Volume: l'ulivo e l'olio

Sezione: paesaggio

Capitolo: olivi monumentali

Autori: Elvio Bellini, Stefania Nin, Laura Natarelli

Introduzione

Il paesaggio agrario italiano è caratterizzato da meravigliosi ambienti naturali, che mutano muovendosi dalla montagna, alla collina e alla pianura. Spesso durante alcune passeggiate si possono ammirare le varietà di habitat in cui si sono adattate numerose specie floreali e vegetali e, talvolta, è possibile imbattersi in esemplari di piante monumentali. Per pianta o albero monumentale si intende un soggetto vegetale che possiede almeno uno dei seguenti requisiti: – dimensioni: la pianta deve avere dimensioni molto grandi per la specie, oppure maggiori rispetto agli altri individui della stessa specie presenti nell’area esaminata; – longevità: in qualche caso, piante vecchissime possono non raggiungere dimensioni ragguardevoli; se si riesce a sapere o capire che una pianta è molto longeva, essa va considerata monumentale; – rarità: una pianta, o un gruppo di piante, molto rare in un certo territorio hanno un grande valore biologico; – requisiti storici: sono da considerare monumentali tutte le piante legate a un evento storico rilevante e memorabile; – requisiti paesaggistici e storico-architettonici (complessi monumentali): interessano tutte le piante che hanno rilievo nel paesaggio e nelle aree importanti sotto il profilo storico e architettonico. Le piante monumentali sono in grado di svolgere specifiche funzioni: – funzione scientifico-didattica: gli alberi monumentali hanno elevato interesse per gli studiosi del settore; – funzione turistica: gli alberi monumentali possono divenire oggetto di turismo da parte di tutti gli appassionati del verde. L’olivo è una delle specie da frutto ben adattata nel bacino del Mediterraneo. In Italia la sua introduzione ha radici molto antiche; furono i mercanti fenici, cartaginesi e greci a diffondere ai Romani le prime conoscenze sull’olivicoltura a partire dal VII secolo a.C. L’olivicoltura occupa attualmente in Italia un posto preminente per quantità e qualità. Il patrimonio olivicolo del nostro Paese è composto da numerose cultivar autoctone selezionate, in parte sostituite da cultivar a maggiore produttività, in grado di fornire un prodotto fresco (cultivar da tavola o da mensa) e trasformato (cultivar da olio) di ottime caratteristiche organolettiche. La coltivazione dell’olivo, diffusa in diverse regioni italiane su vaste superfici, ha creato paesaggi unici, quali espressione del legame culturale tra l’uomo, le sue tradizioni e l’olivo. L’olivo è una pianta molto rustica, adatta alle più svariate condizioni pedologiche, grazie alla sua capacità di rigenerarsi dalla ceppaia, ciocco o pedale, la vera parte perenne dell’olivo, derivante da iperplasie che si formano nella parte interrata del tronco, che accrescendosi e sovrapponendosi determinano con gli anni un forte ingrossamento del fusto interrato, ben distinto da quello aereo. Per la caratteristica morfogenetica, che ha permesso a questa specie di perpetuarsi nei secoli, potremmo definire l’olivo una pianta immortale. Gli olivi secolari costituiscono un patrimonio naturalistico e storico di grande rilievo per il nostro Paese; infatti sono veri e propri monumenti paesaggistici, la cui longevità è di estrema importanza anche sotto il profilo economico-produttivo per il rilevante patrimonio genetico di cui sono portatori, avendo attraversato indenni secoli di avversità atmosferiche e cambiamenti climatici. Essi sono giunti fino a noi con un messaggio genetico importantissimo, la biodiversità, valore da non perdere perché questo significherebbe diminuire le nostre possibilità di scelta per il futuro e rendere più precaria la nostra esistenza. I principali alberi monumentali di olivo, da noi inventariati in Italia, sono riportati in tabella; tale elenco, tuttavia, non è da considerarsi esaustivo, ma potrà essere ancora incrementato in seguito a nuovi ritrovamenti di altri esemplari secolari. L’intento è quello di riavvicinare l’uomo alla natura, di stimolare in chiunque il desiderio di andare a vedere da vicino e toccare con mano questi monumenti viventi e indurre i più distratti, nonché le autorità, a vegliare sulla loro sorte e avere sempre più rispetto per la natura. Questo patrimonio rischia però oggi di andare perduto a causa dello spopolamento delle campagne e dello stato di incuria in cui versano alcuni di questi alberi, a cui si è aggiunta la vergognosa pratica di sradicare gli olivi dal loro ambiente naturale a fini di lucro (spesso vengono venduti per alcune migliaia di euro) per abbellire le ville di ricchi signori. In Italia esistono leggi regionali sulla conservazione della biodiversità vegetale e tutela delle risorse genetiche autoctone, ma non esiste ancora una legge nazionale per la valorizzazione, protezione e tutela delle piante monumentali. Necessita pertanto l’attuazione di una normativa nazionale che preveda innanzitutto azioni conoscitive, attraverso il censimento degli olivi monumentali e l’istituzione di un elenco regionale. Altri interventi prioritari riguardano azioni di tutela programmate attraverso un piano di salvaguardia e valorizzazione degli alberi monumentali individuati; azioni di promozione dell’immagine degli alberi monumentali a fini turistici, per divulgare il significato della tutela e valorizzazione degli aspetti ambientali, paesaggistici, rurali, storici e sociali del patrimonio degli olivi secolari italiani; sanzioni amministrative per chi danneggia, abbatte, espianta e commercia alberi secolari, nonché riconoscimenti e indennizzi per i proprietari che invece mantengono le piante in buono stato vegetativo.

