Volume: il carciofo

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Gavino Delrio

Introduzione

Il carciofo è attaccato in Italia da un centinaio di specie di parassiti animali appartenenti a Nematodi, Gasteropodi, Insetti e Roditori. Sulla coltura è però presente un notevole complesso di nemici naturali che contribuiscono a limitare i danni dei fitofagi. L’importanza dei singoli fitofagi dipende dall’area di coltivazione del carciofo e dalle tecniche colturali adottate. L’anticipazione degli impianti, con messa a dimora degli ovoli a fine giugno e raccolta dei capolini a partire da fine ottobre, espone infatti la carciofaia agli attacchi più intensi di alcuni fitofagi (afidi, nottue) rispetto alle colture tradizionali con raccolta più tardiva. Gli insetti più dannosi, che richiedono abitualmente interventi fitoiatrici, sono gli afidi e alcuni lepidotteri come la nottua del carciofo e la depressaria dei capolini, ma sulle colture anticipate possono risultare importanti gli attacchi di Nottuidi polifagi. In alcune aree carcioficole possono essere riscontrati danni da fitofagi secondari (lepidotteri, coleotteri e ditteri) e da parte di molluschi Gasteropodi e arvicole.

Parassiti animali di principale interesse

Afide nero(Aphis fabae)

Di colore nero o grigio-nerastro, con adulti atteri di 2,5 mm. Ha come ospiti primari l’evonimo e il viburno, ma nelle condizioni climatiche mediterranee svolge soltanto l’anolociclo su diversi ospiti secondari, fra cui il carciofo, dove si succedono continue generazioni di virginopare. Le colonie dell’afide nero si localizzano sul carciofo alla base dei giovani capolini e sul loro peduncolo, ma possono anche attaccare la pianta nelle prime fasi vegetative deformando le foglie e rallentandone lo sviluppo.

Afide verde-nerastro del carciofo (Brachycaudus cardui)

È l’afide più comune e dannoso per i carciofi. Gli adulti sono lunghi circa 2 mm con l’addome verdastro e il dorso nero lucente, mentre gli stadi giovanili hanno una colorazione verde uniforme. Il comportamento biologico dell’afide risulta differenziato a seconda delle regioni. Nelle aree più fredde si ha un olociclo dioico fra un ospite primario (susino) e quelli secondari (diverse Composite). Nelle aree meridionali questa specie compie invece solo l’anolociclo e si evolve permanentemente su Carduacee spontanee e coltivate. Le popolazioni dell’afide verde-nerastro raggiungono la massima abbondanza in autunno e in primavera, insediandosi su tutti gli organi epigei con preferenza per l’asse del capolino e per le brattee basali. L’attacco sui capolini determina sviluppo stentato e deformazioni e ne compromette la commercializzazione. Numerosi nemici naturali contribuiscono a tenere a freno questo afide, le cui infestazioni sono però favorite da eccessi di concimazione azotata.

Afide ceroso del carciofo (Dysaphis cynarae)

È di colore verde-grigiastro per la secrezione cerosa polverulenta che ricopre il suo corpo. Si comporta da anolociclico sul carciofo e su altre Cinaree spontanee. Le colonie si insediano in parti della pianta riparate dalla luce diretta, come zona del colletto, foglie basali, foglioline apicali non ancora distese e brattee esterne dei capolini. Durante il periodo di riposo estivo della carciofaia, l’afide si può rinvenire intorno alla zona del colletto e sugli ovoli basali. In Campania e Sicilia sono particolarmente temute le infestazioni primaverili che possono causare gravi danni alle produzioni tardive.

