Volume: l'uva da tavola

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: nel mondo

Autori: Donato Antonacci

Il consumo del frutto della vite allo stato fresco risale all’antichità. La capacità della pianta di adattarsi a situazioni pedoclimatiche molto diverse le ha consentito di conquistare areali molto vasti di coltivazione. L’importanza e la diffusione della coltivazione di uva da tavola nel mondo è testimoniata, infatti, dalla sua produzione globale, che ammonta a oltre 170 milioni di quintali, superando la soglia di 500 mila in ben 43 Paesi. L’Italia, con i suoi 13 milioni di quintali, in Europa è il paese leader della produzione e dell’esportazione, mentre a livello mondiale occupa, nell’ordine, il 4° e il 2° posto. Di seguito si riportano le tabelle redatte riorganizzando i dati statistici del settore (fonte: OIV, Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) per i principali Paesi produttori, esportatori e importatori, insieme ai dati sul consumo di uva fresca. Sono stati selezionati i Paesi dove la produzione supera i 700.000 quintali di uva da tavola. La situazione è molto differenziata: in alcuni casi la produzione è in forte crescita, destinata prevalentemente al consumo interno oppure anche all’esportazione, in altri casi la situazione è stabile, sia come produzione sia come consumo, in altri casi si osservano dati produttivi fortemente cedenti, illustranti quindi situazioni di crisi del settore. A seguire, per la maggior parte dei Paesi di maggior rilievo, volendo dare al lettore la possibilità di una visione più completa del settore con uno sguardo attento a quanto succede nei Paesi più importanti per la coltura nel mondo, si riportano analisi più approfondite, redatte da valenti esperti internazionali del territorio di riferimento, riportanti informazioni su principali varietà coltivate, destinazione del prodotto, calendario di commercializzazione, principali tecniche colturali praticate, post-raccolta e frigo conservazione, principali avversità, aspetti innovativi della produzione di uva da tavola. La Cina è il Paese con la più forte crescita della produzione di uva da tavola; nel periodo considerato, per ogni quinquennio la produzione media annuale ha un incremento più che doppio (nell’ultimo quinquennio la produzione si è quasi triplicata rispetto al precedente periodo di riferimento). Tale andamento sembra essere legato anche a un miglioramento delle condizioni di vita e dell’alimentazione in generale, con positiva ricaduta anche sul consumo di uva da tavola. L’ingresso della Cina nel mercato internazionale dell’uva da tavola è fortemente evidenziato dal rilevante aumento delle esportazioni, prima insignificanti e poi giunte fino a oltre 1,2 milioni di quintali. Anche l’India manifesta un andamento fortemente crescente della produzione dell’uva da tavola, quadruplicatasi nel ventennio esaminato, che però nella quasi totalità viene destinata al mercato interno. Comincia, comunque, una corrente di esportazione con quantità che da modeste si sono portate verso livelli significativi, superiori ai 300.000 quintali annui. La Corea ha realizzato un aumento significativo delle proprie produzioni, soprattutto nell’ultimo decennio, raddoppiando le quantità precedenti. La produzione di uva da tavola è stata interamente utilizzata per il consumo interno; infatti, non sono segnalate esportazioni in tutto il periodo esaminato. Anche il Giappone appartiene al gruppo dei Paesi con andamento produttivo in fase di contrazione e che presentano valori delle quantità di uva da tavola prodotte quasi simili a quelle consumate. Nel ventennio dal 1986 al 2005, i valori medi flettono da 3,7 milioni di quintali fino a 2,3. La produzione è sostanzialmente tutta consumata nel Paese, integrata da importazioni crescenti. L’esportazione è inesistente. L’Australia presenta una produzione con una rilevante crescita, incrementata del 70% rispetto al valore iniziale. La produzione di uva da tavola, per larga parte, è destinata all’esportazione, cresciuta di pari passo con la produzione. Il consumo interno è rimasto sostanzialmente stabile. La Turchia