Volume: il carciofo

Sezione: ricerca

Capitolo: nuove selezioni in Toscana

Autori: Romano Tesi

Introduzione

Il carciofo in Toscana vanta antiche tradizioni, anche se attualmente la sua coltivazione incontra difficoltà a competere con quelle del Sud e delle isole. Nel 1915 le statistiche relative a questa produzione indicavano la Toscana al primo posto tra le regioni italiane con 25.000 t (39% della produzione nazionale), seguita da Campania e Sicilia, mentre attualmente la produzione del carciofo in Toscana raggiunge 7100 t corrispondenti a circa l’1,4% del totale. Le coltivazioni locali risultano oggi poco competitive a causa dell’elevato fabbisogno di manodopera per la scarducciatura e la raccolta, e dell’aleatorietà delle produzioni, in relazione ai ricorrenti danni da freddo. Le condizioni climatiche della Toscana risultano critiche per la produzione del carciofo soprattutto nel periodo invernale, quando le temperature minime possono scendere sotto zero, ma riteniamo che siano state proprio queste condizioni (area di frontiera per il carciofo) ad aver favorito la selezione di nuove varietà apprezzate e conosciute sia a livello nazionale sia internazionale.

Patrimonio varietale e nuove varietà

Una delle caratteristiche della cinaricoltura toscana è quella di presentare l’intera gamma delle tipologie coltivate.

Carciofi a produzione primaverile

– Violetto di Toscana, di antica coltivazione, con capolini ovali (i principali) e tronco-conici (i secondari), di media dimensione e con brattee esternamente violette terminanti con piccola spina posta in un incavo appena accennato, è denominato anche Morello perché caratterizzato da pigmentazione violacea, oppure Nostrale in quanto di provenienza locale. Il Violetto di Toscana risulta inserito nell’elenco degli ortaggi tradizionali della Toscana di cui al DM del 19/06/01, integrazione dell’allegato al DM 08/05/01, con i nomi di Carciofo del litorale livornese e Carciofo di Chiusure. – Empolese e di S. Miniato, di antica origine, con capolini sferici di grande dimensione di colore verde sfumato di violetto, brattee con apice incavato senza spina. Queste varietà (molto simili) risultano inserite nell’elenco degli ortaggi tradizionali della Toscana con il nome di Carciofo di Empoli e Carciofo di S. Miniato. – Romanino, con capolini ovoidali piccoli, brattee violacee incavate all’apice, portamento ancora molto vicino al cardo selvatico, viene utilizzato esclusivamente negli orti familiari per l’elevato numero di capolini prodotti, utilizzati freschi ma soprattutto per carciofini da sottolio. – Terom, nuova varietà di recente introduzione, a partire dal 1980, a seguito del lavoro di miglioramento genetico svolto in Toscana; presenta capolini ovali di elevata dimensione, più grandi del Violetto di Toscana, con brattee esterne di colore violetto intenso, ben serrate e terminanti talvolta con una breve spina.

 

Carciofi a produzione autunnale-primaverile

– Carciofo d’ogni mese, di antica coltivazione, con capolini ovoidali di media dimensione, di colore verde sfumato di violetto, coltivato ormai solo negli orti familiari. – Tema, nuova varietà di recente introduzione, a partire dal 1990, con capolino ovoidale allungato di media dimensione, con brattee appuntite provviste di una breve spina e leggermente divaricate; ha una colorazione violetta intensa come il Terom da cui deriva.

 

Evoluzione varietale

Le varietà tradizionali sono ancora presenti sul territorio regionale, con selezioni clonali e interventi di risanamento che tuttavia non ne hanno impedito il declino. Le nuove costituzioni realizzate all’Università di Pisa si sono diffuse rapidamente. Inizialmente il clone n. 5, poi denominato Terom, si è affiancato alla cultivar Violetto di Toscana sostituendola quasi interamente. La maggiore precocità e dimensione dei capolini, e anche il sapore meno amaro, hanno reso gradito questo ortaggio a un numero più ampio di consumatori e ne hanno ampliato il mercato. Questa varietà ha dato nuovo impulso alla cinaricoltura toscana, ma i vantaggi sono stati di breve durata in quanto la sua rapida introduzione in Sardegna ha neutralizzato i temporanei vantaggi ottenuti con la precocità; è infatti noto come le produzioni della Sardegna anticipino di circa un mese quelle della Toscana. A seguito della diffusione del Terom, l’attività sperimentale è proseguita negli anni successivi con selezioni clonali presso le sedi delle Università di Pisa e di Firenze per mantenere la cultivar in purezza. In questo contesto è stato isolato il clone n. 3, poi denominato Tema, adatto alla produzione autunnale, che ha sostituito la cultivar D’ogni mese. Nel giro di pochi decenni, quindi, la Toscana è riuscita ad arricchire il patrimonio varietale del carciofo e a controbilanciare le difficoltà provenienti dalle particolari condizioni climatiche locali. Riteniamo pertanto utile fornire i dettagli di queste due nuove cultivar, che hanno trovato diffusione anche in altre regioni come la Sardegna, la Sicilia e la Puglia, con la descrizione delle principali caratteristiche delle piante e dei capolini.