Depressaria dei capolini (Depressaria erinaceella)

È un lepidottero Depressariide che si evolve prevalentemente a carico del carciofo. L’adulto è una piccola farfalla dall’addome depresso, con ali anteriori subrettangolari (apertura alare di 20-25 mm) di colore bruno-ocra con tre macchie nerastre. Le larve giovani sono rossastre, mentre quelle mature (lunghezza 16-20 mm) prendono un colore verde con capo, scudo pronotale e anale neri. La depressaria ha una sola generazione all’anno con svernamento allo stadio di larva in attività trofica entro i capolini. Gli adulti sfarfallano da fine maggio a metà luglio e passano l’estate nascosti fra le anfrattuosità del suolo. La diapausa estiva termina a fine settembre, quando le farfalle riprendono a volare e si accoppiano. Le ovideposizioni sono effettuate nella pagina inferiore delle foglie e pur perdurando per circa un mese, risultano concentrate nella prima quindicina di ottobre. L’incubazione delle uova dura circa un mese, le larve neonate si dirigono verso il germoglio e, se la pianta è ancora sprovvista di capolini, penetrano nella nervatura principale di una foglia scavandovi una galleria. Raggiunta la parte prossimale della foglia, abbandonano la galleria e si introducono nei capolini, le cui brattee esterne vengono irregolarmente intaccate. Le larve rodono le brattee più tenere all’interno del capolino e raggiunto il ricettacolo vi scavano una sorta di celletta. La maturità viene raggiunta alla fine di aprile e l’incrisalidamento avviene nel terreno. I capolini attaccati sono deturpati dalle erosioni alle brattee, estesamente divorati all’interno e imbrattati di feci; di scarsa entità risulta invece il danno alle foglie.

Nottua del carciofo (Gortyna xanthenes)

È un lepidottero Nottuide oligofago tipicamente infeudato al carciofo, del quale viene considerato l’insetto più dannoso. La farfalla ha ali anteriori (apertura alare di 38-52 mm) di colore nocciola, con una fascia bruna al margine distale e tre macchie color isabella orlate di bruno. La larva matura è lunga 4-5 cm, di colore giallo-ocraceo con capo, scudo pronotale, scudo anale e aree sclerificate segmentali di color castagno. La nottua del carciofo compie una sola generazione all’anno con svernamento da uovo o da larva di prima età. Gli adulti sono reperibili in settembre-novembre. Le uova sono deposte in piccoli gruppi sulle foglie, al colletto delle piante o lasciate sul suolo. La schiusura avviene scalarmente, dopo un periodo di tempo variabile da uno a più mesi, e le larve neonate si rinvengono in attività trofica in novembre (Sardegna) oppure in gennaio-febbraio (altre regioni meridionali). Le larvette minano la nervatura principale della foglia dall’apice verso la base e successivamente penetrano nello stelo principale, dove si alimentano del midollo scavando una galleria ascendente. Nella risalita le larve possono raggiungere la base dei capolini, nutrendosi del ricettacolo e delle brattee più tenere. In maggio-giugno le larve mature discendono lungo il rachide e si portano nel ciocco, dove attraversano in quiescenza il periodo più caldo dell’estate. L’incrisalidamento avviene in settembre-ottobre, talora anche all’interno degli ovoli. Le infestazioni della nottua aumentano progressivamente nelle carciofaie poliennali fino a raggiungere il 100% delle piante. Il danno diretto ai capolini dipende dal periodo di raccolta ed è massimo quando il periodo di maturazione commerciale e quello di risalita delle larve lungo il fusto coincidono (marzo-giugno). Una specie affine è la nottua minore del carciofo (Gortyna flavago), con una distribuzione più settentrionale e un maggior numero di piante ospiti.

