Volume: la patata

Sezione: coltivazione

Capitolo: Malattie da agenti infettivi sistemici: virus, viroidi e fitoplasmi

Autori: Marina Barba, Francesco Faggioli, Graziella Pasquini, Laura Tomassoli

Virus

I fitovirus sono organismi infettivi di tipo obbligato che si moltiplicano all’interno delle cellule vegetali utilizzando i sistemi metabolici della pianta infettata. Le particelle virali si diffondono rapidamente all’interno della pianta (infezione sistemica) causando alterazioni morfologiche (sintomi) su quasi tutti gli organi vegetativi (compresi quelli utilizzati per la propagazione). Alcuni fitovirus sono in grado di insediarsi anche negli organi riproduttivi della pianta: perciò polline e semi ne risultano infetti. Gli organi di propagazione di una pianta sono uno dei principali mezzi di diffusione spazio-temporale dei virus, ma esistono anche molti vettori (insetti, acari, funghi, nematodi) e, soprattutto, l’azione dell’uomo che agiscono favorendo la trasmissione delle malattie. Le virosi rappresentano da sempre un fattore limitante per la buona riuscita delle coltivazioni di patata sia per il consumo sia per la produzione di tuberi-seme. Infatti, l’uso del tubero-seme per la propagazione di questa coltura rappresenta il principale e permanente elemento di rischio per la diffusione dei diversi agenti infettivi che colpiscono la patata. Oltre 35 virus sono stati identificati in Solanum tuberosum, ma solo alcuni sono economicamente rilevanti per il settore pataticolo, essendo presenti in tutto il mondo e responsabili di perdite produttive significative, da soli o in combinazione. Si tratta per lo più di virus trasmessi da afidi, vettori che trovano lungo tutta la penisola italiana condizioni ambientali molto favorevoli all’insediamento in piena area. L’importanza della coltura della patata nell’agricoltura nazionale e mondiale ha fatto sì che la ricerca scientifica abbia apportato molteplici conoscenze sulle malattie e sugli agenti infettivi, favorendo lo sviluppo di strategie di difesa valide, comprendenti normative fitosanitarie per la produzione della semente e pratiche agricole integrate da attuare in campo (anticipazione della coltivazione con varietà idonee, varietà tolleranti e resistenti, disseccamento precoce delle piante, lotta ai vettori ecc.). In particolare, i programmi di certificazione della patata da seme, obbligatori in tutti i Paesi produttori di semente, hanno consentito di abbassare in modo notevole la soglia di rischio di infezione per molti virus nelle fasi iniziali della coltivazione, preservando al meglio la sanità della coltura. Purtroppo non sono disponibili dati recenti circa l’incidenza dei virus della patata in Italia. Al momento, però, sono due i patogeni sistemici che preoccupano maggiormente il nostro settore pataticolo: il virus Y della patata (PVY) e il viroide dell’affusolamento del tubero di patata (PSTVd). Inoltre, altri virus emergenti, segnalati negli ultimi dieci anni in aree circoscritte europee ed extracontinentali, potrebbero rappresentare una minaccia nel prossimo futuro anche per le nostre produzioni.

