Volume: l'uva da tavola

Sezione: coltivazione

Capitolo: gestione delle malerbe

Autori: Pasquale Montemurro

Dannosità delle malerbe

Nei vigneti da tavola italiani, prevalentemente localizzati nel Meridione, in genere si stabilisce una flora infestante le cui peculiarità quali-quantitative differiscono in funzione di diversi fattori; nell’ambito di questi ultimi, sono da annoverare la zona di coltivazione, l’andamento climatico, le caratteristiche fisico-chimiche del terreno, e soprattutto le metodologie adoperate per eliminare o almeno limitare la presenza e quindi lo sviluppo delle erbe infestanti, insieme alle altre pratiche agronomiche (fertilizzazione, irrigazione ecc.) e alla tipologia di produzione e cioè se in coltura protetta, con copertura di materiale plastico, per l’anticipo o il ritardo della raccolta. Ciò considerato, la flora in grado di inerbire il terreno dei vigneti, che si differenzia in maniera significativa, sia come numero di specie infestanti che la costituisce sia come capacità di inerbimento di ciascuna specie, è composta in maggior misura da malerbe a foglia larga, sinonimo di dicotiledoni, e meno da infestanti a foglia stretta, vale a dire graminacee. Nei comprensori viticoli meridionali, per esempio, dove le lavorazioni del terreno sono la pratica più diffusa, durante il periodo autunno-invernale è molto facile ritrovare un’abbondante presenza di ruchetta violacea (Diplotaxis erucoides), nonché di fiorrancio (Calendula officinalis), di centocchio comune (Stellaria media), di grespino comune (Sonchus oleraceus) e spinoso (Sonchus asper), di malva (Malva spp.), di stoppione (Cirsium arvense), di fumaria comune (Fumaria officinalis) e di veronica con foglie d’edera (Veronica hederifolia), mentre soprattutto nelle zone rivierasche dell’Adriatico e del mar Ionio è l’acetosella (Oxalis pes-caprae) a essere più diffusa. Tra le infestanti a foglia stretta, generalmente graminacee come già accennato, le più diffuse risultano il loglio rigido (Lolium rigidum), l’avena selvatica (Avena sterilis) e il forasacco (Bromus sterilis). Nel corso della stagione primaverile-estiva, si ritrovano molto facilmente dicotiledoni come l’amaranto comune (Amaranthus retroflexus), il farinello comune (Chenopodium album), la porcellana comune (Portulaca oleracea), il vilucchio comune (Convolvulus arvensis) e ancora lo stoppione, mentre più recentemente sta prendendo sempre più spazio anche la saeppola canadese (Conyza canadensis). Tali specie di malerbe, come le graminacee pabbio comune (Setaria viridis), giavone (Echinochloa crus-galli), sanguinella comune (Digitaria sanguinalis), gramaccia (Agropyron repens) e gramigna (Cynodon dactylon), durante la stagione estiva, solitamente molto secca, tendono a concentrarsi soprattutto nella zona di terreno bagnata dai gocciolatori, essendo l’irrigazione a goccia la più praticata. Negli ultimi anni negli areali del sud-est barese, si sta diffondendo lo zigolo infestante (Cyperus rotundus), pianta perennante la cui diffusione, attraverso tuberi e rizomi, è facilitata dalle lavorazioni. Nei confronti delle piante di vite, le erbe infestanti possono attuare una competizione per i principali fattori della produzione, e vale a dire per l’acqua, gli elementi nutritivi e, soltanto nel primo anno di vita, pianta in allevamento, anche per la luce. In funzione dell’entità e della durata dell’inerbimento, la concorrenza per i fattori produttivi citati precedentemente, se non evitata, è in grado di provocare come conseguenze il rallentamento della crescita delle piante, specialmente nelle fasi più giovanili; negli impianti adulti in produzione, poi, gli effetti della presenza della vegetazione infestante si manifestano con un decremento della quantità di uva raccolta e con la riduzione della sua qualità; in particolare, si possono verificare dei cali sia del peso medio degli acini, e quindi dei grappoli, sia del contenuto in zuccheri dei chicchi stessi, con una conseguente diminuzione del valore commerciale dell’uva prodotta. Ma la dannosità dovuta alla presenza delle erbe infestanti non è determinata soltanto dalla competizione; l’inerbimento durante il risveglio vegetativo aumenta, per esempio, il rischio di brinate tardive poiché, riflettendo le radiazioni solari, il terreno tende a riscaldarsi di meno. Ancora, vi sono diverse specie di malerbe che sono in grado di ospitare fitoplasmi patogeni della vite, come quelli responsabili del complesso del legno riccio, del legno nero e dell’accartocciamento fogliare. Anche dai viticoltori da tavola è molto sentita l’esigenza di operare il diserbo, cioè l’eliminazione o almeno il contenimento delle infestazioni di malerbe, per annullare o se non altro ridurre le perdite di acqua ed evitare la sottrazione di elementi nutritivi che la presenza della vegetazione infestante può comportare, e quindi preservare la produzione sotto il doppio aspetto qualiquantitativo. Per quanto riguarda le problematiche di diserbo, nei vigneti condotti in coltura normale, sono sicuramente più importanti rispetto a quelle che si hanno negli impianti forzati; in questi ultimi, infatti, la copertura a cui sono sottoposti limita in genere l’infestazione delle malerbe e quindi i problemi connessi. Generalmente, nell’intervallo di tempo compreso tra la raccolta e la fine della stagione invernale, non è necessario eliminare l’inerbimento; al contrario, la presenza del manto erboso può risultare utile per ridurre fenomeni negativi quali l’erosione idrica del terreno e la lisciviazione dei nitrati. Riguardo a queste problematiche ambientali molto importanti in alcune zone, negli ultimi anni è prevalsa la filosofia di inerbire artificialmente gli spazi interfilari dei vigneti seminando delle opportune specie di piante, quali leguminose (favino, veccia, trifoglio ecc.) e graminacee (avena, orzo), che in primavera vengono sovesciate o trinciate, con il risultato di incrementare anche il tenore di sostanza organica, nonché di azoto del terreno. Il periodo durante il quale, invece, è indispensabile preoccuparsi dell’inerbimento inizia in genere dalla metà di febbraio-marzo e continua in teoria fino all’inizio della fase della maturazione nei vigneti in coltivazione normale e precoce, e fino a poco prima della raccolta in quelli tardivi; nella pratica, infatti, specialmente nei vigneti sottoposti a forzatura, la copertura con i film plastici riduce notevolmente gli inerbimenti che solitamente si localizzano, poi, nelle aree umettate dall’irrigazione.

