Volume: l'uva da tavola

Sezione: coltivazione

Capitolo: macchine per i trattamenti

Autori: Pasquale Guarella, Paolo Balsari

Tipologie costruttive

Irroratrici ad aeroconvezione (atomizzatori)
Sono realizzate nelle versioni portate o trainate dal trattore, con ventilatore a flusso d’aria assiale a volte abbinato a controventola fissa, raramente dotate di 2 ventole controrotanti e di raddrizzatori a lamelle regolabili posizionate all’uscita dell’aria. I deflettori a 2 alette, disposte sulla parte superiore delle macchine tradizionali, per questo specifico impiego vengono rimossi. Questa tipologia d’irroratrice è la più diffusa, poiché impiegabile anche per altre colture arboree, e la più economica. Può essere usata per trattamenti su tutti i filari (3+3 ugelli attivi) o a filari alterni (4+4 ugelli attivi) adeguando i profili di distribuzione alle caratteristiche della fascia vegeto-produttiva dell’interfilare di percorrenza. Alla medesima tipologia appartengono le irroratrici specializzate per tendone, dotate di ventola a flusso d’aria centrifugo, con diffusori a manichetta, fissi (centrali) oppure orientabili (estremità), disposti a semicerchio, dotati, ciascuno, d’ugello fuori flusso. Fra gli inconvenienti delle irroratrici ad aeroconvezione si ricordano: – l’asimmetria destra-sinistra dello spruzzo, nel caso di modelli con unica ventola assiale, correggibile, in parte, intervenendo sul posizionamento degli ugelli sulle semibarre; – lo spruzzo fuori bersaglio, generato dai 2 ugelli più esterni in basso, con macchina operante con configurazione 4+4 ugelli attivi per trattamenti su filari alterni.

Irroratrici pneumatiche (nebulizzatori)
Questa tipologia d’irroratrice presenta diffusori multipli fissi oppure orientabili, a ventaglio unico o doppio, eroganti, lungo l’arco di 180°, corrente d’aria generata da un ventilatore centrifugo o da un apposito compressore. In generale, le irroratrici pneumatiche manifestano una buona uniformità di distribuzione, assenza di asimmetria destra-sinistra dello spruzzo, ma anche una scarsa adattabilità alle mutevoli esigenze della chioma e dei trattamenti. Considerata l’accertata dominanza del campo di moto dell’aria rispetto a quello dello spruzzo, anche ai fini della penetrazione di quest’ultimo all’interno della chioma, risultano importanti le conoscenze riguardanti le caratteristiche fluidodinamiche della corrente d’aria erogata dalle diverse tipologie d’irroratrice. I grafici a lato riportano i valori delle velocità registrati a un’altezza da terra di 2 m su una larghezza di 2,5 m, coincidenti – la prima – con l’altezza massima della chioma di un tendone e – la seconda – con la distanza tra 2 filari contigui. Sono apprezzate la regolarità e l’entità dei valori di picco, in grado di trasferire lo spruzzo all’interno della chioma sino alla parte superiore e meno esposta della stessa, non altrimenti raggiungibile.

Caratteristiche del bersaglio

Il profilo di distribuzione dello spruzzo erogato dalle irroratrici dev’essere coerente con le caratteristiche del bersaglio da trattare. Nel caso di tendone per uva da tavola quest’ultimo presenta le seguenti specificità: – disposizione della vegetazione, su di un piano orizzontale a una quota dal terreno pari a 1,8-2 m, di spessore variabile, per la maggior parte o totalmente ubicata, in prossimità della raccolta, al di sopra dell’armatura metallica di sostegno; – localizzazione della fascia produttiva, distinta e sottostante la precedente, su una o due fasce fra loro separate e disposte ai lati dell’interfilare; – accessibilità del bersaglio allo spruzzo solo dal lato inferiore, cioè quello sottostante la fascia vegeto-produttiva, lungo una o due direzioni ortogonali (in croce) di possibile percorrenza delle irroratrici; – coincidenza della larghezza del bersaglio con quella dell’interfilare di transito dell’irroratrice (trattamento su tutti i filari) o con il suo doppio (trattamento a filari alterni). All’interno della viticoltura a tendone per uva da tavola, in relazione alle diverse condizioni pedo-climatiche, alle caratteristiche varietali e alle pratiche colturali, è dato osservare una certa variabilità del bersaglio (forma e volume della chioma, distribuzione spaziale dei grappoli), riconducibile, soprattutto, agli interventi di potatura invernale (numero e orientamento dei capi a frutto) e sul verde (frequenza, intensità e modalità di diradamento fogliare).

