Volume: la vite e il vino

Sezione: coltivazione

Capitolo: gestione della nutrizione

Autori: Maurizio Boselli, Osvaldo Failla

Alla vite sono indispensabili 15 elementi minerali. Tra questi dodici sono oggetto di nutrizione minerale propriamente detta: azoto (N), fosforo (P), potassio (K), calcio (Ca), magnesio (Mg), zolfo (S), ferro (Fe), zinco (Zn), boro (B), manganese (Mn), rame (Cu), molibdeno (Mo). Carbonio (C) , idrogeno (H) e ossigeno (O2) non sono presi in considerazione in quanto provengono direttamente dall’atmosfera. Occorre ancora menzionare qualche elemento non indispensabile quale silicio (Si), alluminio (Al), cloro (Cl), sodio (Na), di cui alcuni, come l’alluminio, possono a volte provocare reazioni di tossicità, senza essere assorbiti. È accertato che l’assorbimento degli elementi minerali da parte delle piante è un fenomeno piuttosto complesso. Inoltre, esiste un’ampia variabilità genetica nelle varietà di molte specie nell’assorbimento, accumulo, traslocazione e utilizzazione dei nutrienti minerali.

Bilancio nutrizionale

Come tutte le piante, anche la vite per compiere regolarmente il ciclo annuale e mantenere un adeguato livello di crescita e di fruttificazione, deve soddisfare le proprie esigenze nutrizionali. Nel corso del ciclo annuale variano notevolmente i flussi di nutrienti minerali tanto all’interno della pianta (ciclo interno) quanto nel sistema pianta-suolo (ciclo esterno). Al germogliamento l’attività di crescita dell’apparato radicale è modesta e altrettanto modesto è l’assorbimento dei nutrienti. Il flusso di nutrienti necessario per la crescita iniziale dei nuovi germogli è assicurato dalle riserve accumulate nel corso della stagione precedente. Con il progredire della crescita dei germogli e il parallelo consumo delle riserve diviene attivo lo sviluppo delle radici assorbenti e il relativo assorbimento di nutrienti minerali, destinati soprattutto alla crescita vegetativa (germogli e radici). Con la transizione dalla fase di crescita a quella di fruttificazione e soprattutto di maturazione, il sink principale di nutrienti minerali diviene il grappolo. Tipicamente in questa fase si riduce l’attività di crescita e di capacità di assorbimento dell’apparato radicale, cosicché una parte delle esigenze in nutrienti minerali del grappolo, particolarmente elevate per quel che riguarda l’azoto e il potassio, viene soddisfatta dalla ricircolazione interna dei nutrienti, che vengono in parte riallocati dagli assi dei germogli in corso di lignificazione e dalle foglie verso i grappoli stessi. In modo particolare sono le foglie basali del germoglio quelle maggiormente coinvolte nel processo di ritraslocazione. Quando il processo è accentuato possono comparire sintomi di carenze nutrizionali sulle foglie basali, che possono anche precocemente invecchiare e cadere. Le relazioni che si instaurano tra la disponibilità dei nutrienti minerali e la crescita vegetativa sono descritte dalla curva riportata nella figura della pagina precedente. Nella curva si può individuare un tratto iniziale molto ripido, ove la crescita varia da livelli estremamente bassi, perché gravemente limitati dalla carenza nutrizionale, a livelli pressoché normali, quando la disponibilità del nutriente supera la cosiddetta soglia di sufficienza. Segue quindi un ampio intervallo centrale ove la crescita non subisce più limitazioni nutrizionali e può esprimersi al massimo della potenzialità. La parte destra di questo tratto della curva corrisponde al cosiddetto consumo di lusso, caratterizzato da un livello del nutriente anche molto superiore alla soglia di sufficienza senza però alcun beneficio in termini di crescita per la pianta. Innalzando ancora la disponibilità del nutriente la crescita ne risulta danneggiata, per tossicità diretta o per fenomeni di antagonismo, e quindi di carenze secondarie, che possono instaurarsi tra i nutrienti stessi. La produttività delle piante e soprattutto la qualità dell’uva rispondono alla disponibilità di nutrienti in modo analogo, ma con soglie di carenza ed eccesso non sempre coincidenti con quelle relative alla crescita vegetativa. Questo è soprattutto vero per ciò che riguarda l’azoto e il potassio. In generale il livello di azoto ottimale per la qualità dell’uva non è quello limitante la crescita. La vite ha infatti un potenziale di crescita elevatissimo. Qualora la disponibilità di azoto dovesse soddisfarlo, sia la produttività, che soprattutto la qualità dell’uva prodotta ne risulterebbero assai danneggiati. Un discorso analogo vale anche per il potassio il cui consumo di lusso può determinare un peggioramento della qualità del mosto per eccessiva salificazione degli acidi organici.