Metodi di diserbo

Il controllo della vegetazione infestante può essere eseguito con diversi metodi attuabili singolarmente o in modo integrato. I metodi diserbo attualmente praticabili nelle coltivazioni di vite da tavola sono di tipo meccanico e chimico.

Diserbo meccanico
Il diserbo meccanico viene attuato mediante la lavorazione del terreno e la trinciatura.
Lavorazione del terreno. Le lavorazioni del terreno, eseguite mediante opportune attrezzature meccaniche, consentono di eliminare le malerbe o almeno di contenerle efficacemente. Tale modalità di diserbo è quella maggiormente scelta dai viticoltori, per i quali costituisce appunto il “diserbo tradizionale”; tra le motivazioni che continuano a far propendere i viticoltori verso tale tipologia di intervento, vi sono pure quelle dell’ottenimento della riduzione delle perdite di acqua per risalita capillare dal suolo e della possibilità di interrare i fertilizzanti, gli ammendanti ed eventualmente i residui della potatura. Le fresature e le erpicature sono le tipologie di lavorazione più attuate; tali operazioni durante l’anno sono ripetute a seconda se la coltura è forzata o meno in numero variabile rispettivamente tra un minimo di sei e un massimo di dieci. Molto di recente, però, ha preso sempre più piede la tendenza alla diminuzione degli interventi meccanici, tendenza motivata dalle esigenze di ridurre sia gli effetti negativi provocati dalla loro ripetuta esecuzione sia la spesa per i combustibili; infatti, si preferisce sempre di più eseguire gli interventi meccanici in numero inferiore e in maniera limitata al solo spazio interfilare. Pertanto, molti viticoltori già da qualche tempo evitano di disturbare il terreno lungo i filari delle viti, affidando il controllo delle infestanti agli erbicidi chimici. Inoltre, la propensione è comunque quella di evitare le lavorazioni invernali, posticipando il primo intervento meccanico all’inizio del germogliamento della vite per gli evidenti vantaggi di areazione e riscaldamento del terreno.

