Volume: le insalate

Sezione: paesaggio

Capitolo: insalate in basilicata

Autori: Carmelo Mennone

Premessa

La Basilicata, regione a forte vocazione agricola, rappresenta una delle realtà più dinamiche e stimolanti dell’intera ortofrutticoltura nazionale. L’orticoltura lucana incide per circa il 3% su quella nazionale in termini sia di superficie sia di produzione; sicuramente rappresenta solo una piccola parte, ma per alcune produzioni (brassicacee e fragola) riveste un ruolo di leader. La Riforma agraria diede un ulteriore impulso con l’introduzione di specie che fino a quel momento non erano presenti in quantità significative, come il carciofo e altre solanacee (peperone), sintomo dell’“intensivizzazione” dell’orticoltura. La diffusione delle insalate ha inizio a partire dagli anni ’60 del secolo scorso con circa 200 ha, e in un decennio supera i 1000 ha. Negli anni ’80 e ’90 rimane stabile mentre nel nuovo secolo raggiunge il picco di circa 1500 ha. Nell’ultimo decennio si è registrata una diminuzione a partire dal 2004, quando la superficie è scesa a 750 ha; da qualche anno a questa parte si è attestata intorno ai 1150 ha, dei quali 623 in provincia di Matera e 535 nel Potentino. Le insalate incidono per circa il 13% sulla superficie orticola coltivata in Basilicata. I principali areali di coltivazione sono il Metapontino e la Valle dell’Ofanto-Bradano, mentre areali minori emergenti sono la Valle del Mercure, la Valle del Sauro, la Val d’Agri, la vecchia orticoltura periurbana degli orti di Sant’Arcangelo e Senise. La strutturazione di questi areali determina complementarietà tra le diverse produzioni in termini sia di stagionalità sia di differenziazione di prodotto. Tutte le zone di coltivazione sono irrigue, con approvvigionamento, nella maggior parte dei casi, consortile e in alcune aree con pozzi aziendali. Per la produzione di insalate l’areale in cui è ubicato circa il 60% della superficie è il Metapontino con: – produzioni destinate ai mercati nazionali e stranieri; – orticoltura intensiva praticata secondo disciplinari di produzione; – certificazioni di prodotto (Global-gap). Nel Metapontino le insalate si coltivano su circa 650 ha, mentre la restante parte si localizza in provincia di Potenza, principalmente nel Lavellese.

Calendario di produzione

In Basilicata la coltivazione è autunno-vernina, con la raccolta che inizia a novembre e si prolunga fino ad aprile. I cicli precoci si concludono dopo un mese mentre quelli tardivi, anche per le condizioni climatiche invernali che ritardano l’accrescimento delle piante, si concludono tra fine marzo e inizio aprile.

Specie e varietà coltivate

Con il termine “insalate” si indica una serie di specie e varietà che negli anni hanno subito un’evoluzione rispetto alle richieste del mercato. La maggiore diffusione ce l’hanno le insalate a foglia larga, normalmente conosciute con il nome di lattuga romana, seguite da scarola, scarola riccia, conosciuta come indivia, radicchio, iceberg e lollo bionda e rossa. Negli ultimi anni si è avuta la diffusione della rucola commercializzata come prodotto di prima gamma. Nell’ambito delle insalate nell’introduzione delle innovazioni varietali sono stati considerati i seguenti obiettivi: – miglioramento delle caratteristiche qualitative (consistenza dei cespi e dei tessuti, idoneità alle nuove utilizzazioni ecc.); – resistenza e tolleranza ad avversità biotiche e abiotiche; – creazione di nuove tipologie che hanno affiancato la classiche lattughe (lollo bionda e rossa, rucola ecc.). Il rinnovamento varietale è continuo per cui le cultivar variano di anno in anno cercando di soddisfare aspetti tanto agronomici quanto di mercato. Le varietà utilizzate sono per la scarola Nuance per produzioni precoci e Torino per quelle tardive, per la lollo bionda Mercato e Aleppo, per la lollo rossa Cavernet e Bastille, per la foglia di quercia Muray. La produzione in vivaio delle piantine assume una rilevanza fondamentale in quanto fornisce materiale vegetale di buona qualità, controllato dal punto di vista genetico e fitosanitario, aspetti che consentono di ottenere risultati commerciali migliori sia per la qualità sia per la possibilità di coltivare varietà che meglio rispecchiano gli standard richiesti dal mercato.