Rizosfera: produzioni radicali e micorrize
Un aspetto della fisiologia della vite, importante per comprendere il bilancio nutrizionale, è relativo alla capacità da parte delle radici assorbenti di modificare in modo profondo le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del suolo con il quale entra in contatto (rizosfera). L’apparato radicale, e specificatamente le radici assorbenti, producono e rilasciano nel suolo una grande quantità di molecole organiche che complessivamente vengono definite rizodeposizioni. Esse vengono classificate in due grandi gruppi in relazione alla dimensione delle molecole: ad alto e a basso peso molecolare. Quelle ad alto peso sono costituite da mucillagini e da enzimi. Le mucillaggini (polisaccaridi e acidi poliuronici) sono prodotti dagli apici radicali per facilitarsi la crescita grazie alla loro azione lubrificante. Le mucillagini interagiscono con le particelle terrose con le quali entrano in contatto formando il cosiddetto mucigel nel quale si sviluppano abbondanti colonie batteriche. Tra gli enzimi le fosfatasi, che solubilizzano il fosfato inorganico, sono le più importanti. Numerose sono le rizodeposizioni a basso peso molecolare: acidi organici (acido malico e citrico), zuccheri, amminoacidi e fenoli. La loro funzione è connessa a svariati processi chimico-fisici importanti per l’assorbimento dei nutrienti minerali (chelazione, acidificazione, ossidoriduzione e solubilizzazione). La capacità dell’apparato radicale di assorbire nutrienti dal suolo è migliorata grazie anche alle micorizze. Si tratta di simbiosi mutualistiche tra piante superiori e funghi molto diffuse nelle piante arboree. Nel caso specifico della vite si tratta di endo-micorrizazioni di tipo vescicolo arbuscolare. Il micelio del fungo, prevalentemente dei generi Glomus e Gigaspora, si insinuano nei tessuti corticali delle radici assorbenti sviluppando internamente alle cellule della vite delle appendici di forma vescicolare e ramificata. Il micelio, grazie ai fotosintati acquisiti dalla vite, si sviluppa abbondantemente anche al di fuori delle radici incrementandone la superficie assorbente. Le micorrizazioni sono molto importanti per l’assorbimento del fosforo.

