Volume: la patata

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Francesco Pennacchio, Antonio Pietro Garonna

Introduzione

In tutti gli ambienti italiani di coltivazione la patata è esposta agli attacchi di una nutrita schiera di insetti, in parte indigeni e in parte acquisiti per accidentale introduzione. Alcuni fitofagi risultano particolarmente temibili negli ambienti in cui la coltivazione è ripetuta ogni anno e, contro di essi, risulta indispensabile ricorrere a tecniche di difesa atte a ridurre le perdite produttive. La patata può essere danneggiata durante le fasi di coltivazione anche da nematodi e, occasionalmente, da roditori.

Tignola (Phthorimaea operculella)

Lepidottero della famiglia Gelechiidae originario delle aree subtropicali americane, attualmente è cosmopolita (Paesi mediterranei, Africa, India, Australia, America centrale e meridionale). Si ritiene che la Phthorimaea operculella sia entrata in Italia, insediandosi, in occasione del secondo conflitto mondiale. La tignola è infeudata a solanacee spontanee e coltivate, con preferenza per patata e tabacco. Le larve sono endofitiche: scavano mine nelle foglie e nei fusti di diverse solanacee, e nel caso della patata possono infestare gravemente i tuberi, sia in campo sia in magazzino, rendendoli non commerciabili. In seguito all’attacco larvale si sviluppano batteriosi che determinano il disfacimento molle dei tuberi. Il lepidottero è omodinamo, pertanto la durata e il numero di generazioni che compie annualmente sono strettamente correlati alle condizioni termiche registrate nelle differenti aree dell’attuale distribuzione geografica. Osservazioni svolte in Italia centromeridionale hanno evidenziato che la specie può compiere 6-8 generazioni all’anno, con massima presenza e dannosità durante il periodo estivo-autunnale. Gli adulti, crepuscolari, volano con almeno 16 °C e manifestano un netto idrotropismo. La longevità degli adulti varia a seconda della stagione in cui si svolge il ciclo biologico, da pochi giorni nel periodo estivo a oltre un mese in autunno. Gli adulti di questo gelechide hanno ali anteriori molto strette, grigie con macchioline nerastre nel tratto prossimale (apertura alare 10-17 mm), e ali posteriori di colore grigio uniforme. Le larve sono di colore biancastro, con capo, pronoto e scuto anale bruni; la crisalide, rossastra, è racchiusa in un bozzoletto bianco che ingloba particelle di varia natura (residui vegetali, terreno). Le uova, anch’esse biancastre, sono deposte singolarmente o in gruppetti in punti più o meno rugosi, screpolati o infossati delle piante ospiti, in numero di 80-200 per femmina. Durante l’attività di scavo, la larva usa tappezzare le gallerie con un secreto sericeo. In campo, la larva dalle foglie passa ai fusti o ai tuberi, dove la galleria inizia quasi sempre in corrispondenza dell’infossamento delle gemme, evidenziando un piccolo opercolo sericeo a imbuto. L’incrisalidamento avviene all’esterno del tessuto vegetale. Lo svernamento, in genere, si verifica allo stadio larvale nei tuberi variamente conservati, negli imballaggi, nelle maglie dei sacchi, e nelle fessure di muri e pavimenti dei locali di stoccaggio. Un altro lepidottero gelechide, la Tuta absoluta, originaria del Sudamerica, è stato di recente segnalato in Italia. Si tratta della temibile minatrice del pomodoro, che può arrecare gravi perdite di produzione a questa ortiva e, in misura minore, interessare le altre solanacee coltivate. Come riportato per altre aree geografiche, T. absoluta è in grado di attaccare la patata, limitatamente alla parte epigea, su cui si manifestano le tipiche mine a chiazza irregolare. Contrariamente alla tignola della patata, questa specie non infesta i tuberi e, nel complesso, i danni sono da considerarsi trascurabili. Il lepidottero è presente su varie solanacee spontanee, come Solanum, Datura, Nicotiana e Lycium, che fungono da pericoloso serbatoio della specie.