Esigenze climatiche

I terreni, quasi tutti pianeggianti, sono fertili e profondi con buone caratteristiche fisico-chimiche; a questo si aggiunga il clima di tipo mediterraneo, mitigato dalla presenza del mar Ionio e protetto dall’Appennino lucano, che consentono la coltivazione di specie sia in pieno campo sia in coltura protetta. Le insalate si adattano bene alle condizioni ambientali metapontine, con l’adozione di tecniche di produzione (in piena aria o in coltura forzata, con pacciamatura, epoche di trapianto differenziato ecc.) il cui obiettivo è produrre per un ampio arco temporale con risvolti positivi sulla commercializzazione. Le temperature troppo basse, che inibiscono la crescita, vengono ovviate con i sistemi di forzatura, mentre la coltura in piena aria permette di affrontare meglio periodi con alte temperature e giorno lungo che potrebbero determinare riflessi negativi sulla pianta come la fioritura e la scarsa qualità dei cespi, anche perché nelle nostre aree in questo periodo le superfici sono dedicate ad altre coltivazioni ortive a ciclo primaverile-estivo.

Tecnica colturale

Le tecniche colturali adottate hanno subito una notevole trasformazione nel corso degli anni, con cambiamenti che hanno interessato il tipo di conduzione, le modalità di impianto della coltura, l’irrigazione, la fertilizzazione, la difesa dai parassiti. La preparazione del terreno prevede un’accurata lavorazione e sistemazione del terreno, solitamente in baule, in file da 2 a 5. La lavorazione principale, la cui profondità non supera i 30-35 cm, è seguita da erpicature che consentono di ottenere un letto di semina/trapianto uniforme e omogeneo, evitando zone depresse che potrebbero favorire eventuali ristagni di acqua, con conseguenti riflessi negativi sullo sviluppo delle piante. Rispetto alla rotazione c’è da sottolineare che negli ultimi anni vi è un maggiore sfruttamento del capitale terra, con un accorciamento dei cicli colturali. La rotazione è biennale in piena aria, mentre in coltura forzata è annuale, in successione a una ortiva a ciclo primaverile-estivo. La semina, che è stata via via abbandonata a vantaggio del trapianto, viene effettuata solo per le lattughe da taglio, come la rucola, in quanto richiede una preparazione molto accurata, con terreno ben amminutato, in grado di creare le migliori condizioni per la germinazione del seme. Alle motivazioni suddette bisogna aggiungere che la semina può comportare diradamento delle piantine, con un aggravio dei costi colturali e della gestione della manodopera. A questo si aggiunge uno sgravio in termini economici, in quanto diminuiscono i rischi diretti in campo e migliora la gestione dell’attività prettamente di campo da parte dell’imprenditore agricolo, che può dedicarsi maggiormente alle successive fasi di sviluppo della coltura, con risultati soddisfacenti. Il trapianto consente di avere maggiore velocità nell’avvicendamento colturale e un migliore attecchimento delle piantine, con risvolti positivi sui costi di gestione; permette inoltre un accorciamento dei cicli colturali di circa 20-30 giorni, aspetto importante che rende possibile una programmazione più precisa del calendario di commercializzazione. Il trapianto viene effettuato manualmente o con trapiantatrici, di solito su terreno libero, in condizioni forzate e in piena aria. I sesti di impianto variano in base alla specie, alla varietà e al periodo di produzione, con un investimento di piante/ha variabile secondo il seguente schema: – scarola e lattuga 50.000 e 60.000, rispettivamente per trapianti precoci e tardivi; – lollo 80.000; – foglia di quercia 80.000. La fertilizzazione è effettuata rispettando i limiti previsti dalla normativa vigente; infatti in presemina/trapianto viene utilizzato il 30% dell’azoto, mentre in