Virus trasmessi per afidi

Accartocciamento fogliare della patata: Potato Leafroll Virus, PLRV

Tra tutti i virus economicamente importanti per la patata, è quello nei confronti del quale si è riusciti a ottenere un efficace controllo nelle coltivazioni per la produzione di tubero-seme certificato e, di conseguenza, nel prodotto per il consumo. Questo virus, un tempo molto diffuso in tutte le aree produttive, è trasmesso dagli afidi in modo persistente; pertanto la sua diffusione in campo è ben controllata mediante l’uso di prodotti insetticidi con le modalità e la programmazione stabilite nei disciplinari di produzione della coltura. Ciò consente di produrre in ambienti già di per sé limitanti per il proliferare delle popolazioni afidiche e, in associazione a controlli diagnostici accurati, di ottenere semente certificata nel rispetto di quanto stabilito dalle normative specifiche sulla patata. Il sintomo tipico causato da PLRV consiste nel ripiegamento verso l’alto del margine fogliare parallelamente alla nervatura centrale; esso si manifesta già nelle infezioni primarie (acquisizione in campo tramite gli afidi) nelle foglie apicali della pianta, più raramente nelle parti basse. Le piante infette sono identificabili in campo anche per una colorazione verde meno intensa. Nel caso di infezione secondaria (pianta generata da tubero infetto), l’accartocciamento è già evidente nelle foglioline dei germogli, e l’intera pianta ha sviluppo stentato e portamento eretto, associati a un maggiore ispessimento delle lamine fogliari e a frattura vitrea. Clorosi, antocianosi e necrosi fogliare sono altri sintomi che possono comparire con l’evolversi dell’infezione. I tuberi sono generalmente asintomatici; tuttavia, se non è ben controllata nel rispetto delle direttive fitosanitarie, l’infezione può causare cali produttivi anche del 60%. In America, alle infezioni di PLRV è stato associato il sintomo di reticolatura necrotica interna dei tuberi in varietà particolarmente suscettibili, che si manifesta principalmente durante la conservazione. PLRV è un virus isodiametrico appartenente al genere Polerovirus (famiglia Luteoviridae). Il Myzus persicae è la specie afidica più efficiente nel trasmettere PLRV; una volta acquisito il virus, l’afide rimane virulifero per tutta la vita, favorendo la diffusione della malattia anche a lunga distanza. Le specie botaniche spontanee (Capsella bursa-pastoris, Solanum nigrum) suscettibili a PLRV non hanno un ruolo prevalente nello svernamento e nella conservazione del virus, mentre i tuberi infetti, i ricacci spontanei e i frequenti cumuli di tuberi di scarto abbandonati a bordo campo sono la vera fonte di inoculo nelle aree di coltivazione. Le rotazioni e la possibilità di utilizzare varietà ad alta resistenza per PLRV, purtroppo non sempre adatte agli ambienti italiani, si integrano utilmente nel processo di prevenzione e difesa della patata. 585 Curiosità sulla nomenclatura dei virus della patata