Trinciatura. La trinciatura è un’operazione che, mediante attrezzature denominate trinciatrici, consente di sminuzzare la vegetazione infestante, con un livello di controllo che è tanto maggiore quanto più tale vegetazione è costituita da specie di malerbe di tipo annuale. La trinciatura è una pratica “alternativa” alle lavorazioni del terreno che attualmente viene scelta da un sempre maggior numero di viticoltori. In virtù della pacciamatura che di conseguenza si viene a realizzare, con la trinciatura si ottengono diversi vantaggi. Trinciando il materiale di risulta della potatura si evita, inoltre, anche la spesa dell’allontanamento dei residui stessi, oltre che la loro bruciatura, operazione che, seppure in minima misura, contribuisce alla diminuzione dell’immissione di CO2 nell’atmosfera. In genere, la trinciatura viene messa in pratica limitatamente al solo spazio interfilare e in un numero abbastanza variabile tra tre e cinque all’anno, in funzione soprattutto della frequenza delle piogge, fattore che condiziona l’andamento dell’inerbimento; l’esecuzione avviene di norma quando la vegetazione infestante ha raggiunto un’altezza massima di circa 20-25 cm. Tra gli aspetti positivi che la trinciatura può far sortire, vi sono quelli: – del calo della presenza sia del ragnetto rosso, per l’incremento dei fitoseidi dovuto alla maggior disponibilità di polline, sia della tignoletta, per una più spiccata parassitizzazione delle uova; – della riduzione della clorosi ferrica nei terreni clorosanti; grazie all’influenza positiva che tale pratica estrinseca sul bilancio della sostanza organica del terreno, maggiore nel caso in cui siano stati coinvolti anche i materiali di risulta della potatura, viene incrementata la “chelazione” di microelementi come per esempio il ferro che, diventato più disponibile, attraverso l’emissione da parte delle radici di alcune essenze erbacee di essudati chiamati fitosiderofori che interagiscono sulla chelazione, riduce la suscettibilità alla clorosi.

Diserbo chimico
Il diserbo chimico, mediante l’impiego degli erbicidi, detti anche diserbanti, consente di eliminare le erbe infestanti o almeno di ridurne lo sviluppo. Il diserbo chimico rappresenta una valida alternativa a quello meccanico principalmente perché è quasi sempre più economico; inoltre, mediante opportuni diserbanti risulta possibile controllare anche i polloni cresciuti alla base dei ceppi che, com’è noto, oltre a rappresentare un inutile dispendio di risorse energetiche da parte delle viti, costituiscono un rifugio per insetti dannosi come la cicalina Scaphoideus titanus che è vettore, tramite le sue punture, della flavescenza dorata. Pur rappresentando una valida modalità “alternativa e/o integrativa” alle lavorazioni meccaniche del terreno, non è particolarmente diffuso tra i viticoltori (30% circa delle superfici). Vi sono, comunque, dei comprensori in cui in questi ultimi anni la tecnica di diserbare chimicamente, a tutto campo e soprattutto in modo localizzato sotto i filari, si è diffusa in particolar modo negli impianti moderni in cui vengono praticati sistemi alternativi, quali quello della “non lavorazione” e della “lavorazione ridotta”. L’uso dei diserbanti è aumentato in modo particolare nei giovani impianti, nei quali è sentita l’esigenza di proteggere dalle malerbe le piante di vite nelle prime fasi della loro crescita. È in ogni modo probabile che in Italia il ricorso agli erbicidi possa subire un discreto incremento in futuro, a causa della manodopera, per via del suo costo eccessivo e della sua carenza. Nell’ambito dell’agrofarmacopea attualmente consentita dalla legislazione europea sugli agrofarmaci, vi sono diverse sostanze attive registrate all’impiego nella coltura della vite, tra le quali alcune di tipo esclusivamente o prevalentemente residuale, come l’oxadiazon, l’oxifluorfen e il flazasulfuron, due con un’attività di contatto, quali il diquat e il glufosinate ammonium, e una con azione sistemica, denominata glifosate. In funzione delle loro capacità intrinseche, particolarmente del loro spettro e della loro modalità di azione, gli erbicidi autorizzati possono essere distribuiti, prima e/o dopo l’emergenza delle malerbe, utilizzando prodotti ad attività sia residuale sia sistemica, quest’ultima per assorbimento radicale e fogliare. In linea di massima sono da preferire gli interventi da eseguire in post-emergenza delle infestanti impiegando, quindi, erbicidi agenti per assorbimento fogliare, con azione di contatto e sistemica; ciò non esclude a priori la possibilità di un impiego di erbicidi di tipo residuale e sistemico per via radicale, che sono quasi sempre necessari negli impianti giovani, (a partire, però, dal secondo anno) oltre che in quelli adulti, anche in miscela con prodotti fogliari. Le applicazioni dei diserbanti possono avvenire nel periodo autunno-invernale e/o durante il ciclo vegetativo della vite: nel primo caso gli interventi risultano molto utili sopratutto qualora si senta la necessità di eliminare inerbimenti, sopravvissuti agli interventi precedenti, costituiti da specie perennanti quali la gramigna e specialmente come il vilucchio e l’ortica, sulle cui radici svernano preferenzialmente le forme giovani di Hyalestes obsoletus, la cicalina vettrice del virus del legno nero. La distribuzione degli erbicidi può avvenire anche solo limitatamente alla striscia sottofilare, per una banda larga 80-100 cm. Negli impianti condotti senza copertura, i diserbanti sono in teoria utilizzabili in qualunque momento del ciclo colturale della vite, mentre in quelli sottoposti a forzatura il loro impiego, specie quello dei prodotti fogliari, è da valutare attentamente una volta che il vigneto è stato coperto con i teli di plastica, considerato il particolare microclima che si viene a creare. Il ricorso al diserbo chimico è certamente utile anche: – nelle situazioni in cui risulti necessario minimizzare il numero degli interventi di disturbo del terreno, particolarmente per ridurre la clorosi ferrica; – per contenere o eliminare, come già sopra accennato, infestazioni di malerbe perennanti e/o possibili ospiti di avversità biotiche; nelle aziende agricole di una certa dimensione, nei periodi in cui l’impegno di manodopera risulta più pressante (legatura dei germogli, calatura dei grappoli, sfogliatura e difesa fitosanitaria). Come accennato in precedenza, le possibilità offerte dai metodi di controllo delle malerbe “alternativi” alle lavorazioni del terreno, quali il diserbo chimico e la trinciatura delle malerbe, hanno consentito dapprima di attuare le metodologie della “non lavorazione” e della “ridotta lavorazione” e successivamente, in tempi più recenti, l’evolversi in un tipo di diserbo già in uso in altre specie frutticole denominato “diserbo integrato”. Attualmente si valuta in alcune decine di migliaia di ettari la superficie coltivata a vigneto da tavola in cui viene praticato il diserbo integrato. A favorire l’orientamento verso il diserbo integrato sono state principalmente le esigenze di ridurre i costi di produzione, oltre che quelle di diminuire gli input chimici in agricoltura, e di conseguenza l’impatto ambientale; tali esigenze hanno appunto sollecitato i tecnici e gli operatori agricoli a ricercare, pure per quanto concerne il controllo delle malerbe dei vigneti da tavola, soluzioni eco-sostenibili come quelle insite nel diserbo integrato.

