Volume: le insalate

Sezione: storia e arte

Capitolo: Insalate da oscar

Autori: Marco Spagnoli

Una scena che da sola varrebbe un Oscar vede protagonista un piattone di insalata servito da una coppia di camerieri di eccezione come Stanlio & Ollio. L’insalata è, infatti, “celebrata” in tanti film, ma nel momento in cui a Stanlio & Ollio viene chiesto di servirla undressed ovvero, in inglese, “scondita”, ma con il doppio senso di “senza vestiti”, la storia del cinema vive una delle sue situazioni più insolite ed esilaranti. In From Soup to Nuts del 1928 i due sono una coppia di camerieri inesperti, mandati da un’agenzia per un catering in una casa dell’alta borghesia. Viene loro chiesto di servire l’insalata senza il dressing, ovvero priva di condimento, e così il povero Stanlio, spogliatosi, si presenta ai commensali undressed scatenando un putiferio. Più di ottanta anni dopo, l’insalata è ancora il piatto forte di Hollywood, davanti e dietro alla macchina da presa. Le attrici, in particolare, ossessionate dalla dieta, sono sempre alla ricerca di varianti ipocaloriche di questa pietanza che, senza dubbio, regna sovrana nella Mecca del cinema anche secondo una delle sue bibbie, l’Hollywood Reporter, che ha addirittura stilato la classifica delle cinque migliori insalate della capitale californiana del cinema, secondo una tradizione ormai quasi secolare. Del resto, nel suo libro Hollywood Dish, lo chef Akasha Richmond, proprietario a Culver City del ristorante biologico Akasha, racconta come già Marilyn Monroe vivesse quasi esclusivamente di insalate e come Paul Newman e Natalie Wood adorassero le insalate guarnite di gamberetti. In particolare Newman avrebbe fatto una vera e propria fortuna mettendo la sua faccia su una collezione di dressing, condimenti che nel corso degli anni sarebbero diventati molto popolari. Secondo alcuni, addirittura, uno degli onori più alti che si possa ricevere a Hollywood dopo l’Oscar, il Golden Globe, l’Emmy e il Grammy è quello di vedere un’insalata portare il proprio nome. L’editore re degli scandali, Larry Flynt, sempre secondo l’Hollywood Reporter, si è visto recentemente intitolare un’insalata dal costo di 27 dollari, tutta a base di gamberetti, verdure, uova sode e vinaigrette di Chianti: un ibrido tra la celebre Cobb salad e i frutti di mare di cui Flynt sarebbe particolarmente ghiotto. Secondo alcuni l’insalata più famosa, adorata da Elizabeth Taylor e Leonardo Dicaprio, è quella creata da Jean Leon nel 1956. Per quanto possa sembrare insolito, la formula resta segreta... Chi ha potuto gustarla presso il ristorante Teatro alla Scala, pagando 16 dollari, dice che è composta da lattuga, salame, mozzarella e ceci, cui possono essere aggiunti tacchino, tonno e altre guarnizioni. Ci sarebbe però un ingrediente segreto che nessun imitatore, almeno fino al momento di andare in stampa, sarebbe stato in grado di decifrare... Lavorano ancora oggi nel campo della ristorazione gli eredi di quel Cesare Cardini che inventò la leggendaria Caesar Salad in un ristorante di Tijuana, nel 1924. E dopo Clark Gable e Jean Harlow non solo Los Angeles, ma anche il resto del mondo si è inchinato dinanzi a questa insalata che, oltre al celebre e particolarissimo dressing, include lattuga, crostini e parmigiano a scaglie. Bruce Springsteen in persona sarebbe pazzo della ricetta originale che comprendeva anche, per soli 17 dollari, aglio tritato e olio extravergine d’oliva, la cui esatta marca e provenienza sono un segreto custodito meglio di quello degli alieni di Roswell. Extraterrestri che, forse, erano arrivati sulla terra nel 1947, perché prevedevano che solo un anno dopo alla Polo Lounge del Beverly Hills Hotel, Neil McCarthy avrebbe inventato un’insalata destinata a durare nel tempo più di tanti matrimoni delle celebrità di Hollywood. Il piatto, che costa ben 24 dollari, prende il nome dall’avvocato Neil McCarthy, che voleva un’insalata con ingredienti molto particolari: insalata iceberg, lattuga romana, bietole, formaggio cheddar, pancetta affumicata, uova sode, pollo alla griglia, pomodori e aceto balsamico. Jackie Collins è la sua più grande fan. Come spesso capita, però, non c’è unanimità sull’origine di questo piatto, che secondo alcuni sarebbe stato inventato a qualche chilometro di distanza, presso il Regent Beverly Wilshire. Più recentemente, nel 1980, è nata l’insalata di pollo cinese servita nel Giardino di Santa Monica di Madame