Mosaico nervale e anulatura necrotica del tubero: Potato Virus Y, PVY

Il PVY oggi è sicuramente il virus più diffuso, colpendo universalmente ogni areale produttivo, ed è il più temuto in quanto figura come il maggiore responsabile di mancato ritiro del prodotto da parte delle industrie. Questo virus appartiene alla famiglia Potyviridae, la più numerosa tra quelle dei virus vegetali, che include 6 generi tra cui Potyvirus, di cui PVY è la specie tipo. Oltre 60 specie botaniche, principalmente nell’ambito delle solanacee, sono state segnalate come naturalmente infette da questo virus, ma altrettante, appartenenti a 5 diverse famiglie, sono risultate suscettibili a infezioni artificiali tramite trasmissione meccanica del virus. Negli agrosistemi, pomodoro, tabacco, peperone e patata sono le colture agrarie maggiormente colpite, con gravi perdite produttive, anche del 100%, mentre numerose specie spontanee, tra cui Convolvulus spp., Solanum nigrum, S. dulcamara e Physalis floridana, rappresentano il serbatoio per lo svernamento del virus e la fonte infettiva per la sua diffusione nell’ambiente circostante. PVY è trasmesso in modo non-persistente da circa cinquanta specie di afidi, di cui il Myzus persicae è il più efficiente in condizioni sperimentali. In questo tipo di trasmissione, lo stiletto boccale dell’afide si imbratta delle particelle virali al solo pungere degli strati superficiali di una foglia infetta, e altrettanto rapidamente le trasmette in piante sane. Questo aspetto rende assai difficile il controllo in campo della virosi, in quanto i prodotti insetticidi non agiscono così tempestivamente sugli afidi da bloccare la fase di inoculazione del virus attraverso le punture d’assaggio. Le forme alate degli afidi sono quindi riconosciute come principale fattore responsabile della diffusione del virus da una coltivazione a un’altra. Un secondo aspetto epidemiologico che ha influito sull’incremento della pericolosità del PVY è la presenza di nuove varianti del virus responsabili di inedite sintomatologie e, si teme, dotate di maggiore capacità di assimilazione da parte degli afidi vettori. Sin dagli anni Sessanta, sulla base della sintomatologia prodotta su particolari varietà di patata e tabacco, gli isolati di PVY sono stati distinti in tre ceppi: il ceppo comune (PVYO), il ceppo della necrosi nervale (PVYN) e il meno diffuso ceppo della striatura (PVYC). La sintomatologia prodotta da questi isolati è piuttosto varia, in quanto esiste una diversa suscettibilità da parte delle varietà in commercio, fino a una completa resistenza per la presenza di geni specifici. PVYO, il ceppo più diffuso al mondo, causa sintomi di mosaico e malformazione fogliare, a volte giallume o necrosi. PVYC è stato raramente segnalato su patata. Gli isolati necrotici PVYN sono responsabili, invece, dei danni più consistenti, in quanto la necrosi nervale ha effetti su tutto il processo fotosintetico dell’apparato fogliare e nutrizionale della pianta, con ricadute negative sulla resa in tuberi (numero e pezzatura). A partire da 1980 in Europa sono comparsi nuovi isolati, indicati con PVYNTN, in grado di produrre anulature necrotiche sui tuberi. Recenti indagini diagnostiche su PVY condotte su produzioni dell’Italia centro-meridionale hanno evidenziato che la patata è principalmente affetta da questi ultimi isolati PVYNTN. Risultano ormai rari PVYO e PVYN, mentre la nuova variante ricombinante, indicata con PVYN-Wi, diffusamente rilevata in Europa dal 2005, è risultata ampiamente presente. Gli effetti sintomatologici di questo nuovo ceppo consistono in necrosi nervali, ma non sono esclusi danni macroscopici anche sui tuberi, quali necrosi e rotture. La produzione di tubero-seme certificato rimane la strategia più efficiente per controllare questa virosi particolarmente pericolosa. È necessario tenere alto il livello di controllo sul materiale in importazione mediante ispezioni periodiche e opportuni saggi diagnostici in grado di rilevare la presenza delle nuove varianti.

Virus trasmessi da afidi di minore importanza economica

Il virus A della patata (Potato Virus A, PVA), il virus M della patata (Potato Virus M, PVM) e il virus del mosaico dell’erba medica (Alfalfa Mosaic Virus, AMV) sono altri agenti patogeni della solanacea trasmessi da diverse specie di afidi in modo non-persistente. Essi sono considerati di importanza secondaria in quanto le procedure di controllo nella produzione del tubero-seme hanno consentito una significativa riduzione della loro incidenza in molte aree produttrici di semente, tra cui l’Italia. Possono, comunque, verificarsi infezioni nelle coltivazioni per il consumo qualora altri ospiti naturali di questi virus siano presenti nelle vicinanze. In particolare, AMV è uno dei virus vegetali più diffusi in natura ed è in grado di infettare circa 400 specie botaniche appartenenti a 50 famiglie. La sua presenza in campi di patata è associata quasi sempre a coltivazioni limitrofe di erba medica, trifoglio o altre leguminose, ospiti principali del virus, tanto che l’infezione rimane poi limitata alle piante di patata nel bordo campo. La malattia è di facile identificazione per la comparsa delle caratteristiche macchie di colore giallo più o meno intenso (mosaico calico). Nei Paesi dove il virus è maggiormente diffuso sono riportati cali produttivi del 20% e sintomi anche sui tuberi, se associati a isolati più virulenti. PVA e PVM sono virus specifici della patata e di poche altre solanacee. Essi causano sintomi lievi solo a carico dell’apparato fogliare; alcuni isolati, presenti soltanto nei climi più freddi, possono provocare riduzione dello sviluppo, mosaico accentuato, rugosità e necrosi. Alterazioni fogliari marcate si verificano anche sulle varietà particolarmente suscettibili o in caso di piante già infette da altri virus (per esempio PVY e PLRV).