Fattori che condizionano la nutrizione minerale della vite

Sono numerosi i fattori che modificano la nutrizione minerale e quindi l’efficacia della concimazione. In particolare occorre tenere conto di: natura del terreno e andamento climatico; crescita, rinnovo e distribuzione radicale; vitigno e portinnesto; tecniche colturali e gestione del suolo. Tra gli aspetti agronomici al primo posto può essere collocata la natura del terreno, connessa all’origine geopedologica e ad altri fattori. Le caratteristiche pedologiche che influenzano maggiormente la fertilizzazione sono: la tessitura, il livello di umidità, il pH e il contenuto di humus. I terreni pesanti, insufficientemente aerati e poco permeabili limitano la respirazione delle radici e di conseguenza aumenta l’energia necessaria per l’assorbimento. In condizioni di asfissia, la fertilizzazione ha scarsi effetti. Anche nella situazione opposta di terreni siccitosi, l’utilizzazione degli elementi fertilizzanti è incompleta, perché la soluzione circolante raggiunge concentrazioni troppo elevate per consentire un agevole assorbimento radicale. La frazione organica del terreno riveste una notevole importanza. Sotto l’aspetto fisico l’humus (sostanze umiche che rappresentano la maggiore frazione della sostanza organica) ha un effetto rilevante sulla struttura del terreno, influendo in modo positivo sulla sua aerazione, sulla capacità di ritenzione idrica e sulla permeabilità. Attraverso meccanismi di conservazione della struttura, l’humus rafforza la resistenza del terreno all’erosione. Per quanto riguarda la fertilità chimica, la sostanza organica rappresenta una fonte di azoto, fosforo e zolfo, attraverso il processo di mineralizzazione e influenza l’assimilabilità degli elementi minerali in senso generale, grazie all’aumento della Capacità di Scambio Cationico (CSC) determinato dai colloidi umici. L’effetto più rilevante della presenza dell’humus sui costituenti minerali del terreno è tuttavia il miglioramento dell’assimilabilità dei fosfati mediante la chelazione dei cationi polivalenti responsabili della fissazione (Al e Fe) e della retrogradazione (Ca). Anche le condizioni climatiche sono in grado di modificare la nutrizione minerale della vite e sono in particolare le piogge che si verificano nei mesi primaverili ad avere una sensibile influenza positiva sullo stato nutrizionale delle piante nel corso dell’estate, specialmente nei riguardi del fosforo e del potassio. L’assorbimento minerale dipende inoltre in larga misura dalla struttura e dall’efficienza dell’apparato radicale della vite, in particolare dal volume totale e dalla densità del sistema radicale, dalla periodicità di crescita e di attività delle radici, dalla distribuzione delle radici lungo il profilo del suolo. Queste caratteristiche mutano sensibilmente secondo il portinnesto e sono profondamente modificate dall’ambiente pedoclimatico e dal tipo di gestione del suolo del vigneto. Fondamentale, ancora, per il tipo e la quantità di elementi minerali assorbiti è la distribuzione dell’apparato radicale. Tutte le tecniche o condizioni idriche del terreno che determinano un maggiore approfondimento delle radici (lavorazioni superficiali, disseccamento del terreno in superficie) favoriscono parallelamente l’assorbimento del calcio a scapito del potassio. Anche l’elevata densità di impianto ha effetti importanti determinando un maggiore sviluppo delle radici in profondità: l’elevata competizione con le radici della pianta vicina modifica l’assorbimento di alcuni ioni e in particolare: dell’azoto (dipende dalla massa radicale); del fosforo (dipende dalla lunghezza delle radici); del potassio (dipende dalla densità di radici). Nella pratica comune della fertilizzazione non si da molto peso alla diversa capacità di assorbimento delle radici dei portinnesti; per contro numerose ricerche eseguite sull’argomento concordano nel riconoscere sensibili differenze nella loro capacità di assorbimento. In generale si può ritenere che i portinnesti che hanno maggiore capacità di assorbire il potassio sono poco selettivi nei confronti del magnesio e sono anche quelli che aumentano l’incidenza del disseccamento del rachide nei vitigni sensibili. Per tale ragione è sconsigliabile impiegare l’SO4 (portinnesto che assorbe male il magnesio) per le varietà più suscettibili al disseccamento del rachide (Chardonnay, Moscato, Malvasia, Müller Thurgau, Riesling italico, Cabernet Sauvignon, Croatina). Generalmente gli ibridi Berlandieri x Rupestris (1103 Paulsen, 219 A) hanno una migliore selettività per il magnesio e il calcio rispetto ai portinnesti Berlandieri x Riparia (Kober 5BB, 420A, SO4). Le tecniche di gestione del suolo sono infine in grado di condizionare lo sviluppo e l’approfondimento dell’apparato radicale e di conseguenza la nutrizione minerale della vite. Per esempio, l’inerbimento controllato può determinare una carenza in azoto prontamente assimilabile nel mosto, con conseguente rallentamento dell’attività dei lieviti in fermentazione.

 

Sintomatologie delle carenze nutrizionali

La carenza e l’eccesso nella disponibilità di nutrienti determina specifiche sintomatologie, che spesso si manifestano prima che si possa apprezzare visivamente una riduzione di crescita o di produttività. Tali esiti riguardano alterazioni di colore (ingiallimenti e arrossamenti) localizzati ai margini o tra le nervature, ovvero diffusi a tutto il lembo fogliare, che possono portare alla morte dei tessuti coinvolti (necrosi) nei casi più gravi. Quando sono interessate foglioline in accrescimento, possono verificarsi anche alterazioni della forma del lembo. Tali sintomatologie, in relazione alla fisiologia del nutriente coinvolto, possono manifestarsi sulle foglie basali del germoglio o su quelle apicali. Si manifestano prima nelle foglie basali le carenze di quei nutrienti facilmente ritraslocabili (azoto, potassio, magnesio) all’interno della pianta. In caso di carenza essi vengono trasferiti dalle foglie basali, sulle quali compaiono i sintomi, verso le foglie apicali più giovani. Le sintomatologie compaiono invece prima nelle foglie apicali per quei nutrienti che hanno difficoltà di ritraslocazione all’interno della pianta (calcio, ferro, manganese e boro), per i quali pertanto le foglie mature non possono fungere da fonte nutritiva per gli apici in accrescimento.