Nottua dei seminati (Agrotis ipsilon) e nottua delle messi (Agrotis segetum)

Nottue fortemente polifaghe con larve terricole, chiamate volgarmente vermi grigi. L’adulto di A. ipsilon ha un’apertura alare di circa 5 cm e ali anteriori di colore brunastro con una caratteristica macchia a forma di Y, mentre quello di A. segetum è più piccolo. Le larve mature sono lunghe 4-5 cm e presentano un tegumento granuloso, di colore grigio scuro e punteggiato di nero. Queste nottue compiono nelle regioni meridionali italiane tre (A. segetum) o quattro (A. ipsilon) generazioni. Gli adulti di A. ipsilon compiono imponenti flussi migratori dall’Africa all’Europa e viceversa. Le uova vengono deposte sulle foglie basali di piante erbacee e sul terreno circostante. Le larve dei primi stadi si nutrono sulle piante durante il giorno, quelle più mature diventano lucifughe, restano nel terreno ed erodono il colletto delle piante di notte. L’attacco sul carciofo in estate può determinare gravi fallanze in seguito alla troncatura delle piante, mentre le larve più giovani possono danneggiare in autunno i germogli e i capolini in formazione.

Nottua mediterranea o nottua del cotone (Spodoptera littoralis)

È un Nottuide molto polifago che attacca colture ortive e floreali in serra e in pieno campo. Le farfalle hanno un’apertura alare di circa 4 cm, con ali anteriori brunastre e riflessi violacei, percorse da sottili linee paglierine. La larva matura (4 cm) ha una colorazione grigia o verde-gialla, con striature longitudinali giallastre o grigiastre e due macchie nere triangolari nel I e VIII urite. La specie svolge numerose generazioni all’anno con popolazioni che raggiungono la massima densità a fine estate. Le larve, che risultano gregarie nelle prime età, hanno un comportamento notturno e si riparano nel terreno durante il giorno. Sul carciofo le larve erodono le foglie e il germoglio centrale, ma possono penetrare anche nei capolini in formazione, che vengono totalmente distrutti.

Nottua gialla del pomodoro (Helicoverpa armigera)

È un Nottuide che compie in Italia 2-4 generazioni all’anno su numerose piante ortive e che può attaccare il carciofo nel periodo autunnale. L’adulto ha un’apertura alare di 3,5 cm, con ali anteriori giallastre attraversate da una leggera fascia trasversale più scura nella parte distale. La larva matura è lunga 3-4 cm, di colore variabile dal verde al castano, con sottili bande dorsali scure e due bande laterali giallastre. Le larve sono fillofaghe e si alimentano particolarmente sul germoglio centrale, ma possono attaccare anche i capolini in formazione sui quali mostrano un comportamento parzialmente endofitico, formando piccole cavità scavate dall’esterno.

Minatrice fogliare del carciofo (Agromyza apfelbecki)

Dittero Agromizide infeudato a specie del genere Cynara. L’adulto è una piccola mosca grigia (4-4,5 mm); le larve sono apode, di colore giallo crema e lunghe 7 mm. Compie tre generazioni all’anno, in primavera-estate, in autunno e in inverno. Gli adulti praticano fori di nutrizione con l’ovopositore e depongono le uova nella pagina inferiore delle foglie, nella costola o in una nervatura principale. Le larve si sviluppano nel parenchima fogliare scavando gallerie a forma di chiazza. Danni rilevanti possono essere indotti su piante giovani solo dalla generazione autunnale. Su carciofaie impiantate in vicinanza di serre possono talora verificarsi attacchi di un altro Agromizide, la minatrice americana delle orticole (Liriomyza trifolii), che in estate può produrre disseccamenti delle foglie, determinando un grave ritardo vegetativo della pianta.

