Volume: l'ulivo e l'olio

Sezione: paesaggio

Capitolo: olivo in Emilia-Romagna

Autori: Annalisa Rotondi

L’Emilia-Romagna dispone di un patrimonio olivicolo importante dal punto di vista economico, storico, sociale e paesaggistico. La disponibilità di una ricca piattaforma varietale, le particolari condizioni microclimatiche che caratterizzano alcuni areali della regione e la sinergia tra ricerca e filiera produttiva, hanno contribuito alla valorizzazione e al miglioramento delle produzioni di olio extravergine di oliva. L’olivicoltura è maggiormente diffusa in quella parte di regione nota come Romagna, più precisamente in alcuni territori delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna. Riferendosi alle province di Rimini e Forlì-Cesena, l’olivicoltura è distribuita nelle prime colline a ridosso della costa adriatica, distribuendosi prevalentemente lungo le valli dei fiumi Marecchia, Marano e Conca per gli areali riminesi e dei fiumi Rubicone, Savio, Bidente e Montone per gli areali cesenati. L’olivo in questi ambienti collinari ha trovato le migliori condizioni pedoclimatiche per il suo sviluppo con una maggior diffusione nei versanti più riparati da venti freddi settentrionali. Proseguendo verso ovest lungo la catena appenninica è possibile ritrovare un areale, in provincia di Ravenna, fortemente vocato alla coltivazione dell’olivo, caratterizzato da colline che sovrastano le valli dei fiumi Senio e Lamone dove le tipiche formazioni calanchive creano un riparo alle correnti atmosferiche più fredde: siamo nel comprensorio di Brisighella. È interessante sottolineare che nell’ultimo decennio la coltivazione dell’olivo ha trovato microambienti favorevoli anche nel versante occidentale della regione interessando così anche alcune province emiliane, in particolar modo Bologna. Nei territori romagnoli fonti archivistiche dell’alto Medioevo hanno documentato l’esistenza della coltivazione dell’olivo in forma semi-intensiva, unitamente alla presenza di numerose strutture di trasformazione. Anche per quanto riguarda l’ambiente pedecollinare di Bologna, pare che l’olivo abbia avuto in passato un’importanza colturale non trascurabile: infatti indagini archeobotaniche e il ritrovamento di reperti storici classificati come attrezzature olearie testimoniano come la coltura fosse praticata sin dall’epoca romana. Nei territori emiliani rispetto a quelli romagnoli tale importanza colturale è poi venuta meno in seguito al verificarsi di eventi climatici o a profondi mutamenti sociali ed economici. Attualmente in regione la coltivazione dell’olivo si sviluppa su una superficie complessiva di circa 5500 ettari di cui il 56% in provincia di Rimini, il 30% in provincia di Forlì-Cesena, il 13% in provincia di Ravenna e l’1% sulle colline bolognesi. Le piante sono in prevalenza allevate a vaso libero con una densità d’impianto che oscilla tra le 150 piante per ettaro nei vecchi impianti e le 300-330 piante/ettaro nei nuovi impianti. Il potenziale produttivo che la coltivazione dell’olivo attualmente è in grado di esprimere in regione è di circa 60.000 q di olive e 10.000 q di olio. Dai suddetti dati strutturali emerge un quadro di una coltura che, sebbene concentrata in una ristretta area di coltivazione, rappresenta una peculiare risorsa ambientale, in grado di fornire una sostanziale valenza economica e un alto pregio paesaggistico. L’olivo è possibile ritrovarlo all’interno di oliveti specializzati che conferiscono alla coltivazione la distribuzione definita a “macchia di leopardo”, oppure all’interno di impianti promiscui in consociazione con la vite e con colture erbacee. Molto spesso è possibile ammirare singoli esemplari secolari che padroneggiano l’intero versante collinare, oppure custodiscono con grande importanza rocche, chiese, chiostri, abbazie e castelli. Il valore paesaggistico dell’olivo sulle colline romagnole, in un’area che da sempre riconosce nel turismo un elemento di primaria importanza, contribuisce all’incentivazione di iniziative che coniugano la biodiversità e i suoi prodotti agroalimentari valorizzando al tempo stesso i territori di origine. Le azioni volte alla tutela del paesaggio olivicolo in Emilia-Romagna sono state oggetto di diversi progetti promossi da enti locali, dalla regione e dall’associazione dei produttori. È stata quindi seguita una linea comune avente come duplice obiettivo il recupero della pianta e lo studio e la conservazione del genotipo intrinseco a essa. Le tecniche di potatura di riforma e di manutenzione straordinaria hanno così permesso alle numerose piante colpite da gelo, grandine e patogeni, di ripristinare il loro aspetto paesaggistico e la loro potenzialità produttiva. Tali operazioni di mantenimento sono state effettuate su olivi secolari, di grandi dimensioni, appartenenti a varietà a rischio di estinzione o situate in zone di particolare interesse ambientale o paesaggistico. L’Istituto di Biometeorologia (IBIMET) di Bologna si occupa da tempo del censimento e della descrizione delle piante secolari ritrovate nelle province di Bologna, Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna. Oltre 250 olivi secolari sono stati georeferenziati e dimensionati per la compilazione della relativa scheda fitometrica, le piante appartenenti a cultivar di dubbia identificazione sono state caratterizzate sotto il profilo morfologico e molecolare. Attualmente tutte le piante in studio sono inserite in una banca dati accessibile da Internet all’indirizzo http://olivisecolari.ibimet.cnr.it; il