Virus trasmessi da nematodi

Suberosi anulare del tubero: Tobacco Rattle Virus, TRV

TRV (genere Tobravirus) è un patogeno assai temuto in quanto colpisce direttamente la qualità del tubero sia destinato alla costituzione di semente sia impiegato come prodotto da consumo o industriale. Recenti segnalazioni indicano che si sta diffondendo in nuovi areali produttivi della solanacea, e alcune pubblicazioni scientifiche dell’ultimo decennio documentano l’importanza e la rinnovata emergenza di questo virus. Si tratta di un virus polifago che colpisce almeno 100 specie botaniche, tra cui importanti colture ortive (pomodoro, spinacio, carciofo, barbabietola da zucchero, sedano e lattuga) e floricole. I maggiori danni economici sono denunciati proprio nelle coltivazioni di fiori, bulbose in particolare, e nella pataticoltura. Il sintomo tipico causato da TRV consiste in anulature curvilinee suberose scure che compaiono all’interno del tubero (corky ringspots o spraing symptoms); esse non sempre si manifestano in fase di raccolta, bensì compaiono durante la conservazione o la trasformazione industriale. La presenza di TRV è stata accertata, con opportune analisi di laboratorio, in patatine già processate (chips), mostranti evidenti imbrunimenti. Circa il 25% delle varietà commerciali attualmente in uso nel Nord Europa rimane asintomatico anche in caso di infezione sistemica (presenza del virus nella parte epigea della pianta), determinando, tuttavia, gravi danni all’ambiente di coltivazione, in quanto si favorisce un accumulo dei nematodi viruliferi nel terreno e la diffusione del virus in altri areali di coltivazione attraverso l’uso di materiale di propagazione infetto, impiegato ed esportato come semente. Alcuni studi hanno evidenziato che queste stesse cultivar, erroneamente credute resistenti a TRV, mostrano comunque cali produttivi, in quanto danno luogo a tuberi più piccoli e affetti da rotture del parenchima durante la crescita. In altre varietà sensibili alla malattia, TRV tende a rimanere localizzato nelle radici e nei tuberi. Questi ultimi possono dare origine anche a piante sane attraverso un processo di autoeliminazione. La malattia è diffusa principalmente in terreni sabbiosi idonei allo sviluppo dei nematodi terricoli appartenenti ai generi Paratrichodorus spp. e Trichodorus spp., i quali, attraverso l’alimentazione su radici infette, trasmettono efficacemente il virus a macchia d’olio alle piante vicine. A ogni muta l’individuo perde la capacità di trasmettere il virus, in quanto esso non è circolativo e, quindi, non è presente nella progenie. Al contrario, negli individui dormienti TRV rimane infettivo fino a quasi un anno. Una volta accertata la presenza del binomio TRV-nematodi in un terreno, la malattia è piuttosto difficile da eradicare, soprattutto per la mancanza di prodotti fitosanitari efficienti contro i vettori.

Virus trasmessi da funghi

Anulatura suberosa del tubero: Tobacco Necrosis Virus, TNV

Di minore importanza, questo virus è trasmesso dalle zoospore del fungo Olpidium brassicae attraverso le radici delle piante ospiti. In Italia è stato rinvenuto nella varietà Sieglinde. I sintomi si sviluppano solo sui tuberi; questi, se infetti, manifestano lesioni e fissurazioni brunastre profonde, assumendo un aspetto reticolato. Le fissurazioni, a volte parallele o convergenti, ricordano le lesioni causate dalla scabbia. L’infezione generalizzata a tutta la pianta è molto rara e le piante originate da tuberi infetti risultano sane. La malattia causata da questo virus è anche nota come “virosi ABC”, in riferimento alle tre sintomatologie dei tuberi provocate da altrettanti tipi di isolati: 1) lesioni marroni infossate e fissurazioni larghe e reticolate, causate da isolati di tipo A; 2) lesioni brunastre e fissurazioni fini reticolate, causate da isolati di tipo B; 3) pustole che danno successivamente origine a lesioni profonde, indotte da isolati di tipo C.

