Volume: la patata

Sezione: utilizzazione

Capitolo: Impiego tecnologico dell’amido nell’industria farmaceutica

Autori: Massimo Franco

Eccipienti

Definizione e classificazione

Gli eccipienti sono stati definiti nel corso del tempo in vari modi, ma la definizione più tradizionale, tuttora valida, li classifica come sostanze contenute nelle forme farmaceutiche e diverse dal principio attivo. Il farmaco, o principio attivo, è una sostanza caratterizzata da attività terapeutica, diagnostica o preventiva, che per poter essere somministrata nell’uomo o nell’animale necessita di essere associata a opportuni componenti tali da consentire al paziente di ricevere il principio attivo nel modo più appropriato ed efficace possibile. L’introduzione del farmaco nell’organismo umano o animale avviene, pertanto, attraverso l’impiego di sostanze ausiliarie non farmacologicamente attive (eccipienti, dal latino excipere, accogliere) che permettono la preparazione di idonee forme farmaceutiche. Attualmente sul mercato sono disponibili circa mille eccipienti, ma esiste ancora l’esigenza di svilupparne di nuovi che meglio si adattino alla necessità di migliorare le forme di dosaggio oggi a disposizione. La Farmacopea europea (PE) definisce eccipiente “un qualsiasi componente, al di fuori del principio attivo, presente in una preparazione farmaceutica o utilizzato per la sua fabbricazione”. La funzione dell’eccipiente è di agire sia come veicolo del principio attivo, ovvero con il compito di trasportare il farmaco fino al luogo d’assorbimento, sia come coadiuvante, svolgendo il ruolo d’aiuto nei confronti del principio attivo a esercitare la sua funzione. Di solito nelle preparazioni farmaceutiche si impiegano più eccipienti, perché non esiste un eccipiente universale ed è necessario utilizzare combinazioni di eccipienti, ognuno caratterizzato da una precisa finalità tecnologica. La classificazione degli eccipienti può essere effettuata in funzione del ruolo assunto nelle diverse fasi di preparazione industriale e di rilascio del medicinale a livello organico. È possibile schematizzare tale ruolo come segue.

Costituzione: per formare una massa idonea nella fase di preparazione del prodotto finito. Gli eccipienti che svolgono questo ruolo appartengono alle seguenti categorie: – diluenti: sostanze che garantiscono la formazione di una massa adeguata per la preparazione e la somministrazione della forma farmaceutica; – assorbenti: favoriscono la stabilità e la conservazione del medicinale attraverso un’azione disidratante dell’umidità; – adsorbenti: generalmente si tratta di polveri sottilissime in grado di adsorbire gas, tossine e batteri.

Produzione: per consentire i processi tecnologici di fabbricazione del prodotto finito. Esempi di categorie che svolgono questo ruolo sono: – lubrificanti: impiegati nella produzione di forme farmaceutiche solide come le compresse, sono in grado di prevenire l’adesione delle polveri da comprimere alle superfici solide di parti metalliche delle macchine comprimitrici (matrici e punzoni), riducendo gli attriti e facilitando l’espulsione delle compresse dalla cavità della matrice; – leganti: eccipienti indispensabili per la preparazione di forme farmaceutiche solide, come compresse e granulati, impartiscono coesione alle polveri da compattare; – glidanti: noti anche come agenti di scorrimento, migliorano le caratteristiche di movimento (flusso) delle miscele di polveri attraverso la riduzione degli attriti tra particelle; – plasticizzanti: impiegati nella preparazione di capsule e film polimerici di copertura, conferiscono adeguate proprietà di elasticità e plasticità; – tensioattivi: sono particolari molecole in grado di ridurre la tensione superficiale e interfacciale dei liquidi, impiegate non solo nelle forme farmaceutiche liquide e semisolide, ma anche in alcune forme solide; – umettanti: consentono di mantenere un adeguato grado di umidità della forma farmaceutica riducendo l’evaporazione dell’acqua; – viscosizzanti: impiegati prevalentemente nelle forme farmaceutiche liquide (emulsioni e sospensioni), svolgono un ruolo di stabilizzazione aumentando la viscosità dei sistemi.

