Volume: il carciofo

Sezione: coltivazione

Capitolo: gestione delle malerbe

Autori: Pasquale Montemurro

Dannosità delle malerbe

La flora infestante in grado di inerbire le coltivazioni di carciofo italiane presenta caratteristiche quali-quantitative piuttosto variabili soprattutto in funzione delle zone di coltivazione; infatti, la Puglia, la Sicilia, la Sardegna, il Lazio e la Campania, le regioni più importanti per questo ortaggio, differiscono tra loro per l’andamento climatico, le caratteristiche chimico-fisiche del terreno e le pratiche agronomiche con le quali vengono condotte le coltivazioni, tra le quali in particolar modo quella dell’impiego o meno dell’irrigazione. Nelle regioni meridionali, inoltre, la diversificazione della composizione della flora delle malerbe è anche conseguenza della durata della coltivazione della carciofaia, che può essere annuale, come accade generalmente in diverse zone della Sicilia e della Sardegna, oppure poliennale; ancora, limitatamente alla coltivazione attuata per più anni, la diversità nella flora infestante dipende dalla tipologia di conduzione della carciofaia; quest’ultima, infatti, può essere praticata in coltura normale, allorché la ripresa della vegetazione dopo la pausa estiva avviene in modo naturale con la caduta delle piogge autunnali, o in coltura precoce per anticipare l’epoca di raccolta, vale a dire quando l’impianto viene risvegliato precocemente in modo artificiale mediante irrigazioni effettuate, in genere, a partire tra la prima e la seconda decade del mese di luglio. Nei confronti delle piante di carciofo, le erbe infestanti possono attuare una competizione che riguarda i fondamentali fattori per la crescita delle piante e quindi per l’acqua, per gli elementi nutritivi e per la luce, in particolar modo nelle prime fasi di accrescimento della coltura nella conduzione annuale e nello stadio di ricaccio in quella poliennale. In funzione dell’entità dell’inerbimento, la competizione porta come effetti dannosi innanzitutto il rallentamento della crescita delle piante, specialmente di quelle più giovani; a tale rallentamento corrisponde, in generale, una diminuzione della produzione di carciofi determinata, in particolare, dal fatto che i capolini subiscono una riduzione sia nel loro peso medio, sia nel numero formato da ogni singola pianta; inoltre, si può anche verificare l’emissione ritardata del primo capolino, fenomeno molto negativo particolarmente nella coltura precoce in quanto ne abbassa fortemente la redditività; in più si verifica quasi sempre la diminuzione del tempo medio di raccolta, cioè avviene il raccorciamento dell’intervallo di tempo durante il quale le piante di carciofo sono in grado di emettere nuovi capolini. Per quanto concerne l’acetosella comune, poi, è stato accertato che tale specie risulta in grado, tra l’altro, di ritardare l’entrata in produzione delle carciofaie e di “invecchiarle” precocemente. Infine, la concorrenza per i fattori produttivi che viene a realizzarsi per la presenza delle erbe infestanti, può provocare un deprezzamento qualitativo dei capolini, perché questi tendono a disidratarsi e a diventare contemporaneamente più fibrosi, quindi meno teneri. La dannosità, determinata dalla competizione esercitata dalla presenza delle erbe infestanti, non si limita a ridurre solo direttamente il potenziale quali-quantitativo della produzione; infatti, molte specie infestanti possono ospitare virus patogeni del carciofo, come quello dell’avvizzimento maculato del pomodoro (TSWV); il rosolaccio in particolare può fungere da ospite di altri quattro virus del carciofo: quello del mosaico della rapa (TMP), trasmesso dagli afidi, del nepovirus del carciofo latente (ALV), del nepovirus del carciofo latente italiano (AILV) e dell’arricciamento maculato del carciofo (ACWV), gli ultimi tre diffusi dai nematodi.