Diserbo integrato

Il diserbo integrato consiste in un sistema di strategie nel quale vengono opportunamente scelte e applicate tutte le tecniche colturali, di prevenzione e di controllo delle malerbe, con l’obiettivo principale di annullare o almeno di minimizzare la dannosità della flora infestante, sia nel breve sia nel lungo periodo, seguendo un approccio ecologicamente, economicamente e agronomicamente sostenibile. Si tratta, in altre parole, di un sistema che si basa su tutte le conoscenze a disposizione in materia di agronomia, di tecnica del diserbo, di fisiologia e di biologia delle malerbe, di coltivazione e di ecologia agraria. Premessa indispensabile per potere gestire in modo integrato il diserbo del vigneto è quella che la flora deve essere controllata solo quando diventa effettivamente “infestante”, e cioè nel momento e durante il periodo in cui comincia a essere competitiva e/o risulta in grado di danneggiare la coltura. Di conseguenza è da accettare la presenza dell’inerbimento in determinati periodi, poiché può addirittura avere delle funzioni positive quali, per esempio quelle di ridurre l’erosione idrica del terreno e influenzare positivamente il bilancio della sostanza organica del terreno, arricchendone lo stato nutritivo e migliorandone la struttura. L’obiettivo principale rimane, poi, quello di limitare gli input energetici e/o chimici, a cui corrispondono inutili dispendi economici (lavoro ed energia), che la strategia di una completa e continua eliminazione delle malerbe comporta. Nella gestione del diserbo integrato, deve essere tenuto in opportuna considerazione che il diserbo e la conduzione del terreno sono strettamente correlati tra loro. Gli interventi sono, quindi, essenzialmente da stabilire in funzione della conduzione sia della coltura in rapporto all’epoca di raccolta, precoce, normale o ritardata, sia del terreno relativamente al sistema, di “lavorazione ridotta” e di “non lavorazione”. Relativamente alla gestione delle modalità di diserbo, poi, la loro pianificazione deve essere fatta adottando prevalentemente il criterio di diversificare gli interventi sulle e tra le file. Nel caso della “lavorazione ridotta”, le opzioni di diserbo disponibili sono il diserbo chimico, la trinciatura e le lavorazioni. Relativamente al diserbo chimico, i diserbanti possono essere: – scelti tra quelli ad applicazione fogliare (topotossici o sistemici), eventualmente in miscela con prodotti residuali, qualora sia richiesto un effetto erbicida prolungato e specialmente nel caso di trattamenti autunno-invernali; – distribuiti in modo localizzato sotto i filari, su di una banda larga 80-100 cm. Le lavorazioni del terreno, limitatamente al solo spazio interfilare, sono: – da iniziare al germogliamento della vite da evitare tra aprile e giugno; – da eseguire preferibilmente durante il periodo estivo (luglioagosto). La trinciatura può essere effettuata: – sotto i filari dall’inizio del germogliamento della vite fino a tutto giugno; – a tutto campo e limitatamente agli interfilari in qualunque periodo del ciclo colturale; il ricorso alla trinciatura, tra l’altro, realizza una più rilevante portanza del terreno, garanzia di una maggior tempestività nell’esecuzione dei trattamenti antiparassitari e della raccolta stessa, specialmente nei tendoni sottoposti a copertura. Per quanto concerne la “non lavorazione”, la scelta è limitata al diserbo chimico e alla trinciatura, attuati secondo quanto già esposto per la “lavorazione ridotta”. Combinando, quindi, tutte le modalità di controllo ritenute valide e disponibili, in funzione della conduzione della coltura, risulta possibile predisporre una serie di programmi di diserbo integrato “personalizzati”. Naturalmente, la predisposizione dei programmi di diserbo integrato della vite da tavola, come per qualunque altra coltura, richiede una preparazione tecnico-pratica adeguata da parte degli agricoltori, i quali dovrebbero in primo luogo avere chiari gli obiettivi da raggiungere (soluzioni tecniche, epoche ottimali ecc.), conoscere bene le erbe infestanti da un punto di vista sia botanico sia fisiologico, gli erbicidi nei loro molteplici aspetti (modo d’azione, comportamento nel terreno, biodegradabilità, spettro d’azione, modalità d’uso ecc.) e, infine, essere in grado di applicare gli erbicidi con adeguate tecniche di distribuzione.

