Volume: il carciofo

Sezione: coltivazione

Capitolo: ibridi commerciali

Autori: Rodolfo Zaniboni

Introduzione

Attualmente il carciofo è coltivato in tutti i Paesi del Mediterraneo, in California, in alcuni Paesi del Sudamerica, come pure in Cina; ma tradizionalmente l’Italia, la Spagna e la Francia sono sempre state i maggiori produttori e consumatori di carciofi. La moltiplicazione è effettuata solitamente per via vegetativa ed è basata sulla propagazione di cloni selezionati, con discreti risultati produttivi e scarsa omogeneità della produzione. Inoltre, numerosi sono gli svantaggi della moltiplicazione vegetativa: – bassa flessibilità nella data di trapianto; – eterogeneità del materiale utilizzato; – alta percentuale di piante non attecchite; – costi elevati di manodopera; – diffusione delle malattie trasmesse dalla pianta madre. La propagazione per “seme” del carciofo costituisce invece una valida alternativa, contribuendo alla razionalizzazione della tecnica colturale, al miglioramento dello stato fitosanitario delle piante e all’incremento delle produzioni unitarie. I vantaggi ottenuti dall’impiego del “seme”, possono favorire l’espansione della coltura sia negli areali in cui sono evidenti i problemi di natura agronomica e patologica sia in quelli di nuova introduzione. La moltiplicazione per “seme” del carciofo può essere attuata attraverso l’uso di: – cultivar impollinate liberamente (OP, Open Pollinated). Sono popolazioni da seme solitamente selezionate e mantenute attraverso libera impollinazione. Questo metodo consente cicli di coltivazione flessibili, riduzione del numero delle fallanze dopo il trapianto, prevenzione di infezioni da virus (la maggior parte dei virus non si trasmette per “seme”) e parassiti nonché, in generale, una migliore gestione della coltura. Lo svantaggio dell’uso delle cultivar OP è la mancanza di omogeneità nella produzione finale dei capolini, questo ne rende difficile l’utilizzo per un certo segmento di mercato e il prodotto finisce per essere destinato esclusivamente dalle industrie di trasformazione; – ibridi (F1). La motivazione dell’uso delle cultivar ibride è data dall’effetto positivo dell’eterosi, che può essere definita come l’aumento dell’espressione di certi caratteri come vigore, produttività, resistenza contro le malattie o gli stress causati dalle condizioni di coltivazione, assieme a un’elevata omogeneità del prodotto finale. Tutto ciò può essere ottenuto incrociando specie, varietà o linee pure. Le possibilità dell’incrocio sono enormi, fornendo più efficacia e facilità nell’incorporazione dei caratteri nuovi attraverso le linee parentali. Altri vantaggi ottenuti dall’uso di ibridi sono (oltre a quelli già citati per gli OP): – meno costi di manodopera e trasporto grazie alla concentrazione della produzione; – maggiore produttività dovuta al vigore e alla salute delle piante; – flessibilità nel ciclo di produzione, cioè possibilità di ottenere la produzione in estate, in coltura annuale o biennale. Ciò fa rientrare il carciofo ibrido tra le colture di rotazione, anche in nuove aree di coltivazione ecc.; – nuovi cicli, o persino nuove aree, che dovrebbero far posto a una nuova generazione di materiali specificatamente sviluppati per questi diversi cicli di coltivazione; – migliore adattabilità alla lavorazione industriale rispetto alle altre cultivar tradizionali.