Liberazione: per regolare la cessione del principio attivo dalla forma farmaceutica. Svolgono questo ruolo le seguenti categorie di eccipienti: – disgreganti: presenti in alcune forme farmaceutiche solide, come compresse e granulati, in seguito al contatto con i fluidi biologici consentono di facilitare la disaggregazione della forma farmaceutica; – polimeri per il rilascio: si tratta di macromolecole in grado di formare adeguati film impiegati per il rivestimento di forme farmaceutiche generalmente solide (compresse, capsule, granulati) e inoltre capaci di modulare con diverso meccanismo la cessione nel tempo del principio attivo dalla forma farmaceutica; – bagnanti: si tratta di particolari tensioattivi che favoriscono la bagnabilità, da parte dei fluidi biologici, delle superfici solide delle particelle di quei principi attivi che sono caratterizzati da scarsa solubilità acquosa.

Conservazione: per assicurare la stabilità chimica, fisica, microbiologica, tossicologica e terapeutica del prodotto finale. Rivestono questo ruolo le seguenti categorie di eccipienti: – antimicrobici: impediscono la crescita di microrganismi nelle preparazioni farmaceutiche prevalentemente costituite da liquidi acquosi; – chelanti: sostanze in grado di catturare (complessare) i metalli responsabili di reazioni di degradazione chimica dei principi attivi; – antiossidanti: molecole in grado di limitare i processi di degradazione ossidativa dei principi attivi.

Presentazione: per migliorare il gradimento da parte dei pazienti (compliance). Svolgono questo ruolo le seguenti categorie di eccipienti: – aromatizzanti ed edulcoranti: migliorano il gusto del preparato farmaceutico mascherandone odori e sapori poco gradevoli al palato; – coloranti: conferiscono una colorazione ai preparati farmaceutici rivestendo un ruolo non solo tecnologico (identificazione), ma anche di impatto psicologico positivo nel paziente. Come riportato nelle tabelle, molte sostanze naturali come i polisaccaridi sono ampiamente utilizzate per lo sviluppo di forme farmaceutiche solide. Questi polimeri di monosaccaridi (zuccheri) svolgono il ruolo di eccipiente perché in genere sono poco costosi e disponibili in una varietà di strutture con un ampio ventaglio di proprietà. Sono abbastanza stabili, atossici e idrosolubili, e formano naturalmente idrogeli. Le pectine, le gomme naturali (guar, karaya) e gli amidi sono i polisaccaridi più impiegati nelle forme di dosaggio. Eccetto l’amido, i polisaccaridi lineari hanno il vantaggio di permanere inalterati nell’ambiente gastrico e intestinale, ma possono essere degradati da batteri stanziali localizzati a livello del colon, il che li rende potenzialmente utili in sistemi di rilascio mirato al colon. Tra questi prodotti naturali particolarmente utilizzato è l’amido, con i suoi derivati.

Amido: le origini

Il termine “amido” deriva dal greco ámylon (farina “non macinata”, da a- privativa e mýlë = mola). L’amido rappresenta la principale forma di riserva di carboidrati del regno vegetale (è assente solo in alcune piante superiori delle Composite, in funghi e batteri) ed è presente soprattutto nei semi, nelle radici e nei tuberi (amido di patata Solanum tuberosum), e particolarmente abbondante in cereali quali frumento Triticum aestivum, granturco Zea mays, riso (Oryza sativa) e nei legumi. L’amido è una delle strutture più complesse tra i carboidrati che si formano nelle piante; trae origine dalla fotosintesi clorofilliana attraverso l’assimilazione dell’anidride carbonica (CO2) dell’aria per azione della luce solare sulla clorofilla. Rappresenta il principale costituente delle farine di cereali (in quella di frumento raggiunge in media il 70%) e, pertanto, rientra quotidianamente nell’alimentazione umana.

Preparazione

Oltre che dalle patate, l’amido è ottenuto industrialmente dalle farine di cereali attraverso un processo di separazione meccanica dal glutine. Nella fase iniziale, la preparazione presenta delle differenze in rapporto al materiale di partenza: dal frumento la farina si impasta con poca acqua, e la pasta così ottenuta è sottoposta all’azione di un getto d’acqua che provoca un rimescolamento continuo. L’acqua che trasporta l’amido è raccolta in un recipiente in cui avviene la sedimentazione. Viceversa, se si parte dalle cariossidi del riso (riso brillato), queste ultime sono immerse preventivamente in una soluzione diluita di soda (NaOH), mentre per il mais le cariossidi intere si lasciano rigonfiare in acqua. Per i tuberi come la patata, si procede attraverso una preventiva macerazione della polpa in acqua. Dai liquidi di macerazione, o da quelli di separazione, l’amido si ottiene per sedimentazione o per centrifugazione, dopodiché è essiccato e ridotto in polvere. A livello industriale si impiegano degli apparecchi costituiti essenzialmente da un cilindro, il quale, con un movimento di andata e ritorno, comprime contro una rete metallica la pasta d’amido, che è irrorata da piccoli fiotti d’acqua. I granuli di amido sono trasportati attraverso la rete metallica, mentre il glutine forma una massa appiccicosa che rimane nell’apparecchio. L’amido raccolto per filtrazione o centrifugazione è asciugato in apposite stufe. Descrizione L’amido si presenta sottoforma di polvere bianchissima, finissima, amorfa, scricchiolante fra le dita, insolubile in acqua fredda e alcol etilico, in acqua bollente rigonfia (con poca acqua si forma una massa gelatinosa detta colla d’amido; con quantità maggioFonti degli eccipienti