Nanismo maculato della patata: Potato Mop-Top Virus, PMTV

Virus originario delle regioni andine del Sudamerica, è stato segnalato per la prima volta in Europa, nel Regno Unito e in Olanda, negli anni Sessanta. Nei decenni a seguire, fino a oggi, altri Paesi dell’Europa settentrionale e orientale, tra cui di recente la Polonia, hanno riscontrato la malattia, con effetti preoccupanti sulla produzione. Virus non regolato da alcuna normativa, PMTV non è mai stato segnalato in Italia, ma essendo il nostro un Paese importatore di patata da consumo e da seme, esiste il rischio di introduzione e di endemizzazione nelle aree produttive dove è presente il vettore specifico (e unico), ovvero l’agente della scabbia polverulenta Spongospora subterranea f.sp. subterranea. PMTV, virus a particelle rigide bastoncelliformi del genere Pomovirus, si insedia nelle spore del fungo, e per loro tramite viene trasmesso alle piante sane di patata per via radicale, oppure si conserva in assenza dell’ospite vegetale all’interno delle spore dormienti anche per 15-18 anni. In una pianta infetta, PMTV non è sempre presente in tutte le parti, poiché la traslocazione per via xilematica delle particelle avviene lentamente; il virus può rimanere localizzato nella parte aerea sviluppata dal tubero infetto senza dare infezione ai nuovi tuberi. Al contrario, in caso di infezione primaria in campo, questa rimane localizzata nella zona ipogea, interessando percentuali diverse dei tuberi nuovi, mentre la parte fogliare e gli steli possono rimanere esenti dal virus. Le piante nate da tuberi infetti si identificano facilmente in campo per una taglia particolarmente ridotta e affastellata a causa del raccorciamento degli internodi, mentre le foglie mostrano una sintomatologia variabile (maculature da clorotiche a gialle di tipo anulare, lineare, irregolare o a V; accartocciamento; malformazione) a seconda delle varietà e delle condizioni climatiche. Sul tubero il sintomo – non sempre presente e molto simile a quello prodotto da TRV – viene osservato con maggiore frequenza durante la conservazione. Esso consiste in linee necrotiche tratteggiate e arcuate, singole o concentriche, che si manifestano nella zona parenchimatica amilacea (assai rare nella zona epidermica). Come è accaduto per PVYNTN, PMTV ha la potenzialità di incidere economicamente sul settore pataticolo. L’uso di semente certificata è il principale mezzo di prevenzione nei confronti dell’introduzione di questo virus. Il fungo, per la capacità di produrre in condizioni avverse spore durevoli, risulta difficile da eradicare in un terreno contaminato in assenza di prodotti chimici efficaci, che possano sostituire il bromuro di metile (recentemente vietato perché assai tossico per l’ambiente). Pertanto, nei Paesi dove è presente il binomio PMTV-S. subterranea, vengono effettuate analisi del terreno per la ricerca del virus e del fungo vettore, e si stanno compiendo molti sforzi nella ricerca di varietà resistenti o tolleranti.

Virus trasmessi per contatto

Mosaico lieve: Potato Virus X, PVX

Questo virus è ritenuto universalmente diffuso in tutti gli areali produttivi della patata, ma gli viene attribuita una scarsa importanza economica, in quanto è causa di infezione latente nella maggior parte delle varietà commerciali ed è responsabile di perdite produttive mai superiori al 15%. La comparsa di una leggera mosaicatura si verifica in particolari condizioni climatiche, soprattutto a basse temperature (16-20 °C) e in presenza di ridotta intensità luminosa, oppure è associata a particolari ceppi del virus. In caso di infezione mista con altri virus, in particolare PVY, esso causa invece un aggravamento del quadro sintomatologico generale (effetto sinergico). PVX provoca danni maggiormente apprezzabili su altre solanacee, come pomodoro, tabacco e peperone, e infetta naturalmente diverse specie spontanee di altre famiglie botaniche (per esempio Trifolium pratense, Melilotus alba, Taraxicum officinale). PVX (genere Potexvirus, famiglia Alphaflexiviridae) è un virus allungato che si trasmette per contatto; la sua diffusione può pertanto avvenire tra piante contigue, e a distanza solo attraverso le macchine da lavoro o l’azione dell’uomo. Oggi molti Paesi produttori di tubero-seme sono riusciti a eradicare completamente questo virus, per cui l’uso di seme certificato è la migliore garanzia per evitare di introdurre nelle coltivazioni questo agente infettivo.