Controllo e regolazione delle irroratrici

Gli interventi di controllo diagnostico e la taratura delle irroratrici in uso, quali che siano le colture cui quest’ultime sono destinate, mirano ad alcuni obiettivi fondamentali: miglioramento dell’efficacia fitoiatrica, salvaguardia dell’ambiente mediante la riduzione delle perdite fuori bersaglio, tutela dell’operatore, del consumatore e, più in generale, della salute umana da un utilizzo non corretto degli agrofarmaci nel corso della distribuzione. Questi interventi corrispondono anche a un’esigenza derivante dall’evoluzione tecnologica delle irroratrici, caratterizzata da un impiego di dispositivi sempre più sofisticati e richiedenti, con maggiore frequenza, controlli e interventi meccanici, finalizzati, per un verso, al ripristino dell’efficienza operativa compromessa dall’uso prolungato e, per l’altro verso, all’adeguamento dello spruzzo alle caratteristiche colturali, specifiche per ciascun vigneto. Tali controlli, alcuni visivi, altri necessitanti di banchi-prova appositamente allestiti e di strumentazione dedicata, richiedono – il più delle volte – l’intervento di strutture extraziendali e di personale tecnico appositamente addestrato e abilitato. Al termine di ciascun controllo – effettuato secondo protocolli specifici concordati in sede nazionale (ENAMA - Ente Nazionale per la Meccanizzazione Agricola) e ispirati alle Norme EN – nel caso di esito positivo, viene rilasciato un attestato di funzionalità che rappresenta l’unico documento ufficiale per il mutuo riconoscimento su tutto il territorio nazionale della rispondenza della macchina irroratrice ai requisiti di funzionalità previsti dai documenti ENAMA. La regolazione delle irroratrici, comunemente denominata taratura, è, invece, finalizzata all’adattamento delle modalità d’utilizzo delle macchine alle particolari realtà colturali aziendali.

Volume di distribuzione
In assenza di prescrizioni specifiche (volumi massimi indicati in etichetta del prodotto fitoiatrico), è bene fare riferimento alle indicazioni dei Disciplinari di Produzione (800-1000 l/ha o 600-800 l/ha a seconda che si utilizzino, rispettivamente, irroratrici ad aeroconvezione o pneumatiche), con propensione a una riduzione degli stessi quando si impiegano irroratrici opportunamente regolate (getto per lo più indirizzato verso il bersaglio). Va a tal fine ricordato che, il più delle volte, volumi elevati non determinano maggiore efficacia dell’intervento, ma solo un incremento dei costi, dell’inquinamento, dei rischi di residui visibili e danneggiamenti delle bacche per l’effetto di sovradosaggi.

Velocità d’avanzamento.
Nel caso di vigneti a tendone ubicati su terreni irregolari, la velocità d’avanzamento è, innanzitutto, subordinata alle esigenze di sicurezza e comfort dell’operatore, a causa dei sobbalzi che potrebbero annullare la già esigua distanza tra la sua testa e la sovrastante fascia vegeto-produttiva. Essa dovrebbe essere anche modificata in funzione dell’epoca in cui viene effettuato il trattamento: velocità maggiori nelle prime fasi vegetative e velocità minori nelle fasi successive, in presenza dei grappoli e di vegetazione più densa, in un intervallo, comunque, compreso tra 4 e 6 km/h.

Modalità di movimento della macchina in campo
L’alternanza, egualmente adottata nella viticoltura a tendone, tra trattamenti effettuati su tutti i filari, ispirati alla necessità del far bene, e trattamenti a filari alterni, suggeriti dall’esigenza di far presto, complica la regolazione delle irroratrici delle aziende che adottano entrambi i criteri, in relazione alle circostanze del momento (tipo di parassita, virulenza e intensità dell’attacco parassitario ecc.) poiché obbliga al ricalcolo dei parametri funzionali dell’irroratrice in dotazione. È dimostrato sperimentalmente che la distribuzione a filari alterni penalizza, in termini di deposito fogliare, i semifilari adiacenti a quello percorso dall’irroratrice. La modifica dell’orientamento spaziale degli ugelli influenza il profilo di distribuzione dello spruzzo e consente di ridurre le perdite fuori bersaglio. Di queste ultime sono maggiormente responsabili, nell’assetto distributivo 4+4 ugelli attivi, i due ugelli posizionati in basso, soprattutto quando angolati verso l’esterno nel caso di trattamenti a filari alterni.