Wu. Nel 1980, Silvia Wu ha mescolato lattuga con olio di pollo, pasta croccante, zenzero e sesamo. Bob Hope e Johnny Carson sono impazziti per questo piatto; Gwyneth Paltrow invece è una devota di Richard Irving e della sua insalata Ivy che mescola lattuga a verdure grigliate, cui aggiungere a piacere gamberi alla griglia o pollo ruspante. Le insalate sono, dunque, anche un inno alla fantasia e alla creatività; per questo motivo, vengono proposte come un gioco per divertirsi a creare in cucina, in maniera semplice ed efficace. Di tutti i cuochi cinematografici, forse, il più improbabile e visionario resta quello del Muppet Show che, picchiando gli ortaggi, li faceva saltare in piatti sempre più assurdi ed esplosivi. Anche nella finzione, le insalate sono un elemento ricorrente (se non onnipresente) sulle tavole delle donne nei film e nelle serie americane: se Barbra Streisand all’inizio di L’amore ha due facce dichiara di mangiare l’insalata solo perché ama il dressing (ma alla fine, dopo un percorso di cura personale, la vedremo mangiarla solo per il piacere delle verdura), spesso anche le protagoniste delle serie Sex and the City e Casalinghe disperate ricorrono alle insalate come argomento di conversazione sulla dieta e sul tenersi in forma. Diverso, invece, è il caso del cinema d’autore: il francese di origine vietnamita Tran Anh Hung (autore di Cyclo e di Norwegian Wood) ha basato il suo film di esordio, Il profumo della papaya verde, sul ruolo che questa insalata gioca nel rapporto tra due donne. La particolarità principale della papaya verde è di essere una verdura che una volta matura diventa un frutto. Il suo odore rimanda il regista alla propria infanzia, ricordandogli la madre. Siamo in Vietnam negli anni ’50: Mui è una bambina di dieci anni, figlia di contadini, che si reca in città per fare la domestica in una famiglia. La padrona di casa però è infelice: tradita e abbandonata dal marito, soffre ancora per la scomparsa della figlia piccola. Ha tre figli e il commercio di tessuti le permette appena di sopravvivere. Mui si affeziona alla padrona e quest’ultima vede in lei la figlia scomparsa. Quando dieci anni dopo la nuora della padrona insisterà perché Mui vada a lavorare da Khuyen, amico di famiglia, la donna e la ragazza soffriranno per il distacco, ma si troveranno riunite dal profumo della papaya. Se nella cultura orientale le insalate hanno una funzione lirica e poetica, in quella in quella occidentale assumono una simbologia totalmente diversa. Attenzione, però, le insalate nella cultura americana non costituiscono solo il simbolo di chi fa la dieta, ma piuttosto una bandiera per chi ama la cucina sana. Recentemente, Meryl Streep ha portato sullo schermo la prima cuoca televisiva, Julia Child, nel film Julie & Julia e ha sottolineato l’importanza che questa donna, apparentemente solo simpatica ed estrosa, aveva avuto nella sua vita: “Quando ero bambina tutto il cibo a casa nostra proveniva da scatole”, dice l’attrice. “Julia Child non era solo divertente, ma ha insegnato all’America a mangiare in maniera sana, includendo verdura fresca e insalata in pranzi e cene che fino ad allora, come a casa mia, erano basati su cibi precotti e molto grassi”. In questo senso, cinema e televisione acquistano un ruolo chiave per proporre un modo sano di mangiare e mettere le insalate nei film significa invogliare il pubblico a consumare un cibo più sano. Il documentario di Morgan Spurlock Super Size Me, contro McDonald’s e la sua politica alimentare, e il film Fast Food Nation di Richard Linklater costituiscono, di fatto, un inno al mangiare sano e all’insalata come risposta politica a un mondo dominato da corporation spesso colpevoli di spingere la gente a uno stile di vita malsano, dove il cibo spazzatura gioca un ruolo fondamentale. La vita imita l’arte? Spesso è così e oggi, in Asia, a uscire dallo schermo come nella Rosa purpurea del Cairo non sono gli attori, ma proprio le insalate. Una catena di sale cinematografiche chiamata Cathay Cinemas, oltre a popcorn, panini e gelati, propone al pubblico insalate da mangiare comodamente guardando un film. Unico avvertimento: il dressing va versato a luci ancora accese, altrimenti rischiate di condire lo spettatore nel posto dinanzi a voi che, senza dubbio, avrebbe preferito vedervi mangiare un’insalata scondita come quella di Stanlio & Ollio del 1928.


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