto evidenti e consistono in bollosità sporgenti sulla pagina superiore. Su quella inferiore, in corrispondenza delle bollosità, si forma un feltro di peli inizialmente bianchi che poi virano al rosa e al bruno, entro cui si localizza l’eriofide. I danni possono interessare anche i grappoli. Dopo una fase iniziale in cui i sintomi possono essere molto vistosi, generalmente la presenza si riduce e perde importanza. Gli adulti, subito dopo lo svernamento, iniziano ad aggredire gli abbozzi fogliari per cui le foglioline, appena formatesi, presentano già i sintomi dell’attacco. Le uova si riscontano per la prima volta nella fase di foglioline distese, mentre le prime forme giovanili appaiono nello stadio di “grappoli visibili”. Successivamente, a partire dall’inizio di maggio, e per circa due mesi, si assiste ad una fase migrante durante la quale gli eriofidi si spostano dalle foglie basali verso l’apice dei tralci, infestando le gemme apicali e le foglie di nuova formazione. In natura questi eriofidi sono contenuti dall’attività predatrice di diversi acari fitoseidi e stigmeidi.

Eriofide dell’acariosi (Calepitrimerus vitis)

Attacchi di acariosi nel nostro Paese sono stati segnalati in Sicilia fin dagli inizi del 1900, ma solo a partire dagli anni ’80 sono stati osservati danni consistenti in varie regioni tra cui Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Puglia. Gli attacchi che si verificano alla ripresa vegetativa ostacolano lo sviluppo dei germogli che presentano foglie di forma irregolare. Le manifestazioni più tardive si aggravano generalmente a partire dall’inizio di agosto. Gli eriofidi si localizzano sulla pagina inferiore delle foglie in accrescimento che si deformano a coppa e manifestano areole decolorate. I tralci presentano internodi raccorciati. Complessivamente la vegetazione della vite cambia aspetto perdendo il colore verde intenso e assumendo una colorazione brunastra, da cui il nome di acariosi bronzata. Dopo lo svernamento sostenuto dalle femmine, gli eriofidi si concentrano sulle gemme dove iniziano a nutrirsi e a deporre le uova, da cui si origineranno sia femmine che maschi. Le popolazioni raggiungono la massima concentrazione in agosto.

