Volume: le insalate

Sezione: paesaggio

Capitolo: insalate nel Lazio

Autori: Enrico Barcella

Premessa

La regione Lazio, con circa 5 milioni e mezzo di abitanti e 17.227 km2, è la terza regione italiana in ordine di popolazione e la nona in ordine di superficie. Nonostante l’elevata antropizzazione, il Lazio conserva un forte legame con il comparto agricolo e in particolare con le produzioni ortofrutticole. Secondo i dati diffusi dall’Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio), la produzione ortofrutticola complessiva nel 2008 è stata di circa 10 milioni di quintali, derivati dalla coltivazione di 52.000 ha di terreno. La produzione di ortaggi e frutta rappresenta il 35% della PLV agricola regionale e, in termini di quantità, risulta pari al 7% di quella nazionale. L’export regionale annuo di ortofrutta ha un valore di 188.000.000 di euro, il 90% dei quali derivato da vendite nel Nord Europa.

Produzione di insalate e indivie nel Lazio

Il Lazio, nel contesto della produzione italiana di insalate, secondo i dati ISTAT del 2010, con 1322 ha e 252.000 q, si colloca al quinto posto per la produzione di lattughe e, con 391 ha e una produzione raccolta di 73.000 q, all’ottavo posto per quanto riguarda la produzione di indivie (ricce e scarole). Nell’ambito regionale, le maggiori produzioni, nel corso degli ultimi 5 anni, si riscontrano nella provincia di Latina, seguita da quella di Roma. Nelle province di Frosinone, Rieti e Viterbo, invece, le produzioni sono molto limitate. Nella campagna romana la coltivazione è tradizionalmente legata ai consumi della capitale, che richiede soprattutto lattuga romana e lattughini da taglio, la cosiddetta “misticanza”. Più ampia e variegata è invece la produzione di insalate nella provincia di Latina. Le coltivazioni si susseguono per tutto l’anno con coltivazioni in campo aperto dalla primavera all’autunno inoltrato, effettuate soprattutto nei comuni di Cisterna, Latina e Sezze. Quelle in serra, che si realizzano nel periodo invernale, in coltura protetta, sono diffuse nei comuni di Sezze, Pontinia, Sabaudia, Terracina, San Felice Circeo, Fondi ma anche, in piccole quantità, nei centri di Formia e Gaeta. Secondo i dati ISTAT nel corso degli anni la coltivazione laziale di indivie e lattughe si è mantenuta sufficientemente costante, con una flessione tra il 2008 e il 2009, dovuta probabilmente alla crisi generale dei consumi, decremento che comunque risulta quasi completamente riassorbito già nel 2010.

Considerazioni sulle superfici e produzioni censite

Per quanto riguarda i dati di superficie e produzione delle lattughe, bisogna sottolineare che per la provincia di Latina, sia per la dinamicità con cui vengono realizzate le coltivazioni, sia per la frequente ripetizione di più cicli colturali sullo stesso terreno, tanto in pieno campo quanto in serra, le quantità realmente coltivate probabilmente sono molto maggiori di quelle censite.

Mercati di destinazione

La produzione laziale, oltre che al grande mercato di Roma, è destinata anche a piazze poste oltre i confini regionali. In particolare, nel periodo invernale, la produzione serricola di insalate della provincia pontina viene destinata ai mercati campani, a quelli del Nord Italia e, in quantità crescenti, all’esportazione. Le insalate destinate al consumo della capitale confluiscono al centro agroalimentare di Roma oppure, attraverso contratti diretti tra aziende e GDO, direttamente alle piattaforme di distribuzione (per es. centro di Pomezia), da cui vengono smistate ai supermercati della città. Analogamente, per ciò che riguarda la distribuzione fuori regione, parte del prodotto passa attraverso il mercato ortofrutticolo di Fondi, ma sempre più frequentemente dai centri di produzione va direttamente alle piattaforme distributive della GDO del Nord Italia. In questi ultimi anni una quota sempre maggiore di insalate, grazie alla specializzazione produttiva delle aziende, capaci di far fronte all’esigenza di una gestione veloce della logistica, riesce a giungere ai banchi dei supermercati con un unico passaggio. L’esportazione delle insalate dalla regione Lazio, in particolare dal territorio della Pianura pontina, è un fenomeno in forte crescita, trascinato dalla corrente di esportazione di particolari specie di ortaggi destinati specificamente ai consumatori del Nord Europa. Da un trentennio infatti rape lunghe, kohlrabi, ravanelli tondi, rape bianche tonde, rape rosse e cavolo cinese sono referenze orticole la cui produzione avviene solo nelle aree sabbiose della piana pontina. Queste alimentano una forte flusso di esportazione verso il mercato tedesco e ora anche verso i Paesi dell’Europa dell’Est e dell’ex Unione Sovietica. In mancanza di dati ufficiali, si stima che alla coltivazione di queste tipologie di ortaggi siano dedicati circa 3000-4000 ha, con una produzione di circa 800.000 q di prodotto. Le insalate, in special modo le cappucce, hanno cominciato a essere spedite assieme a questi ortaggi trovando forte gradimento soprattutto in Polonia e nei Paesi dell’ex Unione Sovietica.

Quadro varietale

Nel Lazio la varietà di insalata più coltivata, in termini di superfici investite e di quantità prodotta, sia in pieno campo sia in serra, è la lattuga romana, a cui si può attribuire circa il 60% della produzione; seguono la cappuccina, con una percentuale del 30%, e il rimanente 10% lo si può suddividere tra le varietà canasta, batavia, iceberg, gentilina, foglia di quercia e lattughini da taglio. La tipologia delle diverse cultivar è legata alle richieste dei consumatori della zona di destinazione. Le famiglie del Centro-Sud richiedono soprattutto lattughe romane dalla foglia scura ben matura, con grumolo ben serrato e peso consistente che va dai 600 ai 1500 g. Il mercato di Roma e, in genere, i mercati del Centro-Nord richiedono lattughe romane con cespi meno serrati, con foglia più chiara e tenera. Per ciò che riguarda le lattughe cappucce, il mercato interno e anche quello estero (Polonia), soprattutto per il prodotto coltivato in serra, richiedono cespi poco serrati con grumolo non chiuso e peso che si aggira dai 250 ai 350 g. Per le altre varietà le produzioni sono meno legate alle abitudini dei consumatori. Negli ultimi anni le proporzioni tra le produzioni delle diverse tipologie di insalate sono rimaste stabili, tranne che per la varietà iceberg, che negli ultimi tempi sta mostrando una sensibile crescita. Tra le varietà di lattughe romane ben due importanti cultivar la cui coltivazione si è diffusa in tutta Europa hanno preso origine nella Pianura pontina. Si tratta di due lattughe romane: la Leggenda e la Profeta, selezionate sulle terre nere (torbose) di una storica azienda di Borgo Tor Tre Ponti. Varietà molto produttive e rustiche hanno incontrato un forte apprezzamento sui mercati spagnoli, inglesi e dell’Est Europa.

 


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