Schede varietali di nuove cultivar

Terom – Origine: selezione di progenie provenienti da “semi” raccolti dal Violetto di Toscana, riprodotto liberamente in una collezione varietale realizzata nel 1964 a S. Piero a Grado, nell’azienda sperimentale dell’Università di Pisa. Nella collezione erano presenti le seguenti varietà: D’ogni mese, Empolese, Precoce di Jesi, Spinoso di Liguria, Spinoso sardo, Vert de Laon, Violetto di Mola, Violetto di Romagna, Violetto di Toscana. Le piante provenienti da “seme”, che si differenziavano dal fenotipo materno (Violetto di Toscana), vennero clonate con il metodo della fila-pianta; allo scopo furono utilizzati i carducci prodotti in autunno; i cloni ottenuti (una ventina) vennero coltivati in confronto alla varietà originale di riferimento; ogni 2 anni i cloni migliori per precocità, uniformità e vigore vennero moltiplicati restringendo l’attenzione inizialmente a 3 cloni e poi a un singolo (clone n° 5) che dette origine alla nuova varietà Terom, abbreviazione del nome del costitutore e autore. Il Terom è stato inizialmente introdotto nelle aree cinaricole del litorale toscano da Livorno a Grosseto, ove è stato subito apprezzato dai coltivatori che l’hanno moltiplicato e diffuso. Il lavoro iniziale di selezione e valutazione del clone ha richiesto 5 anni, dal 1970 al 1975, e quello di diffusione altrettanti, dal 1975 al 1980. – Pianta: presenta foglie disposte a rosetta, pennatosette, di colore verde lucido sopra, verde grigio sotto. Al centro della rosetta fogliare, che può raggiungere 1-1,5 m di altezza, si sviluppa un robusto scapo fiorale ramificato con capolini di 1°, 2° e 3° ordine, di forma ovale con brattee prive di spine. In relazione al vigore delle piante i capolini secondari possono raggiungere anche il numero di 5 (normalmente 3-4). All’ascella delle foglie basali vengono emessi altri scapi fiorali con un piccolo capolino raccolto mediante troncatura per carciofini da sottolio. – Rizoma: presenta un robusto apparato radicale che si approfondisce oltre i 50 cm, con rizoma che tende ad allargarsi con l’età; su questo sono presenti gemme che in autunno danno luogo a teneri germogli (carducci), permettendo il rinnovo della carciofaia e anche la produzione di apprezzata verdura da cuocere. Non si sviluppano ovoli ma per la moltiplicazione estiva si possono impiegare sezioni basali dello stelo (ciocchetti) ove si trovano molte gemme. – Capolini, dimensioni e forma: quelli di 1° ordine sono ovali allungati, 9-10 cm, con un peso di 180-190 g; i capolini di 2° e 3° ordine sono ovali compressi, 7-8 cm, con un peso di 150-160 g, quelli di 4° ordine (carciofini) sono ancora più piccoli e corti. Il ricettacolo su cui si inseriscono le brattee e i fiori è largo e carnoso. Il tempo occorrente tra lo stadio di nocciola e quello di raccolta è di circa 40 giorni. – Brattee: il colore delle brattee esterne è violetto scuro, con sfumature verdi esterne sui capolini principali, mentre quelle interne sono più chiare e sfumano al giallo paglierino. Si presentano carnose e spesse, molto aderenti e serrate fino all’estremità del capolino, ove si chiudono perfettamente. Le spine sono assenti o appena accennate: l’espressione di questo carattere è influenzata dalle condizioni ambientali. – Produzione: la raccolta del Terom inizia in febbraio-marzo nelle zone litoranee della Toscana, a seconda dell’andamento climatico (2-3 settimane prima del Violetto di Toscana) e si completa entro maggio quando sono disponibili anche i capolini principali dei nuovi impianti effettuati nell’autunno precedente. L’inizio della produzione è più anticipato nelle coltivazioni della Sardegna e della Sicilia. La produzione nella Toscana litoranea raggiunge livelli di 8-10 capolini a pianta, a cui si debbono aggiungere 2-3 carciofini da sottolio. – Qualità dei capolini: vengono apprezzati per il calibro elevato e la colorazione violetta, per le brattee molto tenere, il gusto poco amaro, delicato, e per l’alta resa di utilizzazione (40-50%). – Ciclo colturale: 4-6 anni; si impianta in autunno con i carducci, oppure in estate con i ciocchetti. – Diffusione: Toscana litoranea, Sardegna, Sicilia, Lazio, Marocco, Francia. – Conservazione della cultivar: per evitare il decadimento della varietà, a seguito di attacchi da virus e altri parassiti, è risultata efficace la micropropagazione, che ha permesso il recupero della vigoria delle piante e della produttività. La comparsa di variazioni nella forma del capolino e l’assenza di spine non sono risultate fissabili attraverso la selezione, mentre le variazioni nella precocità e nella taglia della pianta hanno portato alla selezione di una varietà rifiorente, di seguito descritta.