sistema di catalogazione, basato su architettura CMS (Content Management System) e strutturato in modo dinamico, offre la possibilità di essere continuamente aggiornato e arricchito; ogni pianta è corredata da una documentazione fotografica e da una visualizzazione esatta sia tramite immagini satellitari sia attraverso cartografia stradale. Le piante secolari che caratterizzano il paesaggio emiliano-romagnolo hanno mostrato svariate morfologie: spesso le piante allevate a vaso libero hanno un unico tronco portante una chioma globosa la cui larghezza può superare una decina di metri; alcune vengono sottoposte a potatura annuale mentre altre si trovano in condizioni di semiabbandono inglobate all’interno di siepi e rovi. Il paesaggio è caratterizzato anche da olivi con ceppaie molto grandi dalle quali si dipartono numerosi tronchi. Queste piante, ritrovabili prevalentemente a Brisighella, sono il risultato di inverni rigidi che hanno in passato danneggiato la parte aerea della pianta. Grazie alla quasi immortalità della specie, si sono generati numerosi polloni che, trasformatisi in veri e propri tronchi, hanno conferito a questi olivi un aspetto “cespuglioso”. A tale proposito è interessante segnalare la presenza, in provincia di Bologna, di 3 piante definite monumentali, uniche presenti in regione, poste sotto vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 6 della legge regionale n. 2 del 1977; l’aspetto cespuglioso di una di esse è caratterizzato dalla presenza di ben 19 tronchi. La localizzazione delle piante secolari ha portato alla caratterizzazione delle aree emiliano-romagnole più vocate alla coltivazione dell’olivo, seguendo un approccio integrato “tradizione-tecnologia”, in cui l’uso degli olivi secolari come bioindicatori si è affiancato a tecniche avanzate come i Sistemi Informativi Geografici. La diffusione di una specie mediterranea quale l’olivo all’interno di una regione posta al Nord Italia come l’Emilia-Romagna ha richiesto lo studio di linee guida relative alla scelta delle cultivar e dell’areale di coltivazione più idoneo, contribuendo così a una razionalizzazione e a una tipicizzazione dell’olivicoltura emilianoromagnola. Secondo importante obiettivo perseguito in regione è stato lo studio e la selezione di genotipi interessanti sotto il profilo genetico e agronomico. I primi rilievi, iniziati nel 1983, hanno interessato alcuni territori delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna e, grazie alla costituzione di numerosi campi sperimentali, è stato possibile concludere il processo di selezione clonale. Sono state selezionate 14 cultivar, determinando per ognuna di esse i caratteri biomolecolari, morfologici e agronomici comprendenti anche l’indice ottimale di maturazione, l’attività rizogena e i caratteri chimici e organolettici degli oli monovarietali. Il patrimonio olivicolo regionale è stato ulteriormente valorizzato con l’avvio del processo di certificazione nazionale genetica e sanitaria del materiale vivaistico; dal 2005 IBIMET-CNR ha ottenuto il riconoscimento di Centro di Conservazione e Premoltiplicazione per la specie olivo. Grazie alla conoscenza delle caratteristiche delle cultivar e alla disponibilità di materiale vivaistico certificato, in regione si è puntato molto sulla qualità degli oli per differenziarli dagli altri oli presenti in commercio. Il binomio cultivar-ambiente è infatti in grado di conferire all’olio determinate peculiarità chimiche e organolettiche. In regione vengono prodotti due oli DOP, Brisighello e Colline di Romagna, le cui caratteristiche chimiche e organolettiche vengono, rispettivamente, conferite dalle cultivar Nostrana di Brisighella e Correggiolo. Il primo olio viene prodotto nei territori di Brisighella previsti dal disciplinare, è conosciuto per l’elevato standard nutrizionale grazie agli alti contenuti in acido oleico e in antiossidanti naturali; il suo profilo sensoriale è caratterizzato da note amare e piccanti, da un intenso livello di fruttato verde di oliva accompagnato da sentori di carciofo e pomodoro. Anche l’olio DOP Colline di Romagna, prodotto nei territori delle province di Rimini e Forlì-Cesena previste dal disciplinare, presenta una buona qualità nutrizionale, i caratteri organolettici si distinguono per il buon livello di fruttato di oliva, l’equilibrio tra amaro e piccante, la netta prevalenza di mandorla spesso accompagnata anche da un lieve sentore di carciofo. In regione vengono inoltre prodotti due oli monovarietali, il Nobil Drupa, ottenuto dalla cultivar Ghiacciolo, e l’Orfanello, prodotto dalla cultivar Orfana. Sono oli, protetti da marchi registrati, dotati di spiccate differenze sensoriali: più amaro e con note di carciofo il primo e più dolce e con sentore di erbe aromatiche il secondo. Tutti questi oli hanno trovato un buon consenso soddisfacendo i diversi gusti del consumatore che è risultato essere sempre più attento e informato sulle possibili note aromatiche degli oli extravergini di oliva. L’olivo che in Emilia-Romagna è coltivato principalmente in aree collinari (65%), marginali per altri tipi di coltivazioni (il 45% delle aziende regionali è ubicato in zone agricole svantaggiate secondo la direttiva CEE 268/75), offre buone prospettive future di espansione grazie alla presenza di una ricca fonte di biodiversità ancora da ricercare e descrivere, affiancando al tempo stesso lo studio dei microambienti maggiormente vocati alla sua diffusione.


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