Oltre che dalle patate, l’amido è ottenuto industrialmente dalle farine di cereali attraverso un processo di separazione meccanica dal glutine. Nella fase iniziale, la preparazione presenta delle differenze in rapporto al materiale di partenza: dal frumento la farina si impasta con poca acqua, e la pasta così ottenuta è sottoposta all’azione di un getto d’acqua che provoca un rimescolamento continuo. L’acqua che trasporta l’amido è raccolta in un recipiente in cui avviene la sedimentazione. Viceversa, se si parte dalle cariossidi del riso (riso brillato), queste ultime sono immerse preventivamente in una soluzione diluita di soda (NaOH), mentre per il mais le cariossidi intere si lasciano rigonfiare in acqua. Per i tuberi come la patata, si procede attraverso una preventiva macerazione della polpa in acqua. Dai liquidi di macerazione, o da quelli di separazione, l’amido si ottiene per sedimentazione o per centrifugazione, dopodiché è essiccato e ridotto in polvere. A livello industriale si impiegano degli apparecchi costituiti essenzialmente da un cilindro, il quale, con un movimento di andata e ritorno, comprime contro una rete metallica la pasta d’amido, che è irrorata da piccoli fiotti d’acqua. I granuli di amido sono trasportati attraverso la rete metallica, mentre il glutine forma una massa appiccicosa che rimane nell’apparecchio. L’amido raccolto per filtrazione o centrifugazione è asciugato in apposite stufe.

Descrizione

L’amido si presenta sottoforma di polvere bianchissima, finissima, amorfa, scricchiolante fra le dita, insolubile in acqua fredda e alcol etilico, in acqua bollente rigonfia (con poca acqua si forma una massa gelatinosa detta colla d’amido; con quantità maggiori d’acqua si ottiene un liquido opalescente che è una soluzione colloidale nota come salda d’amido). Con una soluzione di iodio (I2) assume un’intensa colorazione azzurra.

Analisi microscopica

Osservato al microscopio, l’amido naturale è costituito da granuli di forma e grandezza variabile (2-100 μm), in rapporto al materiale dal quale è stato ricavato. Per quanto riguarda la struttura, i granuli possono essere semplici o composti, di forma rotonda, ovale e poligonale, e possono presentare o meno un punto detto ilo: questo può essere, per la sua posizione nel granulo, centrale o eccentrico, e può presentare la forma di un punto, di una stella a tre punte, o di una linea. Le dimensioni e la forma dei granuli rendono possibile, pertanto, una differenziazione degli amidi a seconda della provenienza: granuli dall’aspetto lentiforme di diversa grandezza e ilo centrale possono essere attribuiti all’amido di frumento, mentre granuli piccolissimi, poliedrici e cristallini, riuniti in numero anche molto elevato (fino a 150), con ilo puntiforme, possono appartenere all’amido di riso; infine, granuli poligonali, tondeggianti e sferoidali, con fenditura raggiata sono caratteristici dell’amido di mais. I granuli di amido osservati con il microscopio a luce polarizzata, se colorati con lo iodio, mostrano la caratteristica “croce di Malta”, che indica l’esistenza di un generale ordine interno il quale scompare quando i granuli sono scaldati con un eccesso di acqua.