Dorifora della patata (Leptinotarsa decemlineata)

Coleottero della famiglia Chrysomelidae di origine nordamericana (Colorado), la Leptinotarsa decemlineata è arrivata in Europa nel corso dell’Ottocento, dove si è definitivamente insediata negli anni successivi al primo conflitto mondiale, periodo in cui furono segnalate gravi infestazioni in Francia. In Italia la specie è arrivata in Piemonte nel 1944, per poi diffondersi in pochi anni su tutto il territorio nazionale, con l’eccezione della Sardegna. È attualmente distribuita in gran parte dell’Europa, fuorché nel Regno Unito e in parte della Scandinavia, mentre continua la sua espansione verso il Medio Oriente e l’Asia centrale. La dorifora, facilmente riconoscibile per le elitre giallastre dotate ciascuna di 5 linee nere, si sviluppa anche su varie solanacee coltivate, ma la patata resta la sua pianta preferita, consentendole un ciclo di sviluppo più breve e fecondità maggiori. Gli adulti e le larve di questo crisomelide si alimentano delle foglie della patata e, potenzialmente, sono in grado di provocare la distruzione totale della parte aerea della pianta, compromettendo così la produzione di tuberi. Nei climi più miti la specie è in grado di svolgere due generazioni complete all’anno. Sverna nel terreno come adulto in diapausa, ad almeno 20 cm di profondità. Nei mesi di aprile e maggio gli adulti riprendono l’attività biologica alimentandosi voracemente. Con valori termici di 16 °C iniziano gli accoppiamenti e, successivamente, le deposizioni. Ogni femmina depone in 1-2 settimane da 700-800 fino a 2000 uova. Le uova, allungate e di colore giallo-rossiccio, sono deposte in gruppetti di 15-40 elementi sulla pagina inferiore delle foglie. Dopo un’incubazione di 4-15 giorni, nascono le larve, che completano lo sviluppo in 15-25 giorni, dopodiché si infossano nel terreno scavando cellette d’impupamento a 5-15 cm di profondità. I nuovi adulti dell’anno compaiono agli inizi di luglio, per diffondersi sulle colture circostanti, dando origine a una seconda generazione che si completa in settembre.

Ferretti (Agriotes spp.)

Si tratta di specie di coleotteri della famiglia Elateridae, con ampia distribuzione territoriale, appartenenti al genere Agriotes (litigiosus, ustulatus, sordidus, brevis), dotati di marcata polifagia, potendo vivere a spese di diverse colture erbacee cerealicole, ortive e industriali. I danni maggiori sono causati dalle larve endofite, che erodono gli organi sotterranei creando fori molto caratteristici in radici e tuberi. Il nome comune deriva dal colore giallastrorugginoso delle larve, dotate di tegumento coriaceo e forma allungata. Lo sviluppo larvale per completarsi può richiedere più anni (da 2 a 4-5 anni). Generalmente gli elateridi adulti svernano nel terreno, da cui escono tra marzo e aprile, per volare, soprattutto di notte, sulle piante, di cui erodono le foglie e i fusti, ricercando siti di ovideposizione. Vengono preferiti terreni umidi e ricoperti di vegetazione. Ciascuna femmina depone nel terreno in media 90 uova circa, in gruppetti di 5-6 unità, a pochi centimetri di profondità. Le larve schiudono in giugno, dopodiché penetrano nelle radici e nei tuberi più o meno profondamente, talora forando i tuberi da parte a parte. Per sfuggire alla siccità estiva e ai rigori invernali le larve possono approfondirsi anche fino a 40-50 cm. Gli essudati vegetali e le emissioni di CO2 radicali sono potenti attrattivi per le larve. Varietà di patata tardive in presenza di irrigazioni ritardate e/o piogge estive possono subire attacchi notevoli.