Dimmi quanti secoli hai?

Uno dei requisiti fondamentali per annoverare una pianta come monumentale è conoscere la sua età. Esistono due metodi di datazione per gli elementi vegetali, che consentono di attribuire l’età con buona attendibilità. Uno di questi è la dendrocronologia, che si basa sul numero, lo spessore e la densità degli anelli annuali di crescita di alberi secolari o millenari. Negli alberi monumentali si esegue effettuando dei carotaggi con sezione a forma di spicchio, per evitare di ledere la vitalità dell’albero. La datazione radiometrica si basa, invece, sull’impiego di serie radioattive (carbonio, potassio-argo, rubidio-stronzio, piombo) con tassi costanti di decadimento isotopico che fungono da “orologio geologico”. Il metodo del radiocarbonio è utile per risolvere problemi cronologici in archeologia, antropologia, oceanografia, pedologia, botanica, climatologia e geologia. Attraverso l’attività metabolica, il livello di carbonio 14 in un organismo vivente si mantiene pari a quello presente nell’atmosfera. Una misura del livello di carbonio consente, quindi, un calcolo dell’età dei resti; tuttavia, il rapido decadimento del carbonio fa sì che l’applicazione di questo metodo sia limitata alla datazione di oggetti di circa 50.000 anni, benché con tecniche moderne e sofisticate sia a volte possibile estendere l’intervallo di tempo a circa 70.000 anni; l’incertezza aumenta con l’età del campione. La datazione di alberi monumentali rispetto ad altri elementi naturali, quali rocce o sedimenti, è spesso un’impresa laboriosa per diverse difficoltà tecniche. Per esempio il ritmo di crescita della circonferenza diverge notevolmente secondo la struttura del tronco. A parità di ritmo di accrescimento in spessore degli anelli annuali, il minor incremento della circonferenza di un fusto si ottiene con una struttura monocormica a sezione perfettamente circolare. Se, invece, interviene una biforcazione a una distanza ridotta dal suolo, la sezione del tronco al di sotto del piano di biforcazione può risultare ellittica, cosa che si verifica quando il ritmo di crescita della pianta è più sostenuto. Le strutture basali possono complicarsi ulteriormente in seguito a traumi che l’albero subisce naturalmente (stroncature, sbrancature, attacchi patogeni) o a interventi antropici (potature, capitozzature). Questi traumi si ripercuotono sul ritmo di crescita dell’albero, determinando una successione di diverse fasi di crescita. Altri ostacoli si possono incontrare nelle operazioni di carotaggio e conteggio degli anelli annuali di crescita. Gli strumenti comunemente impiegati per prelevare campioni di legno funzionano abbastanza bene fino a 40 cm di profondità. Oltre questa soglia compaiono numerose complicazioni, e in ogni caso risulta praticamente impossibile realizzare dei carotaggi con un normale succhiello di Pressler oltre gli 80 cm di profondità. Le sequenze anulari complete che coprono tutte le fasi di crescita di un albero dovrebbero trovarsi alla base del tronco, ma nella realtà alcuni alberi quali vecchi olivi e castagni presentano ampie cavità che interessano soprattutto le parti basse del tronco. Solo per alberi di medie dimensioni vi è una certa probabilità di riuscire a estrarre una carota con sequenze complete di anelli di crescita. Malgrado queste difficoltà in alcuni casi si riescono a ottenere datazioni abbastanza precise anche con circonferenza del tronco superiore ai 7 metri. Per giungere a questi risultati positivi bisogna trovare alberi idonei, nonché impiegare tecniche di tree climbing e mezzi speciali per effettuare i prelievi. In alberi di medie dimensioni, vale a dire con circonferenze fino ai 4-5 metri, si riescono talvolta a ottenere precise datazioni impiegando le normali tecniche di estrazione di una carota di legno con un succhiello di Pressler, e procedendo in seguito con il conteggio degli anelli annuali di accrescimento. Di seguito viene reso omaggio a 14 esemplari di olivo che affondano le loro radici nella storia. Di ogni pianta vengono indicati la circonferenza del tronco, l’altezza, il diametro della chioma, l’età e l’ubicazione, nonché una descrizione dei caratteri salienti.