Composizione chimica

L’amido è un composto chimico macromolecolare appartenente al gruppo dei polisaccaridi, costituito da un gran numero di molecole di α-glucosio C6H12O6. La formula empirica è (C6H10O5)n per n compreso tra 300 e 1000 (in funzione del tipo di amido), dove n indica il numero di residui di α-glucosio legati tra loro con perdita di una molecola di acqua. Mediante trattamento con acqua calda è possibile separare dall’amido due componenti: amilosio e amilopectina, macromolecole costituite da unità di glucosio legate in modo diverso. L’amilosio (massa molecolare 10-60 kDa) costituisce circa il 20% del totale, si trova all’interno dei granuli e produce una soluzione acquosa a bassa viscosità. È formato esclusivamente da catene lineari, avvolte a spirale, di residui glucosidici (in media circa 300), uniti tra loro con il legame α-1,4-glucosidico. Per idrolisi enzimatica con α-amilasi, enzima specifico per i legami α-1,4-glucosidici, dall’amilosio si ottiene solo maltosio (un disaccaride che a sua volta è idrolizzato a glucosio nell’intestino con l’aiuto dell’enzima α-glucosidasi). È localizzato prevalentemente nel centro del granulo di amido e si colora intensamente di azzurro con iodio, non ha la capacità di formare salda d’amido. L’amilopectina è il componente principale dell’amido: costituisce circa l’80% del totale, per l’elevata massa molecolare (50-100 kDa) e la sua struttura ramificata e tridimensionale assume una forma globulare, finemente spugnosa, che la rende insolubile in acqua e che è responsabile del rigonfiamento dei granuli, conferendo all’amido la capacità di formare la salda. L’amilopectina può contenere fino a 100.000 unità di glucosio e rappresenta la più grande biomolecola finora conosciuta. La sua struttura ramificata è conseguente al fatto che, ogni certo numero di unità di glucosio (circa 25,4%) legate con lo stesso legame contenuto nell’amilosio, si trova un legame 1-6. Per idrolisi dall’amilopectina si ottengono maltosio e destrine (componenti meno complessi dell’amido), che si distinguono dall’amido stesso per il diverso grado di polimerizzazione e per la differente colorazione che danno con la soluzione iodo-iodurata (violacea o rossa, invece di blu). L’α-amilasi può scindere solo parzialmente l’amilopectina, in quanto non può agire sui legami 1-6, che sono invece idrolizzati dalla β-amilasi. L’idrolisi totale dell’amido, attuabile con acidi e con basi diluite oppure per via enzimatica (amilo-1,6glucosidasi), porta alla formazione quantitativa di D-glucosio e di piccole quantità di acido fosforico, nonché di ioni calcio, magnesio, sodio e potassio. Il significato di tali elementi minerali reperibili negli idrolizzati di amido non è completamente noto. L’amido è riportato nella PE, che dedica, diversamente dalla Farmacopea degli Stati Uniti (USP), una monografia per ognuno dei seguenti amidi: amido di mais, amido di frumento, amido di riso e amido di patata. La Farmacopea italiana (FUI) è allineata con quanto descritto nella PE.

Applicazioni nelle formulazioni farmaceutiche

Il principale impiego dell’amido è in formulazioni solide come polveri, compresse, capsule e granulati, con la funzione di diluente, legante o disgregante. Come diluente è impiegato nella preparazione di miscele di coloranti o di farmaci a elevata attività, al fine di facilitare i processi di miscelazione. Sempre come diluente, l’amido è utilizzato nella preparazione di capsule opercolate (capsule rigide) per adeguare il volume della singola dose a quello dei corpi della capsula adoperata. Nella formulazione di compresse spesso ci si avvale della pasta d’amido preparata di fresco, costituita da amido a una concentrazione del 5-25% m/m (in massa), per realizzare i granulati (nella granulazione cosiddetta “a umido”). La pasta d’amido svolge la funzione di legare e aggregare le particelle solide. I granulati così ottenuti, che rappresentano in questo caso una preparazione intermedia tra le polveri e le compresse, sono quindi lavorati più facilmente (rispetto alle polveri originarie) in macchine apposite, allo scopo di realizzare le compresse stesse. L’amido, inoltre, è tra i più comuni disgreganti in formulazioni solide ed è adoperato alla concentrazione del 3-15% m/m. Nella preparazione di granulati, molto spesso circa metà della quantità totale di amido è incorporata nella miscela di granulazione, mentre la restante parte è aggiunta alla miscela insieme ai granuli per la compressione finale. Questo uso si deve al fatto che l’amido non è una polvere facilmente comprimibile e, se impiegato ad alte concentrazioni, accentua alcuni difetti delle compresse, come l’aumento di friabilità e il decalottaggio. L’amido è anche adoperato nelle formulazioni per uso topico: per esempio è ampiamente utilizzato nelle polveri aspersorie per le sue proprietà protettive e adsorbenti – legate all’elevata superficie specifica, che gli consente un ottimo adsorbimento di sostanze estranee ed essudati (quali il sudore nell’iperidrosi) – e come emolliente nelle formulazioni semisolide (pomate) da applicare sulla pelle. In passato l’amido di riso era adoperato per la preparazione di una pasta semisolida (20 g di amido di riso in acqua) con cui si confezionavano cataplasmi da applicare sulla cute infiammata (arrossata) 4-5 volte al dì. Il glicerolato d’amido è un gel di amido in glicerina (l’attuale formulazione è riportata nella FUI XII edizione, ma compare già nella VI edizione) che costituisce un eccipiente idrosolubile per unguenti (preparazioni semisolide per uso cutaneo comunemente dette “pomate”); può essere impiegato come tale direttamente per applicazioni sulla pelle, poiché ha azione emolliente, protettiva della cute e antiflogistica. Era utilizzato anche come legante per masse pillolari (formulazioni solide orali attualmente sostituite dalle compresse).