Nottue terricole (Agrotis ipsilon, A. segetum)

Agrotis ipsilon è un lepidottero della famiglia Noctuidae ampiamente diffuso nelle regioni temperato-calde e subtropicali degli emisferi Nord e Sud, noto anche come black cutworm. È una specie migratrice caratterizzata da spostamenti ciclici dagli areali meridionali verso le latitudini più settentrionali. Queste migrazioni possono dare luogo a pullulazioni larvali imprevedibili, con danni talora ingenti. Agrotis segetum ha un areale di distribuzione meno esteso, limitato alla zona paleartica. Le nottue sono dotate di straordinaria polifagia, e sono in grado di svilupparsi in ogni ambiente su numerose specie coltivate e spontanee. I terreni freschi, umidi e ricchi di vegetazione sono i preferiti dalle femmine ovideponenti di questa specie. I danni consistono in erosioni provocate dalle larve (di colore grigio piombo) al colletto e alle radici, con successivi disseccamenti della parte aerea, e ai tuberi più superficiali. Il numero di generazioni varia da 2 a 4 a seconda della latitudine. Le specie svernano allo stadio larvale o di crisalide; in tarda primavera le femmine depongono fino a 2000 uova in piccoli gruppi, alla base delle piante ospiti. Lo sviluppo larvale varia in durata dai 45 giorni, nella stagione più calda, ai 5 mesi circa in quella invernale.

Afidi

Macrosiphum euphorbiae è la specie che si riscontra con maggiore frequenza nelle aree pataticole italiane e a essa si accompagnano Myzus persicae e, più saltuariamente, Aulacorthum solani. Essi sono noti con il nome comune di “afidi verdi”. Occasionalmente è presente sulla patata anche l’afide nero, Aphis fabae, dotato di un elevato grado di polifagia. La prima specie citata è nota come “afidone della patata e del pomodoro”, per le notevoli dimensioni delle femmine partenogenetiche (4-5 mm), che presentano una colorazione verde tendente al giallastro o al rossastro. L’afidone ha un’ampia distribuzione geografica e presenta notevole polifagia. M. euphorbiae è caratterizzato da un ciclo dioico, con ospiti primari rappresentati, tra gli altri, da Rosa, Euphorbia e Lycium. Gli ospiti secondari sono costituiti da solanacee, cucurbitacee, composite e numerose piante ornamentali. Svolge cicli biologici diversi in funzione delle condizioni climatiche presenti, con prevalenza di anolocicli partenogenetici nei climi miti degli areali orticoli italiani. M. persicae, noto come “afide verde del pesco”, nella patata non raggiunge livelli di popolazione elevati; è tuttavia molto temuto quale vettore di virus (soprattutto CMV e PYV). Svolge il suo ciclo dioico tra i Prunus, gli ospiti primari, e numerose erbacee come ospiti secondari, tra cui, in particolare, le solanacee. Questo fitofago è anche temuto per la capacità di compiere lunghe migrazioni, potendo diffondersi in aree molto vaste. In Italia meridionale le sue popolazioni possono mantenersi da un anno all’altro mediante anolociclo. A. fabae è un’altra specie dioica che presenta come ospiti primari l’evonimo e il viburno, e come ospiti secondari decine di specie botaniche appartenenti a varie famiglie. Si addensa in fitte colonie sulla pagina inferiore delle foglie lungo gli apici vegetativi. A. gossypii compie un olociclo dioico tra Hibiscus, Rhamnus, Catalpa e numerose erbacee come ospiti secondari, tra cui in particolare le solanacee e le cucurbitacee. Nelle regioni meridionali più calde si riproduce con anolocicli sugli ospiti secondari e con paracicli su quelli primari. Le infestazioni afidiche causano tipici danni diretti, che consistono in sottrazione di linfa ed emissione di melata (con successivo sviluppo di fumaggine), deformazione dei germogli, accartocciamento delle foglie e deperimento generale, e i più temuti danni indiretti, che consistono nella trasmissione e nella diffusione di virosi, non tollerabili nei campi di moltiplicazione della patata da seme. I virus trasmessi sono: PVX (virus X della patata), PVY (virus Y della patata) e PLRV (virus dell’accartocciamento della patata).