Sferoderma o altica del carciofo (Sphaeroderma rubidum)

 

Cassida del carciofo (Cassida deflorata)

Coleottero Crisomelide riconoscibile per gli adulti (8-9 mm) dalla sagoma depressa, ovale e dilatata, di colore verde alla nascita e di colore giallo-testaceo nella fase riproduttiva. Anche la larva è depressa, con processi laterali sfrangiati e uno dorsale, che trattengono esuvie larvali ed escrementi, dandole una colorazione nerastra. La cassida ha una generazione all’anno, con svernamento allo stadio di adulto e sviluppo larvale in primavera. Gli adulti si alimentano bucherellando le foglie di carciofo e le uova sono deposte da aprile fino a metà giugno sulle foglie, in gruppi di circa 20 unità, coperti da un involucro formato dal secreto delle ghiandole colleteriche e da escrementi. Le larve rodono il lembo fogliare rispettando però le nervature e una delle epidermidi. I massicci attacchi di questa specie possono portare a intense defogliazioni; tuttavia le infestazioni sono concentrate alla fine della stagione di raccolta e i danni non risultano generalmente di grande importanza.

Parassiti animali di interesse secondario

Rodilegno rosso (Cossus cossus)

È un lepidottero Cosside che si evolve su diverse latifoglie, ma può svilupparsi anche su radici di bietola e ceppaie di carciofo. Le farfalle sono corpulente (apertura alare di 7-10 cm), con ali grigiastre attraversate da fini striature scure e sinuose. Le larve mature misurano 8-10 cm di lunghezza e sono di color rosso vinoso al dorso e giallo ai lati e al ventre. Gli adulti volano da maggio a settembre e le femmine depongono le uova in gruppetti di 15-30 elementi alla base del ciocco del carciofo. Le larve penetrano nelle ceppaie scavando gallerie di alimentazione che possono interessare anche gli ovoli. Il ciclo di sviluppo viene completato in due anni, per cui l’insetto può essere dannoso solo alle carciofaie pluriennali.

Depressaria delle foglie del carciofo (Agonopterix subpropinquella)

Lepidottero Depressariide infeudato a numerose Composite spontanee e al carciofo, su cui compie una generazione all’anno. Adulti con apertura alare di circa 2 cm, con ali anteriori di colore giallo-rossastro con una macchia grigiastra. Le larve mature (circa 2 cm) sono di colore verde o ocraceo con capo e scudo pronotale scuri. Gli adulti sfarfallano in primavera, passano l’estate in diapausa sessuale e ovidepongono in ottobre-novembre sulla pagina inferiore delle foglie. Le larve scavano inizialmente mine nelle foglie e da febbraio ad aprile diventano ectofitiche, unendo con fili sericei la lamina fogliare e rodendo il parenchima all’interno del ricovero. Il danno non è mai rilevante, tranne che su piante piccole e provviste di poche foglie.

Piralide del mais (Ostrinia nubilalis)

Lepidottero Piralide estremamente polifago che può compiere danni notevoli su impianti anticipati di carciofo limitrofi a campi coltivati a mais. La femmina ha un’apertura alare di circa 30 mm e ali anteriori giallastre con linee trasversali dentate, mentre il maschio è più piccolo. La larva matura misura 25 mm, è di colore bianco-grigiastro con tre fasce longitudinali più scure ed è provvista, nei segmenti, di piccoli tubercoli piliferi. La piralide può riscontrarsi sul carciofo da metà settembre a novembre, comportandosi similmente alla depressaria. Le larve scavano gallerie ascendenti nella nervatura centrale e successivamente penetrano nei capolini insinuandosi fra le brattee. I danni, di scarsa importanza se localizzati sulle foglie, assumono particolare rilievo quando interessano anche i capolini di primo taglio, che raccolti in ottobre hanno il più elevato valore commerciale.

Brotolomia (Phlogophora meticulosa)

Nottua dannosa a piante da frutto e ortive, compreso il carciofo. L’adulto ha un’apertura alare di circa 5 cm, con ali anteriori a margine frastagliato, di colore nocciola rosato e munite di una grande V olivacea. Le larve sono di colore variabile dal verde al bruno rossastro. La specie svolge 2-3 generazioni annue e le larve sono attive sul carciofo in aprile-maggio e in autunno-inverno. L’attacco dei bruchi è rivolto alla parte centrale della pianta, dove rosicchiano i capolini, spesso svuotandoli prima ancora che siano spuntati dal germoglio principale.