Diserbo

Al pari di tutte le altre colture agrarie, anche per quella del carciofo è sempre stata molto sentita dagli orticoltori l’esigenza di attuare il diserbo, cioè l’eliminazione o almeno il contenimento delle malerbe, al fine di diminuirne il più possibile gli effetti dannosi. Solo difendendo opportunamente la coltura, infatti, diviene possibile salvaguardarne il potenziale produttivo sotto l’aspetto sia quantitativo sia qualitativo e, nel caso della coltura poliennale, ottenere una durata della carciofaia che sia più economicamente conveniente. Le problematiche di diserbo richiedono soluzioni che non sono sempre facili da attuare, specialmente per i cinaricoltori delle aree irrigue meridionali che praticano la coltivazione forzata; in tal caso, infatti, data la lunghezza del ciclo colturale, che può arrivare fino a 270-300 giorni, è conseguentemente più esteso il periodo di tempo durante il quale la coltura può risultare suscettibile alla competizione delle malerbe che iniziano appunto a emergere già nel periodo estivo.

Metodi di diserbo

Nei confronti delle erbe infestanti che inerbiscono le coltivazioni di carciofo sono attualmente praticabili metodologie di diserbo di tipo sia indiretto sia diretto, la cui gestione può avvenire anche in maniera integrata.

Metodi indiretti. I metodi di diserbo indiretti, definiti anche preventivi, sono tutti quelli che tendono in generale a prevenire le infestazioni di malerbe, in modo che sia evitato l’arrivo nei campi di semi di nuove infestanti o comunque di altri organi di riproduzione di tipo vegetativo (bulbi, rizomi, stoloni ecc.) delle stesse e/o non avvenga la proliferazione delle specie di malerbe già presenti, specialmente se di tipo perenne. In altri termini, i metodi preventivi sono praticati ai fini di togliere spazio vitale alle infestanti e di ridurne le capacità competitive. Inoltre, pure le normali pratiche colturali che si utilizzano nella conduzione della coltivazione del carciofo vengono selezionate e attuate anche nell’ottica di limitare l’infestazione che potrebbe svilupparsi nel campo e contemporaneamente di porre le piante in condizione di vegetare il meglio possibile. Tra i principali consigli per praticare il diserbo indiretto, vi è quello di adottare una razionale rotazione; infatti la scelta della sequenza delle colture da praticare costituisce uno degli accorgimenti principali per evitare l’instaurarsi di un’abbondante infestazione di malerbe e per eliminare o almeno ridurre le infestazioni di malerbe difficili da controllare successivamente nel carciofeto. L’importanza della rotazione risiede, quindi, nella possibilità di inserire appropriate colture che riescano a ostacolare fortemente la crescita e la disseminazione delle malerbe grazie: – alla possibilità di essere coltivate in periodi differenti da quello del carciofo, situazione che consente di interrompere il ciclo vitale di determinate specie di malerbe; – all’ottimale diserbo a cui vengono normalmente sottoposte; – alla naturale capacità posseduta dalla specie colturale, che la rende in grado di comportarsi come rinettante, cioè in grado di non consentire alle malerbe di insediarsi, di vegetare e di proliferare, in virtù di alcune sue caratteristiche peculiari quali la crescita più veloce, la taglia più elevata e, in definitiva, una vegetazione più rigogliosa di quella delle erbe infestanti in grado di insediarsi in quel determinato appezzamento. Un’idonea rotazione contribuisce, tra l’altro, a ridurre la presenza di organismi nocivi, quali insetti e funghi patogeni. Ciò avviene proprio perché con tale pratica si contribuisce a provocare una forte diminuzione della carica di semi e di altri organi riproduttivi, quali bulbi, bulbetti, rizomi, stoloni ecc., delle malerbe all’interno nel terreno, carica che viene denominata tecnicamente come infestazione potenziale o seed bank. Tra gli altri metodi di tipo indiretto, sono da considerare le seguenti possibilità: – impiegare concimi organici, come per esempio il letame, che abbiano subito un giusto grado di maturazione, in modo che non contengano semi di malerbe ancora vitali; – minimizzare l’esecuzione di sarchiature e/o di erpicature meccaniche nei campi particolarmente infestati da specie dotate di organi di riproduzione di tipo vegetativo, come gli stoloni o i rizomi, al fine di impedirne la frammentazione che è poi causa di una maggiore diffusione; – eseguire le sarchiature alla più bassa profondità possibile, in modo da evitare di riportare in superficie un maggior numero di semi di infestanti dagli strati più profondi; – asportare dai campi, se possibile, alla fine di una coltivazione, le piante infestanti sopravvissute, ritenute pericolose e/o di costoso controllo in una o più delle colture previste nella rotazione, prima che sia avvenuta la dispersione dei loro semi, al fine di ridurre la seed bank; – praticare la falsa semina prima dell’impianto della carciofaia, che consiste nel preparare anticipatamente il terreno sul quale verrà impiantata la coltura, allo scopo di far emergere ed eliminare una parte dell’inerbimento che avrebbe potuto insediarsi nella coltura stessa; – ricorrere a una distribuzione dei concimi localizzata sulle file, per ridurre la crescita dell’infestazione presente negli spazi interfilari; – adottare metodi irrigui a distribuzione localizzata, quali quelli a goccia e a manichetta forata, in grado di bagnare solo le file dove sono posizionate le piante di carciofo, il che consente di fare in modo che l’acqua vada il più possibile a beneficio della coltura.