Olivo “Dei Templi”

Ubicazione: Valle dei Templi, ad Agrigento.
Questo Patriarca assume un ruolo importante proprio per la sua posizione, ben visibile lungo il sentiero che porta al Tempio della Concordia, luogo frequentato da migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo.
Descrizione: questa pianta, opera della natura che ha saputo plasmarla nel tempo, vegeta vicino a un altro grande monumento dell’ingegno dell’uomo antico. Chi visita la Valle dei Templi è attratto dai resti di queste colossali opere, che testimoniano la grandezza e il grado di cultura raggiunto dai popoli antichi, ma non meno importante è l’opera della natura che, partendo da un piccolo nocciolo, è riuscita a creare una scultura vivente che è il simbolo della mediterraneità.

Olivi “Villa Are”

Ubicazione: si tratta di un gruppo di olivi secolari presenti nella tenuta “Villa Are” di proprietà del Comune di Verona nella collina detta delle Torricelle.
Descrizione: si tratta di un numeroso gruppo di olivi della cultivar locale Favarol, più o meno coetanei e in ottime condizioni di vegetazione e produttività, quali molto raramente si trovano nelle colline venete e sul lago di Garda. Alcuni hanno la base del fusto ancora quasi integra, cosa ben rara per i vecchi olivi dell’Italia settentrionale; gli altri hanno subito in tempi lontani operazioni di ricostituzione in seguito a forti gelate per cui risultano allevati su più fusti. La proiezione sul terreno della chioma dell’albero considerato presenta un diametro di 7,8 m in direzione nord-sud e di 8,9 m in direzione est-ovest. Gli altri alberi del gruppo hanno più o meno la stessa altezza e le stesse dimensioni della chioma. Poiché si trovano in una zona collinare particolarmente siccitosa, è da ritenere che gli alberi abbiano avuto crescita molto lenta e che pertanto l’età sia stata stimata forse per difetto.

Olivo di “Luras”

Ubicazione: si trova in località San Nicola, una frazione di Luras, presso la piccola chiesa dedicata a questo Santo, nel comune di Tempio Pausania (Olbia-Tempio), nel cuore della regione storica della Gallura.
Descrizione: le dimensioni di questo olivo sono veramente impressionanti, soprattutto se pensiamo che si tratta di un olivo selvatico, dall’accrescimento lentissimo e che vegeta su un terreno povero, in un’area siccitosa. La sua altezza non è rilevante, mentre la sua chioma si estende per un diametro di oltre 20 m. A breve distanza da questa pianta vi è un altro olivo millenario che il proprietario chiama “Il Figlio”, il quale presenta un tronco di dimensioni inferiori, ma una chioma ancora più ampia.

Olivo “Della Strega”

Ubicazione: si trova all’interno dell’oliveto della chiesa di Santissima Annunziata, in prossimità del paese di Magliano (GR).
Descrizione: al primo sguardo la pianta, pur essendo per altezza ed estensione della chioma comune agli altri olivi, ci sconvolge e stupisce per le sue strane forme e per le dimensioni del tronco, la cui circonferenza di 8,5 m si rileva quasi a livello del suolo in quanto esso raggiunge a malapena la canonica altezza del petto d’uomo. L’olivo “Della Strega”, già protagonista di pagine di letteratura e soggetto di cartoline illustrate, è sicuramente uno dei più singolari patriarchi del mondo vegetale presenti in Toscana. Il tronco è come una parete scolpita, nella parte esposta a nord, quasi pietrificato, ormai morto e in disfacimento, mentre sulla parte esposta a sud è inserita la porzione ancora vivente, che ha lo stesso aspetto e le dimensioni degli olivi vicini, e può contare un paio di secoli di vita. La pianta per cause diverse moriva e rivegetava a sud, seguendo il sole, con la parte morta che restava attaccata alla vivente; non è escluso che siano scomparsi i resti di un’ulteriore parte della pianta ancora più antica. I tremila anni di età si riferiscono alla parte morta, ovvero all’apparato radicale, che è sicuramente quello originale e forse ancora più vecchio. In considerazione di quanto risaputo, l’olivo “Della Strega” è da più parti candidato a essere la pianta più antica d’Italia, insieme al siciliano castagno “Dei Cento Cavalli” e al sardo olivastro di “Luras”. Data la fragilità della pianta, al fine di salvaguardare l’integrità del patriarca, è stato eretto un robusto recinto metallico; decisione sofferta, ma inevitabile.