Grillotalpa (Gryllotalpa gryllotalpa)

Ortottero ensifero dotato di zampe anteriori fossorie adatte allo scavo, è ampiamente distribuito a livello paleartico. Nell’areale di distribuzione coesistono diverse entità specifiche di grillotalpa (Gryllotalpa gryllotalpa in senso lato), distinguibili tra loro per alcuni caratteri morfologici e per il numero di cromosomi, anche se la biologia delle singole specie non si differenzia sostanzialmente. Le specie sono onnivore, cibandosi di bulbi, semi, tuberi, insetti terricoli e lombrichi. I danni si verificano a carico degli organi ipogei delle piante, a causa dello scavo sia di gallerie di alimentazione e di riproduzione, sia dei nidi di dimora e di ovideposizione. I grillotalpa infestano di preferenza terreni umidi e ricchi di humus, realizzando una sola generazione ogni due anni. Gli adulti si accoppiano in superficie, in aprile-maggio, e ciascuna femmina depone, in una camera di terra compressa e agglutinata con liquidi di rigurgito, da 200 a 300 uova, che schiudono dopo una ventina di giorni. Gli stadi giovanili, inizialmente gregari, si nutrono di detriti vari e radichette, trascorrendo il successivo inverno nello stadio di terza età. Gli adulti compaiono nella primavera successiva, ma si riprodurranno solo nell’anno seguente.

Difesa integrata dai parassiti animali

Per salvaguardare il reddito economico e ottenere raccolti di qualità è necessario adottare misure di controllo efficaci e a basso impatto ambientale. È buona norma non trascurare i provvedimenti agronomici preventivi (avvicendamento, lavorazioni, scelta varietale, periodo di semina, distruzione dei residui colturali ecc.) e applicare la difesa chimica e microbiologica, quando essa diventa indispensabile per contrastare popolazioni elevate di questi temibili fitofagi. Nell’ottica dell’integrazione dei mezzi di controllo, anche la lotta biologica ha un suo spazio. Per esempio, gli entomofagi degli afidi sono abbastanza numerosi, e tra essi si ricordano coleotteri coccinellidi come Adalia bipunctata e Coccinella septempunctata, i ditteri sirfidi e cecidomidi, i neurotteri crisopidi e gli imenotteri parassitoidi appartenenti alle famiglie Braconidi e Afelinidi, alcuni dei quali sono commercializzati a questo scopo. Numerosi sono anche gli antagonisti della dorifora che sono stati oggetto di prove di lotta biologica, purtroppo senza esito. Sono stati fatti tentativi per perfezionare l’impiego dell’eterottero predatore Podisus maculiventris, abbinato al rilascio del suo feromone di aggregazione, per migliorarne l’efficacia predatrice. Anche il controllo naturale della tignola è largamente insufficiente per un valido contenimento dei danni; inoltre, i tentativi di lotta biologica con l’imenottero poliembrionico Copidosoma koehleri non hanno dato i risultati sperati. I feromoni sessuali come mezzi biotecnici sono utilizzati per la loro indubbia efficacia, soprattutto per il monitoraggio del volo degli adulti delle specie di lepidotteri sopra descritte.

Interventi al terreno

Le rotazioni poliennali favoriscono una drastica riduzione dei problemi causati dai parassiti animali. In comprensori specializzati l’alternativa resta la geodisinfestazione o il ricorso a varietà maggiormente resistenti. I ferretti e le nottue terricole possono danneggiare direttamente i tuberi: perciò, in caso di necessità, vanno contenuti con geodisinfestanti. È utile ricordare che si crea un ambiente sfavorevole alle larve anche mediante operazioni agronomiche, come le sarchiature. In molti casi è necessario accertare preventivamente, mediante carotaggi, la popolazione larvale dei ferretti presente e, al superamento della soglia economica d’intervento, procedere alla geodisinfestazione localizzata con prodotti liquidi o granulari. Nel caso del grillotalpa raramente si deve ricorrere a tale pratica. Di norma questo fitofago si contrasta mediante l’utilizzo di esche, a base di crusca o di riso, avvelenate con insetticidi persistenti, che vengono sistemate di sera in prossimità degli imbocchi delle gallerie, nel mese di aprile, quando le femmine maturano le uova e sono particolarmente voraci. Il controllo delle infestazioni localizzate e a bassa densità di larve di agrotidi va anch’esso affidato all’impiego di esche avvelenate, distribuite su terreno umido.