Metodi diretti. I metodi di diserbo diretti sono quelli che appunto si applicano sulle piante infestanti ormai nate, come pure su quegli inerbimenti che stanno per svilupparsi, e cioè sui semi in via di germinazione, su bulbi, rizomi o qualsiasi altra forma di riproduzione in fase di risveglio vegetativo. Nell’ambito dei metodi diretti ritroviamo quelli meccanici e quelli chimici.

Diserbo meccanico

Nelle coltivazioni di carciofo, il diserbo meccanico consiste nella distruzione delle malerbe attuata eseguendo lavorazioni superficiali, come le fresature, le erpicature e le sarchiature. Le prime si effettuano qualora il terreno debba essere liberato dalle infestanti che sono nate prima dell’impianto della coltura o da quelle che hanno ricoperto una carciofaia già in produzione, subito dopo la dicioccatura e prima del suo risveglio vegetativo. Le sarchiature, invece, sono realizzate per diserbare una coltivazione già in atto e si praticano sia manualmente con l’ausilio di opportuni utensili, tra i quali il sarchiatore (dal latino sarculum), sia con attrezzature mosse da motori, chiamate appunto sarchiatrici meccaniche; queste ultime, in particolare, riescono a effettuare contemporaneamente l’eliminazione delle erbe infestanti e una lavorazione più o meno superficiale del terreno. Le sarchiature manuali sono praticate, invece, esclusivamente per eliminare le erbe infestanti nate sulle file delle piante di carciofo, mentre quelle meccaniche sono eseguite in maniera localizzata negli spazi interfilari. Quella di diserbare meccanicamente è sicuramente la modalità maggiormente praticata non solo nell’agricoltura convenzionale, ma anche in quella integrata e in quella biologica, nella quale, in particolare, è in pratica la più importante, per non dire l’unica, metodologia di diserbo diretto consentita in cinaricoltura, come in molte altre colture sempre in biologico. In generale, il controllo meccanico delle malerbe è molto efficiente nei confronti delle specie infestanti annuali, anche perché normalmente gli interventi vengono eseguiti molto prima che le piante infestanti abbiano prodotto i semi, fatto che conseguentemente ne limita la diffusione nei campi. Risulta, invece, più difficile eliminare meccanicamente e soprattutto mediante le sarchiature, le specie di malerbe biennali e perenni; tra queste ultime, in particolare, ve ne sono diverse che posseggono organi riproduttori come gli stoloni e i rizomi che si arrotolano intorno agli organi rotanti delle sarchiatrici le quali, non solo non sono in grado di devitalizzarli completamente, bensì ne provocano contemporaneamente la frammentazione e, quindi, una maggiore propagazione nei campi. Le sarchiature interfilari sono agevoli da effettuare specialmente nei primi stadi di crescita delle piante di carciofo, soprattutto se queste ultime sono nate dopo il risveglio vegetativo naturale o provocato mediante le irrigazioni estive; infatti, le sarchiature possono essere eseguite facilmente con i trattori che operano anche a cavallo delle file. Con l’avanzare della stagione, invece, la coltura che si è accresciuta, la piovosità solitamente abbondante e frequente durante il periodo autunno-vernino, la manodopera costosa e non sempre disponibile, rendono più problematica l’esecuzione dell’intervento meccanico per il controllo dell’infestazione di malerbe. Il numero di sarchiature, sia sulle file, sia nelle interfile, è molto variabile e influenzato da diversi fattori, tra i quali i più importanti sono il tipo di inerbimento insediabile in campo, sia come velocità di insediamento, sia come specie infestanti che vanno a comporlo, l’andamento climatico, il tipo di coltivazione, precoce o non, e l’età della carciofaia, naturalmente nel caso della coltivazione poliennale.