Plusia gamma (Autographa gamma)

È un Nottuide fortemente polifago che compie 4-5 generazioni su piante ortive e industriali. Può compiere migrazioni dal Nordafrica all’Europa in primavera e di ritorno in autunno. La farfalla (apertura alare di 4-5 cm) presenta ali anteriori castanorossicce con un disegno argenteo somigliante alla lettera gamma. La larva matura è lunga circa 4 cm, di colore verde con linee longitudinali biancastre. Le larve sono fillofaghe e raramente causano seri danni al carciofo.

Vanessa del cardo (Vanessa cardui)

Ninfalide quasi cosmopolita, vivente su Carduacee spontanee e su carciofo. L’adulto è una bella farfalla di 6 cm di apertura alare, con colore di fondo rosa-arancio, ali anteriori con regione apicale scura cosparsa di macchie bianche e ali posteriori con una serie di cinque ocelli nel margine esterno. La livrea del bruco è variabile, spesso di colore arancio-rosato, con numerose spine ramificate e giallastre. Presenta da due a tre generazioni all’anno, con adulti a partire da marzo-aprile. Le larve erodono le foglie riunendo i lembi con fili sericei e rispettando solo le nervature più grosse. La vanessa compare talora in sciami imponenti per immigrazioni dall’Africa e può produrre infestazioni primaverili-estive improvvise, che risultano però solo marginalmente dannose sulle carciofaie ormai avviate al riposo estivo.

Terellia del carciofo (Terellia fuscicornis)

Dittero Tefritide che predilige il carciofo ma può svilupparsi anche su Silybum marianum e cartamo. La femmina è una mosca di piccole dimensioni (circa 1 cm) di colore giallo-ocraceo, con il VII segmento addominale (oviscapo) molto lungo. La larva matura misura 7-8 mm ed è apoda, di colore bianco crema. La terellia compie 1-2 generazioni all’anno deponendo fra le brattee dei capolini in pre-antesi. Le larve si nutrono degli acheni, che vengono perforati e svuotati. La specie può essere molto dannosa al carciofo da “seme”.

Apion del carciofo (Ceratapion carduorum)

Coleottero Apionide lungo 3-4 mm, di colore nero con elitre rivestite di una corta peluria biancastra. Compie una generazione all’anno, da fine marzo ai primi di giugno, ed estiva, e sverna da adulto. Le uova sono deposte da fine marzo a metà maggio nella nervatura principale della foglia o negli steli, in piccole cellette scavate con il rostro boccale. Le larve scavano gallerie che possono causare ingiallimenti fogliari e, quando si sviluppano negli steli, possono talora raggiungere la base dei ricettacoli, determinando uno sviluppo stentato dei capolini.

Cleono del carciofo (Cleonis pigra)

Coleottero Curculionide infeudato a varie Carduacee, lungo 1,5-2 cm, con il corpo nero rivestito da brevi setole di colore bianco crema. Sverna come adulto e compie 2 generazioni da marzo a ottobre. Le uova sono deposte in piccole fossette alla base delle costole delle foglie e in prossimità del colletto radicale. Le larve scavano gallerie nelle radici e determinano una stentata crescita della pianta e dei capolini.

Punteruoli del carciofo (Larinus cynarae, Larinus scolymi)

Questi tozzi Curculionidi vivono a spese del carciofo e di altre Carduacee. Sono ambedue nerastri e rivestiti di una leggera tomentosità grigiastra. L. cynarae misura 11-16 mm di lunghezza, mentre L. scolymi è più piccolo (9-15 mm). Svernano come adulto e compiono una sola generazione all’anno. L. cynarae depone le uova tra le brattee a partire da maggio e fino ai primi di luglio. Le larve minano la base delle brattee per poi approfondirsi nel ricettacolo. L. scolymi ovidepone in luglio sui filamenti dei capolini e le larve compiono erosioni sugli acheni ancora teneri senza penetrare nel ricettacolo. Il danno di queste specie riguarda soprattutto le colture destinate alla produzione di “seme”.