Mosaico latente: Potato Virus S, PVS

Anche questo virus (genere Carlavirus, famiglia Flexiviridae) è trasmesso per contatto tra piante adiacenti e, in particolare, attraverso le lesioni causate dalle macchine da lavoro. È stata accertata anche la trasmissione per afidi (Aphis nasturtii e Myzus persicae) in modo non persistente; questa modalità di trasmissione ha una bassa efficacia rispetto a quella nota per altri virus (PVY), in quanto sono necessari tempi di suzione piuttosto lunghi (2-16 minuti), che rendono più efficace l’azione degli insetticidi. Nelle coltivazioni di tubero da seme, pertanto, PVS viene facilmente controllato consentendo un’efficiente attuazione dei programmi di eradicazione del virus dalle sementi. Considerati anche gli scarsi danni denunciati alla coltura in termini di calo produttivo (variabile dal 2 al 20% in funzione della suscettibilità varietale), PVS è ritenuto un virus di scarsa importanza economica. In Europa, e in Italia, sono presenti solo isolati appartenenti al ceppo comune (PVSO). È tuttavia noto un ceppo più aggressivo (PVSA), al momento confinato nelle zone andine ed elencato tra gli organismi da quarantena (Decreto legislativo 214/2005, Allegato IA, Sezione I: Isolati non-europei dei virus della patata), di cui è vietata l’introduzione in territorio europeo. PVSO provoca sintomi molto lievi sulle foglie (rugosità della lamina) o infezioni latenti nella maggior parte delle varietà commerciali diffuse sul territorio. Come molte infezioni virali, è comunque responsabile della precoce senescenza della pianta.

Risanamento della patata dalle virosi

Numerose norme fitosanitarie garantiscono la qualità dei tuberiseme e pertanto prevedono che il materiale iniziale con cui avviare le coltivazioni di patata sia esente da patogeni da quarantena, tra cui sono inclusi numerosi virus assai nocivi per questa solanacea. La patata si presta bene alla coltura in vitro, tecnica molto diffusa per mantenere in conservazione collezioni di germoplasma e per accelerare le fasi di propagazione del materiale destinato agli impianti di produzione della semente. La coltura in vitro, attraverso il prelievo dell’apice vegetativo, a volte associato alla termoterapia, è anche un’efficiente tecnica di risanamento da virus. Spesso è necessario recuperare delle varietà di patata fortemente degradate e infette da virosi nei confronti delle quali non esistono idonee terapie. L’unico sistema disponibile, pertanto, è il ricorso al risanamento, che prevede una sequenza di fasi operative ben precisa. In particolare, da giovani germogli ottenuti direttamente dai tuberi infetti vengono prelevate, sterilizzate e poste su idonei substrati di coltura talee uninodali di circa 1 cm di lunghezza. Dalle microtalee così allevate in vitro, e in alcuni casi sottoposte a termoterapia per 40-60 giorni, vengono prelevati apici meristematici di 0,2-0,3 mm, i quali, grazie alle ridotte dimensioni dell’espianto, daranno origine a nuovi individui molto probabilmente privi di virus e non in grado di replicarsi nei tessuti meristematici. Nell’arco di 2-3 mesi è possibile disporre di piantine radicate pronte per essere acclimatate e allevate in serra, e si possono ottenere minituberi da utilizzare per la produzione di nuovo tubero-seme. L’avvenuto risanamento deve essere comunque accertato attraverso idonei saggi diagnostici che attestino l’effettiva assenza dei virus nel germoplasma così ottenuto. Attraverso la coltura d’apice in vitro è stato possibile recuperare alcune varietà autoctone di patata (per esempio la Patata di Montecopiolo e la Patata Rossa di Cetica) fortemente attaccate da virus, che ne avevano inficiato la capacità produttiva, ridotto le qualità organolettiche e, spesso, reso antieconomica, se non impossibile, la coltivazione.