Diserbo chimico

Mediante l’impiego di erbicidi (o diserbanti chimici), a base di sostanze attive che nella stragrande maggioranza sono di origine sintetica e sono rese disponibili in commercio dalle industrie degli agrofarmaci, risulta possibile eliminare le erbe infestanti o quanto meno limitarne lo sviluppo, sia negli impianti annuali, sia in quelli pluriennali. Ogni erbicida è commercializzato mediante un formulato commerciale, preparato in varie forme (liquida, polvere bagnabile, emulsione ecc.), che è composto da una sostanza attiva, cioè dalla parte che è in grado di controllare effettivamente la o le malerbe, e da altre componenti chiamate co-formulanti, che possono essere inerti o avere un ruolo ben preciso, come per esempio quello di favorire la penetrazione del diserbante all’interno delle foglie. I diserbanti si distinguono in base: – alla selettività, in “selettivi”, se non sono fitotossici verso la coltura, e “non selettivi” o “totali” nel caso contrario; – allo spettro d’azione, in a “largo spettro” e “specifici”; al primo tipo risultano sensibili sia malerbe graminacee (a foglia stretta), sia dicotiledoni (a foglia larga), mentre dai diserbanti del secondo tipo sono colpite solo le dicotiledoni, e per questo sono chiamati “dicotiledonicidi”, o solamente le graminacee, e quindi vengono denominati “graminicidi”; – all’azione erbicida, in “disseccanti” o “di contatto” o “topotossici”, perché agenti solo sulle parti della pianta con le quali sono appunto entrati in contatto; in “antigerminello”, in quanto sono attivi per assorbimento da parte dei germinelli, cioè dei semi in via di germinazione, e in “sistemici” o “traslocabili” o “teletossici” radicali e fogliari, poiché svolgono la loro azione fitotossica solo dopo essere entrati nella linfa delle piante penetrando rispettivamente attraverso le radici e le foglie; – al tipo di assorbimento, in “fogliari” e “residuali”; nei primi, che sono naturalmente applicati sulla vegetazione delle piante infestanti, rientrano i diserbanti “topotossici”, mentre nei secondi sono compresi i “sistemici per assorbimento radicale” e gli “antigerminello”, i quali sono appunto aggettivati come “residuali” in quanto permangono attivi nel terreno, quindi risultano assorbibili per un certo periodo di tempo; quest’ultima caratteristica viene definita tecnicamente “persistenza d’azione” o “residualità”; – all’epoca di distribuzione, in di “pre-” o di “post-emergenza”, se applicabili prima o dopo la nascita delle malerbe, e in di “preimpianto” del carciofeto e, nel caso di una coltura poliennale, in di “pre-” o di “post-ripresa vegetativa”, qualora siano irrorabili in presenza o meno delle piante di carciofo. L’applicazione degli erbicidi è normalmente effettuata mediante l’utilizzo di particolari attrezzature denominate pompe irroratrici, le quali possono funzionare perché trainate da trattori o in quanto semoventi. Grazie alla loro disponibilità, i diserbanti rappresentano una valida alternativa, specialmente nei casi in cui il controllo meccanico delle infestanti possa risultare problematico, in ragione dei sesti d’impianto talvolta troppo ristretti, della rapida crescita della coltura e della spesso abbondante piovosità autunno-vernina che rende impraticabili i campi e, non ultimo, per limitare la spesa del personale agricolo da utilizzare per eseguire le sarchiature sulle file delle piante.