Olivo di “Roccamare”

Ubicazione: si trova a Roccamare (GR), posto a circa 5 km a nord di Castiglion della Pescaia, di fronte a un magnifico esemplare di pino domestico.
Descrizione: il tronco appare compatto e massiccio, privo di cavità. Lo stato vegetativo e sanitario dell’olivo risultano buoni, con assenza di malattie evidenti. La chioma non è di dimensioni particolarmente rilevanti e la sua irregolarità evidenzia una scarsa cura nella pratica di potatura. Pur non essendo di particolare bellezza, l’esemplare risulta essere di notevole mole ed età. Non sappiamo se sia già stato censito come albero monumentale ma, nonostante ciò, merita il nostro interesse.

Olivo di “Macciano”

Ubicazione: si trova a 2 km da Giano dell’Umbria (PG), vicino al cimitero di San Savino, una piccola frazione caratterizzata da oliveti e vigneti che si estendono in gran parte della campagna umbra.
Descrizione: pianta singolare per la conformazione del tronco, simile a una scultura vivente, appare anche ai non esperti come un colosso vivente. Le sue dimensioni sono ancora più evidenti in quanto è contornato da altri olivi molto più piccoli. Inoltre occorre considerare che l’olivo è una pianta a lento accrescimento per cui occorrono tanti secoli per raggiungere tali dimensioni.

Olivo “Guarienti”

Ubicazione: l’olivo si trova nel terreno di proprietà del conte Agostino Guarienti di Brenzone, in località San Vigilio, Comune di Garda (VR).
Descrizione: è un albero di notevoli dimensioni, come appare dalle misure indicate e dall’ampiezza della chioma assurgente, che in direzione est-ovest ha un diametro di 9 m e in direzione nord-sud di 8,8 m. Per l’ambiente settentrionale in cui si trova può essere considerato un esempio raro di albero con tronco quasi integro, scavato solo da un lato per necessità di risanamento dalla carie. È in ottime condizioni di vegetazione. A circa 2 m da terra il tronco si divide in due branche, una delle quali, particolarmente poderosa, a circa 3 m da terra, si divide a sua volta in due grosse branche quasi verticali.

Olivo di “Tivoli”

Ubicazione: questo patriarca vegeta lungo la via di Pomata, alla periferia di Tivoli.
Descrizione: molto bello per la conformazione del suo tronco, questo grande albero è caratterizzato dall’allargamento del tronco alla base del terreno. Nonostante l’età, esso produce ancora elevate quantità di olive dalle quali si ricava un olio veramente “carico di storia”. Interessante è notare che questa pianta ha potuto resistere alle temibili gelate che si sono susseguite nel tempo, per cui potrebbe essere studiato e forse impiegato come germoplasma in quanto dotato di grande adattabilità all’ambiente e agli eventi meteorici.

“Ulivo dei Trenta Zoccoli”

Ubicazione: il grande olivo di Massarosa (LU) si trova in località Pian del Quercione, 1 km a nord del capoluogo comunale. Quando viene celebrata la Sagra dell’Olio e delle Olive, tutto il paese accorre attorno alla vecchia pianta, come si farebbe attorno a un nonno, a formulare un augurio di longevità che, si spera, accomuni tutti i membri della famiglia.

Descrizione: l’antichissima ceppaia, che risale all’epoca romana o addirittura a quella etrusca, attualmente è costituita da cinque polloni che hanno dato vita a una sorta di bizzarro ma elegante albero-boschetto. La ceppaia, aperta solo sul lato occidentale, ha dimensioni imponenti, con una circonferenza a petto d’uomo più ampia che alla base. Dei tronchi che formano questa curiosa creatura vegetale, quello più grande presenta da solo una circonferenza di 3,8 m; mentre l’altezza, come per la maggior parte degli olivi, è modesta. Probabilmente c’è la paura che uno dei polloni, tutti un po’ minati alla base, possa rompersi, per cui il proprietario ha cinto la chioma in alto con un grosso canapo in modo da autosorreggerla. La varietà del tipo Mortellino, che nella zona è nota come un ottimo impollinatore, produce numerosi frutti di piccola pezzatura e dalla forma piuttosto allungata.