 

Controllo della nutrizione minerale

Per valutare la disponibilità di elementi minerali per la pianta, l’analisi del terreno ha validità limitata. Le tecniche adottate simulano sia un fenomeno fisico (solubilizzazione degli elementi), sia un fenomeno fisiologico (assorbimento vegetale), creando delle simulazioni imperfette perchè tralasciano gli elementi che influenzano l’assorbimento minerale: clima, densità radicale e distribuzione lungo il profilo esplorato. Esiste inoltre la difficoltà di raccogliere campioni rappresentativi. Non esistono relazioni certe tra livello di elementi minerali e potenzialità vegeto-produttive. Attraverso gli studi condotti tra il 1924 e il 1932, Lagatu e Maume hanno caratterizzato la nutrizione attraverso l’analisi della foglia che rifletteva il “chimismo” della pianta (oggi chiamato attività fisiologica e metabolica). Il legame fra contenuto minerale, attività fisiologica e metabolica del vegetale e rendimento non è sempre così chiaro, ma la superiorità di questo metodo rispetto all’analisi del suolo è incontestabile. Il metodo di Lagatu e Maume consiste nell’analisi periodica delle foglie di rango determinato, i cui valori si confrontano con i valori di una pianta ben alimentata (livello nutritivo ottimale). La valutazione dei fabbisogni in elementi minerali fa riferimento a dei valori ottimali che non hanno valore universale (varietà, suolo, clima). L’organo analizzato è stato all’inizio la foglia alla base del germoglio, poi la foglia opposta al primo grappolo. Meglio sembra essere la foglia superiore al grappolo che riflette l’attività metabolica della pianta nel periodo della maturazione. Il picciolo riflette meglio lo stato nutrizionale di N-NO3 e di potassio.

Fertilizzazione del vigneto

Possono essere prese in esame tre tipologie di concimazione: concimazione di fondo, concimazione di partenza per viti giovani e concimazione di produzione.

Concimazione di fondo
Viene praticata prima dell’aratura e serve per dotare gli strati profondi del terreno soprattutto di sostanza organica e di elementi poco mobili, come potassio e fosforo. Nella determinazione del quantitativo da somministrare con la concimazione di fondo occorre tenere conto dei seguenti elementi: – profondità del suolo esplorata dalle radici: la concimazione sarà quantitativamente inferiore in un suolo poco profondo che in uno molto profondo; – contenuto in elementi grossolani del terreno: se il terreno ha molto scheletro, occorre ridurre proporzionalmente le dosi normalmente indicate; – colture precedenti: se il vigneto segue all’erba medica occorre eseguire un’elevatissima concimazione di impianto con potassio; – portinnesto e marza: i fabbisogni variano a seconda della combinazione di innesto scelta; – pH del suolo: se il terreno presenta valori di pH uguali o inferiori a 5,5 occorre aggiungere alla concimazione di fondo un ammendante calcio-magnesiaco per elevare il pH; – sensibilità del terreno alla siccità: nei suoli dove la siccità rappresenta un problema, la concimazione potassica di fondo è indispensabile per mettere potassio e fosforo in immediata prossimità delle radici della vite ed evitare quindi i fenomeni di carenza (potassica soprattutto) causati dall’eccessivo disseccamento della parte superficiale del terreno, quando le estati decorrono eccessivamente secche; – stima delle quantità di elementi nutritivi da somministrare in funzione dei risultati dell’analisi del terreno: i risultati analitici più importanti al fine di impostare una corretta concimazione potassica di fondo sono: la Capacità di Scambio Cationico, i livelli di P2O5, K2O e MgO, il contenuto di sostanza organica, il contenuto di carbonati. Nei terreni sciolti, cioè poco dotati di colloidi argillosi, è necessario tenere conto che gli elementi minerali si spostano facilmente dagli strati più superficiali del suolo a quelli più profondi, non appena si solubilizzano a seguito delle piogge. Questo avviene non solo per l’azoto, ma anche per il fosforo e il potassio che vengono facilmente trasferiti in profondità e pertanto allontanati dallo strato di terreno che sarà maggiormente esplorato dalle radici della vite. Nei terreni a tessitura sciolta è meglio impiegare concimi organici o misto-organici, meno dilavabili, che migliorano anche il trattenimento dell’acqua. La concimazione minerale può essere attuata nel momento del bisogno, poiché è veloce l’approfondimento dei minerali. Nei suoli più compatti, ricchi di argilla, mentre l’azoto si muove facilmente, come nei terreni sciolti, il fosforo e il potassio vengono fortemente trattenuti e bloccati dalle particelle argillose. È quindi necessario che in questi terreni, durante la concimazione di fondo, i primi 60-70 cm di terreno vengano sufficientemente riforniti di fosforo e potassio, perché con la concimazione di produzione si arricchirà progressivamente solo lo strato più superficiale di terreno. Nella fase di reimpianto, in tutte le situazioni non bisogna somministrare concimi contenenti azoto a pronto effetto, che verrebbero dilavati rapidamente, anche in considerazione dell’epoca di distribuzione (autunno). Dato che con la concimazione di fondo si vuole costituire un’adeguata riserva, le dosi sono necessariamente elevate, ma comunque stabilite in relazione ai dati delle analisi del terreno: 300-400 q/ha di letame bovino o succedaneo in adeguate proporzioni; 50-150 kg/ha di P2O5; 150-300 kg/ha di K20; 100-200 kg/ha di MgO. Nei terreni a reazione acida o subacida hanno effetto positivo i concimi contenenti calcio.