Viroidi

Alla fine degli anni sessanta negli Stati Uniti Theodor Diener segnalava la scoperta, in piante di patata affette da “affusolamento del tubero”, di un nuovo agente patogeno subvirale che denominò “viroide”. Dalla loro scoperta ad oggi i viroidi noti sono circa trenta ed infettano molte specie arboree ed erbacee, causando molto spesso alterazioni gravi a carico di foglie, frutti e organi legnosi. Da un punto di vista biochimico essi rappresentano la forma più elementare di parassitismo. Sono infatti costituiti unicamente da una molecola circolare di RNA singola elica di basso peso molecolare, non in grado di codificare per alcuna proteina ma con la capacità di replicarsi e diffondersi all’interno della cellula ospite senza l’intervento di alcun virus ausiliare.

Affusolamento del tubero di patata: Potato spindle tuber viroid – PSTVd<7p>

Come detto, la patata ha avuto “l’onore” di essere stata la specie vegetale in cui è avvenuta la scoperta dei viroidi, ma anche “l’onere” di subirne gli effetti distruttivi. Il PSTVd è infatti una delle avversità più temibili e distruttive per la patata. A seconda del ceppo (mite o severo), della varietà e delle condizioni ambientali, la malattia può provocare danni con incidenze che vanno dal 20% al 70% nella perdita di produzione. Il quadro sintomatologico riguarda sia la parte aerea che il tubero, anche se i danni maggiori sono proprio a carico di quest’ultimo. In particolare le piante di patata affette da PSTVd presentano una riduzione della taglia dell’apparato fogliare con un cambiamento nell’habitat di crescita caratterizzato da foglie erette, verde scuro e rugose che crescono con andamento destrorso od orario se viste dall’alto; i tuberi invece presentano un accentuato affusolamento con riduzione della taglia, assumendo spesso la caratteristica forma a manubrio di bicicletta con ipertrofia delle gemme od occhi. Il PSTVd si trasmette molto facilmente per contatto, tramite sfregamento di foglie infette, con i vestiti degli operatori ed attraverso l’uso di attrezzi agricoli (forbici da pota, trattori ecc.). Il viroide è trasmesso anche per mezzo degli organi riproduttivi quali polline e semi veri. In ogni caso la via di trasmissione più efficiente è sicuramente l’uso del materiale di propagazione infetto (tuberi da semina, piantine). Controverso e non molto chiaro è invece il ruolo che rivestono gli insetti vettori. Afidi, cicaline e alcuni coleotteri che si nutrono e vivono su piante infette sembrano poter trasmettere il viroide. Il viroide può essere trasmesso per mezzo di afidi anche inglobato all’interno del capsidio proteico del virus dell’accartocciamento fogliare della patata (PLRV). L’affusolamento del tubero della patata è una malattia diffusa principalmente in Estremo Oriente (Afganistan, Cina) ed Africa (Egitto, Nigeria) mentre la sua presenza in Canada, USA e Europa dell’Est è limitata in quanto è stata immediatamente effettuata una opera di eradicazione. In Italia la malattia è assente ma è presente il patogeno. Questo apre uno scenario che rende il PSTVd come una potenziale minaccia per la coltura della patata in Italia. Come per i virus, non esiste alcuna possibilità di intervento terapeutico contro il PSTVd, quindi la lotta alla malattia ed al suo agente causale si limita fondamentalmente alla prevenzione, attraverso l’uso di materiale di propagazione certificato esente dal viroide, il monitoraggio e la rimozione di piante con sintomatologia sospetta, la disinfezione degli attrezzi da lavoro con ipoclorito di sodio, l’attenzione verso tutte le specie vegetali che possono essere ospiti del patogeno e quindi serbatoio di infezione per la patata. Alla base di queste norme profilattiche di prevenzione c’è l’assoluta necessità di disporre ed utilizzare strumenti diagnostici molecolari (gli unici attuabili per i viroidi) validi ed affidabili.

