Volume: la patata

Sezione: coltivazione

Capitolo: gestione delle malerbe

Autori: Gabriele Rapparini, Giovanni Campagna

Evoluzione delle tecniche colturali

La tecnica colturale adottata nei confronti di questa coltura particolarmente sensibile alla competizione delle malerbe si è ulteriormente affinata nel corso degli ultimi anni, prevedendo una semina anticipata e una maggiore distanza tra le file per migliorare la pezzatura dei tuberi e anche il controllo delle malerbe stesse. Il contenimento delle infestanti deve essere integrato da misure agronomiche di carattere preventivo, come una rotazione almeno quadriennale che preveda preferibilmente la coltivazione del frumento in precessione, oltre a escludere le altre solanacee. Non sono da trascurare inoltre le fertilizzazioni organiche, o in alternativa coltivazioni da sovescio, insieme a un’equilibrata concimazione minerale. La preparazione anticipata del terreno nell’autunno precedente è necessaria per le particolari esigenze relative alla struttura del suolo; la minuziosa sistemazione dei terreni al fine di favorire il deflusso delle acque in eccesso è ugualmente indispensabile per gettare le basi di un’ottimale coltivazione. Nei terreni argillosi, in particolare, l’aratura estiva non può essere abbandonata nell’intento di ridurre i costi di gestione. Determinante risulta l’eliminazione chimica delle malerbe dal letto di semina con il ricorso ad applicazioni di devitalizzanti sistemici come glifosate. La lentezza con la quale la coltura compie le prime fasi vegetative e quindi raggiunge la piena copertura del terreno è uno dei principali motivi per cui si deve instaurare una corretta tecnica colturale per ottimizzare il contenimento delle malerbe. L’utilizzo alla semina di tuberi-seme pregermogliati è una tecnica che permette di ridurre i tempi di emergenza. Le assolcature, essendo causa di una maggiore instabilità della superficie del terreno e di una maggiore superficie di contatto con l’atmosfera, riducono la concentrazione di erbicidi per unità di superficie favorendo lo sviluppo delle malerbe. Un’efficiente assolcatura, in grado di determinare la formazione regolare del profilo delle prose, è un’ottima premessa per ottenere i migliori risultati nel diserbo, in quanto pareti instabili e franose non fanno altro che aumentare i quantitativi di erbicidi trascinati da particelle di terreno sul fondo del solco lasciando sguarnite le pareti. A tal proposito si è diffusa la tecnica della formazione delle prose a 90 cm con macchine specifiche dotate anteriormente di organi fresanti per l’affinamento del terreno e di un dispositivo baulatore posteriore. Inoltre le sarchiature, abbinate alle rincalzature al fine di riportare terreno sulle prose rimodellandole per proteggere i tuberi dal freddo e per favorire il loro accrescimento, devono prevedere una limitata movimentazione di terreno onde evitare di danneggiare l’apparato radicale superficiale. I migliori effetti si ottengono con malerbe ai primi stadi di sviluppo, prima che abbiano sviluppato un consistente apparato radicale, avendo cura di evitare il verificarsi di piogge poco dopo l’intervento, che potrebbero consentire l’attecchimento delle infestanti sarchiate. Si possono eseguire un paio di interventi in post-emergenza sulla base della particolare situazione floristica, ponendo particolare cura nelle coltivazioni biologiche. La pratica irrigua risulta indispensabile per una pataticoltura di qualità, a causa dell’apparato radicale superficiale e dotato di limitata capacità di penetrazione ed estrazione dell’acqua. Viene eseguita per aspersione con ali piovane o a più bassa intensità con minirrigatori (mini-sprinklers) in alternativa al più moderno ricorso alle manichette, che consente di ottenere una maggiore uniformità di bagnatura e un più costante approvvigionamento di umidità da parte della patata, previo utilizzo dei filtri che impediscono ai semi delle malerbe di raggiungere i terreni coltivati. L’irrigazione, pur essendo una pratica indispensabile, crea un ambiente di coltivazione particolarmente propizio all’emergenza scalare delle infestanti e al rigoglioso sviluppo delle specie macroterme. Un importante ruolo nel diserbo della patata viene svolto dai trattamenti preventivi eseguiti in pre-emergenza dopo l’ultima rincalzatura, allo scopo di contenere le sempre più diffuse infestazioni di Fallopia convolvulus e di altre dicotiledoni, mentre in post-emergenza si può ultimare la lotta verso le malerbe a foglia larga ed effettuare quella più specifica verso graminacee annuali e perenni.