Molluschi gasteropodi

Sono segnalate come dannose al carciofo alcune chiocciole con conchiglia (Elicidi), come Theba pisana, Eobania vermiculata e Cantareus apertus, e alcune lumache o limacce che ne sono sprovviste, come Milax gagates (Milacide), Limax maximus (Limacide) e Deroceras agreste (Agriolimacide).

Chiocciola naticoide o monachella (Cantareus apertus)

È un Elicide tipicamente mediterraneo particolarmente apprezzato per il consumo alimentare, ma anche dannoso per il carciofo. Ha una conchiglia sottile, ovoide, obliquamente convessa e un po’ depressa, priva di foro columellare, di colore bruno-verdastro o marrone oliva. Le dimensioni arrivano a circa 3 cm di lunghezza, 2,5 cm di larghezza e 2 di altezza. La chiocciola, che può vivere 3-4 anni, raggiunge la maturità sessuale a due anni dalla nascita. Le chiocciole opercolate estivano nel terreno e dopo le prime piogge autunnali si portano sulle piante di carciofo, provocando erosioni e fori sulla lamina fogliare. Gli accoppiamenti avvengono a partire da settembre, seguiti (fino a gennaio) da ovideposizioni nel terreno. L’incubazione delle uova dura 1-2 mesi e le chiocciole neonate si alimentano sulle foglie, senza mai scendere dalla pianta. Le chiocciole giovani causano erosioni trascurabili sulle foglie, ma possono danneggiare gravemente i capolini, deturpando la superficie esterna della brattee con intaccature superficiali nastriformi e biancastre.

Limaccia grigio-nera (Milax gagates)

È una limaccia (lumaca) lunga 6-8 cm, di colore nerastro al dorso con suola del piede grigia, fornita di una cospicua carena dorsale longitudinale e di una conchiglia interna a forma di scudo ovale allungato. La maturità sessuale viene raggiunta in circa 20 mesi; le uova sono deposte nel terreno e schiudono dopo 30-40 giorni. La limaccia è attiva di notte e nelle giornate nuvolose con alta umidità relativa, mentre di giorno si rintana sotto le pietre o altri rifugi. Si nutre con avidità delle foglie e dei capolini, su cui determina perforazioni ampie e profonde. Anche un’altra limaccia molto simile, di colore nero, Milax nigricans, può essere dannosa per il carciofo in alcune regioni italiane.

Difesa da insetti e molluschi

La protezione integrata del carciofo si basa su mezzi colturali, su alcuni interventi meccanici e su trattamenti insetticidi. Le rotazioni e lo spianto annuale della coltura riducono le popolazioni di fitofagi legati all’apparato radicale (per es. nematodi, larve di Pentodon punctatus, Cleonis pigra, Gortyna xanthenes, Cossus cossus). La distruzione dei capolini attaccati dalla depressaria durante la fase di raccolta manuale e l’eliminazione della parte epigea delle piante a ciclo pluriennale prima che le larve della nottua del carciofo raggiungano la base del rachide possono dare un notevole contributo al controllo di questi due parassiti “chiave”. Il rischio di danno da parassiti animali, che dipende dalla forzatura delle piante e dall’epoca di produzione, rende tuttavia generalmente necessario il ricorso alla lotta chimica. I principali parassiti si riscontrano soprattutto in autunno ed è in questo periodo che vanno effettuati gli interventi insetticidi e molluschicidi, tenendo conto della scalarità della raccolta e orientandosi su prodotti specifici e a breve intervallo di sicurezza. L’impiego di mezzi di rilevamento degli adulti può dare un aiuto decisivo per stabilire la necessità e il periodo di intervento contro i lepidotteri dannosi.

 

 


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