Fitoplasmi

I fitoplasmi, agenti di malattie delle piante, sono batteri della classe Mollicutes, unicellulari e caratterizzati dal fatto di non possedere una parete cellulare ma di essere delimitati da una semplice membrana. Ciò comporta una morfologia pleomorfa, senza cioè una forma stabile e definita e il conseguente fatto che possono vivere solo all’interno del floema della pianta, dove la condizione di osmolarità consente la loro sopravvivenza. L’azione patogena che esercitano sulle piante è dovuta a un’azione diretta tramite il rallentamento o il blocco della circolazione della linfa elaborata e a un’azione indiretta dovuta alla conseguente alterazione dell’equilibrio dei regolatori di crescita. Diverse malattie di origine fitoplasmale colpiscono la patata. Tra queste le più importanti sono: l’apice viola della patata (Potato purple top - PPT), gli scopazzi (Potato witches’ broom - PWB) e lo Stolbur. Il PPT provoca gravissimi danni nel continente americano ed è inserito nella lista A1 dei patogeni da quarantena. Il PWB e lo Stolbur sono invece malattie diffuse in tutti gli areali di coltivazione della patata compresi quelli italiani, ma provocano danni più contenuti e le occasionali epidemie sono soprattutto collegate agli andamenti climatici. Il controllo delle malattie da fitoplasmi, come tutte le malattie sistemiche, è basato essenzialmente su misure di prevenzione. L’uso di tuberi da seme certificati è naturalmente il mezzo più efficace per la prevenzione della diffusione tramite materiale propagativo. Un’efficace azione preventiva sulla diffusione per mezzo di vettori si attua invece tramite: – adozione di rotazioni ampie; – realizzazione di impianti, quando possibile, lontano da incolti; – eliminazione delle piante infette per abbassare la pressione di inoculo; – controllo selettivo della vegetazione spontanea; – quando ritenuto idoneo, opportuni trattamenti insetticidi agli agenti vettori. Studi recenti stanno verificando l’efficacia dell’uso di alcune sostanze che inducono l’induzione di resistenza nelle piante tramite attivazione di vie metaboliche dirette al contenimento o all’eliminazione del patogeno.

Scopazzi della patata (Potato witches’ broom) - PWB

La malattia degli scopazzi della patata è trasmissibile tramite tuberi da semina e diverse specie di cicaline. Le piante derivate da tuberi infetti presentano accestimento, nanismo e stoloni allungati con numerosi tuberi non più grandi di una noce, che danno l’idea di una catena di sfere. Le foglie sono arrotolate e hanno margini ingialliti. Le piante che vengono infettate dai vettori producono invece un forte affastellamento con foglie arrotolate e ingiallite ai margini. I tuberi che si formano dopo l’infezione sono molto più piccoli.

Stolbur della patata

La malattia dello Stolbur è indotta da un fitoplasma polifago che è in grado di infettare un elevato numero di ospiti vegetali, principalmente le solanacee, la vite e diverse piante spontanee, che spesso fungono da fonte di inoculo per i vettori. Il fitoplasma è presente in tutto il mondo ed è riportato nella lista A2 dei patogeni da quarantena. In natura viene trasmesso per innesto, ponte cuscuta e tuberi da semina. Diversi insetti, inoltre, sono responsabili della sua trasmissione. Il più importante vettore in Europa è lo Hyalesthes obsoletus, ma altri insetti sono risultati positivi ai test diagnostici per la presenza del fitoplasma e sono, quindi, probabilmente coinvolti nella diffusione della malattia. La malattia segue generalmente dei cicli epidemici che sembrano essere correlati agli andamenti climatici. Estati molto calde e secche sembrerebbero stimolare la migrazione dei vettori dalle piante spontanee alle solanacee, che in condizioni normali risultano essere meno preferite dagli insetti. Si osservano, quindi, annate con gravi danni produttivi seguite da diversi cicli in cui il patogeno sembra non essere presente. Probabilmente il patogeno sopravvive essenzialmente sulle piante spontanee, tra le quali il ruolo di ospite intermedio del vettore è svolto soprattutto dal Convolvulus arvensis e dall’Urtica dioica. Le piante infette presentano germogli affusolati con ingiallimento e arrotolamento delle foglie. Spesso vengono prodotti stoloni aerei e le gemme ascellari lungo il fusto possono produrre tuberi.


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