Principali programmi di diserbo integrato
Tranne in casi particolari, la gestione del diserbo integrato della vite da tavola non prevede, l’esecuzione di alcun intervento tra la maturazione dell’uva e il periodo che precede a quello subito successivo al risveglio vegetativo, fatto che consente durante tale periodo la costituzione di un inerbimento naturale: i programmi di seguito descritti sono stati impostati partendo proprio da tale premessa.
Vigneti non coperti con teli di plastica e con lavorazione ridotta. L’inerbimento lasciato liberamente sviluppare durante il periodo autunno-invernale può essere controllato effettuando, a partire dalla seconda metà di febbraio e fino a tutto marzo, sotto i filari un trattamento erbicida, solo fogliare o con l’aggiunta di uno residuale, e nella zona interfilare una trinciatura, eventualmente anche sui residui della potatura. Le successive infestazioni sono eliminabili, ripetendo lungo le file l’intervento erbicida con un prodotto solo fogliare ed eseguendo nello spazio compreso tra le file una lavorazione superficiale.
Vigneti non coperti con non lavorazione. Per l’eliminazione dell’inerbimento invernale, vale quanto proposto per la lavorazione ridotta; nei confronti delle malerbe nate successivamente si può intervenire reiterando l’applicazione localizzata sotto le file di un erbicida fogliare e preferendo la trinciatura per lo spazio interfilare.
Vigneti coperti con lavorazione ridotta. Per il controllo delle infestanti insediatesi durante il riposo vegetativo, si può operare distribuendo sotto le file un erbicida solo fogliare o con l’aggiunta di un residuale, rispettivamente, nel caso della coltivazione precoce o di quella tardiva; nella fascia interfilare, poi, è eseguibile una trinciatura anche in presenza dei residui della potatura. Gli ulteriori inerbimenti, nati dopo la sistemazione della copertura, sono annullabili eseguendo nella fascia sottofilare un ulteriore trattamento erbicida con un prodotto fogliare o un intervento di trinciatura, e nello spazio tra le file una fresatura superficiale.
Vigneti coperti con non lavorazione. Per la rimozione delle infestanti cresciute dopo la raccolta dell’uva, il programma è uguale a quello dei vigneti coperti condotti con la lavorazione ridotta. Le malerbe emerse in seguito sono controllabili con interventi di trinciatura a tutto campo o di diserbo chimico con un prodotto fogliare localizzati sotto i filari, integrati con una trinciatura nella zona interfilare.


Coltura & Cultura