Diffusione del diserbo chimico. Il diserbo chimico è generalmente praticato allo stato attuale soltanto nelle carciofaie di media e grossa dimensione, specialmente in quelle precoci; in particolare, si stima che la superficie coltivata a carciofo diserbata chimicamente sia arrivata negli ultimi anni nell’ordine del 30% circa del totale della estensione coltivata in Italia, e che potrebbe subire un discreto incremento in futuro, a causa del costo eccessivo della manodopera, nonché dell’eventualità di una carenza di quest’ultima.

Gestione del diserbo chimico. Attualmente, nell’agrofarmacopea consentita dalla legislazione europea sugli agrofarmaci, vi sono in totale quattordici sostanze attive registrate all’impiego nella coltura del carciofo, delle quali sei posseggono uno spettro d’azione largo (clortal dimetil, linuron, oxadiazon, oxifluorfen, metazaclor e pendimetalin), cinque sono graminicidi (fluazifopp-butile, propaquizafop, quizalofop-p-etile, ciclossidim e fenoxaprop-p-etile) e tre, invece, hanno un’attività di tipo totale (diquat, glufosinate ammonium e glifosate). Nei nuovi impianti, l’esecuzione dei trattamenti diserbanti può essere effettuata sia prima, sia dopo che è avvenuta la predisposizione della carciofaia; in particolare, nei carciofeti appena impiantati, gli interventi di diserbo possono essere eseguiti dopo che ha avuto luogo il trapianto dei carducci, sia prima sia in seguito all’avvenuta emergenza degli ovoli o dell’altro materiale di propagazione prescelto. Nelle carciofaie con più di un anno di età, invece, la realizzazione dell’applicazione degli erbicidi può compiersi in precedenza oppure in successione alla ripresa vegetativa delle piante di carciofo. In funzione delle loro capacità intrinseche, gli erbicidi autorizzati possono essere distribuiti in pre- o in post-emergenza delle malerbe, vale a dire sia prima, sia dopo la nascita delle stesse. La scelta dei diserbanti da applicare, avviene in funzione: – delle specie infestanti già presenti e del loro stadio di sviluppo, e/o di quelle che si prevede potranno inerbire successivamente la carciofaia; – dello stadio in cui si trova la coltivazione di carciofo, cioè se prima o dopo l’impianto della coltura; – dell’età del carciofeto, nonché della fase di sviluppo delle piante che, come nel caso di una vecchia carciofaia, possono essere vegetanti o meno, cioè essersi già risvegliate dal riposo vegetativo nel quale generalmente sono entrate in modo naturale durante la stagione primaverile, o essere ancora in fase di stasi vegetativa; – del loro spettro d’azione, che deve essere tale da consentire di eliminare le specie infestanti previste (che emergeranno dal terreno) o presenti (già emerse); nel caso in cui un solo diserbante non risulti in grado da solo di controllare tutte le infestanti, se ne sceglie ancora uno o più di uno da affiancare, magari in miscela, in modo da ottemperare alle esigenze; – delle condizioni pedo-climatiche, tra le quali le più importanti sono quelle che riguardano la natura del terreno; gli erbicidi di tipo residuale, per esempio, vanno adoperati con cautela nei suoli di tipo sabbioso, nei quali sono possibili fenomeni di fitotossicità, più o meno importanti, nei confronti delle piante di carciofo; – dei vincoli dettati dai disciplinari di “produzione integrata”, di tipo sia comunitario, come quelli fissati a livello regionale dai regolamenti comunitari (Reg. CE n. 2078 e 2092), sia privato, come quelli prescritti dalle aziende della GDO (Grande Distribuzione Organizzata); naturalmente, questa condizione è limitante solo per le aziende che abbiano fatto richiesta di adesione a tali regolamenti, e le obbliga a scegliere gli erbicidi esclusivamente nell’ambito di liste che sono state all’uopo predisposte.

