Volume: la patata

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: Italpatate

Autori: Fabrizio Bartoli

Origine e domesticazione del pomodoro

Italpatate è l’Unione nazionale di produttori della patata da consumo fresco e da industria. È stata riconosciuta dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali il 15 novembre 1994 sulla base dei requisiti stabiliti dalle leggi nazionali. L’Unione rappresenta 6 organizzazioni di produttori, rappresentanti a loro volta 3500 produttori che operano nelle seguenti regioni: 1) Consorzio A.P.C. Associazioni Pataticoltori Campani, Cimitile (NA) - Campania; 2) SOLANA Cooperativa Agro Produttori Patate a responsabilità limitata, Scafati (SA) - Campania; 3) Consorzio CO.PA.C. Silanpatate, Cosenza - Calabria; 4) Consorzio APAM Associazione Pataticoltori Molisani, Larino (CB) - Molise e Puglia; 5) FUCENTINA società cooperativa a responsabilità limitata, Avezzano (AQ) - Abruzzo, Lazio e Campania; 6) APPE Cooperativa Associazioni Produttori di Patate Emilianoromagnoli (società cooperativa agricola), Bologna - Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. Le quantità prodotte dai soci si aggirano sulle 280.000 t di patate che, in base alla destinazione del mercato, sono così ripartite: – mercato del fresco 210.000 t; – mercato del trasformato 70.000 t. Rapportata al contesto nazionale, Italpatate rappresenta il 12,11% della produzione italiana e il 35% dei produttori. In termini di produttori associati, come riconosciuto anche da decreto ministeriale, Italpatate rappresenta il 49% della produzione di patate gestita dal mondo dell’associazionismo italiano.

Scopi dell’Unione

Gli scopi istituzionali consistono principalmente nel fornire rappresentanza, tutela e consulenza alle organizzazioni aderenti. In particolare, Italpatate: – prende parte alla definizione e alla stipula degli accordi interprofessionali relativi alle patate adatte alla trasformazione industriale; – promuove studi e programmi di ricerca in stretta connessione con istituzioni scientifiche, autorità pubbliche e privati; – orienta e assiste le organizzazioni aderenti per la definizione di programmi di sviluppo, ricerca, produzione e commercializzazione; – controlla l’attività di stoccaggio e ammasso pubblico, nonché la distribuzione ai propri soci degli aiuti alla produzione; – cura la divulgazione delle tecniche agronomiche e delle procedure normative relative alla gestione degli interventi pubblici regionali, nazionali e comunitari; – costituisce un albo specifico per le varietà da industria in modo da valorizzare il prodotto destinato a questo segmento di mercato; – prepara la filiera all’applicazione del sistema di qualità e cura la gestione informatizzata della tracciabilità.

Politica dell’Unione

Da tempo l’Unione persegue una politica che si basa sui cinque punti di seguito elencati: 1) consolidare l’attuale produzione nazionale che si estende su 70.000 ha, garantendo condizioni economiche vantaggiose ai produttori agricoli; 2) puntare a una politica nazionale di qualità, rispettosa dell’ambiente e della tutela del consumatore, adottando il metodo della rintracciabilità della filiera agricola; 3) valorizzare l’enorme patrimonio pataticolo italiano attraverso lo strumento delle Dop e Igp; 4) sviluppare la ricerca e la sperimentazione di nuove varietà per rendere più competitiva la produzione nazionale; 5) trovare risorse finanziarie e investimenti per il settore.

Il perno di questa politica è costituito dai contratti interprofessionali per la trasformazione industriale e l’ammasso delle patate.

 

Obiettivi

Le finalità che Italpatate si propone sono le seguenti: – disciplinare la quantità della produzione agricola alla domanda sui mercati interni ed esteri, perseguendo condizioni di equilibrio e stabilità di mercato; – migliorare la quantità dei prodotti in relazione alle diverse vocazioni colturali e alla salvaguardia della salute dei consumatori; – stabilire i criteri e le condizioni generali della produzione e della vendita dei prodotti, nonché delle prestazioni dei servizi; – determinare in anticipo i prezzi dei prodotti. Da un’indagine svolta nel 2000 dall’ISMEA è emerso che nell’ultimo triennio il quantitativo medio di patate trasformate ammonta a 244.650 t. Di queste ben 177.850 t erano di provenienza nazionale. Il tasso di approvvigionamento della materia prima nazionale è del 72%. Se ne può dedurre che questi dati sono il frutto di una sapiente politica perseguita sia dal mondo agricolo sia dal mondo industriale, grazie all’applicazione delle norme inerenti gli accordi interprofessionali. Infatti, l’applicazione di tali accordi ha fatto crescere il settore in maniera esponenziale. Si è passati da un conferimento alle industrie di 450.000 q del primo periodo di avvio agli attuali 2.400.000 q. L’ammasso ha consentito un migliore equilibrio tra domanda e offerta, riducendo il rischio degli squilibri di mercato che avrebbero conseguenze negative sui prezzi di vendita e sul reddito dei produttori. Da quando questi strumenti sono operativi, in Italia non si è più verificata alcuna crisi di mercato nel settore.