Evoluzione della flora infestante

L’anticipo della semina per poter allungare il ciclo e migliorare le produzioni comporta un maggior rischio di infestazione di malerbe a nascita di fine inverno, come crucifere e poligonacee, oltre a quelle primaverili. In primo luogo, risultano sempre più problematiche e diffuse le infestazioni di Fallopia convolvulus e Polygonum lapathifolium. Sempre presenti risultano le più competitive Chenopodium album e Amaranthus retroflexus tra le dicotiledoni, ed Echinochloa crusgalli tra le graminacee. Particolare attenzione va riservata, tra queste ultime, alle specie a ciclo pluriennale come Sorghum halepense, Agropyron repens e Cynodon dactylon, che con lo sviluppo dei loro rizomi possono deformare i tuberi. Tra le malerbe a foglia larga, Solanum nigrum riveste un ruolo determinante ai fini non solo della lotta, ma anche della prevenzione della diffusione di agenti patogeni, anche se per la sua affinità botanica con la patata ne risulta particolarmente arduo il contenimento. Altre specie che risultano in diffusione per la loro rusticità e difficoltà di lotta sono Abutilon theophrasti, Ammi majus, Daucus carota, Datura stramonium, Xanthium strumarium e altre composite. Particolare importanza assumono le rotazioni per contenere le insidiose infestazioni delle malerbe perenni a foglia larga diffusesi con le lavorazioni ridotte, come Convolvulus, Calystegia e Cirsium, ma anche quelle di Cuscuta, non sempre controllabile efficacemente, al punto da costituire talvolta un limite per la coltivazione.

Strategie di intervento: i trattamenti erbicidi

Per ottemperare a una buona tecnica di diserbo chimico della patata, riveste una fondamentale importanza l’azzeramento delle malerbe in pre-semina con i devitalizzanti fogliari. La successiva applicazione di erbicidi residuali dopo l’ultima rincalzatura in pre-emergenza della coltura si esegue con dosi medio-elevate di più prodotti residuali miscelati tra loro, come flufenacet, pendimetalin, linuron, aclonifen, clomazone o metribuzin, quest’ultimo più indicato a valorizzare i trattamenti di postemergenza in miscela con rimsulfuron allo scopo di contenere contemporaneamente la maggior parte delle malerbe graminacee e a foglia larga. Flufenacet insieme a pendimetalin contribuisce a contenere anche le più problematiche infestazioni di S. nigrum. Inoltre, pendimetalin consente di contenere lievi infestazioni di Cuscuta, oltre a migliorare il contenimento di graminacee, chenopodiacee e poligonacee. Per allargare lo spettro d’azione e ridurre i rischi di danni alla coltura dovuti a elevati dosaggi di principio attivo, che come si sa sono legati a una selettività di tipo stratigrafico o di posizione (in condizioni ideali gli erbicidi formano un film in superficie, mentre le radici della patata si sviluppano indisturbate più in profondità), si tendono a utilizzare complesse miscele di più principi attivi, scelti sulla base delle presumibili malerbe. L’applicazione degli erbicidi residuali subito dopo l’ultima rincalzatura con terreno ancora fresco risulta determinante sia per ottimizzare l’attivazione in assenza di pioggia, sia per la migliore stratificazione del prodotto sul terreno. Applicazioni tardive eseguite poco prima dell’emergenza dei germogli espongono maggiormente la coltura a rischi di fitotossicità, in particolare se si verificano abbondanti piogge su terreni sciolti. In questi casi è da preferire l’impiego di metribuzin, parzialmente selettivo per via fogliare. Al contrario, se il terreno è secco e grossolano si va incontro a lievi perdite dei principi attivi erbicidi, ma soprattutto a una mancata attivazione degli stessi; in questi casi occorrerebbe provvedere con una lieve irrigazione. Nel caso di elevate infestazioni sarebbe opportuno intervenire prima della rincalzatura, allo scopo di non seppellire malerbe che poi potrebbero riemergere non controllate dagli erbicidi residuali, e non potrebbero nemmeno essere contenute in postemergenza perché troppo sviluppate. Nel caso in cui dopo gli interventi residuali nascano molte malerbe, è possibile intervenire in post-emergenza per il controllo delle malerbe a foglia larga con rimsulfuron e metribuzin, il primo dei quali risulta più attivo, oltre che verso le graminacee, nei confronti di amarantacee, crucifere e, parzialmente, verso Solanum alle prime fasi di sviluppo. Metribuzin rimane la base per le applicazioni estintive da effettuarsi con malerbe allo stadio cotiledonare; deve essere utilizzato con precauzione sulle varietà più sensibili. Inoltre con l’impiego di metribuzin, allo scopo di migliorare il grado di efficacia, è consigliabile intervenire su malerbe particolarmente idratate, per esempio dopo piogge o interventi irrigui, o prima che si asciughi la rugiada al mattino presto. In questi casi occorre ridurre le dosi di impiego in quanto anche la coltura può risultare un po’ più sensibile. Verso la generalità delle infestanti graminacee è possibile disporre di un’ampia gamma di graminicidi specifici, dotati di elevata selettività ed efficacia in tutti gli stadi di sviluppo della coltura.