 

Olivo di “Preòn”

Ubicazione: questo bell’esemplare si trova nel territorio del comune di Brenzone (VR), in località Preòn.
Descrizione: l’albero appare sano e vigoroso, equilibrato e ben tenuto con la potatura, a differenza di quanto si può trovare nella zona, dove l’umidità elevata, la fittezza degli impianti e le tecniche di potatura, spesso poco razionali, non disgiunte dai danni provocati periodicamente dalle basse temperature invernali, portano ad alberi eccessivamente sviluppati in altezza, talora divisi in più fusti allevati dal pedale. Il fusto di questo olivo è costituito da due tronchi pressoché uguali e ravvicinati, originatisi probabilmente in seguito a una slupatura effettuata in tempi lontani. La corteccia è fresca e pulita, a indicare ottime condizioni di vegetazione. La proiezione della chioma sul terreno forma un cerchio quasi regolare, anche se eccentrico rispetto al fusto a causa della vicinanza del fabbricato, con un diametro di 14 m.

Olivo di “San Vigilio”

Ubicazione: l’olivo si trova in località San Vigilio, Comune di Garda (VR).
Descrizione: è un olivo con tronco più volte scavato per risanamento dalla carie, ma che comunque si presenta di vigoria imponente, la cui chioma, nel passato più volte ricondotta a dimensioni limitate, assume un diametro di 7 m in direzione nord-sud e di 6,5 m in direzione est-ovest.

Olivo “Sant’Emiliano”

Ubicazione: questa pianta, conosciuta anche come “Olivo del Vescovo”, si trova nella località Bovara del comune di Trevi (PG). Descrizione: si tratta di un olivo di grande importanza, perché è stato in grado di resistere alle gelate intense che si sono succedute nei secoli. Infatti vi sono immagini che testimoniano la scomparsa degli olivi disseminati intorno, mentre questo patriarca ha resistito. Da studi effettuati sembra si tratti di una varietà simile al Moraiolo, cultivar molto diffusa nella zona, che conferisce all’olio un profumo delicato.

Olivo di “Vignale”

Ubicazione: si trova nella Fattoria di Vignale, di proprietà degli eredi del conte Frigoli, in località Vignale, Radda in Chianti (SI).
Descrizione: nonostante la sua veneranda età la pianta appare molto rigogliosa con una folta chioma verdeggiante leggermente affastellata, tanto che se non fosse per il maestoso tronco si potrebbe confondere con esemplari più giovani. Particolarmente interessante risulta il fusto che a differenza dei suoi simili presenta un tronco pieno, evidenziato dal taglio di capitozzatura a circa 2 m da terra, robusto e uniforme, di forma cilindrica. La pianta risulta ben curata, in ottimo stato vegeto-sanitario, priva di evidenti malattie; come se l’età avesse giocato un ruolo immunitario verso i fattori biotici e abiotici di rischio. La pianta, infatti, è sopravvissuta egregiamente ai danni subiti durante la Seconda guerra mondiale, quando fu colpita da granate o proiettili simili, e alle due famose gelate, la più grave nel ’56, l’ultima nel 1985. Quanto all’età di questo bellissimo olivo, ipotizza il fattore Olivieri, dato che la fattoria ha 300 anni la pianta potrebbe essere sua coetanea o anche preesistente.

Olivo “L’impollinatore”

Ubicazione: questo gigante si trova in località Pian del Quercione, frazione a nord del capoluogo comunale di Massarosa (LU). Intorno all’albero sono stati posizionati quattro fari a terra e rivolti verso l’alto, per dare maggiore visibilità durante la notte. Descrizione: da lontano la pianta appare nel suo insieme maestosa, perché si erge sull’oliveto circostante in modo imponente. Nel dettaglio la ceppaia, molto antica, è costituita da tre grossi polloni separati ma molto ravvicinati, i tronchi piuttosto solidi e poco contorti formano l’impalcatura a 5 metri d’altezza; da lì partono numerose branche e grondacci che conferiscono alla pianta una chioma pendula, tipo salice; prima assume un andamento tendente all’assurgente e poi ricade sotto il peso della ramaglia e dell’abbondantissima produzione, costituita da frutti di forma ovale-allungata e di piccola pezzatura.


Coltura & Cultura