Pressione d’esercizio
Si ricorda che la pressione è un importante parametro di regolazione soltanto nel caso delle irroratrici ad aeroconvezione poiché determina, congiuntamente, secondo leggi sperimentalmente ben definite, variazioni della portata degli ugelli, dunque del volume complessivo erogato dalla macchina, e delle caratteristiche dimensionali della popolazione di gocce. Nel caso delle irroratrici pneumatiche, invece, la pressione esercitata sul liquido serve soltanto alla regolarizzazione del trasferimento della miscela dal serbatoio ai diffusori. I valori delle pressioni d’esercizio correntemente adottati nella viticoltura a tendone (mediamente oscillanti nell’intorno di 20 bar), sulla scorta di specifiche esperienze, risultano eccessivi, soprattutto nelle prime fasi fenologiche della coltura e, più in generale, in presenza di sviluppo fogliare ridotto. In ogni caso, va decisamente sconsigliato l’utilizzo della pressione per modificare la capacità di penetrazione dello spruzzo all’interno alla vegetazione, in quanto quest’ultima è influenzata solo, anche se in misura contenuta, dal flusso d’aria erogato dal ventilatore. Si suggerisce, pertanto, di operare a pressioni non superiori ai 15 bar per evitare la formazione di gocce troppo piccole e facilmente soggette alla deriva e all’evaporazione oltre che per contenere l’usura sia degli ugelli sia degli altri componenti del circuito idraulico.

Portata del ventilatore
La portata d’aria esplica una funzione differente a seconda della tipologia del ventilatore e dell’irroratrice sulla quale è montato: ventilatore assiale, talvolta centrifugo, nelle irroratrici ad aeroconvezione; centrifugo in quelle pneumatiche. È un parametro sul quale è possibile intervenire, senza modificarne altri, solo nel caso d’irroratrici ad aeroconvezione a polverizzazione della vena liquida per pressione. Contrariamente alla tendenza a impiegare portate d’aria sempre più elevate,si consiglia di contenerle entro valori compresi fra 10.000 e 15.000 m3/h a seconda dello sviluppo vegetativo del vigneto, soprattutto quando dotato di copertura con film plastico continuo.

Diagramma di distribuzione
Esso viene determinato ed eventualmente corretto utilizzando una parete captante artificiale di un banco-prova appositamente allestito per lo scopo. Grazie a tale determinazione e intervenendo opportunamente sulla macchina irroratrice (inclinazione ugelli, attivazione/disattivazione degli stessi, regolazione della posizione dei deflettori dell’aria ecc.) s’intende far sì che il getto interessi, nella misura massima possibile, il bersaglio oggetto del trattamento. In questa fase risultano indispensabili le informazioni fornite dal proprietario/utilizzatore, il solo a conoscenza e dunque in grado di fornire le indicazioni necessarie, riguardanti le caratteristiche colturali dei vigneti a tendone interessati dall’irroratrice da regolare. In particolare, ai fini di una precisa regolazione della irroratrice, è necessario fare riferimento non a una generica forma di allevamento, ma allo specifico bersaglio oggetto del trattamento fitoiatrico, definito nelle sue caratteristiche dimensionali e geometriche riferite alla vegetazione e alle fasce di fruttificazione. Tenuto conto che tali caratteristiche si modificano sensibilmente in coincidenza di alcune fasi fenologiche e interventi colturali (potatura verde, soprattutto), è necessario che la taratura faccia riferimento al profilo vegetativo e produttivo che il vigneto assume nei periodi ritenuti più critici in termini di intensità e pericolosità degli attacchi parassitari.