Protezione della parte epigea

Importanza strategica riveste il controllo degli afidi per la difesa delle coltivazioni di tuberi da seme, che in Italia sono praticate in ambienti sfavorevoli a questi fitomizi (zone di montagna dove prevale l’olociclo con popolazioni primaverili esenti da virus) e vengono raggiunte dalle migrazioni di individui infetti solo in estate avanzata. Le misure da adottare comprendono interventi di natura agronomica (isolamento delle coltivazioni, equilibrata concimazione, distruzione anticipata dei cespi) e lotta integrata (oli minerali e aficidi, superfici riflettenti o coperture di polietilene). La lotta alla dorifora può essere impostata in vario modo. L’uso di Bacillus thuringiensis Berliner ceppo tenebrionis è indicato su larve giovani di prima e seconda età. È valido l’uso di chitinoinibitori o di sostanze attive di nuova sintesi (per esempio semicarbazoni), che hanno sostituito i vecchi insetticidi a cui la dorifora risulta resistente in vario grado. La gestione del controllo della dorifora si può basare su di un modello fenologico di sviluppo, costruito attraverso il calcolo delle temperature giornaliere, i cosiddetti “gradi-giorno” (°G), utili all’evoluzione del ciclo biologico della specie. Lo zero di sviluppo individuato per il coleottero è pari a 12 °C e la somma dei gradi-giorno necessari al compimento di una generazione risulta pari a 330-335 °G. L’uso di tale modello consente di individuare con maggiore precisione la finestra temporale d’intervento, in modo da sincronizzarlo con la presenza dello stadio di sviluppo più sensibile. La lotta alla tignola inizia a partire dalle precauzioni agronomiche (tuberi-semi esenti da infestazione, tuberi pre-germogliati e anticipo di semina, rincalzatura, eliminazione di solanacee spontanee, distruzione dei residui colturali alla fine del ciclo). Il monitoraggio si avvale di trappole feromoniche di forma opportuna (trappole a pannelli incrociati e invischiati), con relativa soglia di cattura per stabilire il momento dell’intervento. Alla cattura di 30 maschi/trappola/settimana si procede con l’impiego di un insetticida endoterapico. Sulle colture di patata bisestile la soglia critica è maggiore: 70 adulti/trappola/settimana in settembre-ottobre. Per evitare l’attacco ai tuberi può essere utile ricorrere alla pacciamatura del terreno con film plastico nero. Le larve fillofaghe delle nottue fogliari, come Helicoverpa armigera e Autographa gamma, che raramente provocano defogliazioni intense, sono in genere tenute sotto controllo dai trattamenti antitignola e antidorifora. Contro tutti i lepidotteri è possibile l’uso dei ceppi kurstaki e aizawai del B. thuringiensis.

Controllo in magazzino

In magazzino i tuberi possono subire attacchi gravi, tali da estendere il danno di campo, se il materiale da stoccare non viene sottoposto ad accurata cernita e viene mantenuto a temperature di conservazione non adeguate. Lo sviluppo di popolazioni di P. operculella è impedito da temperature inferiori a 10 °C. In magazzino anche i trattamenti con anidride carbonica, usata come antigermogliante, hanno effetto disinfestante in funzione antitignola. L’attacco da parte di roditori (topi e ratti) viene evitato attraverso sistemi di esclusione/chiusura integri ed efficienti, o mediante l’impiego di sostanze rodenticide, nel caso in cui si evidenzino danni visibili, segno di popolazioni insediate stabilmente in magazzino. Rodenticidi efficaci e di facile impiego sono gli anticoagulanti a dose singola (brodifacoum, difenacoum ecc.).


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