Gestione del diserbo nei nuovi impianti

Pre-impianto

Le sostanze attive consentite prima di procedere all’impianto della carciofaia sono diquat, glufosinate ammonium e glifosate tra quelle ad azione totale, e oxadiazon, oxifluorfen e pendimetalin, che invece sono selettive. Nel caso che, prima di procedere all’impianto, sia stata attuata la tecnica della falsa semina, è possibile eliminare totalmente la vegetazione infestante insediatasi negli appezzamenti mediante l’applicazione di prodotti ad azione totale quali quelli a base di diquat, di glufosinate ammonium e di glifosate, preferendo i formulati contenenti quest’ultima sostanza attiva qualora nell’inerbimento prevalgano specie di malerbe di tipo perenne. Gli erbicidi totali possono essere impiegati, oltre che da soli, anche in miscela con diserbanti ad azione residuale contenenti oxadiazon, oxifluorfen o pendimetalin, per fronteggiare le successive emergenze di infestanti. Naturalmente, qualora non sia stata praticata la falsa semina, tali diserbanti ad azione residuale sono distribuibili singolarmente, su terreno ben preparato. In particolare, i diserbanti contenenti oxifluorfen e oxadiazon sono molto indicati nei terreni in cui è nota la presenza dell’acetosella, e non solo, in quanto il loro spettro d’azione è tra i più ampi rientrandovi anche l’amaranto comune, la fumaria, la porcellana comune, diverse specie di farinello, le crucifere come la ruchetta violacea e tutte le graminacee più diffuse nei carciofeti quali la sanguinella comune e il giavone comune, comprese le diverse specie di pabbio. Per quanto concerne i prodotti contenenti pendimetalin, tra le malerbe controllate vi sono diverse graminacee, come la sanguinella comune, il giavone comune e il loglio rigido, e molte dicotiledoni, tra le quali il farinello, la fumaria, la porcellana comune, l’erba morella, il centocchio comune e, sia pur in modo parziale, l’acetosella.

Post-impianto

Gli erbicidi da impiegare variano in base al materiale scelto per l’impianto, oltre che in funzione delle malerbe. Impianto con ovoli. Una volta trapiantati gli ovoli, nella fase che precede sia la loro fuoriuscita dal terreno sia l’emergenza delle erbe infestanti, è consentito il ricorso a erbicidi residuali, come quelli includenti il linuron, il clortal dimetil, l’oxadiazon e l’oxifluorfen; qualora l’inerbimento sia già in atto, i diserbanti a base di diquat e di glifosate sono distribuibili sia singolarmente e sia in miscela con uno dei residuali. Le formulazioni inglobanti il linuron sono efficienti verso infestazioni formate da amaranto comune, da alcune specie appartenenti alla famiglia sia delle crucifere, quali la senape selvatica e la borsa del pastore, sia delle composite, come la camomilla comune e il fiorrancio selvatico, oltre a quasi tutte le malerbe graminacee frequenti nelle carciofaie, a eccezione del loglio rigido. Gli erbicidi costituiti dal clortal dimetil sono in possesso di un ampio spettro d’azione che li rende molto efficaci nei riguardi di numerose dicotiledoni, tra le quali l’amaranto comune e l’erba morella, e graminacee, quali il sanguinello comune, il giavone comune e diverse specie di pabbio. I prodotti contenenti oxifluorfen e oxadiazon sono adoperabili per eliminare le infestazioni delle specie di malerbe sopra citate per la fase di pre-impianto. Impianto con carducci. Una volta avvenuto l’impianto della coltura, sono effettuabili trattamenti diserbanti con diserbanti a base di metazaclor, linuron, oxifluorfen, clortal dimetil, diquat e glifosate. Passati 15-20 giorni dal trapianto dei carducci e dopo l’esecuzione di una sarchiatura, sono distribuibili i formulati a base di metazaclor, che risultano efficaci verso buona parte delle infestanti sia a foglia stretta, come il giavone comune e le specie di pabbio, sia a foglia larga, tra le quali il centocchio comune e le diverse specie di grespino e di farinello; operando da antigerminello, un buon tenore di umidità del terreno è una condizione necessaria per ottenere un buon effetto, al punto che è raccomandabile un intervento irriguo qualora sussistano condizioni di aridità. Anche i prodotti contenenti il linuron sono adottabili al trapianto dei carducci avvenuto da 15-25 giorni e dopo una sarchiatura, per limitare le infestazioni delle malerbe già indicate per la fase di pre-emergenza degli ovoli. Per quanto concerne gli erbicidi includenti oxifluorfen, oxadiazon, diquat e glifosate, questi devono obbligatoriamente essere distribuiti in maniera localizzata soltanto tra le file dei carducci o delle piante nate dagli ovoli, prima che le erbe infestanti siano emerse, con l’ausilio di attrezzature schermate che consentano di evitare o ridurre al massimo il contatto con le piante di carciofo, allo scopo di non danneggiarle; in particolare, ambedue le sostanze attive permettono un buon controllo dell’acetosella, ma mentre i formulati a base di oxadiazon risultano efficienti solo prima dell’emergenza dell’infestante, quelli contenenti oxifluorfen sono validi anche quando le piante della malerba sono fuoriuscite dal terreno, purché si trovino nelle prime fasi di sviluppo. Nel caso la carciofaia si sia inerbita fortemente di malerbe a foglia stretta, è opportuno usare un diserbante graminicida, scelto tra quelli a base di fluazifop-p-butile, propaquizafop, quizalofopp-etile, ciclossidim o fenoxaprop-p-etile, la cui applicazione può essere effettuata, a seconda delle esigenze, singolarmente o in miscela con un altro erbicida selettivo verso la coltura e attivo contro le infestanti a foglia larga.