Aspetti ambientali della distribuzione dei fitofarmaci

Fenomeno della deriva
Da alcuni anni, in Paesi del Nord Europa quali Germania, Gran Bretagna, Svezia e Olanda, sono entrate in vigore delle misure legislative che regolano i criteri con i quali devono essere condotti i trattamenti fitoiatrici al fine di ridurre i rischi di inquinamento ambientale dovuti al fenomeno della deriva, ossia della dispersione di parte della miscela applicata al di fuori dell’area trattata. In particolare, tali misure legislative prevedono il mantenimento di fasce di rispetto, in corrispondenza dei margini del campo, che hanno la funzione di salvaguardare le aree adiacenti dagli effetti negativi legati alla deriva del prodotto fitoiatrico. L’ampiezza delle zone di rispetto, generalmente compresa fra 1 e 10 m, è definita in funzione del tipo di attrezzatura impiegato per la distribuzione dell’agrofarmaco, della dose di prodotto utilizzata, delle caratteristiche delle aree adiacenti (altre coltivazioni sensibili all’agrofarmaco distribuito, corsi d’acqua superficiali, aree abitate). Gli agricoltori che utilizzano macchine irroratrici dotate di dispositivi per il contenimento della deriva sono autorizzati a ridurre l’ampiezza delle zone di rispetto, quindi a trattare una superficie maggiore e ciò, in alcune condizioni, rappresenta una differenza, anche in termini economici, non trascurabile. In particolare, tra i sistemi in grado di limitare gli effetti della deriva si ricordano gli ugelli antideriva che, producendo gocce mediamente più grandi rispetto agli ugelli tradizionali a parità di pressione di esercizio e di portata, fanno sì che il getto erogato sia meno sensibile alle sollecitazioni delle correnti d’aria.

Pulizia dell’irroratrice e lavaggio dei contenitori dei fitofarmaci
Sempre nell’ottica del rispetto ambientale, è importante, al termine della fase di distribuzione della miscela fitoiatrica, poter effettuare un adeguato lavaggio del serbatoio principale e del circuito idraulico con un volume adeguato di acqua pulita, al fine di diluire la miscela residua in tali parti della macchina irroratrice. A tal fine, recenti normative europee (EN 12761) prevedono che le macchine irroratrici, con serbatoio principale di capacità superiore ai 400 litri, siano dotate di un serbatoio ausiliario per il lavaggio dell’impianto. Grazie a questa riserva di acqua pulita il fitofarmaco residuo nell’irroratrice al termine del trattamento può essere opportunamente diluito e applicato in campo senza creare fenomeni di fitotossicità ed evitando un suo smaltimento puntuale, pratica quest’ultima oggi molto diffusa e che è ritenuta una delle principali cause di inquinamento puntiforme da agrofarmaci delle falde acquifere. Sempre con l’intento di contenere l’inquinamento puntiforme legato alla fase di lavaggio della macchina irroratrice, in questo caso la sua superficie esterna sulla quale si può depositare fino al 2% del prodotto distribuito, in sede ISO sono in fase di preparazione alcune norme riguardanti la verifica dell’efficienza delle soluzioni tecniche (spazzole, getti ad alta pressione ecc.) per il lavaggio in campo della superficie esterna del serbatoio e della macchina irroratrice, che, nel corso della distribuzione, viene contaminata dalla miscela fitoiatrica. Un altro aspetto strettamente legato all’impatto ambientale dei trattamenti fitoiatrici riguarda la gestione dei contenitori dei fitofarmaci vuoti. l rischi di contaminazione ambientale legati allo stoccaggio e allo smaltimento improprio di tali contenitori sono elevati, tuttavia gli agricoltori sono costretti a seguire soluzioni spesso non ottimali, mancando a livello nazionale un’adeguata rete per la loro raccolta e smaltimento. Un’operazione necessaria e prevista anche da specifiche norme (per esempio D.G.R. n. 26-25685 del 19/10/98), al fine di ridurre la pericolosità di tali rifiuti, è la rimozione dell’agrofarmaco residuo attraverso il risciacquo del contenitore esausto. Da diversi anni, sono disponibili su alcune macchine irroratrici dei sistemi per il lavaggio dei contenitori. Si tratta di un ugello rotativo, generalmente inserito nel serbatoio premiscelatore o in prossimità dell’apertura del serbatoio principale, sul quale viene inserito il contenitore vuoto capovolto. Tale dispositivo, erogando una portata di almeno 9 litri/minuto, consente di rimuovere in poco tempo il residuo di agrofarmaco ancora presente nel contenitore, inviandolo direttamente nel serbatoio principale dove è presente la miscela da distribuire.


Coltura & Cultura