Difesa dai parassiti animali

Nella lotta contro gli insetti dannosi della vite primeggia per importanza Lobesia botrana. Numerose ricerche hanno evidenziato che non esiste una correlazione tra numero di catture e densità delle popolazioni. Le trappole a feromoni sono ritenute importanti solo per rilevare l’andamento degli sfarfallamenti e determinare il momento in cui effettuare i trattamenti, in base alle caratteristiche del prodotto insetticida che si intende utilizzare. Per valutare la densità delle popolazioni il campionamento più affidabile si basa sul conteggio delle uova oppure delle larve. Le difficoltà che il rilievo delle uova comporta possono essere facilmente superate con un po’ di esperienza. La dannosità della prima generazione (antofaga) è ritenuta generalmente di scarso rilievo e molti disciplinari di produzione integrata non ammettono trattamenti. La recente disponibilità di insetticidi con nuove modalità d’azione ha riacceso la discussione su questa impostazione. Varie esperienze provano che la riduzione della popolazione della Lobesia fin dalla prima generazione consente una maggiore efficacia nella lotta contro la seconda e contribuisce a ridurre i rischi di sviluppo della muffa grigia. Condiviso è invece il riconoscimento dell’importanza della lotta contro la seconda generazione, che danneggia gli acini acerbi, e favorisce l’insediamento allo sviluppo della muffa grigia (Botrytis cinerea). Oltre che con vari insetticidi di sintesi si sono ottenuti buoni risultati con l’impiego dei preparati a base di Bacillus thuringensis. Per il controllo di L. botrana è poi in aumento l’interesse per l’impiego dei feromoni per inibire gli accoppiamenti. I metodi disponibili si basano su due diversi meccanismi di interferenza del richiamo dei maschi ad opera delle femmine, noti come metodo “della confusione” e metodo “del disorientamento”. Nelle aree viticole in cui è presente la Flavescenza dorata, è di primaria importanza la lotta contro S. titanus, cicalina vettrice del fitoplasma. Lo scafoideo compie una sola generazione. Le neanidi che nascono verso la metà di maggio sono in grado di trasmettere il fitoplasma dopo un periodo di circa trenta giorni dall’acquisizione da viti infette. Per questo motivo, il primo intervento insetticida viene previsto a circa un mese dal rilevamento dell’inizio della schiusa delle uova. Tale trattamento viene generalmente effettuato entro la prima metà di giugno, periodo in cui sono presenti esclusivamente forme giovani dello Scafoideo. Limitatamente a questo periodo si può far ricorso anche a principi attivi che agiscono come regolatori della crescita. A causa della scalarità delle nascite si rende necessario un secondo trattamento, da fine giugno a inizio luglio. In questo momento la popolazione di Scafoideo è composta da forme giovani e dai primi adulti. Per questo secondo trattamento si preferisce utilizzare principi attivi con effetto immediato. In diverse zone, in cui la presenza di Scafoideo si è drasticamente abbassata e il rischio di diffusione della malattia è diminuito viene ritenuto sufficiente un solo trattamento. Le strategie contro i giallumi della vite si basano oltre che sugli interventi contro l’insetto vettore anche sulla estirpazione delle viti con sintomi. Diversa è invece la problematica connessa alle cicaline responsabili di danni diretti. La specie più importante è Empoasca vitis che raggiunge la più elevata densità nel periodo estivo. Gli interventi devono essere rivolti contro le forme giovani. I migliori risultati si hanno operando nelle ore fresche del mattino. L’intervento contro la cicalina riveste carattere di eccezionalità e trova giustificazione in danni realmente accertati negli anni precedenti e densità di popolazione molto alta. Per quanto riguarda la dannosità delle diverse specie di cocciniglie della vite, il problema è in preoccupante aumento. La lotta contro le cocciniglie farinose si basa su interventi contro le forme mobili che a maggio si portano sui germogli. Un altro momento adatto per l’intervento è quello che precede la fase fenologica della chiusura del grappolo che generalmente si verifica in luglio. Anche la cocciniglia nera (Targionia vitis) può rendere necessari interventi specifici contro le neanidi verso la metà di giugno. I trattamenti effettuati con insetticidi di sintesi nel periodo estivo per combattere tignole, cicaline e altri fitofagi possono fornire un importante contributo alla limitazione delle popolazioni delle cocciniglie. Per combattere infine la Pulvinaria è opportuno intervenire con oli a fine inverno contro le femmine che ripredono a nutrirsi. Relativamente ai Tisanotteri, la dannosità di D. reuteri può essere elevata alla ripresa vegetativa, particolarmente nei vigneti giovani. Un trattamento insetticida trova giustificazione limitatamente ai casi di arresto del germogliamento. Da sottolineare infine che nei riguardi delle pullulazioni di Acari Tetranichidi, la corretta gestione della difesa antiparassitaria costituisce la più efficace strategia di prevenzione. A volte però il ragnetto giallo (E. carpini) può essere responsabile del blocco della vegetazione nella fase iniziale. In tale periodo è opportuno effettuare specifici rilievi per accertare la causa dei sintomi considerando che anche Acari Eriofidi e Tisanotteri possono provocare manifestazioni simili. La corretta identificazione dell’avversità consentirà di scegliere opportunamente il principio attivo da utilizzare e di prevedere ulteriori rilievi da effettuare durante l’annata. Tra gli Acari Eriofidi, la specie maggiormente temuta è Calepitrimerus vitis responsabile dell’acariosi. Le segnalazioni di casi di una certa gravità sono in aumento e comportano attenzione, sia alla ripresa vegetativa, sia nel periodo estivo a partire da inizio agosto. Tra gli acaricidi solo alcuni sono efficaci sia contro i Tetranichidi sia contro gli Eriofidi.


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