presenta una produzione di tutto rilievo, con leggera tendenza alla crescita, pari a circa il 15% in venti anni, che ha comunque comportato incrementi significativi in termini assoluti, pari a circa 2 milioni di quintali. La produzione di uva da tavola, tradizionalmente per larga parte destinata al mercato interno e solo per il 13-15% avviata all’esportazione, nell’ultimo decennio considerato ha mostrato valori medi quinquennali di uva da tavola esportati annualmente più che doppi rispetto al dato precedente, giungendo a valori di tutto rilievo, superiori a 1,1 milioni di quintali. In Iraq l’andamento produttivo è stato di contrazione, con valori delle quantità di uva da tavola prodotte identiche a quelle consumate. Nel ventennio dal 1986 al 2005, i valori medi flettono da 3,7 milioni di quintali fino a 2,3. L’esportazione è inesistente. Anche per l’Afghanistan, come per Cina e india, il trend produttivo è in crescita; si osservano, infatti, incrementi produttivi rilevanti nell’arco temporale 1986-2005. La produzione è quasi raddoppiata e le esportazioni sono più che raddoppiate. Anche il consumo interno è aumentato, però in misura meno rilevante. Per l’Uzbekistan, la produzione di uva da tavola è in crescita, aumentando di quasi il 40% nel ventennio esaminato, destinata per larga parte al mercato interno, ma con gli aumenti produttivi destinati sostanzialmente all’esportazione, inesistente all’inizio del ventennio e pari a 564.000 quintali nell’ultimo periodo. Il Turkmenistan ha realizzato un aumento delle proprie produzioni; infatti dal 1991 al 2005 il quantitativo di uva da tavola si è quasi raddoppiato. La produzione di uva da tavola è stata quasi interamente utilizzata per il consumo interno. Lo Yemen ha realizzato una tendenza all’aumento delle proprie produzioni, soprattutto nel secondo quinquennio del periodo esaminato, orientandosi intorno a 1,3 milioni di quintali. La produzione di uva da tavola è stata quasi interamente utilizzata per il consumo interno; infatti, fatto salvo il quinquennio 1996-2000, negli altri periodi le esportazioni sono state di soli 20 mila quintali/ anno. La Grecia manifesta, per l’uva da tavola, andamento produttivo quasi stabile e un andamento invece flettente, limitatamente all’ultimo quinquennio esaminato, per le quantità di uva da tavola esportate. La produzione consumata nel paese è, invece, in leggera crescita, compensando il calo delle quantità esportate. Anche la Siria presenta una contrazione delle produzioni, destinate per la maggior parte al mercato interno. Si osserva comunque un avvio delle esportazioni, che risultano però influenzate dall’andamento produttivo. Il Libano presenta un andamento diverso, in quanto durante il periodo di riferimento la produzione di uva da tavola è tendenzialmente diminuita; sono diminuiti anche i consumi interni, ma sono invece tendenzialmente aumentate le esportazioni. Anche l’Egitto mostra un andamento produttivo crescente dell’uva da tavola, più che raddoppiata nel ventennio esaminato, che nella quasi totalità viene destinata al mercato interno. Comincia, comunque, una corrente di esportazione con quantità che da modeste si sono portate verso livelli significativi, pari a circa 120.000 quintali annui. Tale andamento è continuato anche negli anni successivi. L’Algeria appartiene al gruppo dei Paesi con andamento produttivo in fase di contrazione e che presentano valori delle quantità di uva da tavola prodotte simili a quelle consumate. Nel ventennio dal 1986 al 2005, i valori medi flettono da 2,2 milioni di quintali fino a 1,6. La produzione è sostanzialmente tutta consumata nel paese. L’esportazione è inesistente. La Tunisia mostra nel lungo periodo un andamento in crescita della produzione di uva da tavola, con un picco nel secondo quinquennio. Tutta la produzione di uva da tavola, compreso il suo incremento, è stata utilizzata per il consumo interno; infatti, non sono segnalate esportazioni. Per il Marocco, la produzione di uva da tavola è in crescita moderata, aumentando di circa 1/3 nel ventennio esaminato, sostanzialmente destinata interamente al mercato interno; si