Amidi modificati. In campo industriale farmaceutico, al fine di ovviare ad alcuni inconvenienti mostrati dall’amido, è possibile adoperare i cosiddetti amidi modificati, ottenuti attraverso trattamenti chimici e fisici. Gli amidi pregelatinizzato, idrolizzato, acetato, monofosfato e glicolato di sodio costituiscono alcuni esempi di amido modificato. – Amido pregelatinizzato. Il fenomeno della gelatinizzazione (trasformazione dell’amido crudo nell’acqua bollente) consiste nella rottura dei granuli d’amido in ambiente acquoso (si gonfiano e poi scoppiano) a un’idonea temperatura, tra 60 e 70 °C (comunque minore di 100 °C), secondo l’origine vegetale dell’amido, e nel successivo essiccamento. La gelatinizzazione può essere totale o parziale, e si impiegano sali o tensioattivi per regolare la fase successiva di disidratazione (essiccamento). Non si tratta, quindi, di una reazione chimica di derivatizzazione, ma di un processo fisico. L’amido così ottenuto ha l’aspetto di una polvere biancastra, inodore e con lieve sapore caratteristico. L’amido pregelatinizzato è impiegato, a diversa concentrazione, nella formulazione di compresse e capsule come diluente, legante e disgregante. Rispetto all’amido comune, quello pregelatinizzato manifesta migliori proprietà di scorrevolezza e attitudine alla compressione. Per questo motivo può essere adoperato come legante nella compressione diretta (condotta direttamente sulla miscela di polveri e non sul granulato), anche perché questo tipo di amido manifesta potere autolubrificante. Un prodotto commerciale noto come Starch 1500®, costituito da amido parzialmente pregelatinizzato attraverso una metodica fisica, è definito come eccipiente multifunzionale proprio perché è in grado di manifestare funzioni di legante, disgregante, antiaderente e lubrificante nella formulazione di compresse. L’amido pregelatinizzato è censito dalla PE e dall’USP. – Amido sterilizzabile. Com’è noto, a contatto con l’acqua fredda l’amido rigonfia, mentre a caldo gelifica, formando la salda d’amido. È possibile ottenere, per trattamenti fisici o chimici (impiego di epicloridrina in ambiente alcalino), un amido di mais che non rigonfia e quindi può essere sterilizzato con il calore umido (in autoclave a 115-118 °C per 30 minuti, oppure a 150160 °C per 1 ora con calore secco). Questo tipo di amido ha l’aspetto di una polvere bianca, inodore e con buone proprietà di scorrevolezza; i granuli assumono una forma poliedrica, talvolta sferica. È impiegato come polvere aspersoria nei guanti chirurgici o come eccipiente nelle polveri medicate. – Amido idrolizzato. È ricavato mediante metodi chimici (trattamento con acidi, ossidanti, sali acidi) e termomeccanici. I prodotti dell’idrolisi dell’amido sono: destrine, oligosaccaridi (sono formati da 2 a 10 unità monosaccaridiche) di varia complessità e maltosio. I granuli d’amido ottenuti non differiscono visibilmente dall’amido naturale; tuttavia presentano basso peso molecolare delle catene polisaccaridiche e ridotta affinità verso lo iodio. I gel preparati con questo amido hanno minore viscosità, trasparenza più elevata e maggiore stabilità alla conservazione.