Uso degli ibridi

La selezione clonale è stata usata per secoli ma, con l’evoluzione dei metodi di ibridazione e le sue applicazioni sul carciofo, nuove tecnologie sono state impiegate per il miglioramento della coltura. Per esempio, in ricerche condotte in Francia negli anni ’70 del secolo scorso gli incroci venivano utilizzati per produrre variabilità, ma erano sempre focalizzati all’ottenimento di nuovi cloni. Successivamente, nella seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso, furono creati in Israele i primi ibridi destinati al commercio. Ormai, da più di dodici anni, la società sementiera Nunhems è impegnata in un programma di ricerca relativo alla creazione di nuovi ibridi. I punti fondamentali per la costituzione degli ibridi sono: – ottenere, selezionare e valutare linee parentali provenienti da diverse generazioni autoimpollinate; – controllare le possibili combinazioni delle linee parentali; – introduzione della maschio sterilità; – impollinazione incrociata per ottenere gli F1; – valutazione e selezione degli F1 durante diverse annate; – registrazione, protezione e produzione di “seme” commerciale dei migliori F1; – introduzione sul mercato e vendita. Gli sforzi e il buon lavoro dei selezionatori sono stati premiati con successo grazie all’ottenimento di nuove cultivar ibride pronte per essere introdotte nei vari ambienti colturali.

Descrizione di alcuni ibridi in commercio

Madrigal

– Capolini ovoidali, bel colore verde intenso con leggera colorazione viola chiaro alla base delle brattee, che scompare progressivamente con la crescita del capolino. – Capolini compatti, chiusi, con numerose brattee interne: ne conseguono eccellenti risultati nella trasformazione industriale, ma sono anche adatti per il mercato fresco. – Pianta altamente produttiva e raccolta molto concentrata. – Produzione tardiva, con picco massimo nella seconda metà della primavera (ambiente mediterraneo). – Pianta molto robusta, vigorosa e sana che sopporta basse temperature, acque di irrigazione di scarsa qualità e terreni più poveri.

 

Simphony

– Capolini conici, verdi, simili al tipo Blanca de Tudela. – Eccellente qualità esterna e interna, adatto sia per mercato fresco sia per industria. – La produzione e la raccolta possono essere programmate gestendo in modo adeguato le tecniche di coltivazione. – Piante vigorose, erette e sane, con raccolta concentrata e alta produttività.

Harmony

– Capolini conici, verdi, simili al tipo Blanca de Tudela. – Buona qualità interna ed esterna, adatto sia per mercato fresco sia per industria. – La produzione e la raccolta possono essere programmate gestendo in modo adeguato le tecniche di coltivazione. – Piante vigorose, aperte e sane, con raccolta concentrata, in grado di garantire una seconda produzione (ottenuta dai nuovi carducci emessi della pianta) se la prima è avvenuta molto anticipatamente.

Concerto

– Capolini di forma conica, molto uniformi e di colore viola scuro brillante. – Piante forti e sane che ben si adattano alle condizioni invernali nei Paesi mediterranei. – Produzione medio-tardiva, fornisce capolini a partire dal tardo inverno fino alla primavera. – Produzione molto elevata. – Capolini compatti e chiusi, di grande qualità interna, adatti sia per mercato fresco sia per industria.

Opal

– Capolini conici di medio-grosse dimensioni. I primi capolini possono mostrare una forma più rotondeggiante con lunghi peduncoli. Il colore delle brattee esterne è verde/viola. – Piante alte e semiaperte che richiedono adeguati apporti idrici e di fertilizzanti. – Maturazione medio-precoce a partire dall’inizio dell’inverno fino a tutta la primavera. – Produzione molto elevata.

Tempo

– Capolini di colore verde scuro, forma conica e buona omogeneità. – Pianta eretta che permette densità d’impianto più elevate per la produzione commerciale. – Produzione molto elevata e concentrata. – La gestione della coltura richiede molta attenzione per evitare il rischio di ottenere piante eccessivamente vigorose.

Nuovi ibridi di prossima introduzione

Nun 4021 F1

– Simile alla cultivar Tempo ma più precoce e più produttivo (10-30% di produzione in più). – Pianta eretta. – Capolini di colore viola scuro, conici e di grande qualità sia esterna sia interna. – Molto adatto per i mercati che apprezzano il colore viola intenso dei capolini.

Nun 4051 F1

– Tipo Romanesco; capolini molto belli, con migliore qualità esterna e colore più scuro rispetto alle cultivar standard usate oggi. – Pianta aperta che richiede basse densità d’impianto. – Ottima produzione, solidità e uniformità.

 


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