Gestione del diserbo nei vecchi impianti

Pre-ripresa vegetativa

Nelle carciofaie impiantate da almeno un anno, prima della ripresa vegetativa si possono eseguire interventi con erbicidi non selettivi, a base di diquat e di glifosate, e selettivi, come quelli costituiti con pendimetalin, linuron o oxadiazon. Come nelle carciofaie di nuovo impianto, anche in quelle vecchie i diserbanti formulati con diquat e glifosate trovano un razionale utilizzo per controllare gli inerbimenti formatisi prima della fuoriuscita dal terreno delle piante di carciofo, sia nella coltivazione precoce, sia in quella risvegliatasi in modo naturale, e possono essere distribuiti da soli o miscelati a uno dei prodotti selettivi; questi ultimi, ovviamente, a loro volta sono utilizzabili anche singolarmente senza l’aggiunta di un diserbante ad azione totale. Per quanto concerne i prodotti a base di pendimetalin, il loro impiego risulta molto utile specialmente nei carciofeti da forzare, poiché in grado di controllare molte delle infestanti a nascita estiva, tra le quali l’erba morella, l’erba porcellana e le diverse specie di farinello e di pabbio. I formulati aventi come sostanza attiva il linuron o l’oxyfluorfen, invece, sono molto utili se impiegati nelle carciofaie in coltura sia anticipata, sia normale; infatti, nello spettro d’azione di questi erbicidi rientrano erbe infestanti a nascita sia estiva, come l’amaranto comune, l’erba porcellana, il centocchio comune e le diverse specie di farinello, sia autunno-vernina, quali il fiorrancio selvatico, la ruchetta violacea, la senape selvatica, la borsa del pastore, la camomilla comune, il grespino comune, l’avena selvatica e la fienarola.

Post-ripresa vegetativa

Una volta che è avvenuta la ripresa vegetativa, sono possibili trattamenti sia con formulati contenenti il clortal dimetil, il linuron, il metazaclor, il pendimetalin, l’oxyfluorfen e l’oxadiazon, da eseguire sempre dopo una sarchiatura, sia di tipo totale, quali il diquat e il glifosate, naturalmente su inerbimenti già in atto. I prodotti costituiti con il clortal dimetil, essendo molto efficaci nei riguardi di dicotiledoni e graminacee a emergenza estiva, tra le quali rispettivamente l’erba porcellana, le diverse specie di Chenopodium, l’erba morella, il sanguinello comune, il giavone comune e le diverse specie di pabbio, sono consigliabili soprattutto per diserbare le carciofaie risvegliate in anticipo. I formulati aventi come sostanza attiva il linuron o il metazaclor, molto utili come già precedentemente indicato in ambedue le tipologie di conduzione dei carciofeti, anticipata e non, per il fatto di possedere uno spettro d’azione efficace verso erbe infestanti a nascita sia estiva sia autunno-vernina, devono essere distribuiti dopo una sarchiatura; in particolare, l’applicazione dei formulati a base di linuron deve avvenire prima che i germogli abbiano raggiunto un’altezza di 15-20 cm. Relativamente ai prodotti contenenti pendimetalin, di impiego sicuramente utile nelle carciofaie suscettibili di infestazioni costituite da dicotiledoni, come l’amaranto comune, la ruchetta violacea, la fumaria, la porcellana comune, le diverse specie appartenenti al genere Chenopodium, e rientranti nelle famiglie delle crucifere e dalle graminacee più diffuse nei carciofeti, la loro distribuzione deve avvenire limitatamente alle zone interfilari e adoperando diserbatrici schermate; quest’ultimo accorgimento deve essere adottato anche per le applicazioni di formulati a base di diquat e di glifosate. Qualora la carciofaia dovesse presentare una consistente infestazione di graminacee, è conveniente scegliere un formulato diserbante specifico tra quelli contenenti fluazifop-p-butile, propaquizafop, quizalofop-p-etile, ciclossidim o fenoxaprop-p-etile; naturalmente, la distribuzione dell’erbicida prescelto potrà essere eseguita, se ritenuto necessario, anche in miscela con un altro formulato efficace verso malerbe a foglia larga e naturalmente selettivo per le piante di carciofo.