Disseccamento della vegetazione in pre-raccolta

L’epoca di raccolta viene determinata sulla base di parametri che considerano il peso volumico, la sostanza secca e il contenuto in zuccheri riducenti dei tuberi. Altri aspetti empirici sono la consistenza dell’epidermide e la senescenza della foglia. È opportuno evitare di ritardare eccessivamente la raccolta per non causare l’inverdimento dei tuberi affioranti, il germogliamento e l’eccessivo ispessimento della buccia. Per ridurre la comparsa di queste problematiche e nel contempo uniformare il grado di maturazione, risulta necessario interrompere l’attività fisiologica della coltura nel momento in cui gli obiettivi di produzione sono stati raggiunti, facilitando nel contempo la maturazione della buccia, così da ridurre i danni durante le fasi di raccolta e di lavorazione, promuovere il distacco dei tuberi dagli stoloni, nonché impedire la migrazione di attacchi di peronospora ai tuberi e la diffusione di virosi. Per fare ciò si può ricorrere alle più blande operazioni meccaniche di rullatura o trinciatura della vegetazione, o ai più radicali interventi di disseccamento della parte aerea, che consentono di devitalizzare le eventuali infestazioni sfuggite al controllo o emerse successivamente a seguito della degradazione degli erbicidi residuali e della riduzione della competitività degli apparati fogliari, mediante la pratica del pirodiserbo o l’applicazione di disseccanti. In presenza di coltura con limitato apparato vegetativo è possibile intervenire direttamente quando le foglie sono ingiallite e senescenti, programmando l’applicazione da circa 7 a 15 giorni prima della raccolta. Con elevato sviluppo vegetativo, in particolare su varietà tardive e in presenza di malerbe vegetanti, potrebbe risultare necessario un doppio intervento, ripetuto a distanza di 5-7 giorni. Qualora vi fosse la necessità di anticipare la raccolta prima del periodo di senescenza fogliare o in presenza di una notevole biomassa, potrebbe risultare necessario effettuare una preventiva frantumazione meccanica della vegetazione lasciando una lunghezza degli steli di almeno 10 cm. L’intervento disseccante può essere effettuato alle medesime dosi di applicazione, potendo ridurre sensibilmente il volume di acqua, 2-4 giorni dopo la trinciatura.

Pirodiserbo

La pratica del pirodiserbo non determina la bruciatura della vegetazione, bensì il suo rapido riscaldamento, che comporta la rottura delle membrane cellulari a seguito dell’ebollizione dei succhi e il conseguente essiccamento dei tessuti. Gli organi preposti alla produzione di calore sono bruciatori a fiamma libera alimentati da GPL, di facile reperibilità (bombole per uso domestico) ed efficiente funzionamento. Le macchine operatrici possono essere di piccole dimensioni, a spalla o carrellate, nel caso di piccoli appezzamenti o in coltura protetta. In pieno campo si può far ricorso ad attrezzature più complesse, di tipo portato o semiportato da motocoltivatori o trattrici. Normalmente si utilizza il pirodiserbo in coltivazione biologica a partire dal disseccamento del letto di semina fino alla post-emergenza e all’eventuale disseccamento delle coltivazioni in pre-raccolta, ma non mancano casi di utilizzo in coltivazione tradizionale, nonostante il maggior costo di esercizio rispetto alle strategie meccaniche e chimiche.

Colture di successione e di sostituzione

Gli erbicidi che si impiegano in particolare sulle colture di patata primaticcia raccolte in maggio-giugno possono costituire una fonte di danno per le colture seminate o anche trapiantate in successione come coltura intercalare di secondo raccolto. Non sussistono in genere rischi con il mais, comprese le più sensibili varietà dei tipi da popcorn e dolci, mentre con altre colture orticole come spinacio, fagiolo o fagiolino, insalate ecc., occorre prestare particolare attenzione agli erbicidi e alle loro dosi di impiego, soprattutto nei confronti di metribuzin. È molto più raro che permangano livelli di residui biologicamente attivi pericolosi per le colture che seguono nell’anno successivo. In ogni caso, l’aratura o altre energiche lavorazioni eseguite in profondità riducono i rischi di danno per le colture più sensibili. Per tutti gli erbicidi residuali, invece, possono sussistere rischi di danno per le colture che eventualmente andassero a sostituire la patata diserbata in pre-emergenza, quando risulti irreparabilmente compromessa da danni climatici o patologici.


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