copertura il 70%, frazionato in 3-4 interventi, evitando comunque concimazioni tardive e ponendo la massima attenzione sul contenuto dei nitrati nelle parti eduli della pianta per scongiurare la possibilità di danni alla salute dei consumatori. Relativamente al fosforo, sono sufficienti apporti massimi di 90 unità per ettaro. Il potassio è un elemento in genere ben presente nei nostri terreni; pertanto, nonostante le elevate quantità asportate, il suo impiego deve essere limitato al mantenimento di un buon livello della frazione assimilabile: risultano sufficienti 70 unità per ettaro. L’interramento dei concimi fosfatici e potassici va effettuato all’impianto della coltura. In copertura vengono apportate microdosi variabili rispetto alle esigenze della pianta. Questa tecnica viene utilizzata sia per rinvigorire le piante in fase di post-trapianto sia per intervenire in cicli tardivi, quando la concimazione di fondo non è sufficiente a coprire l’intera durata del ciclo colturale. L’irrigazione è fondamentale tanto per soddisfare le esigenze idriche della pianta a supporto delle diverse fasi fenologiche quanto per apportare i fertilizzanti. I sistemi irrigui utilizzati sono spesso combinati; infatti, per favorire la fase di attecchimento post-trapianto si utilizza il sistema per microaspersione soprachioma, mentre per le fasi successive si adotta il sistema a goccia attraverso ali gocciolanti. I volumi utilizzati variano in base a diverse condizioni come l’andamento climatico, il tipo di terreno, la specie e la varietà, la lunghezza del ciclo, la forzatura ecc. I turni medi sono di 3-4 giorni e il volume medio è circa 2500 m3/ha. La raccolta avviene a mano, con l’ausilio di macchine agevolatrici per il trasporto. Qualora il confezionamento avvenisse direttamente in campo (come per scarola, lattuga e indivie), si pratica una mondatura del cespo e l’imballaggio in cassette in legno o in materiale plastico riutilizzabile. Il confezionamento avviene in magazzino per specie particolari, come la rucola, o per determinate confezioni monodose e di peso legalizzato. Per le insalate vengono utilizzate cassette in legno o in materiale plastico riutilizzabile, con 6-9-12 pezzi per cassa, fino a 18 per i mercati dell’Est europeo. Dopo la raccolta il prodotto è sottoposto a trattamenti di prerefrigerazione come il vacoom e l’hydro cooling.

Situazione attuale e prospettive

La coltivazione delle insalate in Basilicata si è mantenuta abbastanza stabile nel corso degli ultimi anni. Un punto di forza della nostra orticoltura sono le condizioni climatiche favorevoli, che consentono di produrre ortaggi quasi tutto l’anno e quindi di ottenere anche produzioni extrastagionali. Rispetto alle altre regioni interessate da questo gruppo di specie, la coltivazione e la commercializzazione è rimasta legata ai canali tradizionali, soprattutto stranieri, come GDO e mercati generali. La quarta gamma non si è radicata, in parte per la scarsa presenza di gruppi industriali nel territorio, ma soprattutto per la minore redditività che questa produce. Nel corso degli anni si è avuta una grossa specializzazione tanto tecnica quanto commerciale, con il raggiungimento di elevati standard di qualità, con produzioni di notevole pregio e certificazioni di prodotto, volte a tutelare sia il consumatore sia l’ambiente di coltivazione. Si effettuano produzioni secondo disciplinari di produzione integrata, con eventuali certificazioni tipo Global-gap. La produzione è gestita da pochi gruppi, che alla fase produttiva hanno coniugato quella commerciale. I grossi gruppi associati, che riescono a concentrare il prodotto e a programmare con i distributori l’offerta, risentono meno delle fasi congiunturali negative dei mercati.

 


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