Sperimentazione di varietà per l’industria di trasformazione e per il fresco

Dal 2005 Italpatate ha avviato un progetto di ricerca e sviluppo per la realizzazione di nuove varietà di patata. Il progetto si è proposto, inoltre, di stabilire un collegamento tra soggetti quali regioni, università, centri di ricerca, enti di sviluppo e cooperative di produttori, i quali, direttamente o indirettamente, sono coinvolti nell’attività di miglioramento genetico della patata.

Contenuti del progetto

Le attività previste dal progetto riguardano la sperimentazione vera e propria, finalizzata al conseguimento di nuove varietà, e azioni diverse volte alla realizzazione, allo sviluppo e allo sfruttamento commerciale da parte di Italpatate dei risultati conseguiti.

Azioni previste dal progetto

Da un punto di vista esecutivo è stata prevista la produzione di nuove varietà e di minituberi sani da cloni, in avanzata fase di selezione. Sono stati allestiti campi sperimentali per la valutazione, secondo i diversi obiettivi, di nuove cultivar e di cloni in avanzata fase di selezione. La produzione di seme delle varietà e dei cloni selezionati è effettuata a cura di Italpatate. Il progetto mira alla selezione di varietà adatte alla trasformazione industriale e al consumo fresco, nonché idonee alla coltivazione negli ambienti pedoclimatici mediterranei. Per entrambi i tipi di utilizzazione sono stati indicati alcuni obiettivi comuni relativi alla resistenza agli stress biotici e abiotici.

Obiettivi specifici

Patata da industria.

L’industria di trasformazione della patata in Italia è in forte crescita e si sta orientando sempre di più verso un mercato con un alto valore aggiunto. Il prodotto destinato alla trasformazione, però, è quasi esclusivamente di importazione. La qualità dei tuberi adatti alla trasformazione industriale risulta dalla combinazione di numerosi elementi, tra cui il grado di purezza, il contenuto in sostanza secca e oli, l’odore, il colore, la taglia, la maturità, l’assenza di difetti e viceversa la presenza di caratteristiche peculiari del prodotto. Tra gli aspetti più importanti bisogna considerare la dimensione e la forma dei tuberi, la profondità degli occhi, le caratteristiche della buccia, l’aspetto dei tuberi, l’eventuale presenza di danni meccanici, il contenuto in sostanza secca e in zuccheri riduttori, la tessitura della pasta, nonché il sapore del prodotto trasformato. Nell’identificazione dei genotipi adatti alla trasformazione (per esempio con elevato peso specifico e basso contenuto in zuccheri riduttori) sono stati individuati anche quelli adatti alla resa e alla resistenza a malattie. I principali obiettivi del progetto, in questo ambito, riguardano: – la selezione dei cloni adatti alle condizioni pedoclimatiche italiane e con buona attitudine alla trasformazione industriale; – la selezione dei cloni che non accumulano zuccheri riduttori in condizioni di basse temperature e che possono essere trasformati senza ricondizionamento.

 

Patata da consumo.