Concimazione per impianti giovani
Per favorire l’attecchimento e la ripresa delle viti giovani si prestano molto bene i concimi organici, da distribuire localizzati all’atto dell’impianto delle barbatelle, mentre in estate va eseguita una concimazione, sempre localizzata superficialmente o leggermente interrata, a base di composti azotati. Nelle prime fasi di allevamento delle viti giovani, diventa molto efficace la concimazione di fondo eseguita prima dell’impianto.

Concimazione di produzione
Come per la concimazione di impianto, anche per la concimazione di mantenimento si possono impiegare sia fertilizzanti minerali, sia organici, sia organo-minerali. Per i terreni sciolti, poveri di humus, la concimazione di produzione dovrebbe essere basata sull’apporto di concimi organici o organo-minerali in autunno, con i quali vengono forniti contemporaneamente sostanza organica ed elementi minerali quali potassio, fosforo, magnesio ecc. Le dosi, in tutti i casi, vanno modulate in funzione della produttività espressa dal vigneto, delle dotazioni del terreno, del pH, del portinnesto ecc. Per questi suoli sciolti la concimazione azotata va programmata all’inizio della primavera, soprattutto per quegli impianti che necessitano di un ripristino dell’apparato vegetativo. È da considerare, tuttavia, che i maggiori fabbisogni azotati per la vite coincidono con la fase di ingrossamento della bacca, quindi in epoca più avanzata rispetto alla primavera. Occorre in questo caso avere ben presente come il vigneto si è comportato nell’annata precedente. Per i suoli argillosi la distribuzione dei concimi azotati può essere eseguita in autunno, allo stacco dell’uva, quando c’è un’intensa attività radicale che garantisce l’assorbimento dell’elemento. Le dosi di azoto in questo caso non devono superare i 30 kg/ha. In generale, nel caso dell’azoto, la somministrazione può variare dai 30 ai 60 kg/ha. Occorre prestare attenzione al dosaggio dei concimi azotati, poiché soprattutto quelli nitrici determinano un aumento delle esigenze idriche delle piante. Nei terreni molto alcalini (pH superiore a 8), può essere opportuno somministrare concimi con azoto ammoniacale, che determinano un abbassamento del pH. Per quanto riguarda il fosforo, le dosi devono essere modulate sulle effettive esigenze del vigneto e devono tenere conto delle disponibilità del substrato. Una buona integrazione annuale può essere ottenuta somministrando 50-60 kg/ha di P2O5 in distribuzione autunnale. La normale concimazione potassica di mantenimento deve oscillare fra 50 e 150 kg/ha di K2O e per anno in funzione della produttività del vigneto, del livello di argilla nel terreno e della combinazione vitigno-portinnesto. I risultati di una fertilizzazione potassica anche abbondante, quando il terreno è molto argilloso sono spesso modesti e sovente compaiono ugualmente carenze in coincidenza di un periodo siccitoso. In questo caso è buona norma eseguire la concimazione fogliare a base di potassio. Anche per questo elemento la distribuzione è autunnale se il potassio è in una formulazione poco solubile, o primaverile se viene somministrato sottoforma di nitrato potassico. Il potassio risulta fortemente competitivo con il magnesio. Infatti l’aumento del potassio nel suolo o nella soluzione circolante determina una riduzione dell’assorbimento di magnesio e di calcio. Le fertilizzazioni a base di potassio riducono il livello di magnesio nelle piante, mentre non sembra