coglie comunque, nell’ultimo quinquennio, un modesto avvio delle correnti di esportazione. Serbia e Montenegro appartengono al gruppo dei Paesi con andamento produttivo fortemente crescente di uva da tavola. Dal 1991 al 2005, i valori medi annui sono passati da 355 mila quintali fino a 1,7 milioni di quintali/anno. La produzione non è sufficiente a soddisfare il consumo interno. L’esportazione riveste carattere episodico. La Moldavia ha realizzato un aumento delle proprie produzioni; infatti dal 1991 al 2005 il quantitativo di uva da tavola è stato raddoppiato, passando da 671 mila a 1,34 milioni di quintali di uva per anno. La produzione di uva da tavola è interamente utilizzata per il consumo interno, con un avvio delle esportazioni. La Romania mostra un andamento produttivo di lungo periodo in leggera contrazione, destinando tutta la produzione al consumo interno, avendo perso la tradizione esportativa. L’esportazione, infatti, si è fortemente contratta, passando da 314 mila quintali del primo quinquennio a valori trascurabili nel periodo 1991-2005. Israele presenta una produzione di uva da tavola piuttosto stabile nel 1986-2000 e in forte crescita nell’ultimo periodo esaminato. Negli ultimi vent’anni la produzione è aumentata del 79%. L’uva è per la quasi totalità destinata al mercato interno; l’esportazione è invece rimasta costante nel tempo, intorno ai 60 mila quintali di uva. La Spagna manifesta, per l’uva da tavola, un andamento produttivo in calo: negli ultimi vent’anni la produzione nazionale è diminuita del 34,9%. Insieme al calo di produzione, si nota anche un minor consumo di prodotto fresco, compensato in parte da un aumento di esportazione del 18,4%. Inizia anche una certa importazione di uva da tavola, pari a quasi 300 mila quintali. La Francia presenta una produzione di uva da tavola che, a partire dal 1986 e fino al 2005, è diminuita del 55,4%; anche il consumo e l’esportazione sono diminuiti, seppur più lentamente, rispettivamente del 22,3% e del 28,9%. Continua a essere un importante Paese importatore. Per il Portogallo, la produzione di uva da tavola è rimasta sostanzialmente costante; nel ventennio esaminato si registra un aumento del 27,5% di consumo di prodotto fresco. La produzione di uva da tavola è per la quasi totalità destinata al consumo nazionale; soltanto una minima parte è avviata all’esportazione. Per quanto riguarda i dati relativi all’importazione di uva da tavola, in tabella alla pagina seguente sono riportati solo i Paesi che superano i 250.000 quintali di uva all’anno mediamente nell’ultimo quinquennio esaminato, il 2001-05. Le importazioni di uva da tavola mostrano un andamento diversificato fra i vari Paesi; infatti, alcuni presentano valori sostanzialmente stabili, altri in forte crescita e altri ancora in flessione. Bisogna considerare che, per congrua parte, il consumo dell’uva da tavola è condizionato dal tenore di vita delle popolazioni dei diversi Paesi; essa infatti è considerata un bene di lusso del quale fare a meno nelle situazioni di crisi o, comunque, di difficoltà economiche. Pertanto, nei Paesi consumatori non produttori di uva, è lecito attendersi valori delle importazioni influenzati dall’andamento delle economie di quei Paesi. I dati evidenziano, infatti, la forte crescita delle importazioni in Cina, capace all’incirca di raddoppiare ogni 5 anni le quantità importate, passate da 356.000 quintali all’anno mediamente nel 1986-90, fino a giungere a 2.587.000 quintali all’anno mediamente nel quinquennio 2001-05, diventando il secondo Paese importatore al mondo. E questo in una situazione di fortissima crescita della produzione interna, come già esaminato. In forte crescita sono anche le importazioni di Regno Unito, Russia, Paesi Bassi, Polonia e Repubblica Ceca. Fra i Paesi importatori di uva da tavola, tuttavia, la posizione di leader mondiale spetta alla Germania, con quantità stabilmente superiori ai 3 milioni di quintali nell’ultimo ventennio. Andamento simile presenta la Francia, con quantità all’incirca dimezzate rispetto alla Germania.


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