Diserbo integrato

Il diserbo integrato consiste nell’attuare tutte le possibili modalità di controllo delle malerbe, scelte in un’ottica di razionale integrazione tra loro e di ottimizzazione con le altre pratiche colturali, rifacendosi in modo particolare alle conoscenze in materia di biologia ed ecologia delle infestanti, di agronomia, di tecnologia del diserbo e di impatto ambientale. Tra i principi base per gestire in modo integrato le erbe infestanti, com’è noto, vi sono quelli di adottare innanzitutto una serie di azioni che servano per prevenire l’introduzione e la diffusione delle malerbe e di selezionare, tra le pratiche colturali da effettuare, quelle che permettono alla specie coltivata di risentire il meno possibile della competizione. Nel caso della coltura del carciofo, le possibilità di adottare un diserbo di tipo integrato sono, come per la maggior parte delle colture, legate in modo determinante a un’oculata selezione e messa in atto specialmente di alcune pratiche sia indirette sia dirette che sono da ritenere sicuramente valide sotto il profilo ambientale ed economico, nonché della salvaguardia, ovviamente, della salute dei consumatori. Nell’ambito delle prime, sicuramente importanti sono le opportunità di localizzare la distribuzione dei fertilizzanti e dell’acqua d’irrigazione, o di effettuare la fertirrigazione, tutte operazioni che consentono di minimizzare la diffusione e la potenzialità competitiva delle malerbe. Altre strategie che possono contribuire a rendere complessivamente il diserbo più efficace ed economico, sono l’adozione della falsa semina e/o di opportune rotazioni colturali. Prima di impiantare una nuova carciofaia su un terreno molto infestato dall’acetosella, per esempio, sarebbe opportuno diminuirne la presenza praticando appunto la falsa semina e ancor meglio impiantando colture scelte tra quelle che consentano l’impiego degli erbicidi maggiormente efficaci nei confronti di questa infestante. Relativamente alle metodologie di diserbo di tipo diretto, è molto importante che le sarchiature vengano praticate il più superficialmente possibile e minimizzate in numero o addirittura evitate completamente nel caso di specie infestanti perennanti, affidandosi all’azione degli erbicidi. Per questi ultimi, invece, particolare attenzione dev’essere posta nella scelta delle sostanze attive negli impianti poliennali, preferendo, per quello che è possibile, un’alternanza tra le sostanze attive disponibili, per non squilibrare troppo la flora infestante. Infine, è senz’altro fondamentale l’integrazione del mezzo chimico con quello meccanico; la strategia più opportuna, a tal proposito, è senza dubbio quella di localizzare i diserbanti sulla striscia dove dovrà avvenire il trapianto degli ovoli o dei carducci nei nuovi impianti, o sulle file delle piante nelle carciofaie già in vegetazione, sia di nuovo, sia di vecchio impianto, eseguendo le sarchiature negli spazi interfilari. Tale strategia compendia certamente, tra l’altro, le necessità sopra richiamate di ridurre l’input chimico e contemporaneamente salvaguardare la salute dei consumatori e dell’ambiente, nonché di ridurre i costi di produzione.

 


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