La produzione di patata da consumo rappresenta un’importante voce nel complesso della produzione pataticola e appare suscettibile di ulteriore miglioramento. La possibilità di disporre di varietà selezionate in Italia è uno degli obiettivi prioritari nel miglioramento genetico della patata. Uno dei problemi più gravi legati alla produzione di patata da consumo, infatti, è quello relativo alla scelta varietale, dal momento che molti agricoltori, non disponendo di varietà italiane, utilizzano varietà selezionate nel Nord Europa, e quindi più adatte alle condizioni pedoclimatiche tipiche di quelle latitudini (giorno lungo, clima continentale). Nell’ambito di questa tipologia produttiva è prevedibile uno sviluppo notevole nel prossimo futuro, anche per quanto riguarda la patata novella. Infatti, il consumatore europeo è sempre più orientato a utilizzare patate novelle, e ciò deriva dalle proprietà nutritive delle stesse. L’interesse nei confronti di questo tipo di produzione nasce anche dall’esigenza di individuare nuovi sbocchi per la produzione pataticola nazionale e dalla possibilità di sostituire colture per le quali si registra un continuo surplus di prodotti agricoli. Gli obiettivi previsti a questo riguardo sono: – selezione dei cloni precoci adatti alle condizioni pedoclimatiche italiane e con buone caratteristiche qualitative; – selezione dei cloni resistenti alle basse temperature; – costituzione dei genotipi adatti alla coltivazione extrastagionale, con possibilità di effettuare semine in luglio-agosto-settembre e in novembre-dicembre-gennaio; – costituzione dei genotipi caratterizzati da produzioni non elevate, con un buon numero di tuberi per pianta, di diametro non superiore a 30-50 mm, occhi superficiali, buccia sottile e pelabilità elevata, alto contenuto di vitamina C e viceversa basso contenuto in calorie.

 

Organizzazione del progetto

Il programma si è avvalso della collaborazione di ricercatori che vantano una lunga esperienza nel campo della costituzione varietale e del miglioramento genetico della patata: un’unità operativa del CIP (Centro Internacional de la Papa, Lima, Perù), tre unità operative del Cile, l’Università del Minnesota, l’Università Federico II di Napoli e l’ISCI (Istituto Sperimentale per le Colture Industriali). Il progetto ha una dote finanziaria di oltre 4 milioni di euro.

 

Produzione di energia rinnovabile

Italpatate ha realizzato tre impianti di produzione e valorizzazione di biogas da prodotti agricoli di scarto della filiera. Gli impianti sono ubicati nelle regioni Campania e Abruzzo. Utilizzando gli scarti di patate della lavorazione del fresco e del trasformato, comprese le patate marce, all’interno di un digestore anaerobico si ottiene la produzione di biogas; questo attraverso un generatore produrrà energia elettrica. Le ricadute sulle aziende interessate, in termini economici, sono notevoli.

Internazionalizzazione

Italpatate intende esportare al di fuori dei confini nazionali, dato il successo che la politica ha riscosso in Italia, il proprio modello associativo di cooperazione. I Paesi attivamente individuati sono il Vietnam e la Tunisia.

Vietnam

Nel settembre del 2005 Italpatate ha sottoscritto un contratto di sperimentazione con l’Istituto di genetica agraria del Ministero dell’Agricoltura del Vietnam. Stipulando l’accordo l’Unione mira a sperimentare le varietà di seme di patate nel territorio della provincia di Thai Binh e a verificare l’adattamento di tali varietà in quei terreni, con il clima e i metodi di coltivazione che caratterizzano l’agricoltura vietnamita. I risultati finora ottenuti sono altamente soddisfacenti; le varietà più idonee si sono rivelate quelle di proprietà di Italpatate, che, in termini di qualità e quantità, hanno raggiunto i massimi livelli, migliorando la qualità della produzione e raddoppiando il raccolto. In Vietnam la coltura della patata è seconda solo a quella del riso, ma vi si utilizzano varietà di patate che, in termini qualitativi e quantitativi, lasciano a desiderare. Alcune risalgono ai tempi dei rapporti bilaterali Vietnam-Repubblica Democratica Tedesca; altre sono di provenienza cinese. Visti i risultati della sperimentazione, un progetto di cooperazione Italpatate-Vietnam presenta un duplice scopo: 1) fornire ai contadini varietà di seme di buona qualità al fine di migliorare il prodotto, e aumentare così il loro reddito; 2) preparare il terreno in vista dell’opportunità di commercializzare, in futuro, il seme prodotto in Vietnam anche sul territorio cinese (la Cina è il primo produttore mondiale di patate). A questo proposito sono in corso contatti con il governo vietnamita.

Tunisia

Da un paio d’anni in questo Paese si stanno svolgendo prove con le varietà Silvy e Antea, con risultati molto lusinghieri. Nel gennaio del 2009 Italpatate ha autorizzato l’Unione Tunisina per l’Agricoltura e la Pesca (UTAP) a iscrivere nel catalogo delle varietà vegetali presso il Ministero dell’Agricoltura tunisino le suddette varietà Silvy e Antea.


Coltura & Cultura