avvenga il contrario. È per questo che la distribuzione dei concimi dovrebbe essere combinata. L’assorbimento di magnesio da parte delle piante è frenato anche dai fertilizzanti ammoniacali, soprattutto dove la nitrificazione è inibita. In alcuni casi l’aggiunta di ammonio riduce l’assorbimento di magnesio più dello stesso potassio. Per soddisfare i fabbisogni della vite in magnesio si può agire in due direzioni: preventiva e curativa. Le misure preventive comprendono: la concimazione di fondo prima dell’impianto del vigneto con 100-200 kg/ha di MgO a seconda delle esigenze; la scelta di portinnesti poco sensibili alla carenza (è sensibile l’SO4); la limitazione nell’apporto di concimi potassici. Le misure curative prevedono l’uso di fertilizzanti contenenti magnesio (solfato, carbonato, nitrato, cloruro, ossido) da distribuire al terreno (50-150 kg/ha di MgO) se non è calcareo. Nei terreni calcarei i trattamenti fogliari sono i più efficaci per curare la carenza di magnesio. Nei suoli calcarei frequentemente si manifestano sintomi carenziali di ferro con conseguente clorosi da calcare e ingiallimento delle foglie apicali. Spesso la determinazione del contenuto fogliare di ferro non fornisce indicazioni probanti sulla comparsa della clorosi ferrica, perché il livello di ferro non diminuisce significativamente. È evidente che l’aspetto preventivo, cioè la scelta di un portinnesto adatto alle condizioni del terreno e le lavorazioni meccaniche eseguite al momento opportuno, cioè con suolo perfettamente in tempera, è quello che deve assumere la maggiore importanza nella prevenzione della clorosi da calcare. Nel caso in cui però si dovessero manifestare sintomi di carenza è necessario intervenire in primo luogo arieggiando il terreno con scarificatori ed eseguendo alcuni trattamenti fogliari che, tuttavia, danno risultati variabili.

Fertilizzazione fogliare

La concimazione fogliare della vite rappresenta un metodo rapido ed efficiente per fornire gli elementi necessari per correggere alcune carenze minerali e per superare periodi di stress intenso che limitano l’assorbimento radicale, come durante periodi di siccità, eventi che si verificano con notevole frequenza in molte aree viticole italiane. Anche carenze minerali diffusamente segnalate, come quelle di potassio, magnesio, manganese e zinco, che hanno effetto sulle caratteristiche compositive della bacca e influenzano i processi fermentativi, sono correggibili con le concimazioni fogliari effettuate in prossimità dell’invaiatura. L’aumentato interesse verso l’impiego di concimi fogliari attribuisce un ruolo importante alla diagnostica fogliare. Questa diviene lo strumento fondamentale nella programmazione delle fertilizzazioni mirate a ottenere produzioni di qualità. Tuttavia, per una corretta interpretazione delle analisi, è necessario stabilire standard di riferimento che tengano conto del tipo di suolo, dell’ambiente e del genotipo (vitigno e portinnesto) in esame. Molta attenzione, inoltre, occorre nell’individuazione del giusto formulato (in merito a composizione, funzionalità e miscibilità) e del corretto momento di applicazione. Per esempio, trattamenti effettuati con concime potassico possono influire positivamente sui principali caratteri dell’uva prodotta, quali un migliore contenuto in zuccheri, polifenoli e antociani, dando un vino complessivamente migliore in struttura, gradevolezza e colore.


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