Amidi sostituiti. Nell’ambito degli amidi modificati, è possibile identificare gli amidi sostituiti, che possono essere ottenuti tramite l’introduzione di particolari gruppi sostituenti nelle molecole polisaccaridiche attraverso reazioni di esterificazione o copolimerizzazione. Includono esteri d’amido e sali di acido fosforico. – Amido glicolato di sodio. Noto anche con il nome di carbossimetilamido di sodio, ha la caratteristica di assorbire una quantità d’acqua pari a circa ventitré volte il suo peso iniziale. Questa proprietà è particolarmente utile nelle forme farmaceutiche solide come le compresse e i granulati, dove svolge il ruolo di disgregante: come si è detto, è un eccipiente la cui finalità principale è quella di opporsi alle forze di coesione tra le particelle solide generate durante la compressione, in modo da consentire la rottura della forma farmaceutica. L’impiego dei disgreganti è motivato dalla maggiore velocità di dissoluzione del principio attivo che se ne ottiene, quando questo è ridotto in particelle minute rispetto alla situazione in cui è ancora racchiuso in una compressa intera o in frammenti grossolani. Disaggreganti come l’amido richiamano acqua all’interno della compressa per capillarità, provocando la rottura dei legami coesivi tra le particelle; altri funzionano perché sono in grado di assorbire acqua e rigonfiare. Commercialmente il carbossimetilamido è noto con il nome di Explotab® (super-disgregante). – Amido acetato. Si ottiene direttamente dall’amido o dall’amido preventivamente sottoposto a reazione di ossidazione o parziale idrolisi. Questo trattamento dell’amido naturale (acetilazione) consente di ottenere un amido che in acqua rigonfia in misura minore ed è più resistente alla degradazione enzimatica. Nell’industria farmaceutica questo amido modificato può essere utilizzato in quanto idoneo a essere trasformato in film (pellicole) adatti alla ricopertura finale di compresse e capsule. È stato dimostrato che film ottenuti per acetilazione dell’amido di patata possono sostanzialmente modificare, ritardandolo, il processo di cessione del principio attivo dalle compresse così ricoperte. Queste forme di dosaggio in cui la cessione del principio attivo veicolato è intenzionalmente modificata dal formulatore costituiscono le cosiddette forme farmaceutiche a rilascio modificato, che rappresentano le più moderne forme di somministrazione. – Amido monofosfato. Rappresenta l’unico esempio di amido modificato presente in natura. La fosforilazione (introduzione di gruppi fosfato) influenza significativamente le proprietà fisiche dell’amido. È accertato che la patata contiene il più alto livello di amido fosfato tra tutti gli amidi disponibili in commercio, e ciò rende ragione dell’elevata attitudine dell’amido di patata a rigonfiare in acqua e della maggiore stabilità della sua pasta d’amido. L’enzima responsabile dell’introduzione del gruppo fosforico nell’amido è stato identificato solo di recente (2002) nella patata. L’inibizione del gene che codifica tale enzima produce un amido con limitato contenuto in gruppi fosforici, scarsa viscosità, e alterazioni nella struttura dell’amilosio e dell’amilopectina. In campo farmaceutico l’amido fosfato è utilizzato in quanto forma gel a viscosità maggiore e più stabili rispetto alla conservazione, ai cicli di congelamento e scongelamento, e alle variazioni di pH; inoltre, ha la caratteristica di formare film elastici e trasparenti. – Capsule di amido. Le capsule sono involucri la cui funzione è contenere polveri, granulati o pellet, che così possono essere facilmente somministrati per via orale. Questi involucri sono privi di sapore e odore, nonché facilmente rigonfiabili a contatto con i fluidi biologici, e cedono agevolmente il loro contenuto. Il principale costituente è la gelatina di provenienza animale (secondo quanto prescritto dalle farmacopee), la quale, addizionata di particolari plasticizzanti (spesso glicerolo), può assumere una consistenza rigida o molle. Recentemente per la costituzione di tali involucri sono stati utilizzati vari materiali alternativi come l’amido gelatinizzato (nome commerciale Capill®) e alcuni derivati della cellulosa (idrossipropil metil cellulosa, Vegicaps®). Anche le capsule di amido si dissolvono rapidamente nei fluidi biologici indipendentemente dal valore di pH, sono adatte per rivestimenti enterici, non possono essere manomesse, sono prive di conservanti e vengono prodotte da ingredienti di origine non animale. Tali eccipienti alternativi sono molto interessanti poiché consentono di utilizzare tranquillamente questa forma farmaceutica a coloro che per motivi culturali o religiosi, o ancora per abitudini alimentari, non possano o non vogliano assumere proteine animali.


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