Tema – Origine: selezione clonale di mutante precoce comparso nella cultivar Terom, soggetta a moltiplicazione intensiva a partire dal 1980. La clonazione di alcune piante, diverse dal fenotipo materno e moltiplicate utilizzando i carducci, ha permesso di individuare una selezione interessante che si distingueva per l’habitus della pianta e per la precocità, analoga a quella delle cultivar rifiorenti. Questo clone è stato denominata Tema. Il lavoro iniziale di selezione e valutazione del clone n° 3 ha richiesto 5 anni, dal 1980 al 1985, e quello di diffusione altrettanti, dal 1985 al 1990. – Pianta: presenta foglie disposte a rosetta, pennatosette, di colore verde lucido sopra e verde grigio sotto, di lunghezza inferiore a quelle del Terom ma con lembo fogliare più largo intorno alle nervature (principali e secondarie). Al centro della rosetta fogliare, che può raggiungere 1 m di altezza, si sviluppa uno scapo fiorale con capolini di 1°, 2° e 3° ordine, di forma ovale allungata e brattee appuntite terminanti con una breve spina. – Rizoma: il rizoma ha uno sviluppo più contenuto rispetto a quello del Terom ma, in relazione al precoce ciclo produttivo, differenzia un elevato numero di gemme in primavera, che permettono lo sviluppo di ovoli, normalmente impiegati per i nuovi impianti nel periodo estivo. - Capolini, dimensioni e forma: i capolini di 1° ordine sono ovali allungati, 8-10 cm, con un peso di 120-160 g; i capolini di 2° e 3° ordine sono ovali compressi, 7-8 cm, con un peso di 120-140 g, quelli di 4° ordine (carciofini) sono ancora più piccoli. Il colore è violetto intenso. – Brattee: il colore delle brattee esterne è violetto intenso, mentre quelle interne sono giallo paglierino. Si presentano carnose e tenere ma meno numerose e serrate rispetto a quelle del Terom. – Produzione: nella Toscana litoranea si possono raccogliere 3-5 capolini a pianta in autunno e 4-5 in primavera, ma questi ultimi sono meno apprezzati in quanto di qualità inferiore rispetto a quelli del Terom. Nelle regioni meridionali la produzione è più continua e raggiunge nel periodo autunno-invernale 10-12 capolini a pianta. Interessante anche la maggiore resistenza al freddo rispetto ad altre varietà rifiorenti come Violetto di Provenza, Violetto di Sicilia e Spinoso sardo. – Epoca di produzione: nel litorale tirrenico la produzione inizia a fine ottobre (senza l’uso di gibberelline) e si interrompe a fine dicembre o inizio gennaio in corrispondenza delle prime gelate, riprende poi in primavera sulle nuove piante originatesi dai ricacci laterali. In Sardegna e Sicilia l’inizio della produzione è più anticipato e continua per tutto l’inverno. – Qualità dei capolini: questa cultivar viene apprezzata per la precocità, la colorazione violetta intensa dei capolini, più accentuata delle altre cultivar rifiorenti, e il gusto poco amaro, delicato, e per la buona resa di utilizzazione. – Ciclo colturale: 2-3 anni; si impianta in primavera con i carducci, oppure in estate con gli ovoli. – Diffusione: Toscana litoranea, Sardegna, Sicilia, Puglia, Egitto, Marocco. – Moltiplicazione e conservazione della varietà: come tutte le altre cultivar rifiorenti, il carciofo Tema è soggetto a variazioni genetiche regressive che portano alla perdita delle caratteristiche di precocità o rifiorenza su circa il 5% delle piante per anno; pertanto è necessario rinnovare spesso la carciofaia (ogni 2-3 anni) avendo cura di eliminare le piante regredite. Queste ultime si riconoscono per la morfologia delle foglie.

 


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